TUTTOSCIENZE 1 novembre 95


CERVELLI A CONFRONTO Quei geni del genio Dov'è la differenza uomo-scimmia
Autore: CALISSANO PIETRO

ARGOMENTI: GENETICA, BIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Sezione di corteccia motoria e di corteccia sensitiva

CIO' che più distingue il nostro cervello da quello degli altri animali è la corteccia cerebrale, quel mantello spesso 3-4 millimetri nel quale sono stipate, in sei strati sovrapposti, alcune decine di miliardi di cellule nervose. La sua estensione è circa 4-5 volte maggiore di quella degli scimpanzè, i nostri più vicini antenati. Siccome è indubbiamente alla corteccia cerebrale che dobbiamo il nostro primato sul mondo animale (e gran parte delle nefandezze di cui siamo capaci rispetto agli altri abitanti del pianeta) l'analisi di come essa si forma e come funziona costituisce una delle più interessanti sfide scientifiche del terzo millennio. Tramite tre- quattro cicli di replicazione in più rispetto a quelli dei nostri vicini antenati, i neuroni che formano la nostra corteccia cerebrale ne espandono la superficie di quel tanto che è sufficiente per creare quelle strutture che più caratterizzano la specie umana. Tre-quattro cicli sono un nonnulla rispetto al numero di replicazioni cellulari che nel giro di 9 mesi a partire dal concepimento, permettono al cervello di raggiungere la ragguardevole cifra di circa 100 miliardi di neuroni. Il problema quantitativo circa l'espansione della corteccia cerebrale è dunque di facile soluzione, e già oggi vi sono manipolazioni genetiche che permettono di ottenere animali dotati di un numero esuberante di neuroni (si veda l'articolo su Tuttoscienze del 22 giugno '93). Anche la questione della organizzazione di questo aumentato numero di neuroni in strutture altamente specializzate potrebbe essere meno complessa di quanto si pensasse. Con ricerche condotte inizialmente su animali con cervelli di dimensioni ridotte e confermate analizzando animali dotati di cervelli sempre più complessi, fino ai primati, i genetisti hanno dimostrato che esiste una batteria di geni che, operando secondo un programma strettamente gerarchico, e scandito da precise sequenze temporali, presiede alle fasi più importanti della formazione del cervello. Fra questi geni ve ne sono taluni denominati con sigle che sarebbero più appropriate per qualche prototipo di automobile che per un testo di biologia classica (Emx1; Emx2; Otx1; Otx2) e che modulano la formazione di intere parti dell'encefalo. Non è difficile prevedere che, nel giro di qualche decennio, si saranno identificati quei geni che non solo presiedono alla formazione della corteccia ma anche alla sua specializzazione funzionale nei primati, uomo incluso. Il problema che riguarda la formazione della nostra corteccia cerebrale appare quindi, alle soglie del terzo millennio, risolvibile. Il lettore può rimanere piuttosto indifferente a queste considerazioni poiché, fra sè e sè, penserà che la differenza fra il nostro cervello e quello dello scimpanzè è ben altra e non si può ricondurre a una decina di miliardi in più di cellule organizzate in un determinato modo invece che in un altro. Sorge allora il problema di come esso funziona. Naturalmente non è neppure pensabile affrontare in questa sede un argomento così complesso - forse il più complesso che l'uomo si appresti a risolvere da quando è un essere pensante - se non per proporre una semplice ma spesso dimenticata considerazione che potrebbe aiutare a porre questo quesito nella sua giusta dimensione. Due computer con una differenza pari a dieci volte nei microchip di cui sono dotati esibirebbero prestazioni indistinguibili se li utilizzassimo con programmi eguali. Supponiamo, però, di paragonarne le prestazioni avendo inserito in quello più dotato di microchip il massimo di conoscenze possibili, organizzate con il più sofisticato dei programmi. La differenza che ne risulterebbe sarebbe enorme. Anche il nostro cervello funziona grazie a un insieme di conoscenze che, con il procedere dello sviluppo, si organizzano in programmi. Si può trattare di un semplice programma di comportamento di fronte a un pericolo fisico così come di un programma molto più complesso di risposta a un quesito matematico. Questi programmi, interagendo fra loro, presiedono al nostro comportamento e ne modulano anche certe sottili variabili. Ma nella testa di ogni uomo si possono accumulare non solo le conoscenze apprese nel corso della propria vita ma anche il meglio di quelle acquisite da miliardi di predecessori. Per di più, queste conoscenze ci vengono trasmesse, quando è utile o necessario, già organizzate in programmi, facilitando ulteriormente le nostre fatiche di apprendisti a confronto con l'ostile mondo esterno. Nella testa dello scimpanzè, al contrario, vanno a depositarsi soltanto le esperienze/conoscenze che quel singolo animale ha sperimentato più quelle che sono trasmesse nell'ambito del gruppo nel quale esso vive. E' chiaro, quindi, che quando confrontiamo le nostre capacità con quelle di questo animale compiamo un'operazione scientificamente impropria ed evolutivamente sleale. Come ne uscirebbe, da questo confronto, un essere umano cresciuto in totale assenza di cultura e dotato soltanto delle esperienze che è riuscito ad accumulare nel corso della propria vita? Capita spesso di dimenticarci di questa ovvia considerazione e, di fronte alle conquiste della intera umanità nel corso dei millenni, di ritenere che esse potrebbero, o avrebbero potuto, originare dalla nostra mente di singoli individui. La conclusione è che anche nel caso del pensiero astratto e di tutte le nostre più raffinate facoltà intellettuali, si dovrebbe sempre mettere in conto che esse non scaturiscono dal nostro cervello come l'acqua sgorga da una sorgente sotterranea pronta per essere bevuta, ma sono il frutto di una lenta e spesso faticosa acquisizione da parte dei nostri miliardi di antenati. In sostanza, quei tre-quattro cicli di replicazioni cellulari in più, quella superficie 4-5 volte maggiore di neocorteccia, sono tutto quel poco di più che ci differenzia dagli scimpanzè. Quel tanto di più che ci distingue è emerso, con progressione geometrica, nel corso di migliaia di anni e non è il frutto del nostro singolo cervello. Anche l'analisi, quindi, del funzionamento del cervello umano può essere affrontata in modo più mirato se viene sfrondata di tanti luoghi comuni circa «l'unicità» delle nostre facoltà mentali, naturalmente tenendo sempre conto del ruolo che svolge la cultura acquisita dall'intera umanità nella formazione dei nostri circuiti cerebrali e focalizzando la ricerca esclusivamente sulle piccole differenze che ci hanno fornito gli strumenti per una affermazione della nostra specie su scala planetaria. Pietro Calissano II Università di Roma a Tor Vergata


UFO ALLA RAI Che affare l'autopsia dell'alieno!
Autore: LEONE MATTEO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA, RICERCA SCIENTIFICA, TELEVISIONE, PROGRAMMA
NOMI: SANTILLI RAY, O'HIGGINS PAUL, MILROY CHRISTOPHER, BAIMA BOLLONE PIERLUIGI, BALOSSINO NELLO
ORGANIZZAZIONI: RAIDUE, CFX PINEWOOD STUDIOS
LUOGHI: ITALIA
NOTE: «Misteri»

