TUTTOSCIENZE 10 settembre 97


IL FUTURO TELEMATICO Internet, Borges, Babele La cultura digitale tra apocalittici e integrati
Autore: BIANUCCI PIERO

ARGOMENTI: COMUNICAZIONI, ELETTRONICA, TECNOLOGIA, INFORMATICA, LIBRI
NOMI: CAILLIAU ROBERT, GATES BILL, DE CARLI LORENZO
ORGANIZZAZIONI: MONDADORI, BOLLATI BORINGHIERI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: «La strada che porta a domani», «Internet. Memoria e oblio»

SI può discutere se il telefono lo abbia inventato Meucci o Graham Bell. Purtroppo è certo che Bell lo brevettò. Altrettanto sicuro è che Bell inizialmente non valutò bene la portata del suo brevetto. Pensava, Bell, che grazie al telefono la gente avrebbe potuto ascoltare i concerti stando a casa. In certo senso, credeva di aver inventato la radio. Più tardi, Marconi giudicò che fosse un grave limite delle onde radio il fatto che tutti potessero intercettarle, e quindi non fosse garantita la segretezza dei messaggi. Marconi aveva inventato la radio, ma avrebbe voluto inventare il telefono. Appena nate, le tecnologie sono misteriose anche per i loro creatori: l'interazione di una nuova tecnologia con il resto del mondo (a cominciare dalle tecnologie già esistenti) è difficilmente prevedibile. Von Neumann e gli altri padri dei computer immaginavano un futuro con pochi e potentissimi calcolatori e molti utenti che ne affittavano l'uso per qualche secondo o per qualche ora, a seconda delle necessità. Invece le grandi macchine hanno avuto uno sviluppo modesto, mentre tra poco in ogni casa ci sarà un piccolo personal computer. Imprevedibilissima, poi, è stata, è e sarà l'interazione tra la tecnologia del telefono e la tecnologia informatica. Ovviamente, dal matrimonio è nata la telematica. Ovviamente oggi e in futuro saranno sempre più importanti le applicazioni della telematica: Internet, telelavoro, moneta elettronica, telemedicina, realtà virtuale e così via. Ovviamente la società di oggi e di domani sarà la società dell'informazione. Ovviamente la società dell'informazione è e sarà digitale, sicché la transizione da una cultura analogica (del continuo) a una cultura quantizzata (del discontinuo) si presenta come una svolta epocale, paragonabile all'invenzione della stampa. Ovviamente le fibre ottiche permetteranno di trasmettere flussi quasi illimitati di informazioni digitali. Ovviamente queste informazioni saranno sempre di più multimediali (dati, parole scritte, suoni, immagini fisse e in movimento, bidimensionali e tridimensionali). Ovviamente i vecchi testi sequenziali lasceranno sempre di più il posto a ipertesti aperti a molteplici accessi. Ovviamente... Ma siamo lontani dal capire come le cose andranno a finire. Cioè, per essere più concreti, dove ci portano Internet, la telematica, le fibre ottiche, la cultura digitale e ipertestuale. L'appello di Robert Cailliau, l'ingegnere del Cern che ha ideato il Word Wide Web, a non usare Internet come se fosse la televisione evoca un problema profondo, un problema che non è tecnologico ma filosofico. Perché è un problema di senso. Del senso e delle finalità che intendiamo dare al mondo e a noi stessi. Sul senso e sulle finalità di Internet due libri freschi di stampa ci invitano a riflettere da prospettive opposte, che con una semplificazione alla Umberto Eco potremmo ancora definire da «apocalittici» o da «integrati». Portavoce degli integrati è Bill Gates, l'uomo più ricco del mondo, il fondatore della Microsoft. Il suo libro, edizione aggiornata 1997, è «La strada che porta a domani» (Mondadori, 420 pagine, 30 mila lire). Portavoce di una riflessione filosofica è Lorenzo De Carli autore di «Internet. Memoria e oblio» (Bollati Boringhieri, 155 pagine, 24 mila lire). Bill Gates ci presenta un panorama probabilmente molto realistico del futuro a 10-15 anni. Ci accompagnerà un «wallet Pc» grande come un portafoglio tramite il quale comunicheremo con il mondo intero, pagheremo e verremo pagati, spediremo e riceveremo posta elettronica e fax, faremo il punto con la precisione di qualche metro grazie ai satelliti Gps, terremo sotto controllo la nostra salute, lavoreremo, voteremo, giocheremo e studieremo. La società dell'informazione digitale globalizzata, insomma, sarà la migliore delle società possibili. E se anche non lo fosse, peggio per noi, perché il suo avvento è comunque inevitabile. Quindi tanto vale sperare che lo sia. Colpisce, in Bill Gates, l'intelligenza nello scrutare l'evoluzione delle tecnologie telematiche accoppiata alla assoluta incapacità di analizzarne le conseguenze meno superficiali. Proprio questo, invece, è l'obiettivo di Lorenzo De Carli, 37 anni, nato a Ginevra, laureato in filosofia del linguaggio a Pavia, redattore culturale della Radio Svizzera Italiana. La questione del senso della mutazione culturale in corso è al centro delle sue analisi sia che affronti criticamente gli ipertesti o la semiosfera di Internet o i meccanismi della memoria e dell'oblio in un mondo radicalmente digitalizzato, nel quale la cultura analogica sarà archeologia, necropoli sepolta e irrecuperabile. Mi soffermerò soltanto su quest'ultimo aspetto, quello della memoria del digitale e dell'oblio dell'analogico, prendendola un po' alla larga. Borges nel racconto «La Biblioteca di Babele» immagina una biblioteca che contenga tutti i libri possibili combinando i 25 segni ortografici. Questi libri hanno tutti 410 pagine, ogni pagina ha 40 righe, ogni riga 40 lettere. Qual è il numero delle combinazioni, incluse quelle senza significato, di gran lunga le più frequenti? Un numero grandissimo ma non infinito, risponde giustamente Borges. Piergiogio Odifreddi, logico matematico dell'Università di Torino, ha fatto il calcolo. I volumi della Biblioteca di Babele sarebbero 25 elevato a 655.000, cioè 10 elevato a 900.000. Cifra immane, se si pensa che tutte le particelle nucleari che formano l'universo sono appena 10 alla 82. Ma, appunto, pur sempre finita. Tuttavia, sostiene Borges, la letteratura rimane qualcosa di infinito, «per la sufficiente e semplice ragione che un solo libro lo è»: ciò che conta «è il dialogo che intavola con il lettore», e «tale dialogo è infinito». Bene. Internet è ciò che più somiglia alla Biblioteca di Babele. Per ora contiene solo qualche miliardo di pagine ma in teoria potrebbe avvicinarcisi. E' realistico pensare che un giorno gran parte dei libri di tutti i tempi saranno memorizzati in forma digitale e richiamabili da chiunque in qualsiasi parte del mondo attraverso la Rete. Sofisticati motori di ricerca potranno scovare tutte le citazioni di qualsiasi parola o concetto. Sarebbe la Memoria Universale? De Carli, pacatamente, ci fa capire che no, non lo sarebbe. Intanto non tutti i testi verranno digitalizzati: chi sceglierà che cosa? Qui svanirà forse una parte importante della nostra cultura. Inoltre, digitalizzando, si perde qualcosa (molto) degli originali analogici. Si perde quel senso che ognuno di noi ci mette dentro, quell'essenza interpretativa nella quale Borges (ma anche i filosofi ermeneutici: sto pensando a Luigi Pareyson) fa consistere l'intrinseca infinità del dialogo opera-lettore. «Ciò che manca allo spoglio elettronico dei testi - scrive De Carli - sono i testi stessi, dei quali non risulta nota che la porzione che incornicia la parola cercata. (...) Manca la nostra esperienza di lettori, che magari hanno durato fatica per approfondire la conoscenza di questo e quel libro, e che - senza saperlo - proprio attraverso quella fatica o quella felicità danno un senso particolare al libro stesso. (...) Al computer non è concesso di ricordare per contrasto, nè di illuminare il senso di un documento con il significato contestuale derivato dal rapporto di tale documento con altri contigui». Come accade per gli «idiots savants», insomma, così per i computer l'eccesso di memoria è causa di oblio. E l'oblio è il nostro destino se affidiamo al digitale la nostra memoria. Il Dizionario Utet fondato da Salvatore Battaglia ci ha fatto capire che nessuna parola ha significato in sè. Ogni parola è definita da tutte le altre del testo che la contiene. L'espressione «selva oscura» o l'aggettivo «galeotto» sono definiti soltanto se inseriti in tutti i cento canti della «Divina commedia». Ma della «Divina commedia» il computer può prendere in esame solo una parola per volta. Digitale e analogico sono irriducibili. Forse bisogna partire di qui (sotto c'è tutta la diatriba continuo-discreto, meccanica classica-meccanica quantistica) per capire dove stiamo andando. Ma non si può pretendere che ci aiuti Bill Gates. Piero Bianucci


