TUTTOSCIENZE 3 novembre 99


ASTRONAUTI A PIEDI Gli Shuttle paralizzati Le quattro navette americane costrette a una manutenzione straordinaria dopo il guasto al sistema elettrico che ha rischiato di far fallire l'ultima missione
Autore: GUIDONI UMBERTO

ARGOMENTI: AERONAUTICA E ASTRONAUTICA
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: T. IDENTIKIT DEL TELESCOPIO «HUBBLE». LA NAVETTA SPAZIALE IN CIFRE

DOPO un incidente verificatosi in luglio durante il volo del Columbia, la flotta degli shuttle è stata posta in manutenzione urgente e nessuno volo è pianificato prima di dicembre quando la revisione straordinaria sarà completata. Durante la missione STS-93, passata alla cronaca come la prima comandata da una donna - il colonnello dell'Aviazione Eileen Marie Collins - si è manifestato un problema elettrico che per fortuna non ha avuto conseguenze per la la navetta e il suo equipaggio. A 5 secondi dal lancio, un cavo che dà l'energia elettrica alle tre centraline elettroniche dei motori principali è andato in cortocircuito, mettendo fuori uso l'elettronica di controllo di uno dei motori. Lo Shuttle possiede sistemi di controllo doppi e anche tripli e, in questo caso, il sistema di emergenza ha funzionato alla perfezione, ristabilendo immediatamente il comando del motore ed evitando guai molto seri, come lo spegnimento di uno dei motori principali durante la fase più delicata del volo. Infatti in assenza di dati da uno dei motori, i computer di bordo possono decidere di spegnerlo per evitare rischi di riscaldamento oltre i limiti tollerabili. La perdita di uno dei motori nelle prime fasi di lancio comporta la necessità di un atterraggio di emergenza, con tutti i rischi che questo implica per la sicurezza dell'equipaggio e per la possibilità di recuperare la navetta stessa. Insomma, per la prima volta si è andati molto vicini agli scenari di " mission abort" che gli astronauti praticano continuamente nei simulatori durante i lunghi mesi di addestramento per il volo. Dopo il cortocircuito verificatosi sul Columbia i tecnici della Nasa hanno cominciato una verifica minuziosa dell'impianto elettrico delle quattro navette che costituiscono la flotta spaziale americana. La verifica è cominciata ad agosto e si stima che, quando sarà finita, oltre 150 chilometri di cavi elettrici saranno stati inspezionati per verificare le loro condizioni di isolamento. A complicare le operazioni di controllo si è messo anche l'uragano Floyd, che ha solo sfiorato le coste della Florida ma ha costretto la Nasa ad evacuare la base di lancio di Cape Kennedy. Per le navette, al riparo di poderosi hangar che possono sostenere venti di oltre 160 km/ora, non ci sono stati problemi ma si sono sicuramente persi altri giorni preziosi nella gara contro il tempo ingaggiata dai tecnici dell'ente spaziale americano per dipanare la matassa di fili. Dal lavoro svolto finora sono emersi altri cavi danneggiati. Per tutti, incluso quello che che ha causato il cortocircuito sul Columbia, la causa delle cattive condizioni non va cercata nell'invecchiamento dei cavi ma piuttosto nei danni causati dai tecnici che li hanno installati: in alcuni casi sono stati trovati fili elettrici calpestati, con lo strato di isolamento esterno danneggiato. La sicurezza dello Shuttle esce rafforzata da questa ispezione straordinaria. Purtroppo il prezzo da pagare è un ritardo di quasi tre mesi nelle attività di lancio e una revisione della sequenza delle missioni previste per quest'anno. La missione di osservazione della Terra - Shuttle Radar Topography Mission (SRTM) - prevista per lo scorso settembre, partirà solo nel gennaio del 2000. L'unico lancio che si farà prima di fine anni sarà dunque quello della navetta Discovery destinata alla missione di riparazione del telescopio spaziale Hubble; previsto originariamente per Ottobre, il lancio della missione STS-103 è ora fissato per il 2 dicembre. Si tratta di un volo ad alta priorità che deve rimpiazzare i sei giroscopi che garantiscono il puntamento di precisione richiesto per le operazioni del telescopio. In questo momento soltanto tre giroscopi stanno funzionando e, se un altro andasse in avaria il telescopio dovrebbe cessare le osservazioni astronomiche per entrare in "safe mode". Questa sarà la terza missione di manutenzione per ««Hubble» ». Sono previste ben 4 passeggiate spaziali, nel corso delle quali, oltre alla sostituzione dei giroscopi difettosi, verrà anche rimpiazzato il computer di bordo. Per gli europei è anche l'occasione di vedere due astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) insieme nella stessa missione. Sono lo svizzero Claude Nicollier - che farà alcune uscite nello spazio - e di Jean-Francois Clervoy, che manovrerà il braccio meccanico dello Shuttle. Oltre all'impatto sui voli di quest'anno, il lavoro in corso ha anche ritardato ulteriormente i voli di assemblaggio della Stazione Spaziale. Il volo del modulo italiano, inizialmente previsto per il giugno del prossimo anno, potrebbe essere rinviato all'autunno. Ovviamente, dovendovi partecipare, sono particolarmente interessato al volo del modulo MPLM, ma il ritardo di qualche mese non è un gran problema, sopratutto di fronte alla garanzia di andare nello spazio in condizioni di assoluta sicurezza. Umberto Guidoni Astronauta


DIZIONARIO DEGLI SCIENZIATI Levi Montalcini batte Rubbia 90 a 30 E il vecchio Aristotele si prende la rivincita su Galileo
Autore: BIANUCCI PIERO

ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA
PERSONE: BERGIA SILVIO, DRAGONI GIORGIO, GOTTARDI GIOVANNI
NOMI: LEVI MONTALCINI RITA, MARCONI GUGLIELMO, RUBBIA CARLO, BERGIA SILVIO, DRAGONI GIORGIO, GOTTARDI GIOVANNI
ORGANIZZAZIONI: ZANICHELLI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: «DIZIONARIO BIOGRAFICO DEGLI SCIENZIATI E DEI TECNICI»

