TUTTOSCIENZE 27 maggio 98


SCIENZE FISICHE. SULLE ANDE DEL CILE Il super-telescopio europeo ieri ha visto la prima stella Nel 2001 sarà il più potente del mondo
Autore: BIANUCCI PIERO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
NOMI: GIACCONI RICCARDO
ORGANIZZAZIONI: ESO
LUOGHI: ESTERO, AMERICA, CILE
TABELLE: C. F. Osservatorio astronomico sulle Ande cilene a Cerro Paranal

Gli astronomi usano l'espressione «fare la prima luce». E' un po' come il varo di una nave. La specola si apre, il nuovo telescopio viene puntato su una stella e lo specchio principale del telescopio ne concentra i raggi nel punto focale. Quella è la «prima luce». Il rito è stato solennemente celebrato ieri notte all'Osservatorio Australe Europeo sulle Ande del Cile, con il primo dei quattro telescopi da 8,2 metri. Nel 2001, quando gli altri tre strumenti saranno pronti, l'Europa avrà a disposizione il più potente telescopio ottico del mondo, l'«occhio» più acuto per scrutare l'universo fino alla sua periferia estrema. Si chiama VLT, Very Large Telescope: in esso i quattro specchi da 8,2 metri più altri due da 1,8 possono lavorare insieme (e allora è come se si avesse un unico telescopio da 16 metri), o separatamente, in varie combinazioni. In totale la superficie che raccoglie la luce dagli abissi del cosmo è di 210 metri quadrati: come un grande appartamento. Ciò significa la possibilità di vedere stelle 4 miliardi di volte più deboli di quelle che riusciamo a scorgere a occhio nudo. Sotto la direzione di Riccardo Giacconi (già «padre» dell'astronomia in raggi X e del telescopio spaziale «Hubble») partecipano all'impresa Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Olanda, Svezia, Svizzera. Nel complesso è un investimento da mille miliardi di lire. L'Italia però ha recuperato sotto forma di commesse più di quanto sia stato il suo contributo. L'Osservatorio Australe Europeo (ESO) ha gli uffici in Europa a Garching, vicino a Monaco, e la sua sede storica a La Silla, 2400 metri di quota, 600 chilometri a Nord di Santiago. Qui, dove le notti serene sono 300 all'anno, operano vari telescopi, due dei quali di 3,5 metri di apertura. Il VLT, cioè il supertelescopio risultante dai quattro telescopi da 8,2 metri, sorge un po' più a Nord, a Cerro Paranal, 2630 metri di quota, nel deserto di Atacama. Siamo a 12 chilometri in linea d'aria dall'Oceano Pacifico e 120 chilometri a Sud della città di Antofagasta. E' una delle regioni più secche del mondo, 350 notti serene all'anno e turbolenza atmosferica minima. Per spianare la vetta della montagna si son dovuti rimuovere 350 mila metri cubi di roccia. I 4 riflettori del VLT hanno una montatura altazimutale e il loro moto per compensare la rotazione terrestre e mantenere l'immagine ferma nel campo di osservazione è controllato da un computer. Poiché variando di inclinazione gli specchi si deformano lievemente per il loro stesso peso, altri computer provvedono a mantenere perfetta la forma ottica pilotando un gran numero di pistoni che esercitano pressioni variabili sul retro degli specchi. Quando sarà completato il VLT funzionerà anche da inetrferometro con una base di 60 metri: affiancato dai telescopi ausiliari da 1,8 metri, potrà separare due punti distanti appena 5 decimillesimi di secondo d'arco (una monetina vista da 300 chilometri di distanza). Un singolo telescopio da 8 metri raggiungerà la trentesima magnitudine con un'ora di posa fotografica. Ma oltre alla sensibilità alle luci più fioche, in astronomia è molto importante la stabilità dell'immagine. In genere i moti turbolenti dell'aria disturbano notevolmente. Al Cerro Paranal, dove scorre un flusso d'aria laminare, la turbolenza è minima: intorno a mezzo secondo d'arco. Tuttavia mezzo secondo d'arco è acora troppo. Il VLT è quindi dotato di un'ottica adattativa: l'immagine viene continuamente analizzata e per restaurarla dai disturbi atmosferici uno specchio secondario viene opportunamante deformato fino a cento volte al secondo, compensando la turbolenza in tempo reale. Gli obiettivi? Il VLT servirà a misurare parametri fondamentali dell'universo (velocità di espansione, densità e struttura a grande scala), si spingerà più lontano che mai nello spazio e nel tempo per cogliere le galassie nella loro formazione ed evoluzione, indagherà sulla misteriosa «materia oscura», permetterà di studiare i buchi neri supermassicci (miliardi di masse solari) nei nuclei galattici, consentirà di scoprire sistemi planetari intorno ad altre stelle. Una grande scommessa per l'astronomia del 2000. Piero Bianucci


LE ULTIME SCOPERTE Cancro, attacco finale? Gli studi italiani sull'angiogenesi
Autore: P_BIA

NOMI: FOLKMAN JUDAH, O'REILLY MICHAEL, WATSON JAMES, GULLINO PIETRO, BUSSOLINO FEDERICO, GASPARINI GIAMPIETRO, DEJANA ELISABETTA, GIAVAZZI ELISABETTA
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. T. La strategia della fame. Gli esperimenti di Judah Folkman

DA mesi il cancro occupa le prime pagine dei giornali, fa copertina sui settimanali e monopolizza i talk- show di televisioni pubbliche e private. Prima per una vicenda tutta italiana sulla quale sorvoleremo. Ora per promettenti notizie che giungono dal mondo della ricerca statunitense. Judah Folkman, chirurgo pediatrico al Children's Hospital di Boston, ha annunciato i positivi risultati della sperimentazione sui topi di due proteine che regolano la genesi dei vasi capillari. Queste proteine sono l'angiostatina e l'endostatina. Le ha isolate e purificate Michael O'Reilly, un allievo di Folkman, e agiscono impedendo che il tumore si doti di un proprio efficiente sistema vascolare, sistema che gli permette di crescere e migrare formando metastasi (vedi "Tuttoscienze" del 13 maggio). Privo di capillari, il tumore non riceve nè ossigeno nè nutrimento, e quindi la sua crescita rimane bloccata nelle fasi iniziali. Iniettate in cavie per via endovenosa, le molecole individuate da O'Reilly hanno ridotto tumori di tipi anche molto diversi. La Food and Drug Administration, l'ente che negli Stati Uniti regolamenta farmaci e cibi, ha già approvato una sperimentazione su malati con tumori in stadi molto avanzati, sperimentazione che inizierà entro la fine dell'anno. Il premio Nobel James Watson, scopritore con Crick della struttura a doppia elica del Dna e direttore del Centro di ricerca sul cancro di New York, si è dimostrato insolitamente ottimista: "Folkman - ha detto - curerà il cancro nel giro di due anni". Ma l'interessato, pur lavorando da trent'anni nella ricerca oncologica, e in particolare nella linea di attacco che passa per l'arresto dell'angiogenesi, è estremamente cauto: "Sappiamo - dice - che l'angiostatina e l'endostatina funzionano sui topi ma la cosa importante è capire se funzionano anche sugli uomini". Quanto a prudenza, se guardiamo alla vicenda Di Bella, si direbbe che tra gli Stati Uniti e l'Italia ci sia di mezzo qualcosa di più dell'Oceano Atlantico. Va detto, però, pur senza rinunciare alla dovuta cautela, che anche in Italia si lavora da tempo sull'angiogenesi. Incominciò a crederci Pietro Gullino, per vent'anni al vertice del Bethesda Cancer Institute, se ne occupano Federico Bussolino all'Università di Torino, Giampietro Gasparini a Reggio Calabria, Elisabetta Dejana e Raffaella Giavazzi all'Istituto Negri. Non è una storia improvvisata, non c'è nulla di miracolistico. Le ricerche serie vengono da lontano. E si spera che vadano lontano. Certo oggi, dopo mesi di confusione, è più difficile fare informazione in tema di ricerca sul cancro. In questa pagina ci proviamo, dando conto di quanto si sta facendo al neonato Istituto di Torino. Dove una Divisione si occuperà proprio di angiogenesi, sotto la guida di Federico Bussolino. La scienza avanza. A passi piccoli ma avanza. In occasione dell'iniziativa dell'Airc " L'azalea della ricerca" sono stati diffusi alcuni dati sui progressi nella cura del cancro. Limitiamoci a quelli sui tumori infantili. Ogni anno in Italia 1200 bambini si ammalano di tumore maligno (400 di leucemia). Fino agli Anni 60 solo il 15 per cento di questi bambini poteva essere curato con successo. Oggi, grazie alla combinazione di chemioterapia, radioterapia e chirurgia, siamo in media al 70 per cento, con punte dell'84 per cento nel linfoma non Hodgkin, dell'85 per cento nel tumore di Wilms, del 94 nel morbo di Hodgkin. Il Registro italiano dei tumori ha censito 8400 giovani adulti che in età infantile sono stati curati per qualche forma di cancro. Stanno bene. Ma i numeri non fanno talk-show. L'Auditel ha bisogno di risse e miracoli.(p. bia.)


