TUTTOSCIENZE 6 luglio 94

Il mercato nero del mogano Tagliato e venduto illegalmente nelle riserve indios dell'Amazzonia Contratti ambigui e prezzi irrisori. E intanto la specie e la foresta muoiono
Autore: LEIGHEB MAURIZIO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, BOTANICA, COMMERCIO
LUOGHI: ESTERO, BRASILE

A partire dagli Anni 80, vari gruppi etnici dell'Amazzonia hanno consentito - quando non addirittura favorito - la deforestazione nelle aree indigene, vendendo illegalmente legname pregiato, soprattutto mogano, in proprio o con la mediazione della Funai, la Fondazione nazionale preposta alla protezione degli indios e del loro ambiente. La vendita del mogano sarebbe necessaria per far fronte alle necessità della loro esistenza, mancando l'assistenza del governo. In alcune aree indigene, come tra i Kaiapo' Gorotire e Kikretum del Sud del Parà, le riserve di mogano sono state ormai completamente distrutte. I maggiori acquirenti sono gli Stati Uniti, seguiti da Inghilterra, Irlanda e Germania. L'area di diffusione del mogano in Brasile è di circa 150 milioni di ettari, dove abitano 120 etnie che parlano 45 lingue diverse e costituiscono un universo culturale distinto dalla cultura dominante. Tra il '78 e l'83 in Brasile c'è stato uno straordinario aumento dell'offerta di mogano, dovuto all'ampliamento delle frontiere agricole e alla deforestazione incontrollata. Per frenare l'offerta e la distruzione delle riserve forestali, nell'84 e '85 è stata proibita l'esportazione del legname in tronchi. Nel 1987 il 69% del mogano esportato, per un totale di circa 163.300 metri cubi, proveniva dalle riserve degli indios Kaiapo'. L'enorme volume di mogano tagliato illegalmente in 53 aree indigene sta decretando la progressiva distruzione della specie (Swietenia macrophylla) e della foresta circostante. Una ricerca compiuta nel Parà dimostra che per ogni albero di mogano abbattuto sono danneggiati 1450 metri quadri di foresta, mentre un'altra, condotta recentemente nello Stato di Rodonia, prova che l'area distrutta è tre volte più estesa. La vendita di mogano sta portando a un'indiscriminata distribuzione di regalie e prebende che sfugge a ogni controllo, con la connivenza di agenti governativi corrotti. L'impatto di questi benefici, sotto forma di beni industriali e consumistici, sta alterando il tradizionale sistema economico di sussistenza, con conseguenze disastrose sull'organizzazione del lavoro, basato sulla caccia, la pesca, la raccolta e l'agricoltura e ora in parte sostituito dall'impiego di manodopera per l'estrazione dell'oro e il trasporto del legname. Inoltre sta creando leaderslup artificiali, sovvertendo la struttura sociale e minacciando la coesione etnica. Nella maggior parte dei casi le compagnie del legname hanno approfittato dell'analfabetismo e dell'ignoranza giuridica dei Leaders per stipulare contratti largamente sfavorevoli agli indios, ricorrendo ad artifici linguistici e a clausole di ambigua interpretazione. Il mogano è stato venduto a un prezzo irrisorio rispetto a quello di mercato: per esempio, in Rondonia, a 5 dollari al metro cubo, contro i 100 ufficiali. Maurizio Leigheb


GUERRA AI PICCIONI Monogami e fedeli: sterilizziamoli! A Siena, dopo l'insuccesso dei predatori naturali, si punta sulla chirurgia
Autore: LEONCINI ANTONELLA

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ANIMALI, AMBIENTE
ORGANIZZAZIONI: USL
LUOGHI: ITALIA, SIENA (SI)

I piccioni a Siena finiranno in sala operatoria e saranno sottoposti a deferectomia per limitare la loro diffusione. La sterilizzazione dovrebbe consentire di ottenere i migliori risultati nella battaglia contro questi pennuti. I piccioni, difatti, sono monogami: tendono, pertanto, ad accoppiarsi con la stessa femmina, e la «fedeltà» è reciproca. La sterilizzazione di un piccione limita, quindi, la procreazione di una coppia mancando generalmente lo stimolo alla ricerca di un altro partner. Già negli anni passati a Siena si tentò la sterilizzazione chimica con la somministrazione di un ormone antifecondativo, ma il metodo, con la sistemazione della sostanza nelle granaglie destinate ai volatili, si rivelò ben presto di scarsa efficacia, soprattutto per gli elevati costi di somministrazione e l'effetto temporaneo. Siena, come altre città italiane, negli ultimi anni ha finito per essere sommersa dai piccioni: un recente censimento ne ha contati, nel centro storico, 4700. Sebbene siano notevolmente diminuiti rispetto all'anno precedente, quando furono censiti 6900 esemplari, sono ancora ben al di sopra del limite di tollerabilità, che oscilla dai 500 ai 600 esemplari per chilometro quadrato. Il colombo di città o di piazza ha finito per trovare l'habitat naturale fra le mura e per abituarsi alla convivenza con l'uomo. L'abnorme proliferazione, tuttavia, ha provocato crescenti difficoltà: il colombo è portatore e trasmettitore di agenti infettivi patogeni. Tra quelli a più alto rischio per l'uomo, le salmonelle e la chlamydia psittaci, responsabili, le prime, della salmonellosi o paratifo, l'altra della chlamydiosi od ornitosi, con affezioni dell'apparato cardiorespiratorio e gastrointestinale. Incalcolabili, inoltre, i danni ai monumenti provocati nel tempo dai piccioni, responsabili di una vera disgregazione lapidea. L'intervento per «il controllo chirurgico della fertilità sui piccioni di sesso maschile» sarà attuato progressivamente, secondo un particolare piano. Si individueranno anzitutto le zone a più alta concentrazione di piccioni e si procederà alla loro cattura. Verrà effettuata una discriminazione secondo il sesso: le femmine saranno liberate, mentre i maschi saranno trattenuti per essere sottoposti a deferectomia. Si tratta di un particolare intervento, eseguito da veterinari esperti, che consente di ovviare a certi inconvenienti della evirazione e della castratura: i piccioni, dopo essere stati anestetizzati, sono sottoposti alla legatura dei deferenti attraverso una semplice tecnica chirurgica eseguita da esperti Usl. Sono necessari dei punti di sutura, una breve convalescenza e il piccione è rimesso in libertà: libero di ricercare la femmina con la quale precedentemente si era accoppiato, ma senza nessuna possibilità, evidentemente, di procreare. L'obiettivo è quello non di una totale eliminazione dei piccioni, ma piuttosto di un contenimento per limitare i danni provocati ai monumenti e alla città da una sovrappopolazione di questi animali. Si tratta di un piano all'avanguardia, che ha suscitato interesse anche in altre città, come Venezia e Bologna, ugualmente alle prese con i piccioni. Più recentemente, dopo il controllo farmacologico con la somministrazione degli ormoni, si era pensato di ricorrere agli allocchi, nemici dichiarati dei piccioni. Ma le quindici coppie di rapaci, alle quali era stato affidato il compito di catturare naturalmente i piccioni, si sono rivelate scarsamente efficaci. Le speranze per la lotta ai piccioni sono adesso riposte nelle tecniche chirurgiche. Antonella Leoncini


RISORSE NATURALI Fame di legno Tanti interessi, poche regole
Autore: RAVIZZA VITTORIO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, BOTANICA, AMBIENTE, LEGGI, MERCATO
NOMI: CLINTON BILL
LUOGHI: ITALIA

