TUTTOSCIENZE 19 febbraio 97


SCIENZE A SCUOLA. CORSI D'ADDESTRAMENTO I cani da valanga Vanno «a scuola» sempre insieme al conduttore
Autore: MINETTI GIORGIO

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ANIMALI
ORGANIZZAZIONI: SOCCORSO ALPINO
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, SANTA CATERINA VALFURVA (SO), BARDONECCHIA (TO)
TABELLE: D. Tecniche di ricerca

Parlare di cani da valanga in quest'era in cui la tecnologia elettronica subentra all'istinto animale, sembra anacronistico. Eppure in certi casi questi animali sono ancora utilissimi. Antenati degli attuali cani da valanga sono quei robusti animali allevati all'Ospizio del San Bernardo da cui prendono anche il nome. La loro presenza è segnalata fin dalla seconda metà del XVII secolo. I cani di questa razza iniziarono la loro attività di soccorso in modo spontaneo. Quando una guida cercava persone scomparse nella nebbia o tempesta, i cani capivano immediamente lo scopo delle ricerche e una volta puntata la persona smarrita guidavano il loro padrone sulle sue tracce. Tra il seguire una traccia e scovare una persona coperta da neve il passo fu breve. Anche se allora questi animali non dimostrarono di possedere le capacità degli attuali addestratissimi cani da valanga, essi salvarono molte vite umane. Oggi un cane di qualsiasi razza che abbia buon fiuto, che sia resistente al freddo e sappia muoversi sulla neve, può essere addestrato allo scopo. Generalmente vengono impiegati cani di razza «da pastore tedeschi» o «belgi razza Groenendaal». Il principio su cui si basa la capacità di ricerca del cane sono le possibilità ricettive da parte dell'animale dell'«odore» della vittima. Infatti l'«odore» «sale» in conseguenza della porosità della neve, poiché la vittima è «calda». L'aria calda infatti, che porta l'odore, sale essendo più leggera di quella fredda contentuta nei vuoti della neve. La stessa cosa non può dirsi in presenza di neve pesante primaverile, poiché l'acqua ottura i pori e non lascia più circolare l'aria. E' chiaro quindi che più tempestivo è l'intervento del cane e quindi il trasporto sulla valanga, più facilitate saranno le operazioni di soccorso. L'azione di ricerca da parte del cane inizierà appena giungerà sul posto e continuerà nelle ore e nei giorni successivi, fiutando alle volte, come «testimoni», oggetti persi dalla vittima sul luogo. E' ovvio che sul luogo della valanga occorre non disturbare l'olfatto del cane disperdendo rifiuti di qualsiasi genere che potrebbero confonderlo. Questo concetto però ormai si sta superando poiché oggigiorno l'operatività dei cani ha raggiunto tali livelli che gli animali sono abituati ad agire su terreni altamente inquinati da personale e mezzi che hanno calpestato la zona prima del loro intervento. Oggi circa la metà delle operazioni di soccorso a cui prendono parte cani da valanga danno esito positivo: cioè gli animali trovano la vittima viva o morta. Le probabilità di successo sono in funzione della densità della neve della valanga. Con neve molto bagnata o compatta il limite di ricerca è di 1,20 metri, mentre con neve asciutta non vi sono praticamente limiti alla profondità a cui si può trovare un corpo. Anche la temperatura condiziona la possibilità di successo. Si considera come limite massimo - 20 gradi, sono anche controindicati i venti molto forti. Poiché le possibilità di successo di un'operazione condotta da cani non dipende solo dalle capacità dell'animale ma anche dal padrone o conduttore, in ogni nazione alpina vengono organizzati corsi di addestramento e di aggiornamento per «unità cinofile», costituite sempre da un cane e dal suo conduttore che è generalmente il proprietario. I cani iniziano l'addestramento con età da 9 a 18 mesi, ma sia il cane sia il padrone debbono frequentare due corsi di 10 giorni (uno all'anno classe A e B) prima di raggiungere un grado di qualificazione tale da ottenere il brevetto. La capacità dell'animale viene mantenuta con corsi di aggiornamento annuali o biennali. Le «unità cinofile» fanno parte del Corpo nazionale del Soccorso Alpino all'interno del quale operano due scuole: una nazionale per cani da valanga a Santa Caterina di Valfurva e una nazionale per ricerca in superficie a Bardonecchia. Attualmente sono già stati fatti trentuno corsi per cani da valanga. Ai corsi possono accedere solo conduttori iscritti al Soccorso alpino con cani propri o forniti dallo stesso Soccorso alpino. Prima del corso pratico con i cani il conduttore segue un corso di cinque giorni su neve e valanghe che si svolge al Passo dello Stelvio. In Italia operano 122 unità cinofile del Soccorso alpino, dislocate perlopiù nelle regioni alpine. Presso i corpi militari (finanza, carabinieri, forestale) esistono unità cinofile che operano per proprio conto e seguono corsi di addestramento e aggiornamento al Passo Rolle. Il nuemro telefonico nazionale per chiedere l'intervento di queste unità è il «118». Giorgio Minetti


SU INTERNET UNA FARMACIA PERICOLOSA
Autore: GIACOBINI EZIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, INFORMATICA
ORGANIZZAZIONI: INTERNET
LUOGHI: ITALIA

VI sentite depressi e volete curarvi da soli senza l'aiuto di uno psichiatra? Volete abbassarvi la pressione arteriosa senza ricorrere all'ordinazione di un farmaco? Volete condurre da sole una terapia antitumorale avanzata? O più semplicemente volete farvi una buona scorta di melatonina, la pillola magica contro l'invecchiamento? Ebbene, oggi non avete più bisogno di ricorrere al medico per una ricetta e al farmacista per l'acquisto poiché basta che usiate un codice di accesso Internet e una lunga lista di medicamenti apparirà sullo schermo del vostro computer. Potrete acquistare liberamente potenti antidepressivi senza ricorrere al medico per una ricetta ed un dosaggio. Troverete la pubblicità di varie ditte europee specializzate nella vendita mediante messaggeria computerizzata (e-mail) che si vantano di potervi fornire a domicilio anche i farmaci più difficili a reperire nelle farmacie a prezzi concorrenziali. Vi si informerà che troverete di tutto, comprese le «smart drugs» a prezzi inferiori a quelli praticati negli Stati Uniti. Dopo aver fatto la vostra ordinazione sul computer occorrerà attendere una decina di giorni. Potrete regolare il conto con un assegno o tramite una carta di credito. In ogni caso non vi sarà mai richiesta una ricetta medica, una giustificazione o una qualsiasi informazione sul vostro problema di salute o di motivare il vostro bisogno di usare ad esempio dell'ormone umano dell'accrescimento (indicato solo per certi tipi di nanismo e di difficile dosaggio) o degli antitumorali potentissimi e molto tossici (addirittura mortali senza controllo adeguato). Il governo francese e la commissione intercantonale svizzera di controllo dei medicamenti (Oicm) hanno espresso una seria preoccupazione per il fatto che il 75 per cento dei farmaci posti in vendita sulle liste Internet risultino potenzialmente pericolosi se somministrati per motivi non ben giustificati (diagnosi medica inaccurata), dosaggio inesatto (possibilità di effetti tossici gravi a dosi troppo alte anche mortali o mancanza totale di effetto a dosi inadeguate) e paziente sbagliato per età o per condizioni generali. Tenendo poi conto della possibilità di interazioni di questi farmaci con altri farmaci assunti contemporaneamente dal paziente (sono numerosi i pazienti anziani con un numero medio di 5 farmaci al giorno) o di controindicazioni particolari (allergie, gravidanze) si può arrivare senza il controllo del medico a un limite di estrema pericolosità. Il comitato Oicm svizzero ha preparato a questo proposito un documento molto circostanziato con il quale si richiede d'urgenza una legge internazionale che legiferi a livello mondiale su questo grave problema che minaccia la salute pubblica di molti Stati europei inclusa la Gran Bretagna e gli Stati Uniti dove sono fiorite per prime iniziative commerciali dette «home products» (prodotti da ordinare in casa) e «home shopping pharmacy» (farmacie casalinghe) per ordinazioni di farmaci via computer. Scorrendo la lista apparsa sul mio computer mi rendo conto della pericolosità costituita dal fatto che un paziente possa ottenere senza guida alcuna farmaci contro l'ipertensione così potenti da procurare un collasso cardiovascolare ad una sola dose in una persona in buona salute (non vogliamo pensare a un anziano), oppure provocare uno stato confusionale acuto o di ipertensione arteriosa polmonare nel caso della fenfluramina, un anorettico di tipo amfetaminico proibito in Francia (al di fuori degli ospedali) e in altri Paesi per il pericolo di farmacodipendenza e ora venduto liberamente su Internet. Che cosa dire dell'inganno permanente delle «smart drugs» reclamizzate su Internet per «migliorare l'intelligenza, aumentare la memoria e affinare la concentrazione», effetti in realtà mai dimostrati nell'uomo con studi clinici controllati? Pare quindi particolarmente urgente visto il pericolo di automedicazione di farmaci via computer informare ed educare il pubblico (via mass media e sulla stessa rete Internet che li reclamizza) sui pericoli ed i rischi di tale pratica prima che si diffonda l'uso del «fatevi da soli la farmacia in casa». Ezio Giacobini