NEI LABORATORI DI CANDIOLO Oncogene Met sotto assedio
Autore: COMOGLIO PAOLO

NOMI: FOLKMAN JUDAH
ORGANIZZAZIONI: ISTITUTO PER LA RICERCA E LA CURA DEL CANCRO DI CANDIOLO
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, CANDIOLO (TO)

SONO passati due anni da quella mattina della primavera del 1996 in cui in quaranta (tra ricercatori, tecnici e personale di supporto), armati di scope e strofinacci, facemmo irruzione nel cantiere dell'edificio che, pochi mesi più tardi, si sarebbe trasformato nell'Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo. Avevamo deciso di "bruciare le navi" e, lasciandoci alle spalle il vecchio e glorioso edificio universitario di corso Massimo d'Azeglio, ci demmo a rimuovere di buona lena assi e polvere di calcina per installare e collaudare i nostri nuovi e preziosi strumenti di ricerca. Il cuore del nuovo Istituto incominciò a pulsare nel momento in cui i gas fluirono nelle camere termostatiche e queste accolsero le cellule viventi, oggetto dei nostri studi, che ci avevano seguito nel trasloco. Era nata la divisione di Oncologia molecolare, il primo di 6 laboratori che saranno operativi entro la fine della prossima estate, quando il numero dei ricercatori arriverà al centinaio. Due anni sono un breve periodo, se confrontato con i decenni già spesi nella lotta al cancro. Sono, però, un periodo significativo se coincidono - come questi - con il tempo della raccolta dei frutti nati da semi gettati con pazienza dalle generazioni di ricercatori che ci hanno preceduto. Molte delle notizie sensazionali che ci arrivano da oltre oceano sui lavori di Judah Folk man in tema di angiogenesi sono infatti informazioni di cui i professionisti della ricerca erano già a conoscenza. Tuttavia, la loro comparsa sul palcoscenico dei mezzi di informazione indica che i tempi sono maturi per passare dalla ricerca di base a quella applicata, con alcune certezze e qualche speranza in più per i pazienti. Il cancro è una malattia delle cellule. Quando si guasta il meccanismo che ne controlla la crescita, queste formano un tumore. Quando si guasta il meccanismo che controlla il loro movimento e la capacità di riconoscere le cellule vicine, si genera una "metastasi" , cioè la formazione di un tumore secondario in organi distanti. I due meccanismi sono strettamente collegati. Per svilupparsi, sia il tumore primario sia le metastasi devono nutrirsi, attirando a sè nuovi vasi sanguigni mediante un processo definito angiogene si. Nei due anni passati, sviluppando ricerche iniziate nel decennio precedente, attraverso uno sforzo che ha impegnato laboratori di tutto il mondo, è stato possibile identificare molti dei geni e dei meccanismi molecolari responsabili di ciascuna fase dell'intero processo. I ricercatori dell'Istituto di Candiolo hanno fatto la loro parte, ricostruendo, pezzo per pezzo, il meccanismo attraverso il quale una famiglia di oncogeni (detta famiglia di Met, dal nome del primo gene isolato) controlla la crescita e la capacità di certe cellule di staccarsi dalle cellule vicine (il fenomeno è detto "scattering"). Si è scoperto che questi oncogeni codificano i recettori per altrettanti segnali molecolari che controllano lo sviluppo embrionale o - nell'adulto - la rigenerazione di tessuti danneggiati. Ci sono però situazioni anormale in cui Met e i suoi fratelli generano segnali di crescita e di scattering in modo inappropriato. In queste circostanze, la cellula cresce senza freno, si stacca dalle cellule vicine, migra in organi distanti e può dare luogo a metastasi. Noi abbiamo potuto dimostrare come questa pericolosa situazione si verifichi in molti tumori dello stomaco, dell'intestino e della tiroide; recentemente i nostri colleghi dell'Istituto di Bethesda, Stati Uniti, hanno scoperto che mutazioni del gene Met sono la causa di alcune forme di cancro ereditario del rene. Tutte le persone che lavorano nel campo della ricerca a Candiolo sono ben consapevoli che le gente che ci sostiene si aspetta da noi risultati concreti. Facciamo quindi ogni sforzo per rendere applicative queste ricerche, prima di tutto nel campo della diagnostica. La diagnosi molecolare fornisce un'arma nuova nella lotta contro il cancro, perché dice al medico cosa esattamente si è "rotto" nella cellula e suggerisce le strategie per impostare una terapia mirata. Nel caso dei tumori ereditari, la diagnosi precoce è un'arma per prevenire la malattia. Le tecnologie per questo tipo di analisi sono assai sosfisticate e richiedono - in molti casi - l'isolamento dei geni sospetti e l'esatta determinazione della loro struttura. Queste tecnologie sono state sviluppate nell'Istituto anche grazie alla presenza del Centro di ricerche avanzate della Fondazione Harvard-Armenise, che ci permette di lavorare fianco a fianco con i nostri colleghi della facoltà di Medicina di Boston. La seconda applicazione delle ricerche sugli oncogeni della famiglia Met è volta a migliorare la terapia. Oggi i trattamenti tradizionali sono assai efficaci e vengono utilizzati con successo per curare molte forme di cancro. Negli ultimi due anni abbiamo cercato strategie nuove per curare i tumori resistenti alla chemioterapia. Una parte delle nostre ricerche ha portato alla costruzione di molecole capaci di bloccare i segnali interni alla cellula che inducono crescita e scattering. Queste molecole sono molto promettenti, ma sono ancora lontane dal poter essere usate come farmaci. Tra i problemi da risolvere, il primo riguarda il modo per farle entrare nelle cellule malate, procedura per ora possibile solo con sofisticate manipolazioni sperimentali in vitro. Guardando al futuro, alcuni giovani colleghi piemontesi lavorano in questo momento in prestigiosi istituti della costa Ovest degli Stati Uniti, all'avanguardia nella terapia genica. Con il loro ritorno - atteso per la fine dell'anno - apriremo un nuovo filone di ricerca: cercheremo di introdurre nella cellula geni esogeni, per riparare dall'interno i danni che portano alla crescita incontrollata e allo scattering. Non siamo i primi nè saremo i soli a lavorare a questo ambizioso progetto. Ma siamo decisi a portare un contributo significativo e serio (senza deroghe ai tradizionali controlli impliciti nel metodo scientifico), per testimoniare il nostro impegno di fronte a quei novecentomila, e più, che ci sostengono. Paolo Comoglio Direttore Oncologia molecolare Ircc


CONTRO LA CALVIZIE Arriva il trico-protettore Farmaco commercializzato in Usa
Autore: TRIPODINA ANTONIO

