TUTTOSCIENZE 2 marzo 94


RECORD DI VECCHIAIA PER LE DONNE Italiani, lunga vita Siamo al settimo posto nel mondo
Autore: TRIPODINA ANTONIO

ARGOMENTI: DEMOGRAFIA E STATISTICA, MEDICINA E FISIOLOGIA, ANZIANI, TERZA ETA'
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: T. I popoli che campano di più. Dati 1992 longevità donne e uomini.
NOTE: 033

CON l'imprimatur ufficiale dell'Oms, l'ultima edizione dell'«Annuaire de Statistiques Sanitaires» pubblica i dati più recenti sull'attesa di vita delle varie popolazioni del mondo e conferma un ulteriore miglioramento della longevità degli italiani, in particolare delle donne. Dal confronto con i precedenti rapporti risulta che la longevità delle italiane è aumentata negli ultimi tre anni di quasi un anno e mezzo, da 79 a 80,4 anni, mentre quella degli uomini è aumentata nello stesso periodo di tre mesi: da 73,3 anni a 73,6. Non male per entrambi i sessi, attualmente attestati rispettivamente al settimo e al nono posto della classifica planetaria. Come era prevedibile, il primato è sempre saldamente nelle mani dei giapponesi, con un'attesa di vita di 82,8 anni per le donne e di 76,4 per gli uomini; le italiane hanno tuttavia avuto negli ultimi anni un progresso più rapido delle stesse donne giapponesi. C'è un miglioramento della longevità in quasi tutti i popoli, con l'ingresso nella classifica dei primi trenta anche di alcuni popoli del Terzo Mondo (Portorico, Singapore, Costa Rica, Cuba) a testimonianza dell'importanza delle migliorate condizioni medie di vita e delle accresciute possibilità di cura di molte malattie. Si veleggia pian piano, tutti insieme, verso il traguardo dei 100 anni, che dovrebbe essere il limite dettato dal genoma umano, benché alcuni, più ottimisti, ritengano che tale limite stia tra i 115 e i 120 anni. Tutto bene, quindi. Non si può però nascondere un sottile disagio che coglie noi maschi nel constatare che, anno dopo anno, aumenta il divario della aspettativa di vita fra uomini e donne. La forbice è andata infatti sempre più allargandosi: nel 1930 in Italia il divario era di 0,9 anni, nel 1960 di 2,6 anni, nel 1981 di 4,4 anni e nel 1992 di 6,8 anni. Perché è un fattore di rischio essere maschi? Perché in ogni periodo della vita si ammalano e muoiono più maschi che femmine? Quali fattori biologici consentono al «sesso debole» di opporre una maggiore resistenza nei riguardi di malattie che possono portare a morte? Sono domande cui la ricerca scientifica non è ancora riuscita a dare risposte definitive. Accantonata la vecchia ipotesi del maggiore stress lavorativo dei maschi e delle poco igieniche abitudini di vita (fumo, alcol, disordini alimentari), l'attenzione dei ricercatori negli ultimi anni si è focalizzata sulle diversità cromosomiche e ormonali dei due sessi. Il corredo cromosomico delle cellule della specie umana è costituito da 22 coppie di cromosomi «somatici» e da una coppia di cromosomi «sessuali», XX per la donna e XY per l'uomo. E proprio il cromosoma X è portatore di «geni» preposti alla programmazione della difesa immunologica. Avendo le femmine due cromosomi X, hanno anche una doppia dotazione di tali geni. Ciò determina un sistema immunologico più efficiente, capace di produrre una maggiore quantità di anticorpi e in minor tempo, con una più valida protezione verso le malattie infettive (batteriche e virali) e verso le cellule tumorali. Si ritiene inoltre che le donne, essendo destinate alla procreazione, abbiano sviluppato una più sofisticata modulazione immunitaria, tale da evitare il rigetto del feto, che pure è immunologicamente diverso dalla madre. Il rovescio della medaglia di questa miglior dotazione immunologica è per le donne una maggiore tendenza alle malattie autoimmuni, provocate da propri anticorpi che aggrediscono propri tessuti. Ulteriore influenza sul sistema immunitario la esercitano direttamente, e in modo contrastante, i rispettivi ormoni sessuali, estrogeni e androgeni. Gli estrogeni hanno un effetto immunostimolante, mentre gli androgeni hanno un effetto immunosoppressivo, come dimostrato sperimentalmente: roditori trattati con androgeni ritardano il rigetto di trapianti. La maggior tolleranza immunologica rende i maschi meno resistenti alle infezioni e alla crescita di cellule tumorali. Un'ulteriore azione positiva degli estrogeni, sempre dimostrata, è quella svolta sull'assetto lipidico nel sangue (colesterolo-Ldl, colesterolo-Hdl, trigliceridi) e dei fattori coagulanti. Gli estrogeni tendono a mantenere alti i livelli di colesterolo-Hdl e bassi i livelli di fibrinogeno, situazione favorevole per il sistema cardiocircolatorio. La ricerca comincia a sollevare il velo sui misteri biologici della differenza di aspettativa di vita legata al sesso ma, dispiace dirlo, non si intravedono concrete possibilità di raggiungere la «parità» dei sessi in questa direzione. Antonio Tripodina


MAPPA DEI RISCHI C'è rimedio anche all'apocalisse Ipotesi sulla fine del mondo nell'era tecnologica
Autore: BIANUCCI PIERO

ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA
NOMI: FRACASTORO MARIO, PINNA LORENZO, CHAPMAN CLARK, MORRISON DAVID
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 033

ANEDDOTO vero. Mario G. Fracastoro, professore di astronomia all'Università di Torino e accademico dei Lincei, teneva una conferenza divulgativa sull'evoluzione delle stelle. A un certo punto il discorso lo portò a dire che il Sole continuerà a brillare più o meno come adesso per altri 5 miliardi di anni. Una signora lo interruppe allarmata: «Quanto ha detto?». «Cinque miliardi di anni». «Meno male, - si rassicurò la signora - avevo capito soltanto 5 milioni». L'episodio mi torna alla mente leggendo l'ultimo libro di Lorenzo Pinna, «Cinque ipotesi sulla fine del mondo», appena uscito da Mondadori. Siamo al termine del secondo millennio, il terzo si profila all'insegna dell'incertezza, eppure non sembra che l'umanità sia angosciata dal timore di essere vicina al proprio epilogo. Le stesse paure attribuite ai millenaristi medievali sono state molto ridimensionate e anzi, stando a ricerche storiche serie, non sarebbero mai esistite, sarebbero un'invenzione dei posteri. Ciò non toglie che il nostro tempo lanci segnali ambigui. E' finita la contrapposizione delle due superpotenze nucleari, ma è più alto il rischio della proliferazione atomica. Le biotecnologie permettono di produrre maggiori quantità di cibo, ma la popolazione cresce in modo allarmante. La medicina progredisce, ma tornano vecchi spettri come la tubercolosi e ne appaiono di nuovi, come l'Aids. Persino le più approfondite conoscenze sul sistema solare e su estinzioni di massa come quella dei dinosauri sono fonte di preoccupazioni: su «Nature» del 3 gennaio, Clark Chapman e David Morrison, due dei maggiori studiosi di collisioni tra la Terra e comete o asteroidi, hanno pubblicato una loro interessante analisi statistica. Secondo i due scienziati c'è una probabilità su diecimila che un corpo celeste con un diametro intorno a due chilometri si scontri con il nostro pianeta nel prossimo secolo. Il rischio può essere stimato grande o piccolo secondo i punti di vista. Per aiutarci nella valutazione i due ricercatori hanno messo insieme una tabella delle «probabilità di morte» negli Stati Uniti. Bene: un americano ha una probabilità su 100 di morire per un incidente stradale, una su 300 per assassinio, una su 800 per un incendio, una su 2500 per un incidente da arma da fuoco, una su 5000 per una scossa elettrica, una su 20 mila per un incidente aereo, una su 30 mila per un'alluvione, una su 60 mila per un tornado, una su 60 mila per il morso di un serpente velenoso o la puntura di un insetto, una su un milione per l'esplosione di un fuoco d'artificio, una su tre milioni per avvelenamento o botulismo e una su 10 milioni per aver bevuto acqua contenente la massima quantità di tricloroetilene consentita dall'Agenzia americana per la protezione dell'ambiente. La probabilità di collisioni cosmiche è nota con una incertezza piuttosto forte: Chapman e Morrison la collocano tra il limite inferiore di una su tremila, il valore intermedio di una su ventimila e il limite superiore di una su 250 mila. In sostanza, anche in quest'ultimo caso, gli asteroidi risulterebbero più pericolosi dei fuochi d'artificio: un dato che forse è realistico negli Stati Uniti ma certamente non a Napoli. Scherzi a parte, nel tempo in cui viviamo cambia rapidamente anche la prospettiva della fine del mondo. Lorenzo Pinna fa un lungo e circostanziato inventario delle possibili apocalissi, raggruppate in cinque grandi categorie: guerre atomiche, grandi epidemie, crisi ambientali scatenate dall'uomo, collisioni con asteroidi o comete, esaurimento del Sole. Proprio la fine, questa, temuta dalla signora evocata nell'aneddoto delle prime righe. Ma Pinna non è un pessimista. Anzi. Per ogni apocalisse ci fa intravedere una soluzione. Persino per l'ultima, collegata alla morte della nostra stella: basterebbe - si fa per dire - organizzare l'emigrazione verso una stella più giovane e in buona salute. Insomma, conclude Pinna, «la fine del mondo non è più come una volta, sconvolgente, inesorabile, senza scampo». Tranne in un caso, aggiungiamo noi: che il protone, costituente del nucleo degli atomi, non sia stabile ma destinato a decadere in particelle evanescenti. Una teoria largamente accettata dai fisici prevede appunto l'instabilità del protone su tempi di centomila miliardi di miliardi di miliardi di anni. Sì, signora, ha capito bene. Non c'è da preoccuparsi. Tanto più che tutti gli esperimenti finora tentati per sorprendere un protone nell'atto di spirare hanno avuto esito negativo. Insomma, signora, una speranza in più. Piero Bianucci