INTERNET & SALUTE Consulti virtuali In aiuto al medico
Autore: DI AICHELBURG ULRICO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, INFORMATICA
ORGANIZZAZIONI: INTERNET
LUOGHI: ITALIA

ANCHE nel futuro del medico c'è una società dell'informazione e della comunicazione, dunque l'informatica. E non è il caso di esclamare indignati, come ancora qualche volta accade: «La diagnosi la faccio io, non la macchina!». Infatti l'elaboratore non fa le diagnosi, come non scopre nuove verità scientifiche o non crea opere d'arte. Nell'informatica - diciamo cose che tutti sanno - l'essenziale non è lo strumento ma l'algoritmo, il software, cioè l'insieme dei procedimenti e dei programmi di elaborazione per rendere possibile l'automazione della soluzione di un determinato problema. In altri termini, l'elaboratore non fa la diagnosi ma pone in evidenza legami tra fatti in apparenza indipendenti, traduce il caos di dati in informazioni strutturate e ordinate, è lo strumento di chi vuole «mettere insieme» le cose. Secondo gli ultimi dati oltre l'80 per cento dei medici in Gran Bretagna e nei Paesi Bassi usa un computer per gestire i dossier e le comunicazioni con l'esterno. Ma questa micro-informatica, il personal computer, non basta più all'evolversi dei tempi. Comincia l'era delle reti per connessioni telefoniche (network com puter), e all'origine di questa evoluzione c'è lo sviluppo esplosivo della comunicazione on-line, la quale può fornire l'informazione desiderata. Lo sviluppo delle reti, e la connessione alla rete delle reti, cioè Internet, passaggio obbligato per interrogare le banche di dati, aprono le porte all'accesso illimitato all'informazione. Le reti dei dati e le reti delle conoscenze sono le due espressioni della comunicazione «in linea» nel campo della medicina, e l'attività del medico ne sarà sempre più profondamente influenzata. E' sufficiente questo per dire che la «verità» uscirà dalle reti? Certamente no, ma il passaggio dalla scheda al documento elettronico, dall'enciclopedia allo schermo, sarà importante. L'informatica medica permetterà, ad esempio, di quantificare il valore indicativo di un sintomo o di un esame di laboratorio: un aspetto fondamentale dell'esercizio della medicina. E ancora, può aiutare il medico o il chirurgo a definire una strategia ottimale di terapia ed a realizzarla. Ma soffermiamoci un attimo su un'attività essenziale, la presa d'una decisione. Il medico, continuamente costretto a decidere, sovente in condizioni di incertezza, ha sempre cercato un modo di procedere, per esempio appellandosi a strumenti matematici quali la teoria delle probabilità: la probabilità delle diagnosi possibili e delle conseguenze della decisione. L'elaboratore si spinge oltre, serve a comporre il problema, a fornire le conoscenze e i dati utili, non basandosi unicamente su strumenti matematici ma su altre possibilità quale l'intelligenza artificiale. Lo scopo di quest'ultimo è realizzare sistemi «intelligenti», ossia elaboratori non soltanto esecutori di algoritmi forniti dall'uomo ma capaci di costruire essi stessi gli algoritmi per risolvere problemi. Si ha così un sistema informatico che integra le conoscenze del medico ed è in grado di coltivarle - di «ragionare» - imitando il procedimento dello specialista. Tale sistema permette la manipolazione di grandi quantità di informazioni, anche imprecise e incerte. Ciò modifica sensibilmente la situazione nella quale il medico prende la sua decisione. Naturalmente si è ancora lontani dal possedere quei sistemi ideali che si vorrebbero, ma già numerosi sono i progetti, per esempio Aim (Advanced In formatics in Medicine). Va da sè che rimarrà sempre al medico il compito di utilizzare l'informatica col senno che usa con le altre sue fonti d'informazione. Ulrico di Aichelburg


TRA LATINO E RICERCA Pregiudizi sulla scienza Riforma scolastica e geni incompresi
Autore: REGGE TULLIO

ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA, DIDATTICA
NOMI: BERLINGUER LUIGI, ANTISERI DARIO, DI TROCCHIO FEDERICO
LUOGHI: ITALIA