ARGOMENTI: FARMACEUTICA
ORGANIZZAZIONI: FOOD AND DRUG ADMINISTRATION
LUOGHI: ITALIA

LA "Food and drug administration", l'agenzia statunitense che vigila su alimenti e medicinali, ha per la prima volta dato il via libera alla commercializzazione di un farmaco in compresse per la cura della calvizie. La sostanza attiva è la finasteride. Non si tratta, per la verità, di una sostanza nuova, essendo già in uso dal 1990 per la cura della ipertrofia prostatica, a dosaggi cinque volte superiori a quelli consigliati come trico-protettore. Agisce inibendo un enzima, la 5-alfa-reduttasi, che catalizza la conversione del testosterone, l'ormone sessuale maschile, nella sua forma più attiva, il diidro-testosterone. Il motivo del suo impiego come protettore dei capelli è facilmente comprensibile se si considera che la quasi totalità delle calvizie è di origine " androgenetica". In altre parole, sono proprio gli androgeni a dare, su un terreno geneticamente determinato, la spinta decisiva per la caduta dei capelli: l'eccesso di diidrotestosterone, determinato da una maggiore conversione tessutale, porta precocemente il bulbo capillifero in una fase chiamata di "telogen", cioè in una fase di blocco dell'attività delle cellule della matrice del capello, il quale man mano si "miniaturizza" per poi cadere. Non per nulla le donne sono esenti da un simile tipo di calvizie, così come lo sono i maschi ipo-gonadici, che hanno una scarsa produzione di testosterone. La responsabilità degli androgeni è confermata dal fatto che i primi accenni di stempiamento e di diradamento dei capelli, nelle persone predisposte, si manifestano già intorno ai vent'anni, quando si ha la piena impregnazione di tali ormoni, per altri versi preziosi. L'enzima incriminato, il killer del capello, è localizzato in modo elettivo nei bulbi piliferi di alcune zone del cuoio capelluto, quali quella frontale e il vertice. I primi dati raccolti intorno al trattamento con finasteride, condotto a cicli di durata variabile da 6 mesi a 2 anni, parlano di un 60 per cento di risposte positive, di un 20 per cento di risultati mediocri e di un 20 per cento di risultati nulli. I produttori di capelli artificiali, di lozioni trico-stimolanti e i Centri di trapianto dei capelli stanno conducendo una feroce campagna contro questo prodotto, ponendo al centro dell'attenzione argomenti a cui gli uomini sono particolarmente sensibili: produrrebbe effetti negativi sulla sfera sessuale, con calo del desiderio e riduzione del liquido seminale. La casa produttrice definisce queste argomentazioni infondate, sostenendo che per il basso dosaggio (un solo milligrammo al giorno, contro i cinque utilizzati per l'ipertrofia prostatica) il farmaco non può determinare apprezzabili effetti negativi a carico degli organi e delle funzioni sessuali. E porta casistiche in cui l'incidenza della diminuzione della libido risulta essere solo dell'1,5 per cento; effetto regredibile alla sospensione della cura. Il 60 per cento degli uomini non può non guardare con interesse a questo prodotto, probabilmente disposto anche a qualche rischio amatorio, pur di preservare la chioma. Antonio Tripodina


IN BREVE Dal Giappone contributo al Cern
ARGOMENTI: FISICA
ORGANIZZAZIONI: CERN
LUOGHI: ESTERO, ASIA, GIAPPONE

Il Giappone contribuirà con 5 miliardi di yen (65 miliardi di lire) alla costruzione dell'acceleratore di particelle LHC al Cern di Ginevra. LHC sarà la più potente macchina a disposizione dei fisici di tutto il mondo per lo studio dei componenti elementari della materia.


IN BREVE Forumnaturae '98 Angela a Torino
ARGOMENTI: ECOLOGIA
NOMI: BOSCHI ENZO
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TORINO (TO)
NOTE: "Forumnaturae"

E' iniziato il quinto ciclo di "Forumnaturae", conferenze organizzate dal Museo regionale di scienze naturali di Torino. Ha esordito Enzo Boschi con una conversazione sul terremoto che ha colpito l'Umbria e le Marche. Questa sera tocca a Piero Angela, che parlerà sul tema "Viaggi nella scienza: esperienza di un divulgatore" (Centro Torino Incontra, via Nino Costa 8, ore 18). Tra i prossimi conferenzieri, a settembre, Danilo Mainardi e Giorgio Celli. Informazioni: 011-432.44.44.


SCIENZE FISICHE NOVITA' DIGITALI Fotografie da un milione di pixel Duro colpo alla pellicola, mentre arrivano i Dvd
Autore: ARPAIA ANGELO

ARGOMENTI: TECNOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: DVD-VIDEO, SONY, KODAK
LUOGHI: ITALIA

DOPO alcuni anni di messa a punto nei laboratori e in attesa di una generale standardizzazione, è pronto oggi a sfidare il futuro il Dvd- Video (Digital Versatil Disc), che si presenta come un comune Compact Disc tradizionale ma con applicazioni multimediali di gran lunga superiori all'esclusiva riproduzione dei suoni. Il nuovo supporto raccoglie video, audio e dati. Dal tradizionale Cd-Rom si arriva ora ai 4,7 Gigabyte di memoria e tra non molto si raggiungeranno i 9,4 e poi i 17 Gigabyte complessivi. In prima battuta il Dvd-Video si rivolge al consumer come home entertainment: la qualità di riproduzione sale a oltre 500 linee contro la risoluzione di 250 offerta dal sistema Vhs, e 400 del Laserdisc. Per fruire al meglio della nuova tecnologia digitale il marchio Sony commercializza due lettori Dvd compatibili con il sistema di codifica Dolby Digital e l'Mpeg-2. I modelli Dvp- S715 e Dvp-S315 costano rispettivamente 1 milione 650 mila e 1 milione 390 mila lire, entrambi contengono circuitazioni esclusive per un'ottimizzazione globale di immagini e suoni, come il dispositivo Smooth Scan e il doppio pick- up ottico. A complemento del "Digital Home Theater" sono anche disponibili il processore sonoro (Sdp-EP90ES) e l'amplificatore multicanale (TA- VA8ES). Per il lancio del Dvd-Video vengono distribuiti film da prima visione. La Columbia TriStar, in concomitanza con la vendita dei lettori Dvd-Video, propone quattro film al mese. I primi titoli disponibili sono "Jerry Maguire" con Tom Cruise, "Jumanj" con Robin Williams, "Nel centro del mirino" con Clint Eastwood e "L'incredibile volo" con Jeff Daniels; seguiranno "Codice d'onore" con Tom Cruise e Jack Nicholson, "Philadelphia" con Tom Hanks e "Vento di passioni" con Anthony Hopkins. Al nuovo supporto si associano anche Polygram e Warner Home Video con programmi di grande successo. Nella corsa verso il mercato digitale Kodak ipoteca il futuro introducendo fotocamere digitali da 1 milione di pixel, nuovo standard con la DC200 e Digital Science DC210 zoom. Quest'ultima (prezzo 1 milione 690 mila lire, Iva esclusa) fornisce all'operatore il software Picture Easy 2. 0, interfaccia di facile utilizzo, i file Jpeg e il formato FlashPix. Munita di uno zoom 2x la fotocamera incorpora un sensore Ccd Megapixel reale di 1152 X 864 pixel quadrati, colore a 24 bit e possibilità di immagazzinare, tramite la scheda di memoria, sino a 60 immagini per ogni 4MB messi sulla macchina. La DC210 inoltre opera con Windows, Windows NT, Mac, Unix, Sun ed altre. Compatta e di peso contenuto (340 grammi) il nuovo prodotto Kodak è destinato agli hobbysti di ricerca fotografica. Un primato viene anche proposto dal gruppo tedesco Agfa: la nuova stampatrice ad alta velocità con controllo digitale del contrasto. Il modello porta la sigla Msp Dimax e può fornire 20 mila stampe all'ora e può venire integrato nelle linee di produzione di grandi photofinishing. In questo caso la macchina sfrutta la tecnologia Digital Masking Exposure (esposizione con mascheratura digitale) che analizza meglio non solo il colore, ma soprattutto il contrasto. Guardando al futuro la stampatrice non vuole solo offrire alta velocità nelle stampe ma aprire le porte al sempre più importante processo multimediale delle immagini digitali. Angelo Arpaia