PSICHE & MEDIA La tv fabbrica giovani suicidi lo dicono statistiche americane
Autore: BOBBIO MARCO

ARGOMENTI: PSICOLOGIA, DEMOGRAFIA E STATISTICA, GIOVANI, SUICIDIO, TELEVISIONE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 033

LA tv può uccidere? E' la domanda che molti commentatori si pongono quando un ragazzo si toglie la vita imitando il gesto del personaggio di qualche film. Lasciamo agli psichiatri il compito di interpretare i pensieri che possono condurre al suicidio. Cerchiamo invece di capire se la storia di un ragazzo che si toglie la vita possa indurre altri a imitarlo. Nelle settimane successive alla morte di Marilyn Monroe si parlò di un aumento dei suicidi tra i giovani americani. Anche da noi, qualche anno fa, l'opinione pubblica rimase scossa da una tragica catena di suicidi avvenuti nelle caserme. Questi episodi si sono verificati per una forma di imitazione o si tratta di amplificazioni giornalistiche di un fenomeno tragicamente costante? Un suicidio si trasforma in notizia quando il gesto è stato commesso da una persona illustre, o si è verificato in una situazione insolita, o quando diventa l'occasione per una particolare denuncia sociale. Come dimostrare allora che certi film o certe notizie possono uccidere? Nel 1986 un gruppo di ricercatori del Dipartimento di sociologia di San Diego prese in considerazione 38 storie di suicidi narrate in tv dal 1973 al 1979 e constatò che i suicidi erano aumentati del 7 per cento nella settimana successiva a ciascuna trasmissione; l'aumento si era verificato solo tra i giovani. Parallelamente due psichiatri della Columbia University scoprirono che nelle settimane dopo la proiezione di film nei quali i giovani protagonisti si erano tolti la vita, si erano registrati 22 suicidi; nello stesso arco di tempo precedente le trasmissioni, i suicidi erano stati solo 14. Quando però la stessa indagine venne replicata altrove, si scoprì che i suicidi erano aumentati a Cleveland, ma non in California, in Pennsylvania e a Dallas. Una terza indagine svolta in un ospedale del Connecticut, dove in media ogni mese venivano ricoverati per tentato suicidio due ragazzi, rilevò che nella settimana dopo uno dei film incriminati i ricoveri erano saliti a 14. E tutti i ragazzi avevano visto il film. Rimane da capire se l'aumento di suicidi è reale o fittizio; non si può infatti escludere che i film abbiano fatto precipitare eventi ormai ineluttabili o che abbiano reso più sensibili genitori e medici nel segnalare o nel denunciare una causa di morte spesso taciuta. Si è anche fatto un tentativo per limitare l'effetto imitazione indotto da notizie giornalistiche. Poiché nella metropolitana di Vienna si registrava di anno in anno un aumento di tentati suicidi, un'associazione di prevenzione propose ai giornali cittadini di minimizzare le notizie di suicidi nella metropolitana. Dal giugno 1987, anziché articoli sensazionalistici, vennero pubblicate sull'argomento solo scarne notizie, relegate in pagine interne. I tentativi di suicidio nella metropolitana passarono da 19 a 3 tra il primo e il secondo semestre di quell'anno e rimasero in seguito molto bassi. A Vienna, nello stesso periodo, si registrò però un lieve aumento globale di suicidi, come se i «candidati» ai binari della metropolitana avessero scelto altri modi di morire. Una cauta autocensura può limitare l'effetto-imitazione? I dati forse non sono così forti da condannare senza appello film e giornali, ma sono sufficienti per sconsigliare la messa in onda di certi film e la pubblicazione con grossi titoli di vicende di giovani che si tolgono la vita. Marco Bobbio


MATEMATICA Teorema di Fermat è la volta buona? Verificata la dimostrazione data alcuni mesi fa dall'americano Andrew Wiles: un solo punto rimane incerto
Autore: BISERO DIEGO

