TUTTOSCIENZE 29 ottobre 97


SCIENZE A SCUOLA. CONOSCIUTO GIA' NELL'ANTICHITA' Amianto un minerale killer Le sue fibre sono aghi microscopici che s'instaurano nei polmoni
Autore: BODINI ERNESTO

ARGOMENTI: CHIMICA, MEDICINA E FISIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

REPERTI archeologici dimostrano che l'amianto era già usato nella preistoria; quelli più antichi, trovati nella Finlandia meridionale, risalgono al 4000 a.C. Il minerale era noto anche alla civiltà greca, estratto in Arcadia e nelle isole di Eubea e di Cipro; e ad Atene la lampada sacra che alimentava il fuoco perenne in un tempio dell'Acropoli conteneva amianto. Anche Plinio il Vecchio parla dell'amianto, affermando che "deriva da una pianta, che cresce nel deserto dell'India, e che assicura protezione contro tutti gli incantesimi". Estratto fin dalla fine '800 prevalentemente in Canada, Russia, Sud Africa, Australia, e in Italia soprattutto a Balangero (Torino) e in Valtellina, veniva usato per la fabbricazione di corde e per l'isolamento delle caldaie. La cava a cielo aperto di Balangero, la più grande d'Europa, funzionò dal 1916 al 1990. Nell'industria automobilistica è stato largamente usato (ora non più), per la costruzione di freni e frizioni: nel traffico particelle delminerale si liberavano facilmente e rappresentavano una delle fonti dell'inquinamento da amianto dell'atmosfera. Alcuni tipi di amianto, come l'amosite e la crocidolite (soprattutto il crisotilo), sono stati usati dalle industrie navali, chimiche e tessili, ma anche in ambito domestico, per ferri da stiro e macchine per lavasecco. Era inoltre utilizzato nel cemento, carta e cartoni; e nell'edilizia impiegato come isolante termoacustico di soffitti e pareti o come rivestimento antincendio di strutture metalliche portanti. Negli Anni 50 la crocidolite è stata persino usata nei filtri delle sigarette. Tra le industrie più esposte all'amianto sono i cantieri navali di Monfalcone, costruiti nel 1907, la più grande struttura cantieristica del bacino mediterraneo e una delle più importanti nel mondo, e il sodificio Solvay di Monfalcone, attivo dagli Anni 20. E ancora la raffineria "Aquila" di Trieste, aperta nel 1937; l'Eternit di Casale Monferrato, un tempo il maggior produttore nazionale di lastre in cemento-amianto. Il termine amianto indica un gruppo di minerali (silicati fibrosi) che comprendono crisotilo (amianto bianco), amosite (amianto bruno), crocidolite (amianto blu), antofillite, actinolite, tremolite. E' un vero e proprio killer per la salute dell'uomo: se si esaminano alcuni tessuti (polmonare e pleurico) anche a vari decenni di distanza dal momento in cui si è verificata l'esposizione, si trovano i segni del suo passaggio. Nel tessuto polmonare si possono osservare al microscopio "i corpi dell'amianto", sulla pleura si possono osservare ad occhio nudo le "placche ialine". L'estrazione, la lavorazione e l'applicazione dell'amianto danno luogo alla formazione di una polvere finissima, composta da aghi microscopici (fibre) che penetrano nelle vie respiratorie e si depositano nei polmoni. E' possibile isolare l'amianto dal polmone, calcolarne la quantità per grammo di tessuto e stabilire con buona approssimazione la quantità totale di amianto alla quale una persona è stata esposta fino al momento del dosaggio. La presenza di amianto nel polmone è causa di asbestosi, una patologia che può compromettere in modo anche grave la funzione respiratoria. Altra conseguenza è il mesotelioma pleurico, un tumore maligno che si forma in corrispondenza della pleura parietale. In assenza di esposizione all'amianto questo tumore è molto raro: in una grande città con una popolazione di un milione di abitanti, si può osservare un caso all'anno; nelle zone dove si è verificata una notevole esposizione all'amianto l'incidenza diventa 100 volte più elevata. Uno studio condotto sui dati di mortalità in Italia, relativi al periodo 1969-1988, indica che l'incidenza delle morti per mesotelioma raggiunge cifre elevate e riguarda la zona nord-occidentale, ossia gran parte della Liguria e della provincia di Alessandria; la zona nord-orientale, che corrisponde alle province di Trieste e Gorizia e parte della provincia di Livorno; la zona meridionale, corrispondente alla provincia di Taranto. Nell'area appenninica, invece, sino al 1993 si contavano ben 27 casi di mesotelioma da asbesto fra gli operai del compartimento delle Ferrovie dello Stato di Bologna. Generalmente il mesotelioma pleurico, osservano gli esperti che recentemente hanno curato una mostra sugli usi e sugli effetti biologici dell'amianto, in occasione dei "Settant'anni della Lega per la Lotta contro i tumori", si sviluppa dopo alcuni decenni dall'inizio dell'esposizione all'amianto. Benché il mesotelioma maligno possa colpire soggetti di tutte le età, l'epoca media di comparsa oscilla fra i 40 e i 60 anni. Nell'anamnesi di pazienti colpiti fra 20 e 40 anni si possono trovare prove di esposizione ad asbesto (adolescenza trascorsa a contatto con un lavoratore dell'industria dell'amianto o in ambienti con elevata concentrazione di fibre di asbesto). Il rischio di ammalarsi di mesotelioma pleurico (più raro è il mesotelioma peritoneale) è molto alto per chi ha avuto un'intensa esposizione all'amianto, specie se associata al fumo di sigaretta; ma il tumore si sviluppa anche in individui che hanno avuto esposizioni relativamente modeste. Un evento particolarmente grave è rappresentato dall'insorgenza del mesotelioma nei famigliari del lavoratore esposto all'amianto: non sono pochi i casi di mesotelioma insorto in donne che avevano lavato i vestiti da lavoro (che contenevano polvere d'amianto) dei loro famigliari. In Italia, nonostante la legge n. 257 del 27 marzo 1992 preveda la rimozione e la cessazione dell'impiego dell'amianto (negli Stati Uniti analoga legislazione risale al 1970), non si può ancora porre la parola fine a questo dramma sociale (durante il fascismo l'anatomopatologo Giacomo Mottura riuscì a far riconoscere l'asbestosi come malattia professionale). L'amianto è tuttora presente in molte strutture e non è facile rimuoverlo: la decoibentazione deve seguire norme molto precise e scrupolose, per evitare la dispersione del minerale nell'ambiente e danni alla salute del personale impegnato nella rimozione. Particolari difficoltà tecniche, logistiche ed economiche sono denunciate dall'Istituto internazionale di ricerche sul cancro di Lione e dal mega ateneo Jussieu di Parigi. In Italia, annosa è la vicenda dell'Istituto industriale "A. Volta" di Trieste; a Torino, sono almeno una decina gli edifici pubblici e privati sottoposti a bonifica. Ernesto Bodini


IN BREVE I piccoli Comuni "eco-sentinelle"
ARGOMENTI: ECOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

Sono 7466 su 9102; occupano 240.615 chilometri quadrati, l'80 per cento del territorio nazionale; sono abitati da 24 milioni di italiani, il 42 per cento della popolazione. Sono i piccoli comuni, quelli con meno di 15.000 abitanti, che rivendicano il ruolo di " eco-sentinelle" del territorio e per questo hanno organizzato una Conferenza nazionale per il 15 dicembre.