IL presidente americano Bill Clinton intende revocare alla Alaska Pulp Corporation il contratto per l'utilizzo della legna pregiata della foresta di Tongass, in Alaska. Il provvedimento fa notizia perché da cinquant'anni il contratto garantiva alla compagnia, oggi di proprietà nipponica, lo sfruttamento di grandi quantità di legname a prezzi bassissimi. Per questo pseudo-affare il governo americano, tramite il servizio forestale, perdeva ogni anno milioni di dollari, dovendo fornire i servizi di manutenzione delle strade. Contratti simili, stipulati decenni fa, avevano lo scopo di favorire la creazione di posti di lavoro in regioni difficili come l'Alaska. Oggi le forze ambientaliste premono sempre di più per porre termine allo sfruttamento delle risorse forestali e sostengono che la preservazione delle foreste costituirebbe un ottimo incentivo per l'avvio dell'attività turistica. Il problema dello sfruttamento delle risorse naturali e della loro preservazione è un tema complicato perché coinvolge molteplici interessi economici, sociali, etici, culturali. In Europa la nuova coscienza ecologista ha spinto la Comunità a ricercare un codice di regolamentazione comune per l'uso delle risorse ambientali non rinnovabili, consistente nel controllo della quantità di legno importato nella Cee. Ma secondo un rapporto sulla situazione delle foreste pubblicato dal gruppo ambientalista «Amici della Terra», molto poco è stato fatto a causa delle resistenze dell'industria e del mondo politico dei grandi Paesi importatori come Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Germania. Infatti, il legname di origine tropicale è venduto dai Paesi produttori a prezzi talmente concorrenziali rispetto alle risorse alternative, da cancellare ogni minima volontà ecologista. All'interesse economico si aggiungono resistenze culturali legate alla tradizione. Il pregiato mogano brasiliano, ad esempio, è sinonimo di eleganza, qualità e lusso ed è preferito ad altri legni con caratteristche simili e spesso meno cari. Il caso dell'Italia è emblematico, trattandosi di un Paese che ha una lunga tradizione nel campo dell'industria della trasformazione di legname pregiato per la creazione di mobili di alta qualità. Secondo i dati trasmessi nel '91 da Eurostad, il nostro paese importa il 21,3 per cento di tutto il legname grezzo che arriva in Europa. Aggiungendo il 27,5 per cento della Francia, si scopre dove va a finire la metà delle importazioni effettuate dai Paesi europei. Anche i Paesi produttori sono particolarmente riluttanti a introdurre un codice di regolamentazione. Questo perché appartengono quasi tutti ad aree del Terzo Mondo e difficilmente rinuncerebbero ai guadagni ottenuti da questo commercio nonché ai benefici sociali (impiego di manodopera locale). Un rapporto della Fao del 1991 è allarmante: ogni anno vengono distrutti oltre 169 mila chilometri quadrati di foresta tropicale, provocando la scomparsa di habitat animali, erosione del terreno, inondazioni, accelerando la perdita di specie e di risorse genetiche e sconvolgendo culture intimamente legate alla foresta. Eppure i Paesi esportatori di legname pregiato non tengono conto di tutto questo, tanto che la Asean, l'associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico, ha sostenuto spesso che il suo prodotto proviene da risorse rinnovabili. Lo scenario, già abbastanza sconfortante, potrebbe peggiorare con l'aumento del fabbisogno interno della Cina. A partire dalle riforme economiche della fine degli Anni 70 in Cina la quantità di legna tagliata è passata da 196 milioni di metri cubi l'anno a 344 milioni dell'88. Dall'80 sono scomparsi circa 30 mila chilometri quadrati di foresta e quella che resta sarà esaurita, con questo ritmo, entro la fine del secolo. Come risultato, la Cina è diventata già oggi il maggior importatore di prodotti forestali e, insieme allo Itto (International tropical timber organization), sta cercando attivamente di espandere le importazioni di legno tropicale in modo da anticipare l'aumento della domanda a fronte della mancanza di rifornimenti interni. Paola Ravizza


IN BREVE Centri di ricerca Enea 43 borse di studio
ARGOMENTI: DIDATTICA
ORGANIZZAZIONI: ENEA
LUOGHI: ITALIA

L'Enea, Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente, mette a disposizione di giovani laureati in tutte le discipline, con anzianità di laurea non superiore ai sei anni, 43 borse di studio annuali per un importo di 16 milioni e mezzo di lire lorde. Per altre informazioni ci si può rivolgere al numero verde 167.86.11.75.


IN BREVE Misure meccaniche Congresso mondiale
ARGOMENTI: METROLOGIA, CONGRESSO
ORGANIZZAZIONI: IMEKO
LUOGHI: ITALIA, TORINO (TO)

Le più recenti acquisizioni nell'ambito della scienza e della tecnologia delle misure verranno esposte al XIII Congresso mondiale dell'Imeko, che si terrà dal 5 al 9 settembre prossimo al Lingotto di Torino. Per informazioni, telefono 011/ 66.44.111.


IN BREVE Scienza e tecnica In edicola Teknos
ARGOMENTI: DIDATTICA, EDITORIA
ORGANIZZAZIONI: TEKNOS
LUOGHI: ITALIA

E' in edicola il primo numero di «Teknos», mensile di scienza e tecnica finora riservato agli abbonati: grandi firme del giornalismo scientifico, attualità, risvolti storici e umani delle più recenti conquiste.


IN BREVE Il Tagliamento è il fiume più pulito
ARGOMENTI: ECOLOGIA, ACQUA
LUOGHI: ITALIA

Il Tagliamento è il fiume veneto con le acque migliori, seguito dal Piave. Il più contaminato è invece il bacino del Fratta Gorzone: alghe a dismisura, fondali fangosi in putrefazione, acque che puzzano di idrogeno solforato, ossigeno quasi del tutto assente, vita acquatica limitata a batteri e pochi altri microrganismi.


IN BREVE Tosaerba e trattori una legge antirumore
ARGOMENTI: ECOLOGIA, LEGGI, ACUSTICA
LUOGHI: ITALIA

Sono la delizia dei cittadini che al weekend si trasformano in contadini, ma l'incubo dei vicini assordati dai motori e avvelenati dai gas di scarico. Qualcuno, in America, ha deciso di ribellarsi e sta vincendo la partita. Il governo federale ha infatti proposto i primi standard nazionali per le emissioni gassose e i decibel. Entreranno in vigore l'anno prossimo.


IN BREVE Vaccini orali contro la rabbia canina
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: OMS
LUOGHI: ITALIA

L'Organizzazione mondiale per la sanità ha messo a punto un piano per controllare l'efficacia di un nuovo vaccino antirabbia, che viene mescolato alle esche per cani e dovrebbe quindi raggiungere anche gli animali selvatici, difficilmente raggiungibili per un'iniezione. Secondo i dati Oms, ogni anno muoiono di rabbia più di 33 mila persone e qualche milione è esposto al rischio di essere morso o graffiato da un cane rabbioso. Le zone più a rischio sono l'Africa e l'Asia.


IN BREVE Telescopio in viaggio appeso a un pallone
ARGOMENTI: OTTICA E FOTOGRAFIA
LUOGHI: ITALIA

Un telescopio unico al mondo, di costruzione italiana, viaggerà l'anno prossimo per una giornata, appeso a un pallone grande come il Colosseo. Osserverà le proprietà del fondo cosmico, cioè della radiazione diffusa che copre il cielo.


OBESITA' Non tutti uguali sulla bilancia Il ruolo degli androgeni e degli estrogeni
Autore: TRIPODINA ANTONIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
NOMI: VAGUE JEAN
LUOGHI: ITALIA

