TUTTOSCIENZE 17 aprile 96


I PARADOSSI DELLE ELEZIONI
AUTORE: ODIFREDDI PIERGIORGIO
ARGOMENTI: MATEMATICA, FILOSOFIA, ELEZIONI
NOMI: ZENONE, ARROW KENNETH
LUOGHI: ITALIA
NOTE: ELEZIONI E PARADOSSI TEMA: ELEZIONI E PARADOSSI

A queste elezioni si è arrivati in seguito al fallimento dei «tavoli delle regole»: quelle regole che avrebbero dovuto riscrivere la legge elettorale e riformare il sistema parlamentare. Naturalmente le discussioni ricominceranno dopo le elezioni, nel tentativo di quadrare il cerchio: i matematici sanno però che il cerchio non è quadrabile, e che in particolare non lo è quello composto dai due semicerchi di Montecitorio e Palazzo Madama. I sistemi elettorali soffrono infatti di vari paradossi, il primo dei quali risale a Zenone di Elea, autore del noto bestseller su Achille e la tartaruga: egli si chiese che cosa mai sia un mucchio di sabbia, visto che un solo granello non fa mucchio, e che se aggiungiamo un granello a qualcosa che non sia un mucchio certo non si ottiene di colpo un mucchio. Nel caso delle elezioni, il ragionamento mostra che il voto di ciascun votante è ininfluente sul risultato finale: non si è infatti mai vista un'elezione su scala nazionale in cui il vincitore abbia vinto per un solo voto di differenza. Le uniche elezioni alle quali avrebbe senso partecipare sarebbero, seguendo Zenone, quelle con così pochi votanti che un voto può fare differenza. Il secondo paradosso è specifico del sistema maggioritario, che presenta alla scelta due candidati o poli. Per illustrarlo più efficacemente lo esprimeremo in termini di gelatai, senza peraltro la minima intenzione di suggerire che i candidati possano essere considerati tali. Supponiamo dunque di trovarci su una spiaggia assolata lunga un chilometro, stracolma di bagnanti accaldati, e che arrivino due gelatai a vendere i loro prodotti: per i bagnanti, la loro collocazione più sensata sarebbe che entrambi si ponessero a 250 metri dagli estremi della spiaggia (cioè a un quarto e tre quarti), perché in tal modo nessun bagnante dovrebbe fare più di duecentocinquanta metri per raggiungere il più vicino. Ma i gelatai ragionano diversamente: a loro conviene porsi il più possibile vicini fra loro per contendersi i bagnanti della zona intermedia, visto che quelli agli estremi andranno in ogni caso a comprare il gelato dal più prossimo. Dal punto di vista dei gelatai, la sistemazione più razionale è dunque che entrambi si situino al centro della spiaggia: il che è esattamente ciò che fanno i candidati o i poli dei sistemi maggioritari consolidati, che finiscono per risultare indistinguibili nei loro programmi politici. Ma questo crea appunto un paradosso, perché non ha senso scomodarsi a scegliere fra due candidati che propongono lo stesso programma. Un terzo paradosso fu trovato nel 1785 dal marchese di Condorcet, e si può illustrare con un esempio pratico: nelle elezioni statunitensi del 1976 Carter vinse su Ford, il quale aveva ottenuto la «nomination» repubblicana vincendo su Reagan, ma i sondaggi dicevano (e vogliamo forse dubitare dei sondaggi?) che Reagan avrebbe vinto su Carter (come poi successe effettivamente, benché in condizioni politiche diverse, nel 1980). Una situazione circolare in cui tre candidati sono in grado di vincere uno sull'altro è ovviamente imbarazzante per un sistema maggioritario, in cui i candidati vengono selezionati in elezioni successive due a due: il vincitore dipende infatti soltanto dall'ordine in cui vengono effettuate le votazioni. Ad esempio, per far vincere Ford sarebbe bastato far prima la votazione tra Carter e Reagan, e poi la votazione tra il vincitore (Reagan) e Ford. L'imbarazzo non è comunque così forte da impedire agli statunitensi di considerare il loro sistema il più democratico dell'universo (o, almeno, del globo), nè di introdurre il loro presidente nelle occasioni ufficiali con un roboante «ecco il leader del mondo libero». Dimenticandosi fra l'altro del fatto che il sistema permette, e questo è già successo in pratica più di una volta, di eleggere alla presidenza il candidato che ha ottenuto il minor numero di voti popolari] Il resto del mondo, italiani compresi, potrebbe essere però più sensibile alla sostanza che alla forma della democrazia, e domandarsi se è possibile trovare sistemi elettorali che non abbiano problemi come quello degli Stati Uniti. La risposta, sfortunatamente negativa, è venuta da Kenneth Arrow, che provò nel 1951 un teorema che gli valse il premio Nobel per l'economia nel 1972. Esso mostra che non esiste nessun sistema elettorale che soddisfi i seguenti principi: libertà indivi duale (ogni votante può votare per il candidato che preferisce), di pendenza dal voto (il risultato dell'elezione deve dipendere soltanto dai voti dati, e non da altri fattori), unani mità (se un candidato prende tutti i voti, deve vincere) e rifiuto della dittatura (non ci deve essere nessuno che decida sempre da solo i risultati delle elezioni). Il teorema di Arrow è sconvolgente, e mostra che i vari principi che di solito vengono associati alla democrazia non si possono tutti realizzare simultaneamente. Il che spiega le furiose dispute sulle riforme e sul sistema maggioritario: poiché i politici probabilmente sanno benissimo che un sistema veramente democratico non può esistere, essi si riducono a cercare di far approvare il sistema che a loro conviene di più, incontrando ovviamente la resistenza degli avversari. Piergiorgio Odifreddi Università di Torino


AERONAUTICA Con i Gps la rotta viene dallo spazio I sistemi di navigazione satellitare per uso civile
Autore: RIOLFO GIANCARLO

ARGOMENTI: AERONAUTICA E ASTRONAUTICA, TRASPORTI, AEREI, TECNOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: GPS, UNITED AIRLINES
LUOGHI: ITALIA

