TUTTOSCIENZE 27 novembre 96


TUTTOSCIENZE SCUOLA In Antartide un Eldorado di materia extraterrestre
Autore: CEVOLANI GIORDANO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
LUOGHI: ITALIA

LA maggior parte della materia extra-terrestre oggi a nostra disposizione proviene dall'Antartide. Qui la probabilità trovare meteoriti e micrometeoriti è decisamente più alta per un motivo molto semplice: le meteoriti sono più individuabili nel ghiaccio che in aree verdi o desertiche. Gli studi su meteoriti e micrometeoriti hanno notevolmente ampliato le nostre conoscenze sulla formazione ed evoluzione del sistema planetario, contribuendo a identificare, tra l'altro, "grani pre-solari" di materia interstellare. C' è un tipo intermedio di materia interplanetaria, le micrometeoriti giganti, con dimensioni comprese tra quelle delle meteoriti e della polvere interplanetaria, che sta calamitando l'attenzione per l'enorme diversità nella struttura e nella mineralogia di queste particelle, che rappresentano probabilmente una nuova categoria di corpi del sistema solare. Grani di materia extraterrestre con dimensioni sopra i 50 micron possono oggi essere estratti in gran numero da sedimenti in zone polari, ma la loro origine è ancora incerta. La distribuzione di massa di questi grani è molto simile a quella del flusso delle micrometeoriti osservate a distanza di 1 unità astronomica, tant' è che viene oggi proposta una stretta relazione tra la maggior parte delle particelle raccolte in Antartide e Groenlandia e un tipo di meteoriti - le condriti carbonacee, prodotto della frammentazione di alcuni famiglie di asteroidi. Le condriti carbonacee vengono ora considerate per la loro struttura e composizione chimica il tipo più vecchio, e sono ritenute l'anello di congiunzione tra asteroidi e comete. L'interesse per le condriti sta nel fatto che sono i più remoti antenati del sistema solare, in pratica gli unici pezzi rimasti della nebulosa presolare, sopravissuti senza aver subito apprezzabili cambiamenti nella loro primitiva composizione da 4,5 miliardi di anni a questa parte. Le condriti carbonacee, al pari delle micrometeoriti e della polvere interplanetaria nonché delle comete, sono oggi considerate una sorgente potenzialmente significativa di carbonio organico prebiotico. Le micrometeoriti pongono problemi non meno interessanti di quelli che si incontrano nello studio dei corpi più grossi. L'energia che queste particelle irradiano è proporzionale alla loro superficie e a causa dell'incremento del rapporto area/massa diventa gradualmente più importante al diminuire delle loro dimensioni. Per le particelle più piccole l'energia viene persa quasi totalmente per radiazione, per cui i corpuscoli vengono rapidamente decelerati prima di aver raggiunto la temperatura di ablazione e possono raggiungere intatti la superficie terrestre per effetto della gravità (di qui il nome di micrometeoriti). Nel caso delle particelle più grosse - come le micrometeoriti giganti, che possono arrivare al millimetro - l'energia viene spesa anche per vaporizzare e fondere in parte le loro superfici. Queste grosse micrometeoriti hanno un ruolo importante in molti settori di ricerca, principalmente per censire le popolazioni dei meteoroidi in funzione della loro massa; elaborare modelli di distribuzione della polvere interplanetaria e sull'emissione della luce zodiacale; classificare struttura e composizione dei corpi progenitori (asteroidi e comete); quantificare il rischio di impatto dei meteoroidi sui veicoli spaziali; fornire un metodo di calibrazione per utilizzare alcuni isotopi (ad esempio l'osmio) e l'abbondanza di alcuni elementi (iridio, gas nobili...) come traccianti di sedimenti terrestri e di grossi impatti di asterodi e comete sulla Terra. Un ultimo aspetto da valutare con attenzione è che il massimo del flusso di materia extra-terrestre che piove sulla Terra e che ammonta in un anno a più di 40 mila tonnellate, si ha proprio in corrispondenza delle grosse micrometeoriti con diamentro di circa 200 micron e con massa di un centesimo di milligrammo. I meteoroidi di dimensione tra 50 micron e 1 mm sono infatti quasi l'80 per cento di tutta la massa che cade sul nostro pianeta, eccezion fatta per i corpi di massa oltre i 100 milioni di tonnellate. Anche per questo stanno prendendo nuovo stimolo alcune ricerche in Antartide per individuare zone ricche di micrometeoriti giganti, che in seguito alla fusione di ghiaccio superficiale nei mesi estivi si sedimentano nelle depressioni in fondo a piccoli laghi stagionali, alla confluenza di imponenti ghiacciai. Giordano Cevolani Cnr, Bologna


TUTTOSCIENZE SCUOLA. FRAMMENTI DALLO SPAZIO Meteoriti e stelle cadenti Ogni giorno sulla Terra migliaia di tonnellate di polvere cosmica
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: T. Che cos'è un meteorite

OGNI giorno cadono sulla Terra da 100 a 1000 tonnellate di materia interplanetaria sotto forma di polvere. Ogni anno in media otto meteoriti di una decina di metri di diametro e pesanti un migliaio di tonnellate entrano nell'atmosfera ed esplodono. Non tutta la materia del sistema solare si è riunita per formare i pianeti; i frammenti di roccia e di ghiaccio viaggiano attraverso lo spazio su orbite fortemente ellittiche che li portano verso il Sole. Le comete sono corpi planetari di ghiaccio che, avvicinandosi al Sole cominciano ad evaporare generando una lunga coda luminosa; gli asteroidi sono blocchi di roccia la maggior parte dei quali si muove in una fascia compresa tra Marte e Giove; i meteoriti sono frammenti rocciosi che, venendo in contatto con l'atmosfera terrestre, si incendiano per attrito. Sono le cosiddette "stelle cadenti". Mentre i meteoriti più piccoli bruciano completamente, quelli di maggiori dimensioni raggiungono il suolo. Il più grande meteorite mai ritrovato è quello di Hoba, in Namibia, pesante 60 tonnellate. Ma la Terra conserva, spesso nascoste dalla vegetazione o semicancellate dall'erosione, le ferite provocate da un grande numero di meteoriti che l'hanno colpita in un passato più o meno lontano. -------------------------------------------------------------------- DISEGNO A Che cos' è un meteorite 1) I meteoriti sono frammenti di roccia che sono riusciti ad attraversare l'atmosfera e a giungere sino al suolo. La loro velocità, al momento in cui entrano nell'atmosfera terrestre a 120 chilometri di altezza, varia tra gli 11 e i 72 chilometri/secondo. 2) Tra i 120 e gli 80 chilometri I micrometeoriti (con diametro inferiore a 1 centimetro) sono i primi ad essere rallentati. L'attrito con l'aria li riscalda e li fa incendiare: sono le stelle cadenti. 3) Tra gli 80 e i 10 chilometri Anche i frammenti più grandi, a contatto con l'aria via via più densa, rallentano mentre per l'attrito si riscaldano raggiungendo temperature di alcune migliaia di gradi. Da terra appaiono come palle di fuoco seguite da una scia biancastra (polvere e vapore). In questa fase i meteoriti perdono fino al 95% della loro massa. 4) L'arrivo sulla Terra I meteoriti con diametro superiore a una decina di metri, troppo grandi per essere interamente consumati nell'atmosfera, giungono al suolo, dove scavano crateri più o meno grandi scagliando a distanza una massa di materiale 100 volte superiore alla loro. I crateri hanno un diametro pari a circa 20 volte quello del meteorite. 5) Termosfera (da 80 a 500 chilometri) 6) Mesosfera (da 50 a 80 chilometri) 7) Stratosfera (da 10 a 50 chilometri) 8) Troposfera (da 1 a 10 chilometri). -------------------------------------------------------------------- DISEGNO B Le condriti 1) Le condriti, che rappresentano il 65% di tutti i meteoriti, provengono da corpi celesti che hanno subito minime trasformazioni da quando si è formato il sistema solare, 4,4 miliardi di anni fa. 2) Ferro, pietra, miste Provengono da corpi che hanno subito un riscaldamento e, quindi, delle trasformazioni chimiche; le rocce, fondendo, si sono separate in vari strati: ferro al centro, silicati in superficie. Frammentandosi questi corpi danno luogo a tre tipi di meteoriti: di ferro, di pietra ("acondriti") o misti.