Appello del padre della Rete «Non usatela come il cinema o come un mercato»
AUTORE: FRONTE MARGHERITA
ARGOMENTI: COMUNICAZIONI, ELETTRONICA
PERSONE: CAILLIAU ROBERT
NOMI: BERNERS LEE TIM, CAILLIAU ROBERT
ORGANIZZAZIONI: CERN, INTERNET
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: G. Crescita esponenziale (numero di computer collegati a Internet, in milioni)

IL futuro di Internet? «Se ben utilizzata la Rete potrà svolgere un ruolo fondamentale per la comunicazione fra le diverse culture». Così la pensa Robert Cailliau, l'ingegnere belga che, insieme con Tim Berners-Lee, ideò all'inizio del decennio il sistema del World Wide Web, noto più familiarmente come www, nel laboratorio di fisica più grande del mondo, il Cern di Ginevra. Non per caso il sistema che oggi, tramite Internet, consente di ottenere in tempi brevi informazioni e immagini su qualsiasi attività umana, e di condividere documenti, idee e pensieri con persone all'altro capo del mondo, è nato attorno a un acceleratore lungo 27 chilometri, dove lo scambio rapido dei dati da un laboratorio all'altro e con il resto della comunità scientifica mondiale è di primaria importanza. «Il nostro lavoro è partito dalle tecniche di collegamento fra computer che già erano state sviluppate, e dai programmi per la realizzazione di ipertesti, che permettono di ottenere più informazioni su un certo argomento semplicemente cliccando col mouse sulla parola di un testo che corrisponde al soggetto di interesse», spiega Cailliau. «In realtà non abbiamo inventato nulla, ma abbiamo trovato il modo di integrare questi due elementi». Eppure, sebbene l'idea di poter scambiare documenti ipertestuali attraverso il computer non fosse nuova, prima dei due ricercatori del Cern altri laboratori, fra cui quelli della Xerox e della Apple, avevano tentato di raggiungere lo stesso obiettivo, senza tuttavia riuscirvi. «Perché io e Tim non siamo miliardari? Nel 1991 decidemmo di rendere pubblico e accessibile a tutti il nostro programma, in modo che chiunque potesse utilizzarlo e migliorarlo; la versione che diffondemmo però non era ancora definitiva, perché mancava la possibilità di inserire immagini. Commettemmo l'errore più grave che potessimo fare, e non solo per noi stessi». Una decisione che Bill Gates non avrebbe certo preso, e che ha cambiato il futuro di Internet. «In peggio», sostiene Cailliau. Ben presto infatti arrivarono sul mercato programmi pr la navigazione in Internet che utilizzavano il prototipo diffuso dal Cern; ma sfortunatamente i primi successi commerciali furono ottenuti da sistemi che consentivano per lo più l'accesso ai documenti già presenti in rete, mentre trascuravano la parte relativa alla creazione di pagine personali. «Nelle nostre intenzioni Internet doveva essere un mezzo di comunicazione per lo scambio di documenti e informazioni. Oggi invece la maggioranza degli utenti utilizza la rete come un giornale, o come la televisione, senza intervenire sui contenuti di cui fruisce, e senza neanche conoscere le procedure che gli permetterebbero di farlo. Purtroppo l'aspetto più innovativo ed esaltante di Internet, la libera circolazione delle idee e il dibattito fra persone appartenenti a culture diverse e distanti, è sfruttato molto poco». Forse è per questo che Cailliau guarda con interesse alle «chat lines», quei luoghi telematici in cui persone che non si sono mai viste chiacchierano dai poli opposti del mondo di tutto ciò che passa loro per la testa: «Quello che proprio non mi va giù è vedere uno strumento come il www sfruttato per scopi commerciali. Ormai ogni sito contiene almeno una immagine pubblicitaria che, oltre ad appesantire i documenti e rallentare il caricamento delle pagine, tradisce la natura di Internet». La grafica, secondo l'ideatore del www, «dovrebbe essere funzionale e chiarire elementi del testo; oggi invece sulla rete siamo in pieno Rococò». E c'è di più, perché l'ingegnere belga ritiene che l'eccessiva attenzione rivolta alle immagini sia andata a discapito di altri importanti aspetti, come la strutturazione dei contenuti (il più delle volte le pagine web non sono diverse da quelle di un giornale) o l'efficacia dei motori di ricerca, quei sistemi utilizzati dagli utenti per cercare i dati di interesse nel mare di informazioni che circolano sulla rete. Un altro aspetto preoccupa Cailliau, ora che da più parti si leva la richiesta di disciplinare i messaggi e le immagini diffusi via Internet: «Rifiuto categoricamente l'idea che possa esistere su Internet una autorià super partes che si preoccupi di censurare i contenuti, perché sarebbe impossibile controllarla», afferma il ricercatore. Per frenare il dilagare di fenomeni come quello della pornografia on- line, o per limitarne i danni, Cailliau propone un programma chiamato Pics, in grado di filtrare l'informazione che arriva sullo schermo a seconda dell'utente collegato. «Per quanto riguarda la propaganda terroristica, o i contenuti illegali, invece, penso semplicemente che i server che la trasmettono dovrebbero essere soppressi. Chi opera illegalmente via Internet non dovrebbe essere trattato diversamente dalle tipografie o dalle stazioni radiofoniche e televisive che diffondono questo genere di messaggi. E' in sostanza un problema politico». Margherita Fronte


SCIENZE FISICHE. ECOLOGIA Ripuliamo le città dai metalli
Autore: PAVAN DAVIDE

ARGOMENTI: ECOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

LA pulizia delle strade di una città è considerata una cenerentola rispetto ad altri aspetti dell'igiene ambientale, come la raccolta differenziata o lo smaltimento dei rifiuti. Molti sono i problemi che incidono sulla qualità di questo servizio. Il principale è la sosta delle auto, che impedisce un lavoro accurato proprio nei punti dove la quantità di spazzatura è maggiore; un altro problema è la tecnologia in uso, che prevede ancora un largo impiego di risorse umane per una produttività che rimane, peraltro, molto bassa. A queste difficoltà si aggiungono considerazioni di carattere economico. La copertura dei costi, pari al 25% del costo totale dell'igiene urbana, solo per il 15% è assicurata dalla tassa di smaltimento dei rifiuti, mentre il restante 10% deve essere recuperato dal Comune tramite altre fonti, spesso non facilmente individuabili. Un'ultima questione è legata all'organizzazione del lavoro nelle aziende di igiene urbana, ove spesso risorse destinate allo spazzamento vengono impiegate in altri servizi. Di fronte a questo scenario è opportuno ridiscutere la pulizia della città in termini nuovi. L'Azienda di igiene urbana di Padova (Amniup) ha condotto recentemente un'accurata analisi della quantità e della provenienza delle polveri secche raccolte dalle spazzatrici nelle strade cittadine. La fonte principale è stata individuata negli scarichi delle auto (950 kg/giorno), seguita dagli impianti termici e dalle emissioni industriali. Sommando l'emissione prodotta dall'attività umana (1600 kg/giorno) con le polveri prodotte in modo naturale, si ottiene un totale di circa 2100 kg di polveri al giorno. Se pensiamo che Padova è una media cittadina con una superfice di 92 chilometri quadrati, possiamo immaginare quanto alta possa essere la produzione di polveri in città più grandi, dove in alcuni mesi dell'anno il ricambio dell'aria è molto scarso per le particolari condizioni atmosferiche. Certo, molte di queste polveri sono disperse nel vento, ma il vento non opera reazioni chimiche: le particelle verranno trasportate inalterate o su altre strade o su edifici vicini oppure disperse nei campi con una loro immissione nella catena alimentare. Lo studio dell'Amniup, analizzando anche la tipologia delle polveri, ha riscontrato una notevole quantità di metalli pesanti (arsenico, piombo, rame e selenio) in concentrazioni piuttosto elevate e pericolose per la salute. Da questo si comprende che l'intervento di spazzatura delle polveri non è solo un problema estetico, ma un vero intervento ambientale sanitario, che richiede macchinari adeguati. Non si parla più di un semplice spostamento della polvere, ma di una sua eliminazione con attrezzature fornite di acqua per favorirne l'asportazione. L'obiettivo tecnologico da raggiungere sta a metà tra lo spazzamento manuale, di grande qualità ma molto costoso, e quello meccanizzato, economico ma poco flessibile. Una soluzione intelligente è rappresentata dalle minispazzatrici a tre ruote, che hanno produttività inferiori alle spazzatrici meccaniche classiche, ma sono in grado di operare fra la folla e in strade strette e trafficate. La scarsa velocità di questi mezzi è compensata dalla creazione di numerosi nuclei capillarmente distribuiti sul territorio e forniti di autonomia operativa. L'inquinamento da rumore prodotto da queste macchine viene combattuto ricorrendo a tecnologie derivate dall'industria aeronautica e spaziale: si identifica la frequenza emessa dalla macchina e la si contrasta con altre frequenze. Questa soluzione permette di isolare l'operatore in cabina anche se è difficoltosa l'eliminazione del rumore esterno. Ulteriori miglioramenti sono stati raggiunti nella qualità dello spazzamento: oggi è possibile operare un filtraggio quasi completo dell'aria utilizzando le tecnologie dell'industria del cemento. Il problema da risolvere è nell'alta percentuale di ingombro del sistema di filtraggio, che va a scapito dello spazio dedicato alla raccolta dei rifiuti. Davide Pavan