VOLUTA dal Pentagono per guidare i missili sul bersaglio con precisione chirurgica, la costellazione di satelliti Gps (Global Positioning System) trova sempre nuove applicazioni in campo civile. Capace di fornire in ogni istante latitudine, longitudine e altitudine, il Gps ha fatto invecchiare di colpo gli apparati di navigazione usati finora sugli aerei e sta per scatenare una rivoluzione paragonabile all'avvento, cinquant'anni fa, delle radioassistenze e dei radar. Alcuni jet di linea impiegano già i segnali inviati dallo spazio per determinare la posizione sulle rotte oceaniche; nei prossimi anni i satelliti permetteranno atterraggi automatici in assenza di visibilità e un controllo più efficiente del traffico aereo. Realizzato da Boeing e Honeywell, il Fans-1 (Future Air Navigation System) permetterà di risparmiare ogni anno combustibile per miliardi di dollari, grazie a un migliore utilizzo delle aerovie. E' lungo le tratte intercontinentali che si possono apprezzare i vantaggi del nuovo sistema di navigazione e comunicazione. Mentre i cieli europei e nordamericani sono costantemente sorvegliati dai radar, gli oceani e il resto del mondo sono privi di copertura. Tocca ai piloti comunicare periodicamente la posizione. E qui c'è un altro problema. La radio ad altissima frequenza, usata in aeronautica, ha una portata massima di 400 chilometri: in volo in mezzo al Pacifico o alla Siberia, ci si deve affidare ai capricci delle onde corte, soggette a disturbi. Per questi motivi, i centri di controllo impongono agli aerei una distanza di sicurezza di almeno 150 chilometri. «Per rispettare la separazione fra i velivoli - spiega David Allen, ingegnere della Boeing - molti voli devono seguire rotte più lunghe del necessario e spesso sono costretti a compiere deviazioni o a mantenere quote più basse di quella ottimale per i consumi. Uno spreco di tempo e di combustibile. E con la prevista crescita del trasporto aereo a un ritmo del cinque per cento l'anno, la situazione è destinata a peggiorare». La precisione del Gps, unita allo scambio continuo di informazioni (data link) tra il computer di bordo e i centri di controllo del traffico, permette di ridurre la distanza di separazione tra gli aerei. Sulle rotte transoceaniche i 150 chilometri potranno ridursi con il Fans-1 in piena sicurezza a 55, evitando la saturazione delle aerovie e consentendo percorsi più diretti. Il data link permette non soltanto di monitorare i voli anche in mancanza di radar, ma anche di comunicare senza difficoltà. Un ulteriore vantaggio è la facilità con la quale si possono autorizzare gli aerei a mutare rotta a seconda delle condizioni meteorologiche. A 10-12 mila metri, si incontrano correnti a getto, masse d'aria che si muovono a più di cento chilometri l'ora: è lampante l'importanza di «cavalcare» la corrente a favore, ed evitare quella contraria. Il Fans- 1 ha esordito alla fine dello scorso anno a bordo di alcuni Boeing 747 di United Airlines, Air New Zeland, Cathay Pacific e Qantas, sulle rotte del Pacifico e dell'Asia. I primi risultati sono lusinghieri: in media gli aerei hanno risparmiato una tonnellata e mezzo di carburante per ogni volo. Oltre che per la navigazione, il Gps servirà a guidare gli aerei all'atterraggio in assenza di visibilità. Tanto la Boeing, quanto il consorzio europeo Airbus stanno sperimentando questa tecnica, chiamata Gls (Gps-landing system). I segnali trasmessi dai 24 satelliti Gps sono di due tipi: quello di precisione (esatto quasi al centimetro) è protetto da un codice riservato alle forze armate americane. L'altro, accessibile a tutti, è volutamente disturbato. L'errore massimo, cento metri, è trascurabile in ogni fase di volo, tranne che in atterraggio, quando l'aereo deve infilare a 300 chilometri l'ora la fettuccia della pista. Il trucco si chiama «Gps differenziale»: un ricevitore a terra misura l'errore e trasmette un segnale di correzione. In questo modo il margine di errore è di circa un metro. Giancarlo Riolfo


Come funziona il trapano portatile Un attrezzo, non solo per i buchi Inventato nel 1914 è stato costantemente perfezionato e adattato ad altri usi
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Come funziona un trapano elettrico portatile

Il primo trapano elettrico portatile fu brevettato nel 1914: da allora questo apparecchio è stato costantemente perfezionato e adattato a vari usi (avvitatore, martello...). Quello raffigurato nel disegno ha un motore da 620 watt raffreddato da una ventola collocata nel carter e un'unica serie di ingranaggi. La velocità dell'attrezzo varia facendo variare quella del motore stesso mediante una rotellina posta sul pulsante. La rotellina muove una linguetta di plastica che, variando la corsa delpulsante, fa variare la quantità di energia elettrica che giunge al motore. Altri modelli più sofisticati regolano la velocità mediante l'impiego di una doppia serie di ingranaggi. E' possibile invertire il senso di rotazione dell'attrezzo (per esempio, per estrarre una vite) spostando una levetta che si trova sopra il pulsante di avviamento e comando. Il moto è trasmesso dal motore al mandrino (la parte sulla quale è fissato l'attrezzo) da un insieme di ingranaggi che riducono la velocità di rotazione del motore con un rapporto di 9,6 a 1; così, se la velocità del motore è di 29.000 giri il minuto, la velocità del mandrino sarà di poco più di 3000 giri. Gli ngranaggi sono di acciaio molto resistente e di forma elicolidale; tale forma consente una maggiore superfice di contattto e rifuce il rumore. I trapani con due serie di ingranaggi presentano il vantaggio di poter ridurre i giri dell'attrezzo senza ridurre la potenza del motore. L'effetto martello è ottenuto grazie a un sistema di due ruote dentate, una fissa l'altra mobile. La ruota dentata fissa è collocata sulla struttura che contiene l'albero di uscita; contro di essa, mediante una piastra sagomata, posta dietro l'albero e azionata da un pulsante situato sul bordo del trapano, viene spinta quella mobile che, urtando con i suoi denti quelli della ruota fissa, imprime al blocco ruota albero, con il quale fa blocco, un rapidissimo movimento avanti-indietro.


Sfida al senso comune
AUTORE: PG_OD
ARGOMENTI: MATEMATICA, FILOSOFIA, ELEZIONI
NOMI: KANT IMMANUEL, ARISTOTELE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: ELEZIONI E PARADOSSI TEMA: ELEZIONI E PARADOSSI

CHE cosa sono i paradossi? E poi: che farne? Come spesso avviene, paradossalmente, le domande possono ammettere svariate risposte. Che cosa siano i paradossi dipende dal periodo storico, ed è un riflesso nei nomi con cui essi sono stati chiamati. Per i greci erano paralogismi («contro la logica»), cioè puri e semplici errori di ragionamento. Per i medioevali divennero insolubilia, cioè problemi insolubili o dilemmi inspiegabili. Per i moderni sono stati anti nomie («contro le regole») o, appunto, paradossi («contro l'opinione corrente»), cioè indizi di problemi del senso comune. Che cosa fare dei paradossi dipende dall'atteggiamento con cui essi sono considerati: esso può andare dal tragico all'umoristico, dal rifiuto all'accettazione. Fra gli estremi appena accennati è possibile inserire un'intera tassonomia: Aristotele e Russell hanno aborrito i paradossi come la natura aborrisce il vuoto, cercando di proporne soluzioni più o meno soddisfacenti e utili; Pirrone ed Hegel hanno abbracciato le contraddizioni come i kamikaze andavano incontro alla morte, basando su di esse il loro rifiuto della conoscenza e della realtà; Kant ha brandito le antinomie come il cacciatore un fucile a quattro canne, sparando pallettoni sui merli che credono di credere e invece si illudono soltanto di pensare; Kierkegaard ha visto i paradossi come le spinte che si ricevono sul trampolino, e che costringono a fare un salto nel vuoto oltre il bordo della ragione; Lewis Carroll, Franz Kafka e Jorge Luis Borges hanno costruito le loro opere letterarie su girandole di situazioni paradossali, al limite e oltre; Bateson e Watzlavick sono arrivati al punto di considerare paradossale ogni forma di comunicazione umana, e su questa visione hanno addirittura fondato una singolare terapia psichiatrica. Insomma, la storia dei paradossi è letteralmente uno sterminato spettacolo di varietà, con scene che vanno dalla tragedia greca all'operetta: di essa è possibile mostrare solo alcuni aspetti, che speriamo almeno stimolanti: alcuni sono di particolare attualità perché riguardano le elezioni.(pg. od.)