NON staremo qui a ripetere la storia del filmato della presunta autopsia di un alieno trasmessa per tre sere su Rai 2 nel programma «Misteri». Nè ci occuperemo della montagna di denaro versata dalla Rai al documentarista inglese Ray Santilli per i diritti sul filmato. Non parleremo neppure dell'operazione di marketing condotta da Santilli, delle cifre a molti zeri da lui incassate, o dei guadagni realizzati da quella schiera di soci, organizzatori di meeting internazionali e venditori di videocassette che, all'estero e in Italia, hanno promosso il filmato. Ci domandiamo, invece, se qualcuno pensi ancora che quell'essere sommariamente sezionato sia un vero alieno caduto nel 1947 nel New Mexico. I pareri dei patologi interpellati sono negativi. Non è convinto Paul O'Higgins dell'University College di Londra, che sottolinea la sorprendente rapidità con cui è stata condotta l'autopsia e le caratteristiche troppo umane dell'essere. Non è convinto Christopher Milroy del Dipartimento di Patologia Forense dell'Università di Sheffield, secondo il quale l'autopsia non sembra essere condotta da un patologo ma da un chirurgo. E non è convinto Pierluigi Baima Bollone, ordinario di medicina legale presso l'Università di Torino, che osserva: «Ciò che può inficiare l'accettabilità del filmato non è quello che fanno o come lo fanno i tecnici e i medici che sono dentro quelle tute protettive, ma è quello che non fanno. E cioè: non prelevano, almeno apparentemente, liquidi. Secondo: non eseguono prelievi istologici. Terzo: stupisce la mancanza di una concomitante registrazione fotografica. E poi, perché tutti i primi piani degli organi risultano fuori fuoco?». Non sono convinti neppure gli esperti in effetti speciali a cui è stato chiesto un parere. Quelli della ditta CFX Pinewood Studios pensano che si tratti di un pupazzo. I principali elementi sospetti sarebbero la posizione del corpo, la mancanza di riprese delle fasi dell'autopsia più difficili da realizzare, la differenza tra aspetto esterno e interno dell'essere, la rapida rimozione delle «membrane» sugli occhi. Dubbioso è anche Nello Balossino, del Dipartimento di informatica dell'Università di Torino, che ha potuto analizzare (per conto della Rai) solo una copia video del filmato, in quanto l'originale, malgrado le numerose promesse, non è stato messo a disposizione di analisti indipendenti, ad esempio i laboratori di Rochester della Kodak. E dubbiosi sono tutti quei ricercatori che da anni negli Stati Uniti stanno compiendo ricerche presso testimoni, biblioteche, archivi, a proposito dell'oggetto precipitato a Roswell nel 1947. Essi sottolineano come le descrizioni testimoniali siano del tutto inconsistenti con quanto si può vedere nel filmato. Tra l'altro, l'aeronautica americana ha, nel settembre 1994, sostenuto l'opinione che si trattò di palloni facenti parte di un progetto top secret (Mogul) per monitorare le attività atomiche sovietiche. Sarà comunque difficile provare qualcosa: nel luglio di quest'anno un'indagine parlamentare condotta dal General Accounting Office (l'equivalente americano della Corte dei Conti) ha scoperto che i documenti amministrativi della base di Roswell del periodo compreso tra il marzo 1945 e il dicembre 1949, e i messaggi in uscita dalla base tra l'ottobre 1946 e il dicembre 1949, per motivi non chiariti, sono stati distrutti. E infine, a ben vedere, non è così convinto neppure lo stesso Santilli, se dobbiamo credere a quanto scritto nel volantino di presentazione della sua videocassetta (da 93.000 lire!) di quello che doveva essere, ma che evidentemente non è, il «completo filmato originale»: «1) Sebbene si sia verificato che la pellicola è stata prodotta nel 1947 (il che non è vero, nda), non possiamo garantire che il contenuto sia stato filmato nel 1947. 2) Sebbene i rapporti medici suggeriscano che la creatura non è umana (non dimostrato, nda), questo è impossibile da verificare. 3) Sebbene siamo stati informati che il filmato riguarda l'incidente di Roswell, ciò è impossibile da verificare». Riassumendo, tutti coloro che in questa storia cercavano Spielberg, una prova cioè che E.T. è veramente tra di noi, hanno invece trovato Woody Allen e il suo «Prendi i soldi e scappa». Matteo Leone


MITI & MEDICINA Melatonina, elisir di lunga vita? Un ormone in mano ai venditori di illusioni
Autore: MAESTRONI GEORGES

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

SIETE anziani, soffrite di diabete, le vostre arterie sono indurite e per voi il sesso è ormai solo un bel ricordo? Oppure il colesterolo alto vi fa temere per la salute delle vostre coronarie? Niente paura, è arrivata la molecola-miracolo: si chiama melatonina. Basterà prenderne una capsula al giorno e, il tempo comincerà a correre all'indietro, ringiovanirete sotto i vostri stessi increduli occhi, riacquisterete il vigore sessuale di un mandrillo e, udite, udite, non dovrete più temere nè l'Aids, nè il cancro. Arriverete a salutare il mondo ben oltre i cent'anni, in perfetta forma! Non ci credete? Eppure negli Stati Uniti questa incredibile notizia è stata divulgata molto seriamente e, come spesso succede, viene ripresa acriticamente anche da numerosi periodici nostrani. Il risultato è un'informazione scorretta, frammentaria e confusa che non giova a nessuno e che può, anzi, rivelarsi pericolosa. Noi studiamo la melatonina da almeno 15 anni e siamo considerati tra i gruppi di ricerca leader nel campo. Non conosciamo i motivi dell'improvviso fervore divulgativo attorno a questa sostanza. Sappiamo, invece, che molti degli effetti promessi non sono stati verificati e riprodotti nell'uomo. La divulgazione scientifica non deve generare illusioni che diventano presto terreno di coltura per infami speculatori. Sentiamo quindi l'obbligo morale e professionale di ricollocare in un contesto scientifico le proprietà della melatonina, anche per salvaguardare la reputazione della ricerca seria. La melatonina è un ormone, di struttura molecolare semplice, che viene normalmente prodotto durante le ore notturne dalla ghiandola pineale al centro del cervello. Gli effetti della melatonina accertati scientificamente nell'uomo sono essenzialmente due: la sincronizzazione dei ritmi giornalieri veglia-sonno e la capacità di stimolare il sistema immunitario. Il primo effetto può venire usato terapeuticamente nei disturbi del sonno, mentre il secondo può trovare applicazione contro varie infezioni o come sostanza adiuvante nella terapia del cancro. La melatonina, sia chiaro, non cura il cancro ma può migliorare l'effetto di altre terapie antitumorali oltre che tamponarne gli effetti indesiderati. E' vero che una buona sincronizzazione dei ritmi endogeni dell'organismo e un buon funzionamento del sistema immunitario sono in genere associabili a uno stato di buona salute, ma da questo all'elisir di lunga vita ce ne corre. Non affannatevi quindi a cercare la melatonina, avreste più fortuna con gli amuleti classici. A parte il fatto che la vendita della melatonina come farmaco è illegale in tutto il mondo (non è vero che in Svizzera la si trova in farmacia) assumere senza criterio un ormone può essere pericoloso. Facciamo il caso delle numerose malattie autoimmunitarie o con componente autoimmune, quelle, per intenderci, causate da un difettoso sistema immunitario che aggredisce i tessuti e gli organi del proprio organismo. Qui sembra ovvio che per la sua capacità di stimolare le difese immunitarie la melatonina potrebbe essere di grave danno. Oppure, la melatonina potrebbe accelerare lo sviluppo di quei tipi di leucemia la cui malignità sia dovuta a una trasformazione dei globuli stimolati normalmente dall'ormone. In quanto alla potenza sessuale, è stato dimostrato che gli impotenti hanno livelli alti di melatonina e il consenso generale sul ruolo della melatonina nella riproduzione riguarda piuttosto un effetto inibitore e alquanto «ammosciante». Non ultimo è il problema della garanzia della purezza della sostanza. La melatonina è prodotta attraverso sintesi chimica e un processo di purificazione non perfetto può generare della melatonina tagliata con sostanze tossiche. Esemplare è stato il caso del triptofano, una sostanza (precursore molecolare della melatonina) messa in commercio come antidoto per l'insonnia. E' stato ritirato dopo alcune morti dovute a impurità contenute nel preparato. Il selvaggio commercio di melatonina, che attualmente viene venduta negli Stati Uniti come integratore alimentare, è perlomeno irresponsabile. L'uso della melatonina deve ancora essere oggetto di studi clinici controllati, non può e non deve essere generalizzato nè banalizzato. Prudenza, dunque. E' vero che a fine millennio miti e leggende si sprecano, ma quello dell'elisir di lunga vita dovrebbe essere ormai troppo frusto. Georges Maestroni Istituto di Patologia, Locarno