SCIENZE FISICHE. SPETTACOLO IN CIELO La Luna nell'ombra della Terra Il 16 settembre un'eclisse totale ben visibile dall'Italia
Autore: FERRERI WALTER

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
LUOGHI: ITALIA

MARTEDI' 16 settembre la Luna si nasconderà nell'ombra della Terra. Questa eclisse è senza dubbio il fenomeno astronomico più rilevante del mese, e sarà completamente visibile dall'Italia in un orario molto comodo: nelle prime ore della notte, dalle 19 alle 22 e 30. Quest'anno si è già verificata un'eclisse di Luna, nella notte tra il 23 e il 24 marzo. Ma, a prescindere dalle condizioni atmosferiche generalmente sfavorevoli per l'Italia, fu un'eclisse parziale, osservabile solo poco prima dell'alba: la Luna tramontava mentre usciva dal cono d'ombra della Terra. Il 16 settembre, invece, per l'Italia la Luna sorge quando inizia a immergersi nel cono dell'ombra terrestre e il cielo è ancora chiaro: una circostanza favorevole per riprendere foto panoramiche, se si ha la fortuna di avere come sfondo un bel paesaggio. Per poter seguire l'eclisse fin dall'inizio occorre avere l'orizzonte Est libero; si pensi che l'inizio della totalità viene raggiunto già alle ore 20 e 15 minuti (circa un'ora dopo il sorgere), quindi con una Luna a poco più di 10 gradi sopra l'orizzonte. Il valore esatto varia da località a località. Le regioni più favorite sono quelle più ad Est (la Puglia in primo luogo); quelle meno favorite il Piemonte e la Valle d'Aosta, dove la Luna sorge già parzialmente eclissata. Ma ecco i tempi esatti delle principali fasi: ingresso nell'ombra, 19h 08m (ora legale estiva); inizio totalità, 20h 16m; fase massima, 20h 47m; fine totalità, 21h 17m; uscita dall'ombra, 22h 25m. Durante l'eclisse la Luna avrà ai suoi lati Giove e Saturno. Una buona occasione per immortalare sulla pellicola questa configurazione. Giove, riconoscibile come la stella più brillante del cielo, sarà a Ovest (nella costellazione del Capricorno) e Saturno, che si presenta come una stella luminosa, a Nord-Est (nella costellazione dei Pesci, come la Luna). Ma Saturno sorgerà solo un'ora dopo la Luna. Per riprendere contemporaneamente tutti e tre questi corpi celesti è necessario un obiettivo a grande campo, ad esempio un grandangolare da 20 mm sul formato 24x36 mm. Le pose ottimali sono quelle di qualche secondo (ad esempio 8) con pellicola 100 ISO e diaframma f/4. Il fenomeno all'inizio si presenta come un'intaccatura sul bordo lunare occidentale. Col passar dei minuti questa zona ricurva si dilata a spese del resto del disco. Quando la Luna è immersa per metà nell'ombra terrestre, appare la colorazione cuprea, così caratteristica delle eclissi, dovuta alla luce solare deviata dalla nostra atmosfera. Da essa è possibile trarre informazioni sull'anello atmosferico del nostro pianeta interessato dal fenomeno. In passato, prima dell'era spaziale, le eclissi di Luna erano seguite anche per ottenere dati sulla nostra atmosfera: proprio perché vi possono essere più o meno polveri, più o meno nubi, la luce che arriva in queste condizioni sulla Luna non è sempre la stessa, nè dello stesso tipo. Talvolta la luce è così intensa da far dubitare ai non addetti ai lavori che l'eclisse abbia effettivamente luogo; in altre circostanze essa è così debole da far sparire la Luna totalmente alla vista. E' interessante osservare come con l'aumentare dell'ombra, fino alla totalità, appaiano stelle via via più deboli, e anche delle meteore (solo la notte precedente, tra il 14 e il 15, è prevista la massima attività dello sciame delle Alfa Aurigidi). Peccato che questo spettacolo si possa ammirare in tutta la sua grandiosità solo lontano dalle luci cittadine. Un'informazione più ampia e approfondita riguardo all'eclisse del 16 settembre si può trovare nel numero della rivista mensile «Nuovo Orione» attualmente in edicola. Walter Ferreri


SCIENZE FISICHE. «MARS GLOBAL SURVEYOR» Si stringe l'assedio a Marte Da domani un'altra sonda spierà il pianeta
Autore: DI MARTINO MARIO

ARGOMENTI: AERONAUTICA E ASTRONAUTICA, ASTRONOMIA
ORGANIZZAZIONI: MARS GLOBAL SURVEYOR
LUOGHI: ITALIA

A 10 mesi dal lancio e dopo quasi 800 milioni di chilometri di viaggio interplanetario la sonda della Nasa «Mars Global Surveyor» domani, con un giorno di anticipo sulla tabella di marcia, raggiungerà Marte. La missione «Mars Pathfinder» ci ha dato immagini con dettagli senza precedenti di un angolo della superficie marziana. Il compito principale di Surveyor sarà quello di ottenere una mappa fotografica completa ad alta definizione del pianeta rosso. Tra poche ore con un comando inviato dalla stazione di controllo a terra verrà acceso il motore principale, che in 25 minuti di funzionamento frenerà la sonda diminuendo la sua velocità da 18. 000 a 3550 km/ora, permettendole così di essere catturata dal campo gravitazionale marziano e di immettersi in un'orbita fortemente ellittica con una distanza massima e minima dal pianeta rispettivamente di 56.000 e 110 km. Dopo questa manovra Surveyor effettuerà una lunga serie di cambiamenti orbitali che, senza far più ricorso al motore di bordo, faranno assumere alla sonda un'orbita circolare, che verrà percorsa in poco meno di due ore a un'altezza di 380 km dalla superficie del pianeta. L'innovativa procedura, denominata «aerobraking» (aerofrenaggio), consiste nello sfruttare l'attrito della sonda con gli strati più alti della tenue atmosfera marziana per diminuire la sua velocità e circolarizzare l'orbita. Surveyor, infatti, ogni qualvolta nel suo percorso orbitale si troverà alla minima distanza dal pianeta, si tufferà nella sua atmosfera subendo un continuo rallentamento della velocità orbitale. Le operazioni saranno però più complicate del previsto in quanto uno dei due pannelli solari, che forniscono l'energia elettrica per il funzionamento degli strumenti di bordo, non si è aperto completamente dopo il lancio, modificando quindi l'assetto aerodinamico della sonda. Per evitare danni dovuti a un'eccessiva pressione e ad un possibile surriscaldamento, la lunga manovra di aerobraking verrà effettuata in maniera più graduale di quanto originariamente programmato. Questo problema farà ritardare l'inizio del lavoro scientifico, che comincerà verso la metà del prossimo mese di marzo, con circa due mesi di ritardo sul programma previsto. Mars Global Surveyor ha una massa di poco superiore alla tonnellata ed è una macchina dotata di strumenti costruiti utilizzando le tecnologie più recenti. Ecco i principali. 1) La «Mars Orbiter Camera», una telecamera che nel modo ad alta risoluzione permetterà di individuare oggetti di dimensioni di poco superiori al metro. Questo strumento effettuerà anche riprese giornaliere a grande campo di Marte del tutto simili a quelle dei satelliti meteorologici terrestri. Da queste immagini sarà possibile seguire e studiare l'evoluzione della meteorologia del pianeta nel corso di un intero anno marziano (687 giorni terrestri). 2) Il «Mars Orbiter Laser Altimeter» in base ai tempi di percorrenza dei segnali laser inviati e riflessi dalla superficie permetterà di misurare l'altezza delle montagne e la profondità delle valli marziane con una precisione di poche decine di metri. 3) Il «Thermal Emission Spectrometer» misurerà l'eventuale calore emesso dal pianeta, studierà la struttura termica dell'atmosfera e disegnerà una mappa mineralogica completa della superficie. 4) Il «Magnetometer/Electron Reflectometer» analizzerà le proprietà magnetiche di Marte, da cui si potrà dedurre la struttura interna del pianeta. La «vita scientifica» di Mars Global Surveyor avrà una durata di poco inferiore ai due anni, dopodiché verso la fine del gennaio 2000 la sonda verrà utilizzata come satellite per telecomunicazioni per trasmettere a terra i dati raccolti dai «lander» che con cadenza biennale verranno inviati sulla superficie di Marte. In questo periodo di tempo, se tutto funzionerà come previsto, Surveyor raccoglierà più di 80 gigabyte di dati scientifici, sufficienti a riempire 130 cd-rom. Questa enorme quantità di informazioni contribuirà in maniera decisiva a comprendere a fondo molti degli aspetti ancora insoluti relativi all'atmosfera, al campo magnetico, alla mineralogia ed alle complesse morfologie superficiali del pianeta, che sotto tutti gli aspetti è quello più vicino alla Terra, ed a preparare il terreno per la sua esplorazione da parte dell'uomo nei primi decenni del prossimo secolo. La Nasa ha già promesso, come del resto ha fatto con Pathfinder, di immettere in tempo reale sulla rete Internet le immagini più significative che verranno inviate da Surveyor. In particolare quelle della cosiddetta «faccia», un rilievo della superficie marziana nella regione denominata Cydonia, che fu scoperto analizzando le immagini riprese nel luglio 1976 dall'Orbiter della sonda Viking 1 e che, forse per un gioco d'ombre, assomiglia ad un volto umano. Questa scoperta sollevò subito molti interrogativi sulla reale natura ed origine di questa strana formazione, a cui senz'altro risponderanno le immagini ad alta risoluzione che ci invierà Surveyor. Mario Di Martino Osservatorio di Torino