Celebri acrobazie della ragione Dal filosofo Zenone al matematico Russell
AUTORE: PG_OD
ARGOMENTI: MATEMATICA, FILOSOFIA, ELEZIONI
NOMI: ZENONE, RUSSEL BERTRAND, ESCHER MAURITS CORNELIUS
LUOGHI: ITALIA
NOTE: ELEZIONI E PARADOSSI TEMA: ELEZIONI E PARADOSSI

SI potrebbe pensare che la matematica, la branca del sapere con la più solida tradizione di precisione e consistenza, sia la più immune dai paradossi. La sua storia ne è invece costellata, anche se essa ha spesso saputo rivolgere a suo favore le apparenti difficoltà create da contraddizioni vere o presunte. Il più antico paradosso matematico è la scoperta che la diagonale del quadrato è incommensurabile col lato: essa metteva in crisi l'opinione pitagorica corrente, che tutto fosse esprimibile con numeri (razionali). Il trauma che ne derivò permane tuttora, nelle parole «irrazionale» e «assurdo»: la prima deriva da ratio, cioè rapporto, e significa letteralmente «non esprimibile mediante una frazione», la seconda deriva da sur dus, che è il nome con cui si chiamavano le radici quadrate di interi che non sono quadrati (come appunto 2, la cui radice è la misura della diagonale rispetto al lato), e significa dunque «derivabile dall'irrazionale». La soluzione del paradosso si ebbe con l'introduzione dei numeri reali: una volta fatto il passo, il risultato dei pitagorici cessò di essere contraddittorio per diventare la dimostrazione di un teorema, del fatto cioè che la radice di 2 è un numero reale irrazionale. Anche il paradosso di Zenone è essenzialmente di natura matematica: il suo contenuto si può ridurre al fatto che un segmento è uguale alla sua metà, più la metà della metà, più la metà della metà della metà, e così via. Ciò che i greci trovarono assurdo fu che una quantità finita fosse scomponibile in una somma infinita di quantità non nulle: introdotto nel secolo XVII il concetto di serie come somma infinita, si poté invece vedere il ragionamento di Zenone come la dimostrazione del fatto che una certa serie (un mezzo più un quarto più un ottavo...) ha una somma finita (uno). Per venire ai nostri tempi, nel 1899 il filosofo Josiah Royce immaginò una mappa geografica perfetta: poiché ogni particolare del territorio vi è rappresentato, essa deve contenere un'immagine di se stessa, la quale deve contenere un'immagine di se stessa, e così via. L'argomento dovrebbe essere una dimostrazione per assurdo dell'impossibilità di una mappa perfetta, ma dal punto di vista matematico si trasforma in un teorema: l'infinita successione delle immagini della mappa una dentro l'altra individua semplicemente un punto del territorio, che viene a coincidere con la sua immagine sulla mappa. Se in generale si può dunque dire che «la mappa non è il territorio», in una mappa perfetta deve esistere un punto fisso in cui essa e il territorio sono invece la stessa cosa. Il paradosso matematico più famoso del secolo fu scoperto da Bertrand Russell nel 1902. Lasciandone perdere la versione originaria, la sua essenza si può comprendere in maniera puramente linguistica definendo un aggettivo come autoreferente se esso si applica a se stesso, ed ete roreferente altrimenti: ad esempio, «corto» è autoreferente perché è corto, ma «lungo» è eteroreferente perché non è lungo. Il paradosso si ottiene chiedendosi di che tipo sia «eteroreferente»; se fosse autoreferente si applicherebbe a se stesso, e dovrebbe allora essere eterorefente, se fosse eteroreferente non si applicherebbe a se stesso, e non essendo quindi eteroreferente dovrebbe allora essere autoreferente. Il ruolo storico del paradosso di Russell fu di provocare dapprima una crisi e poi una ristrutturazione della teoria degli insiemi, da cui nacque il sistema assiomatico che ancor oggi ne costituisce la base. Ancora più radicale fu il ruolo dei paradossi in un altro campo della matematica, la topologia: essa addirittura nacque, all'inizio del secolo, proprio dallo studio di alcune curve e superfici paradossali. Un primo esempio è la striscia di Mobius, che si ottiene facendo fare un mezzo giro a una striscia di carta, e incollandone gli estremi: l'illustrazione di Escher mostra che si ottiene così una superficie ad una sola faccia] Un secondo esempio è la curva di Koch, che invece si può soltanto approssimare: si parte da un segmento, lo si divide in tre, e sul terzo centrale si costruisce un triangolo equilatero; si ripete poi il procedimento all'infinito, su ciascun segmento. La curva diventa sempre più lunga, perché ogni volta tre segmenti lasciano il posto a quattro della stessa lunghezza: al limite si ottiene dunque una curva limitata di lunghezza infinita: un tipico esempio di quei frattali che oggi, lungi dall'essere considerati paradossali, sono divenuti espressioni artistiche della matematica moderna. (pg. od.)


