TUTTOSCIENZE 25 novembre 92


MALATTIE INFETTIVE Tornano gli spettri del passato
Autore: REGGE TULLIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, SANITA'
NOMI: POMPIDOU ALAIN
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 085

LE sedute della Commissione parlamentare europea che si occupa di energia, ricerca e tecnologia sono un osservatorio privilegiato per osservare quanto accade dentro e fuori l' Europa in tutto ciò che riguarda la scienza e i suoi frutti. Il collega Alain Pompidou è medico e a lui toccano di regola i rapporti parlamentari attinenti alla sanità. Da tempo Pompidou mi aveva avvertito che molte malattie, una volta temibilissime e ora ritenute quasi scomparse, stanno sfuggendo al controllo medico e pongono in grave pericolo la salute pubblica. «La Stampa» si è già occupata del ritorno della malaria, una malattia che colpisce circa 400 milioni di persone e che sta diventando resistente ai derivati della clorochina e pare anche a quelli della meflochina. Di recente anche Nature (22 ottobre ' 92) ha affrontato il problema. L' Istituto americano di medicina ha riunito un gruppo di studio presieduto da Joshua Lederberg (Rockefeller University) e Robert Shope (Arbovirus Research Unit, Yale) con lo scopo di mettere all' erta i governi contro il pericolo del ritorno di vecchie malattie. Secondo Shope è del tutto realistica la possibilità di un ritorno della spagnola una terribile epidemia di influenze che uccise circa 20 milioni di persone nel 1918 1919. Gravi preoccupazioni desta la tubercolosi (Tbc), una malattia che all' inizio del secolo era responsabile per circa il 15 per cento dei decessi e che pareva quasi scomparsa. La Tbc è in fase di aumento negli Stati Uniti ma anche in Europa, ad esempio in Svizzera, secondo dati che non ho potuto controllare, è aumentata del 33 per cento nell' ultimo anno. La causa principale di questo ritorno, è l' emergere di forme con resistenza multipla ai farmaci tradizionali ormai endemiche tra i malati di Aids e tra gli strati sociali più poveri ed indifesi della società. Secondo Pompidou ed altri esperti sia New York che Rio de Janeiro sono zone a rischio ma anche le capitali europee stanno per diventarlo. Il cosiddetto morbo di Lyme, causato da una spirocheta (Borrella Burgdoferi) è trasmesso dalle zecche e la sua recente diffusione è stata causata da una politica di riforestamento e diffusione della popolazione nord americana dai centri urbani verso zone periferiche a stretto contatto con gli agenti patogeni. Ma anche la febbre della Rift Valley, il virus di Hantaan e la febbre gialla che sembravano ormai sotto controllo e localizzati stanno minacciando nuovamente la popolazione umana. Ad esempio sia l' Aedes aegypt che l' Aedes albopictus, ambedue vettori della febbre gialla, sono stati osservati nella città di New Orleans che conta circa mezzo milione di abitanti e in cui non esistono scorte di vaccino. Se scoppiasse una epidemia potrebbero essere colpite 100. 000 persone di cui 10 su cento morirebbero nei tre mesi seguenti all' infezione. Esiste inoltre un' ampia casistica sull' esistenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici. Ma anche gli stessi insetti che fungono da vettori per gravi malattie infettive sono diventati resistenti a dosi anche elevate degli insetticidi in commercio, e inoltre l' uso di dosi massicce comporta gravi pericoli ambientali. Purtroppo sia negli Stati Uniti sia nella Cee si sono tagliati negli ultimi vent' anni i fondi per l' attività di ricerca e di sorveglianza nel campo delle malattie infettive e proprio a causa dell' illusorio senso di sicurezza creato dalla scoperta di nuovi ed efficacissimi farmaci. Quasi certamente i governi attenderanno la prossima pandemia per occuparsi seriamente del problema. Intanto possiamo anticipare alcuni dei problemi che sorgeranno dall' aggravarsi della situazione. Lo sviluppo di nuovi farmaci comporterà inevitabilmente la loro sperimentazione su animali, rendendo ancora più acuto il contrasto tra mondo scientifico, industria chimica e case farmaceutiche da un lato e animalisti ambientalisti e fautori di medicine alternative dall' altro. Quasi certamente i nuovi farmaci avranno vita breve e saranno presto impotenti dinanzi al sorgere di nuove generazioni di batteri resistenti e quanto mai aggressivi. Occorrerà quindi una nuova strategia che contempli, fra l' altro, l' uso oculato dei farmaci esistenti. Troppo sovente usiamo senza criterio e senza vera necessità antibiotici potentissimi con il solo risultato di creare terreno fertile per lo sviluppo di ceppi batterici estremamente pericolosi. L' aggressione planetaria a cui si sottopone la malaria ha già condotto ad una revisione della strategia tradizionale di protezione contro questa malattia. Occorrerà investire somme rilevanti per estendere i programmi attuali di vaccinazione fino ad includere malattie finora intrattabili, dopo tutto l' unico morbo veramente e definitivamente sconfitto dall' uomo è il vaiolo, non a caso il primo per cui è stato scoperto il vaccino. Infine dovremo incoraggiare e sostenere i biologi nel loro arduo tentativo di indagare a fondo nel meccanismo con cui gli aggressori dell' uomo si difendono dai costosissimi farmaci finora sintetizzati dai nostri laboratori. Meglio una peste in meno che un Decamerone in più. Tullio Regge Università di Torino


LA NUOVA OFFENSIVA Sifilide e Tbc, proprio come nell' Ottocento L' epidemia mondiale di infezioni sessuali è legata a migrazioni e ignoranza
Autore: DI AICHELBURG ULRICO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, SANITA', STATISTICHE
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: T Le malattie infettive
NOTE: 085

E' in atto un' offensiva delle malattie infettive, e l' Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato l' allarme. Specialmente nei Paesi in via di sviluppo la situazione è paurosa, ma preoccupante per alcuni aspetti è anche nei Paesi industrializzati. Per quanto ci tocca più direttamente come europei limitiamoci a due argomenti, la tubercolosi e le malattie a trasmissione sessuale, fantasmi del passato che oggi sembrano tornare più pericolosi che mai. Si sente dire spesso che la tubercolosi è una malattia del passato, viceversa è una delle più diffuse: un terzo della popolazione mondiale, quasi due miliardi di persone, ha l' infezione tubercolare (l' infezione non equivale alla malattia, ma può diventarlo), 20 milioni sono i malati, ogni anno 8 milioni di persone si ammalano e 3 milioni muoiono. In Europa e in altri Paesi industrializzati si registrano 400 mila nuovi casi e 40 mila decessi. In Italia la notificazione dei casi di tubercolosi è aumentata del 28 per cento dal 1988 al 1990. Qualche tempo fa si poteva addirittura pensare che la tubercolosi fosse in via d' estinzione nell' Europa e negli Stati Uniti. Certo nei Paesi industrializzati non è più uno dei flagelli dell' umanità, però ci sono molti segnali che abbia iniziato una seconda giovinezza. L' inversione della tendenza ha avuto inizio a partire dal 1986. L' esplosione dell' Aids ne è una delle cause principali: il virus Hiv favorisce lo sviluppo di infezioni normalmente tenute a freno dall' immunità, e la tubercolosi è una di queste. Non bisogna abbassare la guardia come forse è avvenuto negli ultimi tempi. Si assiste anche a un impressionante, e ancora una decina d' anni fa imprevedibile, aumento dei casi di infezioni sessualmente trasmissibili (senza riferimento all' Aids e all' epatite virale le quali, avendo un' epidemiologia particolare, non rientrano strettamente in questo gruppo). Accanto alle tradizionali sifilide e blenorragia, vi è una seconda generazione di infezioni sessuali molto più diffuse e anche più difficilmente diagnosticabili e curabili. Si calcola che ogni anno nel mondo si abbiano oltre 250 milioni di nuovi casi di malattie sessuali, e la cifra è in continua crescita. Queste malattie sono una ventina, causate da batteri, virus, protozoi. Il Trichomonas vaginalis, un protozoo, è il numero uno per i contagi: 120 milioni di casi. I batteri denominati Clamidie ne produrrebbero 50 milioni, i gonococchi (causa della blenorragia) 25 milioni, l' Herpesvirus tipo 2 20 milioni. Chi ritiene che la sifilide sia pressoché scomparsa, sappia che le si attribuiscono tre milioni e mezzo di contagi annuali, il che non è poco. Il gruppo di età più colpito è dai 20 ai 24 anni, seguito da quello 15 19 anni e da quello 25 29 anni. Un ampio ventaglio di elementi demografici e sociali interdipendenti ha contribuito all' attuale epidemia mondiale di infezioni sessuali: il forte aumento della proporzione numerica dei gruppi sessualmente attivi, la maggiore libertà sessuale, i rapporti più precoci e con un maggior numero di partner, i moderni mezzi contraccettivi, i viaggi, le migrazioni, l' alcol e gli stupefacenti che riducono l' inibizione o che favoriscono la prostituzione. Ma uno dei mali peggiori è l' ignoranza. L' informazione è essenziale, ma purtroppo nella maggior parte delle nazioni non esistono corsi ufficiali di educazione sessuale, oppure l' insegnamento è inadeguato. Ulrico di Aichelburg