A TORINO LA MOSTRA ARSLAB Fare arte con i chip Un ponte che unisce le due culture
Autore: FASOLO ALDO

ARGOMENTI: ELETTRONICA, TECNOLOGIA, MOSTRE
NOMI: GILARDI PIERO
ORGANIZZAZIONI: ASSOCIAZIONE ARS TECHNICA
LUOGHI: ITALIA, TORINO (TO)
NOTE: «Arslab - i sensi del virtuale»

I sensi del virtuale», è insieme una mostra d'arte d'avanguardia, un happening, una riflessione militante e concreta sui rapporti fra arte e scienza, fra realtà naturale e vita artificiale, fra umanesimo e «nuovo senso» della tecnologia. Le installazioni interattive dell'Associazione Ars technica, che raccolgono 15 progetti di artisti internazionali, ci fanno fare un viaggio inconsueto fra piante virtuali prodotte dal nostro contatto con piante reali, giochi di riflessioni ottico-elettroniche, luoghi che «ricordano» e «sentono» il nostro passaggio, esplorazioni tattili di un'immagine visiva, e così via... Il piacere estetico, il coinvolgimento ludico sono grandi, ma poi cosa rimane dentro di noi? E quale può essere oggi il rapporto fra arte e scienza? Il primo tipo di interazione è ovvio: molti strumenti usati dagli artisti derivano dalla cultura scientifica e dalla tecnologia rivisitate. Ma la scienza può dare altri insegnamenti: primo fra tutti, il rigore del metodo e la sua preminenza rispetto a un processo di conoscenza basato sulla metafora. La metafora è infatti persuasiva, ma anche ingannevole. Le metafore del cervello elettronico o quella dell'intelligenza artificiale hanno prodotto nuovi campi del sapere, ma, alla lunga, hanno diffuso l'erronea convinzione di una comune natura fra cervello e macchina. Questo abuso ha generato «colli di bottiglia» nel modo di pensare a una macchina, a un'intelligenza, a un cervello, che con grande fatica sono stati superati. La lezione che deriva dall'esperienza scientifica suona dunque: «Sii padrone delle tue metafore!». La scienza moderna, abbandonati i certi approdi del positivismo per il mare procelloso delle teorie della complessità, ha molte cose da imparare a sua volta... Scienza e arte possono sviluppare insieme nuovi modelli del mondo reale, stabilendo nuove regole basate sull'interattività. Un sistema di studio basato su modelli permette di esplorare nuove realtà e sperimentare strategie alternative di pensiero. Le scienze cognitive e le neuroscienze stanno sviluppando interazioni forti con l'arte e gli aspetti «soggettivi» dell'esperienza. Le neuroscienze stanno approfondendo il significato delle immagini e le valenze della morfologia, la natura complessa della percezione e delle modalità sensoriali, le relazioni fra percezione, aspettative, valori e azione. Già oggi è possibile creare mondi artificiali a tre dimensioni per simulare le funzioni microscopiche dell'encefalo. Compiendo un viaggio fantastico nel cervello virtuale, James Brower, un neurobiologo che lavora al Caltech a Pasadena, California, sta costruendo modelli realistici della corteccia olfattiva. La sua conclusione, forse poco ortodossa, è che il sistema cambia con grande dinamicità. In un certo momento, un odore - il profumo Chanel n. 5, diciamo - potrebbe indurre una risposta in un determinato insieme di cellule, ma dieci minuti più tardi, lo stesso potrebbe attivare un gruppo del tutto differente. Questo suggerisce che i neuroni non raccolgono semplicemente informazioni da un sito per trasferirle ad un altro, ma che livelli superiori dell'encefalo possano «cercare» attivamente certe componenti dell'informazione e reclutare neuroni a tale scopo. Il nostro cervello funzionerebbe insomma come un sistema che agisce in base ad aspettative e modelli. L'insieme di queste simulazioni può informare sul funzionamento del cervello, ma può anche suggerire lo sviluppo di protesi e di sostituti artificiali. Sono ormai in fase di avanzata progettazione protesi di occhi e orecchi e la realtà virtuale viene sempre più impiegata per creare ambienti artificiali capaci di indurre una compensazione fisiologica in soggetti portatori di handicap motori e percettivi, ma anche in individui con disturbi fobici. In una prospettiva tutta scientifica e concreta Paul Churchland, nel suo ultimo libro The engine of reason, the seat of soul (Mit Press, 1995), ci fa compiere un viaggio filosofico nell'encefalo e ci delinea un futuro neurotecnologico. In questo scenario non appaiono lontani i tempi delle protesi neuro-farmacologiche preconizzate dalla fantascienza di Gibson, ma già oggi evocate dai farmaci che ristrutturano la personalità. Il canale di comunicazione privilegiato fra arte e scienza diventa allora quello dell'interattività, della possibilità cioè di interagire con l'oggetto, non soltanto più in modo fisico ma anche attraverso la sua rappresentazione virtuale. Questa interattività finisce col cambiare le regole del gioco, sia nel rapporto col pubblico, sia nell'esperienza individuale. Il pubblico di una mostra d'arte o di scienza non è un fruitore passivo, ma interagisce e cresce con l'esperienza. L'artista e il ricercatore definiscono nuove dimensioni di conoscenza e di azione. Il campo delle interazioni e delle interfacce naturale-artificiale diviene un nuovo sapere, integrato e onnivoro, che si pone l'ambizione di ristrutturare la realtà e superare il fatidico confine fra mondo interno ed esterno. Riprenderemo una riflessione dell'illustre biologo teorico Conrad Waddington, che in un suo importante saggio sui rapporti fra arte moderna e scienza (Be hind the Appearance, Edinburgh University Press, 1969) si chiede se sia corretta la contrapposizione metaforica fra una Scienza-Ciclope, gigante con un solo occhio, e l'Uomo-Argo, con i suoi cento occhi, la scienza non sarà allora più (se mai lo è stata...) un Ciclope, ma piuttosto, a misura d'uomo, un Argo, capace di rivolgere i suoi cento occhi non solo verso il mondo esterno, ma anche dentro di sè, per comprendere (e usare) quella creatività che unifica invenzione artistica e processo della scoperta scientifica. Aldo Fasolo Università di Torino


ALLA RICERCA DEI «SENSI DEL VIRTUALE»
ARGOMENTI: ELETTRONICA, TECNOLOGIA, MOSTRE
NOMI: GILARDI PIERO
ORGANIZZAZIONI: ASSOCIAZIONE ARS TECHNICA
LUOGHI: ITALIA, TORINO (TO)
NOTE: «Arslab - i sensi del virtuale»

La mostra «Arslab - I sensi del virtuale», aperta alla «Promotrice delle belle arti» di Torino da venerdì scorso, presenta 15 «installazioni» nelle quali gli artisti, grazie alla più sofisticata tecnologia elettronica, propongono ai visitatori emozioni e riflessioni sui rapporti tra arte, scienza e cultura contemporanea. Gli artisti si rifanno al gruppo Ars Technica presieduto da Piero Gilardi. Proposta dall'Assessorato per le risorse culturali di Torino e organizzata da Extramuseum, la mostra sarà aperta fino al 26 novembre (viale Balsamo Crivelli 11, ore 9-19 dal lunedì al sabato; domenica 9-13; 14-19; catalogo Fabbri Ed. ; informazioni: tel. 011-4423.730).


