TUTTOSCIENZE 31 dicembre 97


SCIENZE DELLA VITA. SUPERMARKET Gli acquisti drogati dalla musica
Autore: GIACOBINI EZIO

ARGOMENTI: PSICOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

PARTICOLARI motivi musicali evocano i nostri ricordi, ci fanno sognare associando sensazioni del presente a esperienze del passato. Possono perfino spostare il nostro umore verso l'allegria o la malinconia. Secondo uno studio compiuto da un gruppo di psicologi inglesi e pubblicato sulla rivista Nature il potere della musica è tale da influenzarci anche nella scelta di determinati prodotti. Entrando in un grande emporio o in un supermercato siamo avvolti da una musica di fondo che ci dice "rilassati, godi di questa visita e compra da noi". Fino a che punto può il fascino del messaggio musicale non solo sottolineare il piacere dell'acquisto ma anche aumentare le vendite e indirizzarle verso certi prodotti? E addirittura è possibile guidare il cliente verso un dato prodotto facendogli scartare quelli simili? E se nel caso della vendita di prodotti alimentari italiani o francesi in un supermercato londinese si potesse pilotare l'interesse dei clienti verso i primi utilizzando il canto di Pavarotti? Stimolati dal valore commerciale della musica in Inghilterra (54 milioni di sterline in un anno in diritti d'autore per musica non trasmessa alla radio) si è pensato di misurare il potere della musica trasmessa nei negozi nell'influenzare le scelte dei clienti. Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Leicester in Gran Bretagna ha voluto mettere alla prova l'ipotesi che l'ascolto di musica francese stereotipica potesse stimolare la nostra fantasia ed indirizzarci verso l'acquisto di vini francesi. Vennero selezionati a questo scopo 4 vini francesi e 4 vini tedeschi equivalenti per prezzo e qualità. Le bottiglie erano disposte separatemente per nazionalità su quattro scansie diverse ognuna distinta dalla bandiera del rispettivo Paese di produzione. A metà dell'esperimento di durata di due settimane veniva variata la posizione delle bottiglie nelle scansie. A giorni alterni si suonavano pezzi caratteristici dei due Paesi. Per la Francia si trattava di brani di musica popolare per fisarmonica e per la Germania di pezzi tipici da birreria. Gli acquirenti erano pregati di riempire un formulario esponendo il motivo della scelta tra i due tipi di vini. I risultati dello studio dimostrano che eseguendo musica francese venivano ad aumentarsi notevolmente le vendite del vino francese rispetto a quello tedesco (80 per cento), mentre quando si suonavano motivi tedeschi il 74 per cento della vendita era di vino tedesco benché il pubblico indicasse una preferenza generale per il vino francese rispetto a quello tedesco. Nonostante la chiarezza dei risultati solo una minoranza di acquirenti era disposta ad ammettere che la scelta era stata influenzata dal tipo di musica. Molti ammettevano di aver pensato subito al Paese e di aver associato provenienza del vino e tipo di musica ma quasi nessuno confessava di esser stato guidato dai motivi musicali nella scelta del vino. Ciò rivela una sottile influenza da parte della musica a livello sub- coscio. In ricerche future si potrebbe indagare sull'effetto della musica rispetto al silenzio o controllare se la musica possa influenzare di più i clienti meno decisi nella scelta di un prodotto. I risultati di questo studio non passeranno certamente inosservati ai commercianti. Dobbiamo prepararci al giorno in cui ci precipiteremo verso bottiglie di vino californiano (scartando il dolcetto italiano) attirati dalla voce di Frank Sinatra o verso la birra inglese guidati dal canto delle Spice Girls. Ezio Giacobini


SCAFFALE Bohm David: "Causalità e caso nella fisica moderna",Cuen
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: FISICA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

Allievo di Oppenheimer, David Bohm (1917-1992) ha lavorato al Lawrence Laboratory, alla Princeton University e poi in istituti universitari del Brasile, di Israele e della Gran Bretagna. In questo saggio, che risale al 1957 ma è tuttora attualissimo, Bohm affronta il problema scientifico e filosofico della revisione dei concetti di causalità e di casualità alla luce della rivoluzione concettuale segnata dalla meccanica quantistica. Nella stessa collana segnaliamo di Vittorio Silvestrini "Controverso: globalizzazione, qualità della vita, lavoro".