IN BREVE Giornalisti europei e ricerca italiana
ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA
NOMI: DE PAOLI PAOLA
ORGANIZZAZIONI: EUROPEAN UNION OF SCIENCE JOURNALISTS' ASSOCIATION
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TORINO (TO)

Una trentina di giornalisti scientifici europei dei 22 Paesi aderenti all'Eusja (European Union of Science Journalists' Association) hanno visitato sotto la Guida di Paola De Paoli, presidente dell'Ugis (Unione giornalisti scientifici italiani), alcuni dei più importanti centri di ricerca del nostro Paese, e tra questi Cselt a Torino, Jrc a Ispra, Sorin Biomedica, Zeneca, Ecodeco. Paola De Paoli è stata eletta presidente dell'Eusja durante l'ultima assemblea dei soci, riunitasi a Vienna.


IN BREVE Internet: connesse 30 scuole su 100
ARGOMENTI: DIDATTICA, INFORMATICA
ORGANIZZAZIONI: TIN, MINISTERO PUBBLICA ISTRUZIONE
LUOGHI: ITALIA

Una scuola su tre è collegata a Internet e si stima che nel 2000 tutte le scuole medie inferiori e superiori avranno accesso alla Rete. E' il risultato della convenzione stipulata tra Tin (Telecom Italia Net) e il ministero della Pubblica istruzione. Il sito più visitato, secondo un comunicato Telecom, è Eurolandia, creato in collaborazione con il ministero (eurolandia.tin.it).


SCIENZE A SCUOLA L'Internet della ricerca Selezionati i 400 migliori siti scientifici
Autore: VICO ANDREA

ARGOMENTI: DIDATTICA, INFORMATICA, COMUNICAZIONI, EDITORIA
ORGANIZZAZIONI: LA STAMPA, TUTTOSCIENZE, INTERNET
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TORINO (TO)

IL Cd-Rom di "Tuttoscienze 1997" contiene anche alcune centinaia di indirizzi Internet di interesse scientifico. Come sono stati scelti tra le decine di milioni di siti che affollano la Rete? Proviamo a fornire qualche dato generale, e poi a dare una risposta. Nel 1996, anno del massimo boom di Internet, i siti commerciali sono cresciuti del 500 per cento. Ogni giorno il World Wide Web (meglio noto come WWW) conta tra i 12 e i 15 milioni di contatti, effettuati da internauti di circa 110 Paesi. Gli Stati Uniti sono il Paese con più utenti: il 32 per cento degli abitanti dispone di un personal computer e, nel 1996, circa 15 milioni e mezzo di persone (su una popolazione di 250 milioni di abitanti) si sono collegati a Internet in maniera abituale. Oggi negli Usa ben il 10 per cento del traffico avviene per motivi non di lavoro. In Europa gli utenti abituali sono stati solo 3,7 milioni di persone. Per l'Italia non esistono dati precisi (molti internauti sfruttano l'accesso alla rete fornito dalla propria azienda e le aziende che più utilizzano Internet sono le multinazionali, per cui gli italiani finiscono per incrementare le classifiche di altri Paesi), comunque è stato abbondantemente superato il tetto dei 100 mila navigatori abituali. Una ricerca sistematica e su vasta scala dei navigatori non è ancora stata fatta. Studi più generici indicano che, negli Usa, l'utente medio ha un buon livello scolastico, un reddito medio-alto, circa 35 anni e ha imparato a usare Internet all'università o sul posto di lavoro. Non si conosce la ripartizione tra uomini e donne perché spessissimo si usa solo il cognome e molti ricorrono e nomi finti per celare la propria identità. Ma osservazioni più recenti indicano che l'età si sta ampliando (fino a 50-60 anni) e che sono in netta crescita gli adolescenti. Tanto che l'abbonamento a Internet sta guadagnando posizioni di vertice nelle classifiche dei regali che i ragazzi vorrebbero ricevere dai genitori. L'abbattimento dei costi di un computer multimediale (e tariffe telefoniche ad hoc) permettono inoltre l'utilizzo della rete anche da parte di famiglie a reddito medio. Data l'abbondanza di informazioni disponibili sulla rete il problema di chi utilizza Internet per lavoro o per studio è quello di trovare rapidamente ciò che serve. Solo ciò che serve e nulla più. Ormai lanciare una ricerca tramite parole chiave generiche ("navi in bottiglia", per esempio) è inutile. A meno che non abbiate molte ore a disposizione per esaminare tutti i siti individuati, alla ricerca di quello che fa al caso vostro. Ecco dunque il primo motivo del "servizio" che la redazione di "Tuttoscienze" ha voluto offrire ai suoi lettori: un indirizzario completo dei siti che riguardano gli argomenti da noi abitualmente trattati. In modo da poterli approfondire con una rapidità e una ricchezza di informazioni che le 4 pagine settimanali di "Tuttoscienze" (per ovvi motivi strutturali) non possono offrire. Tre sono state le parole d'ordine con cui abbiamo lavorato: qualità, affidabilità e autorevolezza. I siti da noi selezionati sono poco meno di 400, e abbiamo badato più alla qualità dei contenuti che alla quantità delle informazioni. Calcolando che alcuni di essi sono "siti di siti" (cioè contengono rimandi automatici ad altri siti sullo stesso tema o su temi attinenti) il numero totale degli indirizzi a vostra disposizione supera facilmente le due migliaia. Sicuramente abbiamo tralasciato molti indirizzi, ma la nostra vuole essere un'agenda agile, non una copia sbiadita di qualche motore di ricerca. Visto che i siti nascono e muoiono freneticamente, abbiamo evitato di darvi indirizzi poco affidabili, che oggi ci sono e domani chissà. Oppure quei siti di facciata (per le aziende ormai avere un sito è un must) che di fatto non vengono mai aggiornati. Infine l'autorevolezza. Negli ultimi anni anche la scienza patisce la spettacolarizzazione imperante che affligge tutti i mass-media. Dinanzi alla possibilità di "sparare" un titolone, la fondatezza di una notizia passa in subordine (la vicenda Di Bella insegna...). Uno dei punti di forza è che Internet non ha un padrone, tutti possono mettere in circolo le proprie idee, non c'è censura. Proprio per questo, però, la rete è il principale crogiolo di bufale di ogni tipo. Grazie all'aiuto di scienziati e ricercatori, i siti che abbiamo messo in elenco sono tutti "selezionati" e autorevoli. Perché crediamo che uno dei doveri del giornalista sia controllare, in tutta umiltà, la fonte delle notizie che propone ai lettori. Andrea Vico


LE ALLEGRE PINGUINE ADELIA "Lucciole" al polo Si vendono per un sassolino In Antartide documentato il primo caso di prostituzione animale
Autore: BOZZI MARIA LUISA

ARGOMENTI: ETOLOGIA, ZOOLOGIA
NOMI: DAVIS LLOYD, HUNTER FIONA
ORGANIZZAZIONI: THE AUK
LUOGHI: ESTERO, ANTARTIDE, CAPE BIRD, ISOLA DI ROSS