LA quasi totalità (cioè l'80 per cento) dei tentativi di cura dell'obesità - ispirati essenzialmente da motivazioni estetiche - è indirizzata verso le forme meno pericolose da un punto di vista metabolico, mentre sono quasi del tutto trascurate le forme di obesità maggiormente gravate da complicanze, che più influiscono sull'attesa di vita. Che non tutte le obesità siano uguali nelle loro conseguenze è provato chiaramente da studi epidemiologici che indicano come, in una data popolazione, un divario fra mortalità osservata e mortalità attesa inizi quando il peso corporeo supera il peso ideale del 15 per cento per gli uomini e del 45 per cento per le donne. Le ragioni di un così grande divario sono state individuate nella diversa distribuzione dell'adipe che caratterizza i due sessi. Dopo le pionieristiche ricerche del francese Jean Vague (1947), è ormai definitivamente accettato dalla comunità scientifica che il parametro più significativo nei confronti delle complicanze non è tanto l'entità del sovrappeso quanto la sua distribuzione nell'organismo: possono esservi soggetti gravemente obesi senza evidenti alterazioni metaboliche e soggetti in cui anche un modesto eccesso di peso è in grado di innescare disturbi tali da comprometterne seriamente la salute. Secondo l'originaria distinzione di Vague, l'obesità «androide», localizzata soprattutto nella regione intra-addominale, è un indice di rischio molto maggiore dell'obesità «ginoide», localizzata in prevalenza nella regione sotto- cutanea ai glutei e alle cosce. Il metodo più pratico per distinguerle è la determinazione del rapporto tra circonferenza dell'addome (misurata all'ombelico) e circonferenza delle anche (nella zona più larga): i valori normali sono compresi fra 0,75 e 0,95 per l'uomo e 0,60 e 0,85 per la donna. Si ritiene che a determinare la prevalente localizzazione intraddominale sia un'esaltata attività dell'asse ipotalamo- ipofiso-surrenalico, con iperproduzione di cortisolo e androgeni surrenalici; ipotesi che spiegherebbe perché le donne in post-menopausa, nelle quali vi è, appunto, un'aumentata produzione di androgeni surrenalici (non più contrastati dagli estrogeni), tendano a sviluppare un tale tipo di obesità. La localizzazione sottocutanea periferica sarebbe invece sotto l'influenza degli estrogeni e sarebbe geneticamente determinata. Non ancora chiari sono i meccanismi fisiopatologici per cui l'obesità di tipo addominale è spesso associata a significative alterazioni quali il diabete mellito, la dislipidemia (elevati livelli ematici di trigliceridi e colesterolo), l'ipertensione arteriosa, l'arteriosclerosi. L'ipotesi oggi più accreditata, quella dello svedese Biorntrop, indica come fatto iniziale un'elevata attività lipolitica delle cellule adipose addominali. L'aumentato flusso intra-epatico di acidi grassi liberi (prodotti della lisi dei trigliceridi di deposito) spingerebbe il fegato a una maggiore sintesi di lipoproteine (da qui l'iperlipidemia), mentre lo inibirebbe nella captazione di insulina, il cui livello tende man mano ad aumentare in circolo. L'eccesso di insulina in circolo (iperinsulinismo) assume un ruolo centrale, divenendo il trait d'union fra le successive alterazioni endocrino-metaboliche. Per un fenomeno di desensibilizzazione (down-regulation) produce una riduzione dei suoi stessi recettori situati sulla superficie delle cellule epatiche, muscolari e adipose, per cui l'azione biologica dell'ormone è ridotta («insulino- resistenza»). La conseguenza è un progressivo aumento della glicemia, venendosi a configurare, in un primo tempo, il quadro della «ridotta tolleranza glicidica» e, in seguito, quello di un diabete mellito conclamato. Ciò trova conferma in studi epidemiologici che evidenziano come, in soggetti geneticamente predisposti, l'obesità preceda lo sviluppo di un diabete di tipo 2 (non insulino-dipendente) nell'80 per cento dei casi, e come la durata del sovrappeso sia più importante della sua entità. L'iperinsulinismo è pure responsabile di una maggiore ritenzione di sodio a livello renale, di una maggiore sensibilità della muscolatura liscia vascolare alle amine (adrenalina e noradrenalina), di una stimolazione diretta del sistema nervoso simpatico e del sistema renina-angiotensina-aldosterone: tutti effetti che favoriscono l'aumento della pressione arteriosa. Il diabete mellito e l'ipertensione arteriosa sono a loro volta responsabili di altre complicazioni capaci di compromettere la salute del paziente. Il quadro può apparire fosco, ma a rischiararlo vi è la certezza scientifica che un calo ponderale è in grado di fare regredire tutte le alterazioni metaboliche e circolatorie menzionate. E' quindi essenziale capire la diversità prognostica dei due diversi tipi di obesità, in modo da correggere il paradosso per cui considerazioni puramente estetiche inducono giovani donne a dannarsi l'anima per migliorare il profilo dei loro fianchi, mentre l'«inconsapevolezza» dei pericoli fa sì che molte donne mature e uomini di tutte le età accarezzino con «leggerezza» il profilo dei loro addomi. Antonio Tripodina


SESSO E ANZIANI La forza trascinante dell'abitudine Dopo tutta una vita passata insieme, bastano stimoli più lievi
Autore: VIGNA AGNESE

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, SESSO, ANZIANI
NOMI: ABRAHAM GIORGIO
LUOGHI: ITALIA

ABRAMO aveva cent'anni, sua moglie Sara novanta. A quell'età, racconta la Bibbia, ebbero il loro ultimo figlio. Secondo Giorgio Abraham, il famoso docente di psichiatria all'Università di Ginevra, la storia di Abramo ha un fondo di verità: «Il sesso nella terza età è più facile e gradevole di quello praticato negli "anni verdi"». Un'eccentrica offesa a tanti vecchietti malandati? No, giura Abraham: «Sembra un paradosso, eppure proprio in età avanzata la sessualità è più serena, libera. Infatti non è più vissuta come un obbligo, una necessità fisiologica, ma diventa una scelta. In verità, non è la vecchiaia ad avere il «merito» di questa situazione, quanto la gioventù ad averne la colpa. Secondo il sessuologo, oggi, assistiamo a una caduta del desiderio nei giovani: «Ogni giorno mi chiedono: "Quante volte devo farlo ogni settimana per essere normale? Quanto deve durare per essere normale? Che cosa devo sentire per essere sicuro di essere normale?"». Tutte domande tipiche di quest'epoca, in cui la gente cerca la norma, piuttosto che il piacere. La terza età non è comunqe una garanzia contro i turbamenti o le nevrosi fatalmente legate al tema-sesso. E' possibile che gli uomini vogliano dimostrare di essere ancora capaci di avere rappoti sessuali e che le donne vogliano solo affermare la loro «desiderabilità». Ma anche in questi casi gli anziani sono affrancati dall'«obbligo» del sesso, che spesso finisce per trasformarlo in un deprimente dovere. Ma c'è di più. E' vero che la forza fisica favorisce l'attività sessuale. Ma è anche vero, secondo Abraham, che gli anziani hanno una forte alleata che li assiste nella loro attività sessuale: l'abitudine. La sessualità inoltre è profondamente mescolata con gli affetti e con l'amicizia nata nei lunghi anni di convivenza. Ma come, non si è sempre detto che l'abitudine provoca noia, e uccide il desiderio? Secondo l'anticonformista studioso svizzero, non c'è niente di più falso. Uno studio tedesco ha dimostrato che per portare gli adolescenti a certe reazioni fisiologiche connesse alla sessualità (come l'accelerazione del polso e del respiro) bisogna aumentare di molto la stimolazione. In età più avanzata, invece, per eccitarsi bastano stimoli più lievi. Abraham parla quindi di «età circolare» contrapposta all'età anagrafica. Secondo lo scienziato, mentre l'invecchiamento logora l'organismo, il ciclico ripetersi nel tempo delle stesse abitudini le rafforza e compensa - almeno in parte - gli effetti dell'età. E quando l'artrosi o il mal di schiena spengono gli ardori della passione? La lettura di: «Le età della vita. Saper vivere al meglio ogni stagione dell'esistenza», l'ultima fatica scientifica di Abraham, può aiutare a superare i momenti di crisi. Altrimenti, per contestazioni, spiegazioni, terapie, l'autore è reperibile a Ginevra, una delle città europee dalla più alta età media. Lo si troverà anche a Torino, a partire da ottobre, dove dirigerà un corso biennale per la formazione di consulenti in sessuologia (Presso la Scuola Superiore di Sessuologia Clinica, c. Unione Sovietica 335). Agnese Vigna


OZONO Misurazioni automatiche sui jet di linea
Autore: RIOLFO GIANCARLO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, AMBIENTE, RICERCA SCIENTIFICA, TRASPORTI, AEREI
ORGANIZZAZIONI: LUFTHANSA, AAARGOS, AIRBUS
LUOGHI: ITALIA
NOTE: Progetto «Mozaic»