SCIENZE DELLA VITA. FESTE E PSICOSI CICLICHE La depressione di Capodanno Alterazioni dei ritmi endogeni e cronoterapia
Autore: DI AICHELBURG ULRICO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, PSICOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

VI sono malattie "cicliche", ossia tendenti a ripetersi con ritmo periodico. La psicosi maniaco-depressiva è un classico esempio di ciclicità nella patologia psichiatrica, con i suoi accessi separati da pause di normalità. Altro esempio sono le forme depressive stagionali, che compaiono ogni anno, in genere fra ottobre e dicembre, spesso nelle feste di fine anno (Natale-Capodanno), e scompaiono in primavera, in persone che per mantenere l'umore abituale hanno bisogno d'una certa esposizione alla luce, esposizione che si riduce nell'autunno e nell'inverno. Oppure la dipsomania o alcolismo periodico, un improvviso "furore di bere" che fa perdere ogni controllo e poi si placa per ricomparire altre volte. E ancora variazioni cicliche alimentari quali l'anoressia, la bulimia, l'iperfagia verso i cibi zuccherini nel periodo premestruale e nella depressione stagionale, il binge eating ossia l'assunzione ciclica di una grande quantità di cibo per breve tempo, differente dalla bulimia per l'insorgenza impulsiva e incontrollata, in genere per effetto d'uno stress emotivo. Non c'è da stupirsi di fronte a questa ciclicità, a questa ripetizione con intervalli più o meno costanti: quasi tutte le funzioni vitali sono ritmate a cicli, dall'alternanza veglia-sonno alle variazioni della temperatura corporea durante le 24 ore, al ciclo mestruale, alle variazioni dell'umore, a quelle della scelta dei cibi, a talune secrezioni ormoniche, all'attività cerebrale (lo dimostra l'elettroencefalogramma). L'organismo funziona con i suoi ritmi, geneticamente determinati e biologicamente programmati, regolati da un "orologio" i cui centri sono nell'ipofisi e nei nuclei cerebrali ipotalamici come dimostra la sperimentazione sugli animali. Ma la ciclicità, pur essendo endogena, è un fenomeno tutt'altro che semplice. Numerosi fattori esterni influenzano i ritmi endogeni, basti pensare all'alternanza giorno-notte, a quella delle stagioni (un esempio: nella psicosi maniaco-depressiva si hanno sovente accessi depressivi in autunno, accessi maniaci alla fine dell'inverno), ai cambiamenti giornalieri delle attività sociali, agli orari del lavoro e dei pasti, ai rumori ambientali. Tutti questi segnali ritmati obbligano l'organismo a risincronizzarsi di continuo e adattarsi alle variazioni esterne. La nozione di sincronizzazione interna e di sincronizzazione esterna è essenziale per comprendere le patologie cicliche. I ritmi biologici hanno periodi diversi: i più brevi vanno dai 30 minuti alle 21 ore, poi vi sono quelli di 24 ore (ritmi circadiani, dal latino circa diem), quelli di oltre 27 ore, quelli di giorni. A proposito dalle 24 ore va osservato che il nostro orologio interno batte su un ritmo più lungo, 27 ore, dunque non è regolato sulla rotazione della Terra, e ogni giorno viene rimesso a punto dai sincronizzatori esterni, la luce e i ritmi sociali. Se uno spostamento ci fa cambiare il fuso orario, entro qualche giorno i nostri ritmi biologici si riadattano. Tutto questo lo sappiamo grazie alla cronobiologia, il ramo della biologia che studia le interazioni complesse dei ritmi biologici e l'influenza dei ritmi sulla patologia, oggetto di intense ricerche negli ultimi anni. Naturalmente per le singole patologie cicliche vi sono specifiche terapie, ossia farmaci antipsicotici, farmaci antidepressivi, psicoterapia, regole igienico-dietetiche. Ma la cronobiologia ha dato origine anche a modalità curative particolari, e anzitutto alla cronofarmacologia per migliorare l'utilizzazione dei medicamenti in base ai ritmi biologici. Un medicamento ha effetti diversi secondo il momento in cui è somministrato, occorre dunque ottimizzare la risposta terapeutica e ridurre gli effetti indesiderabili. L'assorbimento, il metabolismo, l'eliminazione dei farmaci variano secondo l'ora della presa, come varia la sensibilità del ricevente. Si è visto per esempio che certi farmaci sono assorbiti tre volte più rapidamente alle 7 del mattino che alle 10 di sera, e che l'eliminazione renale è massima alla fine della notte e all'inizio del mattino. Vi sono poi provvedimenti curativi originali, raccolti sotto il termine di cronoterapia, aventi lo scopo di ottenere una risincronizzazione quando siano perturbati i ritmi biologici. Si può agire sugli orari del sonno, per esempio privazione ripetuta e parziale del sonno nella prima o nella seconda parte della notte. Altra tecnica, vedi le depressioni stagionali, è la fototerapia: esposizione a luce bianca senza ultravioletti e infrarossi, di circa 3-5 mila lux di illuminamento, corrispondente all'intensità luminosa naturale d'un mattino di primavera, per una o due ore al giorno. I risultati sono incoraggianti: il 60-80 per 100 dei pazienti ne traggono un effetto antidepressivo già fra il 3o e il 7o giorno di trattamento, ma è opportuno continuare per una stagione, periodo comunque più breve dei 6-9 mesi di solito necessari per una terapia farmacologica della depressione. La cronobiologia sarà in avvenire una via preziosa per le ricerche cliniche e terapeutiche. Frattanto è bene ricordare che la prima terapia è il rispetto dei ritmi spontanei individuali. Per fare un esempio l'ora del risveglio dovrebbe essere regolare e spontanea perché è un pi vot organizzatore; un'ora di risveglio provocato incide sull'attività cerebrale in relazione ad altri ritmi, producendo una serie di disorganizzazioni. Ulrico di Aichelburg