ARGOMENTI: MATEMATICA
NOMI: DE FERMAT PIERRE, WILES ANDREW
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 034

LA storia della scienza insegna che spesso le affermazioni più semplici sono le più difficili da provare. Una conferma recente, che ha provocato molto scalpore nel mondo scientifico, viene dalla dimostrazione dell'ultimo Teorema di Fermat da parte del matematico Andrew J. Wiles della Princeton University. Potrebbe essere il punto d'arrivo di tre secoli di sforzi prodotti dalle più brillanti menti matematiche della storia. Un'autentica sfida intellettuale tramandata di generazione in generazione, risoltasi finalmente con un successo quasi certo, grazie a sette anni di lavoro a tempo pieno di Wiles e duecento pagine di dimostrazione! Ma andiamo con ordine e ricostruiamo, almeno a grandi linee, la storia di questo interessantissimo e intrigante problema matematico. Nel 1637 il grande matematico francese Pierre de Fermat riportava, in una nota sul margine di un libro, la seguente affermazione: «Scrivere un cubo come somma di due cubi, una quarta potenza come somma di due quarte potenze, o in generale qualsiasi potenza maggiore della seconda come somma di potenze dello stesso tipo, è impossibile; circostanza della quale ho trovato una dimostrazione veramente notevole. Questo margine è troppo piccolo per contenerla». Inutile dire che non si è mai trovata traccia di tale dimostrazione e che il mistero della sua esistenza si è perpetuato fino ai giorni nostri, tanto che resta il dubbio che Fermat potesse davvero averla ricavata, magari seguendo una via più diretta di quella di Wiles. Eventualità improbabile questa, ma da non escludere. L'affermazione, espressa in simboli, è molto semplice. Dice che non è possibile trovare tre numeri interi a, b e c per i quali valga l'equazione an più bn = cn, se n è più grande di due. Quando n vale 2 la relazione a2 più b2 = c2 è facilmente riconoscibile come il ben noto teorema di Pitagora che tutti abbiamo appreso nella scuola dell'obbligo e che presenta infinite soluzioni algebriche, ognuna corrispondente ad un particolare triangolo rettangolo (per esempio, come noto fin dai tempi degli antichi egizi, se a = 3, b = 4, c = 5, la relazione a2 più b2 = c2 è banalmente verificata: 32 più 42 = 9 più 16 = 25 = 52, ovvero 32 più 42 = 52). Chiunque può divertirsi a provare, come fece lo stesso Fermat, che quando n è maggiore di 2 i tre numeri «magici» non si riesce a trovarli. Vi sono senza dubbio ragioni storiche che hanno accresciuto nei secoli il fascino dell'ultimo teorema di Fermat (così definito, prima d'ora, perché l'unico fra i molti enunciati dall'autore francese rimasto senza dimostrazione) e che lo hanno portato ad essere il più famoso della storia della matematica: la forma inconsueta e giocosa dell'esposizione originale; il contributo di grandi matematici quali Eulero, Dirichlet, Lebesgue, per citarne solo alcuni, che riuscirono a dimostrare l'affermazione per n = 3, 4, 5, 7, ma fallirono nel tentativo di fornire una dimostrazione valida per ogni n; il premio di centomila marchi che la Società delle Scienze di Gottinga mise a disposizione di chi fosse in grado di costruire la dimostrazione generale. Ma esistono, d'altra parte, ragioni più profonde, che vanno ricercate nel contrasto fra l'apparente semplicità dell'affermazione e l'insormontabile difficoltà della dimostrazione; come dire che chiunque di noi è in grado di apprezzare la bontà dell'intuizione di Fermat, ma nessuno è in grado di provarla. A rendere ancora più attraente la questione è il fatto che Wiles non abbia usato il computer per portare a termine il suo sforzo mastodontico, ma si sia limitato agli strumenti classici del pensatore: carta e penna. Già nel 1988 ci fu una grande eccitazione fra gli esperti di teoria dei numeri, quando Yoichi Miyaoka della Tokyo Metropolitan University annunciò una prova del teorema, che poco tempo dopo si rivelò errata. Perciò vale la pena di porsi la domanda: siamo certi che la dimostrazione di Wiles sia corretta anche nei minimi dettagli? Se pensiamo alla sua incredibile lunghezza e al fatto che nemmeno un matematico su mille, probabilmente, è tanto competente da poterne stabilire la validità, comprendiamo che solo fra qualche tempo potrà essere consacrata come definitiva. Molte circostanze, però, inducono a pensare che lo sia davvero e che Wiles abbia messo la parola fine ad una vicenda eccezionale, cominciata più di tre secoli fa. La comunità scientifica ha reagito positivamente, non solo per l'ottima reputazione di cui gode il matematico di Princeton; i massimi esperti mondiali del settore presenti al suo storico intervento durante la conferenza tenutasi l'estate scorsa presso l'Isaac Newton Institute di Cambridge, pur non avendo ancora esaminato nei particolari la dimostrazione, dichiararono che «è veramente meravigliosa» e «concettualmente molto credibile» (Barry Mazur, Harvard University), perché l'autore «ha sfruttato praticamente tutti gli strumenti matematici sviluppati negli ultimi 15 anni» (Ken Ribet, University of California). Ormai sono trascorsi alcuni mesi da quel giorno e nell'ambiente l'euforia si è tramutata in fiducia ragionata: solo uno dei problemi emersi in fase di revisione non è stato ancora risolto ma Wiles pensa di poterne venire a capo in breve tempo. Insomma, anche se l'esperienza insegna che conviene pazientare un poco prima di calare il sipario sulla scena, rammentando che il pubblico ha tutto il diritto di sperare in un bis, pare proprio che sia la volta buona. Diego Bisero Università di Modena


CHIMICA Queste «terre rare» aiutano l'archeologo
Autore: VOLPE PAOLO

ARGOMENTI: CHIMICA, ARCHEOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 034

LANTANIO, cerio, praseodimio, neodimio, promezio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tulio, itterbio e luterzio sono elementi chimici molto particolari e con proprietà talmente simili che nella tavola degli elementi vengono posti tutti nella stessa casella e vengono chiamati «lantanidi». Con lo scandio e l'ittrio, loro affini, costituiscono la famiglia di elementi detti «terre rare». Questi elementi sono importanti nella moderna tecnologia. Ad esempio ittrio, terbio, europio, gadolonio e lantanio danno luogo a luci colorate e vengono usati negli schermi televisivi. Con ittrio, lantanio e renio si sintetizzano molti materiali ceramici tra cui i superconduttori ad alta temperatura. Neodimio, samario, cerio e disprosio entrano nella composizione dei magneti permanenti. Lantanio e cerio sono ottimi catalizzatori e il cerio è fondamentale nelle marmitte catalitiche. La produzione di questi elementi è dunque importante per lo sviluppo ed è destinata ad aumentare. Minerali che li contengono in buona percentuale sono abbondanti in Usa e in India, ma è soprattutto la Cina a detenere le maggiori riserve mondiali, cinque volte il resto del mondo messo insieme. Nonostante il loro nome, gli elementi delle terre rare non sono affatto rari (salvo il tulio, il terbio ed il luterzio): tutti insieme costituiscono lo 0,006 per cento della crosta terrestre (il solo cerio è lo 0,0043) e sono quindi più abbondanti di elementi comuni come lo stagno (0,0035 per cento) e il piombo (0,0018). Benché concentrati in alcuni minerali specifici, essi sono distribuiti in tracce un po' dovunque e in quasi tutti i terreni se ne può trovare la presenza, anche se di pochi microgrammi per grammo. E' stato poi provato che il rapporto fra le loro quantità è costante in campioni minerali della stessa zona ma varia in modo significativo tra quelli di diversa origine. Per esempio il rapporto tra il lantanio ed il lutezio vale 180 in un terreno costiero e 104 in uno montano; quello tra samario ed europio è 6 in un suolo alluvionale e 2 in zona montagnosa. Questa peculiarità si può sfruttare come tracciante del movimento dei materiali, attuali come del passato. Ad esempio, analizzando chimicamente la composizione, rispetto al contenuto in terre rare, dei materiali usati per confezionare manufatti ed edifici, si ha un metodo di provata sicurezza scientifica per eseguire indagini storiche ed archeologiche. Molto interessanti sono stati gli studi su oggetti di ossidiana del neolitico trovati in varie zone d'Italia. Il loro contenuto in terre rare è stato confrontato con quello di campioni di ossidiana proveniente da varie cave del Mediterraneo: Sardegna, Lipari, Pantelleria e Grecia. Si è appurato che gli oggetti rinvenuti in Toscana provengono non solo dall'ossidiana della Sardegna e di Capraia ma anche da quella delle cave di Mipari e di Melos (Grecia); che gli oggetti del Lazio provengono da Palmarola e da Lipari; quelli delle Puglie e della Basilicata da Pantelleria. Manufatti d'ossidiana provenienti da Pantelleria e da Lipari sono stati trovati anche nel Veneto e vicino a Trieste, provando come già nel terzo millennio a. C. e anche prima gli scambi commerciali e culturali fossero sviluppati. L'analisi chimica del contenuto in terre rare può essere eseguita con varie tecniche strumentali, purché molto sensibili. In genere viene preferita l'analisi per attivazione neutronica, che consiste nell'irraggiamento del campione con neutroni e nella successiva caratterizzazione della radioattività che esso ha acquistato. Questa tecnica, oltre ad essere immediata e precisa, ha il pregio di non essere distruttiva e di consentire quindi l'esame di oggetti di valore storico od artistico lasciandoli intatti. In Italia viene eseguita soprattutto all'Università di Pavia dove esiste un reattore nucleare di ricerca il cui alto flusso di neutroni permette di raggiungere altissima sensibilità. Il gruppo di Pavia, che già ha condotto le ricerche sull'ossidiana, sta ora occupandosi della individuazione della provenienza dei marmi che si trovano in Italia, sia lastre di rivestimento di monumenti sia statue, soprattutto di epoche remote quando il trasporto su acqua era molto più agevole di quello su terra e quindi si preferiva far arrivare i grandi blocchi magari da lontano ma via mare e fiume; forse la storia dell'arte si arricchirà grazie alle terre rare e all'analisi per attivazione. Paolo Volpe Università di Torino


IN BREVE Il medico fa la diagnosi e il computer scrive
ARGOMENTI: INFORMATICA, SANITA'
LUOGHI: ITALIA, TRENTO
NOTE: 034

All'Ospedale Santa Chiara di Trento è stato presentato il prototipo di una macchina che permette al medico radiologo di dettare il referto, ottenendone immediatamente la stampa. Il sistema è frutto dell'Istituto trentino per la ricerca, appoggiato dalla Hewlett Packard. Il computer riconosce 2500 parole, indipendentemente dal timbro di voce del radiologo.