RICERCHE USA Balbuzie? Leggete in coro
Autore: E_GI

ARGOMENTI: TECNOLOGIA, MEDICINA E FISIOLOGIA
NOMI: P. T. FOX
LUOGHI: ESTERO, AMERICA, USA, TEXAS, CALIFORNIA

IL disturbo della balbuzie non ha trovato finora una vera spiegazione. Si sono fatte varie ipotesi che si basano o sul cattivo funzionamento dei centri dell'udito o su un difetto dei centri del linguaggio o sul mancato coordinamento tra i due. Si è detto in modo più specifico che i balbuzienti non riescono a far funzionare normalmente il sistema di controllo della parola che è un carattere dominante dell'emisfero sinistro del cervello. Sarebbero quindi dei «destrorsi della parola». Altri pensano invece a un difetto più globale del complesso sistema motorio che governa il linguaggio e le sue espressioni oltre che a una dominanza anomala dell'emisfero destro. Via via che le teorie si sviluppano diventano sempre più anatomiche, cioè legate a regioni specifiche del cervello. Ciò spiega perché gli studiosi di questo disturbo si rivolgano sempre di più a metodi che possano simultaneamente analizzare funzione e localizzazione cerebrale. Tra questi la tomografia a emissione di positroni (Pet) e la risonanza magnetica funzionale sono particolarmente adatte a mettere in rilievo non solo la «zona difettosa», ma anche il problema da riparare. In un recente studio svoltosi contemporaneamente in Texas e in California in due centri specializzati per disturbi della parola e dell'udito P.T. Fox e i suoi colleghi hanno fatto uso di una tecnica utilizzata nella terapia della balbuzie. Si tratta di far leggere in coro (e talvolta far cantare) anziché singolarmente dei brani di un testo ai soggetti balbuzienti. Il risultato è un immediato e sorprendente annullamento totale del difetto. Purtroppo si tratta di un effetto per lo più transitorio. Altre tecniche terapeutiche comportano stimolazioni uditive quali il mascheramento di certi suoni, l'emissione di suoni «neutri», oppure, oltre al canto in coro, la dizione ritmata in coro, il sussurrare o il gridare le parole. Tutte queste pratiche hanno in comune di attenuare notevolmente il fenomeno della balbuzie. Nello studio, descritto in Na ture, dieci persone affette da balbuzie vennero invitate a leggere in coro un testo composto da frasi staccate e indipendenti. La lettura eliminava completamente la balbuzie in tutti gli individui. Lo stesso procedimento venne usato per esaminare dieci soggetti normali non-balbuzienti formanti il gruppo di controllo. Paragonando i due gruppi tra di loro e i risultati della lettura in coro con quella individuale si potevano rilevare delle differenze sorprendenti nella localizzazione della aree cerebrali stimolate dall'esercizio vocale. La balbuzie era sempre seguita da una attivazione diffusa del sistema motorio (collegato ai movimenti coordinati della bocca, delle labbra, della lingua e delle corde vocali) del cervello e del cervelletto con una spiccata dominanza della parte destra del cervello contro la norma. Durante la lettura non si notava «nei soggetti balbuzienti un'attivazione delle aree uditive cerebrali di sinistra come nei soggetti normali. Tali aree hanno la funzione di controllare e coordinare la parola cioè di monitorare la fonazione e la parola. La lettura in coro diminuiva o addirittura eliminava ogni «anormalità» nei soggetti balbuzienti. Nei soggetti balbuzienti si notava pure un silenzio assoluto delle aree che comprendono il sistema fronto-temporale normalmente coinvolto nella produzione del linguaggio. In ultima analisi tale sistema interpreta gli stimoli uditivi ricevuti dall'orecchio e trasmessi alla corteccia temporale permettendoci di formulare parole intere e sensate. La conclusione dello studio è forse un po' pessimistica per chi spera in un'unica e facile soluzione per la correzione della balbuzie. Essa dimostra invece che si tratta di un fenomeno assai complesso che interessa sia le aree motorie che quelle uditive degli emisferi cerebrali, coinvolgendo in pratica tutti i meccanismi che servono alla produzione ed al monitoraggio della parola. E ci spiega perché le ipotesi avanzate finora siano state così disparate, sottolineando talvolta un difetto motorio verbale, talvolta un problema uditivo ed altre volte difetti della fonazione. (e. gi.)


Dal cervello alla lingua Il disturbo che confonde le sillabe
Autore: GIACOBINI EZIO

ARGOMENTI: TECNOLOGIA, MEDICINA E FISIOLOGIA
NOMI: G. F. EDEN
ORGANIZZAZIONI: NATIONAL INSTITUTE OF MENTAL HEALTH
LUOGHI: ESTERO, AMERICA, USA, DC, WASHINGTON
NOTE: Risonanza magnetica funzionale (fMRI)