FALLIMENTI TERAPEUTICI Se la minoranza di batteri refrattaria all' antibiotico prende il sopravvento
Autore: U_D_A

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, SANITA', RICERCA SCIENTIFICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 085. Malattie infettive

L' offensiva delle infezioni è strettamente connessa al manifestarsi della resistenza dei batteri verso gli antibiotici. Dopo un eccitante iniziale successo, ogni antibiotico finisce per fallire in alcuni casi. Dapprima, di fronte a questa disastrosa sequenza di bollettini di guerra, che del resto si era già avuta anche per i sulfamidici, si pensò che tutto fosse dovuto a spontanee mutazioni genetiche insorte nei batteri. Senza dubbio queste mutazioni avvengono: ogni cento milioni di cellule batteriche, una va incontro a mutazioni e conseguente resistenza a quasi tutti gli antibiotici; ma non è il fatto più importante. In ogni specie batterica vi è sempre, già preesistente, una minoranza refrattaria all' antibiotico, che minoranza rimane fino a che l' antibiotico non stermina la maggioranza. Allora la minoranza trova la via libera per moltiplicarsi senza freni, esplosivamente, il che illustra perfettamente il concetto darwiniano della sopravvivenza del più adatto. Bisogna dunque trovare sempre nuovi antibiotici e chemioterapici. Per esempio, oggi la terapia della tubercolosi ha a disposizione una quindicina di farmaci, i quali permettono di guarire pressoché la totalità dei casi trattati. Ma uno dei principi che regolano la condotta terapeutica è l' associazione di più farmaci perché vi è sempre una proporzione elevata di batteri che diventano resistenti; di qui la necessità di mettere insieme più medicamenti. Una cosa è certa: la presenza di ceppi batterici resistenti ai farmaci è tanto maggiore quanto più intenso è l' uso dei farmaci stessi, e specialmente l' uso sconsiderato. Bisogna ricorrere agli antibiotici soltanto in caso di reale necessità. (u. d. a. )


SUCCESSO ITALIANO Il satellite che gioca con il laser
Autore: BIANCO GIUSEPPE

ARGOMENTI: AERONAUTICA E ASTRONAUTICA
ORGANIZZAZIONI: LAGEOS II, ASI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 085

IL 10 novembre, alle ore 2: 53: 54 di tempo universale coordinato, la prima eco di luce laser riflessa dal satellite «Lageos II» ha fermato il cronometro atomico della stazione Slr (Satellite Laser Ranging, cioè telemetria laser di satelliti) del Centro di geodesia spaziale dell' Agenzia spaziale italiana (Asi), nei pressi della città di Matera. Il LAser GEOdynamics Satellite II (satellite laser per la geodinamica) o, più brevemente, il Lageos II, è stato immesso nella sua orbita circolare a 5900 chilometri dal suolo con 52 gradi di inclinazione sul piano equatoriale il 23 ottobre, nel corso di una missione dello shuttle «Columbia». Realizzato nell' ambito di una collaborazione tra Asi e Nasa da industrie italiane (Alenia Spazio e Snia Bpd), il Lageos II è una sfera metallica senza alcun componente attivo a bordo, identica a quella del Lageos I, lanciato dalla Nasa nel 1976. Con una massa di 400 chilogrammi e un diametro di 60 centimetri, resterà in orbita attorno alla Terra per milioni di anni, essendo progettato in modo da risentire il meno possibile di forze che possano perturbarne il moto, cosicché l' orbita risulta particolarmente stabile e ben definita. Il satellite è tecnologicamente assai semplice. Sulla sua superficie sferica sono incastonati 422 prismi retroriflettori in quarzo e 4 di germanio, dispositivi concettualmente simili ai comuni catarifrangenti montati sulle automobili. Questi prismi hanno la capacità di riflettere un raggio di luce lungo la direzione di arrivo. Quando una stazione Slr sulla superficie terrestre «spara» un impulso laser verso il satellite, i prismi lo riflettono verso la stazione che lo ha emesso. Il compito di una stazione Slr è proprio quello di misurare il lasso di tempo (detto «tempo di volo» ) che intercorre tra l' emissione dell' impulso e la ricezione dell' eco. Essendo note la velocità della luce e, entro certi limiti, le caratteristiche ottiche dell' atmosfera terrestre, questa misura di tempo permette di determinare con precisione la distanza tra il satellite e la stazione che lo osserva. Le stazioni Slr più moderne hanno precisioni relative dell' ordine di una parte su un miliardo: ciò significa che, per il Lageos II, la distanza a un certo istante viene determinata con incertezze dell' ordine di alcuni millimetri. Attraverso le misure Slr, le stazioni a terra possono determinare la propria geometria relativa o la propria posizione rispetto al centro di massa della Terra oppure, in alternativa, la propria posizione rispetto a un sistema di riferimento quasi inerziale (nell' ambito del quale, cioè, le leggi del moto assumono la forma più semplice possibile), definito proprio dal piano orbitale del satellite. L' altissima precisione della tecnica Slr permette lo sviluppo di modelli molto raffinati del campo gravitazionale terrestre, stime precise della distribuzione di massa dentro la Terra e misure di geodesia globale con la precisione di qualche centimetro su distanze intercontinentali. Lo studio di queste misure eseguite su un lungo periodo fornisce dati sui moti tettonici globali e locali della crosta terrestre, sullo spostamento del polo terrestre ( «wobble» di Chandler, effetti stagionali e così via) e sulle variazioni della velocità di rotazione della Terra. Oltre a questi aspetti prettamente scientifici, la tecnica Slr sta svolgendo un ruolo tecnologico di fondamentale importanza per la calibrazione di sensori particolari a bordo di satelliti attivi per l' osservazione della Terra (come Ers 1 o Topex Poseidon), permettendone una accuratissima ricostruzione dell' orbita nonostante le forti perturbazioni a cui questi satelliti, a causa delle dimensioni, della forma irregolare e della bassa quota di volo, sono soggetti. Il continuo raffinamento tecnologico nel campo dell' optoelettronica permetterà alla tecnica Slr, entro alcuni anni, di raggiungere precisioni di un millimetro, aprendo nuove ed entusiasmanti prospettive per lo studio della dinamica del nostro pianeta. Giuseppe Bianco Agenzia spaziale italiana


ESPERIMENTI CON I SATELLITI OLYMPUS E ITALSAT Questa radio capta le nuvole... La frontiera delle telecomunicazioni
Autore: DAMOSSO ERALDO

ARGOMENTI: COMUNICAZIONI, AERONAUTICA E ASTRONAUTICA
ORGANIZZAZIONI: CSELT, STET
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 086