LA vita, le opere e il pensiero di 6000 ricercatori in 1600 pagine. Queste due cifre riassumono il poderoso ««Dizionario biografico degli scienziati e dei tecnici»» che la Zanichelli ha appena realizzato (98 mila lire). Un vuoto dell'editoria italiana viene così colmato, un indispensabile strumento di consultazione è da oggi al servizio di tutti. Par di sentire le domande. Chi sono gli eletti? Quanto spazio hanno comparativamente? E dei viventi, chi c'è e chi manca? Diremo poi dei criteri ispiratori. Prima cediamo al pettegolezzo, la tentazione è troppo forte. Partiamo dai nostri premi Nobel. Il fisico Carlo Rubbia, scopritore delle particelle W e Z, ha 30 righe. Aggiorantissime, fino alla sua nomina alla direzione dell'Enea, che è di pochi mesi fa. Ma 30 in tutto. Renato Dulbecco, Nobel per la Medicina per le sue scoperte sugli oncogeni, conquista 70 righe. Ma a vincere, con 90 righe, è Rita Levi Montalcini, scopritrice del fattore di crescita delle cellule nervose. Tra i Nobel italiani scomparsi, trionfa Enrico Fermi, padre dell'energia nucleare, con 317 righe, quasi il doppio di Guglielmo Marconi, 162 righe. Si difende bene Daniel Bovet, premio Nobel per la Medicina per le sue ricerche farmacologiche: 125 righe. Emilio Segrè, scopritore dell'antiprotone, uno dei tre mattoni fondamentali dell'antimateria, ha 70 righe, mentre Salvador Luria lo stacca a quota 124 linee. Camillo Golgi (1884-1926), Nobel per la Medicina nel lontano 1906, deve accontentarsi di 20 righe: non c'è gloria che il tempo non appanni. Tra i viventi è facile il gioco al massacro. Manca, per esempio, il genetista Boncinelli. I matematici invece troveranno il loro Enrico Bombieri, Medaglia Field, sia pure in tre righe e mezza. C'è il fisico Nicola Cabibbo, che con il suo ««angolo»» ha dato un notevole contributo alla teoria della forza elettrodebole ma non c'è il neo-Nobel Gerardus 'tHooft, che a questa teoria ha dato la definitiva sistemazione matematica. C'è Tullio Regge, noto per i suoi ««poli» » e per il ««Regge Calculus»» ma sono assenti Gabriele Veneziano, ideatore delle ««stringhe»» oggi tanto di moda, e Bruno Zumino, che ha sviluppato la teoria della supergravità. I curatori del ««Dizionario»» Giorgio Dragoni, Silvio Bergia e Giovanni Gottardi, tre fisici, ben conoscendo i rischi nascosti nella valutazione dei viventi, che oltre tutto sono gli unici in grado di lamentarsi, per la loro disciplina hanno pensato di fare una piccola inchiesta presso un campione di colleghi garantendo l'anonimato e invitandoli a fornire una lista di candidati (fino a cinque) che ritenevano degni di menzione. Alla fine, applicando un blando criterio maggioritario, hanno incluso i nomi di fisici viventi che avessero ricevuto almeno due segnalazioni. Il gioco non sarebbe completo senza uno sguardo ai grandi del passato. Galileo ha 9 colonne abbondanti, più delle 7 di Einstein, ma è battuto da Isaac Newton, che ne ha 11. A stravincere, con 14 colonne, è però, a sorpresa, il vecchio Aristotele. Il geocentrismo batte la rivoluzione copernicana e la Relatività? Non esattamente. La redazione ha adottato un criterio ampio, includendo non solo i filosofi ma anche industriali, architetti, inventori. E non c'è dubbio che il peso culturale di Aristotele sia stato enorme. Quanto agli industriali, non ci sono nè Agnelli nè Ford. Ma c'è Camillo Olivetti. Piero Bianucci


UN SAGGIO DI TAGLIASCO Uomini o robot? Una via di mezzo
Autore: BIORCI GIUSEPPE

ARGOMENTI: TECNOLOGIA
PERSONE: TAGLIASCO VINCENZO
NOMI: TAGLIASCO VINCENZO
ORGANIZZAZIONI: OSCAR SAGGI MONDADORI
LUOGHI: ITALIA

CHE cosa è naturale? E che cosa è artificiale? Non sorprende che un ricercatore di vasta cultura e con ampi interesi in settori disparati come Vincenzo Tagliasco, studioso di robot e di Intelligenza Artificiale, affronti il tema della caduta di antiche classificazioni nel moderno sviluppo della conoscenza. Che però si spingesse fino ad adottare come strumento dell'esposizione proprio la struttura più classificatoria - cioè il dizionario - nessuno lo avrebbe previsto. Eppure Tagliasco l'ha fatto nella sua ultima opera, ««Dizionario degli esseri umani fantastici e artificiali»», apparso di recente fra gli Oscar Saggi di Mondadori (480 pagine, 16 mila lire). Nel testo trovano collocazione, in 36 ««categorie»», gli esseri umani in qualche misura artificiali. Si procede per ««artificialità crescente»», cioè dall'uomo massimamente naturale (nato da una donna dopo un rapporto sessuale con il partner) fino ad arrivare, con la trentaseiesima categoria, al manichino (quello usato ad esempio nelle prove d'urto di prototipi di automobile). Nella ««escalation»» di artificialità sono distinte e separate due classi di esseri: la prima, che copre le categorie da uno a diciassette, contiene quelli formati almeno in parte di tessuti biologici, la seconda quelli che parti biologiche non ne contengono. Sotto questa trama, complicata ancora da sei introduzioni generali, da sedici capitoletti esplicativi, da una (seria) bibliografia di oltre mille e cento voci, da un corposo indice analitico e da 130 dotte note a piè di pagina, si incomincia a scorgere una chiave di lettura: la piacevolissima ironia che pervade il testo. Tagliasco propone fra le righe l'accettazione di una nuova ««natura»» nella quale l'uomo di oggi è immerso. Nuova perché comprende, con pari dignità, sia le cose inanimate e gli esseri viventi, sia l'uomo stesso e tutte le sue creature, scientifiche, tecnologiche e fantastiche. Così il ««Dizionario»» si sofferma con uguale intensità sui risultati delle diverse forme di fecondazione artificiale scientificamente sperimentate e su quelli della robotica industriale conseguiti nei più prestigiosi laboratori universitari di Stati Uniti e Giappone, sui giocattoli animati del Settecento e sui robot di latta che compaiono in spot pubblicitari televisivi, sui personaggi extraterrestri di film di fantascienza, sugli invasori provenienti da altre galassie che popolano una molteplicità di fumetti. Tagliasco si sforza di non prendere posizione sui problemi etici o religiosi che accendono la stampa d'attualità, vuole apparire come un semplice spettatore della realtà, che non esprime giudizi morali nè fissa scale di valori; ma guarda con ammirazione la versatilità dell'ingegno umano in tutte le sue manifestazioni, reali o fantastiche che siano. Nella generale dissacrazione sembra salvarsi la metodologia adottata: il testo trabocca di citazioni, di puntigliose cronologie e di precise elencazioni. Ma è soltanto un ironico indulgere alla propria vanità, come se l'autore non fosse consapevole che proprio la conclamata versatilità dell'ingegno umano renderà presto superate e monche le sue cronologie, e incompleti i suoi elenchi. Dunque Tagliasco prende in giro anche se stesso. Ma allora la sua è un'opera buffa, oppure c'è in essa un nocciolo duro che celebra ed esalta l'ingegno e la creatività degli uomini? Giuseppe Biorci Politecnico di Torino


RICERCA AD ALESSANDRIA L'alluvione passa ma lo stress rimane I traumi lasciati dalla piena di 5 anni fa in Piemonte
Autore: FACCIOLO MAURO

ARGOMENTI: PSICOLOGIA
NOMI: DEMICHELI VITTORIO, GERZELI SIMONE, MORANDI ANNA, RIVETTI DANIELA, TIBERTI DONATELLA
ORGANIZZAZIONI: AREA, ARPA, ASL 20
LUOGHI: ITALIA, AL, ALESSANDRIA, ITALIA