STATISTICHE recenti dicono che il cinque-dieci per cento dei bambini che si trovano nell'età scolastica ha qualche problema nella lettura. Malgrado si tenti in diversi modi di facilitare l'apprendimento a leggere, i risultati sono scarsi. In questi bambini talvolta è chiaramente presente un difetto riconducibile al sistema nervoso chiamato dislessia. La dislessia risulta più frequente nel sesso maschile e ha una componente di familiarità. Il gene responsabile non è ancora stato identificato. Le conseguenze della dislessia vanno ben oltre il problema della lettura. Il bambino sfiduciato finisce in certi casi per trascurare la scuola. Oltre alla difficoltà di leggere un testo si riscontrano spesso problemi della parola. Questi problemi sono meno vistosi e possono perfino sfuggire all'osservatore. I bambini dislessici hanno una particolare difficoltà a ripetere certe parole anche prima che comincino a leggere. Negli adulti i problemi si manifestano specialmente nella ripetizione di parole nuove e lunghe. La difficoltà è dovuta a una diminuita abilità nello scindere i diversi suoni elementari, unità sub-sillabiche chiamate fonemi che compongono le parole. A questo punto ci si chiede se il difetto sia di tipo visivo, cioè nell'identificazione e interpretazione delle lettere che formano le parole scritte, o sia invece nella ripetizione dei suoni che esse rappresentano. Si tratta dunque di un problema della parola o dell'organizzazione visiva? Dobbiamo considerare il fatto che la scrittura (e quindi anche la lettura) esiste solo da circa 5000 anni ed è stata sempre limitata a una parte selezionata dell'umanità (ancora oggi milioni di individui nel mondo non sanno leggere). La dislessia sembra quindi un fenomeno recente e tuttora invisibile per molti; quindi è altamente improbabile che il cervello abbia potuto sviluppare delle aree cerebrali specializzate in un tempo relativamente così breve. Cercando di risolvere il mistero del cervello dislessico un gruppo di specialisti di psichiatria infantile e di radiologia del National Institute of Mental Health di Washington capeggiati da G.F. Eden ha deciso di ricorrere a una nuova applicazione della risonanza magnetica detta funzionale (fMRI). Questa tecnologia permette di analizzare il funzionamento di aree specializzate del cervello nell'individuo sveglio senza bisogno di alcun intervento particolare. I soggetti scelti dallo studio erano 20 individui dislessici dell'età media di 25 anni che presentavano anche tipici problemi fonologici. In questi pazienti fu possibile individuare con precisione le aree del cervello associate al fenomeno dislessico chiedendo loro di seguire dei punti mobili a casaccio e in ogni direzione su uno schermo. La regione del cervello che risponde più fortemente ad uno stimolo visivo mobile è la così detta area V che si trova a cavallo tra il lobo occipitale (posteriore) collegato alla vista e quello temporale (laterale), collegato alla parola. Nei dislessici esaminati l'area V mancava di rispondere adeguatamente allo stimolo visivo mobile. Precedenti studi avevano già dimostrato che l'attività di varie aree cerebrali legate alla parola non rispondono normalmente quando si sottopone un soggetto dislessico a un test basato sul rimare certe parole. Il test esige la separazione dei vari fonemi di cui è composto il nome per poter formare la rima. Ad esempio per rimare le parole tazza e razza si deve separare mentalmente la desinenza «zza» da «ta» e «ra». I nuovi studi dimostrano quindi un doppio difetto dei dislessici; il primo consiste di un problema di linguaggio cioè la difficoltà nel comprendere la forma fonetica delle parole scritte (divisione delle parole in distinti fonemi elementari). Il secondo è il problema di analizzare la sequenza visiva di oggetti in moto. Come si riconciliano tali difetti e come spiegano il fenomeno dislessico? Si è parlato di uno «stress visivo», di difficoltà nei movimenti oculari, di difetti fonologici e di interpretazione delle parole lette. Nei pazienti di Eden fonologia e visione sono altrettanto colpite. La spiegazione non è necessariamente tutta qui. Per cogliere la differenza tra le varie consonanti dobbiamo prima esser in grado di distinguere rapidamente le variazioni di frequenza dei suoni che le compongono. E' quindi possibile che al doppio difetto (vista e fonologia) si aggiunga anche un problema di udito. Ciò porterebbe ad una interpretazione globale e complessa della dislessia che spiegherebbe la difficoltà di vari interventi pedagogici. L'importanza dei nuovi dati sta anche nella attuale possibilità di poter individuare mediante la fMRI soggetti dislessici sin dall'inizio quando il bambino sta imparando a ripetere le parole e aiutarlo a correggere già prima che impari a leggere. Un intervento del genere potrebbe risultare vantaggioso. Ezio Giacobini


Il computer aiuta chi è in difficoltà Talvolta i bambini più intelligenti sono dislessici
Autore: COHEN ESTER

ARGOMENTI: INFORMATICA, PSICOLOGIA
NOMI: WEST THOMAS
ORGANIZZAZIONI: ORTON DYSLEXIA SOCIETY
LUOGHI: ESTERO, AMERICA, USA, MASSACHUSETTS, BOSTON

LEONARDO da Vinci e Albert Einstein erano dislessici. Anche Nicholas Negroponte, il fondatore dei Media Lab del Massachusetts Institute of Technology, è dislessico. Il disturbo non ha impedito a questi illustri personaggi di eccellere negli studi e dare il loro contributo di conoscenza all'umanità. Al contrario, secondo il ricercatore americano Thomas West, peraltro dislessico anche lui, con l'avanzare delle tecnologie informatiche che privilegiano sempre più le immagini rispetto alla parola scritta, i dislessici sarebbero addirittura avvantaggiati. Nel suo libro «In the mind's eye» (Nell'occhio della mente) West afferma che esiste un'altra faccia della dislessia: non solo quello che appare agli occhi di genitori, insegnanti e terapisti, ovvero un disturbo della lettura e più in generale, a seconda dei casi, dell'apprendimento, ma anche un'abilità spesso altamente sviluppata, di pensare in termini visuali e spaziali e di risolvere i problemi attraverso percorsi mentali non verbali. Occorre soltanto, spiega lo studioso, che ha esposto in questi giorni la sua teoria al congresso della Orton Dyslexia Society di Boston, negli Stati Uniti, aiutare questi soggetti durante l'età evolutiva, a riconoscere e sfruttare le loro capacità. Perché la vita di una persona che soffre di dislessia, secondo Thomas West, anche nei casi in cui è ricca di successi scolastici e sociali, è una continua battaglia «in un mondo fatto di testo, dove la parola è denaro». Il tema della dislessia è ampiamente dibattuto nella comunità scientifica e, come si può leggere in questa stessa pagina, è oggetto di molte ricerche. Un concetto acquisito, tuttavia, è che il dislessico non è «malato» che deve «guarire». E' piuttosto una persona con una particolare struttura cognitiva-linguistica, i cui disturbi, con adeguati sostegni (per esempio la logopedia, servizio gratuito in Usl e ospedali), possono essere compensati o bypassati. Ciò che occorre verificare, però, è che si tratti davvero di un problema di dislessia e non piuttosto di un deficit dell'apprendimento dovuto ad altre cause. In Italia la scuola dell'obbligo segnala che circa il venti per cento dei bambini presenta problemi di apprendimento: è un dato molto disomogeneo che solo in minima parte è riferibile a dislessia pura. Le cifre, non sempre concordanti, indicano una percentuale nazionale di disturbi dislessici puri che va dal due per cento al due per mille. Sono bambini intelligenti che pur non parlando bene e leggendo a fatica, comprendono il significato delle parole. Spesso sono in grado di imparare anche meglio dei loro compagni cosiddetti normali se, per esempio, qualcuno legge loro le lezioni. Per questo registratore e computer, che emettono suoni e visualizzano immagini, sono diventati oggi strumenti didattici e terapeutici indispensabili. E la carriera scolastica sarebbe totalmente normale se la scuola italiana fosse arricchita di laboratori informatici e potesse considerare valido ai fini legali un esame scritto su un supporto digitale. L'informatica diventerà sempre più un grimaldello per i dislessici per entrare, dalla porta principale, nella normale vita scolastica e lavorativa. E secondo Thomas West, anche per primeggiare proprio nei settori all'avanguardia. Nel congresso di Boston (dove altri studiosi hanno esposto nuove teorie sulla dislessia in chiave genetica e neuroendocrina) ha ipotizzato che la particolare struttura cognitiva dei dislessici potrebbe risalire alle origini della specie umana quando possedere capacità di apprendimento basate sull'udito e sulla visione poteva rappresentare una strategia di sopravvivenza poi soppiantata dalla comunicazione verbale e dalla scrittura. «Più l'informazione si integrerà con l'immagine, come sta accadendo, - dice West - più l' "antica" struttura mentale dei dislessici diventerà straordinariamente utile e vincente». Ester Cohen


INQUINAMENTO LUMINOSO Il diritto alle stelle Una legge per proteggere il cielo
Autore: PRESTINENZA LUIGI

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ENERGIA
NOMI: BALDINELLI LUIGI, DI SORA MARIO
ORGANIZZAZIONI: SOCIETA' ASTRONOMICA ITALIANA, UNIONE ASTROFILI ITALIANI
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Esempi di illuminazione pubblica «buona» e «cattiva»