LA proposta del ministro Berlinguer di rendere facoltativo il latino ha scatenato un mare di proteste che ricalcano in parte difese d'ufficio ormai logore ma anche nuovi punti di vista sul ruolo che il latino potrebbe avere nella scuola del futuro. Dario Antiseri sostiene sul Corriere della Sera che tradurre (dal latino) è «au tentico lavoro scientifico» mentre non lo è di regola l'insegnamento delle scienze basato sull'esercizio che «non deve in ventare niente, non deve di scutere, non deve sbagliare». Dal suo intervento deduco che Antiseri ha avuto un insegnante di alto livello che ha fatto amare il latino ai suoi allievi. Vorrei che questo accadesse più spesso anche e soprattutto nelle materie scientifiche, il cui insegnamento, ai tempi in cui frequentavo il liceo scientifico, era ridotto in uno stato deplorevole. Non condivido invece il giudizio da lui espresso sull'insegnamento della scienza, che richiama le condanne sommarie di Capanna. Inoltre non tutti gli insegnanti sono pari al compito, ne ho incontrati alcuni capaci di far odiare una materia qualsiasi e a volte mi reputo fortunato per non avere studiato storia della musica al liceo: se l'avessi fatto forse detesterei Mozart. Non accetto la traduzione di testi antichi come lavoro scientifico se non nei casi eccezionali in cui venga eseguita da personaggi di alto livello dotati di ampia visione storica. Il commento di Antiseri illustra invece molto bene la visione distorta della scienza che ancora caratterizza vasti settori della cultura italiana. In primo luogo non possiamo ridurre d'imperio la scienza a sterile esercizio come non possiamo ridurre il lavoro del medico alle analisi cliniche o la musica al solfeggio. Esistono esercizi noiosi, e altri che permettono varianti di grande interesse; esistono grandi letture, anche in latino, che ci aprono la mente ai grandi problemi ma che vengono regolarmente censurate nei licei. La riforma Gentile ha eretto barriere di ogni tipo per impedire che la scienza alzasse la cresta e avesse dignità di cultura. La scienza è anche sentimento di meraviglia, ben illustrato da Platone e da Aristotele, davanti alle cose che ci circondano e il desiderio di vederle e interpretarle sotto punti di vista inaspettati e che la traduzione di un testo di Tacito non può darci. Tutto questo illustra i limiti di un insegnamento basato esclusivamente sul primato e sulle virtù taumaturgiche del latino, una lingua che ha regnato per quasi 25 secoli ma da cui i latinisti hanno depennato con inaudita meticolosità e ferocia gli ultimi 15 secoli, tra cui quelli in cui è nata la scienza contemporanea. In breve, il latino è oggi lingua morta assassinata dagli stessi latinisti, che dopo averlo imbalsamato continuano ostinatamente a proporlo come lingua internazionale negli scambi scientifici senza essersi mai degnati di leggere un solo paragrafo dei Principia di Newton o del Sidereus Nuncius di Galileo Galilei. Un altro sintomo del permanere di pregiudizi antiscientifici viene dal libro «Il Genio Incompreso» di Federico Di Trocchio (Mondadori), dove viene illustrata la continua persecuzione delle eresie scientifiche da parte della scienza ufficiale. L'autore dedica vari capitoli a personaggi come il matematico Evariste Galois, morto a 22 anni in duello e a cui si fa risalire la prima formulazione della teoria dei gruppi. Di Trocchio dedica un intero capitolo a Velikovsky, definito come «doppio di Einstein», e non manca di citare Arp, portato in palma di mano da un esercito di eretici. Molti di questi episodi sono ben noti e scavando nella mia memoria potrei aggiungerne altri. L'impressione che si ricava dal libro è, come al solito, che gli scienziati siano i veri depositari dell'intolleranza. Di Trocchio non si rende conto che gli scienziati sono dopotutto uomini con tutte le loro debolezze e virtù e che episodi simili a quelli riportati nel libro si ritrovano in tutte le attività umane, nessuna esclusa. Van Gogh morì in miseria, una nota casa editrice rifiutò Il Gatto pardo, la grandezza di Bach fu riconosciuta solamente un secolo dopo la sua morte. Il principe Eugenio di Savoia fu snobbato dal Re Sole e chissà quanti dirigenti d'azienda di alto livello sono stati licenziati perché vedevano lontano. Nella ricerca come in tutto il nostro vivere dobbiamo prendere delle decisioni su dati incompleti e possiamo sempre sbagliarci. A parte qualche intrigante nessuno nega che il sistema attuale di finanziamento della ricerca faccia acqua da tutte le parti e che in particolare i concorsi a cattedra e per ricercatori, a volte preda del nepotismo più sfacciato, debbano essere riveduti a fondo. La colpa non è solamente nostra ma anche dei politici che tardano ad intervenire. In ogni caso il marciume o il conservatorismo non sono monopolio degli scienziati, regnano ovunque. Il pericolo insito in questa visione settoriale e antiscientifica è l'apoteosi finale della ciarlataneria e della superstizione e l'abolizione di tutti i controlli: se questo avvenisse chiederò che le mie stupende opere grafiche vengono esposte al Louvre accanto alla Gioconda. Non possiamo mettere sullo stesso piano Einstein e Velikovsky e confrontare una visione scientifica che è passata attraverso quasi un secolo di numerosi ed estenuanti controlli con una fantasia buona al più per Star Trek. Non possiamo confondere fanti con santi e paragonare lo stesso Velikovsky con Arp, un vero astrofisico anche se in odore di eresia. Tullio Regge Politecnico di Torino


SCAFFALE Autori vari: «La laguna di Venezia», Filippi Editore, Venezia
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: ECOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

LA laguna di Venezia è qualcosa di unico per molti aspetti: geologici (si pensi al bradisismo in atto), naturalistici (il delicato ecosistema tra terra, mare e isole), economici e antropologici. Questo libro presenta una visione d'insieme dell'ecosistema lagunare, con speciale attenzione al ruolo dell'uomo: acquacoltura, pesca, scenari di disinquinamento, difesa idraulica, qualità della vita.


SCAFFALE Scheer Hermann: «Strategia solare», Cuen
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: ENERGIA
LUOGHI: ITALIA

La Terra intercetta soltanto mezzo miliardesimo dell'energia che il Sole emette, e tuttavia anche una piccolissima parte di questa quantità, se fosse sfruttata adeguatamente, basterebbe a tutti i bisogni dell'uomo. Hermann Scheer, sociologo ed economista tedesco, con questo libro ci mette davanti a un vero e proprio «manifesto» dell'energia solare, la sola fonte che sia autenticamente rinnovabile e con piccolo impatto ambientale. La presentazione è di Gianni Silvestrini.


SCAFFALE Pellati Renzo: «Cibi e bevande dalla A alla Z», Mondadori; Autori vari: «Cibi che fanno bene, cibi che fanno male», Selezione
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: ALIMENTAZIONE
LUOGHI: ITALIA

Una alimentazione corretta è essenziale per la salute. Eppure in questo settore la cultura dei cittadini è molto bassa. Diete improvvisate da pseudoesperti e cattiva informazione giornalistica aggravano la situazione. Il libro di Pellati, autore ben noto ai lettori di «Tuttoscienze», è un bel tentativo di togliere di mezzo errori e pregiudizi e di fondare una seria cultura alimentare. La disposizione alfabetica è molto pratica. Concepita in modo analogo, ma allargata anche a voci di carattere generale, è la guida di Selezione.


SCAFFALE Jeanneney Jean Noel, «Storia dei media», Editori Riuniti
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: COMUNICAZIONI
LUOGHI: ITALIA

La storia dei mezzi di comunicazione di massa è un inestricabile intreccio di politica e di tecnologie. Partendo dai giornali, questo saggio analizza un percorso che giunge alle televisioni via satellite e alle enormi potenzialità della fibra ottica. Una vicenda dalla quale dipende la democrazia planetaria.


SCAFFALE Ferrari-Medici: «Alberi e arbusti d'Italia»; Musmarra Alfio, «Dizionario di botanica», Edagricole
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: BOTANICA
LUOGHI: ITALIA

Un dizionario e un manuale per chi si occupa di botanica, sia a livello dilettantistico sia a livello professionale o accademico. Ottimo l'apparato illustrativo, specie per il volume dedicato alla vegetazione italiana. (p. bia.)


SCIENZE FISICHE. ASTROFISICA Lampi gamma in cielo Un fenomeno che resta misterioso
Autore: BIANUCCI PIERO