SCIENZE FISICHE. NUMEROLOGIA Un quadrato magico per vincere la peste Tra matematica e superstizione, affascinò anche Albert Durer
Autore: ODIFREDDI PIERGIORGIO

ARGOMENTI: MATEMATICA
NOMI: GAUDI' ANTONI, SUBIRACHS JOSEPH MARIA, DURER ALBRECHT
LUOGHI: ITALIA

DURANTE un breve soggiorno a Barcellona ho visitato la Sagrada Familia, incompiuta cattedrale dell'architetto Antoni Gaudi. Mentre l'occhio del turista ondeggiava lungo le linee curve che caratterizzano l'intera opera, quello del matematico si è fermato su di un particolare della Facciata della Passione, opera dello scultore Joseph Maria Su birachs. Dietro la statua di Giuda che bacia Gesù, oltre ad un serpente che rappresenta il diavolo, c'era infatti la tabella di 16 numeri qui indicata con la lettera A. E' evidente che essa ha alcune interessanti proprietà: ad esempio, la somma dei numeri di ciascuna riga, di ciascuna colonna e di ciascuna diagonale è sempre la stessa, cioè il fatidico 33 che permette al dottore di capire se abbiamo il catarro, ma che in questo caso si riferisce all'età che, secondo la leggenda, Cristo avrebbe avuto quando morì in croce. Tabelle di questo genere si chiamano quadrati magici, e quello in questione è piuttosto spettacolare: ci sono infatti 88 modi in cui quattro numeri della tabella danno come somma 33 (se non ci si limita esattamente a quattro numeri, le combinazioni salgono allora a 310). Lasciamo al lettore il divertimento di scovarli da sè, citando soltanto le disposizioni particolarmente simmetriche che si ottengono considerando ciascuno dei settori quadrati Nord-Est, Nord-Ovest, Sud-Est e Sud-Ovest, così come il quadrato centrale, o i numeri ai quattro angoli. A causa delle loro proprietà misteriose, i quadrati magici hanno attirato l'attenzione di numerologi e mistici fin dall'antichità. Il più antico che si conosca è qui indicato con la lettera B. Esso è chiamato Lo Shu dai cinesi, che ne attribuiscono la scoperta al mitologico imperatore cinese Yu (2200 a.C.). Gli I Ching gli assegnano un significato particolare: il numero 5, che sta in mezzo sia al quadrato che alla successione dei numeri da 1 a 9, rappresenta la terra; i rimanenti numeri dispari rappresentano l'elemento maschile yang, i punti cardinali e le stagioni (ad esempio, 1 il Nord e l'inverno); i numeri pari rappresentano l'elemento femminile yin; sul bordo pari e dispari si alternano, e coppie successive rappresentano i quattro elementi, cioè acqua (1, 6), fuoco (2,7), legno (3,8) e metallo (4,9). Anche gli indiani conoscevano quadrati magici: un esempio del secolo X o XI si trova a Kha juraho, benché esso sia surclassato dalle statue erotiche che affollano il luogo, e che concentrano l'attenzione del turista su piaceri certamente celestiali, ma di natura meno astratta della matematica. In Europa i quadrati magici furono introdotti relativamente tardi, nel secolo XV, dall'ottomano Moschopulos. L'esempio classico forse più famoso è quello qui indicato con la lettera C. Esso appare nell'incisione Malinconia di Albert Durer. La data dell'opera è il 1514, ed è riportata nelle due caselle centrali dell'ultima riga. Oltre alle solite proprietà, l'esempio ne ha anche una speciale: la somma dei numeri in due caselle simmetriche rispetto al centro è sempre la stessa (17). Questo quadrato veniva spesso inciso su un piatto d'argento, e regolarmente usato come talismano contro la peste. I quadrati magici 3 per 3 e 4 per 4 non sono ovviamente i soli possibili: anzi, modificandoli appropriatamente e aggiungendo loro dei bordi si possono ottenere quadrati 5 per 5 e 6 per 6, da cui si possono poi ottenere quadrati 7 per 7 e 8 per 8, e così via. In altre parole, quadrati magici n per n esistono per ogni n maggiore di 2. Piergiorgio Odifreddi Università di Torino


SCIENZE DELLA VITA. VITA DA POLIPO Intelligente e giocherellone Impara, ricorda e ha una vista acutissima
Autore: LATTES COIFMANN ISABELLA