SCIENZE DELLA VITA. PARLANO GLI ATLETI "I limiti non esistono" L'ucraino Bubka e la cubana Quirot
AUTORE: G_BAR
ARGOMENTI: SPORT
NOMI: BUBKA SERGEI, PETROV VITALIJ, QUIROT ANA FIDELIA
ORGANIZZAZIONI: FONDAZIONE MONDIALE DI ATLETICA LEGGERA
LUOGHI: ESTERO, EUROPA, UNGHERIA, BUDAPEST
NOTE: IL CONVEGNO «HUMAN PERFORMANCE IN ATHLETICS TEMA: IL CONVEGNO «HUMAN PERFORMANCE IN ATHLETICS - LIMITS AND POSSIBILITIES»

IO non ho mai accettato, ne mai potrò, il concetto di limite: un atleta che lo faccia è morto". Sergei Bubka, il "gabbiano" ucraino che catapultato dalla sua asta vuole sempre più avvicinare il cielo e ha al suo attivo ben 35 primati del mondo (17 all'aperto e 18 indoor, con un top di 6,15), ha affrontato il seminario di Budapest con la grinta che mette quando è in gara spiegando che il suo certosino migliorare il primato della sua specialità di un centimetro per volta non ha mai rappresentato una scelta di comodo, bensì il giusto approccio alla crescente difficoltà che ogni nuovo limite comporta. "Qualcuno - ha spiegato - dice che l'ho fatto per soldi, per monetizzare il più possibile i miei risultati. Ma non è vero. In gara non si pensa al denaro. Vitalj Petrov, che per lunghi anni è stato il mio insostituibile allenatore, me lo spiegò fin dal giorno in cui scoprì in me l'ambizione di ottenere il massimo. Concentrati sui risultati, mi disse, e i soldi arriveranno". Indubbiamente, a contraddistinguere i campioni, c'è anche la feroce determinazione con cui inseguono i loro traguardi. Bubka lo ammette senza difficoltà, e altrettanto fa la cubana Ana Fidelia Quirot che, vittima di un tremendo incidente (scoppiò accanto a lei una bombola del gas, rimase lunghi mesi in ospedale e perse il bimbo che aveva in corpo), con rabbiosa abnegazione è tornata in pista vincendo due titoli mondiali e l'Olimpiade sugli 800 metri. "Sono l'esempio vivente - sostiene - che non esistono limiti impossibili da superare e l'unico interrogativo cui non so rispondere è quali risultati avrei potuto ottenere se non avessi perso tre anni per rimettere insieme il mio corpo e ricominciare". (g. bar.)


IN BREVE I quanti visti da Luigi Accardi
ARGOMENTI: FISICA
NOMI: ACCARDI LUIGI
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, ROMA

Mercoledì 12 novembre Luigi Accardi, dell'Università di Roma, autore del saggio "Urne e camaleonti", si confronterà al Politecnico di Torino, ore 16,30, con fisici e filosofi della scienza sulle interpretazioni della meccanica quantistica. Interverranno Giulio Giorello, Tullio Regge e Mario Rasetti.


IN BREVE Premio Gambrinus i vincitori 1997
ARGOMENTI: ENERGIA, RICERCA SCIENTIFICA
ORGANIZZAZIONI: PREMIO GAMBRINUS «MAZZOTTI»
LUOGHI: ITALIA

La storia dell'umanità è in buona parte la storia degli sforzi per ottenere energia. Il Premio Gambrinus "Mazzotti" '97, per la sezione Ecologia, è stato assegnato a un libro che tratta questo tema: "La cattura dell'energia", di Alberto Caracciolo e Roberta Morelli, editore Nuova Italia Scientifica. Per la sezione Esplorazione hanno vinto Mirella Tenderini e Michael Shandrick con "Il Duca degli Abruzzi, principe delle montagne" (De Agostini); per la sezione Montagna, Cesare Maestri con "... e se la vita continua" (Baldini & Castoldi); per la sezione Artigianato, Marco Marini con "Arte popolare in Italia" (ed. Punto di Fuga); ex aequo a Claudio Povolo e a Paolo Gaspari per la sezione Finestra sulle Venezie, rispettivamente con "L'intrigo dell'onore" e "Le lotte agrarie". Segnalato il volume "Insediamenti alpini", edito dalla Regione Veneto e dal Centro studi sulla montagna. La premiazione a San Polo di Piave il 15 novembre, dopo un convegno sul tema "La politica delle aree protette in Italia: il parco del Sile e le acque di risorgiva".


IL CERVELLO DI DARIO FO Gesto teatrale e parola tra i neuroni
Autore: MAFFEI LAMBERTO

ARGOMENTI: BIOLOGIA
NOMI: FO DARIO, MARCEAU MARCEL
ORGANIZZAZIONI: PREMIO NOBEL
LUOGHI: ITALIA

NOVE ottobre '97: radio e televisione annunciano che il Nobel per la letteratura è stato assegnato a Dario Fo. Si rimane piacevolmente sorpresi per il premio dato a un attore che, rifacendosi alla commedia dell'arte, ha sferzato in modo geniale politica, costumi e pregiudizi. Dai suoi spettacoli si esce rinnovati, come se il cervello fosse stato rimesso a nuovo. Ma come sarà il cervello di Dario Fo, grande virtuoso della parola e del gesto? Gli studi di neurofisiologia più recenti indicano che la parola e il gesto rappresentano allo stesso tempo per il cervello un'uscita e un'entrata in un fee dback che lo modifica funzionalmente e strutturalmente. Ho immaginato allora di poter fare un'analisi di visual imaging del cervello di Dario Fo, con le tecniche più moderne come la Pet (tomografia a emissione di positroni) o la Fmr (risonanza magnetica funzionale) e ho fantasticato di studiarmelo con cura in diretta, durante uno dei suoi ineguagliabili monologhi. Come prevedibile, era in piena attività una ben estesa area di Broca, l'area motrice del linguaggio, con neuroni che guidavano con grande precisione i muscoli di laringe, faringe e lingua dando vita a quelle fantastiche sequenze di parole ben orchestrate e armoniose che acquistano senso informativo a livello cerebrale dello spettatore al di là del valore delle parole stesse. Si pensi al gramelot, in cui non esistono vere parole, ma il senso logico della storia emerge ugualmente. Ho visto una grande area motoria con milioni di neuroni impegnati nei più fini movimenti di braccia, mani e gambe; ne risultava quel linguaggio dei gesti così efficace e insieme elegante. Dario si gira, alza una gamba, ed è tutto un discorso che arriva al cervello dello spettatore a conferma della pluralità degli strumenti di comunicazione oltre alla parola scritta. Ho pensato a Marcel Marceau, il grande mimo, ma nel suo cervello non ho visto la grande area della parola. Poi ho analizzato il cervello del riso e dello sghignazzo. Esistono nel cervello due maniere di guidare il riso e il sorriso. Vi è un riso spontaneo guidato dal cervello dell'emozione, il lobo limbico, e un riso più corticale che è sotto il controllo della volontà, al limite falso, che è guidato dalla neocorteccia prefrontale. Vi sono forme di patologia nervosa in cui solo una delle due forme di riso è colpita, e di quale delle due si tratti testimonia la precisa corrispondenza con la sede della lesione cerebrale. Quando Dario rideva e sghignazzava, ho visto i neuroni della sua corteccia motoria molto indaffarati. Un riso professionale. Si impara a muovere certi muscoli della faccia e ne viene fuori un riso standard, riproducibile: il riso dell'attore. Un cervello interessante, quello di Dario Fo. Anche la parte più mediale della corteccia frontale che è alla base della personalità e della volontà dell'individuo mi è apparsa robusta e sviluppata. Le ricerche di neurobiologia più avanzate ci parlano di un cervello modulare e lo sviluppo particolare di certi moduli porta a speciali prestazioni che possiamo chiamare forme di intelligenza. Si parla ad esempio di intelligenza pittorica, musicale, linguistica come quella del poeta, di intelligenza spaziale e logico razionale che è forse la più basilare, quella che corrisponde al comune ragionare, ma anche quella che guida il ragionamento scientifico e matematico. Quest'ultima è di gran lunga l'intelligenza o modulo cerebrale che viene più educata e rinforzata nelle nostre scuole. Tutti questi cervelli sono diversi e in effetti danno luogo a prestazioni molto diverse e spesso enormemente specializzate tantoché un grande matematico può essere del tutto normale, o addirittura mediocre in prestazioni cerebrali al di fuori della sua professione. Ma è a tutti gli effetti una forma di intelligenza anche l'intelligenza motoria, un modulo certo molto sviluppato in danzatori, grandi mimi, atleti, contorsionisti, chirurghi. Benché queste diverse " intelligenze" siano forme di attività del cervello umano tutte ugualmente valide e tutte dipendenti da attività simili di neuroni simili, alcune di esse sono ritenute socialmente più importanti e prestigiose mentre altre vengono tenute in poco conto perché non sembrano avere un impatto importante sulla società. Ho pensato che quello di Dario Fo era un cervello magnifico, che rallegrava lo sguardo del neurobiologo solo a guardarlo, e che era soprattutto, dal punto di vista dell'osservatore neurologo, un cervello motorio, un fantastico cervello motorio. Mi sono rallegrato che finalmente un riconoscimento così importante arrivasse ad una grande mente a prevalenza motoria. Ho pensato che gli accademici svedesi che assegnano il Nobel per la letteratura dovevano essere ben informati anche sulle più recenti acquisizioni della scienza del cervello. Lamberto Maffei Scuola Normale Superiore, Pisa