ARGOMENTI: FISICA, ASTRONOMIA
NOMI: COSTA ENRICO, OCCHIALINI GIUSEPPE
ORGANIZZAZIONI: CNR, ASI
LUOGHI: ITALIA

QUANDO esplode, una bomba atomica emette la sua energia in un milionesimo di secondo, in gran parte sotto forma di raggi gamma. Al tempo degli esperimenti atomici nell'atmosfera, una rete di satelliti serviva ai russi e agli americani per sorvegliarsi a vicenda. Talvolta però i satelliti segnalavano raggi gamma anche in assenza di test nucleari. Si scoprì allora che lampi di raggi gammma si verificano quasi ogni giorno in remote plaghe dell'universo, ma ancora oggi non sappiamo quale sia la loro origine. Certo sono lampi che ci parlano di eventi terribilmente violenti perché giungono da enormi distanze e durano talvolta alcune decine di secondi. Gli astrofisici li chiamano Grb, Gamma Ray Burst. E vorrebbero sapere da dove vengono, che cosa li causa. Finora non sono riusciti a stabilirlo. C'è chi ritiene che la loro origine sia dentro la nostra galassia e chi invece pensa che arrivino dalla profondità degli spazi extragalattici in seguito a colossali esplosioni. Per sciogliere il dilemma bisognerebbe riuscire a identificare con precisione un oggetto cosmico che emetta quei lampi. Bene: forse siamo finalmente vicini a questo traguardo. Il satellite italiano per lo studio del cielo in raggi X «Sax», soprannominato «Beppo» in ricordo di Giuseppe Occhialini (un fisico che fece ricerche e scoperte pionieristiche nel campo dei raggi cosmici), l'11 gennaio, alle 10,43 ora italiana, ha registrato un potente lampo gamma nella costellazione del Serpente, con tre picchi di emissione in 50 secondi. Il gruppo del Cnr di Frascati guidato da Enrico Costa ha avuto i riflessi pronti: in 16 ore soltanto è riuscito a ripuntare il satellite sulla sorgente gamma e a determinarne la posizione con una precisione mai raggiunta: un trecentesimo di grado, cioè un seicentesimo del diametro apparente della Luna. Non basta: due sorgenti X sono chiaramente visibili nelle immediate vicinanze, e una di esse, la più forte, potrebbe nascondere il misterioso oggetto che ha emesso il lampo gamma. Satelliti e telescopi sparsi per il mondo stanno ora frugando quell'angolo del cielo. Il satellite «Beppo Sax» è una creatura dell'Agenzia spaziale italiana e, come si è detto, è nato per osservare il cielo in raggi X: gli strumenti che ha a bordo gli consentono di farlo su tutto lo spettro di questa radiazione, dagli X «molli» (cioè di bassa energia) agli X «duri», che confinano con i raggi gamma. Il problema è che quando si arriva a lunghezze d'onda così piccole e a frequenze così elevate, le radiazioni si comportano più come particelle che come onde, e quindi gli strumenti non possono focalizzarle. Di conseguenza le indicazioni sulla loro direzione di arrivo diventano molto approssimative. «Beppo Sax» però imbarca una serie di strumenti che, usati in cascata per restringere via via il campo, hanno permesso di localizzare la sorgente gamma. Le operazioni di ripuntamento con satelliti nei casi normali richiedono un paio di settimane. Così i telescopi arrivano a guardare nella stalla quando ormai i buoi sono scappati. Ma questa volta la rapidità delle operazioni è stata tale che ci sono buone speranze di scoprire ancora qualche traccia lasciata dal lampo gamma. I tre picchi sono intervallati da 9 secondi, con intensità di 4500, 5500 e 700 conteggi per secondo. Lanciato il 30 aprile dell'anno scorso e in funzione dal 22 settembre '96, «Beppo Sax» ha già compiuto più di quattromila orbite intorno alla Terra, ha riversato 100 gigabytes di dati e ha fatto 320 osservazioni di 89 sorgenti. I primi risultati, presentati qualche settimana fa al Cnr, sono molto interessanti: per galassie attive e quasar i dati sembrano confermare l'esistenza nel loro cuore di buchi neri giganteschi (milioni di masse solari); le immagini X di campi profondi stanno rivelando sorgenti remote (probabilmente quasar) che contribuiscono alla radiazione X che permea l'intero universo; si è anche osservata la radiazione X proveniente da corone stellari, da pulsar e dal centro della nostra galassia. Un bottino promettente per i primi sei mesi di un satellite che dovrebbe avere davanti a sè 4 anni di vita. Piero Bianucci


SCIENZE FISICHE. DAL FERRO ALL'INVAR La Tour Eiffel sale e scende
Autore: PAPULI GINO

ARGOMENTI: FISICA
NOMI: GUILLAUME CHARLES
LUOGHI: ESTERO, EUROPA, FRANCIA, PARIGI
TABELLE: D. L'altezza variabile della Tour Eiffel

IL fenomeno della dilatazione dei corpi per effetto del calore è noto a tutti. Meno diffusa è la conoscenza dell'entità del fenomeno e del fatto che questo varia da materiale a materiale. Ad esempio, una delle cose che più colpiscono i turisti che, a Parigi, visitano la Tour Eiffel, è l'apprendere che la dimensione verticale del monumento (300 metri in cifra tonda) varia sensibilmente dall'inverno all'estate: per una escursione di temperatura di 50 oC (da -10 a più40) la differenza è di 18 centimetri. Se, in via ipotetica, la Torre fosse di alluminio anziché di acciaio, la differenza sarebbe doppia, ossia di 36 centimetri qualora, invece, la si ricostruisse in «invar», tra estate e inverno la variazione scenderebbe ad appena 2,2 centimetri. L'«invar», infatti, è una lega ferrosa a bassissimo coefficiente di dilatazione termica, il cui nome è chiaramente derivato dall'aggettivo «invariabile». Questa lega venne ideata e sperimentata, alla fine del secolo scorso, dal francese Charles E. Guillaume, un funzionario dell'Ufficio Pesi e Misure al quale spettava il compito di favorire la diffusione del sistema metrico decimale che la Francia aveva adottato sin dal 1791. Il metro era stato definito come la decimilionesima parte del meridiano terrestre passante per Parigi, e la sua lunghezza era rappresentata da una «barra-campione» costruita in platino-iridio, ossia con un metallo inalterabile ma di costo elevatissimo. Le ricerche di Guillaume, tendenti a trovare un materiale che alle stesse caratteristiche tecniche unisse un costo ridotto, vennero soddisfatte dall'impiego del nichel: l'«invar», infatti, è una lega costituita dal 63,8 per cento di ferro, dallo 0,2 per cento di carbonio e dal 36 per cento di nichel. Prima di arrivare alla definizione di questa «ricetta», Guillaume aveva trovato che le leghe con il 15-20 per cento di nichel avevano caratteristiche termiche molto simili a quelle del vetro, per cui si prestavano bene all'impiego negli strumenti con lenti ottiche, come microscopi, telescopi, teodoliti. Guillaume mise in luce, anche, che molte leghe al nichel perdevano il magnetismo al di sopra di determinate temperature; il che le rendeva adatte - tra l'altro - alla funzione di sensori termici e, quindi, alla costruzione di interruttori automatici. Per l'apporto dei suoi studi allo sviluppo delle scienze, nel 1920, a Guillaume fu attribuito il Premio Nobel, il primo - cronologicamente - nel settore della metallurgia. Da allora, molte cose sono cambiate, a cominciare dalla stessa definizione del metro, che è stata riformulata nel 1967 e nel 1983 (l'ultima formulazione è riferita alla lunghezza d'onda del cripto 86). Ma sbaglierebbe chi pensasse che l'«invar» sia un materiale da museo. Esso trova largo impiego, oggi, nell'industria criogenica e in quella aerospaziale: settori nei quali si opera con escursioni termiche così estese da porre gravi problemi strutturali e funzionali. In particolare, nell'impiego dei materiali compositi (fibre di carbonio in matrice epossidica) utilizzati per la costruzione di aleroni, ipersostentatori, pannelli ed altre parti di velivoli di grandi dimensioni, l'«invar» serve ad allestire le «forme» sulle quali i compositi vengono modellati e sottoposti a «cottura» in autoclave. Si possono ottenere, in tal modo, tolleranze di lavorazione strettissime, rispondenti alle esigenze del prodotto. Quando le temperature di trattamento termico superano i 200 oC, il coefficiente di dilatazione dell'«invar» cresce rapidamente; si fa ricorso, allora, ad una lega con il 42% di nichel. Di recente, inoltre, è stata messa a punto una lega «super-invar» adatta ad apparecchiature laser che richiedono precisioni operative di un centesimo di micron. Gino Papuli


SCIENZE FISICHE. CHIMICA Cloro, se lo conosci non fa paura Nuove norme europee per usarlo in sicurezza
Autore: FOCHI GIANNI

