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Mercoledì 27 ottobre 2021



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San Bartolomeo Apostolo

(Scheda 133/153, composta da 2 sottoschede - Anno 2021)

STORIE 24 agosto - San Bartolomeo Apostolo

SAN BARTOLOMEO APOSTOLO
L'uomo in cui non c'è falsità

A prima vista l'Apostolo Bartolomeo che la Chiesa ricorda oggi, 24 agosto, sembrerebbe una figura secondaria rispetto ad altre personalità più frequentemente nominate nei Vangeli. Eppure, bastano i brevi cenni su di lui nel Vangelo di Giovanni, per delineare il personaggio.

NEI VANGELI. I Vangeli sinottici lo chiamano Bartolomeo, che però in realtà è un patronimico: in Aramaico infatti il suo nome suona Bar-Talmay, che significa: figlio di Talmai. Il nome personale secondo molti studiosi sarebbe quello con il quale lo indica Giovanni: Natanaele (=dono di Dio). Non conosciamo la sua data di nascita; tutto quello che sappiamo ci viene dai testi evangelici e in particolare dal Vangelo di Giovanni che racconta nei dettagli la sua chiamata. Bartolomeo proviene da Cana, che dista appena 8 km da Nazareth; tra le città di Cana e di Nazareth c'è una certa rivalità, cosicché lui si mostra scettico quando l'amico Filippo gli parla di Gesù.

Ecco la narrazione di quel primo incontro: «Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazareth". Natanaèle esclamò: "Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?". Filippo gli rispose: "Vieni e vedi". Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: "Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità". Natanaèle gli domandò: "Come mi conosci?". Gli rispose Gesù: "Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico". Gli replicò Natanaèle: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!"». (Gv 1, 45-49)

Alle parole di Gesù tutta quella diffidenza si stempera e lascia il posto ad un'adesione totale: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio!»

Lo ritroviamo poi nell'epilogo del cap. 21 di Giovanni, dove si racconta l'apparizione di Gesù risorto sulla sponda del lago di Tiberiade; dopo la Pentecoste è citato negli Atti insieme con gli Apostoli riuniti in preghiera. Quello che gli è accaduto dopo non è storicamente accertato.

Secondo gli storici ecclesiastici dei primi secoli si recò in Mesopotamia fino ad arrivare in India, dove operò miracoli e guarigioni miracolose. Poi fu in Armenia, dove avrebbe evangelizzato anche il re e sua moglie, suscitando l'ira dei sacerdoti locali, che riuscirono a farlo condannare a morte.

Agli storici medioevali risale invece la tradizione del suo atroce martirio, che si sarebbe compiuto forse in Siria intorno all'anno 68: sarebbe stato scuoiato vivo e poi decapitato.

IL CULTO. La singolarità del supplizio attirò la devozione popolare per cui divenne un santo molto venerato nel Medio Evo. Le sue reliquie, approdate nel 264 a Lipari, subirono numerose vicissitudini e spostamenti fino a quando furono portate a Benevento, nella Basilica a lui intitolata. Altri resti del Santo si trovano in diverse parti d'Europa. L'iconografia lo raffigura con i due segni caratteristici del coltello e del libro e spesso tiene la propria pelle sul braccio, portata come un mantello, che allude al martirio.


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Aggiornamento: giovedì 21 ottobre 2021
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