SCIENZE FISICHE. IL ROMPICAPO DI LANGTON La formichina che abita sullo schermo del computer
Autore: GALANTE LORENZO

ARGOMENTI: MATEMATICA, INFORMATICA
LUOGHI: ITALIA

IN natura si possono trovare oltre 6000 specie di formiche. Bene: da qualche tempo il loro numero è aumentato di una unità. Stiamo parlando di uno strano animaletto con molte delle qualità tipiche di una formica, ma che vive sullo schermo di un computer. Se non ci credete, provate a immaginare una superficie piana suddivisa in numerose cellette quadrate, alcune colorate di bianco altre di nero, e su di essa fate apparire con la fantasia un esserino (la formica) il cui moto è governato da semplici leggi: 1) se si trova su una cella nera la colora di bianco, ruota di 90o a sinistra e si sposta di un quadratino in avanti; 2) se si trova su una cella bianca, la colora di nero, ruota di 90o a destra e si sposta di un quadratino in avanti (fig.1). Banale, direte, ma se ora chiedessi dove si trova la formichina dopo soli cento passi, molti non saprebbero dare risposta in un tempo ragionevole; la maggior parte avrebbe bisogno di carta e penna, e, determinata la posizione, nascerebbe la curiosità di conoscere l'evoluzione della formica dopo altri cento passi. Insomma non è necessario andare oltre: il problema può essere affrontato con l'aiuto di un computer... La bestiola si chiama "formica di Langton" dal nome del suo scopritore Christopher Langton e, come ogni formica che si rispetti, offre notevoli spunti per sagge riflessioni. Proviamo, per prima cosa, a considerare una griglia di quadratini tutti bianchi; la formica inizierà a trotterellare su e giù sullo schermo, eseguendo rapidi cambiamenti di fronte e generando in continuazione celle nere e bianche, ma dopo circa 10000 passi sceglierà, senza una motivazione apparente, una direzione ben precisa, che non cesserà mai di seguire. Più precisamente si dirigerà a Sud-Est, Nord-Est, Nord-Ovest o Sud- Ovest a seconda della direzione iniziale che le avevamo attribuito, e proseguirà nel suo tragitto disegnando una specie di autostrada (fig.2). Il gioco si fa interessante se, invece di una superficie tutta bianca, le sottoponiamo una griglia con alcune celle nere, sparse a caso in una regione finita del piano: dopo un frenetico vagabondare, ancora una volta, la poveretta sposerà una delle quattro direzioni e scomparirà all'orizzonte. Perché tutto ciò si verifica puntualmente con qualsiasi configurazione, purché finita, di quadratini neri? Se non trovate risposta, non vi preoccupate, nessuno al mondo è in grado di fare meglio di voi. Mai nessuno, peraltro, è incappato in una smentita; miriadi di ragazzi, di matematici e di curiosi hanno sperimentato il fenomeno, inventando numerose disposizioni di quadratini neri e ogni volta quel caotico puntino ha preso l'autostrada. I matematici Cohen e Kong sono giunti a dimostrare che il percorso della formica è in ogni caso illimitato, essa sfugge cioè a qualsiasi regione finita del tipo appena descritto; si è comunque ben lontani dal dimostrare che essa debba necessariamente imboccare un'autostrada. La questione assume l'aspetto di ciò che i matematici chiamano congettura: una affermazione che non siamo in grado di dimostrare ma che ci pare accettabile sulla base di esempi e analogie. Proprio qui nasce la prima riflessione che la creatura di Langton suggerisce: un problema così semplice, dettato da due esili regole, tiene in scacco l'intera comunità scientifica. L'animaletto, però, non vuol finirla di farci pensare e, come in una fiaba, intende offrirci una ulteriore lezione di umiltà. Dobbiamo infatti notare che il suo comportamento sullo schermo è del tutto deterministico: conosciamo, cioè, con precisione sia le equazioni che lo governano (le due regolette) sia le condizioni iniziali (posizione di partenza e direzione iniziale, da noi scelte). Eppure, a pochi istanti dall'inizio del suo peregrinare, non sappiamo prevedere la sua storia e siamo costretti a stare a guardare. Senza andare molto lontano, possiamo provare una sensazione di questo genere cercando di stabilire dove andrà a finire una palla da biliardo dopo un certo numero di urti con delle sue consimili. Consideriamo, ad esempio, il moto di una pallina che rotola senza strisciare su un tavolo, andando incontro a ostacoli circolari (le altre palline) che supponiamo fissi; assumiamo inoltre che gli urti siano perfettamente elastici (l'energia cinetica globale si conserva dopo ogni urto). Ebbene, effettuando prove consecutive con piccolissime variazioni dell'angolazione con cui indirizziamo la pallina, dopo pochi urti assisteremo a traiettorie completamente diverse le une dalle altre. La spiegazione risiede nelle proprietà degli urti con ostacoli circolari, che amplificano dopo pochi impatti la piccola incongruenza iniziale (fig.3). Anche in questo caso le equazioni sono ben note, è sufficiente però una piccola imprecisione nella determinazione della direzione iniziale per impedire qualsiasi previsione sul tragitto della pallina. Siamo di fronte a un esempio di caos deterministico; in natura esistono numerosi sistemi fisici che si comportano così, ma il fenomeno è forse meno preoccupante del problema di Langton, dove, se ben ricordate, le condizioni iniziali del moto non erano affette da errori] Dimenticavo. Provate a fare un programmino che vi permetta di giocare con la formica (potete anche far viaggiare più formiche insieme, il divertimento è assicurato). Se poi non ci riuscite, inviatemi una e-mail. L'indirizzo è: galante&mbox.vol.it. Lorenzo Galante


IN BREVE Torino: Accademia delle Scienze
ARGOMENTI: FISICA
NOMI: DE ALFARO VITTORIO
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TORINO (TO)

Il 14 novembre prolusione inaugurale 1997-'98 all'Accademia delle Scienze di Torino: la terrà Vittorio de Alfaro sul tema "Lo spazio e il tempo nelle teorie fisiche".