ARGOMENTI: CHIMICA, REGOLAMENTO
ORGANIZZAZIONI: UE UNIONE EUROPEA
LUOGHI: ITALIA

FA paura, ma è un elemento indispensabile alla civiltà moderna. Se non è trattato con le dovute cautele può diventare molto pericoloso, perché è estremamente reattivo: corrode parecchi materiali e aggredisce i tessuti biologici: Ma è proprio per la sua grande reattività che risulta utile, nell'industria come nella disinfezione o nel candeggio dei panni. Negli ultimi quarant'anni, comunque, in Europa non ci sono stati incidenti gravi nè durante la produzione nè durante il trasporto. In poche parole, è sotto controllo. Stiamo parlando del cloro, al quale è stato dedicato recentemente un convegno nazionale dall'Assobase, l'associazione dei produttori, consci che da parte loro ci vuole sempre più trasparenza. Solo così l'uomo della strada potrà abbandonare i timori ingiustificati, conoscere gli sforzi compiuti per la sicurezza e l'ambiente, rendersi conto che il cloro è un elemento fondamentale per la qualità della vità. L'intenzione di confrontarsi apertamente con l'opinione pubblica, da parte d'una categoria industriale particolarmente sotto il tito dei movimenti ambientalisti e degli organi d'informazione, è quanto mai positiva. Sul cloro la gente deve farsi idee proprie partendo da fondamenti concreti e da un'informazione corretta e completa, visto che il sistema economico mondiale non intende affatto rinunciare a quest'elemento e a molti dei suoi composti: anzi, c'è una netta tendenza alla crescita della sua produzione nei paesi emergenti dell'Estremo Oriente. Quanto all'Europa, nel '95 si era stabili a nove milioni di tonnellate, con quasi due milioni di addetti. La quota italiana è un significativo dieci per cento. D'accordo, dirà qualcuno; ma non è che per gli aspetti economici favorevoli corriamo rischi inaccettabili? Ebbene, oltre al vantaggio intrinseco che l'odore acre del cloro viene avvertito prima che si raggiunga la soglia di pericolo, produzione e applicazioni sono sempre più rispettose dell'ambiente. Si può citare come esempio la riduzione (pari a un quarto del totale, fra il 1970 e il 1990) del consumo di mercurio, metallo tossico impiegato nella grande maggioranza delle celle elettrolitiche che producono cloro dall'acqua di mare concentrata. E' ora allo studio in Italia un accordo volontario per ridurre ancora le emissioni di mercurio grazie a miglioramenti tecnici. In molti casi si è dimostrato possibile compiere passi significativi verso il rispetto dell'ambiente anche da parte dell'industria che utilizza cloro o suoi derivati. Negli ultimi anni, ad esempio, per le zincherie smaltire l'acido cloridrico era diventato assai gravoso. C'è chi viene a ritirarlo facendosi compensare per lo smaltimento, ma un'azienda leader ha sviluppato un impianto dal costo accettabile (mezzo miliardo di lire), che ricupera l'acido cloridrico e produce cloruro ferrico smerciabile. Con l'entrata in vigore di una nuova legge molto vicina alle norme europee (25 febbraio) anche il costo per lo smaltimento salirà allo standard europeo, e quindi il ricupero si presenta anche come business. Le norme legali riescono talvolta a intralciare le iniziative non solo per eccesso di pastoie, ma anche per il loro perenne e spesso incoerente rinnovarsi, che rende difficile programmare nuovi investimenti: vengono dunque penalizzati - secondo una lamentela degl'industriali - la crescita e lo sviluppo. Le commissioni che stilano le norme non si rendono conto sempre che l'analisi dei rischi in un impianto chimico è molto più complicata rispetto all'ingegneria civile; magari alcune aziende vorrebbero seguire criteri di sicurezza più avanzati di quelli stabiliti, ma ciò le porrebbe fuori legge. Oltre la produzione, anche il trasporto preoccupa l'opinione pubblica. In realtà in Europa vengono trasferite ogni anno senza incidenti di rilievo circa un milione e quattrocentomila tonnellate di cloro. In Italia si ricorre per lo più alle autobotti, essendo le ferrovie poco adeguate allo scopo. Guardando le cose a lungo termine, ci si muoverà verso la fonte, costruendo i nuovi utilizzatori di cloro presso gli stabilimenti di produzione. Questa sarà la strategia futura, anche se in genere il produttore non ha interesse ad accettare accanto a sè un'azienda piccola o media, che forse impone più accorgimenti per la salvaguardia dell'ambiente di quanto renda in termini di smercio. Gianni Fochi Scuola Normale di Pisa


SCIENZE DELLA VITA. IL PAVONE INDIANO Mangiatore di serpenti Splendido piumaggio e voce sgraziata
Autore: LATTES COIFMANN ISABELLA

ARGOMENTI: ZOOLOGIA
NOMI: RIDEY MATT
LUOGHI: ESTERO, ASIA, INDIA

CI sono donne bellissime che non dovrebbero mai aprir bocca. Perché hanno un timbro di voce così sgradevole che, parlando, perdono tutto il loro fascino. Lo stesso può dirsi del pavone, il superbo uccello originario dell'India che ci abbaglia con la magnificenza del suo piumaggio. In contrasto con la sua bellezza aristocratica, ha una voce che sembra proprio una tromba stonata. Per fortuna la fa sentire di rado, soprattutto quando sta per scoppiare un temporale. E il suo grido sgraziato viene interpretato dagli Indù come «minh-ao», che significa «arriva la pioggia». Sarebbe già un benemerito come meteorologo, ma a questa dote se ne aggiunge un'altra: mangia volentieri i serpenti, perfino i velenosissimi cobra. E questo spiega il rispetto e la venerazione di cui è circondato in patria, dove simboleggia addirittura il dio Krishna. Con occhio più distaccato lo guardano gli etologi che si domandano perché mai l'evoluzione abbia consentito l'enorme sviluppo della coda, anzi, per essere più esatti, delle penne copritrici della coda. Per cui i maschi sono costretti a portarsi dietro quello strascico ingombrante lungo più di un metro (può raggiungere anche un metro e sessanta) che costituisce un handicap negli spostamenti. Eppure è sfuggito al filtro della selezione naturale, la quale elimina implacabile organi e strutture che rendono l'animale inadatto al suo ambiente. E' quindi evidente che quella coda vistosissima che si apre a ventaglio nelle parate prenuziali deve avere una precisa funzione. E la spiegazione sembra trasparente. Serve come mezzo di seduzione per attrarre le femmine. Come se lei dicesse: «Che bella coda hai». E lui rispondesse: «E' per sedurti meglio!». I pavoni selvatici sono poligami. I maschi combattono tra loro, secondo le usanze di buona parte degli animali, per stabilire la scala gerarchica. Gli individui vincitori diventano i dominanti e assumono un atteggiamento prepotente nei confronti dei subordinati. Spesso impediscono loro di fare la ruota, e si accaparrano così il maggior numero degli accoppiamenti. E' noto da tempo che la scelta sessuale spetta alla femmina, la quale dà la preferenza ai maschi dalle ruote più grandi e appariscenti. Per spiegare questa propensione femminile a scegliersi il partner dal ventaglio più imponente, c'è chi ipotizza che la coda rappresenti per lei un'incomparabile fonte di informazione. Indicherebbe i pregi del soggetto, il suo vigore fisico, la sua forza nei confronti dei predatori, la tempra di riproduttore. Ma c'è lo zoologo inglese Matt Ridey che azzarda un'ipotesi più suggestiva. Secondo lui la femmina rimane letteralmente ipnotizzata da quella selva di occhi che le si parano improvvisamente davanti quando il pretendente dispiega le lunghe penne della coda. Più numerosi sono gli occhi policromi, più sottile il potere ipnotico che emanerebbe dall'uccello maschio. Qualcosa paragonabile insomma al colpo di fulmine che attrae irresistibilmente i partner di una coppia umana. Esistono due specie di pavoni selvatici, il pavone comune o crestato (Pavo cristatus) proprio dell'India, e il pavone mutico (Pavo muticus) che vive a Giava, a Sumatra e in Indocina. In entrambe la femmina è una sorta di Cenerentola dai colori scialbi e poco appariscenti. Il maschio invece, lungo circa un metro e venticinque, oltre allo strascico che di solito ne misura altrettanto, sfoggia meravigliosi riflessi verde azzurri sulla piccola testa, sul lungo collo e sul petto, e un azzurro cupo sulla parte centrale del dorso, mentre il resto del corpo è ricoperto da penne di un verde brillante bordate di bronzo dorato. Il pavone crestato porta sul capo un piccolo ciuffo di penne filiformi civettuolo, mentre il pavone mutico ha sulla testa un ciuffetto foggiato a spiga. Il fantastico ventaglio della coda è formato da un grandissimo numero di penne sottili di diversa lunghezza (fino a un centinaio), che sono di uno splendido verde metallico. Le loro barbe formano in cima a ciascuna penna uno dei caratteristici «occhi di pavone». Al centro di ciascun occhio vi è una «pupilla» nera circondata da un'«iride» azzurro intenso o verde smeraldo, secondo l'angolo di incidenza della luce. Accanto a queste due specie selvatiche, vi sono le varietà domestiche che l'uomo ha prodotto con l'allevamento. Le più note sono il pavone bianco, una varietà albina che in origine fu l'effetto di una mutazione, ma in seguito venne fissata per selezione, il pavone maculato e il bellissimo pavone dalle ali nere, comparso anch'esso come mutazione tra le razze dei pavoni crestati inglesi. Durante il corteggiamento, il maschio si sceglie un palcoscenico su cui esibirsi in una danza a ritmo di rumba. Incede con sussiego, come si conviene al sultano di un harem (possiede da due a cinque femmine), e apre la splendida ruota che brilla sotto lo sfavillio del sole. Non è detto però che le femmine cadano subito ai suoi piedi. Spesso per un pezzetto le femmine non lo degnano di uno sguardo. Continuano a piluccare come se niente fosse. Solo quando ne ha voglia, una delle femmine si decide ad accettare le avance del pretendente e si corica davanti a lui in segno di gradimento. Nel corso dell'accoppiamento lui le becca energicamente il collo e capita spesso che una penna gli rimanga impigliata nel becco, quasi a testimoniare le nozze avvenute. Dopo le nozze, la femmina fabbrica un nido piuttosto rudimentale sui rami degli alberi, fra i cespugli o in una semplice depressione del terreno e vi depone da otto a dieci uova dal guscio color crema. Poi, da buona madre di famiglia, attende all'incubazione per circa quattro settimane. Dopo ventotto giorni ecco rompersi i gusci e far capolino i graziosi pulcini che si trattengono timorosi sotto la coda della madre. Crescono lentamente. Ci vogliono circa tre anni prima che i giovani maschi acquistino le superbe penne copritrici della coda che costituiscono la nota più saliente del loro fascino. Isabella Lattes Coifmann