UN passeggero speciale accompagnerà i viaggiatori in volo sugli Airbus 340 che entreranno in servizio con alcune compagnie europee. Si tratta di un laboratorio chimico automatico, capace di misurare l'ozono nell'aria e di contribuire allo studio dell'inquinamento dell'atmosfera. L'apparecchiatura (il peso è quello di un passeggero con il suo bagaglio) sarà ospitata nella stiva, proprio sotto la cabina di pilotaggio. Il primo velivolo così equipaggiato è stato consegnato recentemente alla Lufthansa. Insieme con altri quattro, prenderà parte al progetto Mozaic, un programma proposto dall'Airbus Industrie e coordinato dal Cnes, il centro nazionale francese per la ricerca scientifica. Mozaic significa Measurement of Ozone on Airbus In-Service Aircraft, cioè misurazione dell'ozono su velivoli Airbus in servizio. Per due anni, cinque Airbus 340 impiegati sulle tratte intercontinentali con i colori di Air France, Lufthansa, Sabena e Austrian Airlines registreranno ogni quattro secondi la presenza di ozono e l'umidità dell'aria, oltre alla posizione, alla quota e alla velocità. In un volo di 12 ore verranno compiute 200 mila rilevazioni. Tutti questi dati serviranno per migliorare la comprensione dei mutamenti introdotti dall'inquinamento nella troposfera, la parte di atmosfera che si estende da terra fino a 8-15 chilometri d'altezza (è maggiore all'equatore e minore in corrispondenza dei poli). In particolare, si vuole conoscere ciò che avviene proprio al confine superiore di questa fascia, che coincide con la quota di volo dei jet. L'allarme ambientale è legato all'aumento nell'aria di sostanze come ossido di carbonio, metano, ossido di azoto e ozono, la cui concentrazione nella troposfera è cresciuta cinque volte dal 1870 a oggi e continua ad aumentare nell'emisfero settentrionale dell'uno o due per cento l'anno. Se l'ozono nella stratosfera è indispensabile per la vita, poiché assorbe le radiazioni che provengono dalla spazio, non si può dire altrettanto della sua presenza a quote più basse. Elevate concentrazioni di questo gas sono pericolose per la salute. Il livello massimo ammesso (120 parti per miliardo) al ritmo di crescita attuale verrà raggiunto entro cinquant'anni. La forte presenza di ozono nella troposfera è anche considerato uno dei fattori responsabili dell'effetto serra. Tra le cause dell'eccesso di ozono, al primo posto ci sono le reazioni chimiche provocate dagli ossidi di azoto emessi nei processi di combustione delle industrie, degli impianti di riscaldamento e dei motori. Una parte di queste sostanze raggiunge la fascia superiore della troposfera, dove si somma agli scarichi degli aerei. Quest'ultima è una fonte d'inquinamento poco rilevante in termini assoluti (in tutto l'aviazione mondiale produce appena il 2 o 3 per cento delle emissioni di ossido d'azoto), ma di particolare interesse poiché avviene direttamente a quote di 8-12 mila metri. Il programma Mozaic, che è finanziato per metà dall'Unione Europea e per l'altra metà da un pool di centri di ricerca pubblici e privati, servirà agli scienziati per verificare le teorie sulle reazioni chimiche che si verificano a quelle altezze. Le rotte dei cinque Airbus consentiranno di raccogliere dati su ampie aree del pianeta. A questa osservazione estensiva, si affianca un'altra iniziativa che vede anch'essa protagonista il nuovo quadrireattore europeo. L'Airbus Industrie ha deciso di mettere a disposizione della comunità scientifica il prototipo dell'aereo per ricerche sull'atmosfera. Aargos (Airbus Atmospheric Research Global Observation System) è il nome del progetto che mira a investigare un ventaglio di sostanze molto più ampio del programma Mozaic. Trasformato in laboratorio volante, l'Airbus 340 numero 1 sarà pronto nella seconda metà del 1995 per affrontare la prima campagna di studio, dedicato alla misura dell'ossido d'azoto sull'Atlantico del Nord. Una ricerca che, seguendo alcune tra le rotte più battute dai jet, potrà essere preziosa proprio per valutare l'impatto ambientale del trasporto aereo. Giancarlo Riolfo


PIASTRINE Sono poche? Una proteina le moltiplica
Autore: DI AICHELBURG ULRICO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

IN confronto ai globuli rossi e ai globuli bianchi, si sente parlare poco delle piastrine, il terzo tipo di cellule del sangue. Ma ora dobbiamo registrare una notizia interessante. Naturalmente medici e biologi conoscono benissimo l'importanza delle piastrine, plaquettes per i francesi, platelets per gli inglesi, da noi dette anche trombociti per i loro rapporti con la trombosi. Le piastrine hanno una partecipazione fondamentale nell'emostasi, ovvero nella coagulazione del sangue in occasione di emorragie. Esse si aggregano in ammassi e producono fattori che, con altri, contribuiscono alla formazione del coagulo necessario per l'arresto del sanguinamento, elemento di difesa di grande importanza. La trombocitopenia (scarsità di trombociti), per aumentata distruzione o per diminuita produzione, può essere causa di gravi sindromi secondarie a malattie infettive e a numerose altre, quali le leucemie e le malattie croniche del fegato, o secondarie alla somministrazione di taluni farmaci. Vi è anche una trombocitopenia idiopatica (non secondaria, a sè stante), di origine autoimmune, il morbo di Werlhof. Si hanno anche rare trombocitopenie congenite. Attualmente la terapia sintomatica delle trombocitopenie si basa in special modo sulla somministrazione di concentrati di piastrine ottenute da donatori. Vi sono però molti inconvenienti, bisogna replicare l'infusione ogni 8-12 ore perché la durata di vita delle piastrine infuse può essere di poche ore, e la continua ripetizione dei concentrati può suscitare reazioni immunitarie con progressiva inefficacia delle successive infusioni. Ma a quanto sembra si apre ora un'importante prospettiva nuova, quella della trombopoietina («stimolante la produzione di trombociti»). Ben quattro articoli ne parlano nel settimanale Nature del 16 giugno (de Sauvage e coll., Lok e coll., Kaushansky e coll., Wendling e coll.). Cosa singolare, l'esistenza della trombopoietina è nota da trent'anni, allorché fu riscontrata nel sangue di uomini e animali. Questo fattore umorale, iniettato in animale, stimolava la produzione di piastrine, e precisamente accelerava la maturazione dei megacariociti, cellule dalle quali derivano le piastrine. Ma di questa trombopoietina non si sapeva di più e non la si aveva a disposizione. Averla a disposizione significherebbe risolvere molti problemi. Essa appartiene a un gruppo di proteine, le citochine (ne abbiamo parlato in Tuttoscienze del 27 aprile). Orbene, la notizia è che nel centro di ricerche americano ZymoGenetics, in collaborazione con l'Università di Washington, mediante la tecnologia del Dna ricombinante la trombopoietina è stata isolata e clonata. In un tempo non lontano anche se per ora non prevedibile, potrebbe essere a disposizione dei clinici. Gli esperimenti in corso sugli animali dimostrano che induce un aumento delle piastrine del 400-500 per cento. E' qualcosa di analogo all'eritropoietina («stimolante la produzione di eritrociti o globuli rossi»), già utilizzabile dai clinici in varie forme di anemie. Fra le possibili future applicazioni della trombopoietina, quella nei malati di tumore, nei quali una delle conseguenze della chemioterapia è sovente una grave trombocitopenia. Ulrico di Aichelburg


AREE PROTETTE IN AUSTRALIA Dalli al gatto! Come salvare i piccoli marsupiali
Autore: GABETTI FELICITA