ANTRACITE ECOLOGICA Per i veleni una trappola nera Creato un carbone attivo cento volte più efficace
Autore: PAVAN DAVIDE

ARGOMENTI: ECOLOGIA, CHIMICA, AMBIENTE, INQUINAMENTO
ORGANIZZAZIONI: CALGON CARBON-CORP
LUOGHI: ITALIA

LE proprietà energetiche del carbone sono note da molto tempo: le cronache ci dicono che già nel XII secolo il fabbro belga Houillos, avendo esaurito le provviste di legna, fu convinto da un alchimista a usare «la pietra nera» che si trovava nelle colline circostanti. Ma altre virtù del carbone, come le sue straordinarie capacità di depurazione, furono scoperte in tempi ancora più antichi e trovano oggi un crescente impiego, dalla produzione di maschere antigas ai filtri per sigarette, dal trattamento delle acque alla lavorazione dei metalli preziosi. In India già intorno al 100 a. C. si depurava l'acqua facendola prima bollire in una pentola di rame e poi filtrandola attraverso uno strato di carbone di legna. Gli Egizi rivestivano di carbone i recipienti per eliminare da cibi e bevande sapori e odori sgradevoli. In medicina l'uso del carbone vegetale come assorbente dei gas intestinali e come antidoto contro gli avvelenamenti da funghi risale alla notte dei tempi. Ma solo da poco si è chiarito, grazie al microscopio a scansione, il meccanismo che sta alla base di queste proprietà. Innanzitutto il carbone per poter funzionare al meglio deve essere «attivato», cioè riscaldato ad alta temperatura. Lo scopo è quello di aumentare la sua porosità, fino a raggiungere una superficie totale interna variabile dai 500 ai 1400 m2/g (in pratica un cucchiaino di carbone attivo arriva ad avere una superficie pari a quella di un campo di calcio). Più è alta la porosità, più aumenta la capacità di adsorbimento, cioè quel fenomeno per cui le molecole di un liquido o di un gas vengono intrappolate dalla superficie esterna o interna di un solido. Nel carbone attivo, ogni molecola è circondata da altre, risultando sottoposta a forze uguali. Le molecole dello strato superficiale, invece, sono soggette a forze non bilanciate, poiché non sono totalmente circondate da altre molecole. Poiché queste molecole cercano di raggiungere uno stato d'equilibrio, si crea una tensione superficiale che si manifesta come forza di attrazione che, se in grado di vincere l'energia delle molecole passanti in prossimità, le farà aderire alla superficie del solido. I carboni attivi sono caratterizzati da migliaia di micropori che agiscono come altrettante «trappole» che catturano gli inquinanti. A seconda dell'applicazione vengono selezionati e prodotti molti tipi diversi di carboni attivi, che differiscono tra loro per origine, forma, distribuzione e dimensioni dei pori. Le materie prime utilizzate possono essere di origine vegetale (legno e noci di cocco) o minerale (lignite o antracite bituminosa). Normalmente il carbone attivo di origine minerale presenta superiore durezza e maggiori capacità di adsorbimento. Un'altra distinzione da fare è quella tra carboni attivi in granuli, in polvere ed estrusi con pori di diametro compreso tra 1 nanometro (per impurezze gassose di dimensioni ridottissime) e 10 nanometri (per l'adsorbimento di molecole più grosse dai liquidi). Gli emendamenti alla legge Usa «Safe Drinking Water» (acqua potabile sicura) definiscono l'adsorbimento su Gac (carbonio attivo granulare) come lo standard su cui valutare altri processi per la rimozione dall'acqua dei composti organici solubili (solventi clorurati, pesticidi). Per incrementare e diversificare l'uso dei carboni attivi la ricerca si concentra ora su nuovi tipi, impregnati con metalli molto attivi chimicamente. Un colosso mondiale come la Calgon Carbon-Corp di Pittsburgh (Usa) ha sviluppato recentemente un nuovo tipo di carbone attivo che presenta al tempo stesso caratteristiche sia assorbenti sia catalitiche, in grado di accelerare le reazioni chimiche da 10 a 100 volte. In particolare, sarebbe in grado di rimuovere il 99 per cento dell'idrogeno solforato trasformandolo cataliticamente in acido solforico e permettendone così il recupero. L'uso dei carboni attivi, oltre a essere efficace, è ecologico. Il carbone è poco costoso, sia come materiale in sè, sia per i consumi energetici. Inoltre può essere rigenerato più volte, con un processo simile a quello dell'attività iniziale (riscaldamento a 700-900 oC): i composti trattenuti dai micropori vengono asportati e poi distrutti, riducendo al minimo (10-15%) le perdite di carbone e mantenendone intatte struttura e proprietà. La riattivazione dei carboni saturi è un'alternativa «pulita» ed economica rispetto alla messa in discarica o al recupero energetico in inceneritore. Davide Pavan


SCAFFALE Lederman Leon: «La particella di Dio», Mondadori
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: FISICA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

QUELLA dei fisici moderni è forse la comunità che più si avvicina alle scuole filosofiche della Grecia antica. Anche loro cercano l'essenza e le cause ultime della materia e dell'universo, e lo fanno con criteri di semplicità, di unificazione e di simmetria. La differenza è che, oltre all'intuito, i fisici possono usare le macchine più grandi e costose che mai siano state in dotazione degli scienziati. Con l'aiuto di queste macchine e in una dialettica tra teorici e sperimentali, forse oggi i fisici sono vicini al traguardo: sei quark, sei leptoni e quattro forze fondamentali riescono a spiegare tutto ciò che si osserva, dal Big Bang alle noccioline. E già si intravede la possibilità di arrivare a modelli ancora più semplici, unitari e simmetrici. Lederman, premio Nobel per la fisica e già direttore del Fermilab, racconta tutto questo con lucidità e scoppiettante umorismo. Spiace solo una cosa: che chi ha curato il libro conosca così poco la materia da scrivere nel risvolto di copertina che l'Ssc, il superacceleratore americano, è stato realizzato (mentre il Congresso ne ha cancellato il progetto). Per lo stesso motivo il libro, che negli Stati Uniti uscì nel 1993, manca di aggiornamenti e correzioni che avrebbero dovuto trovare posto almeno in qualche nota.


SCAFFALE Mainardi Danilo: «Il corno del rinoceronte», Mondadori
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: ETOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

Danilo Mainardi ci ha preso gusto (e sicuramente anche i suoi lettori). L'etologia per lui non è più soltanto una scienza da praticare e divulgare. E' anche una riserva di spunti narrativi. Così, dopo «Un innocente vampiro» del 1993, ci dà ora «Il corno del rinoceronte». Un altro giallo, questa volta ambientato nella laguna di Venezia, ma sempre con Agnese e Marzio, due etologi-investigatori, come protagonisti. Che Mainardi abbia scelto il genere giallo non è un caso. La ricerca scientifica ne condivide infatti regole e circostanze. In entrambi i casi si tratta di saper osservare, di valutare indizi, di metterli in relazione anche quando appaiono privi di connessione, e infine di arrivare a una scoperta: di un assassino o di un segreto della natura. Per vedere come queste affinità possano dare un ottimo impasto narrativo non vi resta che leggere che cosa si nasconde dietro la morte di Alvise, un naturalista dilettante apparentemente ucciso da un vecchio bufalo...


SCAFFALE Veronesi Umberto: «Le donne devono sapere», Sperling & Kupfer
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

Si può fare molto, oggi, contro il cancro, anche se una vittoria definitiva è ancora lontana. In particolare si può fare molto contro una delle sue forme più aggressive: il cancro del seno. Prevenzione, diagnosi precoce, interventi chirurgici, armi chimiche: rispondendo a Giovanni M. Pace, Veronesi spiega tattiche e strategie. Sapere è già prevenire, è già curare.