VIAGGI SPAZIALI Terra-Luna in economia Come dimezzare i costi di lancio
Autore: BELBRUNO ED

ARGOMENTI: AERONAUTICA E ASTRONAUTICA
ORGANIZZAZIONI: JET PROPULSION LABORATORY
LUOGHI: ITALIA

IL modo tradizionale di andare dalla Terra alla Luna segue la «trasferta di Hohmann», dal nome del matematico tedesco che la scoperse negli Anni 20: una traiettoria diretta che richiede solo 3 giorni di viaggio. Ma se la navicella non frenasse, passerebbe vicino alla Luna con una velocità di circa un chilometro al secondo e la missione fallirebbe. Per metterla in orbita intorno alla Luna si deve quindi usare il sistema propulsivo della navicella. Fino al 1986 traiettorie di questo genere erano ritenute l'unico modo per raggiungere la Luna. Se la navicella non dovesse frenare in prossimità della Luna per mettersi in orbita intorno ad essa, si potrebbero migliorare notevolmente le prestazioni e in particolare il costo della missione sarebbe molto più basso dato che sarebbe necessario trasportare una quantità molto minore di combustibile. A 3 miliardi di lire per kilogrammo portato in orbita, non sarebbe una cosa da poco. Il modo di mettersi in orbita intorno alla Luna senza bisogno di frenare in prossimità di essa è detto cattura balistica e lo si è creduto fino a pochi anni fa irrealizzabile. Nel 1986 si è dimostrato che invece la cattura balistica è possibile. In quel periodo mi trovavo al Jet Propulsion Laboratory come matematico specializzato in «dinamica caotica» e studiavo le sue applicazioni alla meccanica celeste. Usando un computer per modellizzare il sistema Terra- Luna, scopersi una regione intorno alla Luna nella quale le forze su un oggetto in movimento si equilibravano. E' una regione molto complicata e per descriverla sono necessari 5 parametri o, come dicono i matematici, ha 5 dimensioni. Se una nave spaziale si muove in questa regione che è chiamata Fuzzy Boundary (contorno confuso), essendo attratta in modo pressoché uguale da Terra e Luna, si muove secondo traiettorie complicate in un'orbita poco stabile intorno alla Luna. Se una nave spaziale raggiunge il Fuzzy Boundary dalla Terra subisce una cattura balistica. Questa traiettoria fu trovata nel 1986 nell'ambito di uno studio teorico di una missione lunare che non fu mai realizzata; comunque era la prima volta che la possibilità di mettersi in orbita intorno alla Luna con una cattura balistica veniva dimostrata. Il tempo per raggiungere la Luna era in quel caso di 1 anno e quindi non aveva un grande interesse pratico. Ebbi poi l'opportunità di applicare la mia traiettoria nel 1991 a una missione effettivamente realizzata. Il nome della sonda era Hiten ed era una piccola missione giapponese: seguiva una traiettoria che avevo trovato nel 1990 (e che migliorava quella del 1986) che lascia la Terra e si dirige a una distanza pari a 4 volte la distanza Terra- Luna nel Fuzzy Boundary tra Terra e Sole e quindi ricade verso la Luna andando a porsi in orbita intorno ad essa con una cattura balistica. Questa traiettoria richiede tre mesi e fu usata da Hiten nel 1991. La sonda lasciò la Terra alla fine di aprile e raggiunse la Luna in ottobre. L'Aeronautica americana sta studiando la possibilità di mandare una sonda con questa traiettoria e il Giappone pensa di usarla di nuovo nel 1997 per un'altra missione lunare. Il grande vantaggio di raggiungere la Luna attraverso una traiettoria di questo tipo sta nel fatto che il processo di cattura avviene in modo molto graduale. Non è necessario un razzo molto potente che prima porti in orbita la sonda e poi freni bruscamente in prossimità della Luna. La cattura può essere ottenuta durante molte settimane e stabilizzata con una quantità minima di propellente. Il moto della navicella vicino al Fuzzy Boundary della Luna dà luogo a traiettorie molto interessanti che possono essere applicate a trasferte verso Marte e verso altri pianeti. Molti in vicinanza dei Fuzzy Boundary possono riscontrarsi anche nelle traiettorie delle comete. Quando si muovono intorno a queste regioni, le comete saltano passando attraverso zone caotiche da un'ellisse verso un'altra di dimensioni maggiori e viceversa. Ciò vuol dire che se la cometa si trova nel Fuzzy Boundary di Giove può passare a orbitare su una traiettoria differente, e quindi che molte orbite di comete sono instabili. Questo aspetto è attualmente in fase di studio. Se ne è parlato ieri al Politecnico di Torino, presso il quale Fabio D'Alfonso sta studiando i Fuzzy Bondaries e le loro applicazioni all'astrodinamica in vista di nuovi modi di viaggiare nel sistema solare. Ed Belbruno Università del Minnesota


IN BREVE Concorso meridiane ecco i vincitori
ARGOMENTI: METROLOGIA, ASTRONOMIA, CONCORSI, VINCITORE
NOMI: ELIOGABILI ADELMO, ROSSERO MARIO, PAKHOMOFF JEAN
LUOGHI: ITALIA
NOTE: «Le ombre del tempo»

Adelmo Eliogabili di Imola, Mario Rossero di Villarfocchiardo e Jean Pakhomoff di Marsiglia sono nell'ordine i vincitori dei primi tre premi del concorso «Le ombre del tempo» per costruttori di meridiane dilettanti e professionisti. Le opere in concorso erano 94 di 62 autori. Segnalati i lavori di alcune scuole, tra le quali la media «Dalla Chiesa» di Nizza Monferrato, l'Iti di Nocera Umbra, la «Marconi» di Alpignano e l'Istituto d'arte di Macerata. I premi consistono in un viaggio a Parigi e in una raccolta dei volumi di «Tuttoscienze».


IN BREVE Archeologia ad Agrigento
ARGOMENTI: ARCHEOLOGIA, CONGRESSO
LUOGHI: ITALIA, AGRIGENTO (AG)

Un convegno internazionale ha dibattuto ad Agrigento il problema della tutela della Valle dei Templi e il ruolo dei parchi archeologici nel sistema ambientale. Da segnalare il contributo del giapponese Tsunoda, che ha mostrato come difficoltà e alti costi di tutela esistano anche a Kyoto, Osaka e Tokyo, dove rimangono resti archeologici di età classica e medievale. Guarino, del Cnr, ha proposto soluzioni per lo sviluppo del Parco archeologico di Agrigento, invitando a utilizzare edifici ora destinati alla demolizione per ospitare in essi musei di beni culturali dell'isola, botteghe artigiane, biblioteche specializzate e sistemi multimediali interattivi al servizio del turismo culturale. L'obiettivo è di conciliare la tutela archeologica con il necessario sviluppo economico dell'area agrigentina.


IN BREVE Torino, corso di astronomia
ARGOMENTI: ASTRONOMIA, DIDATTICA
ORGANIZZAZIONI: OSSERVATORIO ASTRONOMICO DI TORINO
LUOGHI: ITALIA

L'Osservatorio di Torino organizza un corso di astronomia aperto a tutti ma specialmente rivolto agli insegnanti che vogliano aggiornarsi. Una prima parte avrà carattere generale, la seconda sarà dedicata alle galassie e alla cosmologia. Inizio il 13 novembre. Per informazioni: 011-46.19.025.


IN BREVE Prix Leonardo al Tg scientifico
ARGOMENTI: DIDATTICA, TELEVISIONE, PREMIO
NOMI: ANTONETTO ROBERTO
ORGANIZZAZIONI: RAITRE, TG SCIENTIFICO
LUOGHI: ITALIA, TORINO (TO)

Il Tg scientifico in onda da Torino su Rai 3, diretto da Roberto Antonetto, ha ricevuto il «Prix Leonardo» come miglior rubrica europea nel campo dell'informazione scientifica.


IN BREVE Roentgen e i raggi X ricordati a Stresa
ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA
ORGANIZZAZIONI: ISE
LUOGHI: ITALIA

L'Ise celebrerà a Stresa l'8 novembre il centenario della scoperta dei raggi X da parte di Roentgen. Tel. 0321-32090.