IN BREVE A Genova prima banca pediatrica antiveleni
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA, GENOVA
NOTE: 034

Informazioni su oltre 600 mila composti potenzialmente tossici sono a disposizione di chiunque si metta in contatto telefonicamente con una nuova banca dati, la prima nel suo genere, nata all'Istituto Gaslini di Genova. Le informazioni riguardano l'effetto incrociato dei farmaci e i possibili rimedi. Per la consultazione, rivolgersi al pronto soccorso del Gaslini.


IN BREVE Hubble vede bene su «Orione» la prova
ARGOMENTI: AERONAUTICA E ASTRONAUTICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 034

Il telescopio spaziale «Hubble», ora otticamente corretto, sta fornendo entusiasmanti immagini del cielo con una risoluzione mai raggiunta prima. Un ampio servizio dedicato alle nuove frontiere aperte da «Hubble» dopo la riparazione compiuta in orbita dagli astronauti compare sul numero di marzo della rivista mensile «Nuovo Orione». Molto interessante è il confronto tra le vecchie e le nuove immagini riprese dal telescopio spaziale, che la rivista presenta fianco a fianco. Ne emerge un guadagno in nitidezza di circa 3 volte.


IN BREVE Superphenix diventa un laboratorio
ARGOMENTI: TECNOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 034

Il reattore nucleare autofertilizzante «Superphenix» realizzato a Creys-Malville da Francia, Germania e Italia riprenderà a funzionare ma non sarà più gestito dall'azienda elettrica francese: diventerà un laboratorio di ricerca sui reattori «veloci». Il reattore è fermo da alcuni anni in seguito a una serie di malfunzionamenti.


IN BREVE Nell'Himalaya per studi ambientali
ARGOMENTI: ECOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 034

Le Università della Tuscia e di Padova, con la sezione del Club Alpino di Viterbo, organizzano in settembre una spedizione nell'Himalaya per studiare gli effetti globali sul clima e sull'ambiente dell'immissione nell'aria di anidide carbonica e altri gas dovuta alle attività umane. Gli ecosistemi vegetali d'alta quota sono tra i più fragili, e quindi i più adatti a mettere in evidenza effetto serra ed eccesso di ultravioletti.


IN BREVE Rapporto su 30 anni di studi sul cancro
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 034

Domani l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro presenta al Circolo della Stampa di Milano il primo «Rapporto annuale», che documenta 30 anni di lavoro in oncologia. Interverranno tra gli altri Umberto Veronesi, Giuseppe Della Porta e Paolo Comoglio.


IN BREVE Torino riscopre il suo Avogadro
ARGOMENTI: METROLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 034

Il 9 e 10 marzo a Torino, Villa Gualino, si terrà un convegno internazionale sulla misura della Costante di Avogadro con la partecipazione dell'Istituto Colonnetti (Cnr), dell'università e del Bureau International des Poids et des Mesures. Una più accurata determinazione della Costante di Avogadro permetterebbe di sostituire all'attuale chilogrammo un nuovo campione di massa, inalterabile nel tempo e riproducibile in qualsiasi laboratorio.


IN BREVE «Lettera Pristem» rivista di matematica
ARGOMENTI: MATEMATICA, EDITORIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 034

La sigla Pristem raccoglie un gruppo di matematici interessati alla storia e alla divulgazione della loro disciplina. La loro rivista, «Lettera Pristem», con le sue tremila copie, è l'unico esempio di divulgazione matematica in Italia.


IN BREVE L'uomo di Similaun spiegato ai non udenti
ARGOMENTI: ANTROPOLOGIA E ETNOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 034

Un singolare esperimento si farà domani a Torino, Teatro Colosseo, ore 16,45, nell'ambito «GiovediScienza»: la conferenza dell'antropologo Francesco Fedele dedicata all'Uomo di Similaun verrà tradotta in simultanea nel linguaggio dei segni per non udenti.


BATTESIMO IN CIELO Ora l'asteroide «Caliumi» protegge gli astrofili costruttori di telescopi
Autore: PRESTINENZA LUIGI

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
NOMI: CALIUMI FERDINANDO, COLOMBINI ERMES
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 034

IL pianetino 1986 WG, scoperto il 26 novembre di quell'anno all'Osservatorio amatoriale di San Vittore (Bologna), è stato intitolato a Ferdinando Caliumi, «patriarca» dell'astrofilia in Emilia e ben noto in tutto l'ambiente degli appassionati del cielo: d'ora in poi, dunque, «1986 WG» avrà il numero d'ordine definitivo 4742 e si chiamerà «Caliumi». La proposta di battezzare così questo asteroide era venuta da Ermes Colombini, studioso non professionista fra i più attivi e stimati, che fa parte appunto del gruppo dell'Osservatorio di San Vittore. Per quali meriti Caliumi viene ricordato così, in cielo, fra l'universale consenso? Perché si è trattato veramente di un animatore e di un appassionato «fuori serie», in particolare nella sua regione, l'Emilia. Maresciallo di Finanza da lunghi anni in pensione, Caliumi è mancato nel marzo 1993, a 78 anni. Ancora vigoroso e pieno d'entusiasmo e volontà di fare, lo trovavi in tutte le iniziative di divulgazione del Modenese, del Reggiano e di tutta l'area circostante, Mantova compresa. In particolare, diede il suo contributo per realizzare i telescopi degli Osservatori «popolari» di Cavezzo (Modena), San Giovanni in Persiceto (Bologna) e parecchi altri. Ma la parte più significativa della sua attività consiste forse nei consigli e nell'aiuto concreto che prodigava, nel più perfetto disinteresse, a chiunque venisse a trovarlo: ragazzi alle prime armi, astrofili che si cimentavano col loro primo strumento, realizzazioni fuori del comune, al cui servizio metteva il suo talento di meccanico. Un uomo di rara generosità, un maestro fra i più operosi. Chi ebbe la fortuna di conoscerlo non lo dimenticherà. Luigi Prestinenza


IL 10 MAGGIO Caccia all'influsso dell'eclisse In progetto studi sulle onde radio più lunghe
Autore: GORI FLAVIANO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 034