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ANIMALI, ECOLOGIA
NOMI: WANSLEY JOHN
LUOGHI: ESTERO, AUSTRALIA

C'E' uno strano parco dove... «l'unico gatto buono è un gatto morto» : si può comprare un adesivo con questa scritta per un dollaro al chiosco del Warrawong Sanctuary sulle Adelaide Hills nel South Australia, con la benedizione del suo fondatore John Wansley. Ma si può anche comprare una coperta di pelli di gatto. Gira un po' la testa a chi è abituato ad accarezzare il proprio micio davanti al camino. «E' proprio sui piccoli marsupiali, opossum, bettongie, potorous, bandicot, e sul raro ornitorinco (platypus) che voglio attirare l'attenzione - dice il naturalista John Wansley guidandomi attraverso il suo parco -. Questi animali rappresentano la fetta più grossa dei mammiferi dell'Australia». Marsupiali non meno gustosi dei più evoluti placentati al palato dei carnivori introdotti in Australia per il piacere di lord a cavallo e massaie: le volpi e i gatti. In Australia negli ultimi 500 anni si è estinto un terzo dei mammiferi di tutto il mondo. Il South Australia negli ultimi 150 anni ha perso l'80 per cento dei suoi mammiferi. Dal 1970, anno in cui la «conservazione» fu riconosciuta dal settore pubblico, al 1990 si sono estinte specie a una velocità maggiore di prima. Vent'anni fa un quarto di tutti i marsupiali erano o estinti o in pericolo, dieci anni fa un terzo, oggi la metà. Nei primi 185 anni della colonizzazione, si estingueva un marsupiale ogni 64 mesi; nei dieci anni successivi, uno ogni 11 mesi; negli ultimi dieci anni, uno ogni cinque mesi. Entro dodici anni saranno tutti estinti? Varie le cause di estinzione: disboscamento, coltivazioni, pascolo, miniere, centri urbani; ma anche parchi urbani, suburbani, nazionali e riserve, foreste vergini. Il più grosso problema per i roditori selvatici sono i predatori importati che si sono riprodotti incontrastati: volpi e gatti. Wansley ha un copricapo di pelle di gatto che gli scende sulle robuste spalle: l'ex docente di matematica ha scoperto - a suo parere - l'unica arma di difesa per la piccola fauna marsupiale. L'arma che diventa protagonista di una vicenda di anni: lotte con enti, fondazioni e zoo, che lo hanno anche condotto in prigione, ma che alla fine gli hanno dato il massimo della credibilità. Quest'arma è un robusto e alto recinto (non un recinto da zoo); chilometri di recinto con cui tiene lontani gatti e volpi. Il primo esperimento è stato il Warrawong Sanctuary. Una valle che compra, ristruttura con corsi d'acqua e laghi, rimbosca e ripopola di specie che interagiscono fra loro. Tale arma contestata («Ci sono degli zucconi che lanciano volpi e gatti vivi nel mio recinto») è ora decantata da gruppi conservazionisti prima contrari. In molti Stati ora è possibile costruire sanctuaries: «Stiamo progettandoli in diversi Stati, spazi vasti ma cintati, perché se si dovessero estinguere altre specie, si possono nei sanctuaries trovare dei serbatoi di vita australiana per ripopolare l'ambiente». Dall'alto della sua statura michelangiolesca, John ammicca dietro al barbone brizzolato e chiude i cancelli del Sanctuary. Altri due sono già in funzione. Tre in costruzione. Il più grande è il Koala S. di 25 mila acri. Il più prezioso è il Buckaringa S., che ospita la più grossa colonia rimasta di yellow-fouted-rock wallaby (petrocale xanthopus). Tutti sono cintati. Chilometri di recinto. Posa e mantenimento hanno un costo elevato, così nasce la Heart Sanctuaries Ptl. Ltd. che controlla la rendita dei Sanctuaries (gite guidate, pernottamenti, perizie, gadgettistica), una vera S.p.A. privata che investe fondi sui marsupiali: «Se gli animali importati (carne e lana) sono un business, perché non investire nella nuova industria che lavora per la sopravvivenza, permettendoci di salvare più specie possibili?». La società va a gonfie vele, raduna capitali da tutto il mondo e le sue azioni sono in crescita. Perché non mettere soldi a rendere sulla testa delle bettongie e dei potorous? Perché non dare ai veri residenti di questo continente la possibilità di sopravvivere? «Voglio solo dare ai marsupiali australiani un pezzetto di vera Australia in cui riprodursi». Così ai nostri antipodi il felino antropizzato si trasforma in gatto-lupo responsabile forse di una perdita irreparabile. I protagonisti di questa storia non sono un uomo col fucile e il suo cane, ma un uomo e il suo gatto. Felicita Gabetti


OGGI A TORINO Il burattinaio virtuale Un computer al posto dei vecchi fili
Autore: INFANTE CARLO

ARGOMENTI: ELETTRONICA, INFORMATICA, GIOCHI
LUOGHI: ITALIA, TORINO (TO)
NOTE: «Euclide»

LO chiamano Euclide. E' il primo personaggio sintetico realizzato in Italia. Nasce dalla ricerca di Stefano Roveda di «Pigreco», una società milanese nota per essere tra le più attive nella realizzazione di scenari di realtà virtuale. Con un «cyberglove», cioè uno speciale guanto innervato di sensori che reagiscono ad ogni movimento delle dita dell'operatore, Euclide si anima, apre la bocca, parla, chiacchiera e improvvisa: dialoga con gli spettatori, perplessi nel trattare con qualcuno, o qualcosa, che non esiste se non nella memoria di un computer. E' un Indigo2 della Silicon Graphics a modellare la faccia geometrica di questa «id-entità virtuale» (come la rivendicano gli autori) che si anima in tempo reale tramite le interfacce - mouse, tracker e cyberglove - usate dall'operatore. Nell'animazione di questa sorta di burattino digitale va colta una specifica qualità teatrale, riconducibile a quella dei marionettisti della tradizione del teatro di figura. L'operatore non a caso viene da esperienze di videoteatro; è Giacomo Verde, inventore dei «teleracconti», spettacoli in cui la telecamera ingrandisce un microteatro fatto di oggetti e figure (potranno essere visti al Festival del Nuovo Teatro di Rivoli, dal 18 al 22 luglio). Euclide apparirà a Torino, all'Ippopotamo (l'area attrezzata per la programmazione estiva presso l'ex zoo) in occasione del progetto «Cyberia» che già dallo scorso anno presenta eventi di spettacolo e comunicazione virtuale. Proprio oggi, 6 luglio, è previsto un incontro dal titolo «L'attore sintetico» che affronterà con gli autori i diversi aspetti dell'operazione, da quelli puramente teatrali a quelli tecnologici. Sui personaggi sintetici già da qualche tempo opera il Medialab di Parigi (una società di cui è maggior azionista Canal Plus, la pay tv francese). In diversi programmi del canale via cavo parigino ci si può imbattere in sinuose presentatrici come «Poupidoo» o coppie di simpatici gangster come «Chipie & Clyde», protagonisti di una fortunata serie televisiva che ha fatto scalpore. Tutti sintetici. Il primo a dare il via a questa generazione di personaggi digitali è stato «Mai le phantome», un buffo fantasma disegnato da Tanino Liberatore (il creatore di Rank Xerox, il «coatto sintetico» pubblicato nei primi Anni Ottanta sulla rivista «Frigidaire»). Mai è stato il conduttore televisivo di un fortunato programma per bambini, «Canal Pelouche», in cui svolazzava per il set molestando gli altri conduttori, attori in carne ed ossa. Attraverso il cromakey (lo scenario elettronico che permette di «abitare» le immagini trasmesse altrove, un po' come fanno molti telegiornali) il personaggio virtuale può quindi interagire con quelli reali, in un'operazione simile, tanto per intenderci, a quella del film con Roger Rabbit, il coniglio-cartoon. Nel caso di queste animazioni del Medialab parigino il sistema adottato porta il nome di «Puppetry Orchestrated in Realtime by Computers» e vede l'utilizzo oltre che di un «Dataglove» (innervato di fibre ottiche), di una serie di sensori «Polhemus» da applicare al viso dell'operatore-marionettista per le espressioni facciali. L'Euclide della Pigreco non raggiunge il livello di complessità di queste animazioni ma per altri versi è più efficace: più immediato nella reazione al pubblico con cui può curiosamente dialogare. Uno dei primi personaggi sintetici realizzati negli Stati Uniti portava la «maschera» di SuperMario, l'eroe dei videogames della Nintendo. Una delle applicazioni più diffuse, oltre a quelle di intervento spettacolare in eventi pubblici e parchi tecnologici, è stato quello di farlo intervenire nei reparti pediatrici degli ospedali, per dialogare con i bambini immobilizzati a letto. Recentemente, all'ultimo Forum Imagina di Montecarlo, sono stati presentati degli sviluppi ulteriori di queste sperimentazioni, orientate principalmente verso la «televirtualità»: ovvero delle procedure avanzate di telecomunicazione in cui poter trasmettere sulle reti digitali le nostre immagini-simulacro, una sorta di maschere che però rispettino i movimenti labiali della comunicazione verbale. Un aspetto che secondo l'Institut de la Communication Parlee di Grenoble è fondamentale per l'intelligibilità del comunicare a distanza. Carlo Infante


CADRA' SU GIOVE Occhio alla cometa suicida Favorito l'Osservatorio di Catania
Autore: PRESTINENZA LUIGI