SCIENZE DELLA VITA. STRATEGIE DEI PESCI PICCOLI La salvezza è nel branco E tanti sistemi per comunicare
Autore: LATTES COIFMANN ISABELLA

ARGOMENTI: ETOLOGIA, ZOOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

SI è parlato recentemente su queste pagine dell'esperienza di un biologo che, durante un'immersione, capita in mezzo a una miriade di acciughe. Un'esperienza affascinante, perché mette l'uomo a contatto diretto con quella che si può definire una delle più efficienti strategie difensive della natura. Al fenomeno del "banco di pesci" ha dedicato anni di ricerche una biologa americana, Evelyn Shaw della Stanford University. Cos'è il banco? E' la forma più semplice di raggruppamento sociale. Non è una vera e propria società, come potrebbe essere quella delle api o dei babbuini, in cui c'è un ordine gerarchico e una suddivisione del lavoro. Non esiste un leader, un capofila che guida lo sciame, ma i pesci che nuotano in prima linea si scambiano frequentemente il posto con quelli che si trovano in posizioni arretrate. E' come se i componenti del banco rispondessero a una misteriosa parola d'ordine: "Attenzione! Mantenere le distanze. Nuotare paralleli ai compagni di destra e di sinistra. Pronti a virare se gli altri virano. Sempre compatti e all'unisono in tutti i movimenti". E' la strategia vincente per sopravvivere in un mondo, come quello acquatico, popolato da predoni affamati. La adottano i pesci piccoli, come quei graziosi pesciolini giallo-rossi lunghi una decina di centimetri che rispondono al nome di Anthias squamipinnis, ma la adottano anche pesci più grossi come le acciughe, le aringhe, i merluzzi, i tonni e tanti altri. Sono banchi costituiti da esemplari di dimensioni pressoché identiche e quindi presumibilmente della stessa età, che possono contare anche milioni di individui e ricoprono allora superfici immense. Si è accertato che l'attrazione reciproca si basa su stimoli visivi. E' l'immagine del conspecifico che determina la reazione dell'individuo e lo fa adeguare immediatamente alla posizione degli altri. Una così perfetta sincronia di movimenti si evolve durante lo sviluppo. Negli esperimenti fatti in laboratorio dalla ricercatrice americana sui piccoli pesci argentei del genere Menidia, è apparso evidente che le larve di questi pesciolini, che alla nascita misurano quattro millimetri e mezzo, incominciano a formare banchi riunendosi in gruppo soltanto quando raggiungono gli undici o dodici millimetri di lunghezza. Man mano che crescono, l'istinto gregario si fa sempre più accentuato e i banchi diventano più compatti. Indubbiamente il gruppo ha un effetto deterrente sul predatore, un banco di pesci piccoli che procede compatto simula un pesce grosso e la sua vista generalmente scoraggia il predatore. Ma anche nel caso che non raggiunga lo scopo di intimorirlo, riesce tuttavia a ridurre le perdite al minimo. Perché tutto quel turbinio di pesci che si muovono all'unisono intorno a lui, quel balenio di riflessi argentei finiscono per confondonderlo. Non riesce a mangiarne che una minima parte, mentre ne mangerebbe assai di più se nuotassero isolati. L'aggregarsi in molti può facilitare in certi casi anche