SUL tetto dello Cselt, il centro di ricerca per le telecomunicazioni della Stet, alla periferia Nord di Torino, da qualche mese si vedono due grandi antenne paraboliche puntate verso il cielo, quasi a voler dialogare con la torre, che sovrasta di 80 metri il complesso di edifici. Le due parabole, larghe tre metri e mezzo, costituiscono le stazioni di terra degli esperimenti di propagazione in corso con il satellite europeo Olympus e il satellite italiano Italsat. Le comunicazioni spaziali hanno un notevole peso nell' economia della ricerca e includono talora anche settori apparentemente collaterali quali, ad esempio, la radioastronomia e l' analisi di problematiche connesse al telerivelamento. Nel corso degli ultimi anni, a partire dalle sperimentazioni col satellite italiano Sirio, lanciato nell' ormai lontano agosto ' 77, lo Cselt ha dedicato notevole attenzione agli studi di propagazione, in particolare a quelli sulle caratteristiche elettromagnetiche del canale trasmissivo terra satellite. Con lo sviluppo dei servizi delle comunicazioni con mezzi mobili e della diffusione diretta televisiva e radiofonica è prevedibile un sempre più massiccio ricorso a bande di trasmissione collocate attorno a frequenze portanti sempre più elevate. Il satellite Italsat consente già fin d' ora di usare la gamma da 20 a 30 GHz, nella prospettiva di un' integrazione di sistemi via satellite con la rete telefonica terrestre; il programma Drs (Ritrasmissione Dati via Satellite), di prossimo avvio da parte dell' Esa, adotterà ugualmente tale gamma. Prevale ormai nettamente la tendenza a orientarsi verso frequenze ancora più elevate, comprese tra i 40 ed i 50 GHz, il cui uso consentirà di disporre di rilevanti capacità trasmissive, di antenne con maggior guadagno e di apparati dalle dimensioni ridotte. In tale prospettiva, gli esperimenti di propagazione a 20, 40 e 50 GHz condotti con Italsat, lanciato nel gennaio del ' 91, e quelli analoghi di Olympus, in orbita dal luglio ' 89, che si svolgono a 12, 20 e 30 GHz, in un quadro generale di telefonia, di diffusione televisiva diretta da satellite, di servizi speciali e di trasmissione dati, in funzionamento simultaneo, assumono una importanza fondamentale per lo sviluppo del settore. Le stazioni permettono di effettuare ricerche sul comportamento delle onde elettromagnetiche nell' attraversamento dell' atmosfera, con un grado di approfondimento nettamente superiore a quelli caratteristici delle altre sperimentazioni condotte in parallelo in altri Paesi, europei e nordamericani. Alle stazioni principali sono affiancati apparati di misura in grado, come dimostra l' esperienza passata, di aggiungere informazioni non trascurabili ai fenomeni oggetto d' indagine. La strumentazione ausiliaria, infatti, è costituita da radiometri, in grado di rilevare i contributi di rumore elettromagnetico che si generano nell' atmosfera a causa di eventi atmosferici e che, catturati da opportuni dispositivi riceventi, possono determinare il grado di attenuazione che subirebbe un segnale radio interagente con l' evento. Esistono, inoltre, sensori di tipo meteorologico, in grado di analizzare grandezze correlabili, mediante opportuni modelli, con quelle radioelettriche, misurate dalle stazioni principali, quali intensità di pioggia, temperatura, pressione, umidità, velocità e direzione del vento. Le misure radiometriche sono ritenute preziose per una più corretta valutazione dei livelli di bassa attenuazione, del segnale con particolare riguardo alla condizione atmosferica, nota in gergo tecnico come «cielo chiaro». Alle frequenze più elevate, inoltre, assumono sempre maggiore importanza fenomeni atmosferici usualmente ritenuti minori, come la presenza di nuvole e l' accumulo di vapore acqueo, i cui effetti possono essere appropriatamente rilevati da apparati radiometrici. La radiometria del tipo a doppia frequenza, utilizzata in entrambe le sperimentazioni Olympus e Italsat, ha poi l' ulteriore pregio di consentire di valutare il contenuto di acqua, sia allo stato liquido, sia allo stato di vapore, presente lungo il canale trasmissivo. Per quanto concerne la strumentazione di tipo meteorologico, è interessante citare la presenza di uno speciale sistema a fotoresistenze, in grado di rilevare l' entità della nuvolosità locale, consentendo immediati confronti con dati dello stesso tipo, disponibili presso i servizi meteorologici nazionali. L' identificazione di una eventuale relazione empirica tra i valori misurati dai radiometri e lo stato del cielo, in termini sia di copertura, sia di tipo di nuvole, permetterebbe, infatti, una migliore comprensione degli effetti atmosferici minori. Telecomunicazioni e meteorologia trovano così un punto di incontro Analizzando il comportamento delle onde elettromagnetiche nell' atmosfera, si acquisiscono preziose informazioni su quei fenomeni meteorologici, come ad esempio gli uragani, che sfuggono ancora al pieno controllo della scienza. Eraldo Damosso Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni, Torino


SCOPERTI NUCLEI COMETARI OLTRE PLUTONE Dalle comete gli ingredienti della vita Così la Terra divenne abitabile
Autore: BATALLI COSMOVICI CRISTIANO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA, CONFERENZA, SCIENZA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 086. Origine della vita e della Terra