SE c'è un posto dove è difficile immaginare l'esercizio della professione più antica del mondo questo è una banchisa polare. Si è mai visto un postaccio come quello, con tutto quel freddo e quel vento, anche quando non è inverno. E invece eccole qua le nuove lucciole, in abito bianco e nero di penne corte e laminate: le femmine di pinguino di Adelia (Pygoscelis adeliae), che offrono una prestazione sessuale in cambio di un sassolino, che nel mondo dei pinguini equivale a una partita di mattoni, insomma a materiale edilizio di prima necessità per la costruzione di una casa. E' questo il primo caso di prostituzione documentato in un'altra specie animale, che sarà pubblicato sulla rivista scientifica The Auk, grazie alle osservazioni condotte su una colonia di pinguini Adelia a Cape Bird, nell'isola di Ross in Antartide, da Lloyd S. Davis del'Università di Otago (Nuova Zelanda) e Fiona M. Hunter dell'Università di Cambridge (Gran Bretagna). Che si tratti di prostituzione sembra molto probabile, anche se, trattandosi di animali, la faccenda può essere più complicata di una semplice transazione economica. Come certe eroine nella Londra di fine '800 dei romanzi di Dickens, le femmine di pinguino di Adelia hanno come scusante il fatto di vivere in condizioni veramente difficili. Immaginate una landa rocciosa coperta di neve ghiacciata, senza vegetazione, che nella primavera antartica è inondata dal disgelo: è qui che questi uccelli adattati alla vita marina devono tornare ogni anno per la riproduzione, impresa che comprende il covare le uova fino alla schiusa, allevare i pulcini, difendere le prime e i secondi dagli attacchi dal cielo degli uccelli stercorari, gli skua, e nello stesso tempo provvedere al nutrimento proprio e della prole, con marce forzate anche di 100 km di ritorno al mare per il rifornimento di krill. Allearsi in regime monogamico con il partner sessuale, ridurre il numero delle uova al minimo indispensabile, due, tentare l'impresa per più estati e riunirsi in colonie di migliaia di individui per diluire il rischio della predazione è la strategia più efficiente che i pinguini di Adelia hanno "inventato" per garantirsi una discendenza, a patto che il nido sia costruito a dovere. Sulla qualità della casa queste femmine sono proprio pignole e hanno ragione: il nido, che per mancanza di vegetazione viene costruito sul terreno, deve tenere sollevati gli occupanti dal ghiaccio e soprattutto dall'acqua del disgelo che cola a rivi sulla roccia inondando le costruzioni inadeguate. In questi nidi i fradici pulcini, che nelle prime settimane sono privi di una efficiente termoregolazione, muoiono di freddo riducendo a zero il risultato riproduttivo dei genitori. La costruzione del nido è quindi di importanza vitale, il maschio l'inizia facendo un buco nel terreno e rivestendolo di sassolini, così che alla fine assomiglia a un nuraghe in miniatura a forma di catino. Se la casa di un maschio le piace, è la femmina che inizia le prime mosse di corteggiamento; quindi, formata la coppia, entrambi i partner si danno da fare a migliorare la costruzione. Il risultato di un tale comportamento, moltiplicato per le migliaia di coppie della colonia, è che i sassolini adatti all'edilizia diventano una risorsa, per cui se non ce ne sono di reperibili sul terreno intorno non resta che rubarli al vicino. Questa storia dei sassi occupa buona parte del tempo nella vita della colonia prima della deposizione delle uova: come potete immaginare, il pinguino derubato si rifà sui vicini e da questo punto di vista chi ha il nido al centro della colonia è in posizione privilegiata, perché rispetto a chi sta in periferia ha attorno una maggiore quantità di materia prima nei nidi confinanti. Il risultato di tutte queste ruberie è che scoppiano un sacco di liti, perché il padrone di casa reagisce aggressivamente a suon di beccate se un altro maschio gli porta via il materiale edilizio. In un tale contesto una femmina segue una strategia diversa. Si avvicina a un maschio con fare sicuro e chiare intenzioni sessuali, inizia le prime mosse di corteggiamento, si accovaccia e acconsente a un accoppiamento. Quindi raccoglie un sassolino e raggiunge il suo compagno nel nido. La faccenda intrigante è che queste "belle di giorno" sono tutte maritate e invece scelgono come bersaglio uno scapolo, spesso in una colonia vicina. Non solo: trovato un buon cliente, lo gratificano di più visite, che si svolgono con la solita trattativa da entrambe le parti. Oppure, come la femmina che in un'ora si portò a casa 62 sassolini, senza pagare altre prestazioni sessuali dopo la prima e senza che il maschio avesse nulla da eccepire. Regalini extra, da gran signore. Di fronte a questo comportamento i biologi Hunter e Davis non traggono affrettate conclusioni. Ammesso che si tratti di prostituzione, il fatto che si sia affermata in questa specie deve produrre un qualche beneficio negli individui che vi si trovano coinvolti: ragionando in termini evolutivi, i benefici che derivano dall'adottare un determinato comportamento devono tradursi in un maggiore numero di discendenti. In questo affare di prestazioni sessuali dentro a una storia di sassi rubati, quali vantaggi traggono i tre personaggi del classico triangolo: lei, lui, l'altro? Incominciamo da lei. Un sassolino in più nel nido non cambia così tanto l'efficienza della costruzione da valere tutta questa messa in scena, compreso il trasferirsi nella colonia vicina. A meno che con una prestazione sessuale lei possa fare incetta di sassi come la femmina su citata, nel qual caso l'edilizia della sua casa cambia parecchio e tutto sommato a buon mercato. Oppure le cose stanno in tutt'altro modo: lei cerca un'avventura extramatrimoniale per assicurarsi con i geni di un altro maschio una prole più diversificata, o comunque una prole, nel caso il suo partner avesse problemi di sterilità. Combinando l'affare edilizio con quello genetico, ha più probabilità che i suoi sforzi per garantirsi una discendenza vadano a buon fine. Lo scapolo che accetta di pagare con materiale edilizio una prestazione sessuale ha tutto da guadagnare. Perdere qualche sassolino non cambia granché nella costruzione del nido, ma cambia molto nella sua vita, perché può avere senza sforzo figli che saranno allevati da un altro maschio. Se i sassolini serviranno a migliorare le condizioni nelle quali cresceranno, tanto meglio. Chi sembra perdere invece è l'altro maschio, il cosiddetto marito. Non si capisce come mai non si dia da fare a offrire una costruzione più efficiente; così da impedire alla moglie di andare a cercare sassi al prezzo per lui salatissimo di figli non suoi. A meno che... il poveretto sia vittima di un inganno e la storia del sassolino non sia che la scusa della femmina per giustificare la sua assenza per un'avventura: dove sono stata? Ma a raccogliere sassolini per il nido non vedi? Maria Luisa Bozzi


IN BREVE Milano: scienza "under 18"
ARGOMENTI: DIDATTICA
NOMI: CAVALLI SFORZA LUCA
ORGANIZZAZIONI: MUSEO LEONARDO DA VINCI
LUOGHI: ITALIA

Fino a sabato è in corso a Milano, al Museo Leonardo da Vinci, " Scienza under 18", prima esposizione interattiva di lavori scientifici prodotti dai ragazzi di varie scuole medie statali. La manifestazione si concluderà con un intervento del genetista Luca Cavalli Sforza, Premio Chirone 1998. Tra i lavori degli studenti, una intervista al Nobel Renato Dulbecco.