CINQUE anni fa il Piemonte veniva colpito da una delle più drammatiche alluvioni del secolo. Ora ad Alessandria sono state prese in esame le conseguenze sulla città, dal punto di vista sanitario, di quell'alluvione del 1994 che fece le sue dvastazioni soprattutto lungo il corso del Tanaro. E si è anche cercato di valutare come le strutture sanitarie alessandrine hanno reagito all'emergenza. La piena arrivò in città il 6 novembre e interessò alcuni quartieri e sobborghi provocando danni per decine e decine di miliardi e la morte di 12 persone (furono circa 60 in Piemonte). Gli effetti a cinque anni dall'alluvione? Un forte sconvolgimento emotivo fra i più colpiti dalla catastrofe, un insolito numero di morti per ipertensione e un crescendo di disturbi legati all'esistenza o al riacutizzarsi di patologie croniche come artrosi, ulcera, disturbi nervosi, depressione, cefalea e ipertensione. E' il risultato di uno studio dell'Area di epidemiologia ambientale dell'Arpa (l'Agenzia regionale per la protezione ambientale del Piemonte), finanziato dalla Regione e condotto dal responsabile dell'unità operativa (che nel frattempo è passata all'Asl 20) Vittorio Demicheli con Daniela Rivetti, Donatella Tiberti, Simone Gerzeli e Anna Morandi e la collaborazione del Tribunale dei malati e della Caritas per la raccolta di parte dei dati. L'indagine è stata condotta su tre gruppi: gravemente danneggiati dall'alluvione (gli sfollati), danneggiati (chi aveva avuto rimborsi dal Comune), non colpiti direttamente dalla catastrofe (un gruppo di abitanti del quartiere Europista): complessivamente sono state intervistate 2000 persone. Dalla ricerca, alcune centinaia di pagine, emerge prima di tutto la presenza fra gli alluvionati di uno stato di stress. ««Lo sconvolgimento emotivo - dice Demicheli - è proporzionale al danno subito e all'età degli intervistati e ha influito, ad esempio, anche sull'abitudine al fumo, determinando un aumento o una ripresa nel consumo di tabacco»». Significativo è che il 43 per cento del campione abbia dichiarato di essere disponibile a versare parte del reddito familiare pur di avere la certezza del non ripetersi di una catastrofe come quella del '94. Il 12% sacrificherebbe fino al 20% degli introiti annui. Lo studio rileva che ««nei tre mesi successivi all'alluvione»» appare ««una concentrazione anomala di decessi per alcune patologie ipertensive, la cui interpretazione, dati i piccoli numeri, esige cautela. Non si osservano altri eccessi statisticamente significativi»». I ricercatori hanno pure ««dato il voto»» all'organizzazione dei servizi sanitari. Il 21% degli intervistati l'ha giudicata ««inadeguata»», ma, sottolineano Demicheli e i suoi collaboratori, ««la critica appare inversamente proporzionale al danno subito»». In altre parole, a chi era più in difficoltà l'assistenza è parsa comunque buona, mentre è più critico il giudizio di chi aveva meno guai. In generale, comunque, in questo settore, osserva l'epidemiologo, ««l'alluvione ha agito da amplificatore: quei servizi che potevano contare su una propria organizzazione l'hanno usata, ottenendo risultati positivi, gli altri hanno trovato maggiori difficoltà. Si può fare ancora molto per porre rimedio a questa situazione. Tenendo conto che alle emergenze ci si prepara soprattutto con la pratica, esercitandosi»». E questa è forse la più importante delle ««lezioni»» impartite dall'alluvione. Mauro Facciolo


PREVENZIONE Un'arma contro il virus sinciziale Colpisce le vie respiratorie e in particolare i bronchi
Autore: PELLATI RENZO

ARGOMENTI: MEDICINA
ORGANIZZAZIONI: CENTRO RICERCHE ABBOTTLABORATORIES
LUOGHI: ITALIA

UN altro successo dell'ingegneria genetica. E' stato ottenuto per la prima volta in America dal Centro Ricerche Abbott Laboratories-Med Immune un anticorpo monoclonale che difende l'organismo umano da una grave malattia infettiva provocata da un terribile virus definito ««sinciziale»» (o Rvs - Respiratory Syncityal Virus). Questo virus si chiama così perché le cellule dell'epitelio dei bronchi, quando sono colpite, tendono a fondersi insieme e a formare un ««sincizio»», un conglomerato, per cui gli scambi gassosi avvengono con estrema difficoltà. Si formano dei tappi di muco che ostruiscono le vie aeree. Il virus respiratorio sinciziale è particolarmente pericoloso perché si presenta con i sintomi classici del raffreddore (quindi a volte viene sottostimato), ma per alcuni bambini ad alto rischio (neonati prematuri, cardiopatici, soggetti colpiti da fibrosi cistica) provoca seri problemi a breve e a lungo termine, anche mortali. Nei bambini di età inferiore ai 2 anni, il 50% dei ricoveri per infezioni respiratorie sono dovuti a questo virus. Può colpire anche gli adulti con immunodeficienza su base genetica o farmaco indotta provocando broncopolmoniti e polmoniti fastidiose. Il virus sinciziale è una vecchia conoscenza dei microbiologi: è stato isolato per la prima volta nel 1960 da D.S. Rowe e R. Michaels da una scimmia colpita da raffreddore, e sino ad oggi è stato combattuto con terapie di supporto (broncodilatatori, anti infiammatori, antibiotici). Appartiene alla famiglia dei paramyxovirus, gruppo che comprende anche quello della parotite e del morbillo, però, al contrario di questi, l'infezione naturale provocata dal Rvs non dà immunità (la reinfezione può verificarsi entro 6 settimane dal contagio precedente). Sino ad oggi la vaccinazione ha dato risultati deludenti, provocando reazioni avverse, per cui si è pensato di ricorrere all'immunoprofilassi passiva (anticorpi neutralizzanti) per attenuare la gravità dell'infezione. Analogamente ad altri virus, l'Rsv presenta nel suo rivestimento esterno (capsula) delle proteine. Tali proteine (antigeni) stimolano la produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario dell'ospite: nel caso dell'Rsv sono i cosiddetti antigeni di superficie (F-G) quelli che stimolano l'immunità, che però è debole e incompleta. L'anticorpo monoclonale umanizzato individuato di recente (a cui è stato dato un nome stranissimo: palivizumab) svolge essenzialmente l'azione che l'organismo intraprenderebbe per difendersi dall'infezione, con una risposta più energica, valida per ottenere una prevenzione nell'ambito dell'apparato respiratorio ed è ben tollerato. Recentemente la Food and Drug Administration ha dato l'approvazione per l'impiego negli Stati Uniti del suddetto anticorpo nei pazienti ad alto rischio, dove il sistema immunitario è ancora in fase di sviluppo. In Europa è stato autorizzato in questi giorni: arriverà in Italia nel 2000. Renzo Pellati


ETOLOGIA Segreti del canto degli uccelli Soltanto da pochi anni se ne capisce il significato
Autore: LATTES COIFMANN ISABELLA