UNA ventina di anni fa ad una delle prime conferenze internazionali sulle comete, quando questi oggetti erano studiati da pochissimi astronomi, affermai che forse il nostro corpo era composto da molecole di origine cometaria. La battuta fu classificata dall' uditorio quale «cometary joke», cioè «barzelletta cometaria». Alla conferenza internazionale di scienze planetarie tenutasi a Monaco dal 12 al 16 ottobre, Delsemme, (Università di Toledo, Ohio Usa), ha affermato davanti a 200 esperti di comete che «ormai è quasi certo che il nostro corpo, come tutte le forme animali e vegetali viventi sul nostro pianeta, devono la loro esistenza ai composti organici e all' acqua importati miliardi di anni fa dalle comete sulla Terra». Nei 500 milioni di anni seguenti alla nascita del nostro sistema solare, la formazione dei pianeti giganti produsse un cospicuo bombardamento di comete sui pianeti interni. Testimonianze di tali bombardamenti sono visibili sulla Luna, su Mercurio e anche su Marte. La cattura da parte del nostro pianeta, originariamente povero di carbonio, azoto e acqua, di questi elementi importati in grandi quantità dalle comete, ha permesso la formazione degli oceani e dell' attuale atmosfera creando le uniche condizioni ottimali di vita nel nostro sistema solare. Proprio dell' evoluzione chimica e dell' origine della vita si è parlato a Trieste, al Centro internazionale di fisica teorica, fra il 26 ed il 30 ottobre a riprova del grande interesse che questo argomento suscita su scala mondiale. A Trieste si è anche trattato il tema della ricerca di intelligenze extraterrestri, il programma Seti ufficialmente varato negli Usa il 12 ottobre in occasione delle celebrazioni colombiane. A Monaco sono stati presentati anche nuovissimi risultati sulla natura di una nuova classe di oggetti ritenuti in passato asteroidi o pianetini, ma rivelatisi proprio recentemente comete giganti. Il 14 settembre di quest' anno due astronomi dell' università delle Hawaii hanno scoperto un oggetto molto debole (magnitudine 23. 4), a circa 50 unità astronomiche dalla Terra (7500 milioni di chilometri). Questo oggetto dall' orbita ancora indeterminata è stato battezzato 1992 QB1. Dal suo potere riflettente (albedo) del 4 per cento si è calcolato un diametro di circa 200 chilometri, mentre il suo colore rossastro indica la presenza di composti organici sulla superficie. Potrebbe trattarsi quindi della cometa più grande mai scoperta appartenente forse all' ipotetica cintura di Kuiper ed avente un' orbita quasi parabolica. La sensazionale scoperta si è aggiunta a quelle fatte recentemente su Chirone, un oggetto scoperto da Kowal nel 1977 e classificato come «pianeta minore» (2060 Chiron). La sua orbita si snoda interamente oltre Giove, ma incrocia Saturno ed è «caotica» cioè non calcolabile. Anche Chirone ha un' albedo di 1 per cento e una magnitudine di 6, 7 chilometri, un diametro di circa 200 chilometri con una massa 10. 000 volte maggiore della cometa di Halley (650 mila miliardi di tonnellate). Già dal 1988 si sapeva di un' attività anomala intorno a Chirone che si manifestava in un alone diffuso di polvere o granelli di ghiaccio. Nel 1990 si sono osservate fluttuazioni nell' intensità luminosa, ma soltanto l' anno scorso Bus e A' Hearn sono riusciti a scoprire l' emissione elettromagnetica del cianogeno, il radicale più comune negli spettri cometari. Ciò classifica Chirone definitivamente non più come asteroide o pianetino, ma come «cometa gigante». Non è ancora chiaro se i nuclei di comete estinte, cioè che hanno esaurito il loro combustibile volatile di gas e polvere, si trasformino in asteroidi e se questi due esempi di comete giganti siano una via di mezzo tra asteroidi e comete classiche. Proprio in uno dei più grandi asteroidi, Ceros, è stata scoperta l' emissione del radicale OH prodotto dalla dissociazione dell' acqua; ciò conferma che anche sulla superficie degli asteroidi vi è la presenza di uno strato di ghiaccio d' acqua. La sonda Galileo, che ha recentemente fotografato l' asteroide Gaspra e l' anno prossimo studierà Ida, potrà fornire dati preziosi a riguardo grazie agli spettrometri di cui è dotata, sempre che la Nasa riesca a riattivare l' antenna principale tuttora in avaria. Altra sorpresa la cometa Cernis, scoperta nel 1983, mostra di essere ancora attiva a ben 3 miliardi di chilometri dal Sole ed esibisce una chioma di 900 mila chilometri. In nessun' altra cometa, tranne che nella Halley, dove nel 1991 è stato osservato un fenomeno eruttivo a 2, 4 miliardi di chilometri dal Sole, si era mai osservata una simile attività a tali distanze. Ciò rafforza la teoria che alnei nuclei cometari esistano forme di energia chimica atte a sviluppare questi fenomeni di attività esplosiva o costante. Un gruppo francese ha inoltre affermato di aver identificato nella cometa Austin la molecola di metanolo sia nella regione millimetrica che nel vicino infrarosso a 3, 48 micrometri. Questa regione spettrale ha dato adito negli ultimi dieci anni a molte speculazioni che hanno portato Fred Hoyle ad affermare che l' identificazione non può essere che assegnata a batteri cometari ed interstellari, mentre la maggioranza degli specialisti vede nei composti complessi del CH i candidati più probabili. Tutte queste scoperte, dovute alla nuova tecnologia dei rivelatori Ccd, non fanno che aumentare la pressione degli scienziati europei per ottenere un' altra missione cometaria più completa nell' arco dei prossimi dieci anni. La non affidabilità della Nasa, che ha cancellato la bellissima missione cometaria Craf, e i costi troppo elevati della missione europea Rosetta, ci hanno spinto a proporre all' Agenzia spaziale europea una missione denominata Coral (Comet rendezvous and lander mission) Coral si potrebbe realizzare con 800 milioni di dollari, cifra accettabile nell' ambito del programma Horizon 2000 e potrebbe eseguire esperimenti interessantissimi per la comprensione dell' origine di questi oggetti e della vita stessa nell' Universo. La sonda si incontrerebbe all' afelio con una cometa a corto periodo rimanendo nelle sue vicinanze per vari anni in modo da seguirne l' evoluzione a varie distanze dal Sole. Infine, completato il ciclo di misure, essa si poserebbe sul nucleo della cometa, dove eseguirebbe esperimenti trasmettendo i dati a Terra fino all' esaurimento dell' energia a disposizione. Si potrebbe così aprire la strada a una successiva più ambiziosa missione che prevederebbe il trasporto di materiale cometario nei laboratori terrestri. Cristiano Batalli Cosmovici Cnr Istituto di fisica dello spazio


ISCRIZIONI APERTE Appuntamento in Alabama per il sesto corso dell' università spaziale
ORGANIZZAZIONI: ISU INTERNATIONAL SPACE UNIVERSITY
LUOGHI: ESTERO, USA, ALABAMA
NOTE: 086

LA sesta sessione estiva dell' International Space University (Isu) sarà ospitata dall' Università dell' Alabama di Huntsville, negli Stati Uniti, dal 19 giugno al 28 agosto 1993. Fondata nell' aprile del 1987, l' Isu è diventata un' istituzione accademica di fama mondiale. La prima sessione fu ospitata nell' estate del 1988 dal prestigioso Mit di Boston; successivamente si spostò in Europa, a Strasburgo e a Tolosa, a Toronto in Canada e, l' estate scorsa, a Kitakyushu, in Giappone. Scopo dell' Isu è la formazione di specialisti in campo spaziale e la sperimentazione di un nuovo modo di lavorare insieme su un progetto comune, interdisciplinare. Tra gli studenti vi sono avvocati, fisici, ingegneri, medici, sociologi astronomi, economisti, chimici, giornalisti, accomunati dalla stessa passione per lo spazio. I progetti per l' estate prossima riguardano un sistema internazionale per la prevenzione di catastrofi naturali o causate dall' uomo, quello per un veicolo di salvataggio per equipaggi impegnati in missioni nello spazio, e quello di un osservatorio scientifico installato sulla faccia nascosta della Luna. Le persone interessate possono inviare il loro nominativo, indirizzo e numero di telefono a: ing. Maria Antonietta Perino, presso Alenia Spazio, corso Marche 41, 10146 Torino, facendo richiesta della domanda di ammissione che va presentata entro il 15 gennaio 1993. Richiesto diploma universitario e ottima conoscenza dell' inglese.


Scaffale Sacks Oliver: «Emicrania», Adelphi
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: PSICOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 086

DI Oliver Sacks, scienziato scrittore (o scrittore scienziato? ) divenuto famoso con saggi come «L' uomo che scambiò sua moglie per un cappello» (1986), «Risvegli» (1987, da cui si è tratto anche un film), «Vedere le voci» (1990) e «Su una gamba sola» (1991) esce ora un libro antico, che risale al 1970. Il titolo, «Emicrania», e più ancora una rapida scorsa all' indice, potrebbero far supporre un taglio fortemente tecnico. In realtà non è così. Anche questo libro appartiene al Sacks che abbiamo imparato a conoscere, un autore nel quale è impossibile distinguere l' informazione oggettiva dal racconto e dalla sua forma estetica. Un autore, anche che con le sue storie rimanda a metafore globali della condizione umana. I casi di emicrania analizzati in questo volume costituiscono soltanto il primo livello di lettura. Altri si sovrappongono, tanto più importanti quanto più impalpabili: livelli in parte aggiunti nelle successive edizioni, sicché un impianto originariamente d' impronta clinica sorregge ora considerazioni psicologiche e filosofiche sul significato della malattia, sul rapporto mente cervello (tema fondamentale in Sacks) e sul messaggio nascosto in un malessere comunissimo eppure misterioso. Oliver Sacks: «Emicrania» Adelphi, 520 pagine, 40 mila lire


Scaffale Jervis Giovanni: «Presenza e identità », 188 pagine
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: PSICOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 086

Medico, psicoanalista e professore all' Università di Roma, Jervis approda alla collana degli «Elefanti» con queste «lezioni di psicologia» già pubblicate una decina di anni fa. Al centro del saggio, che si è arricchito di una nuova introduzione, sono l' idea di «soggetto» e il suo ruolo nel fondare la conoscenza scientifica, in una sintesi esperienza ed interpretazione dell' esperienza stessa. Siamo nel filone di pensiero che nasce con Cartesio e che giunge fino alla moderna ermeneutica.