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ETOLOGIA
NOMI: SUTHERLAND STUART
LUOGHI: ITALIA

SE ne sta lì acciambellato in fondo all'acquario. Cerca di nascondersi tra pochi mattoni che simulano una tana, pallida imitazione dei crepacci della roccia subacquea dove si rifugia in natura. Lo tocco con una bacchetta. Da grigio rosato che era, si scolora di colpo. Si è spaventato. Il suo cambiamento cromatico è il termometro del suo umore. Il polpo comune (Octopus vulgaris), noto generalmente solo per i suoi pregi gastronomici, è indubbiamente un essere molto sensibile. Il comportamento di questo prigioniero mi ricorda lo spettacolo a cui ho assistito nello Zoo di Seattle (Stati Uniti). Il protagonista era un gigante che pesava - dicevano - una trentina di chili. Apparteneva alla specie Octopus dofleini, i cui esemplari possono raggiungere i 50 chili (I nostri polpi arrivano come massimo ai 25, ma di solito sono molto più piccoli). Una bella ragazza con la maschera da sub e le pinne invita il polpo ad uscire dalla tana, bussando gentilmente all'ingresso. L'animale tira fuori un tentacolo, la sub gli fa il solletico (si fa per dire) e da quel momento il grosso mollusco esce dal suo nascondiglio e segue la fanciulla docile come un agnellino, esibendosi con lei in una specie di balletto. Quando avvicino la ragazza alla fine dello spettacolo, mi sorprende apprendere che il polpo non viene premiato con una manciata di granchi come avevo immaginato. Nei circhi o nei delfinari, quando si addestrano gli animali ad eseguire gli esercizi che mandano in visibilio il pubblico la tecnica è sempre quella del premio se l'esercizio è stato eseguito correttamente. La maestra del polpo mi racconta invece che il suo allievo non gioca per ricevere una ricompensa. Il gioco è per lui un'attività autoremunerativa, come lo è per i mammiferi. Il fatto che il polpo ami il gioco come tale è senza dubbio indice di intelligenza. E, per quanto non manchino gli scettici, sono in molti a sostenere che l'Octopus sia un animale intelligente. Lo dimostra l'astuzia con cui scova la preda. Se un'aragosta viva si trova entro un contenitore di vetro chiuso da un tappo, il polpo, soggetto sperimentalmente a quel supplizio di Tantalo, tanto armeggia attorno al recipiente con i suoi otto tentacoli finché riesce a capire che bisogna aprire il tappo per cavarne fuori l'aragosta. Cosa che puntualmente fa. La preda non gli sfugge. L'esperimento ha dimostrato che i polpi, invertebrati, impiegano per raggiungere la preda su per giù lo stesso tempo dei topi, che sono vertebrati superiori. Si ricordano anche la strada giusta da seguire, tanto che sono in grado di ripercorrerla senza errori anche settimane dopo. E non basta. Questi stupefacenti molluschi, se opportunamente addestrati, sanno imparare e ricordare figure geometriche diverse, come rettangoli orientati in senso orizzontale o verticale, croci, quadrati e cos] via. Stuart Sutherland dell'Università del Sussex (Gran Bretagna) ha addestrato i polpi a riconoscere forme varie, sulle orme delle classiche esperienze compiute nella Stazione Zoologica di Napoli negli Anni Sessanta dal neurobiologo J. Z. Young dell'University College di Londra e dalla sua equipe, che riuscirono a individuare nel cervello del polpo un centro della memoria visiva e un centro della memoria tattile. Grazie alle ricerche di Young si è scoperto che i processi di apprendimento e memorizzazione avvengono nel polpo in maniera molto simile a quella dei vertebrati. Più recentemente ricerche condotte nella stessa Stazione hanno rivelato che un polpo può imparare a scegliere una pallina rossa invece di una bianca per semplice imitazione, osservando il modo in cui si comporta un altro polpo che viene premiato se sceglie la pallina rossa e viene punito se sceglie quella bianca. Certo c'è da rimanere stupefatti di fronte al comportamento intelligente di questo mollusco che ha vita breve, al massimo un paio d'anni, e si riproduce una sola volta nella vita. Dice una sostenitrice entusiasta della sua intelligenza, l'etologa Jean Boal dell'Università del Texas a Galveston: «Il polpo fa cose che nemmeno molti mammmiferi sono in grado di fare]». Il cervello del polpo è dieci volte più grande di quello di un pesce delle stesse dimensioni e contiene mezzo miliardo di neuroni. Quasi la metà si trovano nei voluminosi lobi ottici. Non c'è quindi da stupirsi se l'animale possegga due grandi occhi dallo sguardo quasi umano, con tanto di retina, di cristallino regolabile e di palpebre. La sua vista è acutissima. Il polpo distingue nettamente forma e dimensione degli oggetti. Distingue persino la luce polarizzata, per noi invisibile. Nell'epoca degli amori, il maschio cerca una compagna. Se sono in parecchi ad aspirare alla stessa femmina, lottano per disputarsela. Tocca al vincitore fecondarla. E il maschio usa in questa circostanza il suo «ectocotile», uno dei tentacoli terminante a cucchiaio che serve per trasportare le cartucce di seme, le «spermatofore» nell'ovidotto femminile. Un'operazione che dura oltre un'ora. Il maschio sembra impassibile. Ma uno studioso ha scoperto che ogniqualvolta scarica una spermatofora nel corpo dell'amata, il suo cuore perde un battito. Più emotivo di così] La femmina depone circa centocinquantamila uova che dispone a grappoli come cascate di perle. Ne ha grande cura, quasi fosse consapevole che quella è la sua unica occasione di maternità. Non fa altro che accarezzarle, ripulirle, aerarle e tutto questo avviene entro la cavità di una roccia il cui ingresso è stato ostruito da un sasso che la madre ha sistemato ad arte per evitare l'ingresso dei predatori. E' tale l'amore per le sue creature che mamma polpo per tutto il tempo che dura lo sviluppo (da 5 a 7 settimane) non va a caccia e non si nutre. Alla fine, non appena la folla dei polipetti sgusciati dalle uova si disperde nelle acque azzurrine del mare, lei, spossata dallo stress e dal digiuno, muore. Isabella Lattes Coifmann


SCIENZE DELLA VITA. PARCHI IN USA Wilderness Rafforzate e ingrandite una serie di immense aree (30 mila km quadrati), nella California orientale
Autore: FRAMARIN FRANCESCO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, PARCHI NATURALI
NOMI: CLINTON BILL
LUOGHI: ESTERO, AMERICA, USA, CALIFORNIA

IN un pianeta sempre più affollato, dove c'è sempre meno spazio per chiunque per far qualsiasi cosa, è sorprendente che una nazione riesca a sottrarre allo sfruttamento umano e riservare alla natura qualcosa come 30 mila chilometri quadrati del suo territorio (un'area maggiore del Piemonte). Non si tratta d'una nazione spopolata o guidata da un regime autoritario. Avviene negli Stati Uniti d'America. Bill Clinton ha firmato una legge, detta California Desert Protection Act, che rafforza e ingrandisce una serie di aree protette nella California orientale. La legge, approvata dal Congresso dopo un iter di 8 anni, ha ampliato e promosso al rango di parco nazionale due monumenti nazionali: la Valle della Morte, che con i suoi 13.000 chilometri quadrati relega ora al secondo posto per ampiezza il venerando Yellowstone (9000 chilometri quadrati), e il Joshua Tree, di 3200. Essa ha inoltre promosso Riserva nazionale, in attesa di un parco, un'area del deserto Mojave di 5600 chilometri quadrati. Infine, nell'intera regione che comprende i tre parchi, la legge ha definito 109 «aree Wilderness», alcune all'interno dei parchi stessi: sono 30.000 kmq di territori naturali, senza insediamenti nè alterazioni umane, da conservare letteralmente in tale stato. Dal 1980, anno in cui Jimmy Carter firmò un simile intervento di protezione per l'Alaska, mai territori così vasti erano stati protetti con una sola legge. Si deve ricordare che negli Usa le aree protette sono destinate in linea generale soltanto alle visite (a pagamento, se parchi), non ad ambiziosi quanto equivoci sviluppi socio-economici, come da noi. Benché l'area in questione porti il nome generico di «deserto californiano», in realtà comprende parti di due vasti deserti, il Great Basin (Nevada) a Nord e il Sonora (Messico) a Sud, più la zona di transizione fra essi che è il deserto Mojave. Essa comprende catene montuose (fino a 3300 metri), pianure salate, formazioni di dune e una straordinaria varietà di ecosistemi. La vegetazione presenta fra l'altro foreste di pini, arbusteti di ginepri, ciuffi di palme, distese di cactus e ospita specie tipiche del deserto: topi-canguro, «corridori della strada» (una specie di cuculo terrestre), tartarughe etc., ma anche piccole popolazioni di mufloni, cervi, coyote, aquile reali. L'area, benché desertica, non è del tutto disabitata nè è tutta di proprietà pubblica. Gli interessi pastorali, minerari, ricreativi (uso di veicoli fuori- strada) e d'altro genere erano e sono cospicui, provenienti soprattutto da Las Vegas a Nord e da Los Angeles con la sua megalopoli a Sud. Per fronteggiarli e controllarli, si sono coalizzate non meno di 120 organizzazioni locali e nazionali di conservazionisti. La California non era scarsa di parchi nazionali: basta pensare ai celebri parchi delle sequoie, Redwoods e Sequoia, o a Yosemite, la più antica area protetta d'America «firmata» da Abramo Lincoln nel 1864. Anche negli stati vicini di Utah, Arizona, Colorado sono molti gli ecosistemi simili già protetti, come i parchi nazionali del Grand Canyon o della Foresta Pietrificata. C'è da sperare che i turisti europei, che in numero crescente si recano a visitarli, si convincano che il migliore sfruttamento delle ultime aree naturali, grandi o piccole che siano, è conservarle come sono. Francesco Framarin


SCIENZE DELLA VITA. IL CASUARIO AUSTRALIANO Uno struzzo feroce e onnivoro Può sventrare chiunque con un'unghiata
Autore: GABETTI FELICITA