SCAFFALE Tortello Mario: «Integrazione degli handicappati», Editrice La Scuola
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: DIDATTICA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

Ragazzi con handicap nella scuola? Non solo l'inserimento è un loro diritto, ma l'attuazione concreta di questo diritto può diventare un momento di crescita per gli altri studenti e per la scuola stessa. Mario Tortello esamina tutti gli aspetti giuridici e didattici del problema; nell'ultima parte del volume sono riportate varie esperienze di integrazione nel racconto dei loro protagonisti.


SCAFFALE Di Raco Alberto, Santoro Gaetano: «Il manuale della comunicazione interna», Ed. Guerini
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: DIDATTICA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

Ci sono molti universi comunicativi, e quello interno a un'azienda è tuttora tra i meno esplorati, almeno in Italia. Eppure la comunicazione in seno ad un'azienda - dai vertici alla base e viceversa, più i percorsi trasversali - è fondamentale per una buona gestione. Questo manuale ne affronta in modo pratico ogni aspetto: strategie, strutture, metodi, controllo, formazione delle competenze. Piero Bianucci


ALLARME UNESCO L'aria inquinata sporca gli oceani Quasi tutte le sostanze tossiche finiscono in mare
Autore: ROTA ORNELLA

ARGOMENTI: ECOLOGIA, AMBIENTE, INQUINAMENTO, MARE, ACQUA
ORGANIZZAZIONI: UNESCO
LUOGHI: ITALIA

CHE le risorse naturali degli oceani non siano inesauribili, è ormai un dato (pressoché) universalmente noto; rimane il fatto che sovente non se ne traggono le conseguenze. Su queste acque, che costituiscono il 71 per cento della superficie del pianeta, continuano a infierire l'inquinamento, la crescente eutrofizzazione e degradazione delle zone costiere, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse. Tutti problemi che, ignorando le frontiere, vanno affrontati da organismi internazionali. Il 75 per cento delle sostanze tossiche arriva dalla terraferma, in particolare dagli scarichi e dai rifiuti domestici e industriali. Per lo più, questi veleni si concentrano in una fascia che non va oltre i 200 metri dalle coste, e minacciano specialmente i mari chiusi, come il Mediterraneo (per pulire il quale occorrerebbero dai 30 ai 100 miliardi di dollari). La situazione si è definitivamente aggravata, di recente, per l'uso, invalso in non poche aziende soprattutto di Paesi industrializzati, di inabissare in mare scorie altamente pericolose, comprese quelle nucleari. Si disattiveranno solamente fra alcune decine di migliaia di anni. Dei detriti che si depositano sui fondali, l'85 per cento è in plastica; sovente indistruttibili, questi materiali diventano ricettacolo di microrganismi che perturbano il normale equilibrio marino, impediscono gli scambi gassosi fra i diversi strati dell'acqua, riducono l'ossigeno nelle zone più profonde. Dell'inquinamento atmosferico, il 33 per cento ricade sugli oceani; in particolare, dalla benzina proviene il 98 per cento del piombo, da alcuni tipi di insetticidi il 9 per cento dei cloridrati, da altri prodotti il 5 per cento dell'azoto e del fosforo. Gli esperti della Commissione oceanografica intergovernativa, di recente istituita in seno all'Unesco, ridimensionano invece l'impatto delle grandi quantità di petrolio che per qualche incidente si riversano negli oceani. Le «maree nere» provocherebbero danni molto minori di quell'inquinamento lento e quotidiano a cui non facciamo più caso. Metà del mondo industrializzato vive sulle coste, nel raggio di appena un chilometro dalla riva del mare. Nei prossimi decenni, questa popolazione aumenterà di circa l'1,5 per cento; il fattore demografico sarà infatti potenziato dalle migrazioni, come già avviene fra le sponde Nord e Sud del Mediterraneo, da Cuba e Haiti verso le coste degli Stati Uniti, da Bahia verso la regione del Rio Grande in Brasile, e dal Messico verso la California. Come ammonì la Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo nel 1992 a Rio, la salvaguardia del mare sarà, allora, compito di tutti, ancor più di quanto già oggi lo sia: indigeni e migranti, scienziati e gente comune, imprese private e enti pubblici. Entrata in vigore a finè 94, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare sancisce la completa autorità dei Paesi rivieraschi nell'area fino a 200 miglia nautiche al largo delle coste. Un enorme trasferimento di risorse (le zone di fronte al Perù, al Cile, alla Namibia e al Senegal, ad esempio, sono fra le più pescose del mondo) ma anche di responsabilità. E che tutti i Paesi siano messi nelle condizioni di potervi fare fronte è interesse comune non soltanto dell'economia, ma anche della sopravvivenza, del Nord più ricco come del Sud più povero. Altro motivo di preoccupazione è il calo costante della pesca al largo che, dopo aver raggiunto 86,5 milioni di tonnellate nel 1989, continua a decrescere. Gli Stati Uniti sono il Paese che esporta più pesce; seguono Danimarca e Norvegia. In Oriente, la Thailandia è prima per le esportazioni, il Giappone per le importazioni. Il 70 per cento delle riserve naturali mondiali di cui si conosce l'esistenza ha già raggiunto, o sta per raggiungere, il limite di sfruttamento massimo. Tuttavia, la domanda globale aumenta. Combinato con la crescita demografica, si prevede che entro il 2000 il deficit planetario di pesce salità da 20 a 30 milioni di tonnellate. Tredici specie (fra i primi il tonno e i gamberi) rappresentano l'85 per cento della produzione globale. La pesca costituisce tuttora fonte di reddito per 200 milioni di persone. Succede un po' ovunque che la si pratichi in modo indiscriminato e intensivo, che si aggirino i regolamenti, che i conti tra flottiglie vengano a volte regolati in modo cruento. E se la maggioranza dei Paesi ha preso provvedimenti per limitare l'attività dei pescatori stranieri, molto raramente si è cercato di farlo anche con i connazionali. Ornella Rota


PALEOANTROPOLOGIA L'anello mancante è un piede fossile
Autore: SALZA ALBERTO

ARGOMENTI: PALEONTOLOGIA, ANTROPOLOGIA E ETNOLOGIA, CONFERENZA
NOMI: TOBIAS PHILLIP
LUOGHI: ITALIA, EUROPA, ITALIA, TORINO (TO)