IN BREVE Che cosa fa crescere le cellule muscolari
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
NOMI: PONZETTO CAROLA
ORGANIZZAZIONI: UNIVERSITA' DI TORINO
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TORINO (TO)

Una ricerca di Carola Ponzetto (Università di Torino) in collaborazione con l'European Molecular Biology Laboratory di Heidelberg ha portato a individuare il fattore che controlla la crescita e la motilità delle cellule muscolari. Lo studio, finanziato da Telethon, è pubblicato su «Cell» e promette notevoli progressi nella cura delle malattie neuromuscolari.


IN BREVE Copertina di «Science» a uno studio italiano
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
NOMI: TESTI ROBERTO, GALLUZZO ALDO, RUBERTI GIOVINA
ORGANIZZAZIONI: SCIENCE
LUOGHI: ITALIA

Una scoperta compiuta da studiosi italiani ha conquistato la copertina di «Science», la più prestigiosa rivista americana. Il gruppo di Roberto Testi dell'Università di Roma Tor Vergata, il gruppo di Aldo Galluzzo dell'Università di Palermo e il gruppo del Cnr di Roma diretto da Giovina Ruberti hanno individuato il meccanismo biochimico di una malattia della tiroide, la tiroidite di Hashimoto. Si tratta di una infiammazione cronica che uccide le cellule della ghiandola.


IN BREVE L'officina della scienza
ARGOMENTI: DIDATTICA, CONCORSI
ORGANIZZAZIONI: EDITORIALE SCIENZA, CUEN
LUOGHI: ITALIA

Sono in svolgimento il concorso «L'officina della scienza» e il premio «Tessere in classe», organizzati dalle case editrici Cuen e Editoriale Scienza. Rivolti alle scuole elementari, medie inferiori e medie superiori, i due concorsi accoglieranno i lavori degli studenti fino al 31 marzo. Per conoscere i temi e i particolari ci si può rivolgere ai tel. 040-63.76.83 (elementari e medie inferiori) e 081-2301.119 (superiori).


IN BREVE Computer: cura per il virus 2000
ARGOMENTI: INFORMATICA
NOMI: FERARRESE MICHELE
ORGANIZZAZIONI: CAP GEMINI ITALIA
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, MILANO (MI)

I computer di tutto il mondo rischiano di andare in crisi il 1o gennaio del 2000 in quanto molti programmi in uso fanno riferimento alla data e indicano l'anno con due sole cifre: quindi le cifre 00 potranno essere scambiate con quelle dell'anno 1900. A Milano nascerà un centro di studi informatici per risolvere il grave problema. Lo ha annunciato Michele Ferrarese della Cap Gemini Italia.


IN BREVE Bologna: mostra «I sensi del mondo»
ARGOMENTI: DIDATTICA, MOSTRE
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, BOLOGNA (BO)

Fino al 18 maggio a Bologna è aperta la mostra «I sensi del mondo: esperimenti sui nostri sensi e su quelli dei nostri dissimili». L'esposizione è interattiva e permette al visitatore di scoprire l'universo percettivo di altre specie animali: ad esempio dei pipistrelli (che sentono gli ultrasuoni e li usano come un radar per volare al buio) o i serpenti (che avvertono i raggi infrarossi). Al Museo di Zoologia, via Selmi 3. Informazioni: 051-204.776.


IN BREVE Anestesia: convegno via satellite
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, CONGRESSO
LUOGHI: ESTERO, EUROPA, SVEZIA, STOCCOLMA

Il 22 febbraio si terrà a Stoccolma un convegno sull'anestesia. Via satellite 21 città italiane saranno collegate con Stoccolma. La sede di Torino sarà al Lingoto. Informazioni: 167.309.779.


SCIENZE DELLA VITA. EPILESSIA Si cura anche con la chirurgia In Italia colpisce mezzo milione di persone
Autore: LUBRANO TOMMASO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: CENTRO EPILESSIE, DARTMOUTH-HITCHCOCK MEDICAL CENTER
LUOGHI: ITALIA