E' stato ripresentato al Senato, con le firme di Lino Diana, Casadei Monti, Di Ricco, Palumbo, Monticone, Fumagalli Carulli e altri diciassette senatori che rappresentano un po' tutti i gruppi, sia di maggioranza sia di opposizione, un disegno di legge che il Parlamento precedente non aveva trovato modo di discutere e che oltre tutto era accompagnato da relazioni non tutte convincenti. Il titolo del provvedimento è: «Misure in tema di risparmio energetico ad uso di illuminazione esterna e di lotta all'inquinamento luminoso» . Ora tutto il problema dell'inquinamento luminoso è posto molto meglio a fuoco, e la relazione introduttiva fa esplicito riferimento «all'opera di sensibilizzazione svolta dalla Società Astronomica italiana» e, aggiungeremmo, dall'Unione Astrofili italiani, che vi dedica un'apposita sezione di ricerca e se n'è occupata nel congresso di settembre a Cittadella, relatore un noto astronomo non professionista, il bolognese Luigi Baldinelli. La questione è ben conosciuta, benché stenti a raggiungere la grande massa del pubblico e a sensibilizzare adeguatamente i mezzi di informazione: anche la luce, in sostanza, come il rumore e i pesticidi, può inquinare quando è eccessiva, mal diretta, addirittura orientata intenzionalmente verso il cielo, come i raggi laser proiettati da una discoteca di Camporovere di Roana che aumentano intollerabilmente la diffusione luminosa nell'atmosfera in prossimità del maggiore osservatorio astronomico d'Italia, quello di Asiago, compromettendone le ricerche e le possibilità degli strumenti più potenti e moderni, collocati ai 1300 metri di Cima Ekar. Quest'ultimo caso, assolutamente macroscopico, ha provocato un'interrogazione di tre consiglieri regionali e una decisa presa di posizione del maggior quotidiano delle Venezie. Ma il problema è più vasto e va messo a fuoco per due diverse strade, che poi portano al medesimo fine. Con la necessaria premessa che nessuno vuol tornare all'oscuramento e alle candele degli anni di guerra. Una prima via è quella del risparmio energetico che si otterrebbe con un'illuminazione affidata a diffusori adatti, meglio orientata (verso il suolo e non verso l'alto), utilizzante lampade al sodio a bassa pressione. In tal senso il Comune di Firenze ha già adottato norme per l'uniformità degli impianti di illuminazione esterna, pubblica e privata; e quello di Catania ha in corso l'impianto di nuovi diffusori o il graduale adattamento di quelli vecchi, ottenendo un risparmio attuale di circa 700 milioni di lire, dice la relazione parlamentare. Le misure più efficaci sono contenute nel regolamento emanato dal Comune di Frosinone, grazie al concorso di Mario Di Sora, animatore degli astrofili locali, che è fra i diretti ispiratori del progetto di legge nazionale. Gli impianti d'illuminazione del Comune laziale devono essere in grado di ridurre la quantità di luce emessa dopo le 23 con l'ora solare e le 24 con l'ora legale, le lampade debbono essere orientate parallelamente alle superfici da illuminare e quelle già esistenti vanno adeguate entro cinque anni. Nell'illuminazione degli edifici pubblici va adottata la tecnica «radente dall'alto». Comuni vicini si sono già adeguati. Era tempo: è stato calcolato che in Italia per la sola illuminazione pubblica sono stati impiegati annualmente 4668 milioni di kWh, che diventano oltre 6000 milioni con quella privata. Si potrebbero risparmiare centinaia di miliardi di lire, oggi completamente sprecati. La seconda traccia è quella del rispetto dell'ambiente. Di questo fa parte, innegabilmente, il cielo stellato, la cui meravigliosa visione è ormai interdetta, praticamente, da tutte le nostre città, grandi e piccole, per la diffusa insensibilità delle amministrazioni locali e una malintesa esigenza di sicurezza (che si raggiunge in ben altri modi). Ci sono poi le ragioni della ricerca e dell'osservazione scientifica e divulgativa. Nel nostro Paese operano una dozzina di Osservatori statali e varie decine di specole «civiche» aperte al pubblico, per iniziativa o col concorso di enti locali: vogliamo consentir loro di lavorare? Il progetto di legge prevede infatti delle adeguate fasce di rispetto per ridurre la diffusione luminosa, che scende di molto con l'uso di impianti ben progettati. Una metropoli come New York ha già guadagnato mezza magnitudine celeste nella visibilità delle stelle, da noi la Regione Umbria ha in via di approvazione precise disposizioni per combattere l'inquinamento dei cieli. Norme che già ci sarebbero, del resto, anche in Italia (leggi 9 e 10 del 1991); nella Svizzera italiana sono affidate a una legge cantonale del 1957, applicata con elvetica puntualità. Al servizio di una questione di civiltà. Luigi Prestinenza


METROLOGIA Il peso va, la massa resta Una bilancia da usare in orbita
Autore: RIVETTI ANTONIO, MARTINI GIANNI

ARGOMENTI: METROLOGIA
ORGANIZZAZIONI: ISTITUTO DI METROLOGIA «G. COLONNETTI»
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TORINO (TO)

L'ASTRONAUTA a bordo di una navicella spaziale in orbita intorno alla Terra sperimenta la condizione di assenza di peso, sottoposto com'è all'azione di due forze uguali e contrarie: la forza peso, dovuta all'attrazione gravitazionale del nostro pianeta, che tende ad attrarlo verso Terra; e la forza centrifuga, dovuta al moto di rivoluzione del satellite intorno alla Terra, che invece tende ad allontanarlo. L'astronauta dunque fluttua all'interno del satellite e ha di fatto peso nullo. Ma la sua massa è la stessa che aveva sulla Terra, e lo stesso vale per tutti gli oggetti che fluttuano intorno a lui. La misura della massa di un corpo viene normalmente eseguita sulla Terra utilizzando una bilancia, uno strumento cioè che misura la forza con cui esso viene attratto per gravità verso terra (la forza-peso). E' evidente che in assenza di peso nessuna delle bilance «terrestri» è utilizzabile, e per «pesare» il nostro astronauta o uno qualsiasi degli oggetti che fluttuano intorno a lui, si dovrà ricorrere ad altri metodi di misura, ad esempio sfruttando le caratteristiche inerziali della massa anziché quelle gravita zionali. Misurare la massa inerziale o la massa gravitazionale di un corpo è infatti la stessa cosa, secondo il Principio di Equivalenza postulato da Einstein e verificato a tutt'oggi con un'incertezza inferiore a una parte su cento miliardi. Per effettuare una misura della massa inerziale si possono utilizzare diversi metodi, fra cui quello basato sulla misura della centrifuga agente su un corpo quando questo viene fatto ruotare intorno ad un asse. L'oggetto da «pesare» risulta allora sottoposto a un campo di forze stazionario, e ciò, diversamente da altri metodi, consente la misura di oggetti di qualsiasi natura, solidi, liquidi, polveri, gel e perfino esseri viventi. Se infatti si adottano opportuni accorgimenti (avviamento e arresto dolce, bassa velocità di rotazione), l'oggetto in esame quasi non si accorge di essere «centrifugato», e sperimenta una sorta di gravità artificiale. Nell'applicazione del metodo centrifugo esiste tuttavia un'insidia nascosta: per ottenere il valore della massa dell'oggetto è necessario individuarne con estrema precisione (entro pochi millesimi di millimetro) la posizione del baricentro, ciò che, se già è difficile nel caso di un solido regolare, è praticamente impossibile quando l'oggetto è di forma qualsiasi. Questo ostacolo, a prima vista insormontabile, è invece facilmente aggirabile adottando un semplice artificio che consiste nell'eseguire, invece di una, due successive misure sull'oggetto in esame, spostando quest'ultimo fra una misura e l'altra, di una quantità nota. E' allora possibile risalire al valore della massa incognita inserendo nei calcoli il valore dello spostamento effettuato, anziché il raggio baricentrico incognito. Un prototipo di bilancia inerziale basata sul metodo centrifugo è stato recentemente sviluppato presso l'Istituto di Metrologia «G. Colonnetti». Molto schematicamente, la bilancia è costituita da un disco rotante sul quale una piattaforma può essere spostata radialmente fra due riferimenti fissi sul disco e posti fra loro a distanza nota. Alla piattaforma è sospeso mediante speciali cerniere elastiche il piattello di misura, anch'esso mobile radialmente e destinato ad alloggiare gli oggetti da «pesare»: una molla di trazione trattiene verso l'asse di rotazione il piattello, esercitando su di esso un'azione centripeta. La misura consiste nell'equilibrare la forza centripeta esercitata dalla molla con la forza centrifuga agente sul gruppo oggettopiùpiattello per effetto della rotazione del disco: la regolazione della velocità di rotazione è ottenuta con un controllo «ad anello chiuso», tendente a mantenere il piattello nella sua posizione di zero, posizione che viene rilevata mediante un sensore ad elevata sensibilità (Lvdt). Questo prototipo, capace di misurare la massa di oggetti di varia natura con una portata massima di 500 grammi e con un'incertezza inferiore a 0,1 g, è stato realizzato con la collaborazione di Alenia Spazio e con finanziamenti dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi). E' un modello «di terra» già pensato per operare in condizioni di micro-gravità, ma non ancora «spazializzato», cioè non ottimizzato per il volo spaziale dal punto di vista dei pesi, degli ingombri e delle normative specifiche. Recentemente esso è stato presentato ad un simposio organizzato dall'Agenzia Spaziale Europea presso il centro Esoc di Darmstadt, in vista di un suo possibile utilizzo sulla futura Stazione Spaziale Internazionale il cui lancio è previsto per la fine degli Anni 90. Antonio Rivetti Gianni Martini Cnr, Istituto Colonnetti, Torino