ARGOMENTI: ETOLOGIA
NOMI: SUTHERS RODERICK
LUOGHI: ITALIA

QUANDO ai primi chiarori dell'alba si ascolta la meravigliosa sinfonia degli uccelli canori che sembra salutare il nascere del nuovo giorno, basta tendere l'orecchio per accorgersi che allodole, merli, cince, fringuelli, pettirossi, dispongono di una straordinaria ricchezza di vocalizzazioni, anche se noi percepiamo solo una parte del loro frasario, quella compresa entro i limiti della nostra sensibilità acustica. Da tempo immemorabile l'uomo si domanda che significato abbiano i canti degli uccelli e da dove sgorghi il loro stupendo impetuoso torrente sonoro. Un vero studio scientifico del canto degli uccelli incomincia però solamente intorno al l95O, quando appare sulla scena il fonospettrografo, l'apparecchio che ci dà un'immagine grafica del canto e la possibilità di analizzarla. Ma, sembra incredibile, fino a un decennio fa, i biologi brancolavano ancora nel buio e si limitavano a fare semplici supposizioni sulla possibile fonte dei suoni. E' solo di pochi anni fa la scoperta che gli uccelli canori posseggono due minuscole scatole vocali, il che significa che possono emettere due voci, come se cantassero un duetto da soli. Ci si può chiedere come mai ci sia voluto tanto tempo per arrivare a questa scoperta. Lo si può capire quando si fa l'autopsia di un uccello. Si scopre così che la siringe, fonte dei suoni negli uccelli, è una struttura piccolissima a forma di noce, grande come un pisellino, sepolta in profondità nella cavità toracica del volatile. Gli uccelli, a differenza dei mammiferi, hanno ampi sacchi aerei che forzano l'aria attraverso i bronchi e fanno sporgere nel lume bronchiale una membrana elastica che vibra producendo il canto. Nelle anatre, nei polli, nei pappagalli e in altri uccelli relativamente primitivi la siringe si trova nella trachea, proprio al disopra della sua biforcazione nei due rami dei bronchi. Invece negli uccelli canterini, è presente, un po' più in basso, una struttura doppia che si dirama nei due bronchi. Per capire il meccanismo grazie al quale l'uccello canta, bisognava vedere la siringe in azione. Cosa che sembrava praticamente impossibile. Sicché per decenni i ricercatori sono andati a tentoni, recidendo questo o quel muscolo per vedere quale effetto avesse quella resezione sul canto dell'uccello. Solo nel l990 Roderick Suthers, un fisiologo dell'Indiana University a Bloomington, escogitò un'altra tecnica. Inserì chirurgicamente nei bronchi di due specie di uccelli canterini minuscoli congegni che misuravano il flusso dell'aria. Quando qualche giorno dopo l'intervento gli uccelli ripresero a cantare, Suther fu in grado di dire esattamente quali note provenivano da ciascuna delle due voci. Da allora sono stati fatti altri esperimenti dello stesso tipo, dai quali è emerso chiaramente che la doppia siringe fornisce agli uccelli canori un vasto assortimento di voci per comporre canti complessi. Alcune specie cantano un vero e proprio duetto, in cui le due voci risuonano assieme. Può darsi ad esempio che l'una emetta note basse mentre l'altra emetta note alte. Uno straordinario cantore come il cardinale emette dal lato sinistro della sua siringe una nota che scivola dolcemente verso l'alto. Parte da un kilohertz e arriva a sette kilohertz, ma a circa tre kilohertz e mezzo il suono passa bruscamente al lato destro. Suthers ha scoperto che i canarini usano un altro sistema. Cantano attraverso il lato sinistro e inalano aria dal lato destro. Una strategia resa possibile dal fatto che i polmoni dell'uccello sono collegati tra loro in modo che l'inalazione attraverso un lato riesce a riempire entrambi i polmoni. Questa "divisione del lavoro" consente agli uccelli di emettere una serie di trenta sillabe al secondo. Inoltre i canarini che cantano riescono a fare un veloce respiro dopo ciascuna sillaba. La velocità di emissione ha la sua importanza. Una recente ricerca ha dimostrato che le femmine dei canarini preferiscono i maschi che cantano più velocemente. Ma qual è il meccanismo che produce il suono? Questa domanda è rimasta senza risposta fino a due anni fa, quando Franz Goller dell'Università di Utah e Ole Larsen dell'università danese Odense sono riusciti a infilare un sottile visore a fibre ottiche nella trachea di un uccello canterino e a vedere la siringe in funzione. Ed ecco la sorpresa. La siringe degli uccelli funziona in maniera molto simile alla voce umana. Durante il canto, i muscoli spingono nel corridoio aereo due pesanti pliche di tessuto, le "labbra interne ed esterne". Qui il flusso d'aria le fa vibrare, proprio come avviene nelle corde vocali dell'uomo. E' assai probabile che gli uccelli odano come realmente sono le rapide modulazioni così caratteristiche del loro canti e che anche frasi relativamente semplici forniscano una quantità di informazioni. Si capisce allora facilmente come uccelli della stessa specie possano riconoscere i vari individui dalla finezza del canto impercettibili ad un ascoltatore umano. Ma non possiamo paragonare le impressioni che il canto produce nell'orecchio umano a quelle che produce in un uccello. Gli uccelli non cantano per noi, ma per individui come loro, per attirare e sedurre una femmina vogliosa o per tenere lontano un potenziale rivale maschio. Noi tendiamo a interpretare in chiave antropomorfica tutto ciò che vediamo o sentiamo e andiamo in estasi quando udiamo il canto di un usignolo o di un tordo proprio perché questi uccelli cantano entro i limiti della nostra sensibilità musicale. Ma ci sono rapide modulazioni che producono un suono per noi sgradevole. Quando la frequenza sale a cento o più hertz noi avvertiamo non più un canto armonioso, bensì una nota di tipo ronzante. Così le splendide complessità del canto di uno zigolo di Lapponia sono completamente perse alle nostre orecchie, mentre è assai probabile che madama zigolo le trovi deliziose ed estremamente eccitanti. I. Lattes Coifmann