L'energia cellulare Jens Skou e il Nobel per la chimica
Autore: FRONTE MARGHERITA

ARGOMENTI: CHIMICA, RICERCA SCIENTIFICA, PREMIO
NOMI: SKOU JENS, BOYER PAUL, WALKER JOHN
ORGANIZZAZIONI: PREMIO NOBEL
LUOGHI: ITALIA

QUEST'ANNO il premio Nobel per la chimica è stato assegnato a tre scienziati le cui ricerche hanno contribuito a chiarire i meccanismi molecolari che regolano il flusso di energia che fa funzionare le cellule. I meccanismi su cui attira l'attenzione la scelta degli accademici di Stoccolma sono di importanza biologica fondamentale. La molecola che per più di cinquant'anni è stata al centro dell'attenzione dei tre premiati è l'Atp, o adenosintrifosfato, una sostanza che tutte le cellule utilizzano esattamente come i correntisti bancari usano i loro soldi: risparmiandola quando ce n'è troppa, e prelevandola dal conto depositato quando serve. Infatti, l'energia dell'Atp, immagazzinata nei legami chimici che tengono insieme gli atomi che compongono la molecola, può essere trasferita e conservata sotto forma di zuccheri e grassi. All'occorrenza questi depositi vengono demoliti, e la cellula può recuperare nuovamente l'energia da utilizzare nelle reazioni biochimiche del suo metabolismo. Ecco qualche particolare in più sul lavoro dei tre ricercatori premiati. Il danese Jens Skou, professore dell'Università di Aarhus in Danimarca, riceve il Nobel alla soglia degli ottant'anni per aver scoperto mezzo secolo fa un processo molto importante che ha per protagonista l'Atp, e che contribuisce a mantenere la giusta concentrazione di sali all'interno della cellula. Gli altri due scienziati, l'americano ultrasettantenne Paul Boyer dell'Università della California e il più giovane dei tre, l'inglese John Walker del Medical Research Council di Cambridge, hanno invece studiato in dettaglio i meccanismi biochimici che regolano il conto corrente energetico delle cellule, e in particolare hanno scoperto come funziona l'enzima che produce l'Atp. La ricerca di Skou partiva dalla constatazione che all'interno delle cellule la concentrazione di alcuni ioni, come per esempio il sodio e il potassio, era diversa rispetto a quella che si misurava all'esterno. Questo significava che doveva esserci una forza in grado di mantenere la differenza di concentrazione, che spontaneamente non si sarebbe mai formata, e che naturalmente tenderebbe ad azzerarsi. Intorno alla metà del secolo, Skou si mise a caccia del meccanismo responsabile del fenomeno, e scoprì sulla membrana che delimita le cellule nervose una proteina che, utilizzando Atp, era in grado di far passare all'interno della cellula il potassio, e di pompare fuori il sodio. La differenza di concentrazione che risulta dall'attività della proteina scoperta da Skou è alla base di molti processi vitali per le cellule. Solo per citarne alcuni, se questo enzima non esistesse il sistema nervoso non potrebbe trasmettere nessun impulso, le cellule non sarebbero più in grado di assumere importanti sostanze nutrienti dall'esterno, e non potrebbero neppure mantenere la loro forma tondeggiante. Gli altri due premiati invece hanno studiato la proteina che sintetizza l'Atp e sono riusciti a determinare con precisione la sua struttura. Si tratta di un enzima che si trova ancorato alla membrana delle cellule, e che è in grado di immagazzinare sotto forma di Atp l'energia che si produce in seguito alla demolizione degli zuccheri. Non è la prima volta che gli studi sul flusso energetico del metabolismo cellulare ricevono l'attenzione dell'Accademia reale svedese. Alla fine degli Anni 50 altri due ricercatori, Alexander Todd e Fritz Lipmann, furono insigniti del Nobel proprio per le loro scoperte sull'Atp, e il prestigioso premio venne attribuito nel 1978 anche a Peter Mitchell, per le sue ricerche sullo stesso argomento. Non sempre tuttavia si è trattato del Nobel per la chimica. Infatti gli studi sui meccanismi che regolano il metabolismo cellulare, argomento a cavallo fra chimica e medicina, ricevono alternativamente l'uno o l'altro dei due riconoscimenti. Margherita Fronte


IN BREVE Internet e virtuale un corso a Torino
ARGOMENTI: COMUNICAZIONI, INFORMATICA
ORGANIZZAZIONI: INTERNET
LUOGHI: ITALIA

Il Laboratorio di progettazione in rete del Politecnico di Torino organizza un corso su Realtà virtuale e Internet: applicazioni per la progettazione, produzione, distribuzione e intrattenimento. Il corso (20-22 novembre) fornirà conoscenze aggiornate sugli strumenti per creare oggetti e mondi virtuali in Internet. Informazioni: Giusy Spinasanta, tel. 011- 564.51.03; fax 564.51.99.


SCIENZE DELLA VITA. SEMINARIO A BUDAPEST Atletica, il record definitivo Il risultato insuperabile previsto tra il 2187 e il 2254
AUTORE: BARBERIS GIORGIO
ARGOMENTI: SPORT
NOMI: DAL MONTE ANTONIO, ARCELLI ENRICO, DI PRAMPERO PIETRO ENRICO
ORGANIZZAZIONI: FONDAZIONE MONDIALE DI ATLETICA LEGGERA
LUOGHI: ESTERO, EUROPA, UNGHERIA, BUDAPEST
TABELLE: T. L'evoluzione dei primati secondo Dick; T. Tabella Morton
NOTE: IL CONVEGNO «HUMAN PERFORMANCE IN ATHLETICS TEMA: IL CONVEGNO «HUMAN PERFORMANCE IN ATHLETICS - LIMITS AND POSSIBILITIES»