FONTI ALTERNATIVE Via col vento (in Cornovaglia) Analizziamo vantaggi e difficoltà dell'energia eolica
Autore: MARTINENGO ROBERTO

ARGOMENTI: ENERGIA, ECOLOGIA
LUOGHI: ESTERO, EUROPA, REGNO UNITO, GRAN BRETAGNA

SI torna a guardare con interesse a una fonte di energia che l'uomo usa da migliaia di anni: il vento. Benché ostacolate dalla maggior economicità delle fonti convenzionali, come il petrolio, le turbine a vento vanno diffondendosi in tutto il mondo. Non si è inventato nulla: i tecnici si sono ispirati ai tradizionali mulini a vento, applicando ad essi le più moderne tecnologie. Diamo un'idea di come sia fatta una turbina a vento costruita con i più moderni criteri, partendo da quelle che abbiamo visto nella Cornovaglia inglese. Una torre alta trenta metri e larga 2,2 in acciaio sostiene una navicella o gondola finale in fibra di vetro, delle dimensioni di 5, 7 metri per 2,65 per 2,95; nel suo ombelico sono inserite le pale della turbina a vento, che sono quattro a 90 gradi, ciascuna della lunghezza di 16,8 metri. Funzionano in senso antiorario e sono anch'esse in fibra di vetro; azionano un generatore elettrico la cui potenza, quantificata nelle 24 ore, è di 400 kW. Il peso totale del complesso è di 54.000 chili. La costruzione è appannaggio di un'industria danese che ne detiene praticamente il monopolio in Europa. I costi: l'energia elettrica prodotta dal vento è ancora parecchio più costosa di quella dei mezzi convenzionali. Naturalmente i prezzi pagati scendono con l'istallazione in zone fortemente ventose e con la crescita del numero degli impianti. Il rumore: largamente tollerabile e non fastidioso. Spesso si può confondere, a poca distanza, con i rumori della campagna notturna. L'impatto ambientale: come già detto è nullo dal punto di vista dell'inquinamento. Dal punto di vista estetico possiamo dire che le torri candide sullo sfondo della campagna verde sono addirittura belle, agricoltura e pastorizia convivono serenamente con le torri. Rari i casi di volatili feriti o uccisi dalle pale rotanti. In ogni caso, è stato notato come gli uccelli, notoriamente assai adattabili, imparino subito a convivere senza problemi con le pale rotanti. Sicurezza: quasi assoluta. Infatti i rarissimi casi di incidenti sono dovuti solamente alla frantumazione di una pala o colpita dal fulmine o per un eccezionale difetto di costruzione. Interferenze televisive: rare ma possibili. Sono ovviabili con semplici espedienti tecnici quali riallineamenti delle antenne o controllo dei ripetitori. Possiamo quindi concludere che i vantaggi sono tutti da una parte, esclusi i costi. Problema grave che però sarà attenuato dai miglioramenti tecnici e dalla maggiore diffusione. La pressione, nell'opinione pubblica mondiale, a favore di fonti di energia non inquinanti, è altissima. Le fonti di petrolio si esauriranno entro i prossimi 50 anni. Le centrali atomiche, non a torto visti gli incidenti avvenuti, preoccupano molto. La ricerca di fonti di energia non inquinanti si fa così più seria e pressante. Infatti, come previsione per l'anno 2000, avremo nel mondo la seguente potenza installata in megawatt: Italia 600, Francia 500, Spagna 750, Israele 200, Egitto 1250, Stati Uniti 10.000, per finire con l'Inghilterra, dalla quale abbiamo questi dati: che dalle attuali centinaia è in progresso verticale. La nota idilliaca è poi che, nei pascoli dove sporgono questi «mulini a vento», si vedono le pecore ripararsi dal vento dietro quelle stesse torri che con il vento funzionano. Roberto Martinengo


TUTTOSCIENZE SCUOLA. MATEMATICA IN NATURA Il girasole e i numeri di Fibonacci Come sono ordinate le spirali di semi nel capolino del fiore
Autore: GALANTE LORENZO