Scaffale Mainardi Danilo: «Animali famosi e altri animali», Editoriale Giorgio Mondadori
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: ZOOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 086

Nel presentare questi «Animali famosi e altri animali», Danilo Mainardi, il maggior etologo italiano, professore e ricercatore all ' Università di Parma ma anche notissimo divulgatore, dice di scrivere essenzialmente «per quelle persone a cui gli animali non interessano». E' forse una sfida, certamente una provocazione. O un grido missionario in nome di un laico culto etologico da diffondere Bene. Non c' è dubbio che questo sia, tra i libri di Mainardi, il più adatto a fare proseliti. Gli viene, la vocazione, dalle sue origini: articoli tratti dal Corriere della Sera e da Airone, interventi spesso scritti a caldo, sotto lo stimolo della notizia, il pungolo di un redattore. La velocità di riflessi, il trovarsi idealmente di fronte a una platea indifferenziata e numerosa portano Mainardi in una gradevolissima assenza di gravità, il che non vuol dire assenza di profondità. Si vedano, soprattutto, gli interventi in cui affiora l' applicazione dell' etologia, scienza comparativa per eccellenza, alla comprensione dell' uomo: come «Il bonobo e la limitazione delle nascite», che spazia tra la cronaca italiana e la filosofia di Sant' Agostino.


Scaffale Dibon Smith Richard: «StarList 2000»
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: ASTRONOMIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 086

Sono lontani i tempi in cui per trovare libri di divulgazione astronomica buoni e aggiornati era indispensabile rivolgersi a editori stranieri e specialmente inglesi. Oggi abbiamo traduzioni tempestive e ottimi autori di casa nostra. Tuttavia per alcuni testi di riferimento il ricorso alla produzione straniera rimane inevitabile. E' il caso del prezioso catalogo stellare «StarList 2000», una guida per l' astrofilo che voglia le coordinate di stelle «normali» e stelle multiple o variabili. Interessante anche «The amateur Astronomer' s Pathfinder», di Colin Humphrey, un testo elementare che ha però molti cugini simili in Italia. I volumi sono reperibili alla Libreria Hoepli di Milano (tel. 02 865. 446).


ANIMALI SEQUESTRATI L' impossibile ritorno alla libertà Praticamente nulle le probabilità di sopravvivere e di riprodursi Trenta milioni per reintrodurre in natura un leontocebo Una politica ambientalista che privilegi la specie
Autore: VISALBERGHI ELISABETTA

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ECOLOGIA, ANIMALI, COMMERCIO, LEGGI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 087. Commercio di specie animali e vegetali in via d' estinzione

NEGLI ultimi anni l' applicazione della legge che regolamenta il commercio delle specie animali e vegetali minacciate di estinzione (Cites, International Convention for the Trade of Endangered Species) e una maggiore attenzione alla loro salvaguardia nei Paesi di origine hanno fatto sorgere un problema che sta diventando sempre più pressante: che fare degli animali confiscati? Ogni anno in Italia e all' estero le autorità sequestrano esemplari di specie protette privi di regolamentare certificazione. Che fare della scimmietta comprata al mercato di un qualche villaggio del Sud America e illegalmente introdotta in Italia? Di scimpanzè coccolati da piccoli che diventano aggressivi da grandi e di cui l' ignaro proprietario vuole disfarsi? Di una partita di scimmie pronte per essere spedite a quel certo laboratorio di ricerca che però non ha le carte in regola per importarle? Spesso la soluzione che per prima viene in mente ai non addetti ai lavori per sistemare queste bestie (o quelle degli Zoo e dei circhi), è quella di riportarle in natura, di lasciarle libere. Peccato però che questa soluzione non funzioni. Innanzitutto va detto che esistono notevoli rischi di compromettere le popolazioni selvatiche introducendo animali portatori di malattie, o mischiando fra loro sottospecie geneticamente distinte. Ma a parte questo, una scimmia riportata in natura che probabilità ha di sopravvivere e di riprodursi? Progetti condotti da esperti con tutte le precauzioni possibili, personale competente, grossi finanziamenti e scimmie particolarmente adatte a essere introdotte, cioè non «rovinate» dalla cattività, hanno dato risultati abbastanza sconfortanti. I progetti di reintroduzione in natura di scimpanzè, iniziati già da molti anni, hanno mostrato che solo esemplari allevati dalla madre, catturati da grandi, non esportati dal Paese di origine e che sono stati in gabbia solo per un breve periodo hanno buone probabilità di sopravvivere. Per gli altri scimpanzè le probabilità di non sopravvivere se rilasciati in natura sono elevate. Progetti di reintroduzione condotti più in economia sono stati un disastro. In quello condotto a Semengok in Sarawak, nel Borneo, con gibboni, il tasso di mortalità nei soggetti «lasciati liberi» è stato del 90% Le scimmie sono morte di fame, per malattie, per ferite; inoltre molte sono state cacciate e mangiate dai locali. Le operazioni di reintroduzione in natura hanno costi molto alti. Si è calcolato, ad esempio, che il costo di ogni reintroduzione riuscita di leontocebo una piccola scimmia brasiliana molto rara si aggira sui 30 milioni per individuo. Sia i conservazionisti sia molti di coloro che hanno posizioni genericamente umanitarie nei confronti degli animali ritengono che si debba puntare a soluzioni a lungo termine che privilegino gli interessi della specie rispetto al benessere del singolo individuo confiscato. Questo è anche il punto di vista del gruppo di esperti sui primati dell' Iucn, l' Unione mondiale per la Conservazione, il massimo organismo internazionale per la conservazione della natura. In una dichiarazione scritta da H. Harcourt dell' Università di Cambridge per loro conto, intitolato Opzioni per primati indesiderati o confiscati, vengono analizzati i costi e benefici che Paesi del Terzo mondo possono trarre da quattro diverse soluzioni: 1) L' eutanasia dell' animale con utilizzo, o meno, del corpo o di sue parti per motivi di studio; 2) L' esportazione in altri Paesi; 3) Il mantenimento in cattività nel Paese d' origine; 4) La reintroduzione in natura. Questa dichiarazione privilegia soluzioni che non incoraggiano nuove attività di bracconaggio, commercio e detenzione illegale di scimmie: l' opzione scelta deve innanzitutto proteggere le popolazioni selvatiche di primati e insegnare alle popolazioni locali l' importanza della conservazione. In alcuni casi, si arriva a dire nel documento, è meglio scegliere l' eutanasia rispetto ad altre scelte molto più costose e utilizzare il denaro per politiche serie di protezione ambientale. Da questo tipo di premesse ne consegue che l' atteggiamento pietistico di molti turisti occidentali (povera scimmietta, me la compro) è assolutamente deleterio. Salva e solo in pochissimi casi un esemplare, ma di fatto promuove la cattura e la morte di molti altri. Elisabetta Visalberghi Istituto di Psicologia, Cnr


CAVIE Soffrono e lo fanno capire
Autore: VALPREDA MARIO

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ETOLOGIA, ANIMALI, RICERCA SCIENTIFICA, VIOLENZA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 087