L' ATLETICA è la disciplina sportiva che più di tutte propone e rinnova, attraverso le sue varie specialità di corsa, salto e lancio, la sfida dell'uomo ai propri limiti. Pur nell'attesa costante che accada, ad ogni nuovo record capita di stupirsi, specie quando i miglioramenti sono notevoli, com'è accaduto, per esempio, nella stagione appena conclusa che ha visto il primato dei diecimila metri migliorato dall'etiope Gebrselassie e dal kenyano Tergat, di 10 secondi (da 26'38"08 a 26'27"85), oppure lo scorso anno quando Michael Johnson ritoccò di ben 4 decimi il limite dei 200 metri piani che apparteneva a Mennea, correndo in 19"32 alla fantastica media di 37,267 km/h. Ad ogni record la domanda è: riuscirà mai qualcuno a fare meglio? La convinzione è che comunque questo avverrà. Semmai l'interrogativo riguarda il quando, visto che i limiti della macchina umana sono ancora da scoprire. Proprio questo è stato il tema di un seminario dal titolo "Human Performance in Athletics - Limits and Possibilities", promosso dalla Fondazione mondiale di atletica leggera, che ha riunito a Budapest studiosi, tecnici e atleti per cercare una risposta. La platea degli oratori si è presto divisa: da una parte i tecnici che, guardando a un futuro prossimo, non vedono limiti, dall'altra i fisiologi che invece, ponendosi in un'epoca per noi non verificabile, individuano il "record definitivo", quello cioè che segnerà la massima espressione possibile per l'uomo. Il britannico Frank W. Dick, presidente dell'Associazione Europea dei tecnici di atletica leggera e già allenatore di un bi- campione olimpico e primatista mondiale come il decathleta Daley Thompson, ha proposta uno studio (tabella 1) che, prendendo a parametro le prestazioni del 1984 e confrontandole con quelle di dieci anni dopo e attuali, ipotizza i limiti che possono essere raggiunti da uomini e donne nelle varie specialità nel 2004, l'anno che riporterà i Giochi olimpici nella sua prima sede, Atene. "Chiamiamo pure sogno - sostiene Dick - quello che è semplicemente l'applicazione di una citazione di John F. Kennedy, "Se non sai immaginare una cosa, non puoi farla". Gli allenatori devono guardare al presente, ben sapendo che un risultato valido oggi per imporsi, non basterà domani. Da questo punto di vista è chiaro che non si possono ipotizzare dei limiti. Enzo Ferrari disse: "La perfezione è il sogno; bisogna battersi perché diventi realta"'. In effetti la perfezione del presente è qualcosa che ciascuno di noi dovrà ridefinire nel futuro, il sogno di oggi è la realtà di domani. I limiti non possono essere accettati nell'atletica". Parole che trovano piena rispondenza in quanto a sua volta sostiene John Smith, il tecnico che ha guidato in questi anni campioni come il trinidegno Ato Boldon o la francese Mary-Jo Perec: " Sul muro dello spogliotoio di Boldon - racconta - ho scritto 9"76 (l'attuale record del mondo del canadese Bailey è 9"84, ndr). E' il tempo al quale deve puntare sui 100 metri. E chi verrà dopo di lui, dovrà impegnarsi per fare ancora meglio. La vita non si può fermare". Il tramite dei miglioramenti è una preparazione sempre più sofisticata. Dice Antonio Dal Monte, direttore dell'Istituto di Scienza dello Sport di Roma: "I grandi progressi nelle ultime decadi sono principalmente attribuibili a programmi di allenamento intensi e specifici e per questo diventa fondamentale costruire in laboratorio una serie di test mirati allo sport praticato. E al tempo stesso è importante che i test fisiologici, biomeccanici e psicologici ripropongano situazioni analoghe a quelle della gara". Ovviamente l'illecito, l'aiuto cioè di sostanze proibite, è bandito da questo discorso. Enrico Arcelli, docente di medicina sportiva all'Università di Siena, sottolinea, specie per le gare di corsa di medio-lunga distanza, l'importanza fondamentale dell'aspetto nutrizionale, sia per quanto riguarda le bevande (acqua) sia i cibi (soprattutto carboidrati); Jared Diamond, docente di fisiologia all'Ucla, racconta di un suo studio effettuato su quattro ciclisti partecipanti al Tour de France del 1984 dal quale risulta che bruciarono nei 22 giorni di corsa (complessivamente 3826 km percorsi) ben 7000 calorie al giorno; Carmelo Bosco, docente all'Università di Jyvaskyla in Finlandia, propone un metodo innovativo di preparazione basato sul controllo della forza e della velocità espresse, in grado di rispecchiare in allenamento, personalizzandole, le esigenze della specialità praticata. E ancora, accanto ai progressi legati a un sempre più perfetto sfruttamento della macchina- uomo, si aggiungono - quasi ad allontanare ulteriormente i "limiti" - gli studi che vengono effettuati sulle calzature degli atleti e quelli per rendere sempre più compatibili le piste alle necessità di chi le utilizza. Il fondo in tennisolite, abbandonato con l'Olimpiade messicana del 1968, sembra appartenere alla preistoria; lo stesso tartan che ha sostituito la terra rossa rimane soprattutto come concetto di mescole sempre più elaborate. E al proposito non bisognerà attendere molto per vedere stadi a nove corsie: la prima, in tinta differente, per i runners, ossia i corridori di mezzofondo e fondo, le altre per gli sprinters, ossia i velocisti. Il segreto sarà nella differente elasticità del fondo, in grado di offrire la massima resa in rapporto al tipo di spinta prodotto dagli arti inferiori. A frenare gli entusiasmi provvede Pietro Enrico Di Prampero, decano di Scienze Biomediche nella Scuola di Medicina dell'Università di Udine, autore di molti libri sulla fisiologia e, in particolare, sul costo energetico della locomozione. Il principio fisiologico è basato sull'idea che l'energia spesa per correre è la somma dell'energia necessaria a trasportare il corpo per l'unità di distanza. Più aumenta la lunghezza e minore è di conseguenza la velocità. Citando gli studi (tabella 2) del neozelandese R. H. Morton, Di Prampero traccia la curva asintotica dell'asse cartesiano che considera i primati e gli anni in cui sono stati conseguiti, giungendo alla conclusione che esistono dei "record definitivi", oltre i quali l'uomo non riuscità ad andare. Ovviamente impossibile stabilire quando questi limiti verranno raggiunti e quali per primi. Però nella fase di accostamento al top, l'uomo si avvicinerà ad essi tra il 2187 e il 2254, con uno scarto dell'uno per cento. Ossia il velocista dei 100 metri piani il cui traguardo massimo potrà essere quello di correre in 9"15, nel periodo citato dovrebbe arrivare a ottenere 9"24. Giorgio Barberis


SCIENZE FISICHE. SE NE DISCUTE A PISA Al ritmo dei numeri Musica, matematica e "stringhe"
Autore: ODIFREDDI PIERGIORGIO

ARGOMENTI: MATEMATICA, MUSICA
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, PISA (PI)
NOTE: Convegno «Matematica e Musica»