SCIENZE DELLA VITA CIBI E SALUTE Misurare gli antiossidanti Un problema non ancora risolto
Autore: PELLATI RENZO

ARGOMENTI: ALIMENTAZIONE
ORGANIZZAZIONI: FONDAZIONE SADA
LUOGHI: ITALIA

PER mantenere una buona salute, non è sufficiente praticare un'alimentazione equilibrata: occorre anche controllare l'igiene, lo stile di vita e l'apporto di sostanze antiossidanti per ridurre i danni dell'ossigeno. L'ossigeno è indispensabile alla vita, però produce anche dei derivati altamente reattivi (i radicali liberi) capaci di provocare gravi danni sui costituenti basilari delle cellule. Uno degli aspetti più preoccupanti consiste nel fatto che i radicali liberi producono altri radicali, in una reazione a catena che si propaga rapidamente (il radicale ossidrile ha una emivita di 10 secondi). Ecco perché una maggior concentrazione nel sangue di sostanze ossidanti è correlata ad una maggior frequenza di gravi forme morbose, dal tumore alle malattie cardiovascolari. L'organismo si difende in molti modi da questo pericolo, sia bloccando l'azione dell'ossigeno e le reazioni radicaliche prima che che producano danni, sia riparando i danni che esse possono aver prodotto su alcuni componenti essenziali come le proteine e il Dna. Se questi interventi di contenimento e riparazione non riescono a svolgersi tempestivamente, nella misura necessaria, le ossidazioni prendono il sopravvento e producono danni irreversibili. I benefici potenziali di un aumento dell'assunzione di antiossidanti con la dieta sono stati analizzati in una monografia promossa dalla Fondazione Sada, con il contributo di ricercatori italiani e stranieri. Le sostanze antiossidanti oggi conosciute sono molte e quasi tutte di origine vegetale: vitamine (C-E-betacarotene), polifenoli, flavonoidi, pigmenti antocianici, catechine, enzimi (catalasi, perossidasi, superossido dismutasi), metalli (zinco, manganese, selenio). Di conseguenza trovano una valida giustificazione la dieta mediterranea e la raccomandazione per un maggior consumo di frutta e verdura (sino ad oggi motivata esclusivamente per la presenza di vitamine). Il problema degli antiossidanti, però, è molto più complesso e richiede ulteriori ricerche. Innanzi tutto non sappiamo ancora quali assunzioni di antiossidanti nella dieta siano ottimali. Secondariamente è necessaria una conoscenza più approfondita riguardo ai livelli presenti nelle materie prime e il successivo comportamento nel corso della lavorazione. Fino ad oggi le tecnologie alimentari hanno avuto come obiettivi preminenti il controllo delle contaminazioni batteriche e del danno termico. Ben poco ci si è preoccupati di prevenire o limitare il danno ossidativo. Nella preparazione dei succhi vegetali, per esempio, le tecniche di chiarificazione sono basate su un intenso arieggiamento e ossidazione, tale da provocare la scomparsa quasi totale del potenziale antiossidante delle sostanze fenoliche. Le tecniche di essiccamento dei cibi in corrente d'aria sono un altro esempio di danno ossidativo. Lo stoccaggio dei prodotti vegetali dovrebbe evitare la luce, che accelera i processi ossidativi (e quindi proibire l'esposizione dei prodotti lungo le strade). L'irrancidimento dei grassi è un altro problema, data la facilità con cui avvengono i fenomeni di autoossidazione (quindi: uso dei contenitori di acciaio inossidabile e di vetro ambrato, invece delle semplici bottiglie trasparenti). Già esistono sistemi di misurazione per quantificare la presenza di sostanze antiossidanti naturali nei cibi (test di Roncimat, Tba, Warburg). Però ne occorrono altri di facile e larga applicazione. I prodotti garantiti nel loro potere antiossidante saranno deifiniti "Hpc" (Health Promoting Capacity: cibi capaci di promuovere la salute). Renzo Pellati


SCIENZE A SCUOLA. IL CD-ROM "TUTTOSCIENZE 1997" Provate con noi la Tv interattiva In anteprima la tecnologia che rivoluzionerà il video
Autore: BALBONI GIAN PAOLO

ARGOMENTI: DIDATTICA, INFORMATICA, TECNOLOGIA, EDITORIA
ORGANIZZAZIONI: LA STAMPA, TUTTOSCIENZE
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TORINO (TO)

IL Cd-rom che raccoglie "Tuttoscienze 1997" (da oggi potete chiederlo alla vostra edicola a 14.900 lire insieme con "La Stampa"), oltre all'annata del supplemento e a varie centinaia di indirizzi scientifici Internet, presenta alcuni esempi di cosa potremo fare con la futura televisione digitale interattiva. Sperimentateli ricordando che l'interazione che oggi avete con il Cd domani potrete averla con il televisore o il computer in rete, e che questi esempi illustrano solo alcune delle nuove possibilità offerte dalla tecnologia MPEG-4, l'ultima nata da quella ricerca internazionale che ha già sviluppato MPEG-1 e MPEG-2. Quali sono le basi tecnologiche per consentire all'interlocutore-spettatore di "dire la sua" durante una trasmissione audio-video? Per spiegarlo bisogna fare un po' di storia. In un secondo di televisione ci vengono presentate 25 schermate (quadri video), ciascuna composta da 576 righe con 720 punti elementari per ogni riga. Di ogni punto elementare dobbiamo dire il colore, la brillantezza e la luminosità e ciò comporta l'utilizzo di 16 bit per ogni punto. In più c'è il sonoro, che costa 1,5 milioni di bit al secondo. Fatte le moltiplicazioni, si arriva a 167,5 milioni di bit per ogni secondo. Pensiamo ora di voler trasmettere queste informazioni sulla rete che usiamo normalmente per telefonare o accedere a Internet. I modem oggi trasferiscono fino a 34.000 bit al secondo: per trasmettere informazioni di tipo televisivo avremmo bisogno di una velocità di oltre mille volte superiore. La ricerca si è quindi mossa in due direzioni: da un lato diminuire il numero di bit necessari per rappresentare l'informazione e dall'altro aumentare la velocità di trasmissione. Vediamo come. Abbiamo detto che uno spezzone televisivo della durata di un secondo si compone di una sequenza di 25 schermate, paragonabili a 25 fotografie. Prendiamo una di queste " fotografie" e scomponiamola in pezzettini. Ciascuno di questi viene codificato con un numero: alla fine avremo tanti numeri, uno di seguito all'altro. Con tecniche di compressione è possibile ridurre queste sequenze (ad esempio se si hanno 20 numeri uguali di seguito, perché rappresentano una striscia di azzurro di un cielo, possiamo ridurre i 20 numeri a 2: il valore da trasmettere e una indicazione che ci dice che il numero seguente va ripetuto 20 volte). Siamo quindi riusciti a ridurre (in genere di un terzo) la quantità dei numeri necessari. Ora immaginiamo di mettere queste fotografie una dietro l'altra, come in una pellicola cinematografica, e osserviamo le prime due. Sarà difficile notare differenze salienti. Questo è vero in generale se confrontiamo qualunque coppia di fotografie adiacenti. Possiamo allora trasmettere completamente la prima fotografia e trasmettere per la seconda solo le differenze rispetto alla prima. Dato che queste sono normalmente pochissime, si riduce notevolmente il numero di informazioni. Dopo un certo numero di foto il numero di differenze comincia ad essere significativo: un buon compromesso è rispedire una foto completa ogni 12, quindi 2 foto ogni secondo. Così si riduce ulteriormente il numero di "numeri" necessari, ma i ricercatori hanno ancora affinato questo sistema con l'introduzione della "telepatia". Se si osserva una sequenza di fotografie, è possibile percepire delle variazioni di tipo continuo, dovute a un'auto che si sposta lungo una strada o a un pallone che rotola su un prato. Sulla base di ciò si può immaginare come possa essere l'immagine successiva. Quest'attività di previsione è effettuata sia dalla stazione trasmittente che da quella ricevente sulla base delle foto già inviate/ricevute. Quando la stazione trasmittente deve inviare la nuova foto, la confronta con quella che si era immaginata e trasmette le differenze rispetto a questa alla stazione ricevente, che, a sua volta, apporterà le modifiche alla foto immaginata, così come indicato dalla stazione trasmittente, e visualizzerà la foto risultante. Questo sistema di compressione del segnale, nato nel 1989 sotto la guida di Cselt (il Centro di ricerca della Telecom, con sede a Torino), si chiama MPEG-1 (Moving Pictures Experts Groups) e rende possibile la visione di filmati tv codificati con una qualità simile a quella di un videoregistratore e con un trasferimento di informazioni di 1,5 milioni di bit al secondo (rispetto agli oltre 160 milioni richiesti in assenza di compressione). MPEG-1 è lo standard pensato per i Cd-rom, ma è anche adatto, e utilizzato, per brevi filmati su Internet. L'evoluzione di questo sistema è datata 1992, ed è il sistema di codifica MPEG-2, che consente una compressione del segnale audio/video adatta alla trasmissione della tv digitale via satellite e via cavo. La codifica di MPEG-1 e 2 si basa sulla scomposizione dell'immagine in piccoli quadratini che poi vengono trasformati in numeri e compressi. Non si tiene cioè conto di come l'immagine sia composta, se ad esempio, contenga un'auto parcheggiata di fronte a una casa con un uomo che porta a passeggio un cane. Nel 1997 la ricerca e l'azione congiunta di industrie di tv, di computer e di telecomunicazioni (sempre presieduti da Cselt) ha portato a definire un nuovo standard, MPEG-4, che effettua la codifica a partire dagli oggetti di cui una immagine è composta. Questi oggetti sono fissati da chi crea l'immagine (ad esempio il regista) e mantengono la loro individualità sia nella fase di codifica sia in quella di rappresentazione finale. Diventa così possibile all'utilizzatore interagire con questi oggetti: usando il telecomando lo spettatore potrà sia far scomparire l'auto dalla scena per vedere meglio cosa fa l'uomo, sia ingrandire il cane. Potrà anche, nella trasmissione di una sinfonia, separare il flauto dagli altri strumenti per avere un assolo. La separazione degli oggetti di un'immagine può anche portare a una riduzione della banda di trasmissione necessaria. Infatti in una scena che contiene una casa sullo sfondo e un attore in primo piano sarà sufficiente trasmettere anche solo una volta la casa (che non cambia) e limitarsi a trasmettere i movimenti dell'attore. Non solo: con tecnologie matematiche come i frattali è possibile ricostruire oggetti, come l'immagine di una faccia, a partire da poche informazioni. Possiamo anche, una volta trasmessa la faccia, animarla sulla base del flusso vocale associato, cioè possiamo far muovere le labbra ricostruendo il movimento a partire dalle parole che quella faccia deve pronunciare così come possiamo far muovere occhi e guance per esprimere gioia, rabbia, eccitazione. Se l'informazione è codificata in una serie di numeri, può essere facilmente manipolata; si può inserire un pezzo di un filmato in un altro, un testo in una foto e così via, ma così si viene a perdere l'informazione relativa alla proprietà: chi aveva prodotto una certa immagine che fa adesso parte del nostro film? Questo problema ha un'importanza fondamentale perché i diritti di proprietà intellettuale sono alla base di molti business. MPEG-4 è in grado di risolvere il problema con una tecnica (invisibile all'utilizzatore) che permette di marchiare le informazioni audiovisive (foto, filmati) per cui, comunque queste vengano elaborate e ovunque vengano inserite, è possibile risalire all'origine (e quindi difenderne la proprietà). Quale sarà il passo successivo nello sviluppo delle tecnologie per la multimedialità? Sarà quello del riconoscimento automatico degli oggetti che costituiscono una immagine, passo fondamentale per poter realizzare una ricerca intelligente di informazioni. Ciò consentirà di selezionare, in un archivio audiovisivo, tutti gli spezzoni contenenti un'automobile rossa a due porte, o quelli in cui compare un aereo, o quelli in cui gli attori portano al polso un certo tipo di orologio. Gian Paolo Balboni Politecnico di Torino e Cselt