PROGETTI AERONAUTICI Un gigante del cielo con ali larghe 120 metri
Autore: FILTRI TULLIO

ARGOMENTI: TRASPORTI, AERONAUTICA E ASTRONAUTICA
ORGANIZZAZIONI: AIDAA ASSOCIAZIONE ITALIANA DI AERONAUTICA E DI ASTRONAUTICA, POLITECNICO DI TORINO
LUOGHI: ITALIA

IL traffico aereo continua a crescere. L'industria risponde fornendo aerei sempre più capaci, e le linee aeree aumentando il numero dei velivoli e la frequenza dei voli. Ma tutto questo inevitabilmente fa salire i costi. Presto, quindi, saremo vicini al punto di rottura. La soluzione potrà venire soltanto da velivoli di grandissime dimensioni. Ecco perché, ad esempio, il Politecnico di Torino ha assegnato a gruppi di laureandi una serie di tesi coordinate proprio in vista della progettazione di un aereo cargo di grande tonnellaggio. Ne ha dato notizia con quattro relazioni presentate ai Congressi nazionali dell'Aidaa (Associazione italiana di aeronautica e di astronautica) svoltisi di recente rispettivamente a Como e a Roma. Prima di definire le specifiche del superaereo, il Politecnico di Torino ha confrontato diverse architetture di ali ed esaminato progetti di aerei di tonnellaggi da 1200 a 2400 tonnellate, aventi da 6 a 12 motori. Ha scelto un aereo con ala alta e con sei motori. I progetti del Politecnico di Torino riguardano un velivolo da 1350 tonnellate concepito come trasporto militare strategico, con un carico pagante di 530 tonnellate su una distanza di 8000 chilometri; è mosso da sei motori G.E. turbofan da 42 tonnellate di spinta ciascuno, che imprimono una velocità di circa 900 chilometri all'ora, l'apertura alare è di 123 metri, la lunghezza di 99,5 metri. Sopra il piano di carico vi sono due cabine per 220 posti. Ampia è la fusoliera: può ospitare contemporaneamente 8 carri armati pesanti da 54,5 tonnellate (totale 436 tonnellate), 10 contenitori da 45 tonnellate ciascuno; nove contenitori da 3 tonnellate ciascuno (totale 27) e 220 passeggeri (totale 22 tonnellate), per un peso totale di 530 tonnellate. Colpisce l'imponenza del sistema di atterraggio. E' formato da quindici gambe di forza disposte su cinque file successive. Ogni gamba porta quattro ruote; una sedicesima gamba, con quattro ruote, costituisce il carrello anteriore. In totale le ruote sono 64. Ma nel progetto da 2400 tonnellate le ruote sono 96, con 36 gambe. Tutte le gambe sono dotate di un particolare meccanismo di sterzatura e di freno. In caso di atterraggio su piste semipreparate può effettuare un parziale sgonfiaggio in volo dei pneumatici. L'aereo può spostarsi autonomamente a terra senza l'ausilio dei trattori: le 24 ruote centrali sono munite di motore idraulico che consente la velocità di 2 metri al secondo, poco più del passo di uomo. Può stupire l'autonomia di 8000 chilometri. Ma sono necessari perché l'asse del traffico si è spostato dall'Atlantico al Pacifico, ove esiste un mercato potenziale enorme. Là si confronteranno i grandi Paesi per diventare sempre più grandi. I piccoli dovranno farsi grandi e pensare grande. E lo possono fare anche promuovendo ed esportando ingegno. Alla lunga, l'ingegno paga, e le buone idee non muoiono mai. Tullio Filtri


BECCAFICO Europa-Sud Africa, 4 mesi I segreti di un volo straordinario
Autore: FRAMARIN FRANCESCO

ARGOMENTI: ZOOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

L'ENTUSIASMO per il software Windows 95, divenuto in breve quasi un simbolo della potenza dei computer, non deve far dimenticare che la natura è piena di programmi. Non solo per lo sviluppo degli organismi viventi e il loro funzionamento ordinario, ma anche per il comportamento in eventi complessi e pieni di variabili. Un esempio notevole è dato dalla migrazione di uno dei tanti uccelletti insettivori del peso di pochi grammi, per esempio un Beccafico, che da un luogo del Centro-Europa dov'è nato va a svernare in Sud Africa. Le più recenti acquisizioni al riguardo, sostenute da una massa imponente di osservazioni in natura e nei laboratori, sebbene ancora assai lacunose, si possono così riassumere seguendo un esperto come Berthold. Un paio di settimane dopo l'uscita dal nido il giovane uccello viene abbandonato dai genitori, si separa dai fratelli e diviene indipendente (lo sarà fino all'unione con un partner, quasi un anno dopo, nei pressi del luogo natale). Se è nato da una seconda covata, la stagione avanzata e le ridotte ore di luce stimolano l'accelerazione della crescita delle sue penne e dei processi preparatori alla migrazione. Primo fra questi è la ricerca di cibo più abbondante e un po' diverso dal solito (più bacche e meno insetti), al fine di accumulare grasso, che è la principale riserva energetica. Nel contempo vengono ridotte le riserve corporee di carboidrati e di acqua. Cambia anche l'attività giornaliera, che diminuisce nel tardo pomeriggio, in preparazione al volo migratorio esclusivamente notturno. Un giorno di agosto o di settembre il Beccafico riceve dal suo «calendario interno» il segnale della partenza. Quella sera si posa in alto sulla vegetazione, pronto a partire, e registra la posizione del sole al tramonto: essa è un riferimento essenziale per la direzione iniziale della rotta e i successivi cambiamenti, che attuerà sulla base di un programma interno ereditato dai genitori. Il Beccafico possiede meccanismi di orientamento, con i quali controlla la direzione di volo nei vari punti dell'itinerario, che non è un tratto di geodetica, ma una curva che passa sopra Gibilterra, prosegue all'interno della costa dell'Africa Occidentale e piega infine a Sud. Ma come può individuare i punti dove si trova, se non vi è mai passato? In particolare, dove dovrà fermarsi? In teoria gli basta il programma accoppiato al calendario interno e in pratica si è accertato che questo è il suo strumento principale. E' vero che il giovane Beccafico possiede più di un meccanismo per determinare la sua posizione rispetto ai sistemi di riferimento esterni (i principali si basano sul magnetismo terrestre e sulle stelle) e forse li usa per compensare deviazioni accidentali provocate da venti o altro. Sembra tuttavia che tali meccanismi siano importanti nel viaggio di ritorno e per gli adulti più che per i giovani alla prima trasvolata (anche perché il cielo stellato cambia sotto una certa latitudine). Nei primi giorni il migratore non vola più di qualche ora per notte (corrispondenti a 50-70 chilometri) e continua ad accumulare grasso. Quando arriva alle barriere del Mediterraneo e del Sahara è raddoppiato di peso ed è pronto a superarle in poche notti di volo prolungato. Poi riprende il viaggio ancora a piccole tappe e dopo 3-4 mesi lo finisce «automaticamente» su segnale del calendario interno. Il lungo tempo impiegato ha favorito la sicurezza del giovane Beccafico. Salvo incidenti, esso si trova in una precisa area di svernamento dove la sua specie o la sua popolazione tornano anno dopo anno. Se fosse giunto in un sito inospitale (in quel particolare anno o perché esterno all'area), ha il tempo di cercarne uno migliore. La migrazione di ritorno gli prenderà un tempo inferiore di un terzo: il Beccafico ha più esperienza e soprattutto conosce l'area dove tornare. Un programma con calendario non è indispensabile o almeno non per tutto il viaggio. Per mezzo di meccanismi a noi largamente ignoti, esso sa determinare l'area dov'è nato rispetto a quella dove sta svernando e sa tornarvi, eventualmente sostando in punti già veduti. La probabilità che torni e si riproduca è del 30 per cento: può sembrare bassa, ma è bilanciata da un successo riproduttivo non maggiore di quello di molte specie simili che non migrano. Quindi, nonostante i rischi apparentemente alti, «strategie» e «programmi» delle grandi migrazioni alate funzionano. Francesco Framarin


SCAFFALE Pais Abraham: «Einstein è vissuto qui», Bollati Boringhieri
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA
LUOGHI: ITALIA

TUTTO ciò che avreste voluto sapere su Einstein e che non avete potuto trovare nella pur bellissima biografia scientifica che gli ha dedicato anni fa il fisico Abraham Pais. Cioè l'Einstein privato, con le sue debolezze e anche certe sue insensibilità in campo affettivo, la difficile strada per arrivare al premio Nobel, i nessi con la cultura indiana, le interazioni con la religione e la filosofia, i rapporti con i giornali, l'impatto del successo. E', questo, un altro libro di Abraham Pais, reso possibile dal fatto che il suo primo saggio ha già coperto tutti gli aspetti strettamente scientifici, e forse anche dalla scomparsa di alcune persone implicate nella vita intima del grande scienziato. Un libro godibilissimo, accuratamente tradotto da Maurizio Bruno e David Mezzacapa, arricchito da fotografie e documenti curiosi e inediti che non compaiono nell'edizione inglese.