SABATO sarà a Torino per una conferenza (Accademia di Medicina, via Po 18, ore 16,30), Phillip V. Tobias, uno dei massimi antropologi del mondo, direttore fino al 1990 (dopo Raymond Dart) della Medical School della Witwatersrand University di Johannesburg. L'incontro è organizzato dall'Associazione Antropologica Amici del Museo. Dart fu nel 1924 lo scopritore del fossile definito Taung's Baby (Australopithecus africanus), considerato il primo antenato dell'evoluzione umana fino alla scoperta di Lucy (Australopithecus afarensis). Ora in pensione, Tobias dirige ancora la Research Unit che analizza i fossili sudafricani ed è l'antropologo che più di tutti ha contribuito alla comprensione del passaggio Australopithecus/Homo. Il suo ultimo lavoro è la monografia in due volumi (della serie Olduvai Gorge, diretta da Mary Leakey) su Homo habilis, primo componente del genere Homo che ha portato alla nostra specie, e cui si attribuisce l'invenzione della tecnologia su pietra. Nel luglio 1995 (Science, vol. 269), Tobias e Ronald Clarke, hanno annunciato la scoperta di un piede di ominide che chiarirebbe l'origine della stazione eretta, vero spartiacque tra la nostra famiglia e quella delle scimmie antropomorfe. La conferenza di Tobias verterà proprio su questa scoperta. Le ossa del piede erano conglobate nella breccia di Sterkfontein, vicino a Johannesburg, dove la Research Unit di Tobias, scava da anni. La scoperta in realtà è avvenuta nel 1980, insieme a una gran massa di reperti di faune preistoriche che avevano nascosto l'importanza di quel fossile agli antropologi. Il piede di Sterkfontein è datato 3,5 milioni di anni, ed è coevo delle famose impronte di Laetoli in Tanzania. Le impronte sono molto simili a quelle che lascerebbe il piede scoperto da Tobias. Anatomicamente è molto moderno nel tallone (per antonomasia simile a quello di Homo). L'alluce invece presenta una forte divergenza dalle altre dita. Si può ipotizzare una sua mobilità, simile piuttosto a quella di una scimmia antropomorfa che non a quella di un uomo. «A guardarlo bene - dice Tobias - sembra proprio il famoso anello mancante». Tobias non ha mai riconosciuto la specie A. afarensis, che ritiene una forma arcaica di africanus: il piede quindi apparterrebbe ad africanus, o a una specie ancora sconosciuta. I dati paleoecologici di Sterk fontein indicano la presenza di una foresta, anche se in via di inaridimento. Un alluce e un piede come quello indicato con il numero d'ordine di Stw 573, sembrano proprio adatti a un ominide in grado di muoversi su due gambe, poggiando il tallone come un uomo, ma in grado, se necessario, di arrampicarsi come una scimmia antropomorfa, per difesa o per procurarsi il cibo. Nel proliferare di nuove scoperte (Etiopia, Ardipithecus ramidus, Kenya, Australopithecus anamensis), con fossili provenienti da Kanapoi confrontati con nuovi reperti illustrati in Nature, vol. 376, agosto '95), il piede di Sterkfontein pone problemi (lo scheletro postcraniale di Kanapoi, più antico, appare più moderno, simile a Homo), ma fornisce nuovi elementi per lo studio dell'andatura bipede, caratteristica fondamentale dell'ominazione. Alberto Salza


ENTOMOLOGIA Una vita in due ore Il record della Dolania americana
Autore: LATTES COIFMANN ISABELLA

ARGOMENTI: ETOLOGIA, ZOOLOGIA, ANIMALI
NOMI: PETERS WILLIAM, PETERS JANICE
LUOGHI: ITALIA

NELLA nostra presunzione, noi crediamo di sapere ormai tutto sul mondo animale. E invece, tanto per darne un esempio, c'è un insettino, la Dolania americana, che nessuno aveva mai visto prima d'ora allo stadio adulto. Lo si conosceva soltanto allo stadio di uovo e di larva. Solo recentemente l'entomologo William L. Peters e la ricercatrice Janice G. Peters hanno avuto la fortuna di vedere gli adulti della misteriosa specie nel Blackwater River, un fiume protetto della Florida. Non c'è da meravigliarsi che fossero sfuggiti per tanto tempo all'attenzione degli studiosi. Sfido] Trascorrono un anno intero allo stadio di uovo e quasi altrettanto allo stadio di larva nascosti nella sabbia, ma vivono soltanto due ore - sì, proprio due ore - allo stadio adulto. Un decimillesimo della loro vita totale, equivalente, in termini umani, a due giorni in quarantotto anni] L'ordine degli Efemeridi vanta antiche origini. Il suo ingresso nel mondo risale a 350-400 milioni di anni fa. Oggi conta un migliaio di specie. Tutte trascorrono lo stadio larvale nell'acqua degli stagni, dei fiumi o dei ruscelli e subiscono varie mute prima di raggiungere lo stadio adulto. La Dolania non fa eccezione alla regola. Le sue larve scavano gallerie ad U lungo le rive sabbiose. Le zampe del secondo paio a forma di spatola funzionano egregiamente da strumenti di scavo, mentre quelle del primo paio servono a catturare le minuscole prede di cui la Dolania si nutre. Con la penultima muta, le larve si trasformano in «subimmagini» dotate di ali opache ricoperte da una sottile peluria, perfettamente impermeabili che consentono all'insetto di emergere dall'acqua completamente asciutto. In questo stadio gli animaletti hanno non solo le parti boccali ma anche tutto l'apparato digerente completamente atrofizzati. Non ne hanno bisogno, perché ormai non si nutrono più. Mentre nei primi stadi larvali mangiavano voracemente detriti organici e minuti organismi vegetali, ora quello scampolo di vita che è loro rimasto lo dedicano soltanto all'accoppiamento e alla deposizione delle uova. Assai prima dell'alba, appena la temperatura dell'acqua si fa tiepida (sui quindici gradi centigradi), i maschi subiscono la penultima muta. Sgusciano fuori dalla vecchia pelle, perdono le zampe medie e posteriori e si levano in volo. Privi come sono di zampe funzionali, trascorrono il resto della vita nell'aria, volando a quasi un metro di altezza sull'acqua, perché l'unico loro scopo è quello di spiare la nascita delle femmine. Un'ora circa prima dell'alba, ecco apparire le femmine, ben visibili per le grandi ali bianche brillanti. E' arrivato il gran momento. I maschi si precipitano su di loro e si formano immediatamente le coppie. Se parecchi maschi inseguono la stessa femmina, lei si accoppia con quello che si trova più vicino. Non sembra che nel caso delle Dolanie, le femmine abbiano la possibilità di scegliersi il partner, come accade invece in molte altre specie. Qui tutto avviene in tempi rapidissimi. Per facilitare la cattura delle femmine, le zampe anteriori del maschio si sono notevolmente allungate. Gli permettono così di circondare il torace della compagna e di agganciare contemporaneamente con le appendici del nono segmento addominale l'estremità posteriore della femmina. In questo modo il maschio, che è più piccolo, rimane appeso al corpo della compagna, mentre lei ad ali spiegate si abbassa fino a toccare con l'addome la superficie dell'acqua, dove depone immediatamente le uova fecondate. Lui a questo punto si sgancia e se ne va in cerca di altre femmine da fecondare. E' questione di attimi. Subito dopo la deposizione lei muore e il suo corpo viene trascinato via dalla corrente. Tutta la scena, dalla nascita alla morte delle femmine, si svolge entro una quindicina di minuti. I maschi continuano a svolazzare sul ruscello sempre più fiacchi, sempre più stancamente, finché, prima del sorgere del sole, muoiono anche loro. L'orgia nuziale è terminata. La cosa più straordinaria è che la sciamatura, l'accoppiamento, la deposizione delle uova da parte della gran maggioranza di maschi e femmine avvengono sincronicamente negli stessi minuti dello stesso giorno o degli stessi giorni dell'anno. Quali sono i fattori che determinano questo sincronismo? Uno dei fattori potrebbe essere la temperatura dell'acqua, dato che nessuna Dolania si leva in volo nell'aria se la temperatura dell'acqua è inferiore ai quindici gradi centigradi. Tuttavia ai ricercatori non risulta che vi sia un preciso rapporto tra temperatura dell'acqua e ora della sciamatura. E sembra che non vi sia un rapporto nemmeno tra la quantità di luce disponibile e la sciamatura stessa. Per cui la loro opinione è che le Dolanie posseggano una sorta di orologio biologico interno che, indipendentemente dai fattori temperatura e luce, dice loro quando è il momento di effettuare la sciamatura. Indubbiamente, il fatto che le Dolania sciamino così di buon'ora al mattino è fondamentale per la sopravvivenza della specie. Perché a quell'ora antelucana, specialmente quando fa freddo, non sono ancora in attività i suoi predatori più comuni, come gli uccelli o le libellule. Solo i pesci che rappresentano i principali predatori acquatici non si lasciano influenzare dalla temperatura e fanno man bassa di Dolanie. Ma, come sempre succede quando le prede compaiono tutte simultaneamente, si trovano di fronte una tale massa di insetti che riescono a mangiarne solo una piccola percentuale e la loro predazione non influisce sensibilmente sulla consistenza totale della specie. Comunque, anche se una parte della popolazione viene inevitabilmente sacrificata ai predatori, l'evoluzione della specie ne ha assicurato la sopravvivenza, allungando la vita larvale che si svolge relativamente al sicuro nella protezione della sabbia e accorciando invece l'età adulta, assai più esposta e vulnerabile perché si svolge all'aperto. Non per nulla la Dolania appartiene agli Efemeridi, l'ordine di insetti il cui nome deriva dalla parola greca «ephemeros» (che vive un solo giorno, s'intende allo stato adulto). Isabella Lattes Coifmann