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: Cometa Shoemaker-Levy

SI mobilitano anche gli astronomi italiani in occasione della caduta dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy sul pianeta Giove; caduta che è attesa a partire dalla serata del 16 luglio alle 20,01 (tempo universale, a cui bisogna aggiungere due ore per ottenere l'ora legale in vigore nel nostro Paese). Questo primo impatto, è stato anticipato, accadrà sull'emisfero di Giove in quel momento non visibile dalla Terra, ma la rapida rotazione di quel mondo gigantesco, che avviene in meno di dieci ore, non mancherà di portare abbastanza rapidamente in vista la zona colpita. E su questa si spera di osservare modificazioni significative nelle grandi strutture nuvolose che caratterizzano l'alta atmosfera di Giove. Sono attesi anche flash di luce sui satelliti più vicini. Il programma degli osservatori italiani tiene conto del fatto che nell'osservazione del pianeta saranno favorite le stazioni del Sud, per due motivi: maggiore altezza di Giove sull'orizzonte di Sud-Ovest, minore durata del crepuscolo rispetto a ciò che si registra in località collocate cinque o sette gradi di latitudine più a Nord. Giove, infatti, è già passato «in opposizione» (che coincide con la minima distanza dalla Terra e il migliore e più lungo periodo di osservabilità notturna) lo scorso 29 aprile: quasi tre mesi dopo, al tramonto del Sole sarà già oltre il meridiano, il che riduce a poche ore il periodo di osservabilità prima che il pianeta si abbassi eccessivamente sull'orizzonte. E' dunque un astronomo di Catania, Carlo Blanco, il coordinatore del gruppo di studiosi che osserverà nel visibile; ed è quello di Catania il programma più nutrito, alla stazione etnea di Serra la Nave (quota 1710). Blanco sarà impegnato in registrazioni fotometriche dei satelliti (soprattutto Io) col telescopio di 91 centimetri; Santo Catalano userà l'altro telescopio di 61 centimetri con cui sarà collegato tramite fibra ottica un filtro magneto-ottico a vapori di sodio: ciò per mettere in evidenza eventuali flash che indichino movimenti nell'atmosfera di Giove indotti dalla caduta di un oggetto sufficientemente pesante (almeno un chilometro di diametro). Salvatore Cristaldi utilizzerà un telescopio da 15 centimetri con rivelatori Ccd per osservare l'alta atmosfera del pianeta. Partecipano anche: i radiotelescopi gemelli di Medicina (Bologna) e Noto (Siracusa) per cercare, dall'eventuale presenza e dal profilo delle righe spettrali di molecole di HCO, H2S, H2O, tracce di metanolo (CH3OH) eventualmente presente nei gas della cometa: il telescopio di 1,50 di Loiano (Bologna) per spettrografia e immagini fotografiche in Ccd; Asiago (Vicenza) con i due telescopi di 1,80 e 1,20, il primo per spettrografia del pianeta mirando alla nube di atomi di sodio che circonda Io, mentre l'altro eseguirà osservazioni fotometriche; Collurania (Teramo) che al 40 centimetri userà un'apparecchiatura magneto-ottica con una celletta di vapori di sodio analoga a quella del professor Catalano; Merate, dove Guaita userà dei Ccd sul telescopio di 142 centimetri. Il gruppo di Frascati ha programmato una trasferta iberica, a Granada. Non è certo che tutti questi sforzi raggiungano risultati concreti: ma il numero degli impatti, una ventina, e le dimensioni di alcuni frammenti cometari, stimati un paio di chilometri, fanno sperare che qualcosa si vedrà. Luigi Prestinenza


IN ISRAELE Frutti su misura nati dal deserto
Autore: KRACHMALNICOFF PATRIZIA

ARGOMENTI: ECOLOGIA, BOTANICA, AGRICOLTURA
ORGANIZZAZIONI: ARO
LUOGHI: ESTERO, ISRAELE

QUANDO sui nostri mercati compaiono improvvisamente strani frutti di forma mai vista, ibridi di due frutti conosciuti ma con le migliori caratteristiche di entrambi, oppure frutti nani, si può quasi sempre essere certi che sono stati prodotti in Israele. La ricerca in campo agricolo, partita dalla necessità di rendere fertile un terreno per la maggior parte desertico, ha raggiunto livelli di sofisticazione molto vicini alla fantascienza, ed è in continuo sviluppo. La base di quest'attività è l'Aro (Agricultural Research Organization), più nota agli addetti ai lavori col nome di Volcani Center, e si trova a Bet Dagan, a pochi chilometri da Tel Aviv. La storia ha inizio nel 1921, quando Eliezer Volcani fondò l'Agricultural Experiment Station a Tel Aviv, come parte dell'Istituto per l'agricoltura e le scienze naturali. Dopo vari cambiamenti di nome, il Volcani Center nel 1971 si stabilì nella sede attuale e divenne il quartier generale per la ricerca del ministero dell'Agricoltura. Oltre a fare ricerca, l'Aro si occupa di risolvere problemi attuali nella produzione agricola, nonché di industrializzare e applicare tecnologie avanzate; diffonde informazioni e statistiche sull'agricoltura e tiene corsi di addestramento per istruttori e agronomi. L'Aro comprende sette istituti di ricerca: ingegneria agricola; scienze animali; colture da campo e da giardino; orticoltura; protezione delle piante; suolo e acqua; tecnologia e conservazione dei prodotti agricoli. Ogni istituto è diviso in dipartimenti, con un numero incredibile di specializzazioni. Molti hanno sentito parlare del famoso metodo dell'irrigazione a goccia, oggi adottato da molti Paesi con problemi idrici: è solo l'esempio più noto di una lunga serie di sviluppi mirati, fondati non solo sulla ricerca scientifica ma su ricerche di mercato approfondite e studi statistici condotti da un apposito dipartimento. Tra le «invenzioni» più gradite al consumatore, che sono ormai d'uso comune in Israele e presto saranno in circolazione anche da noi, ci sono le angurie senza semi e i fichi d'India senza spine. I pomodori quadrati invece non hanno avuto successo: sembra che il consumatore sia restio ad abbandonare la forma tradizionale per una più innovativa e soprattutto più pratica. Molto bene accolti sono stati i mini-alberi di pesco da tenere sul balcone o sul terrazzo, che arrivano velocemente a una copiosa produzione di frutti. In un Paese in cui l'acqua è pochissima e la manodopera scarsa e costosa, è chiaro che due problemi fondamentali sono la desalinizzazione, o meglio ancora lo sviluppo di colture che sopportino l'acqua salina, e la raccolta automatica di frutta e verdura; ecco quindi macchine dallo strano aspetto che staccano gli agrumi dagli alberi, raccolgono le olive o le noci, dividono gli asparagi e raccolgono le cipolle; ecco pomodori, datteri e girasoli irrigati con acqua salina. Una parte importantissima della ricerca riguarda la protezione delle piante dai parassiti: una delle ultime novità è che esistono degli oli profumati nocivi ai parassiti ma non all'uomo. Dato però l'alto costo di tali oli e le grosse quantità necessarie, è attualmente allo studio il problema della validità economica dell'operazione. Anche l'Istituto di scienze animali è molto attivo: la ricerca è mirata soprattutto a risolvere problemi di fertilità e di adattamento all'ambiente; all'uso di mangimi non convenzionali per bovini e pollame e allo sviluppo dell'inseminazione artificiale nelle pecore. Per i pesci, la ricerca mira al loro miglioramento genetico e all'inserimento in ambienti diversi da quello naturale (recentemente è stato ottenuto un branzino che vive in acqua dolce), oltre all'utilizzazione di sottoprodotti agricoli come mangime. Anche alcuni crostacei sono oggetto di ricerca, per quanto la religione ebraica ne vieti il consumo. Parafrasando Pascal, si potrebbe dire che il mercato ha una religione che la religione non conosce. Patrizia Krachmalnicoff


DIDATTICA La conquista dello spazio? E' già finita al museo Il 26 luglio a Milano si inaugura una mostra permanente sulla storia dell'astronautica
Autore: BASSI PIA

ARGOMENTI: DIDATTICA, AERONAUTICA E ASTRONAUTICA, ASTRONOMIA, MOSTRE
ORGANIZZAZIONI: BPD, ALENIA
LUOGHI: ITALIA, MILANO (MI)