SCAFFALE Bernardi Marcello: «L'avventura di crescere», Fabbri Editori
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: DIDATTICA
LUOGHI: ITALIA

Ha tutte le qualità per diventare la bibbia dei genitori italiani: in quasi 500 pagine Marcello Bernardi, il più noto pediatra del nostro Paese, ci offre un manuale che non bada soltanto alla salute del bambino ma anche alla sua educazione e alla formazione della sua personalità. D'altra parte oggi più che mai salute ed educazione si intrecciano: basti pensare a certi comportamenti giovanili in discoteca e in generale nel tempo libero. Il libro parte dalle basi necessarie perché una famiglia sia accogliente, passa ai problemi dei neonati, poi ai problemi dello sviluppo fisico e intellettuale, alla conquista del mondo, all'affacciarsi della sessualità, alla scuola, al gioco. Un manuale concepito come un lungo colloquio in cui Bernardi trasferisce a padri e madri la sua esperienza di pediatra e di uomo.


SCAFFALE Ballard Robert: «L'esplorazione del Lusitania», Fenice 2000
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: TRASPORTI
LUOGHI: ITALIA

Nel maggio 1915 un sommergibile tedesco affondava il transatlantico inglese «Lusitania» al largo delle coste irlandesi, provocando la morte di 1195 civili, 123 dei quali americani. Fu un evento emotivamente importante nell'orientare le sorti della prima guerra mondiale, e contribuì all'entrata in guerra degli Stati Uniti. L'affondamento, d'altra parte, non mancò di aspetti misteriosi: fu rapidissimo e accompagnato da una seconda esplosione. Nell'agosto '93 Ballard ha guidato una spedizione al relitto per chiarire il problema per mezzo di un robot munito di telecamere. Il risultato è in questo volume, ricco di belle immagini.


SCAFFALE Amato Enzo: «Il computer per tutti», Apogeo
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: INFORMATICA
LUOGHI: ITALIA

Un libro elementare e sintetico, scritto per chi si incontra per la prima volta con un computer e deve imparare l'abc dell'hard ware e del software.


SCAFFALE Steel Duncan: «Rogue asteroids and doomsday comets», John Wiley & Sons
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: ASTRONOMIA
LUOGHI: ITALIA

Un cittadino degli Stati Uniti ha una probabilità su 100 di morire in un incidente automobilistico, una su 300 di finir vittima di un omicida, una su 5000 di essere ucciso da una scarica elettrica e una su diecimila di perire in seguito alla caduta di una cometa o di un asteroide sulla Terra. Solo una su 20.000 è invece la probabilità di morte per incidente aereo. Questi dati sono di Duncan Steel, astronomo dell'Osservatorio anglo-australiano, e compaiono in un suo libro appena pubblicato in Gran Bretagna. Forse si può dire che soffrano di un «pessimismo cosmico» anche più grave di quello leopardiano. Ma non sono privi di fondamento statistico: bisogna infatti ricordare che una collisione Terra-asteroide o Terra-cometa è sì un evento rarissimo, ma se si verifica stermina gran parte delle specie viventi. Il libro di Steel è tra i più completi sul tema degli impatti cosmici. Non sarebbe male se qualche nostro editore pensasse a una traduzione. Piero Bianucci


IMPATTO AMBIENTALE Plastica: meglio recuperare l'energia Uno studio sulla gestione integrata dei rifiuti
Autore: LOMBARDI GIORGIO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ENERGIA
LUOGHI: ITALIA

RICICLARE la plastica? Sì, però. La puntualizzazione non viene dagli ecologisti, ma dai fabbricanti di plastica. E' il risultato di uno studio di valutazione ambientale, commissionato dagli industriali e completato nei giorni scorsi in Germania. L'analisi mette in discussione il trend europeo che punta solo sul riciclaggio. E sposta l'attenzione sulla crescente importanza della gestione integrata dei rifiuti: riuso, riciclaggio (meccanico o chimico), recupero energetico. Lo studio, fatto in Germania da esperti indipendenti del Fraunhofer-Institut, del Politecnico di Berlino e dell'Università di Kaiserslautern, è stato commissionato dal Duales System Deutschland, dagli industriali chimici tedeschi, dall'associazione europea dei produttori di materie plastiche (Apme) e dall'omologo ente tedesco. La ricerca ha messo a confronto il consumo di risorse e l'impatto ambientale dei vari processi di «lavorazione» degli imballaggi plastici commerciali, attraverso cinque criteri: consumo di risorse (energia), potere energetico (potenziale di riscaldamento globale), eutrofizzazione, acidificazione, rifiuti da smaltire dopo il recupero. I risultati dimostrano che il solo riciclaggio meccanico delle materie plastiche «non dovrebbe costituire il criterio ecologico guida per sfruttare al meglio le risorse». Per ottenere il minore impatto ambientale e la massima conservazione delle risorse, è più importante sfruttare le proprietà fisiche e chimiche e il contenuto energetico dei rifiuti dispersi nelle discariche. La plastica mantiene infatti, sotto una forma diversa, l'energia del petrolio dal quale deriva. L'Europa produce ogni anno 2,4 miliardi di tonnellate d'immondizie. In quanto a peso, dicono gli industriali della plastica, i nostri prodotti contribuiscono per lo 0,6 per cento. E fanno notare che l'energia contenuta in un vasetto di plastica per yogurt da mezzo litro tiene accesa una lampadina per oltre un'ora e mezzo. L'immondizia creata da una famiglia in un anno basta per scaldare l'acqua per 500 bagni o 3500 docce; o per 5000 ore di televisione. In Italia stiamo facendo del nostro meglio: l'anno scorso metà delle bottiglie di plastica sono state riciclate e l'altra metà bruciata per recuperare energia. La prima opzione riguarda il riutilizzo, cioè l'uso tale e quale della confezione, che richiede la collaborazione del consumatore: come il sacchetto del supermercato che, usato varie volte, finisce contenitore per i rifiuti di casa. L'impegno dell'industria sta nella diminuzione di peso e volume dell'imballaggio (come le leggerissime confezioni di ricarica dei detersivi); in vent'anni il peso del packaging è diminuito di un terzo. Il riciclaggio meccanico consiste nel riprocesso fisico dei rifiuti plastici in nuovi prodotti plastici. Appare come l'opzione di risparmio energetico più efficace, purché il prodotto riciclato sostituisca il polimero vergine in un rapporto paritario. Riduce il consumo di risorse e le emissioni di veleni, grazie al potenziale risparmio di energia nella prima fase di produzione. Oltre la proporzione indicata, si rivelano più vantaggiosi sia il riciclaggio chimico sia il recupero energetico. Il riciclaggio chimico, o la materia prima, trasforma le molecole dei polimeri in cariche petrolchimiche o in prodotti che possono essere utilizzati per la produzione di nuovi materiali plastici. Il recupero di energia dalla combustione dei rifiuti solidi urbani genera calore o elettricità: dalla sola plastica in appositi bruciatori (mono-combustione) oppure con l'altra immondizia negli inceneritori. E' necessaria la raccolta differenziata, che richiede maturità del consumatore. Nelle cucine di talune città del Nord e Centro Europa i contenitori sono suddivisi fino a 12 comparti: rifiuti organici per il compostaggio, carta, lattine, vetro, pile, tre o quattro tipi di plastica. Giorgio Lombardi