AMBIENTE: KENYA Un recinto di 370 km Per salvare il rinoceronte nero
Autore: KRACHMALNICOFF PATRIZIA

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ZOOLOGIA, ANIMALI, PROGETTO, PARCHI NATURALI
ORGANIZZAZIONI: ABERDARE NATIONAL PARK
LUOGHI: ESTERO, AFRICA, KENYA
TABELLE: C.

IL governo del Kenya proteggerà il rinoceronte nero e il suo habitat. Il colonialismo selvaggio di un tempo e più recentemente la caccia indiscriminata hanno portato la popolazione di rinoceronti neri da circa 20 mila nel 1970 a 450 nel 1995. Naturalmente si tratta solo della punta dell'iceberg di un processo distruttivo che coinvolge innumerevoli specie selvatiche e tutto l'ambiente naturale. Vediamo brevemente il progetto di salvaguardia della fondazione «Rhino Ark», che affianca il governo in quest'opera. Si tratta di recintare completamente l'«Aberdare National Park», con una «cintura» elettrificata che da un lato tenga gli animali nel loro ambiente naturale di foresta pluviale, corsi d'acqua e pascolo; dall'altro impedisca la caccia di frodo e il danneggiamento delle colture adiacenti al parco ad opera di migrazioni animali. E' un'opera gigantesca. Il progetto è di proteggere per una lunghezza di 370 chilometri un'area di 767 chilometri quadrati, che comprende foreste, montagne e corsi d'acqua. Corsi d'acqua perenni e così copiosi da fornire l'intero fabbisogno idrico della città di Nairobi. Il progetto non è utopico come si potrebbe pensare. E già stata eretta una barriera di 80 chilometri nella parte del parco chiamata «The Salient», che viene ritenuta la parte più adatta per la vita selvatica e per reintrodurvi i rinoceronti - spostati con estrema cautela - e gli altri animali portati via da zone meno sicure. La barriera elettrificata ha e avrà altezza e larghezza tali da non consentire, con la leggera scossa e l'impedimento naturale della sua massa, l'uscita dei selvatici dalla zona, nè l'ingresso nella stessa dei malintenzionati. Sul piano locale, l'opera porrà fine al contrasto tra agricoltori confinanti e tutela dell'ambiente, mettendo a disposizione dei cultori della natura un'area incontaminata e protetta, frequentabile con le opportune regole e cautele. Sul piano internazionale dimostrerà come si possa porre fine all'indiscriminato saccheggio del pianeta per profitti a breve termine che preludono a disastri futuri. Il rinoceronte nero potrà così sopravvivere. Smetterà di essere massacrato e condannato all'estinzione per fini di lucro, come produrre inutili oggetti con la sua pelle o, cosa ancora peggiore, macinare il suo corno per preparare pozioni erotiche giudicate infallibili da una leggenda fondata soltanto sull'ignoranza. Patrizia Krachmalnicoff


IN BREVE Vacche pazze incontro al Cnr
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, CARNE, ANIMALI
LUOGHI: ITALIA

Oggi nella sede centrale del Cnr a Roma, piazzale Aldo Moro, si tiene una giornata di studio sul problema delle «vacche pazze» per una precisa valutazione del rischio (a quanto pare minimo) di trasmissione all'uomo della malattia di Kreutzfeldt-Jacob.


IN BREVE Lesioni agli arti cure a Bologna
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

Si terrà a Bologna il 20 aprile un incontro per presentare i risultati di uno studio finanziato dal ministero della Ricerca all'Istituto Rizzoli per trovare soluzioni ortopediche a favore dei bambini colpiti alla mobilità degli arti in seguito a danni neurologici. Il problema è più esteso di quanto si possa pensare: riguarda il 4 per cento della popolazione infantile. Informazioni: 051-64.41.274.


IN BREVE Terapia genica contro l'Aids
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, RICERCA SCIENTIFICA, GENETICA
LUOGHI: ITALIA

In California sei malati di Aids hanno accettato di sperimentare la terapia genica. I primi risultati significativi si avranno tra cinque anni. La ricerca è stata presentata a Trieste al Centro internazionale per l'ingegneria genetica e le biotecnologie di Padriciano.