la ricerca del cibo. Prendiamo lo Zebrasoma veliferum, un pesce chirurgo che vive nel Mar Rosso. I pesci chirurgo si chiamano così perché hanno alla base della coda una spina a forma di bisturi, taglientissima. Di solito questa spina se ne sta ripiegata come un coltello a serramanico, ma scatta all'infuori quando il pesce si difende da un attacco e allora può infiggere ferite assai profonde. Lo Zebrasoma che, come tutti i suoi simili, è vegetariano, ha trovato la maniera di nutrirsi lautamente senza alcuna fatica. Approfitta del fatto che un altro pesce chirurgo del suo stesso habitat, l'Acanthurus sohal, s'impossessa di un territorio e lo considera proprio orto privato. Se si avventurasse da solo nell'orto di alghe del legittimo proprietario, lo Zebrasoma non avrebbe nessuna probabilità di successo. Verrebbe sicuramente scacciato. Allora cosa fa? Si aggrega con parecchi suoi simili coi quali forma un nutrito branco. E quando il "commando" irrompe nella proprietà dell'Acanthurus, questo viene letteralmente sopraffatto dalla superiorità numerica dell'invasore e assiste impotente alla devastazione del suo orto. Per tutt'altro scopo si coalizzano le inoffensive e graziose donzelle (Coris julis). Non hanno nessuna intenzione di commettere un'azione teppistica come quella degli Zebrasoma. Vogliono semplicemente unire le proprie forze per scacciare un visitatore importuno. Lo fanno per esempio per mettere in fuga un grosso polpo che tenta d'insediarsi nella loro tana, oppure per cacciar via un barracuda che vorrebbe stabilirsi nel loro territorio. Queste coalizioni di creature inermi per combattere un nemico assai più forte di loro prende nome di "mobbing". E' un termine inglese che si può tradurre: " raggrupparsi in bande". Una strategia abbastanza diffusa nel mondo animale. Ma lo stare uniti in gruppo non serve solo a sentirsi protetti, a procurarsi più facilmente il cibo, a scoraggiare i nemici o magari ad assalirli in un attacco collettivo. Serve anche ad un altro scopo: facilita l'incontro con il partner dell'altro sesso nella stagione degli amori. Non c'è più bisogno di andarsi a cercare reciprocamente nei grandi spazi marini. Nel gruppo, il partner si trova a portata di pinna e non si spreca tempo ed energia alla sua ricerca. La straordinaria coesione del banco di pesci presuppone che esista un sistema di comunicazione tra i suoi membri. Qualche volta si tratta di una vera e propria comunicazione vocale a base di fruscii, di strofinii, di crepitii, in barba al detto che i pesci sono muti. Un altro canale di comunicazione è quello chimico. Come gli insetti e i mammiferi, anche i pesci emettono messaggi odorosi, i cosiddetti feromoni, che trasmettono messaggi di vario tipo. E infine vi sono pesci che comunicano mediante l'elettricità. Come i mormiridi africani che producono debolissime scariche elettriche. Non appena si profila all'orizzonte la sagoma di un predatore, l'avvistatore passa parola (elettrica, naturalmente) ai compagni che nuotano in ordine sparso e in men che non si dica si aggregano tutti a simulare un pesce grosso che tiene il nemico a distanza. La salvezza, dunque, sta nel numero. Isabella Lattes Coifmann