ANTAGONISMO SPORTIVO Atlete, rassegnatevi: i maschi vi batteranno sempre Insormontabili le differenze strutturali e fisiologiche
Autore: TRIPODINA ANTONIO

ARGOMENTI: SPORT, BIOLOGIA
NOMI: WHIPP BRIAN, WARD SUSAN
ORGANIZZAZIONI: UNIVERSITA' DI LOS ANGELES
LUOGHI: ITALIA

IL susseguirsi negli ultimi anni di forti miglioramenti delle prestazioni sportive femminili (molto più di quanto non si sia verificato in campo maschile) ha fatto ipotizzare che fra non molto le donne potrebbero eguagliare, se non superare, le prestazioni maschili. Ma le leggi della natura, sostengono i «fisiologi del movimento», non concedono proprio alcuna «chance» per un eventuale aggancio, e tanto meno per un sorpasso. La cosa non sembrò così ovvia a Brian Whipp e Susan Ward, due ricercatori dell'Università di Los Angeles (California, Usa) i quali, tracciando i grafici che si riferiscono all'incremento delle velocità nelle varie specialità di corsa dall'inizio del secolo agli Anni Ottanta e osservando un'ascesa della curva femminile quasi doppia rispetto a quella maschile, dedussero che presto le due curve si sarebbero intersecate, significando una raggiunta parità di prestazioni fra uomini e donne. Deduzione subito contestata: non era realistico proiettare nel futuro una linea sempre in rapida ascesa, poiché sembrava già in buona parte colmato il «gap» tra prestazioni e limiti fisici femminili, come si poteva desumere dal fatto che molti record mondiali resistevano da anni; e, soprattutto, non potevano essere sottovalutate le fondamentali differenze strutturali e fisiologiche fra uomini e donne, che non possono non avere un sicuro riflesso nelle prestazioni sportive al massimo livello. Maschi e femmine sono fra loro molto simili in termini di prestazioni fisiche fin quasi ai dieci anni. Con l'inizio della pubertà e con l'entrata in scena degli ormoni sessuali (in particolare del testosterone, ovviamente molto più scarso nella fammina) si delineano, e in seguito si perfezionano, le differenze antropometriche e morfologiche (statura, peso, lunghezza degli arti inferiori rispetto al tronco, percentuale di grasso e di masse muscolari, dimensioni di organi quali cuore e polmoni) che sono alla base delle differenti prestazioni nelle varie discipline sportive. La donna, avendo una minore massa muscolare, con uno sviluppo di forza massima che equivale a circa il 60 per cento di quella di un uomo parimenti allenato, non può competere con lui negli sport di potenza (quali il lancio del peso e del giavellotto, il sollevamento pesi, la corsa veloce, i salti), attività dette di tipo «anaerobico» in quanto il metabolismo energetico che le sostiene non si avvale, data la brevità e l'intensità dello sforzo, dell'ossigeno apportato dalla circolazione sanguigna. Ma la donna non può competere neanche nelle attività di resistenza, o di «endurance» (quali la corsa di mezzofondo e di fondo, la maratona, la marcia, lo sci di fondo, il nuoto di fondo), attività dette di tipo «aerobico» in quanto la produzione dell'energia necessaria per un'attività relativamente lunga (da alcuni minuti ad alcune ore) non può prescindere dall'utilizzazione dell'ossigeno condotto ai muscoli in movimento dall'emoglobina del sangue circolante. Uno dei parametri per valutare le capacità delle prestazioni aerobiche è infatti la determinazione della massima quantità di ossigeno che i muscoli sono in grado di utilizzare nell'unità di tempo: quanto più elevato è questo valore, tanto maggiore è la resistenza che l'atleta è in grado di sviluppare. L'apporto di ossigeno è garantito dalla perfetta sinergia funzionale del sistema cardio- circolatorio, del sistema respiratorio e dall'emoglobina. Ebbene, la donna ha, rispetto all'uomo, un cuore più piccolo, per cui pompa una minore quantità di sangue in circolo a ogni contrazione cardiaca; ha polmoni più piccoli, con una minore superficie respiratoria, per cui ha una minore capacità di «ossigenare» il sangue che passa nella circolazione polmonare; ha una minore concentrazione di emoglobina per unità di volume ematico (anche a causa delle perdite ematiche mestruali), per cui ha una minore capacità di legare, trasportare e cedere ossigeno ai tessuti periferici, e quindi ai muscoli; tre immodificabili fattori che penalizzano la donna nelle prestazioni di tipo aerobico. Avendo una maggior percentuale di grasso e un centro di gravità più basso, la donna è ulteriormente svantaggiata nelle specialità di salto. Essendo, infine, più leggera, la donna non può competere con l'uomo negli sport che prevedono un contatto fisico diretto (quali la lotta e la boxe). Sulla base delle succitate differenze antropometriche e morfologiche non si vede come una donna, anche la più dotata fisicamente, possa un giorno eguagliare la controparte maschile. Le cose potrebbero cambiare qualora le donne ricorressero sistematicamente, fin da bambine, all'assunzione di ormoni maschili: insomma se diventassero un «po' uomini». Noi saremmo decisamente contrari, per vari motivi. Antonio Tripodina


INALATORE PER AEROSOL Puff, e respiri La bomboletta anti-asma
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Inalatore per aerosol

FINO al 1956, l'unico sistema per far arrivare i farmaci antiasma direttamente ai polmoni era il nebulizzatore, apparecchio per altro assai poco efficiente. Alla fine degli Anni 50 vennero sviluppati nuovi inalatori, che permettevano di dosare con accuratezza il farmaco combinando la tecnologia degli aerosol domestici con le valvole-dosatore dei profumi in spray. Il punto importante della «bomboletta» è proprio la valvola di regolazione, fatta di circa otto diverse parti in alluminio, acciaio inossidabile, plastica e gomma. Ogni inalatore è caricato con duecento dosi di farmaco: il farmaco è sciolto in una miscela di gas propellenti. Di queste «bombolette» se ne fabbricano circa mezzo miliardo l'anno.