CAMPAGNA OMS Troppa cautela verso i vaccini
Autore: DI AICHELBURG ULRICO

ARGOMENTI: MEDICINA
ORGANIZZAZIONI: OMS (ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' )
LUOGHI: ITALIA

ALLE soglie del 2000 l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, organismo delle Nazioni Unite con sede a Ginevra) sottolinea ancora una volta l'importanza delle vaccinazioni, utilizzate in tutto il mondo per proteggere la vita di milioni di bambini. Il Piano OMS ««Salute per tutti nell'anno 2000»» comprende il programma esteso di vaccinazioni EPI (Expanded Programm of Immunisation), che permetterebbe di prevenire nel mondo almeno tre milioni di morti dovute a difterite, morbillo, pertosse, tetano neonatale, e di evitare almeno 400 mila casi di polio paralitica. Quando il numero dei vaccinati contro una malattia supera il 95 per cento è protetta anche la minoranza non vaccinata perché la malattia non è più in grado di diffondersi. In Italia il nuovo ««Piano nazionale vaccini 1999-2000»» recentemente varato dal Ministero della Sanità mira a prospettare una sempre maggiore importanza delle vaccinazioni. Esso prevede che si arrivi a vaccinare entro il ventiquattresimo mese d'età il 95 per cento dei nuovi nati contro polio, tetano, difterite, epatite B, pertosse, morbillo, rosolia, parotite. Le prime quattro vaccinazioni sono obbligatorie, e vi sono alcune variazioni rispetto al passato: per l'antipolio è consigliato l'uso del vaccino Salk (virus ucciso) insieme col Sabin (virus vivo) finora utilizzato da solo, e per la difterite è raccomandato in aggiunta alle prime quattro dosi un richiamo fra gli 11 ed i 15 anni. La situazione in Italia è contradditoria. Per quanto riguarda le vaccinazioni obbligatorie oltre il 95 per cento è vaccinato come negli altri Paesi dell'Europa occidentale, ma per le altre infezioni, se si esclude la pertosse, le percentuali dei vaccinati sono molto distanti da quelle europee: appena il 50 per cento contro rosolia e parotite, poco più alta contro il morbillo. La principale causa di questa situazione, secondo un recente sondaggio della Società italiana di pediatria, è l'opinione molto diffusa che le vaccinazioni non obbligatorie siano poco importanti. Infatti soltanto il 66 per cento delle madri intervistate ha dichiarato di voler ricorrere alle vaccinazioni facoltative. Peggio ancora: sempre secondo il sondaggio, se scomparisse l'obbligo le attuali vaccinazioni obbligatorie scenderebbero sotto la soglia del 90 per cento. Si tratta d'un problema di educazione sanitaria: bisogna assolutamente vincere questa diffidenza. Frattanto i progressi tecnologici e concettuali degli ultimi tempi in batteriologia e virologia, in immunologia e in genetica, hanno aperto una nuova era della vaccinologia, la scienza dei vaccini. Ai procedimenti empirici finora prevalenti si sta sostituendo una strategia razionale per nuovi metodi di produzione dei vaccini: si tratta soprattutto dei vaccini ricombinati (cioè prodotti con tecniche di ricombinazione genetica) e dei vaccini peptidici. Grandi speranze si fondano su strategie di questo genere, nel senso di ottenere vaccini più efficaci degli attuali, ed altri nuovi, contro infezioni - come la malaria e l'Aids - per le quali non esistono ancora possibilità di vaccinazione. Ulrico di Aichelburg


ALIMENTAZIONE Anche i cibi hanno i loro bioritmi Ma non è vero che la frutta deve sostituire l'antipasto
Autore: TRIPODINA ANTONIO

ARGOMENTI: ALIMENTAZIONE
LUOGHI: ITALIA

ANCHE l'assimilazione dei cibi, come tutti i fenomeni dell'organismo, va incontro ad una variabilità ciclica, condizionata dai bio-ritmi ormonali, in particolare del somatotropo, che favorisce i processi di assimilazione (azione anabolica»») e del cortisolo, che stimola il consumo (azione ««catabolica»»). Il comportamento alimentare varia inoltre nel corso dell'anno, per cui si ha il picco dei consumi di lipidi in primavera e quello dei glucidi in estate. La cronobiologia applicata alla nutrizione è chiamata ««crono-dietetica»». Le ricerche in questo campo chiariscono che la ripartizione dei pasti durante il giorno contribuisce a sincronizzare i vari bioritmi dell'organismo, modulando gli equilibri biologici per la migliore assimilazione dei nutrienti. La prima colazione, proprio per la sua collocazione temporale, è il principale pasto ««regolatore»» della giornata, in grado di condizionare l'utilizzazione dei pasti successivi. La tendenza a saltarla, ampiamente diffusa, ha quindi implicazioni neuro-ormonali del tutto insospettate. Ma a parte questa sofisticata motivazione, una buona prima colazione è necessaria per dare ai muscoli e al cervello il giusto apporto energetico dopo il lungo digiuno notturno e per evitare che si abbia, verso le ore 11, un calo della concentrazione e del tono dell'umore. Molti evitano la prima colazione per motivi di ««linea»» , ritenendo utile cominciare a ridurre l'introduzione di calorie fin dal mattino. Il risultato è opposto a quello desiderato, essendo dimostrato che chi si nutre in modo frugale al mattino va più facilmente incontro al sovrappeso. I piccoli obesi hanno come caratteristica proprio la tendenza a consumare una prima colazione più ridotta rispetto ai soggetti di peso normale. Diventa infatti più difficile tenere sotto controllo l'appetito nelle ore successive e resistere alla tentazione di ««snack»» e ««merendine»» , alimenti non propriamente ipocalorici. Con un'adeguata colazione, si può alleggerire il pasto di mezzogiorno, cosa utile per chi deve tornare subito al lavoro o allo studio. Ma attenzione a non alleggerirlo troppo. Il rischio è quello di fare poi sfracelli gastronomici alla sera, quando ci si rilassa, perdendo i freni inibitori e cercando soddisfazioni ««almeno»» nel cibo. Lo stress, attivando una reazione di allarme, ha come peculiarità quella di incrementare la produzione di cortisolo, il quale stimola il desiderio di carboidrati, nutrienti necessari alla sintesi della serotonina, un neuro-ormone che calma il corpo e la mente. Non vi è un sedativo migliore della pasta e dei dolci. Alla sera, inoltre, sempre come espressione dei bioritmi circadiani (dal latino ««circa dies»», giornaliero), si ha un rallentamento del metabolismo basale, per cui le calorie introdotte vengono bruciate più lentamente per favorire l'immagazzinamento di energia, in previsione del lungo digiuno notturno. Il sempre più diffuso ««pasto unico serale»» va incluso fra i fattori di rischio per l'obesità. E in tema di distribuzione dei pasti, è opportuno contestare alcuni concetti propagati dai fautori della dieta ««dissociata»». Come quello che è bene non mangiare la frutta a fine pasto per non complicare il processo digestivo e per evitare fermentazioni; o come quello che è bene non associare alcuni cibi (proteine e carboidrati, alimenti acidi e alimenti alcalini). Un apparato digerente sano tollera qualsiasi associazione, essendo il nostro organismo da millenni abituato a digerire più alimenti contemporaneamente. E', se mai, una dieta dissociata a determinare deficit nutrizionali. La vitamina C, per esempio, contenuta in tutti i tipi di frutta, migliora l'assorbimento di alcune sostanze precedentemente introdotte, fra cui il preziosissimo ferro. iù varia è la composizione del singolo pasto, maggiore è la probabilità che siano apportati e utilizzati al meglio elementi essenziali. Antonio Tripodina