NEL 1991 iniziò una collaborazione fra Nasa e Inspire Project, associazione nata per coordinare con l'ente spaziale americano l'attività di ricerca svolta da scuole medie superiori degli Stati Uniti e ricercatori non professionisti delle onde elettromagnetiche lunghissime. Il primo lavoro riguardò esperimenti con fasci di elettroni inviati nella magnetosfera da un acceleratore di particelle a bordo dello Shuttle nel marzo '92. Le stazioni a terra «ascoltarono» con appositi semplicissimi ricevitori (costruiti dagli stessi studenti) nella gamma di frequenze che va da 10 a 100 chilocicli (Khz). Le trasmissioni in voce terminano a 150 Khz: al di sotto la voce umana non è modulabile. Il verbo ascoltare si riferisce a segnali o «rumori» diversi rispetto a quelli che usualmente sono presenti in questa banda, per lo più di carattere naturale, in quanto qui sono rintracciabili suoni prodotti dal nostro pianeta quando la sua atmosfera incontra le particelle del «vento solare». Il buon lavoro svolto ha convinto la Nasa a chiedere di nuovo la collaborazine di Inspire per un altro avvenimento di interesse scientifico collegato alle onde lunghissime, dove si pensa che siano ascoltabili molti fenomeni naturali, e anche indotti dall'uomo, più o meno volontariamente. In questo caso si tratta di seguire un fenomeno naturale: l'eclissi anulare di Sole del 10 maggiò 94, per verificare l'eventuale influenza che può avere nella propagazione delle onde lunghe. Vari istituti medi superiori Usa ed europei saranno della partita. Sarebbe molto bello se anche qualche insegnante di fisica italiano fosse interessato a partecipare all'iniziativa. La posizione geografica dell'Italia è marginale rispetto all'eclissi. Tuttavia la nostra partecipazione sarebbe utile almeno per due motivi: se non viene riscontrato qualcosa in comune con zone direttamente interessate, avremo una possibile prova che l'eclissi può influenzare l'attività elettromagnetica in loco, anche (e forse soprattutto) quando si tratta di eclissi anulare, cioè quando copre un'area ad anello rispetto alla superficie terrestre, e inoltre potremo capire se ci sono diversità rilevabili tra il centro e la periferia del fenomeno. Nel caso in cui si registrasse un'attività elettromagnetica che si può ritenere connessa con il fenomeno, cioè simile a quanto si registrerà nei punti più favoriti dall'eclissi, avremmo ancora più interrogativi a cui dover rispondere. Ma questo è il sale della ricerca, sia amatoriale, sia professionale. Flaviano Gori Coordinatore europeo dell'Inspire Project


RICERCHE ALL'ISTITUTO OCEANOGRAFICO PAUL RICARD Il microbo ghiotto di petrolio Armi biologiche contro i danni delle maree nere
Autore: CABIATI IRENE

ARGOMENTI: ECOLOGIA, MARE, INQUINAMENTO, PETROLIO
ORGANIZZAZIONI: ISTITUTO PAUL RICARD, GEM
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 035

OCCORRE prendere il traghetto a Brusc-Six Fours Les Plages (pochi chilometri da Tolone) per raggiungere l'isola di Embiez, ma la traversata è il giusto preludio alla visita dell'Istituto Paul Ricard. Una fattoria per l'allevamento dei pesci, un acquario, una base attrezzata per immersioni con le bombole, ma soprattutto un sofisticato laboratorio di ricerca. Nato come osservatorio del mare nel 1966 per iniziativa di un industriale che ogni anno offre sei milioni di franchi, l'Istituto Paul Ricard è noto in tutto il mondo per avere trovato una tecnica contro l'inquinamento da petrolio. Come spiega Patricia Giron Ricard, i ricercatori sono partiti dal presupposto che per combattere i danni delle maree nere è indispensabile un'arma biologica e non soltanto meccanica o chimica. Il primo intervento significativo contro le maree nere è avvenuto in occasione dell'incidente della petroliera Valdez in Alaska che, nel marzo del 1989, versò 250 mila barili di petrolio nella pescosa baia di Prince William con effetti disastrosi. Qui l'istituto oceanografico, per conto di una grande azienda petrolifera, aveva sperimentato con successo l'«Inipol», un bionutrimento che fa proliferare microrganismi ghiotti di idrocarburi e capaci di digerirli. Il risultato fu molto soddisfacente, ma il metodo è ancora molto costoso. L'impegno è quindi di ottenere un prodotto a costi inferiori. L'Istituto promuove anche ricerche sulla qualità dell'acqua dolce e salata, in particolare lavora nei bacini protetti dalle dighe per evitare la proliferazione di alghe e controllare la purezza dell'acqua, ma interviene anche là dove le acque dei fiumi (ormai «cariche» di materie organiche e inorganiche inquinanti) vanno a miscelarsi con il mare e ne studia gli effetti idrodinamici. Uno degli obiettivi principali è di trovare metodi efficaci per sviluppare il fitoplancton, indispensabile per assorbire anidride carbonica a riossigenare l'acqua. Non dimentichiamo che i due terzi dell'ossigeno presente nell'atmosfera vengono prodotti dal mare e che probabilmente il ruolo del fitoplancton nel meccanismo di purificazione è fondamentale. Come osservatorio marino, il centro ha aderito al Gem (Group d'etude du merou), un ente che si occupa dello studio e della difesa della cernia nel Mediterraneo. Se ne sono registrate otto specie e pare che abbiano trovato sulle coste spagnole, francesi e italiane un habitat favorevole. Ma questo pesce, abituale frequentatore di grotte e anfratti, è minacciato, oltre che dall'inquinamento, dalla caccia indiscriminata a danno degli individui più giovani. Il Gem fa opera divulgativa nelle scuole e fra le associazioni di appassionati subacquei che vengono anche coinvolti nella segnalazione di informazioni utili. Il «Paul Ricard» pubblica due riviste: una di carattere scientifico, «Marin life», e un periodico divulgativo «Oceanorama». L'isola è meta di scolaresche che vanno a visitare l'acquario (27 vasche ospitano cento specie) e molti ragazzi possono provare, sotto la guida di esperti subacquei, l'emozione di un'immersione con le bombole. L'istituto è molto attivo verso i giovani: ogni anno offre borse di studio per studenti europei (inferiori a 25 anni) di qualsiasi disciplina, ma con interessi legati al mare. E ogni anno viene indetto il concorso «Aidons l'eau, aidons la vie» per il miglior progetto a favore della protezione dell'acqua. La Paul Ricard mette il ricercatore in contatto con il miglior ente incaricato di elaborare il progetto, per realizzare il quale vengono investiti cinquantamila franchi. L'osservatorio è aperto al pubblico tutti i giorni (escluso il mercoledì mattina da novembre a marzo). Per informazioni si può telefonare al numero 00 33-94.340.249. Irene Cabiati


SFIDA AMBIENTALISTA Pesca sempre più avara E i pescatori sono verdi «Alleanza per il mare» contro la pesca a strascico: in Sicilia, maglie di 26 millimetri che non lasciano più niente sui fondali
Autore: GRANDE CARLO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, MARE
ORGANIZZAZIONI: ALLEANZA PER IL MARE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 035