SCIENZE DELLA VITA. IMPORTATI IN ITALIA DAGLI ARABI Le mille varietà di agrumi C'è anche il mini-arancio Pinocchio
Autore: ACCATI ELENA

ARGOMENTI: BOTANICA
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA

GOETHE e Montale hanno cantato nelle loro poesie aranci e limoni. Ma pochi sanno che l'arrivo in Sicilia del limone e dell'arancio amaro (Citrus bigardia) avvenne soltanto intorno all'anno mille, attraverso gli arabi. Quell'importazione segna l'inizio di una diffusione costante degli agrumi, così chiamati da agro, per alludere al loro sapore, permettendo inoltre di valutare il ruolo guida avuto dalla cultura araba nelle tecniche colturali e soprattutto nei metodi di irrigazione. Sulle riviere del nostro mare e sui laghi del settentrione le piante incontrano un clima più favorevole per la loro coltivazione e propagazione. Una volta introdotti connotano il paesaggio distinguendosi da specie come il mirto e l'ulivo: l'agrumeto fa sì che il paesaggio diventi un giardino. Sono piante che grazie alla bellezza del fogliame persistente e lucido, al profumo dei fiori, le zagare, al portamento della chioma, hanno un aspetto raffinato, impreziosito dal colore dei frutti (esperidi come sono definiti riallacciandosi al mito greco che vedeva in essi le "mele d'oro" del giardino delle Esperidi, le leggendarie figlie del Dio Atlante). Sono quindi specie vegetali che uniscono gli aspetti dell'utile - la ricchezza in vitamina C - e del diletto per il loro aspetto festoso di abbondanza e prosperità, tanto che queste rutacee (appartengono alla stessa famiglia di cui fa parte il caffè) sono l'oggetto del desiderio di ogni persona amante del verde. Gli agrumi inoltre hanno favorito lo sviluppo delle cedraie o aranciere o limonaie progettate da insigni architetti. Ambienti adibiti al loro ricovero invernale poiché nelle zone a clima non mite non si rinunciava alla loro presenza. In queste località venivano coltivati in vaso grazie al loro apparato superficiale e alla possibilità di venire innestati su portainnesti aventi taglia ridotta, e successivamente ritirati per evitare i danni dovuti alle gelate. Esempi illustri di simili edifici si hanno a Venaria Reale, ad Agliè, a Stupinigi e in altre celebri residenze Sabaude, come nei giardini dei Medici, in Toscana e nelle ville venete, da Schio a Valsanzibio sui Colli Euganei, a Trissino nel Vicentino dove esisteva il "passaggio della cedrara". Tranne il Poncirus, un agrume a foglia caduca impiegato per fare siepi impenetrabili grazie alle sue spine trifide e alla Fortunella japonica, il kumquat i cui frutti gustosi e digestivi si consumano con la buccia, tutti gli altri agrumi appartengono al genere Citrus. Molto noti il pompelmo Citrus paradisi, il mandarino Citrus deliciosa e C. reticulata caratterizzato secondo alcuni per avere un effetto sedativo, la limetta, il Citrus limetta, il cui olio essenziale è largamente usato in cosmesi e profumeria, l'arancio dolce, Citrus sinensis, chiamato in Piemonte portugal non diversamente dal catalano portogalle o dal napoletano purtualle perché si diceva che i primi alberi d'arancio sarebbero stati introdotti dagli arabi in Portogallo. Assai meno coltivati sono il bergamotto, Citrus aurantium bergamia, i cui frutti non commestibili hanno proprietà cicatrizzanti e antisettiche, il chinotto, il Citrus aurantium myrtifolia i cui frutti si usano per preparare canditi, bibite, liquori e cosmetici, il limone, Citrus limon è pianta da cui sono stati ottenuti molti ibridi come il Lipo derivato dall'incrocio con il pompelmo, Lice dall'incrocio con il cedro, Mini-arancio Pinocchio risultato dall'incrocio tra limone e mandarino con i piccoli frutti dal sapore di vaniglia che non cadono a maturazione, ma possono restare sulla pianta ancora per un anno. Molto appetito da alcuni è il cedro, il Citrus medica, con buccia spessa pari al 60-70% del frutto utilizzata per fare marmellate e canditi di cui esiste una varietà botanica, la sarcodactylis, con frutti quasi privi di polpa, ma ricchi di oli essenziali. Tra i numerosi temi oggetto di ricerca nell'ambito dell'agrumicoltura spiccano sicuramente la nutrizione attraverso le foglie grazie alla rapida assimilazione da parte degli agrumi della maggior parte degli elementi nutritivi e a causa delle difficoltà di assorbimento di alcuni elementi quando somministrati in taluni tipi di terreno, come quelli ad elevato contenuto di carbonato di calcio e per la mancanza di formulati capaci di essere assorbiti attraverso il terreno come i composti a base di zinco e di manganese. Assai studiato è pure l'impiego di funghi ad azione micorrizica come il Glomus in grado di fornire un aumento della biomassa, dell'altezza delle piante, e dell'area fogliare. Importanti sono pure tutte quelle tecniche che permettono di risparmiare l'apporto di acqua al terreno, aspetto assenziale dato che gli agrumi si coltivano in aree la cui piovosità è notoriamente molto scarsa. Infine non vanno dimenticati i programmi di lotta integrata che rappresenta l'applicazione del "Piano nazionale di lotta fitopatologica" in cui si cercano modelli innovativi di difesa delle colture in grado di determinare un minore impatto nei confronti dell'ambiente e dell'uomo. Elena Accati Università di Torino


SCIENZE DELLA VITA. DIECI NUOVI SITI PROTETTI La bell'Italia dell'Unesco Da Pompei alle Cinque Terre al Piemonte
Autore: GIULIANO WALTER

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ARCHEOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: UNESCO
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA

L'UNESCO, agenzia culturale dell'Onu che ha ormai compiuto 25 anni di vita, ha aggiunto di recente alla lista di siti "patrimonio dell'umanità", 27 nuove località: dal monastero armeno di Haghpat al centro storico di Salisburgo, dal francese Canal du Midi ai santuari della Bauhaus tedesca di Weimar e Dessau, dal memoriale della pace di Hiroshima alla città messicana preispanica di Uxmal, dal centro storico di Oporto ai vulcani della Kamchatka, dalla regione lappone finlandese alla riserva faunistica di Okapi in Zaire. In Italia ai sedici beni già riconosciuti sono stati aggiunti, un mese fa, altri dieci siti: le aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, il Palazzo Reale di Caserta, la Costiera Amalfitana, a Modena la Cattedrale, la Torre Civica e piazza Grande; Porto Venere e le Cinque Terre, i Nuraghi di Barumini in Sardegna, l'area archeologica di Agrigento e la villa Romana di Piazza Armerina, l'Orto Botanico di Padova e tutte le residenze sabaude piemontesi: a Torino il Palazzo Reale, l'Archivio di Stato, Palazzo Madama, Palazzo Carignano, il Castello del Valentino, la Villa della Regina. E inoltre i castelli di Rivoli, Moncalieri, Venaria, La Mandria, Agliè, Racconigi, Govone e la Palazzina di Stupinigi. Il primo luogo ad essere ammesso, nel 1979, fu l'area archeologica delle incisioni rupestri della Valcamonica. L'anno seguente fu la volta della chiesa e del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie con "L'Ultima Cena" di Leonardo da Vinci. Nel 1982 nel patrimonio mondiale entrò il centro storico di Firenze, seguito cinque anni più tardi da Venezia e dalla sua laguna e dalla piazza del Duomo di Pisa. Poi fu la volta del centro storico di San Giminiano (1990) dei Sassi di Matera (1993), di Vicenza, con i tesori del Palladio (1994). Nel 1995 entrarono i centri storici di Siena, Napoli, Ferrara e il complesso industriale di Crespi d'Adda. La penultima aggiunta ha iscritto nella lista Castel del Monte e i trulli di Alberobello nelle Puglie, i monumenti paleocristiani e i mosaici di Ravenna, il centro storico e la città di Pienza. Nell'insieme si tratta delle maggiori città d'arte italiane, ricche di storia e di patrimoni monumentali, architettonici, artistici. Vediamo i meno conosciuti. Cominciamo da Crespi d'Adda, il sito più rappresentativo, interessante e meglio conservato della rivoluzione industriale. Un bene culturale e ambientale costituito da una straordinaria sintesi tra insediamento industriale e paesaggio. Di grande valore storico e figurativo, testimonia come lo sviluppo del paese, a partire dal 1877, si è ben saputo adattare alla morfologia del terreno. Vi sono progressivamente sorti gli opifici destinati alla filatura e ritorcitura, le case operaie di tipo condominiale, l'albergo, la scuderia, la mensa, la scuola-teatro, le case bifamigliari, il castello, la chiesa, il cimitero, il villaggio operaio, la tintoria, l'ambulatorio. Un processo che ha portato alla realizzazione di un vero e proprio villaggio operaio-giardino il cui tracciato curvilineo testimonia il perfetto disegno di assecondare la natura del terreno. I villini di gusto tra Liberty e l'Art Deco sorti nel 1925, aggiungono un tocco di raffinata eleganza testimoni di un'epoca. Crespi è una frazione del comune di Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo a diciotto chilometri dal capoluogo. Cristoforo Benigno Crespi acquisto lì un terreno boschivo di circa 85 ettari a Nord-Ovest dell'Adda tra Capriate e Canonica, in una zona ricca delle acque dell'Adda e del Brembo. Nel giro di una quindicina d'anni Crespi vi realizza un complesso industriale in sintonia con le concezioni imprenditoriali seguite da Alessandro Rossi nel territorio di Schio, rafforzate dallo spirito filantropico che lo contraddistingue e che è maturato a seguito delle impressioni tratte dalla visita a Manchester dove le condizioni abitative degli operai sono disastrose. Ne è risultato un microcosmo in cui sono racchiuse forme e linguaggi tipici dell'architettura paleoindustriale in cui si mescolano il neogotico, il neorinascimento, il romanticismo neoromanico e il modernismo, il decorativismo Art Deco. Sul paesaggio dominano tre alte ciminiere, circondate dal villaggio che include gli impianti sportivi, mentre tre cascine testimoniano simbolicamente la transizione tra la cultura contadina e quella industriale. La sensazione d'insieme è di un fascino particolare, contrappuntata da questa simbiosi tra il villaggio artificiale e la presenza naturale segnata dal paesaggio boschivo originario. Sembra che il tempo si sia fermato alle origini della trasformazione industriale della nostra Penisola e Crespi d'Adda rappresenta un museo vivente di grande interesse, che si prepara a ospitare un centro di documentazione e una fondazione di studi sull'archeologia industriale. Un cenno lo merita anche Castel del Monte, possente maniero delle Murge, in Puglia, eretto nel 1240 da Federico II di Svevia. Dai suggestivi riflessi dorati è, a differenza degli altri circa 200 fatti erigere dal sovrano, a pianta ottagonale con otto torri d'angolo alte più di 20 metri, anch'esse ottagonali. Di rilievo il sistema idraulico che sfruttando le piogge portava l'acqua in ogni stanza. Walter Giuliano