ARGOMENTI: MATEMATICA
NOMI: FIBONACCI LEONARDO
LUOGHI: ITALIA

QUANTE fanciulle con una margherita fra le mani hanno chiesto ai petali del fiore di rispondere al loro quesito d'amore: m'ama, non m'ama... Vi siete mai domandati perché si siano rivolte a una pianta e non a un qualsiasi altro oggetto che si presti al gioco? Il motivo è forse da ricercare nell'animo romantico delle ragazze in grado di scorgere nella semplicità e nella simmetria della margherita i simboli della purezza e della bellezza. Non è strano, dunque, che questi fiori destino anche l'interesse dei matematici, sempre attratti dalla semplicità, dalle simmetrie e, perché no, dalla bellezza. Ma in quale modo la matematica può avere a che fare con la botanica? Basta muovere qualche passo in questo strano mondo di confine, per rendersene conto. Prendiamo ad esempio un bel girasole, che, appartenendo alla stessa famiglia delle margherite, si può considerare un suo ingrandimento naturale. Chi è dotato di spirito d'osservazione non faticherà a distinguere due famiglie di spirali dirette in senso opposto, che dal centro del capolino (apice) si dirigono là dove spuntano i petali. Le piccole protuberanze che delineano questo disegno sono dette primordi; esse nascono dall'apice e, durante la crescita della pianta, migrano verso l'esterno, dando vita nella zona di frontiera del capolino ad un petalo o a una foglia. I primordi che appaiono per primi si allontanano di più, è quindi possibile risalire al loro ordine di apparizione valutando la distanza che li separa dall'apice. Le persone pazienti potranno provare a contare quante spirali procedono in senso orario e quante in senso antiorario; vi risparmio la fatica: a seconda della specie si potranno trovare 34 spirali appartenenti alla prima famiglia e 55 alla seconda, oppure 55 e 89 e infine anche 89 e 144. Eseguito il conteggio, qualcuno potrà notare che i numeri, apparentemente casuali, che abbiamo appena citato, appartengono alla famosissima successione di Fibonacci (1180 circa - 1250), definita in modo tale che il suo ennesimo elemento sia dato dalla somma dei due immediatamente precedenti. Non resta che definire i due elementi di partenza, 1 ed 1, per ottenere l'intera sequenza, abbiamo così: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89.... e così via] Quasi 800 anni fa Fibonacci propose questo insieme di numeri per rispondere ad un quesito sulla proliferazione di una famiglia di conigli, oggi la successione è famosa per le strane proprietà di cui gode. A noi interessa notare che il rapporto tra due numeri di Fibonacci successivi (55/34=1.6176..., 89/55=1.61818...,..) approssima sempre meglio, man mano che ci spostiamo verso destra all'interno della successione, un numero molto particolare: g=1. 618033988....., noto sin dall'antichità col nome di sezione aurea. I Greci, per primi, si resero conto che si trattava di un numero irrazionale, cioè con infinite cifre decimali sistemate in modo non periodico, e attribuirono un ruolo estetico particolare. Pare ad esempio che il rettangolo più gradevole all'occhio umano debba avere il lato maggiore e quello minore in proporzione aurea. E' curioso come la natura sembri voler dare ragione all'intuizione dei Greci: in alcune conchiglie marine, ad esempio, troviamo spirali ottenibili a partire da una successione infinita di rettangoli aurei. Anche nel caso dei girasoli o delle margherite possiamo trovare un accordo del genere; fra poco capiremo perché] Alcuni scienziati hanno mostrato che, considerando una spirale molto stretta e tracciando su di essa punti successivi separati da un angolo pari a 360x(2-g), circa 137o, si ottengono due famiglie di spirali orientate in senso opposto. E, in virtù della relazione che intercorre tra l'angolo scelto, la sezione aurea ed i numeri di Fibonacci, il numero di raggi delle due famiglie di spirali è proprio dato da due elementi consecutivi della successione di Fibonacci. Ora numerando in ordine cronologico i primordi di un fiore di girasole è possibile osservare con una certa meraviglia che essi si dispongono proprio lungo una spirale molto stretta e che la distanza angolare che li separa è di circa 137o. Soffermandoci un attimo a riflettere, notiamo che la scelta di un valore angolare irrazionale è quanto mai azzeccata, garantisce infatti una distribuzione uniforme dei petali intorno al capolino; consideriamo invece cosa sarebbe potuto accadere, selezionando tra gli infiniti valori possibili, un numero razionale, per esempio 180. In questo caso avremmo una disposizione dei primordi lungo due radiali opposte, e quindi un fiore con due soli petali piuttosto buffi] Nessuno può dire se tutto ciò sia dovuto a uno scherzo del caso o se la natura abbia effettivamente operato una scelta. E' anche possibile che si tratti di un tentativo dell'uomo, alla disperata ricerca di una spiegazione razionale a tutti i fenomeni che lo circondano. Sta di fatto che, ancora una volta, la natura ci appare incredibilmente saggia ed efficiente, forse dovremmo imparare a fidarci maggiormente di lei. Lorenzo Galante


INQUINAMENTO LUMINOSO Il diritto alle stelle Una legge per proteggere il cielo
Autore: PRESTINENZA LUIGI

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ENERGIA
NOMI: BALDINELLI LUIGI, DI SORA MARIO
ORGANIZZAZIONI: SOCIETA' ASTRONOMICA ITALIANA, UNIONE ASTROFILI ITALIANI
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Esempi di illuminazione pubblica «buona» e «cattiva»

E' stato ripresentato al Senato, con le firme di Lino Diana, Casadei Monti, Di Ricco, Palumbo, Monticone, Fumagalli Carulli e altri diciassette senatori che rappresentano un po' tutti i gruppi, sia di maggioranza sia di opposizione, un disegno di legge che il Parlamento precedente non aveva trovato modo di discutere e che oltre tutto era accompagnato da relazioni non tutte convincenti. Il titolo del provvedimento è: «Misure in tema di risparmio energetico ad uso di illuminazione esterna e di lotta all'inquinamento luminoso» . Ora tutto il problema dell'inquinamento luminoso è posto molto meglio a fuoco, e la relazione introduttiva fa esplicito riferimento «all'opera di sensibilizzazione svolta dalla Società Astronomica italiana» e, aggiungeremmo, dall'Unione Astrofili italiani, che vi dedica un'apposita sezione di ricerca e se n'è occupata nel congresso di settembre a Cittadella, relatore un noto astronomo non professionista, il bolognese Luigi Baldinelli. La questione è ben conosciuta, benché stenti a raggiungere la grande massa del pubblico e a sensibilizzare adeguatamente i mezzi di informazione: anche la luce, in sostanza, come il rumore e i pesticidi, può inquinare quando è eccessiva, mal diretta, addirittura orientata intenzionalmente verso il cielo, come i raggi laser proiettati da una discoteca di Camporovere di Roana che aumentano intollerabilmente la diffusione luminosa nell'atmosfera in prossimità del maggiore osservatorio astronomico d'Italia, quello di Asiago, compromettendone le ricerche e le possibilità degli strumenti più potenti e moderni, collocati ai 1300 metri di Cima Ekar. Quest'ultimo caso, assolutamente macroscopico, ha provocato un'interrogazione di tre consiglieri regionali e una decisa presa di posizione del maggior quotidiano delle Venezie. Ma il problema è più vasto e va messo a fuoco per due diverse strade, che poi portano al medesimo fine. Con la necessaria premessa che nessuno vuol tornare all'oscuramento e alle candele degli anni di guerra. Una prima via è quella del risparmio energetico che si otterrebbe con un'illuminazione affidata a diffusori adatti, meglio orientata (verso il suolo e non verso l'alto), utilizzante lampade al sodio a bassa pressione. In tal senso il Comune di Firenze ha già adottato norme per l'uniformità degli impianti di illuminazione esterna, pubblica e privata; e quello di Catania ha in corso l'impianto di nuovi diffusori o il graduale adattamento di quelli vecchi, ottenendo un risparmio attuale di circa 700 milioni di lire, dice la relazione parlamentare. Le misure più efficaci sono contenute nel regolamento emanato dal Comune di Frosinone, grazie al concorso di Mario Di Sora, animatore degli astrofili locali, che è fra i diretti ispiratori del progetto di legge nazionale. Gli impianti d'illuminazione del Comune laziale devono essere in grado di ridurre la quantità di luce emessa dopo le 23 con l'ora solare e le 24 con l'ora legale, le lampade debbono essere orientate parallelamente alle superfici da illuminare e quelle già esistenti vanno adeguate entro cinque anni. Nell'illuminazione degli edifici pubblici va adottata la tecnica «radente dall'alto». Comuni vicini si sono già adeguati. Era tempo: è stato calcolato che in Italia per la sola illuminazione pubblica sono stati impiegati annualmente 4668 milioni di kWh, che diventano oltre 6000 milioni con quella privata. Si potrebbero risparmiare centinaia di miliardi di lire, oggi completamente sprecati. La seconda traccia è quella del rispetto dell'ambiente. Di questo fa parte, innegabilmente, il cielo stellato, la cui meravigliosa visione è ormai interdetta, praticamente, da tutte le nostre città, grandi e piccole, per la diffusa insensibilità delle amministrazioni locali e una malintesa esigenza di sicurezza (che si raggiunge in ben altri modi). Ci sono poi le ragioni della ricerca e dell'osservazione scientifica e divulgativa. Nel nostro Paese operano una dozzina di Osservatori statali e varie decine di specole «civiche» aperte al pubblico, per iniziativa o col concorso di enti locali: vogliamo consentir loro di lavorare? Il progetto di legge prevede infatti delle adeguate fasce di rispetto per ridurre la diffusione luminosa, che scende di molto con l'uso di impianti ben progettati. Una metropoli come New York ha già guadagnato mezza magnitudine celeste nella visibilità delle stelle, da noi la Regione Umbria ha in via di approvazione precise disposizioni per combattere l'inquinamento dei cieli. Norme che già ci sarebbero, del resto, anche in Italia (leggi 9 e 10 del 1991); nella Svizzera italiana sono affidate a una legge cantonale del 1957, applicata con elvetica puntualità. Al servizio di una questione di civiltà. Luigi Prestinenza