SCOPPIA la pace tra pescatori e ambientalisti. E' un caso circoscritto, ma pur sempre il primo in assoluto in Italia, tra due categorie che con facile battuta si potrebbe dire si sono sempre trattate a pesci in faccia. Basta pensare al contrasto nelle isole Egadi per il parco marino, che i pescatori locali vedono come il fumo negli occhi. L'esempio arriva ancora una volta da Capo d'Orlando, paese sulla costa Nord della Sicilia (davanti alle pescosissime isole Eolie), già in prima linea, con i suoi commercianti, contro la mafia. L'associazione si chiama «Alleanza per il mare» e riunisce oltre mille pescatori «artigianali» di varie cooperative locali, trenta ricercatori e i rappresentanti delle maggiori associazioni ambientaliste. I loro nemici (l'ha detto senza mezzi termini Angelo Mancuso, il capo dei pescatori) sono l'indifferenza dello Stato e i pescatori «a strascico», tecnica devastante che una volta era considerata reato. Mancuso si chiede perché ora sia permessa, ma anche perché, in Sicilia, venga utilizzata, in deroga alle norme nazionali ed europee, una rete con maglie di 26 millimetri di lato, «praticamente un velo che porta via tutto». Altro tema di scontro è quello della pesca «sportiva». Tra i veri appassionati ci sono non pochi falsi pescatori dilettanti, che in realtà usano attrezzature professionali e vendono il pescato. E' una categoria cresciuta a dismisura negli ultimi anni e ignorata dalla legge, che non regolamenta il settore. In alcune marinerie i falsi pescatori sportivi sono addirittura più di quelli professionisti; adottano ogni mezzo possibile e soprattutto pescano ogni specie commestibile, anche se protetta o con individui sottomisura. I pescatori sono sempre più convinti che il rispetto dell'ambiente marino sia l'unica garanzia per continuare a lavorare, lungo le coste o in altura, senza vedersi sparire letteralmente tutte le specie, a una a una: luvari, triglie, seppie, aiole sono ormai rarissime. Ne sanno qualcosa anche i pescatori liguri, dopo il disastro della Haven. Il difficile, a quanto pare, è stato convincersi che anche gli ambientalisti avevano lo stesso obiettivo: il punto di equilibrio è capire che il mare può continuare a essere sfruttato solo rispettando il suo equilibrio naturale. Questa consapevolezza sta cominciando a dare i primi frutti: già l'anno scorso alcuni pescherecci hanno adottato a bordo una «blue box», un insieme di strumenti che, come le «scatole nere» degli aerei, consente di registrare parametri chiave dell'ambiente circostante. Per la pesca italiana è un momento cruciale: ora questa professione dipende dal neonato ministero delle Risorse agricole, alimentari e forestali (e non più dal ministero dei Trasporti), e il direttore generale del settore, Giuseppe Ambrosio, ha appena presentato il nuovo «Piano triennale della pesca marittima e dell'acquacoltura». I finanziamenti fino al '96 sono aumentati (complessivamente raggiungono ora i 320 miliardi), ma i traguardi da raggiungere sono impegnativi. Il primo, richiesto dalla Comunità europea, è la riduzione dello «sforzo di pesca» (si pesca troppo e male), e quindi il numero degli addetti. Occorre inoltre ammodernare la flotta dei pescherecci, incentivare l'acquacoltura in mare (una tecnica produttiva già sviluppata in altri Paesi concorrenti) e naturalmente difendere di più le coste e i fondali. Sfide non facili, visto che le pene per i reati di pesca sono molto blande (al massimo due milioni) e i controlli in mare molto costosi e quindi rari. Alcune taglie minime del pescato, dicono poi gli ambientalisti, sono da rivedere: nove centimetri per una triglia sono troppo pochi e poiché il mercato richiede pesci sottotaglia (le stesse triglie, ma anche moscardini e pesce spada), spesso i divieti non sono rispettati. Non sarà facile nemmeno la vita di «Alleanza per il Mare»: il giorno della presentazione ufficiale, a bordo della «Moby Dick» di Greenpeace ormeggiata a Capo d'Orlando, le banchine erano presidiate dalla polizia: i pescatori «nemici» erano lì in forze e da giorni i telefoni dei promotori erano occupati da chiamate minatorie. «La mafia non è solo a terra», hanno commentato gli organizzatori. Carlo Grande


IL GRILLO E LA MOSCA Tu ti sgoli io ti intercetto
Autore: LA GRECA MARCELLO

ARGOMENTI: ETOLOGIA, ZOOLOGIA, ANIMALI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 035

LA possibilità di comunicare mediante suoni fra individui della stessa specie è molto diffusa nel mondo animale. I segnali acustici per lo più svolgono la loro azione nella sfera sessuale e perciò sono altamente specifici, cioè emessi e compresi soltanto da individui di una stessa specie. Tutto questo è il risultato di processi evolutivi che hanno portato a strutture specializzate per l'emissione di quei suoni particolari, prodotti dalla vibrazione di una colonna d'aria delle parti alte dell'apparato respiratorio (come avviene nei vertebrati terrestri), dallo strofinio di una parte del corpo contro l'altra o dalla vibrazione di speciali membrane (come avviene in alcuni insetti). Parallelamente agli organi di emissione di suoni, si sono sviluppati organi uditivi capaci di ricevere e analizzare i suoni. Anche negli invertebrati questi organi possono raggiungere complessità notevole, come avviene, ad esempio, negli «organi timpanali» degli insetti, assai sensibili anche ai minimi mutamenti della pressione dell'aria causati da una sorgente sonora distante. Di recente si è scoperto negli Stati Uniti un caso nuovo e inatteso di rapporti acustici, che si sono realizzati per coevoluzione fra due specie diverse di insetti, un grillo e una mosca, specie appartenenti a due linee evolutive tanto diverse fra loro da essere considerate due ordini diversi della classe degli insetti: gli Ortotteri e i Ditteri. Questa è la prima, sorprendente novità. I concerti che di notte, durante l'estate, risuonano nelle nostre campagne e talvolta anche nei centri abitati, sono i canti con cui i maschi dei grilli segnalano la propria presenza nel territorio ad altri maschi rivali, con cui richiamano le femmine anche se situate a grande distanza, e mediante i quali effettuano il corteggiamento. Ma in ascolto non ci sono soltanto le femmine dei grilli. Anche le femmine gravide di specie di mosche appartenenti al genere Ormia della famiglia dei Tachinidi (Ditteri), tendono le orecchie. Questi parassitoidi sono vivipari e depongono le loro larvette neonate sul corpo dell'ospite, l'Ortottero, o in sua stretta prossimità; le larvette penetrano attivamente nel corpo dell'ospite e si nutrono a spese dei suoi organi interni. Il malcapitato giunge a morte soltanto dopo che il Tachinide, compiuto il suo ciclo larvale, abbandona la sua vittima. Mentre però la maggior parte dei Tachinidi tenta di scovare le sue vittime seguendo i tenui segnali chimici che esse emanano inconsapevolmente e che sono percepibili soltanto a breve distanza, le Ormia vanno sul sicuro orientandosi verso il canto d'amore dei maschi dei grilli che esse parassitizzano per fornire alimento ai propri figli, canto che può essere percepito anche a grande distanza. Perché ciò avvenga, è indispensabile che le Ormia siano fornite di organi di senso adatti a percepire quel tipo di stridulazione: molte mosche e moscerini durante il corteggiamento emettono suoni di bassa frequenza (100-500 hertz) che operano al massimo fino a pochi centimetri di distanza e posseggono sulle antenne organi adatti a percepirli. Le Ormia, invece, possono udire anche a grande distanza il canto ad alta frequenza (oltre 3000 hertz) dei grilli perché sono provviste, sulla superficie ventrale del torace, di un organo uditivo timpanale, frutto di un complesso processo di coevoluzione, analogo a quello dei grilli e del tutto diverso da quello abituale dei Ditteri. E questa è la seconda grande novità. Dal punto di vista evolutivo, le femmine di entrambe le specie sono sottoposte alle stesse pressioni selettive, in quanto il loro organo dell'udito ha le stesse finalità: la garanzia di un processo riproduttivo efficiente è fondata sull'udito, che assicura alle femmine di una e dell'altra specie la possibilità di localizzare un grillo maschio stridulante, anche a grande distanza. In questo caso la Ormia è un ospite specifico del grillo, cioè un parassitoide la cui esistenza è ormai legata alla esistenza del suo partner involontario: una scelta così limitata costituirebbe per il parassitoide uno svantaggio, ma è ampiamente compensata (e perciò premiata nel corso dell'evoluzione) dal fatto che la Ormia è in grado di trovare con estrema facilità il grillo da parassitizzare, anzi è il grillo stesso che, con il canto, segnala la sua presenza. D'altra parte questo rapporto non minaccia neanche la sopravvivenza della specie del grillo parassitizzata, in quanto sono i maschi a essere colpiti e hanno tutto il tempo per accoppiarsi. Le femmine, praticamente immuni da questi parassiti, possono tranquillamente procedere alla deposizione delle uova fecondate, che assicurano la conservazione della specie. Marcello La Greca


A TRIESTE Il sincrotrone «Elettra» vedrà molecola per molecola cristalli e materia vivente
NOMI: ROSEI RENZO, RUBBIA CARLO
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 035