SCIENZE DELLA VITA. RICERCHE IN CALIFORNIA Una medicina per il buonumore Preparati sintetici battezzati Vomeroferine
Autore: FOCHI GIANNI

ARGOMENTI: CHIMICA, MEDICINA E FISIOLOGIA, FARMACEUTICA
NOMI: BERLINER DAVID, WYSOCKI CHARLES
ORGANIZZAZIONI: AKZO NOBEL
LUOGHI: ITALIA

UNA trentina d'anni fa David Berliner, giovane chimico universitario dell'Utah, dimenticò aperto un flacone d'estratto di pelle umana. Nel giro di qualche minuto i suoi colleghi di laboratorio, di solito introversi e seriosi, divennero una combriccola briosa e affabile. Poi per vent'anni Berliner dovette occuparsi d'altro, ma continuò a rimuginare su quel fatto, finché ebbe la possibilità di tornare agli estratti di pelle, isolando vari composti e sintetizzandone di analoghi, di cui si mise a studiare gli effetti su volontari. Chiamò vomeroferine i suoi preparati sintetici, per una loro presunta azione sul minuscolo organo vomeronasale (detto anche di Jacobson), che si trova nella mucosa del naso in vicinanza del setto. Secondo il loro creatore, queste sostanze erano capaci di trasmettere un senso di sicurezza e di rendere romantici e socievoli. Per sfruttarne le mirabolanti proprietà, Berliner ha di recente dato vita in California a una piccola azienda, la Pherin, col progetto di lanciare le vomeroferine come medicinali entro cinque anni. Agendo sull'organo vomeronasale, asserisce Berliner, queste sostanze prive d'odore stimolano l'ipotalamo e quindi il sistema ormonale; secondo la particolare vomeroferina impiegata, si provocano subito le reazioni più varie, con sollievo nei casi d'ansia, disturbi sessuali, alterazioni dell'appetito; si possono anche progettare contraccettivi di tipo nuovo. Se tutto ciò fosse vero, sarebbe la vittoria di chi crede nell'esistenza dei feromoni anche per la nostra specie. Questo termine, coniato premettendo il latino fero (io porto) alle ultime due sillabe della parola ormone, indica una vastissima classe di sostanze che, trasmesse in piccolissime dosi a distanza anche molto grande, provocano cambiamenti fisiologici e di comportamento in altri individui. Sono stati molto studiati i feromoni sessuali di certi insetti parassiti: in Italia le ricerche industriali hanno avuto un esponente di rilievo nel dottor Paolo Piccardi dell'Isagro di Novara. Invece che spargere antiparassitari sulle colture, si può per esempio limitare il numero degl'individui d'una specie dannosa attirando i maschi in trappole che usano come esca il feromone della femmina. Ma torniamo all'uomo. Una decina d'anni fa mi trovavo in una commissione di laurea in chimica, e la tesi verteva sul feromone d'una farfalla. L'introduzione sosteneva che lo studio dei feromoni ha un interesse per tutte le specie animali, uomo compreso. Obiettai: per esseri come noi, in cui la psicologia è così importante, l'attrazione fra un uomo e una donna può ridursi all'effetto d'un messaggero chimico che viaggia nell'aria e ci manda in calore come succede alle farfalle o ai cani? La questione è tuttora dibattuta. Berliner ha pubblicato alcuni suoi risultati, tra cui la registrazione di segnali elettrici emessi dall'organo vomeronasale sotto l'effetto delle vomeroferine. Al contrario, non si registrano risposte dell'organo stesso all'arrivo di sostanze odorose; il che, sempre secondo Berliner, dimostra come l'uomo possieda un sesto senso, del tutto indipendente dall'olfatto anche se basato su ricettori che si trovano all'interno del naso. In Gran Bretagna, Steve van Toller del gruppo di ricerche olfattive presso la Warwick University, spiega tuttavia che, mentre la maggior parte dei mammiferi ha un organo vomeronasale, l'uomo parrebbe non possederlo come vero e proprio organo sensorio. Fra i biologi che studiano lo sviluppo, i più sono dell'idea che ne esista un abbozzo solo nell'embrione. Quanto Berliner sostiene - incalza da Filadelfia Charles Wysocki dell'università della Pennsylvania - va contro le tendenze evolutive: fra le scimmie solo quelle più lontane dall'uomo hanno un organo vomeronasale funzionante. In queste e nelle altre specie che lo possiedono è presente inoltre una proteina caratteristica, che negli esseri umani non è stata trovata. Wysocki spinge il suo scetticismo ben oltre: sono secreti in dosi quanto mai scarse, e negli estratti ghiandolari si trovano misti a dozzine d'altre sostanze. Possono volerci decenni per separare tutti i componenti di quelle complicatissime miscele, e mi pare improbabile che un'azienda così piccola sia riuscita a imbattersi tanto presto nel composto giusto. Fatto sta che la piccola Pherin ha suscitato l'interesse d'un colosso multinazionale, l'Akzo Nobel: in luglio le due società hanno firmato un accordo per lo sfruttamento delle vomeroferine. I dirigenti dell'Akzo Nobel parlano di rischio calcolato. Un po' come tante persone superstiziose: dicono di non credere a certe cose, ma poi aggiungono: non si sa mai. Gianni Fochi Scuola Normale di Pisa