DAL 26 luglio una sezione del Museo nazionale della Scienza e della tecnica Leonardo da Vinci di Milano diventerà anche - grazie a una sua nuova sezione - il primo museo spaziale italiano. Sono pochi pezzi, essenziali per raccontare i primi trent'anni dell'Italia nel cosmo. Un'avventura iniziata nel dicembre 1964 con il minuscolo satellite «San Marco 1» costruito da Luigi Broglio dell'Università di Roma per lo studio dell'atmosfera, lanciato dalla base americana di Wallops Island con un razzovettore Scout. Ma già negli Anni 50 Aurelio Robotti, professore al Politecnico di Torino, purtroppo scomparso qualche giorno fa all'età di 81 anni, era partito con esperimenti pionieristici che approdarono poi, tra l'altro, al satellite italiano per telecomunicazioni «Sirio» e ai razzi realizzati dalla Bpd negli Anni Settanta; e successivamente allo Spacelab e al motore Iris di Alenia Spazio, utilizzato nel 1992 per lanciare dalla stiva della navetta il satellite geodetico «Lageos 2». E' stato il via per la conquista di una posizione europea e internazionale attraverso università, centri di ricerca e industrie oggi molto competitive. Una pagina importante nella storia spaziale italiana viene scritta nel 1992, quando Franco Malerba vola sullo shuttle «Atlantis» per il primo esperimento con il «Tethered», il satellite a filo che ha ottenuto elettricità nello spazio, ideato da Giuseppe Colombo. Malerba ha sottolineato che è stato soltanto il 281 astronauta e si augura di potere tornare sulla stazione spaziale «Columbus» con un collega italiano per la prossima missione Tethered, attualmente programmata per la primavera 1996. La sezione spaziale del museo è suddivisa in sei aree integrate fra di loro: trasporto spaziale, la scienza nello spazio, la Terra vista dallo spazio, Terra- spazio-Terra, stazioni e comunicazioni spaziali, l'uomo nello spazio e Space Room. Tutto è progettato per immergere il visitatore fra stelle e pianeti attraverso esaurienti spiegazioni fornite da terminali a tessera magnetica. Si può, per esempio, chiedere come funziona un razzo o una navetta spaziale, come sono costruiti i satelliti artificiali, come avviene l'arrivo in orbita e perché vengono lanciati su orbite diverse, scoprire il lavoro dei computer che da terra comandano i satelliti nello spazio, vedere come viaggiano le sonde interplanetarie e provare le emozioni del volo su una navetta della Nasa.Pia Bassi


DIBATTITO La ricerca non paga il sabato
Autore: BERNARDINI CARLO

ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA, FISICA, GOVERNO, FINANZIAMENTO, PROGRAMMA, POLITICA
NOMI: REGGE TULLIO, PODESTA' STEFANO
LUOGHI: ITALIA, ROMA

TULLIO Regge gode, nell'ambiente internazionale dei fisici, di generale stima e considerazione. Il suo modo di esprimersi nell'articolo «Ricerca pura o applicata?» pubblicato su Tuttoscienze la settimana scorsa è misurato e attento ai fatti: ma non nasconde una grave preoccupazione per i riflessi sulla ricerca italiana della piega che stanno prendendo le sorti mondiali della scienza di base. A mio parere, la preoccupazione di Regge è bene esplicitata da alcune frasi appena rattenute sulle ancora nebulose ma già minacciose intenzioni del nostro governo: la frase d'apertura, nella quale si dice che «il ministro per la ricerca e l'università, Stefano Podestà, è rimasto un oggetto misterioso fino alla sua sortita a Firenze»; e la successiva su «la distinzione manichea del ministro tra la ricerca di base, definita senza sbocchi e senza ricadute, e quella applicata: implicito in questa distinzione è lo scetticismo verso la prima e un vigoroso sostegno per la seconda». Vorrei qui aggiungere alcuni elementi di riflessione che si affiancano a quelli già ben delineati da Regge. 1-La vicenda della chiusura del cantiere del grande acceleratore di particelle americano SSC è stata ripresa dalla nostra stampa in modo assai sbrigativo. Parlandone, sarà bene fare riferimento alle autorevoli ricostruzioni dei fatti come quella contenuta in una lunga lettera di Panofsky alla rivista Physics Today (nel numero di marzo 94; uscirà tra poco in italiano sul settimanale Inter nazionale) in cui si racconta minuziosamente quanto e come la burocrazia federale abbia contribuito all'affossamento. Il costo di quell'impresa, indubbiamente ingente (circa dieci miliardi di dollari), è tuttavia modesto rispetto alle spese militari di cui il contribuente americano è tuttora gravato e che qualunque benpensante esiterebbe a chiamare «produttive». 2-La contrazione delle attività di ricerca di base con riallocazione di fondi pubblici a favore della piccola e media impresa non va confusa - nè Regge la confonde - con una prevaricazione della cultura tradizionale dominante sulla parte «scientifica». E' una novità assoluta, una vera e propria mutazione culturale che si ispira a una ideologia in cui produzione e consumi sono beni assoluti in quanto remunerativi nell'immediato. E' il caso di ricordare che, intorno ai primi Anni 50, la situazione della ricerca americana mutò radicalmente perché l'amministrazione federale si decise a investire sulla ricerca di base; tra l'altro, un forte apporto di scienziati europei cacciati da nazisti e fascisti aveva cancellato quello «spirito di Edison», gradito a un certo analfabetismo scientifico popolare, che privilegiava i cosiddetti inventori e disprezzava le università. Da noi, dopo decenni di fatica intellettuale per far sì che la produzione di conoscenze, in quanto investimento a lungo termine, entrasse nello sviluppo del paese bilanciando in qualche misura anche gli effetti di quelle riforme gentiliane a cui Regge fa cenno, un riorientamento a carattere fortemente «mercantile» potrebbe azzerare irreversibilmente e in brevissimo tempo elementi di qualità che richiedono decenni per essere costruiti. 3-E' veramente singolare che si pensi - se lo si pensa - che trasferendo risorse dalla ricerca di base a quella applicata la piccola e media industria italiana sappiano approfittarne. I livelli imprenditoriali raggiunti sembrano assai scadenti, nè quell'industria sembra capace di autonomia innovativa, requisito indispensabile per usare i risultati della ricerca. E' l'industria che deve fare brevetti; guai, invece, se la ricerca di base fosse sollecitata a farli per dimostrare una sua produttività e ricevere finanziamenti. O non è più vero che tutti i paesi civili hanno puntato sulla produzione di conoscenze condivise come patrimonio comune dell'umanità? Se così fosse, lo sconvolgimento culturale sarebbe devastante: molti di noi (attenzione: letterati, filosofi, storici, artisti non meno di scienziati) dovrebbero tornare a una trincea ideale in cui fronteggiare una ondata di «nuovi barbari» avviata alla conquista di mercati. Carlo Bernardini Università di Roma


EFFETTO SERRA? Si scioglie l'Antartide Allarme inglese: ghiacci in ritirata
Autore: BIANUCCI PIERO

ARGOMENTI: GEOGRAFIA E GEOFISICA, ECOLOGIA, METEOROLOGIA
NOMI: KING JOHN
LUOGHI: ESTERO, GROENLANDIA, FARADAY
TABELLE: D.G. Terraferma e ghiacci visti in sezione. G. Temperatura media annuale