RENZO Rosei, direttore scientifico del sincrotrone «Elettra», docente di fisica atomica e molecolare all'Università di Trieste, è in questi giorni l'immagine della felicità. «Con questa macchina - dice - concentreremo sui campioni in esame una quantità di radiazione mille volte superiore rispetto alle altre macchine fin qui realizzate. Verrano fuori molte sorprese, come quando Galileo trovò i satelliti di Giove con il suo primo cannocchiale». Elettra, il sincrotone realizzato nell'Area di ricerca sul Carso triestino, fa il suo rodaggio rispettando i tempi e le attese, dopo aver battuto sul filo di lana la macchina gemella di Berkeley, in California. Il 7 ottobre il primo «pacchetto» di elettroni girava nell'anello. Appena 24 ore dopo il fascio di elettroni generava la luce di sincrotrone. Ancora due settimane, ed ecco le prime micrografie a raggi X di un retino di rame e di cellule gliali del cervello. Il 25 gennaio, infine, Elettra veniva spinta alla massima potenza, portando l'energia del fascio a 2,3 GeV (miliardi di elettronvolt), al di là dei limiti nominali del progetto, costato 300 miliardi e condotto in porto da una società per azioni, la Sincrotrone Trieste, presieduta e guidata con pugno di ferro da Carlo Rubbia. Il sincrotrone Elettra è stato inaugurato sabato dal presidente del Consiglio Ciampi e dal ministro per la Ricerca Colombo. E' la prova dell'interesse per una macchina che promette applicazioni tecnologiche e scientifiche innovative. Un acceleratore che si trasforma in uno straordinario «microscopio», capace di sondare la materia grazie alla radiazione emessa dagli elettroni in corsa in un anello di 259 metri di circonferenza. Quando le particelle attraversano a zig-zag magneti curvanti perdono energia sotto forma di luce di sincrotrone: un raggio di fotoni intenso e collimato, costituito essenzialmente da raggi X molli. Attraverso apposite vie la radiazione giunge ai laboratori intorno all'anello. Due le «linee di luce» ora in fase di realizzazione. La prima è quella chiamata SuperEsca (un acronimo che sta per Electron Spectroscopy for Chemical Anal ysis): consentirà di studiare la struttura elettronica di semiconduttori, metalli e ceramiche, gettando uno sguardo sui processi chimici di catalisi e corrosione. L'altra è la linea di fotoemissione, realizzata con l'Istituto di struttura della materia del Cnr per indagini sulle superfici di semiconduttori e superconduttori. Altre sei linee sono prenotate dal Consiglio nazionale delle ricerche, dall'Università La Sapienza di Roma, dall'Eni Ricerche, dall'Istituto di biofisica dell'Accademia delle Scienze austriaca, interessato a osservare fibre muscolari e membrane biologiche. Una nona «linea di luce» sarà dedicata alla mammografia: la possibilità di individuare noduli di appena 50 micron consentirebbe una diagnosi precoce dei tumori al seno. Elettra potrà ospitare una ventina di «linee di luce» destinate a industrie e centri di ricerca, dall'elettronica alla micromeccanica e alla biomedica (la cristallografia di macromolecole e virus, ad esempio, avrà potenziali ricadute farmaceutiche). Purtroppo la macchina nasce in un momento di recessione del nostro Paese: ma la luce di sincrotone sta diventando uno dei metodi dell'indagine più promettenti. Oltre ai sincrotroni di Trieste e di Berkeley, è da poco operativa la macchina europea di Grenoble, cui l'Italia partecipa al 15 per cento: lavorerà a 6 GeV producendo raggi X duri, ottimi per analizzare strutture atomiche (i raggi X molli della macchina di Trieste, invece, hanno una lunghezza d'onda dell'ordine di grandezza delle molecole). Fabio Pagan


IL CANNONE Neve a volontà Purché sia freddo e poco umido
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D.
NOTE: 036

LA quantità di neve prodotta artificialmente dipende dalla temperatura e dall'umidità dell'aria. Se l'aria è secca, una parte delle goccioline d'acqua evapora, sottraendo calore alla corrente d'aria e accelerando il processo di raffreddamento. Intorno a -12 C e con un'aria molto secca, un cannone può sparare fino a 100 metri cubi di neve in un'ora. L'acqua fredda e ad alta pressione viene sparata attraverso ben 360 beccucci. Per coprire il terreno in modo uniforme occorre cambiare regolarmente l'angolatura della macchina.


INFORMATICA Perdere un po' di tempo Diciassettesima puntata
Autore: MEO ANGELO RAFFAELE, PEIRETTI FEDERICO

ARGOMENTI: INFORMATICA, DIDATTICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 036

LA scorsa settimana avevamo lasciato al lettore il compito di riscrivere il programma proposto utilizzando due sottoprogrammi, uno contenente la generazione della segnalazione di errore nella risposta, l'altro dedicato alla visualizzazione del messaggio di congratulazioni. Questa è la soluzione dell'esercizio proposto: SUPPONIAMO di volerci fare interrogare dal calcolatore, per vedere se ricordiamo le capitali dei più importanti paesi del mondo. Scriviamo per questo un programma del tipo seguente: 10 REM PRIMA DOMANDA 20 PRINT "Qual è la capitaledella Francia?" 30 INPUT R$ 40 IF R$ = "PARIGI" THEN GOTO 130 50 REM SEGNALAZIONE DI ERRORE 60 PRINT CHR$(7); CHR$(7) 70 PRINT "La risposta è errata!" 80 FOR N = 1 TO 1000 90 NEXT N 100 PRINT "Studia di più!" 110 GOTO 200 120 REM MESSAGGIO DICONGRATULAZIONI 130 PRINT "Bravo, la risposta èesatta!" 140 FOR N = 1 TO 1000 150 NEXT N 200 REM SECONDA DOMANDA 210... ecc. Il programma contiene alcune novità che non sono di grande importanza. La prima è la PRINT CHR$(7), che compare nell'istruzione 60. CHR$(7) è il carattere che ha codice uguale a 7 nella tabellina standard dei cosiddetti "codici ASCII". Questo codice non corrisponde a un carattere alfabetico, ma a un ordine elementare per il calcolatore, ossia all'ordine di emettere un "beep" , un breve fischio. L'istruzione 60 serve quindi a produrre due fischi consecutivi, che saranno emessi per dare maggior risalto alla segnalazione di errore. Le istruzioni 80 e 90 costituiscono un ciclo "senza corpo", ossia un ciclo che viene descritto 1000 volte senza fare alcuna attività oltre all'aggiornamento del contatore N. Lo scopo di queste due istruzioni è semplicemente quello di perdere tempo, per intervallare la visualizzazione del messaggio di errore e la formulazione della domanda successiva. Il tempo necessario per l'esecuzione completa del ciclo delle istruzioni 80 e 90 è molto variabile e dipende dalla velocità del calcolatore su cui gira il programma. Un 486 a 66 MHz è almeno cento volte più veloce degli elaboratori personali della prima generazione. Chi ha la fortuna di possedere un gioiello dell'ultima generazione dovrò quindi sostituire il numero 1000 dell'istruzione 80 con un numero più grande, mentre chi è rimasto alle prime macchine lo sostituirà con un numero più piccolo. Il gioco della regolazione dell'istruzione 80 sarà molto utile anche al fine di comprendere meglio quale sia la velocità di lavoro del calcolatore che si sta usando. Il programna di interrogazione che stiamo discutendo sarà probabilmente molto lungo e sarà costituito da tanti blocchi, uno per ciascuna domanda, e ogni blocco sarà composto da sezioni, come abbiamo visto nell'unico blocco che abbiamo trascritto: la sezione di interrogazione (istruzioni da 10 a 40), la sezione di errore (da 50 a 110) e la sezione di congratulazioni (da 120 a 150). Capitale della Francia? I blocco Errore Congratulazioni Capitale della Spagna? II blocco Errore Congratulazioni ecc. Nel programma la sezione di errore comparirà, sempre uguale, in tutti i blocchi. Analogamente, la sezione di congratulazioni comparirà sempre nella stessa identica forma, tante volte quante sono le domande che si intendono porre. Appare così evidente la convenienza di organizzare il programma nel modo indicato nella figura seguente. La sezione di errore e quella di congratulazioni compaiono una volta sola, con notevole riduzione della lunghezza del programma. Interrogazione sulla capitale della Francia. Se errore GOTO 1000. Se non errore GOTO 1200 Interrogazione sulla capitale della Spagna. Se errore GOTO 1000. Se non errore GOTO 1200........ 1000: ERRORE....... 1200: CONGRATULAZIONI......... Le sezioni "errore" e "congratulazioni" sono due primi esempi di "sottoprogrammi". Provi il lettore a riscrivere il programma nella nuova forma, usando le istruzioni di salto condizionato: IF...GOTO... L'esercizio è difficile perché occorre inventare un meccanismo per ricordare, quando si salta all'istruzione 1000 oppure 1200, dove ritornare dopo aver eseguito il sottoprogramma. L'esercizio sarà comunque molto utile perché ci aiuterà a comprendere il concetto di sottoprogramma, uno dei più importanti dell'informatica. Nella prossima scheda torneremo sull'argomento e vedremo una coppia di istruzioni che il BASIC, come tutti gli altri linguaggi di programmazione, mette a disposizione del programmatore per risolvere in modo facile il problema di saltare a un sottoprogramma e di ritornare, dopo la sua esecuzione, nella posizione corretta. (continua)