PARLA UN AUTORE Da ragazzo studiavo pianoforte...
Autore: REGGE TULLIO

ARGOMENTI: MUSICA
LUOGHI: ITALIA

HO già deciso: nella mia prossima reincarnazione sarò un musicista, possibilmente un compositore ma mi accontenterei anche solo di essere un buon solista. La mia passione per la musica è nata durante la guerra quando mio padre mi mandò a studiare il pianoforte da un maestro di provincia nel paesino dove eravamo sfollati. Non sono mai andato oltre la mediocrità ma quelle poche nozioni che ho appreso mi hanno aiutato e molto a capire e amare la musica. Molti anni dopo un compagno di liceo mi portò al Conservatorio a sentire Michelangeli e da qui giorni non ho più abbandonato la musica. Negli stessi hanno ho trovato in casa " Scienza e Musica " di James Jeans, un grande fisico e astrofisico inglese, un libro che mi ha incantato. Dopo Jeans sono arrivate le serie di Fourier e l'armamentario della fisica teorica moderna, tutte cose che fanno parte del mio mestiere ma che non interessano gli artisti, o forse li interessano e le analizzano inconsciamente con il loro poderoso udito. Un Cd-rom multimediale e interattivo può fare cose inimmaginabili per il grande Jeans e non ho resistito alla tentazione di proporne uno ispirato a "Scienza e Musica" a ««Tuttoscienze»», anche perché avevo a portata di mano Luciano Berio, sempre entusiasta e aperto alle novità. Il Cd-rom non è destinato all'ascolto passivo, non è da ascoltare come sottofondo mentre si fa altro: vorrei che fosse meditato e mettesse fine ai luoghi comuni che erigono una barriera tra arte e scienza. Tullio Regge


STRUMENTI DIDATTICI Il medico di famiglia? E' in un Cd Salute e malattia, consulto al computerLa De Agostini presenta le sue enciclopedie elettroniche ««Omnia»» torna in versione Dvd
Autore: SIMONELLI LUCIANO

ARGOMENTI: DIDATTICA
ORGANIZZAZIONI: DE AGOSTINI, OMNIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: ENCICLOPEDIE ELETTRONICHE «IL MEDICO RISPONDE»

FEBBRE più cefalea e un po' di tosse fa dodici: tante sono infatti le malattie cui può corrispondere la combinazione dei tre sintomi. Ma, aggiungendo altri particolari, ecco che il cerchio si restringe e si può arrivare, con buona approssimazione, a risolvere il problema di salute che ci affligge. E' il ««gioco dell'autodiagnosi»», ovvero Il Medico risponde, l'opportunità più popolare (ma con la rigorosa avvertenza che bisogna sempre ricorrere al dottore) offerta da ««Omnia Medicina»», l'enciclopedia multimediale su tutto quanto riguarda la salute appena realizzata da De Agostini. Un anno e mezzo di lavoro, di più di venti specialisti, un comitato scientifico coordinato da Enzo Soresi, primario emerito di pneumologia all'Ospedale Niguarda di Milano, e da Giovanni Invernizzi, presidente della Società italiana di medicina generale di Sondrio e membro del Comitato Etico dell'Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori, hanno prodotto un vero Medico in Famiglia virtuale in due cd-rom. Il primo contiene innanzitutto un'Enciclopedia Medica con oltre 8000 voci, più di 1000 immagini, 100 filmati, 30 animazioni interattive, 24.000 link. Vi è poi lo spettacolare Atlante Anatomico tridimensionale che consente di visualizzare in dettaglio i vari organi, d'ingrandirli a piacimento, di ruotarli a 360 gradi e di collegarsi ai relativi lemmi descrittivi. La sezione Il Medico Risponde oltre all'autodiagnosi consente di trovare una soluzione ad ogni interrogativo legato alla salute. Completano il primo cd-rom una guida per scoprire i segreti della genetica, consigli per una vita sana e regolare, la salute dei figli, l'assistenza dei malati in casa, i problemi della terza età, come le informazioni sugli enti e le organizzazioni del Servizio sanitario nazionale, la Carta dei diritti del malato e ogni altra normativa del settore. Molto utile è anche un'agenda elettronica su cui annotare esami, vaccinazioni, qualunque dato riguardante la salute di ogni componente della famiglia e che può essere programmata per ricordare quando un certo esame clinico va ripetuto. Al Primo Soccorso è invece dedicato il secondo cd-rom. Qui, soprattutto con una ricca serie di filmati, foto e tavole esplicative, si mette in grado ciascuno di effettuare le prime operazioni di pronto intervento nell'attesa dell'arrivo dei medici, o di risolvere da soli i casi più semplici. ««Omnia Medicina»» (in vendita a L. 99. 000), che offre anche informazioni e aggiornamento continuo su tutto quanto riguarda la salute con il sito Internet www.deagostini. it/omniamedicina, gira solo su Windows (per pc con requisiti minimi di Pentium 166 MHz, 16 Mb Ram, Window 95/98, lettore Cd-Rom 4X) ma tra un anno - è la promessa - vi sarà una versione per il Mac. ««Omnia»», la più venduta enciclopedia multimediale, si ripresenta in tecnologia Dvd. Un unico Dvd-Rom contiene ««Omnia 2000»» (lire 199.000) con i 41.000 lemmi dell'Enciclopedia, le 52. 000 mila voci del Dizionario Italiano, le sezioni di Storia, Personaggi, Mondo, Sfera del sapere, Mediateca e novità assolute come otto percorsi multimediali per video, suoni e immagini dedicati a sport, medicina, musica, arte e storia contemporanea. E sempre nello stesso, unico dvd-rom vi è un'altra novità: Omnia Planet, eccellente esempio di come un gioco, in cui il ««lettore»» deve costruire un mondo virtuale parallelo al mondo reale, possa avere un alto valore didattico. Luciano Simonelli


PREMIATO ««TUTTOSCIENZE»» ««Viva la razionalità»» ll Cicap a convegno
Autore: T_S

ARGOMENTI: DIDATTICA
NOMI: ANGELA PIERO, BELLONE ENRICO, DOMENICI VIVIANO , RANDI JAMES
ORGANIZZAZIONI: CICAP, TUTTOSCIENZE
LUOGHI: ITALIA

TAVOLINI che ballano, spiriti che parlano per bocca di ««medium»», trasmissione del pensiero, Ufo con a bordo alieni che rapiscono terrestri, previsioni astrologiche... Le speculazioni sul paranormale si contano a decine. Ma parapsicologia, ufologia e astrologia sono soltanto alcune delle pseudoscienze, le più facilmente smascherabili. In altri casi la questione si fa più sottile. Per rendersi conto che i sistemi matematici per vincere al Lotto o al Supernalotto sono un inganno, occorrono solide nozioni di calcolo delle probabilità. E per diffidare delle medicine alternative - che vanno da quelle ispirate ad antiche tradizioni come l'ayurvedica a ««scuole»» nate in ambiente scientifico ottocentesco come l'omeopatia fino a pratiche quasi magiche come l'iridologia, la pranoterapia o la cromoterapia - bisogna sapere di chimica, di fisica, di sperimentazioni mediche ««in doppio cieco» », di fenomeni psicologici come l'effetto placebo. A chiarire questi temi con una operazione didattica che merita di essere conosciuta prima di tutto nelle scuole, si dedica da dieci anni il Cicap, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, che ha come membri onorari i premi Nobel Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia e come garanti scientifici Silvio Garattini, Margherita Hack, Tullio Regge, Giuliano Toraldo di Francia e Aldo Visalberghi. Un migliaio sono stati i partecipanti al convegno annuale del Cicap che si è svolto a Padova dal 29 al 31 ottobre, con interventi di James Randi (autore di un recente saggio sul paranormale intitolato ««Fandonie»», Ed. Avverbi), di Piero Angela e di una cinquantina di scienziati. Durante l'incontro sono stati presentati i risultati di numerose indagini su fenomeni paranormali o semplicemente insoliti, come i fulmini globulari, e si è discusso di informazione scientifica e pseudoscientifica. La sessione finale ha affrontato il problema di una buona formazione scolastica in fatto di scienza, e, di riflesso, di pseudoscienze. La conclusione è stata che solo il possesso del metodo scientifico mette al sicuro da questi inganni, ma è un obiettivo difficilmente raggiungibile in una scuola come quella italiana dove mancano quasi del tutto i laboratori di fisica, di chimica, di biologia. Per festeggiare i dieci anni di attività, il Cicap ha assegnato per la prima volta il ««Premio in difesa della Ragione»». Lo hanno ricevuto Michele Mirabella per la rubrica tv ««Elisir»», Enrico Bellone come direttore della rivista ««Le Scienze»», Viviano Domenici del ««Corriere della sera»», Giovanni M. Pace di ««Repubblica»» e Piero Bianucci per ««Tuttoscienze»». Chi è interessato al Cicap, può visitare il sito Internet www.cicap.org, abbonarsi alla rivista ««Scienza e paranormale»» (fax 0426-222.013), scrivere al presidente, l'astrofisico Steno Ferluga, o al segretario generale, Massimo Polidoro, presso la Casella Postale 60 - 27058 Voghera. \