ARGOMENTI: ZOOLOGIA
NOMI: BLEWITT BEN
LUOGHI: ESTERO, OCEANIA, AUSTRALIA

AMMONISCE Ben Blewitt, ranger a Cap Tribulation nel Nord Queensland Australia: «Se sulla pista che sale a Thornton Peak senti un sordo bu-bu-bu attenta, è il feroce struzzo casuario che corteggia la sua femmina. E' molto aggressivo alla fine della stagione riproduttiva». La stagione riproduttiva del Casuario australiano (Casuarius casuarius) va da giugno a ottobre. Quando una femmina entra nel suo territorio, subito il maschio inizia l'approccio sollevando le piume del dorso e passa al corteggiamento. Girando attorno alla femmina emette sordi soffianti bu-bu-bu, e quando questa si accovaccia in accettazione, esibisce segnali di riappacificazione beccuzzandola fra le piume del dorso e sul capo mimando la pulitura e, appollaiato su una sola zampa, con l'altra le liscia il fianco. Si forma una coppia temporanea per le settimane necessarie alla deposizione progressiva delle uova in un nido che il maschio ha preparato in una depressione del terreno foderata di foglie. Le uova, da 3 a 5, di 135x95 millimetri e 584 grammi, sono di color verde. La femmina si allontana poi dal nido e va in cerca di un altro maschio. La signora, fedele a ognuno quanto basta a fecondare le sue uova, pratica una poliandria progressiva con due o tre partner e conseguenti due o tre covate a ogni ciclo riproduttivo. Per questa sua strategia è per alcune tribù della Nuova Guinea la «madre ancestrale», con significato rituale di fertilità. Il maschio cova per 50 giorni le uova che si schiudono non sincronizzate, e si occupa delle cure parentali per 9 mesi. I pulcini nascono gialli rigati di marrone. A 1-2 anni raggiungono la taglia adulta e una colorazione più scura. A 3 anni, in livrea definitiva nera, sono adulti; e a 3 e mezzo maturi sessualmente. Si stima vivano circa 12-19 anni. Il Casuario casuarius (Southern Cassowary) genere Casuarius (altre 2 specie: C. unappendiculatus, C. bennetti) famiglia Casuariidae, è un uccello alto 130- 170 cm, di 29-34 kg il maschio e 58 kg la femmina, non volatore con moncherini di ali più piccoli di ogni altro non volatore, coperto da piume uniformi ruvide, a doppio rachide, assenti le timoniere, le remiganti ridotte a 5 o 6 nudi rachidi. Le parti nude, colorate in porpora, blu e turchese, sono il collo con due lunghi barbigli (caruncole) e la testa che inalbera un imponente elmo cefalico di cartilagine spugnosa con astuccio corneo con cui s'apre la strada nell'intrico dei calamus spinosi. La zampa robusta, atta a velocità fino a 50 km/h, al salto da fermo di 1,5 metri e al nuoto, è tridattila con unghia del dito interno di 10 centimetri a coltello. Il casuario abita la Nuova Guinea e il N.E. Queensland Australia. Il suo habitat la foresta pluviale. Mangia frutti di 75 specie di piante, ma anche funghi, lumache, insetti. E' attivo all'alba e al tramonto in un suo territorio abituale determinato dalla disponibilità di cibo, ma attua un piccolo nomadismo su percorsi e guadi fissi. Solitario e schivo, è difficile vederlo. Scendendo dal Mounth Alexandra, mi sono imbattuta nella sua traccia più famosa. Al centro della pista, come uno scrigno di gemme o una torta decorata da ciliegine, c'era un massiccio escremento cosparso di brillantissimi semi porpora e turchesi, semi che, scortecciati nell'intestino ma non digeriti e vitali, sono dispersi da questo «seminatore ecologico» a molti chilometri dalla raccolta. Semi di grossi frutti che solo uno struzzo può ingoiare, il che rende la sua sopravvivenza e quella di molte piante strettamente interdipendenti. Di solito non è aggressivo ma talvolta, soprattutto nella stagione riproduttiva e dell'allevamento, dopo una intimidazione con corpo inarcato, penne arruffate, becco puntato a terra, emette un suono rimbombante e sollevandosi in aria fa scattare le zampe in avanti sventrando l'avversario con le unghie a baionetta. Le vittime sono soprattutto porci selvatici predatori delle uova e dei pulcini, ma attacca anche l'uomo. La sua arma micidiale era ben conosciuta dai cacciatori di uova da collezione, e di piume per i cappellini delle nostre nonne. Felicita Gabetti


SCIENZE DELLA VITA Uomini e foreste «I parchi? La metà di un esperimento per accertare gli effetti degli interventi umani sull'ambiente»
Autore: F_FR

ARGOMENTI: ECOLOGIA, PARCHI NATURALI
LUOGHI: ITALIA

IN parecchi Paesi, e specialmente in Italia, poche istituzioni sono oggetto di contrasti e dispute come i parchi nazionali: si contesta la loro istituzione, la loro gestione è travagliata, persino le loro finalità sono sovente rimesse in causa. La ragione è che alla conservazione della natura - l'idea che è alla base di ogni tipo di parco - concorrono motivazioni eterogenee (etiche, scientifiche, economiche, politiche) difficili da confrontare e valutare sinteticamente. Per lo più esse sono di ordine globale e a lungo termine (salvaguardia del clima, delle diversità biologica, dei diritti delle future generazioni), di rado sono decisivi nei casi concreti. Esse dipendono dalla cultura e dalla tradizione locale (nel Mediterraneo, una foresta non è valutata come in Scandinavia). Il problema globale è: fino a che punto si possono sfruttare per il profitto umano immediato le risorse del Pianeta stesso e il nostro futuro? In attesa di risposte scientifiche più precise, di una crescita della sensibilità ecologica e della solidarietà mondiale, bisogna ammettere che i parchi nazionali finora creati non hanno provocato alcun guaio nè pregiudicato alcuna scelta, a differenza di molte iniziative di «sviluppo». Ma c'è di più. Oltre a mantenere finalità tutt'altro che obsolete, essi ne offrono di nuove. Forse la più attuale è quella rimarcata da G. Caughley: i parchi formano la metà di un esperimento per accertare l'effetto dell'intervento umano nei processi ecologici. I parchi sono l'elemento di controllo del resto del mondo sotto trattamento. Per questo dovrebbero essere manipolati il meno possibile.(f. fr.)


SCIENZE DELLA VITA. STORIA DEL TATUAGGIO Disegni a fior di pelle Un costume tribale nato in Polinesia
Autore: MORETTI MARCO

ARGOMENTI: ANTROPOLOGIA E ETNOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

LA moda del tatuaggio dilaga, tattoo shop aprono i battenti in tutte le città italiane. Farsi disegnare la pelle con aghi e china è un costume sempre più diffuso tra i giovani dei Paesi dell'Occidente. Le decorazioni cutanee con aghi indolori e metodi moderni, garantiti a livello igienico, sono l'eredità di tradizioni diffuse fin dall'antichità tra popolazioni africane, inuit e polinesiane. In Africa Occidentale veniva praticata una cruenta scarificazione del viso, marchiato da giochi di cicatrici, gli eschimesi si ornavano passando con un ago del filo annerito sotto la pelle. Fu però nell'Oceano Pacifico che il tatuaggio, realizzato con tecniche elaborate, divenne un elemento caratterizzante della cultura polinesiana. Tatuaggio è l'unica parola italiana, con tabù (da tapu), che derivi da un termine maori: da ta tatau, tradizionale metodo d'impressione su un tessuto ricavato dalla corteccia di una varietà di gelso diffuso in gran parte dell'Oceano Pacifico. Il tatuaggio è stato praticato per secoli in gran parte della Polinesia. Era molto diffuso nelle Isole della Società e a Samoa. E divenne un elemento chiave della tradizione delle Isole Marchesi e della Nuova Zelanda, dove uomini e donne si decoravano gran parte del corpo e del viso. Alle Marchesi gli uomini si ornavano con bande nere e motivi geometrici le gambe, le braccia, il collo, la faccia e i glutei; mentre le donne avevano disegni attorno a bocca e orecchie. In Nuova Zelanda il moko (tatuaggio) era praticato con motivi curvilinei simili a quelli raffigurati nelle sculture. Gli uomini erano più segnati delle donne: soprattutto su faccia, cosce e natiche. Le donne erano decorate sul mento e attorno alla bocca e - meno frequentemente - su polsi, fronte e seno. A Tahiti e nelle altre Isole della Società, invece, solo alcuni capi si tatuavano il viso e, mentre molti uomini decoravano l'intero corpo, le donne avevano motivi incisi solo su polsi, mani e caviglie. In buona parte della Polinesia, il tatuaggio era praticato nella pubertà come rito iniziatico che, oltre alla pelle, marcava la vita del giovane. I disegni cutanei erano talismani: proteggevano da malattie e malocchio, e aumentavano il coraggio. I loro motivi rappresentavano totem (tiai) o antenati (tu puna) ed erano scelti a secondo di età, sesso, clan o rango. Certi disegni indicavano una distinzione sociale: erano riservati a capi e sacerdoti. Il tatuaggio aveva implicazioni spirituali, estetiche e persino erotiche: secondo il gusto dell'epoca, esaltava la bellezza naturale. Alle Marchesi e nelle Isole della Società il tatuaggio veniva praticato con una dolorosa tecnica incidendo la pelle con denti di maiale per poi colorare la ferita con tintura di carbonfossile. E ancora più cruenta era la tecnica usata per il moko dai maori della Nuova Zelanda: la pelle veniva tagliata con ceselli di osso, pulito via il sangue s'infilava nell'incisione del pigmento bluastro con uno scalpellino dentato. Una lunga tortura a cui i guerrieri si sottoponevano senza lasciar sfuggire un lamento. Più che di tatuaggi si trattava di una scarificazione che ornava la pelle con un gioco di cicatrici che, in Nuova Zelanda, non denotava però mai il rango della persona, nè era considerata una prova di coraggio. I motivi del tatuaggio variavano in ogni arcipelago: erano geometrici (rombi, cerchi, greche, stelle, fasce e tratti intermittenti) o figurativi (animali, cocchi, scene di combattimento). Dopo l'arrivo dei coloni europei la pratica del tatuaggio fu bandita - insieme a danze e nudità - e condannata dai missionari in tutto il Pacifico. Resistette solo nelle Samoa Occidentali: l'arcipelago polinesiano ancora oggi culturalmente più integro. Così mentre la parola polinesiana veniva adottata dalle maggiori lingue europee e il tatuaggio diventava un costume diffuso tra i marinai di tutto il mondo, dalle Marchesi alla Nuova Zelanda i maori dimenticarono uno dei principali elementi della loro tradizione. I disegni indelebili sul corpo ritornarono a cavallo tra gli Anni 60 e 70 sull'onda delle rivendicazioni culturali che in Polinesia Francese ridiedero vita anche a danze, teatro, pittura e scultura. Contemporaneamente un processo analogo avvenne anche in Nuova Zelanda, dove però i maori avevano conservato una ricca memoria tribale. In Polinesia Francese, l'artefice del revival fu Tavana Salmon, un uomo tahitiano di padre norvegese, cresciuto tra le Hawaii e gli Stati Uniti. Ballerino, a vent'anni Salmon tornò a Tahiti, dove creò un gruppo di danza interpolinesiano con oltre duecento membri provenienti da Nuova Zelanda, Hawaii, Samoa e Tonga, oltre che dagli arcipelaghi controllati dai francesi. Salmon riscoprì l'arte del tatuaggio documentandosi negli archivi del Bishop Museum di Honolulu per la parte teorica e a Samoa per quella tecnica. Tornò a Tahiti e cominciò a tatuare centinaia di persone. Più tardi introdusse competizioni di tatuaggio nel Festival of Pacific Arts: la kermesse che ogni quattro anni raccoglie in un diverso arcipelago tutte le espressioni artistiche del Pacifico. Negli Anni Ottanta, quando nel Pacifico la ricerca delle radici divenne un fenomeno di massa, il tatuaggio si diffuse in tutta la Polinesia Francese e in particolare alle Marchesi: diventò un'affermazione d'identità culturale, ma anche una scelta estetica. E le antiche tecniche di tatuaggio, causa di sofferenza, in tutti gli arcipelaghi furono soppiantate da metodi indolori simili a quelli usati in Occidente. Marco Moretti