L' USO degli animali per la sperimentazione scientifica, anche se ormai fortemente ridotto, resta ancora, a giudizio della maggioranza degli scienziati, un ausilio indispensabile per molti campi di ricerca. Tralasciando le vivaci polemiche, spesso viziate da irrazionalità o dalla pressione degli interessi in gioco, che si scatenano ogni volta che si tocca l' argomento, l' obiettivo di evitare ogni inutile sofferenza ai soggetti cavia è oggi, a livello di acquisizione etica e culturale, un obiettivo indiscusso. La stessa legislazione comunitaria, recepita ora anche in Italia, precisa che le condizioni in cui sono tenuti gli animali da esperimento devono essere costantemente controllate «da persona competente per evitare danni durevoli, dolore, inutili sofferenze o angosce». Tuttavia il riconoscimento della condizione di sofferenza in un animale da esperimento, e non solo in quelli appartenenti alle specie zoologicamente inferiori, i più impiegati non è sempre agevole. Attualmente, gli studi di fisiopatologia del dolore, le osservazioni e le esperienze dei veterinari addetti ai laboratori consentono di disporre, a livello clinico e comportamentale, di numerosi indicatori degli stati di sofferenza e disagio di varie specie animali. In genere, l' animale sotto l' influenza del dolore reagisce attivando il sistema nervoso autonomo con il risultato, ad esempio, di un incremento della temperatura corporea e della frequenza respiratoria e cardiaca. Innalzamenti termici di 1 2 C, accelerazioni del ritmo cardiaco, marcato aumento degli atti respiratori e della loro profondità sono quasi sempre espressioni di forte dolore. Stesso significato hanno anche la debolezza delle pulsazioni, la respirazione molto superficiale, il raffreddamento delle estremità degli arti. Sotto il profilo comportamentale, la prima conseguenza di stati di notevole disagio e dolore, in tutte le specie, è la sospensione dell' autopulizia, con conseguenze molto evidenti: pelo irsuto, opaco, con aree sudice e maleodoranti, persistenza delle secrezioni attorno a occhi e narici aperture naturali imbrattate. Topi e ratti, le principali specie da laboratorio, rivelano uno stato doloroso quando presentano piedi e unghie di colorito più scuro, occhi sporgenti con chiazze rosse pericongiuntivali, respirazione sonora, tendenza a divorare la lettiera e, in casi estremi, anche la prole. Cavie e conigli reagiscono al male rifugiandosi in fondo alla fondo gabbia, assumendo un atteggiamento torpido, con zampe rattrappite, e riducendo fortemente l' assunzione di cibo e bevande. Ben note ai veterinari sono le manifestazioni di sofferenza del cane e del gatto: sguardo ansioso con pupille dilatate, tendenza a sistemarsi su superfici fredde con la testa reclinata e gli arti raccolti sotto l' addome, salivazione eccessiva e protrusione della terza palpebra Tuttavia è opportuno sottolineare che oggi è ormai affermata la convinzione che non è sufficiente evitare i quadri di sofferenza più evidenti ma è necessario, oltre a diminuire drasticamente il numero dei soggetti impiegati, evitando duplicazioni ed esperimenti inutili, anche garantire agli animali condizioni di vita più vicine alla normalità. Temperatura, umidità, illuminazione, spazi a disposizione devono essere adeguati e compatibili con le esigenze della specie. Inoltre, preso atto che assicurare un sufficiente benessere di base è condizione fondamentale per la stessa significatività della prova, si cerca anche di preservare l' animale da esperimento da altri tipi di stress. Ad esempio, specie eminentemente sociali come i primati non possono essere lasciate a lungo in isolamento, ma devono poter condurre una parziale vita di gruppo. All' opposto, per i piccoli mammiferi, il problema è quello di evitare un eccessivo affollamento delle gabbie, che scatena in loro aggressività e nevrosi. Mario Valpreda


PIANTE DA APPARTAMENTO Un filtro per l' aria chiusa Test Nasa: il meglio è la sanseveria
Autore: ACCATI ELENA

ARGOMENTI: BOTANICA, ECOLOGIA, ATMOSFERA, INQUINAMENTO
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 087

LE piante da appartamento possono anche migliorare la qualità dell ' aria dei locali che le ospitano. Lo ha scoperto anche la Nasa, con una serie di ricerche interessanti. In questi anni, in seguito alla crisi energetica, i fabbricati sono stati dotati di accorgimenti per evitare le dispersioni di calore, ma come conseguenza, all' interno delle case le sostanze chimiche inquinanti hanno raggiunto livelli assai elevati. Sotto accusa sono i materiali da costruzione, gli arredamenti (vari tipi di mobili da ufficio), le attrezzature, gli inchiostri per fotocopiatrici, le gomme, i materiali plastici più differenti. Tappeti, moquette e mobili di legno impiallicciato o laccato possonoinnalzare il livello degli inquinanti presenti talvolta a ben 100 volte i valori rilevati all' esterno. Nè il filtraggio dell' aria, nè la ventilazione hanno risolto il problema. La Nasa ha identificato i tre principali gas inquinanti: benzene, tricloroetilene (Tce) e formaldeide. Il primo, da lungo tempo noto come sostanza che irrita la pelle e gli occhi, può causare giramenti di testa, nausea, mal di testa, perdite di appetito, danni al fegato e ai reni. Esposizioni continue anche a bassi livelli di benzene causano inoltre nervosismi, turbe psicologiche e persino anemia. Il Tce è usato negli inchiostri delle fotocopiatrici, nelle lacche, le vernici, gli adesivanti. L' Istituto nazionale americano per il Cancro già nel 1975 ha ritenuto il Tce responsabile di tumori al fegato. La formaldeide invece è presente negli isolanti, nei compensati, nelle carte igieniche e in molte resine. La contengono anche il fumo delle sigarette e combustibili come il gas naturale e il kerosene. Essa irrita le mucose degli occhi, del naso e della gola. Tra i suoi tanti esperimenti, la Nasa ne ha condotti alcuni anche per valutare se le piante potessero ridurre gli inquinanti. Per le esperienze si è servita di celle di plexiglas a perfetta tenuta, in cui venivano poste le piante e introdotti per iniezione i gas in esame per un periodo variabile e a concentrazione diversa. Queste ricerche sono durate alcuni anni. Le sostanze assorbite dalle foglie espresse in microgrammi/24 ore hanno permesso di osservare che tutte le specie saggiate assorbono i tre inquinanti anche se in modo molto diverso: infatti nel caso del Tce l' assorbimento espresso in microgrammi nelle 24 ore dell' edera è pari a 7160 accanto a 9000 nella sansevieria, a oltre 27. 000 nella Dracaena marginata e nello Spathiphyllum, a quasi 39. 000 della Gerbera jamesonii, allevata in vaso. Considerando la formaldeide, sempre nel medesimo periodo di tempo, l' Aglaonema ne rimuoveva solo 4000 microgrammi, il Clorophytum 10. 378 microgrammi rispetto a 20 mila della Dracaena marginata, a 49 mila della Dracaena deremensis «Janet Craig», a ben 76. 700 della chamadorea. A proposito del benzene l' edera, la gerbera e la sanseveria forniscono i migliori risultati con un assorbimento pari a 80 microgrammi/24 ore. La filtrazione avviene attraverso le foglie e le radici di piante per lo più di origine tropicale, in grado di trasformare gli inquinanti studiati in sostanze nutritizie per la pianta. La capacità di assorbimento viene correlata con la superficie fogliare. Si comprende quindi come negli Usa si sia sviluppata una nuova affascinante disciplina, l' «interiorscape», ossia la collocazione delle piante verdi negli ambienti interni. Non si tratta solo di decorare, ma di modificare gli spazi grazie al colore, alla forma, alla tessitura delle piante e alla loro capacità di purificare l' aria. Per questo motivo non c' è banca, supermercato, negozio, ospedale o ristorante che non mostrino piante verdi disposte con grande cura, instaurando una vera e propria competizione per cercare di realizzare l' insieme più utile e originale. Elena Accati Università di Torino


SPELEOLOGIA IN EMILIA E' piccola, ma è un record Una grotta in gesso di 240 metri
Autore: BASSI SANDRO