DOMANI e dopodomani si terrà a Pisa, presso la Domus Galileiana, un convegno su "Matematica e Musica". L'argomento è apparentemente improbabile: la matematica è basata sulla razionalità, la musica sull'emotività, e le due discipline sembrano appartenere a mondi diversi e incomunicabili. In realtà, come abbiamo ormai avuto modo di ripetere su queste colonne più di una volta, le divisioni fra le due culture sono solo apparenti, e nel caso in questione esse sono un retaggio letteralmente romantico: è infatti nell'800, e solo nell'800, che si è verificata la scissione che il convegno cerca di sanare. I greci chiamavano mousikè le attività umane governate dalle Muse, e certo non escludevano da esse la matematica. Anzi, l'insegnamento fondamentale pitagorico si può riassumere dicendo che musica, matematica e natura sono es senzialmente coincidenti. Pitagora riteneva infatti che ci fossero tre tipi di musica: quella strumentale propriamente detta, quella umana suonata dall'organismo, e quella mondana suonata dal cosmo. La sostanziale coincidenza delle tre musiche era responsabile da un lato dell'effetto emotivo prodotto, per letterale risonanza, dalla melodia sull'uomo, e dall'altro dalla possibilità di dedurre le leggi matematiche dell'universo da quelle musicali. Con queste premesse, non stupisce che i pitagorici stabilissero un programma di studi per i loro allievi che, ripreso da Platone nella Repubblica e da Agostino nel De Musica, venne codificato da Boezio nel De institutione mu sica. Esso divenne lo standard dell'educazione occidentale dal Medioevo all'Ottocento, e fu chiamato quadrivium perché comprendeva i 4 saperi fondamentali: aritmetica, geometria, musica, astronomia. La scoperta fondamentale di Pitagora nel campo musicale fu che era possibile esprimere mediante rapporti numerici (le frazioni) i rapporti armonici (gli intervalli). Ad esempio, l'ottava è determinata dal rapporto 2:1, nel senso che per aumentare di un'ottava il suono di una corda tesa è necessario dimezzarne la lunghezza. I rapporti 3:2 e 4:3 determinano invece rispettivamente le quinte (do-sol) e le quarte (do-fa), e analogamente per le altre note della scala. Il che determinò o confermò il credo pitagorico, che "tutto è razionale": da intendersi non in senso generico, ma letterale (cioè: il mondo si può descrivere con numeri razionali). In realtà il credo pitagorico, come altri credi, si rivelò essere una pia illusione. In particolare, Pitagora stesso scoprì che i rapporti determinanti rispettivamente un tono e due semitoni non corrispondevano, e differivano di una quantità piccola ma percettibile all'orecchio, che fu chiamata comma pitagorico. Per poter dividere l'ottava in dodici semitoni uguali, una soluzione adottata a partire dal secolo XVIII, detta tempera mento equabile, e popolarizzata dai 48 preludi e fughe del Clavi cembalo ben temperato di Bach, era necessario introdurre numeri irrazionali: il semitono temperato è infatti determinato non più da una frazione, ma dalla radice 12-esima di 2 (il 2 corrisponde all'ottava, il 12 al numero di semitoni in essa). I rapporti fra matematica e musica sono stati determinanti nello sviluppo della scienza moderna. L'armonia del mondo di Keplero, in cui egli descrisse le sue famose tre leggi, è in realtà uno studio delle leggi musicali che regolano il moto dei pianeti, dettagliato al punto da specificare che, nella sinfonia celeste, Mercurio canta da soprano, Marte da tenore, Saturno e Giove da bassi, e la Terra e Venere da alti. In uno scolio classico ai Principia Newton mostrò come la sua più grande scoperta, la dipendenza inversa dell'attrazione gravitazionale dal quadrato della distanza, deriva in realtà da una semplice analogia musicale, e sostenne che essa doveva quindi già essere nota a Pitagora. E così via, sino alla odierna teoria delle stringhe di Witten, in cui i costituenti ultimi della materia vengono pensati non più come punti (im)materiali, ma come pezzi di corda che vibrano in uno spazio pluridimensionale, ed i cui modi di vibrazione (o suoni) costituiscono le particelle elementari. Nella direzione inversa, i metodi matematici sono stati essenziali per lo sviluppo di una buona parte della musica classica. Per limitarci a due esempi: la polifonia e la dodecafonia hanno fatto un costante uso implicito di trasformazioni geometriche, per invertire, ribaltare e dilatare temi musicali; e la musica stocastica ha invece utilizzato esplicitamente una serie di strumenti matematici sofisticati, descritti dal compositore Iannis Xenakis nel saggio "Musica formalizzata". Piergiorgio Odifreddi Università di Torino


VINCITORI '97 Ig-Nobel alla "faccia" marziana
Autore: VALERIO GIOVANNI

ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA, PREMIO
NOMI: VONNEGUT BERNARD, HOAGLAND RICHARD, BOCKRIS JOHN
ORGANIZZAZIONI: ANNALS OF IMPROBABLE RESEARCH, IG-NOBEL
LUOGHI: ITALIA

CON un'ironia che può essere ben apprezzata dal Nobel (vero) Dario Fo e con il tradizionale lancio di centinaia di aeroplanini di carta, il 9 ottobre ad Harvard sono stati assegnati i premi Ig-Nobel agli scienziati che hanno ottenuto risultati "che non possono o non dovrebbero essere riprodotti". Proposti dall'irriverente rivista Annals of Improbable Research e intitolati all'ipotetico "fratello scemo" dell'inventore della dinamite, gli Ig-Nobel segnalano gli studi più stravaganti (comunque rigorosi, finanziati e pubblicati), che rappresentano spesso "il peggio della ricerca" rivelando così lo humour nascosto della comunità scientifica. Bernard Vonnegut, fratello dello scrittore di fantascienza Kurt, ha meritato l'alloro per la meteorologia con una ricerca sulla spennatura dei polli come misura della velocità dei tornado. La dimostrazione che la Bibbia nasconde un codice segreto ha vinto l'Ig-Nobel per la letteratura, mentre uno studio sugli insetti spiaccicati sui parabrezza non ha avuto rivali per l'entomologia. Il premio per l'astronomia è andato all'americano Richard Hoagland, per aver avvistato costruzioni alte decine di chilometri sulla Luna e la forma di un viso umano sulla superficie marziana. Un altro americano, John Bockris, ha vinto l'Ig-Nobel per la fisica grazie ai risultati ottenuti (nessuno) nella fusione fredda e nella trasmutazione degli elementi in oro. Il premio per l'economia va invece alla giapponese Bandai, ditta produttrice del Tamagotchi, per aver fatto sprecare milioni di ore lavorative nella cura dei pulcini virtuali. Il riconoscimento per la biologia è stato assegnato ad alcuni medici che hanno avuto la bella pensata di confrontare le attività cerebrali ottenute masticando diversi tipi di chewing-gum: volevano forse dimostrare che il "gusto lungo" aumenta la concentrazione? Giovanni Valerio


ONCOLOGIA I falsi segnali della proteina tumorale Scoperto un fattore molecolare che scatena il processo di metastasi
Autore: RAVIZZA VITTORIO

ARGOMENTI: GENETICA, MEDICINA E FISIOLOGIA, RICERCA SCIENTIFICA
NOMI: SORISIO FERNANDO, COMOGLIO PAOLO, AGNELLI ALLEGRA, GAVOSTO FELICE, FILOGAMO GUIDO, TAMAGNONE LUCA, GIORDANO SILVIA
ORGANIZZAZIONI: PREMIO «GIOVANNI BORELLO»
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, CANDIOLO (TO)