LA più grande riserva di ghiaccio del mondo si sta squagliando. Ai bordi dell'Antartide, distese gelate grandi come province si disgregano, dando origine a colossali iceberg. Si intacca così anche la più grande scorta di acqua dolce del pianeta. A lanciare l'allarme è la missione scientifica inglese dalla Base di rilevamento Faraday, sulla penisola antartica che si protende verso l'estremità meridionale del Sud America. Qui, negli ultimi quarant'anni, la temperatura media è salita di ben 2,5 gradi centigradi. Non si era mai registrata una variazione di temperatura così brusca, almeno da quando si compiono misure in Antartide, cioè da circa 130 anni. Secondo molti climatologi per trovare un fenomeno simile bisogna risalire a 150 mila anni fa, quando una analoga impennata si ebbe in Groenlandia, come testimoniano le «carote» di ghiaccio estratte in quell'isola dell'Artico. La colonia antartica dei ricercatori britannici è molto agguerrita. Furono scienziati della base inglese di Halley i primi a osservare l'assottigliarsi dello strato di ozono. Ora John King, direttore del settore meteorologico della stazione Faraday dispone della serie di dati più completa dell'ultimo mezzo secolo. Secondo i suoi calcoli, depurato da errori sistematici, in media l'aumento di temperatura è stato di mezzo grado ogni dieci anni. Le misure, fatte a 2400 chilometri dal polo sud, non lasciano dubbi: la media annuale alla base di Faraday è attualmente intorno ai tre gradi sotto zero, mentre negli anni '50 era di meno sei, con una punta di meno 8 nel l959. Il riscaldamento - secondo John King - riguarda soprattutto le regioni dell'Antartide intorno al vasto mare ghiacciato di Ross; non ci sono invece indizi evidenti di riscaldamento dal lato opposto del continente. Gli effetti comunque si possono già vedere, e sono vistosi. Tra il 1969 e il 1989 il ghiacciaio di Wardie si è dissolto per 1300 chilometri quadrati. Potrebbe trattarsi di un effetto locale, legato a un parziale mutamento nella circolazione delle correnti marine antartiche, ma l'ipotesi più accreditata è che si tratti di un segnale dell'effetto serra, conseguenza dell'aumento dell'anidride carbonica nell'aria: nell'ultimo mezzo secolo, infatti, l'uso sempre crescente di combustibili fossili ha fatto salire la quantità di questo gas-serra da 330 a 355 parti per milione, e l'anidride carbonica è responsabile da sola di circa il sessanta per cento dell'effetto serra (contribuiscono anche altri gas: ossidi di azoto e halon per il 14 per cento, clorofluorocarburi per il 13 per cento, gas naturale per il 14 per cento). Questa tesi è confermata dal fatto che anche in Groenlandia si nota un arretramento dei ghiacci. L'Antartide è di gran lunga la più grande riserva di acqua dolce della Terra. Se dovesse sciogliersi completamente, il livello del mare salirebbe di circa sessanta metri in tutto il pianeta, con le conseguenze che è facile immaginare per molte città che sorgono in riva al mare, da Venezia a New York. Il 10 per cento delle terre emerse è coperto da ghiaccio. Complessivamente i ghiacci hanno una superficie che equivale a un venticinquesimo del pianeta. Artide e Antartide rappresentano il 98 per cento delle regioni eternamente ghiacciate. L'altro due per cento è costituito dai duecentomila ghiacciai - tra grandi e piccoli - sparsi sulle maggiori catene montuose: l'Himalaya, innanzi tutto, le Ande, le Montagne Rocciose, le Alpi. Il ruolo dei ghiacci è fondamentale per il clima e per la geologia. Per il clima, perché fungono da termostato: non tanto grazie alla loro bassa temperatura, quanto perché il loro biancore riflette nello spazio gran parte della radiazione solare in arrivo. Per la geologia perché il loro peso agisce sulle «placche» in cui è suddivisa la crosta terrestre. Si è calcolato che i ghiacci che ricoprono le calotte polari pesano qualcosa come trentamila miliardi di tonnellate. Se la coltre ghiacciata che ricopre la Groenlandia si sciogliesse completamente, l'isola si solleverebbe di 600 metri. Un effetto simile si avrebbe per l'Antartide, sulla quale grava uno strato di ghiaccio spesso in media duemila metri (in alcune zone più di tremila). La sorveglianza globale delle regioni ghiacciate del pianeta è affidata soprattutto ai satelliti da telerilevamento, che sono in grado di seguire in tempo reale l'arretramento dei ghiacci e le loro variazioni stagionali. Il telerilevamente acquisisce sempre più importanza dal ponto di vista economico e ambientale: non a caso l'editore Laterza pubblica da qualche tempo per la Telespazio (Gruppo Stet) la rivista internazionale «Sistema Terra», tutta dedicata alle osservazioni del pianeta che possono essere compiute dall'alto. Un tipo di telerilevamento particolarmente interessante e nuovo è quello che si fa da un'orbita bassa dello Shuttle con i radar ad apertura di sintesi. Il radar X-Sar, nato da una collaborazione tra l'Agenzia spaziale italiana e quella tedesca, nella sua «Missione Terra» ha raccolto dati su 400 regioni del pianeta, ha ripreso 14 mila foto e 183 videofilmati. I primi dati, all'esame di 52 gruppi di ricerca di 13 Paesi, rinnovano l'allarme per la distruzione della foresta amazzonica e per le discariche abusive. Ma la cosa più curiosa è che il radar è riuscito a scoprire, a due metri sotto la sabbia del deserto, il tracciato di due affluenti del Nilo scomparsi centomila anni fa. Quando il Sahara era ancora un giardino. Auguriamoci che per i nostri discendenti le calotte polari non siano destinate a diventare anche loro un lontano «souvenir» geologico. Piero Bianucci


CONFERENZA MONDIALE Il gas batterà il petrolio Metano, crescono le scorte accertate
Autore: PAVAN DAVIDE

ARGOMENTI: ENERGIA, METANO, PETROLIO, CONFERENZA, MONDIALE
LUOGHI: ITALIA, MILANO (MI)
TABELLE: C. I gasdotti e linee per gas naturale

QUANDO nel 1777 Alessandro Volta si ingegnava inutilmente per scoprire un uso economico dell'«aria infiammabile» non immaginava certo che, a più di 200 anni di distanza, il metano si sarebbe conquistato sulla scena energetica il ruolo di combustibile del futuro: abbondante, a buon mercato ed ecologicamente pulito. Per fare il punto sui risultati raggiunti e sulle prospettive offerte dall'industria del gas i massimi esponenti del settore si sono riuniti a Milano dal 20 al 23 giugno per il 19 Congresso mondiale del gas organizzato dall'Igu (International Gas Union). La partecipazione è stata da primato: più di 4000 delegati provenienti da 50 paesi, 278 lavori presentati, 25 mila metri quadrati di esposizione e una sostanziosa presenza italiana con 57 autori selezionati. Attualmente il metano copre il 23 per cento del fabbisogno mondiale di energia. Le riserve accertate ammontano attualmente a 145.000 miliardi di metri cubi e sono ormai equivalenti a quelle del petrolio. Non solo, ma considerando le riserve ragionevolmente prevedibili e sfruttabili, si calcola che la loro durata possa sfiorare i 200 anni. Naturalmente bisognerà tener conto della crescita costante dei consumi, dovuta all'estrema versatilità del gas naturale che rende possibile il suo uso nei settori più vari: dal riscaldamento domestico alla produzione di elettricità, dalla metallurgia ai trasporti. Nel prossimo futuro si punterà sullo sviluppo della cogenerazione (generazione combinata di calore ed energia elettrica) per la quale il metano è in assoluto la fonte ottimale, consentendo non solo maggiori rendimenti (e conseguente risparmio di energia) rispetto ai combustibili tradizionali ma anche livelli di emissioni inquinanti più bassi per anidride carbonica e ossidi di azoto, e addirittura nulli per ossidi di zolfo, polveri e «microinquinanti» metallici come il piombo. Queste caratteristiche rendono interessante il metano anche nel settore dell'autotrasporto: un recente accordo tra Snam e Fiat porterà, nel 1996, alla costruzione e successiva commercializzazione in Italia delle prime automobili con motore a metano pensate per il traffico cittadino, dopo le esperienze positive degli autobus a metano già circolanti a Ravenna, Firenze e Udine. Un nuovo e vincente campo di applicazione sarà quello della climatizzazione: i condizionatori a metano consumano poco, sono facili da installare e non utilizzano i famigerati clorofluorocarburi, principali responsabili del «buco» nella fascia di ozono dell'atmosfera terrestre. L'industria del gas si potrà inoltre avvalere di un'ampia gamma di nuove tecnologie: accanto a quelle legate alla ricerca di nuovi giacimenti come la sismica tridimensionale e l'esplorazione in acque profonde, si stanno cercando nuove soluzioni per ridurre i costi dei gasdotti (fattore-chiave per la determinazione del prezzo del gas) e per potenziare le reti già esistenti, in quanto l'alternativa della liquefazione a bassissime temperature e del trasporto su grandi navi metaniere rimane la più costosa. L'anno scorso è entrato in servizio il gasdotto Zeepipe che collega i grandi giacimenti del Mare del Nord con il continente europeo mentre per il 1996 sarà completato il raddoppio del gasdotto transmediterraneo tra Algeria ed Italia, la più grande opera del genere mai realizzata, con condotte posate a 600 metri sotto il livello del mare. Forse, per l'inizio del XXI secolo, potranno essere applicate su scala commerciale tecniche attualmente in fase di sperimentazione presso grandi compagnie come Mobil, Shell ed Exxon: si tratta di convertire direttamente il gas naturale in carburante liquido, a temperatura ambiente. Per il mondo degli idrocarburi e l'economia mondiale potrebbe essere una svolta davvero storica, di portata incalcolabile. Davide Pavan




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