AULA MULTIMEDIALE Viaggio tra musica e scienza Con il compositore Luciano Berio e Tullio Regge
Autore: P_B

ARGOMENTI: MUSICA
PERSONE: BERIO LUCIANO, REGGE TULLIO, TIBONE FEDERICO
NOMI: BERIO LUCIANO, REGGE TULLIO, TIBONE FEDERICO
ORGANIZZAZIONI: SPECCHIO DELLA STAMPA, TUTTOSCIENZE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: «VIRTLAB»«VICINO ALLA MUSICA»

SCIENZA e musica, da Pitagora in qua, è un binomio consolidato. A questo binomio - che evoca matematica e fisica ma anche estetica e divertimento - ««Tuttoscienze»» dedica uno dei suoi Cd-Rom nella serie ««VirtLab»». Il titolo è ««Vicino alla musica»», lo hanno curato Tullio Regge, Luciano Berio e Federico Tibone: i lettori lo troveranno in edicola insieme con ««Specchio»» e ««La Stampa»» sabato 6 novembre a 19.900 lire. Come i Cd-Rom ««Einstein»» e ««Nello spazio tra le stelle»» esploravano la teoria della relatività e l'universo, ora con ««Vicino alla musica»» si va alla scoperta del mondo dei suoni, guardandolo con gli occhi sia dello scienziato sia del musicista. Il Cd-rom presenta infatti gli elementi fondamentali dell'acustica, ma anche alcune nozioni essenziali per comprendere il linguaggio della musica, con numerosi esempi sonori e musicali, esperimenti e giochi, immagini interattive e filmati che il lettore incontra passando virtualmente da un'aula a un laboratorio a una edicola-biblioteca. Tra gli argomenti trattati, i principi del funzionamento degli strumenti musicali e le tecniche di elaborazione dei suoni con il computer. Non mancano spunti per un approfondimento: un piccolo dizionario, riferimenti bibliografici, aneddoti, curiosità, e una cronologia degli eventi che hanno scandito, nei secoli, il rapporto tra scienza, tecnologia e musica. Il Cd-rom propone inoltre collegamenti a molti siti Internet e alcuni programmi shareware per la sintesi e il trattamento digitale dei suoni. Il Cd-rom è ricchissimo di materiali: decine di animazioni e immagini interattive, più di cento esempi sonori e musicali, frammenti di opere classiche e contemporanee, per un totale di 30 minuti, laboratori in cui il lettore può generare effetti sonori, mescolare suoni e rumori, ascoltare musica sempre diversa generata in tempo reale dal proprio computer; e ancora composizioni inedite di Luciano Berio, tra le quali musica per un inno nazionale progettato insieme con Fabrizio De Andrè e sei canoni scritti apposta per questo Cd e dedicati a Tullio Regge. E ora qualche notizia sugli autori. Luciano Berio è tra i più celebri compositori contemporanei. Nato a Oneglia nel 1925, ha studiato al Conservatorio di Milano con Ghedini e negli Stati Uniti con Dallapiccola. Nel 1955 ha fondato con Maderna lo Studio di Fonologia della Rai di Milano e due anni dopo la rivista ««Incontri Musicali»». Del 1987 è la nascita del Centro Tempo Reale di Firenze per la ricerca, la produzione e la didattica musicale. Moltissime le sue composizioni. Ricordiamo l'esordio nel 1954 con ««Notazioni»», una delle prime opere elettroniche, ««Sinfonia»» del 1969, ««Concerto II»» del 1988, ««Continuo»» del 1991. Nelle sue opere la voce ha un ruolo importante, anche perché Berio ha sposato la cantante americana Cathi Berberian. Anche prima di lavorare a questo Cd-Rom, Berio ha sempre dato grande rilievo all'attività didattica, che ha praticato sia negli Stati Uniti alla Juilliard School di New York sia in Europa all'Ircam di Parigi. Nel 1994-95 ha tenuto alla Harvard University, Usa, un ciclo di sei letture. Venerdì scorso l'Università di Torino gli ha conferito la laurea honors causa, insieme con il pedagogista Reuven Feuerstein e lo scrittore Nuto Revelli. Tullio Regge è ben noto ai nostri lettori. Fisico teorico di fama internazionale, ha legato il suo nome a ricerche che si sono rivelate molto utili nella fisica delle particelle elementari e ai più recenti tentativi di dare una versione quantistica della forza di gravità. Dopo essersi laureato a Torino nel 1952 con Wataghin e negli Stati Uniti alla Rochester University, ha lavorato per 15 anni all'Institute for Advanced Studies di Princeton. Attualmente insegna al Politecnico di Torino. \


IN BREVE Cnr: i trasporti in un Cd-Rom
ARGOMENTI: TRASPORTI
LUOGHI: ITALIA

Sta concludendosi il progetto finalizzato del Cnr ««Trasporti 2»». I risultati sono ora anche disponibili in un Cd-Rom che verrà presentato a Roma in un convegno che si svolge da oggi a venerdì. Tel. 06-445.7125.


IN BREVE Al Cern di Ginevra la rete più veloce
ARGOMENTI: INFORMATICA
LUOGHI: ITALIA

Al Cern, il centro europeo per la ricerca nucleare di Ginevra, è stata presentato il network più veloce del mondo: trasferisce dati tra computer al ritmo di 800 milioni di bytes al secondo.