L'EPILESSIA è una malattia che si trascina dietro da millenni un gran numero di pregiudizi che, ancora oggi, si sommano ai problemi medici che essa comporta. Il termine deriva dal greco (epilepsia = convulsione) e identifica modificazioni funzionali del sistema nervoso causate da alterazioni dell'attività elettrica cerebrale. Il disturbo fondamentale è costituito da scariche parossistiche, non controllate e ipersincrone dei neuroni, cioè delle cellule cerebrali. Ogni episodio della malattia (o «crisi») si manifesta con un comportamento alterato che può essere di tipo motorio, sensitivo, emotivo, cognitivo, configurando una grande varietà di quadri clinici. I progressi fatti negli ultimi anni nel campo dei neurorecettori e dei neurotrasmettitori, hanno consentito una migliore comprensione dell'«accesso parossistico ipersincrono» che costituisce il fulcro dell'epilessia, ma non di comprenderlo del tutto. Grazie a questi progressi si può tuttavia sperare di mettere a punto farmaci che agiscano con azione mirata su uno o più meccanismi biochimici della crisi, cosa che in parte sta già avvenendo. Poiché la maggior parte dei pazienti necessita di cura, e d'altro canto una persona che sia incorsa una volta in una crisi epilettica (di qualsiasi tipo) va incontro a un forte rischio di ricadute (dal 31 al 71% secondo le casistiche), la terapia con farmaci è il caposaldo del trattamento della malattia. Obiettivo primario della moderna ricerca farmacologica è quello di realizzare molecole in grado di incidere positivamente sulla qualità di vita dei pazienti, al di là della pura riduzione della frequenza delle crisi, per esempio sintetizzando sostanze sprovviste di effetti collaterali, in particolare sulla sfera cognitiva. Vi sono già alcuni farmaci che hanno dimostrato di possedere tali vantaggi. Uno di questi è la lamotrigina. Altra molecola di ultima generazione «costruita» su un modello biochimico sperimentale è il felbamato, che oltre ad avere analoghe caratteristiche, sembra essere efficace su vari tipi di epilessia e nei casi refrattari alle usuali terapie. Ciò è spiegabile con il fatto che questo farmaco oltre a possedere un meccanismo di azione comune ad altre molecole, è il primo a inibire il complesso recettoriale post-sinaptico dell'aminoacido NMDA (n-metil- d-aspartato) da cui dipendono i meccanismi della neurotrasmissione eccitatoria. Questo sito recettoriale ha un ruolo fondamentale nel bilanciamento degli stimoli eccitatori e inibitori. Nell'ambito della epilessia è stato notato che un'alterazione di questo equilibrio aumenta l'attività comiziale, e il felbamato in questo senso esercita un'attività anticomiziale. Tuttavia, nonostante questi continui progressi, rimane una percentuale pari al 15-20% dei pazienti epilettici che non risponde alla terapia farmacologica. Di fronte all'impossibilità di ottenere un controllo di questo imprevedibile male, dopo aver provato tutti i farmaci a disposizione, si può pensare, in alcuni casi, all'intervento chirurgico: se il paziente è affetto da una forma di epilessia parziale (circa i due terzi di tutte le forme di epilessia), si può procedere alla resezione del focus epilettogeno. La notizia proviene dal Centro Epilessie del Dartmouth-Hitchcock Medical Center del New Hampshire. Un dettagliato studio prechirurgico del paziente con monitoraggio elettroencefalografico e con le tecniche di diagnostica per immagini (angiografia, tomografia a emissione di positroni e soprattutto risonanza magnetica nucleare) permette quasi sempre di identificare l'area cerebrale responsabile delle scariche convulsive. Se è stato possibile stabilire con precisione la sede del focus, si può procedere alla sua asportazione chirurgica anche se non c'è una lesione evidente, a condizione che l'area epilettica non sia in una zona deputata a funzioni primarie, come ad esempio il linguaggio. Se il paziente è stato accuratamente studiato, la sicurezza nella resezione raggiunge quasi la totalità dei casi. La procedura chirurgica è molto costosa, ma questo è poco rilevante se paragonato ai costi necessari per la cura dei pazienti epilettici e ai costi sociali che la malattia comporta. In Italia questi interventi vengono praticati già da tempo all'Università Cattolica di Roma; a Milano, all'ospedale Niguarda, è nato il Centro regionale per la chirurgia della epilessia. Con una frequenza calcolata tra il 2 e il 5% sulla popolazione mondiale, la malattia epilettica, che nel nostro Paese conta mezzo milione di pazienti (un terzo costituito da bambini) e ogni anno annovera dai 25 ai 30 mila nuovi casi, è la più diffusa tra le patologie neurologiche gravi, intendendo per grave una condizione che compromette non solo la qualità ma anche la durata della vita. Tommaso G. Lubrano


SCIENZE DELLA VITA. LA FONDAZIONE HOLLMAN Per piccolissimi ipovedenti Vicino a Verbania, ogni anno in cura 150 pazienti
Autore: BODINI ERNESTO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, BAMBINI
ORGANIZZAZIONI: FONDAZIONE ROBERT HOLLMAN
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, CANNERO RIVIERA (VB)

LA Fondazione Robert Hollman di Cannero Riviera (Verbania) è un centro specializzato nella cura precoce per bambini con deficit visivo. Istituito nel 1972 su iniziativa dell'imprenditore olandese Robert Hollman, il centro di riabilitazione (diretto dalla psicologa Erika Gorgen) è attivo dal 1988 ed è l'unico in Europa in grado di riabilitare bambini (da zero a 4 anni) ipovedenti o non vedenti, anche nei casi in cui abbiano altri handicap. Sulla premessa che ogni bambino, pur con grave deficit, abbia potenziali capacità di sviluppo, l'obiettivo è quello di scoprire queste potenzialità con opportuni metodi differenziati di valutazione e pianificare per ciascuno interventi riabilitativi, aiutandoli a sviluppare un'attività propria senza dipendere totalmente dal terapista. Tra i vari interventi riabilitativi, le stimolazioni visive (low vision training) per esercitare e mantenere l'uso della vista residua; la fisioterapia come contributo a prevenire gli effetti di ritardi motori; la terapia orofacciale, indispensabile nei disturbi della suzione, masticazione, deglutizione e del linguaggio; la psicomotricità che, attraverso il movimento, concentra l'attenzione sul corpo; e l'idroterapia come mezzo per stimolare le capacità motorie. Gioco e stimolazioni basali sono invece finalizzati allo sviluppo globale del bambino; la musicoterapia, fondata sull'analisi del rapporto uomo-suono e sulla risonanza corporea; la pet-therapy, come intervento «dolce» che stabilisce armonia tra uomo e natura, attraverso il contatto con un animale dotato di caratteristiche specifiche; mentre il baby-massage facilita e rafforza il contatto affettivo tra i genitori e il bambino, per concludere con un programma di opportune tecniche di rilassamento e ginnastica per le mamme e colloqui psicologici per il loro sostegno. Oltre a svolgere attività ambulatoriale al fine di valutare la condizione clinica del bambino, per il trattamento riabilitativo il centro organizza periodi di soggiorno per il bambino e la mamma, della durata di quattro settimane la prima volta e di due settimane per ogni anno successivo, intervallati da visite ambulatoriali. Per ogni soggiorno possono essere ospitati otto bambini contemporaneamente ai rispettivi genitori, ai quali non viene richiesta alcuna retta. La Fondazione, che è conosciuta in diversi Paesi europei, ogni anno ospita circa 150 bambini ed è punto di riferimento per 400 famiglie provenienti da tutte le regioni d'Italia, dalla Germania, Svizzera, Austria, Francia, Ungheria, Croazia. Fanno parte dell'equipe due infermiere professionali, una psicologa e tre pedagogiste; una oculista-genetista, un neuropsichiatra infantile, una logopedista, un musicoterapeuta e un ottico costituiscono il gruppo di consulenti esterni. La Fondazione Robert Hollman collabora inoltre a vari programmi di ricerca e di formazione, finalizzata all'integrazione dei disabili. La sede è in via Oddone Clerici 6; telefono: 0323-788. 485. Ernesto Bodini


SCIENZE A SCUOLA. GEOMETRIA Il dopo Euclide Exploit di due ragazzi Usa
Autore: PEIRETTI FEDERICO

ARGOMENTI: MATEMATICA
NOMI: DIETRICH CHARLIE
ORGANIZZAZIONI: GREEN FARM ACADEMY
LUOGHI: ESTERO, AMERICA, USA, CONNECTICUT, WESTPORT
TABELLE: D. Suddivisione di un segmento AB in un numero dispari di parti uguali. Suddivisione di un segmento AB in un numero pari di parti uguali