SCAFFALE Autori vari: «Medicina e biologia», Zanichelli
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: BIOLOGIA, MEDICINA E FISIOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

IL dizionario enciclopedico italiano-inglese e inglese- italiano «Medicina e biologia», di Giovanni Delfino, Eudes Lanciotti, Gianfranco Liguri e Massimo Stefani è una edizione molto arricchita del precedente dizionario pubblicato da Zanichelli nel 1990. In appena sei anni l'evoluzione delle conoscenze bio-mediche è stata così veloce da far apparire quest'opera sostanzialmente nuova: sono ottomila le voci aggiunte e diecimila le nuove accezioni. Il taglio enciclopedico rende il dizionario utilissimo per un aggiornamento rapido sul significato dei 41.000 termini italiani e dei 48.000 inglesi che contiene, anche al di là dell'uso che se ne può fare nei lavori di traduzione. I settori specialistici presi in esame sono una settantina, dalla medicina alla zoologia. In appendice troviamo unità di misura, dati chimico-fisici, fisiologici, biochimici e nutrizionali, classificazioni.


SCAFFALE Di Napoli Gennaro e Mercalli Luca: «Moncalieri: 130 anni di meteorologia», Ed. Società Meteorologica Subalpina
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: METEOROLOGIA
LUOGHI: ITALIA

A partire dai lontani contributi di Galileo e Torricelli, la meteorologia moderna ha tra i suoi fondatori padre Francesco Denza, e come culla l'osservatorio che egli fece funzionare su una terrazza del Real Collegio Carlo Alberto, a Moncalieri. Dobbiamo a Denza una delle serie di dati meteo più lunghe disponibili non solo in Italia ma nel mondo e l'idea fondamentale di costituire una rete per rilevare i dati su tutto il territorio nazionale: 130 anni di meteorologia a Moncalieri, dal 1865 al 1994, sono ora documentati e interpretati in questo volume di Gennaro Di Napoli e Luca Mercalli, che non solo hanno fatto un lavoro rigoroso ma non hanno mai perso di vista l'uso a fini pratici dei dati disponibili, in primo luogo per la prevenzione delle alluvioni. Una sintesi delle conclusioni: in 130 anni a Moncalieri, cioè sul 45o parallelo, a un passo da Torino, la temperatura media è aumentata di un grado, la pioggia è diminuita, specie in estate e in inverno, la neve si è dimezzata.


SCAFFALE Goldfinger Charles: «L'utile e il futile», Utet
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: INFORMATICA
LUOGHI: ITALIA

Per secoli la produzione di un qualunque settore economico si è misurata in tonnellate. Oggi, nell'era informatica, avanzano le produzioni e i consumi immateriali. Il software diventa sempre più importante dell'hardware, l'informazione è ormai un bene primario, fare finanza significa spostare dati nelle reti telematiche. Spettacoli, letture, divertimenti acquistano rilievo crescente rispetto ai beni «solidi». Si passa, per dirla con Negroponte, da un mondo basato sugli atomi a un mondo basato sui bit: la «soscietà immateriale». Nella stessa collana, «Le telecomunicazioni che cambiano», di Robin Mansell.


SCAFFALE Ferrero Marco: «Excel 95 per tutti», Apogeo
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: INFORMATICA
LUOGHI: ITALIA

Fare preventivi, calcolare interessi bancari o dati statistici di qualsiasi tipo: ecco alcune applicazioni del programma Excel per Windows 95. Marco Ferrero nel suo manuale ha riassunto in modo efficace tutto ciò che è opportuno sapere se si usa questo software. Dello stesso editore segnaliamo la versione aggiornata di «Navigare con Internet» di Paul Gilster, la nuova edizione di «HTLM» (il linguaggio ipertestuale) di Roberto Boschin, «Perl» di Christian Neuss e Johan Vromans, e «Jawa» di Laura Lemay e Charles Perkins, completo di Cd-Rom.


SCAFFALE Rambelli Angelo e Pasqualetti Marcella: «Nuovi fondamenti di micologia», Jaka Book
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: DIDATTICA
LUOGHI: ITALIA

Un manuale scientifico sui funghi (secondo la sistematica più recente) e sulla loro biologia, con una appendice dedicata ai licheni (simbiosi di funghi e alghe), a cura di Antonella Bartoli. Un'opera nata per la didattica, ma leggibile con profitto da chiunque sia interessato alla natura. Piero Bianucci


INQUINAMENTO LUMINOSO Il diritto alle stelle Una legge per proteggere il cielo
Autore: PRESTINENZA LUIGI

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ENERGIA
NOMI: BALDINELLI LUIGI, DI SORA MARIO
ORGANIZZAZIONI: SOCIETA' ASTRONOMICA ITALIANA, UNIONE ASTROFILI ITALIANI
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Esempi di illuminazione pubblica «buona» e «cattiva»