ARGOMENTI: GEOGRAFIA E GEOFISICA
LUOGHI: ITALIA, EMILIA ROMAGNA
NOTE: 087

L' EMILIA ROMAGNA è una regione oggettivamente povera di aree carsiche e priva, per ragioni naturali, di grandi abissi con grandi dislivelli. Eppure ora possiede un primato mondiale speleologico: una grotta in gesso profonda 240 metri. La cifra è di per sè molto modesta (in confronto ai dislivelli massimi, attorno ai 1600 metri, attualmente noti per gli abissi in massicci calcarei), ma sufficiente a scavalcare il precedente primato di profondità in rocce gessose: i 180 metri del sistema sotterraneo di Ghar Kef, in Algeria. Le formazioni gessose hanno sempre uno scarso spessore, dovuto alle caratteristiche del loro ambiente originario: vasti bacini lagunari con acque poco profonde e soggette a forte evaporazione fino a far precipitare il solfato di calcio. Tali condizioni si sono verificate da 6 a 5, 5 milioni di anni fa in una parte del bacino del Mediterraneo, ridotta allora a un' immensa salina. La Vena del Gesso romagnola, lungo affioramento rupestre che borda il basso Appennino dalla Valle del Lamone fino ai confini con il Bolognese, non fa eccezione alla regola. I suoi sedici strati, per uno spessore massimo di circa 150 metri, rappresentano la testimonianza tangibile di altrettanti episodi di semiprosciugamento della laguna con conseguente deposizione del solfato. Ma nei pressi della sua massima elevazione (Monte Mauro, 515 m), la glaciatura degli strati e l' assetto raggiunto dalla formazione in seguito all' orogenesi fanno sì che il dislivello teoricamente carsificabile, dalle creste sommitali fino al livello di base, sia oltre 300 metri. Ai piedi del versante Nord di Monte Mauro, infatti, in fondo a una selvaggia e angusta gola, si trova la Grotta Sorgente del Rio Basino, da cui esce un torrente perenne. Già nel 1954 un gruppo di speleologi di Parma ne aveva risalito il corso nel cuore della montagna per il primo tratto, fino a una fessura allora ritenuta impraticabile. Successive esplorazioni avevano verificato materialmente la vecchia ipotesi che le acque del Basino fossero le stesse che scompaiono a monte della Vena nell' Inghiottitoio del Rio Stella, scorrendo poi nell' omonima, franosa grotta. I due affluenti che vanno a ingrossare il Rio Basino, non lontano dall' uscita della grotta, custodivano però ancora un segreto. La loro portata, superiore a quella del corso principale e relativamente costante, faceva pensare all' esistenza di vasti bacini d' assorbimento. Nella primavera dello scorso anno una lunga opera di rimozione di detriti al fondo di una dolina ha portato alla scoperta di un lungo e stretto budello, che poi allarga in una serie di pozzi e infine in un sistema di gallerie. Con ripetuti e bruschi cambiamenti di morfologia si arriva a circa 180 metri di profondità dove compare un torrente. Successive prove colorimetriche con fluoresceina (un tracciante innocuo, il cui passaggio può essere rilevato sia visivamente sia tramite appositi recettori) hanno dimostrato che si tratta dell' affluente di destra del Rio Basino, di cui erano note solo la cascata terminale e la strettissima fessura sovrastante. Innumerevoli tentativi nei saloni fossili incombenti sul corso principale, tra i massi di antiche e ciclopiche frane, erano stati fatti inutilmente alla ricerca di un passaggio che potesse aggirare o scavalcare la fessura e consentisse di risalire l' affluente. Ora invece è possibile il cammino inverso, dall' alto. Un sifone a circa 210 metri di profondità ha fermato le esplorazioni lungo il ramo attivo, ma è molto probabile che esista un passaggio alto, per ora sfuggito alle ricerche. La parte già esplorata e il dislivello calcolato tra la quota d' ingresso (400 m ) e quella di base (il Rio Basino torna alla luce a 159 metri) pongono già questa grotta a livello di primato mondiale, sia pure come premesso riferito al solo ambito delle formazioni gessose. Da tempo le grotte di questo tipo destano l' interesse e la curiosità del mondo scientifico per la loro rapida evoluzione (il gesso ha solubilità molto più spinta rispetto al calcare) che fornisce indizi e chiavi esplicative sui meccanismi di genesi delle grotte stesse. La scarsa diffusione degli affioramenti gessosi sul territorio nazionale, la relativa rarità dei fenomeni carsici di questo tipo e infine il prezioso patrimonio naturalistico presente in superficie e all' interno della Vena del Gesso romagnola accrescono l' importanza della scoperta. E sottolineano l' urgenza di misure di salvaguardia serie e concrete per scongiurare rischi di alterazione temporanea (rappresentati qui dagli scarichi inquinanti perlopiù da porcilaie, ai danni dei corsi d' acqua sotterranei) o di distruzione totale dovuti alle attività estrattive. Sandro Bassi Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza


STRIZZACERVELLO
Autore: PETROZZI ALAN

ARGOMENTI: GIOCHI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 088

Sei pedine in cerca di posto Questa settimana vi sottoponiamo un problema di disposizione di pedine su una mini scacchiera quadrata di quattro caselle per lato; le pedine da disporre sono sei, tutte differenti tra loro. Le domande che vengono poste sono due: a) quante sono le disposizioni diverse che prevedono non più di due pedine su una stessa riga (quattro caselle orizzontali adiacenti) ? b) quante sono invece le disposizioni differenti che prevedono che anche sulle varie colonne (quattro caselle adiacenti verticali) non vi siano disposte più di due pedine? La soluzione domani, accanto alle previsioni del tempo (A cura di Alan Petrozzi)


LA PAROLA AI LETTORI Perché soltanto il pilota vede la pista doppia
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 088

I L quesito sui detersivi concentrati ha ricevuto una precisazione da parte di un tecnico. Eccola: Nei detersivi concentrati non vi sono componenti particolarmente attivi, perché tutti i detersivi nascono concentrati. Essi vengono «diluiti» con cariche inerti (specie talco) a basso costo per aumentare peso e volume e ridurre così il costo finale di ogni chilo di prodotto venduto. Per ottenere detersivi più o meno concentrati, le cariche inerti non vengono aggiunte o vengono aggiunte in quantità ridotte. Ferruccio Testore, Torino Perché al mattino, quando fa freddo, sulle mani si formano tante piccole chiazze biancastre? Le cosiddette «macchie bianche» sono un fenomeno di vasocostrizione. Il sangue viene richiamato al centro del corpo dove si trovano gli organi vitali (cuore, fegato, reni) che potrebbero venir danneggiati da uno sbalzo di temperatura. 2. IGEA, Pallanza ICT «C. Ferrini» La vasocostrizione in genere si manifesta a livello delle arteriole, a causa di un «intrappolamento» del sangue nei capillari della cute, che dà origine al tipico colore bluastro. Se però anche i capillari sono costretti, allora si verifica la formazione, sulla cute, di caratteristiche chiazze biancastre. Il colore chiaro deriva anche dal fatto che la dissociazione dell' ossiemoglobina, ossia l' emoglobina combinata con l' ossigeno, è molto rallentata e, a temperature molto basse, può addirittura cessare. Andrea Diotto, Torino Perché i campi da golf di tutto il mondo hanno diciotto buche? La patria originaria del golf è la Scozia. Ed è il «Royal and Ancient Clun of St. Andrew», fondato nel 1754 nell' omonima città universitaria scozzese, che stabilisce le norme per tutte le questioni di stile e il regolamento internazionale (una cinquantina di norme). Il campo da golf si estende per cinquanta ettari e le diciotto buche sono una convenzione. Se l' impianto è più piccolo le buche diventano nove e il percorso viene effettuato due volte. Carlo Biorci, Casale M. to (AL) Non è assolutamente vero che i campi da golf hanno sempre 18 buche. Può capitare, anche se raramente, che ne abbiano 9, 27 o 36, distanti fra di loro da 100 a 700 metri. La lunghezza del percorso di gara varia dunque da 2 3 chilometri a un massimo di 6. Perché ogni pista di aeroporto, dal punto di vista operativo, risulta doppia? Se per doppio si intende la caratteristica, tipica dei grandi scali, di avere una pista destra e una sinistra parallele fra di loro, la scelta è dettata da esigenze di gestione del traffico aereo, comodità in caso di manutenzione, aumento della sicurezza. Se per doppio invece si intende la duplice nomenclatura (ad esempio, pista 10 e pista 28), essa si riferisce all' orientamento in gradi, rispetto al Nord magnetico, nelle due direzioni di percorrenza: 10 sta infatti per 100 gradi e 28 per 280. Guardando l' aeroporto si vede una sola pista, ma osservando meglio, si nota che su un' estremità è riportato un numero che rappresenta appunto l' orientamento magnetico che si segue decollando o atterrando in quella direzione. Il numero indica da quale parte inizia la pista. La scelta della direzione varia in funzione del vento, che deve essere il più possibile di fronte alla prua degli aerei. Enrico Fico, Sanremo Le piste degli aeroporti sono agibili sia nell' uno sia nell' altro senso perché il pilota possa decidere in quale direzione decollare secondo l' esposizione ai venti predominanti. Di qui la doppia indicazione dell' azimut magnetico mediante grandi numeri verniciati sulla pavimentazione. Riccardo Cannavina, Torino Riproponiamo uno dei quesiti della settimana scorsa: & Le foglie, specialmente se sempreverdi, non vengono bruciate dal sole dopo la pioggia, mentre questo accade se vengono irrorate a mano. Perché & Considerato un proiettile che lascia la canna di un' arma da fuoco e un osservatore a una certa distanza da dove avviene lo sparo: il bang che avverte è quello del proiettile che supera la velocità del suono o quello della detonazione della polvere da sparo e relativa espansione dei gas? Andrea Bucci, Torino & Quando e perché i marinai iniziarono a portare un anello ai lobi degli orecchi? Riccardo Gilardi, Torino Le nostre nonne esponevano al sole, ben insaponati, i capi con macchie resistenti sostenendo che i raggi solari li avrebbero sbiancati. Effettivamebnte accadeva. Perché Guido Matti, Torino _______ Risposte a: «La Stampa, Tuttoscienze», via Marenco 32, 10126 Torino. Oppure al fax 011 65. 68. 688