IL cancro è una malattia molecolare. Da questa constatazione, che risale alla fine degli Anni 70, confermata e precisata da una intensa attività di ricerca in tutto il mondo, prende le mosse l'oncologia molecolare, scienza relativamente giovane e fortemente innovativa. Il cancro si sviluppa quando i geni, che comandano la crescita delle cellule, sono danneggiati da virus o da sostanze inquinanti come il fumo, certi componenti della benzina, certi additivi degli alimenti. Il gene colpito, che viene allora definito oncogene, sconvolge il normale processo di crescita delle cellule inviando loro falsi segnali; sotto questi stimoli le cellule si moltiplicano in modo incontrollato e si diffondono per tutto il corpo. E' il cancro. Oggi la chemioterapia tenta di arrivare alla cellule malate per distruggerle; l'oncologia molecolare mira a ribaltare questo approccio, a fare un passo decisivo: capire quali geni, e attraverso quali meccanismi, innescano il cancro per poter intervenire direttamente su di essi. E, dicono gli addetti ai lavori, ormai potrebbe essere piuttosto vicina all'obiettivo. Venerdì ad Asti, nel corso di un convegno dedicato alla "Ricerca finalizzata alla lotta contro i tumori", per iniziativa della locale Lega italiana lotta contro i tumori presieduta dal professor Fernando Sorisio sarà assegnato il premio "Giovanni Borello" istituito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, a Paolo Comoglio, direttore della divisione di oncologia molecolare dell'Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo e titolare della cattedra di istologia dell'Università di Torino. Il nuovissimo centro alle porte di Torino, costruito e dotato di avanzatissimi laboratori per iniziativa della Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro presieduta da Allegra Agnelli e diretto dal professor Felice Gavosto, è uno dei più attivi laboratori mondiali sulla frontiera avanzata dell'oncologia molecolare; in più ha una caratteristica unica, quella di comprendere, gli uni accanto agli altri, i laboratori di ricerca e i reparti di degenza, e quindi di rendere immediatamente possibile il trasferimento delle acquisizioni scientifiche alle attività terapeutiche. Candiolo ha cominciato a funzionare da meno di un anno ma è, in realtà, il punto di arrivo di una antica e prestigiosa scuola di studi medici che parte da Giuseppe Levi, lo scienziato dell'Università torinese che nella prima metà del secolo ha allevato tre premi Nobel (Salvator Luria, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini), è proseguita con Guido Filogamo, e oggi, trapiantata nel nuovo complesso, è rappresentata dalla giovanissima equipe guidata da Paolo Comoglio (trenta-quarant'anni in media, numerosi stranieri, numerosi italiani rientrati da esperienze all'estero). Un'equipe dalla quale sono già usciti, per andare a insegnare in varie università, studiosi come Maria Flavia Di Renzo, Carola Ponzetto, Gianni Gaudino, e nella quale lavorano ricercatori come Alberto Baldelli, che sta sviluppando nuovi farmaci per inibire le funzioni controllate dagli oncogeni e prevenire le metastasi; come Silvia Giordano, che studia i meccanismi con cui gli oncogeni provocano le metastasi; come Carla Boccaccio, che cerca di spiegare come gli oncogeni interferiscono con il regolare funzionamento delle cellule; o infine come Luca Tamagnone, che ha scoperto una famiglia di geni coinvolti nei processi con cui le cellule si riconoscono tra loro. Il lavoro che si svolge a Candiolo non è isolato ma avviene in un contesto di intensi contatti internazionali: è in corso una collaborazione con la facoltà di medicina dell'università di Harvard, la quale, tramite la Fondazione G. Armenise, sostiene le ricerche dell'istituto torinese con un contributo importante che si affianca ai finanziamenti dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, dell'Università di Torino, del Cnr, dell'Unione Europea, di industrie farmaceutiche internazionali. Stretti rapporti vengono mantenuti con i principali centri mondiali che si occupano dello studio degli oncogeni tra i quali le informazioni circolano praticamente in tempo reale via computer e Internet. A Candiolo è stata isolata una proteina-recettore codificata da un oncogene denominato Met; è prodotta in quantità abnormi dalle cellule del cancro dello stomaco e dell'intestino e, dalla superficie delle cellule, invia loro falsi segnali di crescita e di movimento. Il segnale è detto "scatter factor" (dal verbo inglese to scat ter che significa diffondere, disseminare) e provoca, oltre che la produzione anomala di cellule, anche la loro disseminazione nell'organismo. E' la metastasi, "ed è appunto la metastasi che rende il cancro letale - dice Comoglio - e contro questo processo siamo ancora ampiamente disarmati. Qui stiamo lavorando in particolare su questo problema per mettere a punto molecole capaci di bloccare l'attività dell'oncogene Met". La vittoria probabilmente non è per domani; tuttavia, conclude Comoglio, "la sperimentazione autorizza un certo ottimismo". Vittorio Ravizza


SCIENZE FISICHE. SCIENZIATI CERCANO SPONSOR Mistero Tunguska, la soluzione in un lago? Nel 1908 un meteoroide esplose in cielo distruggendo la foresta siberiana
Autore: BIANUCCI PIERO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
NOMI: LONGO GIUSEPPE, DI MARTINO MARIO
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA

LA chiave per risolvere il mistero di Tunguska si trova forse sul fondo di un piccolo lago circolare, profondo 47 metri. Nei suoi sedimenti è probabile che sia rimasta la "firma" dell'enigmatico corpo celeste che, esplodendo nell'alta atmosfera distrusse, il 30 giugno 1908, alle 7 del mattino, 2200 chilometri quadrati di foresta siberiana. Una spedizione italiana si propone di raggiungere quel luogo sperduto nell'estate del prossimo anno. Ne faranno parte Giuseppe Longo, dell'Università di Bologna, e Mario di Martino, dell'Osservatorio astronomico di Pino Torinese, specializzato nello studio di comete e asteroidi. L'impegno finanziario è relativamente piccolo: 88 milioni di strumenti scientifici e apparecchiature di supporto e circa 300 milioni per il viaggio delle venti persone che comporranno la spedizione e il trasporto delle attrezzature. Tuttavia, con i tempi che corrono, anche 380 milioni sono una cifra difficilmente ottenibile da finanziamenti pubblici. Gli scienziati sono quindi alla ricerca di sponsor: la ricaduta pubblicitaria sarebbe infatti notevole in quanto il mistero di Tunguska ha un grande fascino sul pubblico e da decenni attrae l'attenzione dei giornali e delle televisioni di tutto il mondo. Cometa o piccolo asteroide? La risposta non è ancora definitiva, anche se ultimamente si propende per l'asteroide, un oggetto non molto compatto dal diametro di qualche decina di metri. La cosa certa è che la mattina del 30 giugno 1908 una palla di fuoco luminosa quanto il Sole attraversò il cielo della Siberia da Sud-Est verso Nord- Ovest, esplodendo intorno a 8000 metri di quota. Il bagliore fu visibile in un raggio di 1500 chilometri, il boato si avvertì a mille chilometri di distanza, un'onda sismica venne registrata in tutta l'Asia e l'Europa e una luminescenza rischiarò il cielo notturno per un paio di mesi non solo sulla Siberia ma anche sulla California e sull'Europa. Soltanto nel 1928 una spedizione dell'Accademia delle Scienze Sovietica capeggiata da L. A. Kulik raggiunse la regione dell'evento. Gli alberi della taigà erano ancora stesi al suolo a raggera intorno all'epicentro, sbruciacchiati dall'incendio seguito al loro abbattimento da parte dell'onda d'urto atmosferica. Furono descritti come "pali del telegrafo" anneriti e strinati. Ma non si trovò traccia dell'oggetto esploso. Una seconda spedizione, nel 1938, raccolse una ricca documentazione fotografica, senza però giungere a risposte definitive. Nel 1991 una spedizione italiana, già promossa da Longo, prelevò campioni di resina dagli alberi e riuscì a individuarvi particelle del corpo cosmico imprigionate. "Per sciogliere finalmente l'enigma - dice Mario Di Martino - potrebbe essere decisivo il carotaggio del lago Ceko. E' uno specchio d'acqua largo 500 metri che si trova a 10 chilometri dall'epicentro e nei suoi sedimenti dovrebbe essere relativamente facile individuare tracce di polveri rilasciate nell'alta atmosfera dal meteoroide. Inoltre vorremmo mappare tutta l'area con rilievi da satellite, recuperare il materiale fotografico di Kulik, fare misure magnetometriche, cercare meteoriti con un radar e compiere riprese aeree da un elicottero leggero prodotto in Italia, il Dragon Fly. E speriamo che il ministero della Difesa possa metterci a disposizione un aereo militare per raggiungere il luogo...". Piero Bianucci


IN BREVE Acqui: francobolli di tema spaziale
ARGOMENTI: AERONAUTICA E ASTRONAUTICA
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, ACQUI TERME (AL)

Ad Acqui Terme, presso Palazzo Robellini, fino al 2 novembre sarà aperta una mostra dedicata alla filatelia con tema spaziale. Inaugurata dall'astronauta Franco Malerba, presenta una collezione di rare buste filateliche, molte delle quali sono state timbrate da astronauti americani e russi nel corso di missioni spaziali. Un centinaio sono autografate da astronauti, da Jurij Gagarin fino a Tsiblijev e Lazutkin, i reduci della Mir.