E' stato ripresentato al Senato, con le firme di Lino Diana, Casadei Monti, Di Ricco, Palumbo, Monticone, Fumagalli Carulli e altri diciassette senatori che rappresentano un po' tutti i gruppi, sia di maggioranza sia di opposizione, un disegno di legge che il Parlamento precedente non aveva trovato modo di discutere e che oltre tutto era accompagnato da relazioni non tutte convincenti. Il titolo del provvedimento è: «Misure in tema di risparmio energetico ad uso di illuminazione esterna e di lotta all'inquinamento luminoso» . Ora tutto il problema dell'inquinamento luminoso è posto molto meglio a fuoco, e la relazione introduttiva fa esplicito riferimento «all'opera di sensibilizzazione svolta dalla Società Astronomica italiana» e, aggiungeremmo, dall'Unione Astrofili italiani, che vi dedica un'apposita sezione di ricerca e se n'è occupata nel congresso di settembre a Cittadella, relatore un noto astronomo non professionista, il bolognese Luigi Baldinelli. La questione è ben conosciuta, benché stenti a raggiungere la grande massa del pubblico e a sensibilizzare adeguatamente i mezzi di informazione: anche la luce, in sostanza, come il rumore e i pesticidi, può inquinare quando è eccessiva, mal diretta, addirittura orientata intenzionalmente verso il cielo, come i raggi laser proiettati da una discoteca di Camporovere di Roana che aumentano intollerabilmente la diffusione luminosa nell'atmosfera in prossimità del maggiore osservatorio astronomico d'Italia, quello di Asiago, compromettendone le ricerche e le possibilità degli strumenti più potenti e moderni, collocati ai 1300 metri di Cima Ekar. Quest'ultimo caso, assolutamente macroscopico, ha provocato un'interrogazione di tre consiglieri regionali e una decisa presa di posizione del maggior quotidiano delle Venezie. Ma il problema è più vasto e va messo a fuoco per due diverse strade, che poi portano al medesimo fine. Con la necessaria premessa che nessuno vuol tornare all'oscuramento e alle candele degli anni di guerra. Una prima via è quella del risparmio energetico che si otterrebbe con un'illuminazione affidata a diffusori adatti, meglio orientata (verso il suolo e non verso l'alto), utilizzante lampade al sodio a bassa pressione. In tal senso il Comune di Firenze ha già adottato norme per l'uniformità degli impianti di illuminazione esterna, pubblica e privata; e quello di Catania ha in corso l'impianto di nuovi diffusori o il graduale adattamento di quelli vecchi, ottenendo un risparmio attuale di circa 700 milioni di lire, dice la relazione parlamentare. Le misure più efficaci sono contenute nel regolamento emanato dal Comune di Frosinone, grazie al concorso di Mario Di Sora, animatore degli astrofili locali, che è fra i diretti ispiratori del progetto di legge nazionale. Gli impianti d'illuminazione del Comune laziale devono essere in grado di ridurre la quantità di luce emessa dopo le 23 con l'ora solare e le 24 con l'ora legale, le lampade debbono essere orientate parallelamente alle superfici da illuminare e quelle già esistenti vanno adeguate entro cinque anni. Nell'illuminazione degli edifici pubblici va adottata la tecnica «radente dall'alto». Comuni vicini si sono già adeguati. Era tempo: è stato calcolato che in Italia per la sola illuminazione pubblica sono stati impiegati annualmente 4668 milioni di kWh, che diventano oltre 6000 milioni con quella privata. Si potrebbero risparmiare centinaia di miliardi di lire, oggi completamente sprecati. La seconda traccia è quella del rispetto dell'ambiente. Di questo fa parte, innegabilmente, il cielo stellato, la cui meravigliosa visione è ormai interdetta, praticamente, da tutte le nostre città, grandi e piccole, per la diffusa insensibilità delle amministrazioni locali e una malintesa esigenza di sicurezza (che si raggiunge in ben altri modi). Ci sono poi le ragioni della ricerca e dell'osservazione scientifica e divulgativa. Nel nostro Paese operano una dozzina di Osservatori statali e varie decine di specole «civiche» aperte al pubblico, per iniziativa o col concorso di enti locali: vogliamo consentir loro di lavorare? Il progetto di legge prevede infatti delle adeguate fasce di rispetto per ridurre la diffusione luminosa, che scende di molto con l'uso di impianti ben progettati. Una metropoli come New York ha già guadagnato mezza magnitudine celeste nella visibilità delle stelle, da noi la Regione Umbria ha in via di approvazione precise disposizioni per combattere l'inquinamento dei cieli. Norme che già ci sarebbero, del resto, anche in Italia (leggi 9 e 10 del 1991); nella Svizzera italiana sono affidate a una legge cantonale del 1957, applicata con elvetica puntualità. Al servizio di una questione di civiltà. Luigi Prestinenza


SCAFFALE Autori vari: «Medicina e biologia», Zanichelli
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: BIOLOGIA, MEDICINA E FISIOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

IL dizionario enciclopedico italiano-inglese e inglese- italiano «Medicina e biologia», di Giovanni Delfino, Eudes Lanciotti, Gianfranco Liguri e Massimo Stefani è una edizione molto arricchita del precedente dizionario pubblicato da Zanichelli nel 1990. In appena sei anni l'evoluzione delle conoscenze bio-mediche è stata così veloce da far apparire quest'opera sostanzialmente nuova: sono ottomila le voci aggiunte e diecimila le nuove accezioni. Il taglio enciclopedico rende il dizionario utilissimo per un aggiornamento rapido sul significato dei 41.000 termini italiani e dei 48.000 inglesi che contiene, anche al di là dell'uso che se ne può fare nei lavori di traduzione. I settori specialistici presi in esame sono una settantina, dalla medicina alla zoologia. In appendice troviamo unità di misura, dati chimico-fisici, fisiologici, biochimici e nutrizionali, classificazioni.


SCAFFALE Di Napoli Gennaro e Mercalli Luca: «Moncalieri: 130 anni di meteorologia», Ed. Società Meteorologica Subalpina
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: METEOROLOGIA
LUOGHI: ITALIA

A partire dai lontani contributi di Galileo e Torricelli, la meteorologia moderna ha tra i suoi fondatori padre Francesco Denza, e come culla l'osservatorio che egli fece funzionare su una terrazza del Real Collegio Carlo Alberto, a Moncalieri. Dobbiamo a Denza una delle serie di dati meteo più lunghe disponibili non solo in Italia ma nel mondo e l'idea fondamentale di costituire una rete per rilevare i dati su tutto il territorio nazionale: 130 anni di meteorologia a Moncalieri, dal 1865 al 1994, sono ora documentati e interpretati in questo volume di Gennaro Di Napoli e Luca Mercalli, che non solo hanno fatto un lavoro rigoroso ma non hanno mai perso di vista l'uso a fini pratici dei dati disponibili, in primo luogo per la prevenzione delle alluvioni. Una sintesi delle conclusioni: in 130 anni a Moncalieri, cioè sul 45o parallelo, a un passo da Torino, la temperatura media è aumentata di un grado, la pioggia è diminuita, specie in estate e in inverno, la neve si è dimezzata.


SCAFFALE Goldfinger Charles: «L'utile e il futile», Utet
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: INFORMATICA
LUOGHI: ITALIA

Per secoli la produzione di un qualunque settore economico si è misurata in tonnellate. Oggi, nell'era informatica, avanzano le produzioni e i consumi immateriali. Il software diventa sempre più importante dell'hardware, l'informazione è ormai un bene primario, fare finanza significa spostare dati nelle reti telematiche. Spettacoli, letture, divertimenti acquistano rilievo crescente rispetto ai beni «solidi». Si passa, per dirla con Negroponte, da un mondo basato sugli atomi a un mondo basato sui bit: la «soscietà immateriale». Nella stessa collana, «Le telecomunicazioni che cambiano», di Robin Mansell.


SCAFFALE Ferrero Marco: «Excel 95 per tutti», Apogeo
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: INFORMATICA
LUOGHI: ITALIA

Fare preventivi, calcolare interessi bancari o dati statistici di qualsiasi tipo: ecco alcune applicazioni del programma Excel per Windows 95. Marco Ferrero nel suo manuale ha riassunto in modo efficace tutto ciò che è opportuno sapere se si usa questo software. Dello stesso editore segnaliamo la versione aggiornata di «Navigare con Internet» di Paul Gilster, la nuova edizione di «HTLM» (il linguaggio ipertestuale) di Roberto Boschin, «Perl» di Christian Neuss e Johan Vromans, e «Jawa» di Laura Lemay e Charles Perkins, completo di Cd-Rom.


SCAFFALE Rambelli Angelo e Pasqualetti Marcella: «Nuovi fondamenti di micologia», Jaka Book
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: DIDATTICA
LUOGHI: ITALIA

Un manuale scientifico sui funghi (secondo la sistematica più recente) e sulla loro biologia, con una appendice dedicata ai licheni (simbiosi di funghi e alghe), a cura di Antonella Bartoli. Un'opera nata per la didattica, ma leggibile con profitto da chiunque sia interessato alla natura. Piero Bianucci




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