LE DATE DELLA SCIENZA Novant'anni fa nasceva Gamow profeta della teoria del big bang
Autore: GABICI FRANCO

ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA
PERSONE: GAMOW GEORGE
NOMI: GAMOW GEORGE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 036

GEORGE Gamow è stato un grande fisico teorico e un notissimo divulgatore. Nato a Odessa nel 1904 e morto nel 1968 negli Stati Uniti, prima di emigrare aveva lavorato con Bohr e Rutherford. Gamow fu il profeta del big bang, che divulgò con grande passione fra gli Anni 30 e 40. Inoltre, 45 anni fa, nel 1949, previde l'esistenza della «radiazione fossile», conseguenza della grande esplosione iniziale, radiazione poi scoperta negli Anni 60 da Penzias e Wilson. Si interessò anche alla fisica nucleare proponendo per gli elementi pesanti il modello del «nucleo a goccia», secondo il quale le particelle del nucleo sarebbero tenute insieme da forze attrattive così come una goccia d'acqua è tenuta insieme dalla tensione superficiale. Il modello fu poi abbandonato ma costituì il punto di partenza per lo sviluppo di nuove teorie sul nucleo atomico. Gamow, inoltre, fu tra i primi a intuire che l'origine dell'energia solare doveva essere spiegata da reazioni termo-nucleari. Come divulgatore ha lasciato libri di grande successo, che illustrava con simpatici disegni: «Uno, due, tre... infinito», «Biografia della fisica», «Trent'annni che sconvolsero la fisica». Curiosità: si dice che sia stato Gamow a coniare il termine big bang. Fu, invece, il suo rivale inglese Fred Hoyle, il quale durante una conferenza definì sarcasticamente «big bang» la teoria di Gamow. Franco Gabici


STRIZZACERVELLO Quale bottiglia contiene di più?
Autore: PETROZZI ALAN

ARGOMENTI: GIOCHI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 036

Quale bottiglia contiene di più? Vi trovate con tre bottiglie di fogge diverse e comunque così strane da non consentirvi di valutare «a occhio» quale sia la più capiente, anche perché i loro volumi differiscono di poco. Una delle tre è piena d'acqua e questo è l'unico strumento di cui potete disporre per riuscire a stabilire quale delle tre è la più capace. Il compito sarebbe estremamente semplice se non fosse per un limite che il problema pone: non potete svuotare del tutto la bottiglia che contiene l'acqua. Come procedereste per dare una risposta corretta? La soluzione domani, accanto alle previsioni del tempo. (A cura di Alan Petrozzi)


LA PAROLA AI LETTORI CHI SA RISPONDERE? Luna seduta, mare agitato. Ma all'equatore
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 036

Perché la falce di Luna a volte è orizzontale («coricata»), al tre verticale («in piedi»)? E che cosa significa il proverbio marinaro «Luna coricata, ma rinaio in piedi. Luna in piedi, marinaio coricato?» Si chiama «asse della fase» la linea che congiunge i corni della falce lunare, o il confine tra luce e ombra al primo e ultimo quarto. Questa linea può fare un angolo più o meno grande rispetto all'orizzonte nelle varie stagioni e nei vari luoghi, con posizioni estreme che vengono chiamate, appunto, Luna in piedi quando l'asse della fase è perpendicolare all'orizzonte e Luna seduta quando l'asse della fase è parallelo. La Luna se duta è visibile soltanto da basse latitudini, vicino all'equatore, mentre la Luna in piedi è più frequente alle alte latitudini. Il detto popolare è ambiguo. Alcuni lo interpretano nel senso che con la Luna seduta il mare è abitualmente più agitato e i marinai devono darsi da fare; altri, al contrario, pensano che in quel caso il mare sia più calmo e i marinai possano più facilmente mantenere l'equilibrio sulla nave. Ma è chiaro che le condizioni del mare non hanno alcuna connessione con l'asse di fase della Luna. Lucio Rava, Asti Perché, nella credenza popo lare italiana, il 17 porta sfortuna, mentre all'estero è il 13? Il 17 è considerato un numero che porta sfortuna perché, scritto in numeri romani (XVII) è l'anagramma della parola latina "vixi"che significa "ho vissuto", cioè ora non vivo più, sono morto. Il 13 è invece ritenuto menagramo in molti Paesi (europei e no) perché tanti erano i commensali dell'Ultima Cena, che ebbe un seguito tragico, cioè la morte di uno di loro. In questi Paesi il 17 viene trascurato perché fa parte della tradizione classica, che non ha legami con tradizioni locali. Luisa Paglieri, Torino Chi ha inventato l'azoto liqui do? E a che cosa serve? L'azoto, un gas incolore, inodore e chimicamente inerte, a temperatura ordinaria non reagisce con alcun elemento. Per ottenere l'azoto liquido, occorre innanzitutto separarlo dall'ossigeno, perché l'azoto è presente nell'aria per il 78 per cento. Poi occorre preparare l'idrogeno e infine combinare l'azoto con l'idrogeno, un processo per il quale occorrono alta temperatura (circa 500), forte pressione e la presenza di catalizzatori. Ne esce fuori ammoniaca calda, che raffreddata si liquefa e può essere separata dai gas che non hanno reagito. Le utilizzazioni dell'azoto liquido sono di tipo medico e industriale, nella catena del freddo. In campo medico, per esempio, l'azoto liquido permette di conservare liquido seminale da usare nella tecnica di fecondazione artificiale. I più recenti materiali semiconduttori funzionano anche alla temperatura dell'azoto liquido, e ciò li rende particolarmente interessanti in vista di applicazioni commerciali. Federica Guaiati Piossasco (TO) Che cosa dà la schiuma alla birra? Le schiume sono emulsioni, caratterizzate da un'elevata incorporazione di gas nella fase liquida. Tale sistema può essere stabilizzato con agenti che influiscono direttamente sulla tensione superficiale della soluzione (primi fra tutti, i saponi). Nelle schiume tipiche delle preparazioni alimentari, il tensioattivo fondamentale è rappresentato dalle proteine che con la loro capacità emulsionante stabilizzano tali sistemi. Caratteristiche di queste proteine devono essere: grande solubilità e facilità di denaturazione, cioè di «srotolarsi». Queste caratteristiche sono conferite alle proteine della birra durante le fasi di preparazione del mosto da parte di specifici enzimi: meglio si agisce in questa fase, più piccole saranno le dimensioni delle bolle e più stabile la schiuma. Il risultato migliore si ottiene con le birre scure, che presentano in genere un tipo di schiuma fine e compatto, molto resistente nel tempo. Naturalmente il gas all'interno delle bolle è rappresentato da anidride carbonica, evoluta durante la fermentazione o immessa all'atto dell'imballaggio. Michele Perinotti, Lignana (VC)


CHI SA RISPONDERE?
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 036

-Perché l'SOS è stato sostituito dal May Day? -Se noi discendiamo dalle scimmie perché ci è scomparsa la coda? -Perché se noi usiamo il sistema metrico decimale, conserviamo unità di misura così bizzarre come i numeri delle scarpe e delle calze e le taglie degli abiti? E perché cambiano da un Paese all'altro? -Perché gli sci più lunghi sono anche i più veloci, visto che l'attrito sulla neve dovrebbe essere superiore?




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