IN BREVE Viaggio a Saturno breve rinvio
ARGOMENTI: AERONAUTICA E ASTRONAUTICA
LUOGHI: ITALIA

La navicella «Cassini» che doveva partire il 6 ottobre verso Saturno ha subito un piccolo danno all'impianto termico. Il lancio è rinviato di alcuni giorni. La «finestra» utile si chiude il 4 novembre. Su «Cassini» viaggia anche «Huygens», sonda europea che scenderà su Titano.


IN BREVE Borse di studio di Telethon
ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA
ORGANIZZAZIONI: TELETHON
LUOGHI: ITALIA

Il comitato promotore di Telethon bandisce 40 borse di studio per giovani ricercatori italiani e stranieri che operino nel campo della biologia cellulare e molecolare e della genetica. Le domande devono pervenire entro il 29 settembre (via Prospero Santacroce 5, 00167 Roma). Informazioni: 06-6601.54.26.


IN BREVE Torino: il futuro della sanità
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TORINO (TO)

Il 17 settembre a Torino, nel Centro del Lingotto, congresso «Italmedica» sul futuro della sanità. Intervengono Enrico Garaci e Daniel Louis. Informazioni: 011-66.44.111.


IN BREVE Navi medievali a Venezia
ARGOMENTI: ARCHEOLOGIA, TRASPORTI, NAVALI
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, VENEZIA (VE)

C'è un cimitero di navi medievali sul fondale della laguna di Venezia: l'annuncio è stato dato a Ustica, in un incontro promosso da «Archeologia viva».


IN BREVE Archeologia su Internet
ARGOMENTI: ARCHEOLOGIA, COMUNICAZIONI
ORGANIZZAZIONI: VOX MULTIMEDIA
LUOGHI: ITALIA

Un Cd-rom prodotto dalla Vox Multimedia offre la preziosa opportunità di navigare tra i siti archeologici di Internet. Per informazioni: 06-32.00.309.


IN BREVE Trieste: master in comunicazione
ARGOMENTI: COMUNICAZIONI, DIDATTICA
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TRIESTE (TS)

Sono aperte fino al 30 settembre le iscrizioni al master biennale in comunicazione della scienza istituito presso il Laboratorio interdisciplinare della Scuola superiore studi avanzati di Trieste. Tel. 040-378.74.62.


IN BREVE Neuropsichiatri ad Alba
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: FONDAZIONE FERRERO
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA

Il 26 e 27 settembre ad Alba, Fondazione Ferrero, Centro di Riabilitazione Neurologica, via De Amicis 16, congresso nazionale: «Nuovi farmaci per la neuropsichiatria dello sviluppo». Presidenti Di Cagno e Bergamasco. Sabato 27, seminario sulla Gait Analysis (valutazione del movimento umano). Segreteria Piera Cian: 011-661.23. 33.


IN BREVE Sicurezza domestica un concorso
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: UNI
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, ROMA

L'Ente italiano unificazione (Uni) lancia il 1o Concorso Internet su «La sicurezza degli impianti domestici - Legge 46/90». Informazioni allo 02- 70.10.59.92 e http://www.unicei.it/uni/sicurezza.


IN BREVE Premiato Garattini
ARGOMENTI: DIDATTICA, PREMIO, LIBRI, MEDICINA
NOMI: GARATTINI SILVIO, LA MORGIA MARIA
ORGANIZZAZIONI: PREMIO PAVESE
LUOGHI: ITALIA

Silvio Garattini ha ricevuto uno speciale Premio Pavese per il libro «La buona salute», scritto con la giornalista Maria R. La Morgia (ed. Le Tracce, Pescara).


SCIENZE DELLA VITA. I DATI DELL'OMS Allarme grande obesità Colpisce dagli Usa alla Micronesia
Autore: PELLATI RENZO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, STATISTICHE
ORGANIZZAZIONI: OMS, OBESITY RESEARCH, ISTITUTO AUXOLOGICO ITALIANO
LUOGHI: ITALIA

RECENTEMENTE l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha lanciato l'allarme per la «grande obesità», richiamando sul problema l'attenzione dei servizi sanitari di tutti i Paesi che fanno riferimento a questa struttura delle Nazioni Unite con sede a Ginevra. L'espressione «grande obesità» ha un preciso significato tecnico: indica un sovrappeso superiore del sessanta per cento rispetto al peso ideale (Indice di Massa Corporea di grado III). In questi pazienti l'eccesso di peso può causare alterazioni anatomiche e funzionali di vari organi e apparati. Le complicazioni che ne derivano sono numerose: diabete, ipertensione, cardiopatia ischemica, osteoartrosi (sovraccarico alle articolazioni portanti), aumentata probabilità di alcuni tipi di tumore. La «grande obesità» si accompagna spesso ad alterazioni respiratorie che possono andare da una ridotta saturazione di ossigeno nel sangue durante le ore notturne in assenza di sintomi, alla presenza di apnee durante il sonno, alla cosiddetta sindrome di Pickwick (il termine trae origine dal personaggio descritto da Charles Dickens) caratterizzata da estrema facilità ad addormentarsi per ridotta ventilazione polmonare. Recenti dati pubblicati sulla rivista «Obesity Research» rivelano che negli Stati Uniti più di un terzo della popolazione adulta e un quarto degli adolescenti risulta affetto da obesità e come questa sia associata a una aumentata morbilità e mortalità (trecentomila decessi all'anno]) e come il costo complessivo possa essere stimato intorno ai cento miliardi di dollari. Non bisogna credere che l'obesità sia un problema esclusivo dell'Occidente industrializzato. Alcune indagini hanno rilevato che nell'isola di Nauru, in Micronesia, il sovrappeso di grado 2 riguarda il 70 per cento delle donne e il 65 per cento degli uomini. Nelle donne congolesi il sovrappeso tocca il 12 per cento, nel Ghana il 17, nel Mali il 6, in Cina il 7,2. Nell'America del Sud e nei Caraibi la situazione è paragonabile a quella europea: Brasile 25 per cento, Cuba 26, Perù 25. Per ridurre il sovrappeso esistono vari trattamenti, che corrispondono a diversi modi di affrontare il problema. I nutrizionisti danno importanza essenzialmente alla dieta. Gli psicologi tendono a modificare il comportamento alimentare. I farmacologi prescrivono farmaci per ridurre l'appetito e l'assorbimento dei principi nutritivi, stimolare il metabolismo. Nei casi estremi i chirurghi propongono il bendaggio gastrico o il bisturi per ridurre il volume gastrico. I centri salutistici raccomandano l'attività fisica e le apparecchiature ginniche. In un convegno organizzato recentemente dall'Istituto Auxologico Italiano (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico con sede a Piancavallo) è emerso che, per curare i grandi obesi, è indispensabile un trattamento multidisciplinare protratto nel tempo, affinché sia possibile ridurre le recidive. La grande obesità infatti impone problemi diversi rispetto all'obesità media perché offre resistenza alle comuni terapie e gli obiettivi finali sono diversi. Nel soggetto con sovrappeso moderato, una riduzione del dieci per cento del peso corporeo comporta, nella maggioranza dei casi, la normalizzazione di patologie e rischi associati. Nella grande obesità, per il conseguimento degli stessi risultati, la perdita di peso deve essere più elevata (almeno il trenta per cento del sovrappeso) e il mantenimento del calo di peso è fortemente limitato. Considerando l'alto costo assistenziale di questa patologia (sono in aumento gli adolescenti obesi) diventano necessari maggiori investimenti per la ricerca. Per ora si è accertato solamente il fattore genetico, ma non è determinante. Sono certamente coinvolti i fattori ambientali, come l'elevato consumo di grassi, la ridotta attività fisica e le ricorrenti oscillazioni di peso provocate da regimi dimagranti squilibrati. Renzo Pellati