LE DATE DELLA SCIENZA Così Newton capì che la Luna cade proprio come se fosse una mela
AUTORE: GABICI FRANCO
ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA
PERSONE: NEWTON ISAAC
NOMI: NEWTON ISAAC
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 088

IL 25 dicembre 1642 350 anni fa in un sobborgo di Londra nasceva Isaac Newton. Sue sono la legge della gravitazione universale e la scoperta del calcolo differenziale (ebbe con Leibniz una famosa controversia sulla priorità della scoperta). Inventò il telescopio a riflessione e spiegò la natura dei colori. Nei «Principia», l' opera maggiore (1687), sono contenute le tre leggi della dinamica che costituiscono i solidi pilastri della fisica classica. Membro della Royal Society, fu anche direttore della Zecca di Londra. Morì nel 1727. Dopo la mela di Eva, la mela più famosa della storia è sicuramente quella che, secondo la leggenda, ispirò a Newton la «legge della gravitazione universale». Ma Newton fu grande non solo perché spiegò che tutti i corpi cadono a causa dell' attrazione gravitazionale, ma perché intuì che l' attrazione coinvolgeva anche la Luna e tutte le masse dell' universo. La Luna, dunque, non sta semplicemente orbitando attorno alla Terra, ma sta cadendo. Per spiegare questa sua affermazione utilizzò l' esempio del fromboliere che lancia orizzontalmente un sasso da cime di montagne sempre più alte. Dal momento che il punto in cui va a cadere il sasso si allontana in funzione dell' altezza dalla quale è scagliato, se il fromboliere potesse lanciare orizzontalmente la Luna da una montagna alta quanto la distanza Terra Luna, il nostro satellite non toccherebbe più il suolo, ma continuerebbe a girare attorno alla Terra. Ecco, allora, la conclusione: se la Luna cade come un corpo qualsiasi seguendo le leggi galileiane, non ha più senso la distinzione aristotelica fra cielo e terra e fra una fisica celeste e una fisica terrestre. Le leggi fisiche, dunque, sono uniche e universali. Fu questa la grande sintesi newtoniana. Franco Gabici


AGGIORNAMENTO Lungo viaggio nella fisica dal Big Bang cosmico alle ultime teorie del caos
Autore: P_B

ARGOMENTI: FISICA, RICERCA SCIENTIFICA, ASTRONOMIA
NOMI: DAVIES PAUL, GUTH ALAN, HAWKING STEPHEN, FORD JOSEPH
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 088

SI dice che esista il «complesso della fisica»: le altre scienze invidierebbero alla fisica il rigore, la ripetibilità degli esperimenti, la certezza dei risultati. E' giustificato il «complesso della fisica» ? Probabilmente non lo è se ci si avventura nelle teorie di frontiera, dove trionfa l' estrema astrazione dei modelli rispetto al mondo percepito dal senso comune E' vero però che oggi tra i panorami della scienza quello della fisica è il più vario che si possa contemplare, e proprio per questo il più stimolante dal punto di vista intellettuale. Per convincersene basta sfogliare «La nuova fisica», un bel volume curato da Paul Davies e prontamente tradotto da Bollati Boringhieri Si spazia dagli sviluppi vertiginosi della Relatività alla cosmologia, dalla fisica delle basse temperature a quel paradigma emergente che è il caos, fino ai recenti tentativi di grande unificazione che vanno sotto l' etichetta un po' enfatica di «teoria del tutto». Vari ed eccellenti gli autori: Alan Guth spiega la teoria inflattiva sull' origine dell' universo (della quale è il padre), Stephen Hawking getta un ponte tra cosmologia e meccanica dei quanti, Joseph Ford si occupa del caos, il premio Nobel Abdus Salam della più avanzata fisica delle particelle. Non sempre si tratta di pagine facili. Siamo nel campo della divulgazione alta, e non dimentichiamo che oggi c' è bisogno di divulgazione persino all' interno dei ricercatori di una stessa disciplina: un fisico dello stato solido può avere difficoltà a capire gli articoli originali di un astrofisico o di uno specialista del caos. Perché segnaliamo questo libro nella pagina rivolta alle scuole? Perché «La nuova fisica» rappresenta un aggiornamento del libro di testo adattissimo a creare un rapporto più stretto tra le aule scolastiche e il mondo della ricerca in atto. Per chi invece volesse un libro meno impegnativo, anzi indulgente al «pettegolezzo » , ecco «Come leggere dal big bang ai buchi neri» (Rizzoli): quasi didascalie al film di Stephen Hawking (nella foto), disponibile ora anche in videocassetta. (p. b. )


L' ASCENSORE Che bella idea Mr. Otis] Lo inventò in America 140 anni fa Come funziona il freno di sicurezza
ARGOMENTI: TECNOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D Come funziona
NOTE: 088

FU nel 1852 che un ingegnere americano, Elisha Otis, realizzò il primo ascensore per andare incontro alla tendenza che cominciava allora a delinearsi nelle grandi città degli Usa di costruire case sempre più alte. Consisteva in una piattaforma posta tra due binari di guida e aveva un sistema di freni molto semplice: se si spezzava la fune la piattaforma si bloccava tra i due binari. I moderni ascensori funzionano all' incirca come il modello di Otis. Da 4 a 8 funi di acciaio sono attaccate al tetto della cabina che sale e scende lungo due binari; i cavi passano nelle scanalature di una carrucola azionata da un motore e al capo opposto sono collegati a un contrappeso che a sua volta scorre entro proprie guide scendendo quando sale la cabina e salendo quando questa scende. Il contrappeso contribuisce allo sforzo del motore nella fase del sollevamento bilanciando il peso della cabina e di una parte degli occupanti. Il motore fa funzionare la carrucola a una velocità che varia da 50 a 200 giri il minuto, determinando quindi la velocità della cabina; ma si può arrivare anche a 600 giri, come nell' ascensore del grattacielo John Hancock di Chicago. Nei moderni ascensori la sicurezza è data da un congegno chiamato regolatore della velocità ; esso avverte ogni improvvisa accelerazione nella discesa della cabina e fa scattare i freni posti su ambedue i lati della cabina stessa. Questi stringono i binari e fermano l' ascensore. In cima al vano dell' ascensore è posto il sistema che contiene i circuiti elettronici con cui viene controllato il funzionamento; registra le chiamate fatte dai diversi piani e le destinazioni richieste, mette in moto e ferma il motore, apre e chiude le porte e arresta l' ascensore quando non è in servizio. Questo descritto è il modello più comune di ascensore, quello in cui la cabina è sollevata dalla parte superiore; esiste anche un modello, meno diffuso, che viene spinto dalla parte inferiore. La preferenza per l' uno o per l' altro sistema di trazione dipende da vari elementi tra cui il numero di piani dell' edificio, la quantità di persone che si presume debba usare l' ascensore a ciascun piano e dal carico massimo presunto.




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