QUANDO il professor Charlie Dietrich diede un esercizio da svolgere a due suoi allievi, anche se erano tra i più bravi in matematica, non immaginava certo che potessero trovare qualcosa di nuovo. Si tratta infatti di un normale esercizio di routine: «dividere un segmento in un dato numero di parti uguali». La soluzione tradizionale del problema è una costruzione con riga e compasso, riportata su tutti i testi di geometria delle superiori. «Ma quando vidi il loro lavoro - dice Dietrich - provai un tuffo al cuore. Dopo trentatrè anni di insegnamento istintivamente capii che i ragazzi avevano trovato qualcosa di originale. Forse la prima nuova soluzione del problema dai tempi di Euclide». Dave e Dan, quattordici anni, stavano seguendo un breve corso estivo di geometria alla Green Farm Academy, una scuola del Connecticut, vicino a Westport. Per risolvere il problema avevano lavorato due ore al computer, utilizzando un programma di geometria molto diffuso negli Stati Uniti, il Geometer's Sketch pad. Dopo vari tentativi, avevano trovato una costruzione che permetteva di dividere un segmento in tre parti uguali, determinando il punto P3 ed erano arrivati alle due costruzioni riportate in figura, valide, la prima, per la suddivisione di un segmento in un numero dispari di parti e la seconda, per la suddivisione in un numero pari di parti. Sono costruzioni molto semplici. Si tenga presente che i rettangoli hanno altezza qualsiasi e che la base è il segmento AB che si vuole suddividere in parti uguali. Non sarà poi difficile scoprire l'algoritmo con cui sono stati costruiti i punti P3, P5, P7... oppure, sulla seconda figura, P2, P4, P6,... tali che AP2, AP3, AP4, AP5 siano le parti del segmento che volevano determinare. «Dopo aver completato la nostra costruzione - dicono Dan e Dave - dovevamo ancora provare che questa era valida per qualsiasi unità frazionaria. Decidemmo per questo di usare sia la geometria che l'algebra, partendo dalla suddivisione in un numero dispari di parti. In meno di mezz'ora eravamo riusciti a dimostrare geometricamente la validità della costruzione nei casi particolari di "un terzo" e di "un quinto", ma non riuscivamo a trovare una dimostrazione generale, valida per qualsiasi numero di parti. Il nostro professore, a questo punto, ci illustrò il principio di induzione matematica, come si poteva applicare e sotto quali condizioni si poteva ritenere valido. Con le sue spiegazioni e con il suo aiuto riuscimmo così a trovare la dimostrazione definitiva della validità del nostro procedimento, completando il nostro lavoro con una dimostrazione algebrica e scoprendo inoltre un curioso collegamento tra successione dei numeri di Fibonacci e una delle costruzioni scoperte durante la nostra ricerca». A questo punto, dopo aver ancora esaminato attentamente i loro risultati, i protagonisti di questa avventura matematica decisero di renderli pubblici, battezzando con le iniziali dei loro nomi, GLaD, la costruzione che avevano scoperto. I matematici hanno dovuto ammettere con stupore che due ragazzi avevano trovato una soluzione imprevista, mai ipotizzata, a un problema noto da duemila anni. Ed ora Dan e Dave si godono il loro momento di gloria, invitati a seminari e convegni per esporre la loro scoperta e il loro metodo di indagine. In aprile saranno a Minneapolis per l'incontro annuale del National Council of Teachers of Mathematics, l'associazione degli insegnanti americani di matematica, dove per la prima volta due studenti terranno una relazione ai docenti. Più della loro costruzione è importante il modo in cui ci sono arrivati, il percorso didattico esemplare che hanno seguito, guidati da un insegnante che trascurando i soliti esercizi, sempre uguali, svolti meccanicamente (quelli che portano molti ragazzi ad odiare la matematica, confusa con una ripetizione assurda di calcoli sterili e inutili), ha saputo lasciare spazio alla loro fantasia e creatività. Il loro lavoro è stato pubblicato sul numero di gennaio della più importante rivista americana di didattica della matematica, Mathe matics Teacher, alla quale rimandiamo chi fosse interessato ad approfondire l'argomento. Si trova su Internet:http: //www.nctm. org. Altre notizie si trovano nel sito della scuola di West port: http: //www.academy.org/GLaD/. Ma, prima di andare a vedere la soluzione del problema, si tenga presente che un ragazzo del primo o secondo anno delle superiori ha tutti gli elementi necessari per poterlo risolvere. Potrebbe essere una grande soddisfazione ritrovare da soli la soluzione. Federico Peiretti


PRIMA DEI LUMIERE Le macchine della finzione A Torino una mostra del pre-cinema
Autore: RAVIZZA VITTORIO

ARGOMENTI: OTTICA E FOTOGRAFIA
ORGANIZZAZIONI: MUSEO DEL CINEMA
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TORINO (TO)

LA nascita del cinema ha una data e un luogo precisi: 28 dicembre 1895 al Grand Cafè di Parigi, prima proiezione pubblica dei fratelli Lumiere. Ma gli approcci risalgono al 1646, anno in cui fu pubblicato il libro di Athanasius Kircher intitolato «Ars Magna Lucis et Umbrae». Per i 100 anni ufficiali del cinema una grande, stupefacente mostra alla Promotrice delle Belle Arti al Valentino di Torino, «La magia dell'immagine - Macchine e spettacoli prima dei Lumiere» allestita con il materiale proveniente dal Museo del Cinema di Torino, rifà il lungo percorso del pre-cinema. La mostra è ripartita in 7 spazi. 1. I primi strumenti precursori del cinema vengono costruiti usando lenti e specchi a partire dalla seconda metà del '600 contemporaneamente ai primi cannocchiali, microscopi e telescopi, frutti della neonata scienza ottica. Hanno nomi curiosi come poliscopio, simmetroscopio, anamorfosi catottrica, paradosso diottrico, caleidoscopio, lanterna magica. 2. In Italia sono indicati come «mondi nuovi», all'estero come optique, perspective box, guck kasten, rareeshow, peepshow: si tratta di visori di stampe che cominciarono a diffondersi all'inizio del '700, scatole provviste di fessure, sportelli, oblò attraverso i quali paesaggi esotici, scene storiche e folcloristiche potevano essere osservati sotto diverse condizioni di illuminazione simulanti, ad esempio, il passaggio dal giorno alla notte. 3. Il teatro d'ombre ha origine in Cina e Medio Oriente; in Europa raggiunge grande fama a partire dal 1770 con gli spettacoli di Francois Dominique Seraphin e resta popolare per tutto l'800. 4. La lanterna magica, descrita nel 1646 da Kircher, doveva servire alla scienza; una fonte di luce (una candela), uno specchio concavo e un sistema di lenti consentivano di proiettare su uno schermo l'immagine ingrandita di un oggetto, di un insetto, di una figura piana, in genere disegnata su un vetro. Tuttavia dalla fine del '700 e per tutto l'800 divenne un oggetto popolare destinato allo spettacolo. 5. La scoperta del fenomeno della persistenza delle impressioni luminose sulla retina determina all'inizio dell'800 la realizzazione di una serie di apparecchi dai nomi diversi ma tutti in grado di riprodurre il movimento attraverso una sequenza di immagini ferme; sono il fenachistiscopio costruito da Joseph Plateau, lo stroboscopio di Simon Stampfer, lo zootropio di Horner. 6. «La Nature a coup d'oeil» era una sorta di scenario a 360 gradi raffigurante paesaggi che il pittore inglese Robert Barker brevettò nel 1787 e che divenne noto come «panorama»; lo spettatore stava al centro e aveva la sensazione di essere immerso in un paesaggio reale. Successivi perfezionamenti portarono al diorama di Charles Bouton e Louis-Jacques Daguerre, l'inventore della dagherrotipia (1822). 7. Dopo la dagherrotipia e lo sviluppo della fotografia il tentativo di mettere a punto macchine e tecniche capaci di fissare il movimento su una successione di lastre sensibili occuperà nell'800 una infinita schiera di ricercatori, come l'astronomo francese Jules Janssen col suo «revolver fotografico», il fotografo inglese Edward Muybridge, i francesi Etienne- Jules Marey e Georges Demeny mentre in America Edison con il kinetoscopio sperimentava la proiezione di sequenze animate. La piccola, umile cinepresa di legno costruita a Torino nel 1897 che chiude la mostra è il simbolico punto di approdo della lunga ricerca. La mostra è aperta fino al 31 marzo, orario 9-19, venerdì 9- 23; martedì chiuso. Biglietti 10.000, ridotti 5000, ridotti scuole 3000. Per informazioni numero verde 167-329329. Vittorio Ravizza




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