DIVULGAZIONE Nuove scoperte nuove parole
Autore: DIDIMO

ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA
LUOGHI: ITALIA

TRA gli eventi minori seguiti all'atomica su Hiroshima (5 agosto 1945) vi fu questa: che si aprì un periodo d'oro per la divulgazione scientifica. La fine della guerra infatti coincise con l'annunzio di scoperte e invenzioni importanti, tenute segrete durante il conflitto. Oltre all'energia nucleare, con gli impieghi di guerra (la varietà delle bombe, dalla fissione alla fusione, la scalata ai megatoni), e con gli impieghi di pace (i reattori nucleari, di ricerca e di potenza, le applicazioni degli isotopi radioattivi), comparvero e furono sviluppati il radar (già protagonista della battaglia d'Inghilterra), i missili, i satelliti artificiali. Con un comprensibile batticuore, furono descritte le tappe delle imprese spaziali e la gara tra Stati Uniti e Russia Sovietica, culminata con l'approdo degli Americani sulla Luna. Bisognò dire dei calcolatori elettronici, le cui applicazioni invasero ogni campo delle attività umane. Fu sviluppato il laser e molt'altro ancora. Per passare a discipline diverse, ricordiamo gli antibiotici, il Dna e la temibile ingegneria genetica. Ma qui siamo già ai tempi nostri. Fu così che, in quell'immediato dopoguerra e per qualche anno, crebbe la schiera dei giornalisti, volenterosi di imparare e di informare, tramite giornali e periodici. Ad essi il compito non banale di trovare il linguaggio adatto per portare al pubblico novità concettuali e tecnologiche insieme. Chi scrive queste note fu del numero. E' da aggiungere che la curiosità per le scienze via via si smorzò alquanto. Ai grandi principi di quelle scoperte seguì la miriade delle applicazioni minori. La gente qualche poco ebbe a noia i particolari e le varianti, che troppo abbondarono, di quei grandi ceppi di idee. La tecnica venne messa sotto accusa - in parte giustamente - per i guasti portati all'ambiente. Come che sia, le fatiche di noi giornalisti, dirette a divulgare le molte novità (e a noi via via si degnarono di unirsi anche scienziati e accademici) qualche effetto hanno avuto nell'arricchire (o, se si vuole, contaminare) la lingua di termini nuovi. Un qualche studioso saprebbe indicare forse se e in qual modo ne sia stata modificata, in genere, la scrittura. Noi ci limiteremo a indicare, in breve, qualche filone delle novità linguistiche. Alcuni nomi, di quelli già esistenti, mutarono di significato o acquistarono significati nuovi; così la particella venne a indicare non solo una piccolissima briciola, ma divenne uno dei minimi costituenti dell'atomo, della materia; e furono le particelle (una copiosa famiglia) cercate e trovate anche nelle stelle e nello spazio. Una di esse, la più piccola, il neutri no, fu così battezzata da Fermi. A ciascuna di esse poi si affiancò la corrispondente anti particella, in tutto uguale ma con carica elettrica opposta. Certi oggetti ritennero i nomi stranieri dati loro dagli stranieri che primi li nominarono. Così il transistor, semiconduttore solido, usato in sostituzione dei tubi elettronici; in tal modo lo aveva chiamato Shockley, dopo averlo inventato nel 1949. Alcuni termini di lingua inglese, come il fall out (la ricaduta a terra di polveri radioattive, in seguito a una esplosione nucleare) hanno avuto stentate traduzioni in italiano: è adoperato nella lingua originale in senso traslato. La parola ra dar è rimasta tale nella nostra lingua: è un acrostico derivato dalle iniziali dell'inglese Radio Detecting And Ranging (rilevamento e localizzazione con onde radio). Così è per il la ser, anche questo un acrostico. Nel battezzare i nuovi oggetti e concetti, gli scienziati seguirono sovente la vecchia tradizione di far uso del greco antico. Come esempio: il nucleo dell'idrogeno è costituito da una particella protone (primo), del quale elemento c'è una varietà rara e più pesante, il deuterio (secondo); e c'è un idrogeno pesantissimo, il trizio (terzo). Il deuterio, costituente di una nuova sostanza, l'acqua pesan te (altra novità linguistica), insieme col suddetto trizio sono isotopi dell'idrogeno (cioè occupano ugual posto di questo nel sistema periodico degli elementi). In ciò gli scienziati di oggi seguono le tracce del vecchio Faraday, che nel secolo scorso battezzò dal greco i termini della, allora nuova, scienza elettrica, indicando come gli ioni (quelli che migrano) si spostino dall'anodo (via superiore) al ca todo (via inferiore) e viceversa; poli, questi, di una corrente elettrica che attraversi un liquido. Il grande scienziato inglese, autodidatta, non sapeva il greco e i termini se li faceva suggerire da un dotto amico. La scienza, in generale, parla molto il greco. La nostra esemplificazione è incompletissima. La maggior parte dei termini nuovi ha trovato posto nei dizionari della lingua italiana. Didimo


STRIZZACERVELLO Sedici punti uniti
ARGOMENTI: GIOCHI
LUOGHI: ITALIA

Dati i sedici punti di figura, unirli con sei segmenti senza staccare la penna dal foglio e senza ripassare sui segmenti già tracciati, in modo che i sei segmenti passino su tutti e sedici i punti. Esistono più soluzioni. Ne pubblicheremo una domani, nella pagina delle previsioni del tempo.


LA PAROLA AI LETTORI Gli «occhi» del formaggio: soltanto gas
LUOGHI: ITALIA

Che cosa forma i caratteri stici «buchi» in formaggi come l'Emmenthal o il Gru viera? Nei formaggi a pasta dura, durante la fase di maturazione delle forme possono avvenire alcune trasformazioni a carico del lattosio da parte di alcuni microrganismi (generalmente Batteri Lattici), determinando la formazione di gas (anidride carbonica), acidi organici (propionico, acetico, butirrico, lattico e così via) e altri sottoprodotti, che possono essere più o meno desiderati. Nel caso di Emmenthal e Gruyere, l'innesto di Propioni bacterium nel latte d'origine e il successivo controllo delle condizioni operative porta alla formazione di una quantità significativa di anidride carbonica all'interno della forma, tale da provocare la formazione di cavità a forma sferoidale, denominate nel loro complesso «occhiatura». In altri formaggi tipo il Parmigiano è prevista una micro occhiatura e quindi la formazione di gas dev'essere più ridotta: la minor elasticità della cagliata dei tipi Grana, con un'eccessiva produzione di gas, provocherebbe la spaccatura della forma o un gonfiore evidente anche all'esterno della bombatura delle due facce. L'apporto di Propionibacte rium non è limitato alla «produzione» dei buchi all'interno della forma, ma in particolare anche alla produzione di acido proprionico il quale, salificando, conferisce il caratteristico gusto dolciastro (dovuto al propionato di calcio). Michele Perinotti Lignana (Vc) Perché la biancheria stesa ad asciugare ha un «profu mo di pulito» maggiore di quando viene asciugata in casa? L'agente responsabile potrebbe essere l'Open Air Factor (Oaf, fattore dell'aria aperta), un componente batterico dell'aria aperta scoperto nel 1986 da Harold Druett e Ken May a Porton Down. L'Oaf probabilmente è prodotto dalla reazione iniziale tra l'ozono e gli idrocarburi olefinici del petrolio o degli alberi. L'Oaf ha la proprietà di essere attratto dal bucato umido, dato che è altamente condensabile (pressione del vapore zero) e ha un'alta affinità con l'acqua. Perciò alte quantità di Oaf si possono concentrare sul bucato steso all'aperto per poche ore. L'Oaf è instabile ed è probabile che l'odore fresco della biancheria sia causato da alcuni aldeidi volatili. Maria Padovan Vicenza Le tazzine usate dai risto ranti cinesi contengono «grani di riso» traslucidi incorporati nella porcella na. Chiaramente non sono veri grani di riso. Che cosa sono, allora, e come vengo no inseriti? Si tratta di una decorazione perforata: le perforazioni sono a forma di riso, riempite di smalto, il che rende i grani trasparenti e molto sottili. Questo decoro è tipico del periodo Ch'ien Lung 1736-1795, ma è ancora molto usato. Il decoro a perforazione è stato usato dai ceramisti persiani del Medio Oriente fin dall'XI secolo. Therese Wollmann Basilea Quale applicazione pratica ha la teoria della relati vità? Piuttosto che di vere e proprie applicazioni pratiche, è più corretto parlare di verifiche sperimentali, vale a dire di fenomeni fisici osservati che si comportano in maniera coerente alla teoria. L'interazione della luce solare con le molecole degli strati più esterni dell'atmosfera produce delle particelle elementari chiamate «muoni», che hanno una vita molto breve (circa 10 alla _ 6), dopodiché decadono trasformandosi in altre particelle. Secondo la fisica classica i muoni, pur muovendosi a velocità prossima a quella della luce, non riuscirebbero a raggiungere la superficie terrestre nel loro tempo di vita. Cosa che invece accade regolarmente, in accordo con la teoria della relatività ristretta, che prevede una «dilatazione» dei tempi all'aumentare della velocità. Visti dalla Terra, la loro vita dura trenta volte di più, il che permette di percorrere una distanza molto maggiore. Andrea Gangemi Torino


CHI SA RISPONDERE?
LUOGHI: ITALIA

Q - Un giovane albero piantato in Europa saprebbe adattarsi a un altr ritmo stagionale se trapiantato, ad esempio, in Australia? Q - A che profondità del suolo si fissano le fondamenta dei più alt grattacieli? Q - Esiste un metodo per stabilire, anche con l'aiuto di strumenti ottici (ma non elettronici) la distanza tra un osservatore a terra e un aereo in volo? ______ Risposte a «La Stampa-Tuttoscienze», via Marenco 32, 10126 Torino. Oppure al fax numero 011-6568688




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