ASTROFISICA La signora delle pulsar Jocelyn Bell festeggiata a Palermo
AUTORE: BATTAGLIA PIPPO
ARGOMENTI: ASTRONOMIA
PERSONE: BELL BURNELL JOCELYN
NOMI: ANGELA PIERO, BELL BURNELL JOCELYN
ORGANIZZAZIONI: CNR, TARGA GIUSEPPE PIAZZI
LUOGHI: ITALIA, ITALIA, PA, PALERMO
TABELLE: D. MECCANISMO DI EMISSIONE DI UNA PULSAR

JOCELYN Bell Burnell, la scopritrice delle pulsar, sarà sabato in Italia, a Palermo, per tenere una conferenza e ricevere la ««Targa Giuseppe Piazzi»», un prestigioso riconoscimento che si assegna sotto il patrocinio della Regione Sicilia e del Comune e della Provincia di Palermo, sotto l'egida del ministero della P. Istruzione (Sovrintendenza regionale) e con il contributo organizzativo del Cnr (Area di Palermo). Piazzi fondò l'Osservatorio di Palermo, e qui il 1 gennaio 1801 fece la sua scoperta più importante: quella del primo pianetino in orbita tra Marte e Giove, poi battezzato Cerere. La premiazione di Jocelyn Bell sarà il momento culminante di una serie di serate dedicate alla divulgazione dell'astronomia (3-6 novembre). Ci saranno, tra gli altri, interventi di Rosolino Buccheri (Cnr), Walter Ferreri (Osservatorio di Torino), Roberto Pallavicini (Società Astronomica Italiana), Salvatore Serio (direttore dell'Osservatorio di Palermo), Bruno Sacco (Istituto di fisica cosmica). La ««Targa Piazzi»» verrà anche consegnata a Piero Angela, che venerd ì sera terrà una conferenza su ««Scienza e divulgazione»» e a Piero Bianucci, che giovedì tratterà del Sole e della ««vita»» delle stelle, per la loro attività nella diffusione della scienza. DOPO che Chadwick nel 1932 ebbe scoperto il neutrone, il fisico teorico sovietico Landau ipotizzò che stelle con una massa maggiore a 1,44 masse solari (limite di Chandrasekhar) dopo essere esplose come supernovae, avrebbero arrestato il collasso gravitazionale quando la loro massa residua fosse divenuta tutta di neutroni. Questa ipotesi permise a Baade e Zwicky di trovare una soluzione teorica alle equazioni riguardanti l'evoluzione delle stelle di grande massa. I due astrofisici, seguendo l'ipotesi di Landau, ipotizzarono, in un articolo del 1935, che quando una stella esplode come supernova smette di collassare quando nel suo nucleo, compresso da altissime densità, i protoni che lo costituiscono catturano elettroni, formando neutroni: così la massa residua della supernova, se è maggiore a 1,44 masse solari, sarà costituita da neutro ni che, a causa dell'elevata densità non si scinderanno in pochi minuti, come normalmente accade, in elettroni, protoni e antineutrini, e saranno in grado di esercitare una pressione di gas degenere regolato dal principio di esclusione di Pauli. La ricerca di Baade e Zwicky era sostenuta da precisi calcoli matematici, e quindi era più che probabile che masse residue di supernovae, costituite da neutroni, potessero esistere nell'universo: Zwicky ne era così convinto da denominarle stelle di neutroni. Trent'anni dopo, nell'estate del 1967, iniziò a funzionare il nuovo radiotelescopio di Cambridge: progettato per rilevare le rapide variazioni del flusso radio emesso dagli oggetti celesti che gli transitavano sopra, e specialmente dei quasar, ebbe tra i responsabili delle analisi dei dati Jocelyn Bell, che stava preparando il dottorato sotto la guida di Hewish. Il 28 novembre di quell'anno la Bell come sempre analizzava i tracciati ottenuti con il radio telescopio; aveva ormai l'occhio così abituato a leggere quei rotoli di carta simili ad elettrocardiogrammi che notò subito uno strano ««picco»» al di sopra del consueto livello di ««rumore»»: un'insolita interferenza, che si ripeteva solamente quando una certa regione della Galassia transitava sopra il radiotelescopio. La Bell studiò gli impulsi e scoprì che erano spaziati tra loro di 1,3 secondi; trovando strana questa regolarità, ragionò sulla natura del segnale e scartò subito l'ipotesi che esso fosse d'origine locale, per il fatto che l'interferenza si manifestava ogni qualvolta il radiotelescopio riceveva i segnali provenienti da una determinata regione della volta celeste. Quando la Bell avvertì Hewish della sua scoperta, questi volle analizzare i tracciati ponendo particolare attenzione a quegli impulsi con l'intento di comprenderne l'origine, ma nonostante l'impegno non seppe indicare quale potesse essere la sorgente che li generava: i due ricercatori, non trovando nessuna spiegazione logica al costante ripetersi del segnale si convinsero di aver scoperto un impulso radio di origine artificiale, forse emesso da una civiltà aliena. Qualche settimana dopo la Bell scoprì un'altra interferenza, questa volta cara tterizzata da impulsi regolari ogni 1,2 secondi, riconducibili ad un'altra regione della Galassia: cadeva così l'ipotesi della natura artificiale del segnale. Alla fine di febbraio del 1968 la Bell rilevò altre due interferenze, con impulsi spaziati regolarmente: in pochi mesi aveva scoperto quattro sorgenti d'impulsi radio dai periodi brevi e regolari: impulsi che potevano essere emessi soltanto da alcuni oggetti celesti sconosciuti. In pochi giorni gli astrofisici fecero diverse ipotesi per chiarire l'origine dei segnali: i vari modelli proposti si basavano sull'unico dato noto, la regolarità degli impulsi radio. Alcuni pensarono che gli impulsi fossero generati dalle oscillazioni di nane bianche, ma ben presto questa ipotesi si dimostrò insostenibile. Tra le teorie proposte suscitò particolare interesse quella di Gold, che indicava come sorgenti degli impulsi stelle di neutroni in rapida rotazione che, come aveva suggerito Franco Pacini in un articolo del 1965, erano dotati di un potente campo magnetico che lasciava sfuggire soltan to dai poli magnetici un fascio di emissioni elettromagnetiche il quale ««spazzava»» come un faro la Galassia. L'ipotesi di Gold era esatta. Le stelle di neutroni erano dunque una realtà: la scoperta da parte di Jocelyn Bell di un aspetto peculiare di esse, le pulsar, fruttò inspiegabilmente, nel 1974, a Hewish il premio Nobel; mentre, chissà perché, la giuria di Stoccolma non tenne conto delle ricerche della Bell, tanto che non fu neanche menzionata. Pippo Battaglia


IN BREVE Un controllore del sistema nervoso
ARGOMENTI: BIOLOGIA
NOMI: CREMONA OTTAVIO
LUOGHI: ITALIA

Ottavio Cremona, ricercatore dell'Università di Novara, e due gruppi americani hanno individuato una molecola che regola gli scambi di informazioni tra le cellule nervose. I risultati, ottenuti grazie a un finanziamento Telethon, sono stati pubblicati sulla rivista ««Cell»».


IN BREVE Denti ed estetica a Montecarlo
ARGOMENTI: MEDICINA FISIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

Quattrocento specialisti interverranno all'undicesimo Congresso internazionale Odontostomatologico, che si terrà a Montecarlo il 12 e 13 novembre nel Principato di Monaco. Tra i temi, estetica e osteointegrazione avanzata. Tel. 011-54.50.01.




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