SCAFFALE Rebaglia Alberta: "Scienza e verità", Paravia
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: EPISTEMOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

Tutta la filosofia della scienza del Novecento in un solo volume antologico, con la guida di un'ampia introduzione (54 pagine) che traccia le linee principali della ricerca epistemologica. "Scienza e verità", di Alberta Rebaglia, propone l'essenziale degli scritti di filosofi come Wittgenstein, Lakatos, Carnap, Kuhn, Popper e Feyerabend, ma anche di scienziati approdati alla filosofia come Eddington e Gaston Bachelard. La proposta che sta sullo sfondo e che fa da cornice all'antologia è quella di una "verità come accordo tra teoria e fatti", dove teoria e fatti sono visti, nel loro inestricabile rapporto, come l'unica e insieme duplice faccia di un nastro di Moebius. Il volume si rivolge agli studenti delle medie superiori e dei primi anni di università. (p. bia.)


SCAFFALE Dyson Esther: "Release 2.0: come vivere nell'era digitale", Mondadori
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: INFORMATICA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

L'autrice è la figlia del celebre fisico teorico Freeman Dyson. Laureata in economia ad Harvard e proprietaria di un'azienda informatica, in questo volume tratta le mille possibilità di ricerca e di lavoro intellettuale che si aprono con Internet. C'è qualche analogia con il recente saggio di Bill Gates, ma qui l'intero discorso è centrato sulla Rete. L'evoluzione dell'on line, tuttavia, è così veloce che alcune parti del libro rischiano di apparire già ovvie, mentre altre, più lanciate verso le previsioni, sembrano già in parte smentite dalla realtà.


SCAFFALE Zanna Barbara e Barbieri Franco: "Meraviglie del Mediterraneo", Gribaudo
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: ECOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

Non è la stagione adatta per esploratore i fondali del Mediterraneo, ma è il momento giusto per prepararsi scientificamente alle immersioni della prossima estate. Una guida sicura, ottimamente illustrata con fotografie a colori e, quando è necessario, disegni è il volume di Barbara Zanna e Fabio Barbieri "Meraviglie del Mediterraneo". Dopo un'introduzione generale all'ambiente subacqueo e alcuni cenni di sistematica, il lettore troverà 283 accuratissime schede di specie vegetali e animali.


SCAFFALE Autori vari: "Meteorologia", De Agostini
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: METROLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

LA meteorologia è una scienza di grande importanza pratica: dipendono dal tempo l'agricoltura, il turismo, la navigazione marittima e aerea e numerose altre attività commerciali. Ma anche dal punto di vista teorico la meteorologia è molto interessante: l'evoluzione caotica del sistema atmosferico è una sfida per i ricercatori e per i più potenti computer oggi disponibili. Basti ricordare che attualmente le previsioni perdono la loro attendibilità oltre i 5-6 giorni e che occorrono dieci anni di lavoro scientifico e di progressi tecnologici per aumentare di un giorno la portata utile delle previsioni. Con tutto ciò, anche molti dilettanti si occupano di meteorologia registrando con regolarità pressione atmosferica, umidità, temperatura e altri dati. A tutti gli appassionati dello studio del clima si rivolge questo volume nato dalla collaborazione di quattro meteorologi angloamericani e adattato alle esigenze italiane da Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Subalpina e direttore della rivista "Nimbus".




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