IN BREVE Troppo nutriti i cani italiani
ARGOMENTI: ZOOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: HILL'S PET NUTRITION
LUOGHI: ITALIA

Quelli italiani erano i cani più magri d'Europa grazie a una nutrizione equilibrata e a una adeguata attività fisica. Ora, secondo un'inchiesta della Hill's Pet Nutrition, hanno perso questo titolo. Il 7 per cento dei nostri cani è affetto da obesità grave (oltre il 25 per cento di sovrappeso); nelle stesse condizioni il 10 per cento dei gatti.


IN BREVE Telethon: 725 geni attivi nei muscoli
ARGOMENTI: GENETICA, MEDICINA E FISIOLOGIA, RICERCA SCIENTIFICA
ORGANIZZAZIONI: TELETHON
LUOGHI: ITALIA

Un gruppo di ricercatori dell'Università di Padova finanziato da Telethon con quasi 2 miliardi ha individuato 725 geni attivi nel muscolo umano ma ancora sconosciuti; 509 sono stati poi localizzati nei cromosomi. E' un progresso importante per la comprensione e la cura delle malattie genetiche che colpiscono l'efficienza muscolare.


SCIENZE A SCUOLA. CHE COSA C'E' NEL COMPUTER Il sistema operativo, anima del nostro personal Conserva i file nel modo migliore, organizzando i dati sull'hard disk o sul floppy
Autore: MEO ANGELO RAFFAELE

ARGOMENTI: INFORMATICA, ELETTRONICA
NOMI: GATES BILL
LUOGHI: ITALIA

IL personal computer è più anima che corpo, essendo "animato" da un enorme patrimonio di software, costituito da milioni di istruzioni. Il nucleo di questo software è il sistema operativo, quell'insieme di programmi che generano la moltitudine dei comandi elementari necessari per l'attività di tutte le unità del calcolatore. Molti ragazzini sanno perfettamente cosa fa, e come, il sistema operativo, ma la grande maggioranza degli utenti di un calcolatore, dalle dattilografe ai professori di informatica, non è assolutamente interessata a questi reconditi misteri della tecnologia. Ci limiteremo quindi a descrivere i comandi che l'utente può impartire al sistema operativo e attraverso il sistema operativo all'intero calcolatore. Scopriamo così che il sistema operativo consente a chi lavora alla tastiera di "vedere" un calcolatore "virtuale", molto più semplice e facile a comandarsi del complicato calcolatore reale. I calcolatori virtuali sono nati prima degli altri oggetti del mondo virtuale. Sino al 1980 i produttori dello hardware sviluppavano anche il sistema operativo, sposandolo esattamente alla propria architettura ed ai propri obiettivi di mercato. Poi ragioni di costo ed esigenze di specializzazione indussero i creatori di "corpi" ad affidare ad altri la generazione delle "anime". Fu un errore gravissimo. L'esperienza di Faust insegna che il subaffitto delle anime dà benefici solo sul breve periodo. I padroni delle anime sono diventati sempre più potenti e sempre meno numerosi. Oggi Bill Gates si impossessa ogni giorno delle anime di cento milioni di nuovi calcolatori e, almeno in parte, di altrettanti uomini che su questi calcolatori lavorano. La sua azienda leggendaria, la Microsoft, ha un valore economico complessivo, valutato sulla base del prodotto del numero delle azioni per il loro valore di mercato, superiore a quello della Ibm, la grande mamma dell'informatica e degli informatici. Il filosofo Luigi Pareyson è stato sfiorato dal sospetto, molto vicino all'eresia, che lo stesso demonio sia una manifestazione di Dio. Questa congettura spiegherebbe un fenomeno che in termini economici complessivi è stato negativo perché ha prodotto un oligopolio tendente al monopolio, ma che dal punto di vista di chi lavora alla tastiera è molto positivo. Infatti, tutti i personal computer del mondo, dagli americani ai taiwanesi, dopo essere stati rivestiti da Bill Gates appaiono identici fra loro, essendo la manifestazione della stessa macchina virtuale. Per questa universalità delle macchine virtuali di Bill, ci allineeremo anche noi alle scelte del mercato e faremo riferimento quasi esclusivo, in queste pagine, ai tre sistemi operativi per personal computer del mondo Microsoft: Dos, Windows X.Y e Windows. "File": questa parola potrebbe essere letta all'italiana, come plurale della parola "fila", e sarebbe la scelta linguisticamente corretta. Ma non lo faremo, perché gli informatici italiani sono così esterofili che leggono all'inglese, con le inflessioni della Silicon Valley, anche le parole italiane. Il "file", pronunciato "fail", è l'unità di informazione fondamentale nel colloquio fra il sistema operativo e l'operatore. E' un'unità di lunghezza indefinita, coincidente con un programma oppure, più spesso, con un documento che potrà essere un testo, oppure un'immagine, o un testo arricchito da immagini, oppure anche un brano musicale o un filmato, come vedremo avvenire nelle applicazioni multimediali. Il sistema operativo conserva generalmemte il "file" sullo "hard disk" o sul "floppy", organizzando i dati nel modo migliore in questo momento. Ad esempio, se un documento è lungo 10 kbyte, e sulle tracce 1,5 e 35 sono liberi rispettivamente 3,2 e 5 settori lunghi un kbyte ciascuno, allora i dati di quel documento saranno dispersi su quelle tre tracce, negli spazi liberi. Comunque l'utente non dovrà tenere a mente dove i dati sono stati allocati, perché questo compito spetta al sistema operativo che gestisce gli spazi liberi ed occupati dalla memoria con l'aiuto di proprie tabelle, invisibili all'utente: le Fat (o "File Allocation Table": "Tavole di collocazione dei File"). Così l'operatore dovrà soltanto scegliere il nome del proprio documento in fase di creazione e poi - cosa molto più difficile - ricordarlo, per andare a ricercarlo in una fase successiva di visualizzazione o modifica o stampa. Il nome scelto al battesimo di un nuovo file dovrà rispettare un certo numero di regole che si risparmiano al lettore per non annoiarlo. Diamo invece una semplificazione di queste regole. Il nome deve essere costituito da due parti separate da un punto. La prima parte deve essere composta da uno o più caratteri, sino ad un massimo di otto, che è bene ricordino il contenuto del documento; la seconda parte, detta estensione, può essere composta al massimo da tre caratteri, che è bene rispettino alcune convenzioni ormai consolidate, al fine di ricordare la tipologia del documento. Così, ad esempio, tutti i documenti prodotti con uno dei più diffusi sistemi di videoscrittura, il Word, avranno nomi del tipo Artc1.Doc, oppure Lettera7.Doc, con estensione Doc, mentre i programmi avranno estensione Exe per ricordare al sistema che sono "Exeguibili". La cosa più difficile è inventare un nome che a distanza di mesi ci ricordi ancora il contenuto del file] Angelo Raffaele Meo Politecnico di Torino




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