SCIENZE DELLA VITA. VACCINAZIONI Cerotti transdermici a ultrasuoni E per il Terzo Mondo vaccini al gusto di banana
Autore: FURESI MARIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, FARMACEUTICA
NOMI: LANGHER ROBERT
ORGANIZZAZIONI: MIT, OMS
LUOGHI: ITALIA

AGLI inizi degli Anni 70 la ricerca farmaceutica si assunse l'impegno di trovare nuove e migliori vie per la somministrazione dei farmaci al fine di renderla più economica, più sicura, più semplice oltre che più efficace e del tutto indolore. La prima nuova forma di assunzione ebbe come veicolo il cerotto transdermico programmabile. Nei confronti delle tradizionali forme di assunzione i cerotti adesivi assicurano parecchi ventaggi tra i quali l'assenza dell'«effetto urto» provocato dalle iniezioni endovenose; la cessata necessità dell'operatore specializzato richiesto da tutte le iniezioni in genere e la possibilità di risparmiare al paziente, specie se trattasi di un bambino, la sofferenza psicofisica da esse provocata. Non minori i vantaggi che i cerotti transdermici offrono nei confronti della via orale, e tra di essi basterà citare la possibilità di evitare le perdite di potenzialità curative che subiscono pillole e affini nell'attraversare l'ambiente acido dello stomaco e nel venire a contatto con le secrezioni del fegato che agiscono sulla loro struttura chimica prima che il farmaco giunga al punto di utilizzo, tramite il sistema sanguigno. Naturalmente anche i cerotti transdermici non mancano di aspetti negativi, ma veramente di rilievo vi è solo la resistenza che la pelle e, in particolare, lo strato corneo oppongono al transito del farmaco. Il problema è però già risolto ricorrendo all'energia elettrica con impulsi rapidi, frequenti e di così bassa potenza da passare inavvertiti. Per i farmaci composti da macromolecole, quali il Dna e le proteine, è stato inventato un sistema a ultrasuoni che garantisce una «spinta» più potente, aumentando di migliaia di volte la capacità di penetrazione del farmaco. Il primo farmaco a venir somministrato per via transdermica fu, nel 1981, la scopolamina efficace contro la kinetosi (mal di mare, mal d'auto, mal d'aria e simili); dopo la ripresa delle ricerche, i migliori risultati sono stati ottenuti con l'interferone gamma, che potenzia le capacità di difesa dell'organismo, e con l'eritropoietina efficace nella cura dell'anemia. A ottenerli è stato un ricercatore del Mit (Massachussetts Institute of Technology), Robert Langher, che nel '95 ha sperimentato i cerotti transdermici contenenti i tre farmaci succitati impiegando gli ultrasuoni aventi la frequenza di 20 mila Hertz. Diverse altre tecniche sono state sperimentate in questi ultimi anni per rendere più semplice e gradita l'assunzione dei farmaci. Tra di esse spiccano quelle imperniate sulle biotecnologie e, in particolare, sulle piante transgeniche nelle quali il patrimonio genetico viene modificato dall'ingegneria genetica facendolo diventare un ottimo veicolo per l'assunzione dei farmaci e soprattutto dei vaccini. La ricerca biotecnologica si è molto intensificata in questo ultimo quinquennio dopo che l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha lanciato il programma «Children Vaccine Iniziative», diretto a salvare, con la vaccinazione, i due milioni di bimbi dei Paesi del Terzo Mondo che ogni anno muoiono di malattia infettiva. Tra i primi a rispondere all'appello delle Nazioni Unite è stato il Centro di ricerca dell'A. M. Texas University puntando a un vaccino economico, a immediata portata delle popolazioni in via di sviluppo e senza alcun problema per l'assunzione: le piante transgeniche. Il primo programma conclusosi con successo riguardava la pianta del tabacco, nel cui Dna è stato inserito l'antigene del virus dell'epatite B, stimolante la produzione degli anticorpi immunizzanti. Purtroppo la vaccinazione non era praticabile a causa della tossicità della pianta. Il successivo passo avanti è stato compiuto con la patata transgenica utilizzabile in campo veterinario ma che in campo medico è difficilmente accettabile dato lo sgradevole sapore della patata quando è cruda e la perdita della capacità immunizzante quando è cotta. E' ora in arrivo la soluzione ideale del problema con il ricorso alla pianta di banana transgenica che mantiene intatto il sapore. Dopo gli ottimi risultati ottenuti sugli animali superiori procede ora positivamente il collaudo sull'uomo. Si avvia quindi a soluzione il problema sanitario del Terzo Mondo, che può solo in piccola misura oggi salvare i propri bambini dalle mortali malattie infettive, a causa delle difficoltà di vaccinarli con i tradizionali sistemi. I due milioni di bambini che ogni anno muoiono di malattia infettiva d'ora in poi potranno essere salvati grazie al vaccino alla banana. Mario Furesi


SCIENZE DELLA VITA. MULTIMEDIA Tutto il corpo umano in un cd-rom didattico
Autore: VICO ANDREA

ARGOMENTI: DIDATTICA, ELETTRONICA, MEDICINA E FISIOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: GIUNTI MULTIMEDIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: «Il corpo umano»

FORSE qualche medico di famiglia potrebbe utilizzarlo per aiutare i propri pazienti a capire la diagnosi. C'è un affaticamento del fegato? Anziché tanti paroloni ostici alla maggior parte di noi, un paio di clic per visualizzare sullo schermo un disegno del fegato e dare il via a una animazione che ne spiega il funzionamento e l'interazione con altri organi. Stiamo parlando del cd-rom «Il corpo umano» (Giunti Multimedia, 99 mila lire), che offre immagini veramente chiare (spettacolari le fotografie) e un commento sonoro dal linguaggio accessibile a tutti. Ottimi i link tra i vari argomenti, che aiutano, tra l'altro, a scoprire la complessità del nostro corpo, mentre qualche video è un po' datato (comunque efficace). Interessante per la scuola o lo studio a casa, la possibilità di ascoltare e leggere le informazioni in 5 diverse lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco). Un prodotto analogo è il «Grande atlante del corpo umano» (Dorling Kindersley-Rizzoli, 119 mila lire), denso di 700 schermate, oltre 1000 illustrazioni, un centinaio di animazioni e 45 minuti di commento sonoro. Se non si punta subito a una ricerca precisa tra i 90 mila termini, è possibile scegliere un percorso guidato per una prima ricognizione sulla struttura del corpo umano e il funzionamento di organi e apparati interni. Per le sue caratteristiche grafiche e per il linguaggio (sempre di buon livello scientifico, ma più ammiccante), è un cd-rom ottimo per i ragazzi e particolarmente consono all'uso didattico nelle elementari e nelle medie. Semplice da usare, disponendo di una stampante a colori è possibile trarre schemi e disegni. Andrea Vico




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