SCIENZE FISICHE. DATI EUROPEI Relegate ai margini le donne-scienziato Nei laboratori sono poche e il potere è quasi tutto in mani maschili
Autore: CERU' MARTA

ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA, DONNE, STATISTICHE
NOMI: ROSE HILARY, WENNERAS CHRISTINE
LUOGHI: ESTERO, EUROPA
TABELLE: T. (dati nel testo)

LE donne sono poco rappresentate nel mondo della ricerca europea. Lo dimostrano le statistiche presentate alla recente Conferenza europea "Donne e Scienza" svoltasi a Bruxelles: le poltrone di chi decide, le borse e i fondi della società scientifica, vengono assegnati da uomini ad altri uomini. Ma i dati disponibili non sono ancora sufficienti per disegnare un quadro europeo. Sono necessarie statistiche di genere a livello nazionale e internazionale, riferite non solo al mondo accademico ma anche al settore industriale in continua espansione. "Senza statistiche, niente problemi, niente politica", ha denunciato Hilary Rose, professore emerito dell'Università di Bradford. La scienziata ha evidenziato l'importanza di uno studio temporale sulla presenza delle donne negli ambienti accademici e industriali, per capire se e come hanno influito le misure prese per promuovere le pari opportunità nei Paesi della Comunità europea, dopo il Workshop internazionale del 1993 sulle donne nella scienza. Una analisi della distribuzione dei posti nel mondo accademico tra donne e uomini mostra alcune caratteristiche che accomunano tutte le nazioni europee. Considerando le diverse discipline scientifiche, la percentuale di donne è maggiore nel settore della salute, nelle scienze sociali, in agricoltura e veterinaria, mentre è molto bassa nelle scienze " dure", come la fisica o la chimica. Due esempi fra i tanti: in Gran Bretagna la percentuale di donne che hanno una laurea in fisica e lavorano nella ricerca (considerando i diversi livelli gerarchici) è del 15 per cento, mentre in biochimica è del 44; in Danimarca solo il 4 per cento tra i chimici e i fisici sono donne, mentre in veterinaria e agricoltura sono il 24 per cento e nel settore della salute il 22. Esiste poi una distribuzione verticale che si riscontra in tutti i Paesi della Comunità: più alta è la posizione gerarchica, più bassa è la percentuale di donne. In Olanda, ad esempio, le studentesse nelle varie discipline sono il 46%, le ricercatrici sono circa il 20% e i professori donna sono il 4,6%, secondo uno studio del 1996; i dati danesi del 1995, riguardanti le facoltà scientifiche in generale, non sono molto diversi. Tra gli studenti di dottorato il 35% sono donne, che si riducono al 6% tra i professori; migliore sembra essere la situazione in Italia dove, secondo dati del 1993, il 40% degli assistenti universitari per le varie discipline sono donne e le professoresse sono il 10%. Considerando le percentuali di professoresse, si nota una spaccatura tra i Paesi nordici più economicamente sviluppati, come Germania, Austria, Belgio, Irlanda, Olanda, dove i valori si mantengono al di sotto del 10% e quelli meridionali, come Spagna, Italia, Francia, Turchia, con percentuali superiori a questa soglia. In ogni caso l'Europa, in quanto a pari opportunità, non regge il confronto con gli Stati Uniti, dove la percentuale di docenti donne è quasi del 18%. Una terza caratteristica che unisce i Paesi della Comunità europea è che le donne hanno più spesso impieghi temporanei e part-time. In Olanda, per esempio, il 33% delle donne lavora in questi settori, contro il 25% degli uomini. Sono questi solo alcuni esempi, ma costituiscono un punto di partenza per pensare a misure che sostengano pari opportunità per i due sessi, come programmi di monitoraggio e controllo della ricerca, che prevedano eventuali sanzioni se non vengono rispettate alcune regole stabilite. A questo proposito, un esempio da penalizzare sarebbe quello del Swedish Medical Research Council, i cui criteri di valutazione nell'assegnazione di borse di ricerca sono stati analizzati dalla scienziata svedese Christine Wenneras. Secondo il suo studio, pubblicato sulla rivista Na ture, i membri del prestigioso Consiglio non esaminano solo la competenza scientifica di un candidato, ma anche il suo sesso e gli eventuali collegamenti con qualche membro della commissione. In media, perché una donna venga valutata al pari di un uomo, deve aver presentato 2, 6 volte più articoli su riviste autorevoli. Marta Cerù


UN ANNO DI ATTIVITA' Ricerca oncologica a tutto campo I piani per il futuro dell'Istituto torinese
Autore: GAVOSTO FELICE

ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA
NOMI: COMOGLIO PAOLO
ORGANIZZAZIONI: ISTITUTO PER LA RICERCA E LA CURA DEL CANCRO, ORDINE MAURIZIANO, FONDAZIONE PIEMONTESE PER LA RICERCA SUL CANCRO
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TORINO (TO)

L'AVVIO delle attività cliniche dell'Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro, a partire dal luglio 1997, ha segnato l'inizio del suo ruolo ospedaliero ad opera dell'ente gestore, l'Ordine Mauriziano, così come l'apertura della Divisione di ricerca di oncologia molecolare, diretta da Paolo Comoglio, in seguito a una convenzione con l'Università, aveva segnato, nel 1996, l'inizio ufficiale dell'attività di ricerca. La nascita delle due attività (scientifica e assistenziale) ha configurato l'operatività dell'Istituto nei due indirizzi, interagenti tra di loro, come erano stati concepiti dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. Tuttavia, nascere ed essere vivi non significa ancora essere vitali: la vitalità si raggiunge superando le prime fasi di crescita fino al raggiungimento di una massa critica che renda la struttura del tutto autosufficiente. Occorre quindi sviluppare i progetti in corso e fissare i termini entro i quali le realizzazioni previste dovranno essere completate per assicurare l'autonomia dell'Istituto. Il programma clinico si basa sull'obiettivo di fornire, nel più breve tempo possibile, un ciclo completo di cura ai pazienti e di operare lungo le linee guida stabilite in collaborazione con le altre unità della Rete oncologica regionale. Procedendo in questo percorso, si costruiranno entro un anno cinque sale operatorie (il 75 per cento dei malati di tumore necessita di chirurgia), seguite da un reparto di radioterapia, mentre sono attualmente in fase di attivazione un Day Hospital, un reparto di degenza, un servizio di anatomia e istologia patologica e di analisi cliniche. Sono inoltre previsti un centro di diagnostica molecolare e un Servizio di prevenzione oncologica che agirà in collaborazione con il Centro regionale di prevenzione. Il programma scientifico per il 1998, frutto di un'intesa con l'Università, condurrà entro la fine dell'anno a un "Parco per la ricerca scientifica" operativo, attraverso sei unità di ricerca, compresa quella di oncologia molecolare, nei principali settori della ricerca oncologica. Il Parco sarà una novità assoluta per il Piemonte, accanto a pochissimi altri esistenti in Italia. Saranno attivate tre unità di ricerca clinica, e precisamente oncologia clinica, immunologia oncologica e ginecologia oncologica, e altri due Laboratori di ricerca sperimentale, vale a dire una Unità di ricerca di genetica dei tumori e una Unità di angiogenesi molecolare. Ognuna di queste richiederebbe una analisi individuale in termini di programmi e di risultati già acquisiti dagli operatori destinati ad occuparle: tuttavia le ricerche, già in corso in altra sede e programmate per questo Istituto, della Divisione di angiogenesi molecolare sui fattori angiogenetici e sui loro inibitori, meritano un commento particolare, considerata la grande attualità dell'argomento e l'impatto esercitato sul pubblico. Una proteina (angiopoietina 2) clonata dai ricercatori di questo laboratorio, sviluppa un'azione antagonista sulla formazione della parete del vaso neoplastico e determina la sua regressione: il proseguimento delle ricerche su fattori specifici legati all'angiogenesi neoplastica, le interazioni con le ricerche in corso di oncologia molecolare e il meccanismo delle metastasi e gli eventuali studi applicativi alla clinica saranno proseguiti presso l'Istituto. I responsabili delle sei Unità di ricerca sono tutti giovani professori universitari che già hanno acquisito una eccellente caratura internazionale attraverso i risultati di ricerche pubblicate su riviste a diffusione mondiale: Aglietta, Bussolino, Caligaris, Di Renzo e Sismondi affiancheranno l'opera di Paolo Comoglio: i loro programmi di ricerca non resteranno isolati, ma costituiranno un "network" molto integrato, anche con il settore clinico. Per quest'ultima funzione è stata istituita un'Unità di trasferimento dei prodotti della ricerca alla clinica gestita in collaborazione con l'Ordine Mauriziano. Il Parco scientifico sarà assistito da un comitato internazionale di esperti che valuterà progetti e prodotti, assicurando ai ricercatori, oltre a mezzi e strumenti idonei, una atmosfera stimolante, recettiva alle istanze di aiuto, di impegno e di informazione che provengono da tutti coloro che partecipano alla lotta contro il cancro. Felice Gavosto Direttore scientifico Ircc, Torino


IN BREVE Roma aspetta il planetario
ARGOMENTI: ASTRONOMIA, MOSTRE
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, ROMA
NOTE: "Aspettando il planetario"

Il 1o giugno si aprirà a Roma nell'ex chiesa di S. Rita (piazza Campitelli) la mostra "Aspettando il planetario", organizzata da Musis e dal Comune.


SCIENZE A SCUOLA. A RICCIONE Studenti e ricercatori sul campo
Autore: D'AMATO LUIGI

ARGOMENTI: DIDATTICA, RICERCA SCIENTIFICA, INQUINAMENTO, AMBIENTE
NOMI: BERSANI FAUSTO
ORGANIZZAZIONI: LICEO SCIENTIFICO VOLTA
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, RICCIONE (RN)

UN articolo di "Tuttoscienze" del 13 maggio poneva l'accento sui presunti effetti dannosi provocati dai campi elettromagnetici a bassa frequenza. Al momento attuale è difficile prendere una posizione definitiva perché la ricerca in questo campo è relativamente giovane e i nodi da sciogliere sono ancora tanti. Ciononostante esiste quel ragionevole dubbio, suffragato da ricerche epidemiologiche che indicano la possibilità di forme leucemiche infantili già a basse intensità di campo magnetico. A questo proposito segnalo una iniziativa del Liceo Scientifico "A. Volta" di Riccione per coniugare didattica e ricerca. Da circa un anno questo liceo, sotto la guida del prof. Fausto Bersani e in collaborazione con docenti dell'Università di Urbino e Bologna, si sta interessando a vari problemi di natura ambientale, tra cui l'inquinamento elettromagnetico. La scuola si è dotata di una sonda atta a questo tipo di misure e ha già iniziato una campagna di monitoraggio. Diverse giornate sono state dedicate ad operazioni di mappatura dei campi magnetici in prossimità di elettrodotti, ma anche nelle immediate vicinanze dei più comuni elettrodomestici. Alcuni anni fa, un'altra emergenza ambientale costituì l'obiettivo della ricerca scientifica del Liceo A. Volta: la misura della concentrazione del gas radon-222 negli ambienti comuni. Questo gas radioattivo, inodore e incolore, si sprigiona dal terreno e dai materiali di costruzione e rappresenta, alla luce delle conoscenze attuali, uno dei più significativi contaminanti ambientali. Ciò suggerì l'idea di monitorare diverse abitazioni della costa e dell'entroterra riminese per mezzo di particolari dosimetri conseguendo interessanti risultati di prossima pubblicazione. Oggi questa ricerca pare assumere nuova validità alla luce di recenti lavori. E' stata infatti segnalata la possibilità che derivati del radon possano essere attratti da campi elettromagnetici aumentando, in tal modo, la loro concentrazione. L'importanza di questo risultato, se confermata, non può essere certo sottovalutata dal momento che tali radionuclidi sono noti agenti cancerogeni. Lo staff del Liceo A. Volta intende sviluppare queste ricerche e, al contempo, rendersi punto di riferimento a cui può rivolgersi il privato cittadino che voglia conoscere lo stato di salute dell'ambiente nel quale vive, ricevendo utili suggerimenti e consigli per eliminare o quanto meno minimizzare alcuni rischi di natura ambientale. Luigi D'Amato Preside del Liceo "Volta", Riccione




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