IN BREVE Cd-Rom in auto e per Van Gogh
ARGOMENTI: ELETTRONICA, TRASPORTI
ORGANIZZAZIONI: TRAVELPILOT
LUOGHI: ITALIA

Si chiama TravelPilot ed è un sistema messo a punto dal Gruppo Bosch per la sicurezza stradale in Italia: tramite un Cd-Rom che invia le sue immagini su uno schermo accanto al cruscotto, permette agli automobilisti di districarsi tra i sensi unici e gli intrichi stradali delle nostre città. Da segnalare anche un Cd- Rom edito da Giunti con «Repubblica» che analizza l'intera opera pittorica di Van Gogh.


IN BREVE Brevetti contro le alluvioni
ARGOMENTI: TECNOLOGIA, ALLUVIONI
LUOGHI: ITALIA

Si chiamano Andromeda, Delta, Sirio: porte, portoni basculanti, paratie automatiche brevettate da un artigiano toscano contro le alluvioni. Maurizio Oriti e Giorgio Pini con i fratelli Verzillo (tel. 055/887.66.96), di Calenzano (Firenze), dopo le disastrose alluvioni del '92 in Toscana, hanno messo a punto infissi e cancelli che, con sistemi ad aria compressa e guarnizioni speciali, rendono impermeabile il vano, evitando l'allagamento dei locali a piano terra. I ripari vengono anche attivati automaticamente tramite sensori applicati alle fogne, quando queste non riescono più a ricevere acqua.


SANITA' E PREVENZIONE L'oscura allergia al lattice di gomma Può provocare orticaria, congiuntivite e choc anafilattico
Autore: MORA PAOLA

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, BOTANICA
LUOGHI: ITALIA

IL lattice è la linfa estratta dall'albero della gomma, il cui nome botanico è Hevea brasiliensis. La linfa viene sottoposta a diversi trattamenti: il principale è la vulcanizzazione, che è il riscaldamento in presenza di sulfuri; il prodotto finito contiene il 2 per cento di proteine. Alcune di queste proteine causano allergia. Il lattice lavorato ha particolari caratteristiche di elasticità, flessibilità, resistenza e qualità di barriera nei confronti dei virus dell'Aids, dell'epatite e dell'Herpes simplex. Queste qualità fanno sì che il lattice venga ampiamente usato in attrezzature sanitarie. Contengono lattice le maschere per l'ossigeno, i circuiti per anestesia, i cerotti, gli sfigmomanometri, i cateteri, i cateteri a permanenza, i cerotti adesivi, i guanti, i deflussori, i flaconi per medicamenti, i lacci. La maggior quantità di lattice si trova nei guanti. Dal 1980 si adottano guanti usa e getta ricoperti di amido di mais che serve come lubrificante; le particelle di amido di mais, aerodisperse, sono dei vettori per gli allergeni del lattice, che divengono quindi degli aeroallergeni in grado di sensibilizzare le mucose. Il lattice è contenuto inoltre in moltissimi oggetti di uso domestico: palloni, guanti da cucina, elastici delle calze e degli abiti, tettarelle, attrezzature subacquee, cuscini per le sedie a rotelle, giocattoli e suole delle scarpe. Benché il lattice venga usato fin dall'inizio del secolo in grandi quantità (se ne estraggono circa 70 milioni di tonnellate all'anno) l'allergia al lattice non è stata un problema medico importante fino a 4-5 anni fa: in questi ultimi anni l'allergia al lattice si è diffusa enormemente per motivi in buona parte oscuri. Del tutto inspiegabile è l'enorme incremento di casi di allergia al lattice nei bambini affetti da spina bifida in quanto questi bambini sono sempre stati sottoposti già prima di questa epidemia a precoci e ripetuti interventi durante i quali venivano a contatto con il lattice. La prevalenza di sensibilizzazione al lattice nei pazienti allergici ad altri allergeni è di circa il 10 per cento ed è più alta negli ospedalieri, dove interessa, nelle unità chirurgiche, il 10,7% dei chirurghi e il 6,2% dei paramedici. I dentisti denunciano una prevalenza dell'8,8 per cento e i lavoratori della gomma dell'11%. Nei bambini affetti da spina bifida la sensibilizzazione al lattice è enorme e varia dal 40 al 60 per cento. Le manifestazioni cliniche vanno dall'orticaria, alla congiuntivite, alla rinite, all'asma fino alla reazione generalizzata, cioè allo choc anafilattico, che riguarda circa il 24% dei pazienti sensibilizzati. Per i bambini affetti da spina bifida il rischio di choc intraoperatorio è 500 volte più alto rispetto al resto della popolazione. Tutti i pazienti affetti da spina bifida devono essere considerati allergici al lattice sino a quando l'allergia non venga esclusa. Poiché, per ora, non c'è una immunoterapia specifica, l'unica via è la prevenzione. Questa si distingue in prevenzione primaria, da effettuare nei pazienti a rischio e nei pazienti che devono essere sottoposti a ripetuti interventi chirurgici e prevenzione secondaria. La prevenzione primaria consiste nell'evitare l'esposizione all'allergene; la prevenzione secondaria viene invece effettuata nei confronti dei pazienti già sensibilizzati e dei pazienti che sono già sottoposti a ripetuti interventi chirurgici. Negli Usa il problema dell'allergia al lattice è molto sentito in quanto è stato calcolato che su 5 milioni e mezzo di persone che lavorano nella sanità i soggetti sensibilizzati o a rischio di sensibilizzazione possono essere dai 500 mila a un milione. L'Accademia americana di allergologia ha stilato un protocollo secondo il quale bisognerebbe identificare i pazienti appartenenti a gruppi ad alto rischio, e innanzitutto i pazienti con spina bifida e anomalie urogenitali. Tutti i pazienti a rischio dovrebbero essere sottoposti a test per allergia al lattice. Gli interventi su pazienti affetti da spina bifida, indipendentemente dall'anamnesi, dovrebbero essere effettuati in ambienti privi di lattice. Inoltre gli affetti da spina bifida dovrebbero evitare l'esposizione al lattice fin dalla nascita. I pazienti allergici al lattice dovrebbero indossare una piastrina con questo dato e avere sempre con sè guanti privi di lattice e adrenalina autoiniettabile. Nell'ambulatorio del medico e del pediatra di base ci dovrebbero essere come minimo guanti non di lattice, mentre gli ospedali che trattano pazienti con spina bifida devono provvedersi di materiali sostitutivi che possono essere di neoprene, di vinile, di silicone o di plastica. Questi ospedali dovrebbero inoltre disporre di una camera operatoria dedicata esclusivamente a questi pazienti. Paola Mora


HYAKUTAKE: SORPRESA Prima cometa a raggi X
Autore: BATALLI COSMOVICI CRISTIANO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
LUOGHI: ITALIA

NEL 1895 il fisico tedesco Roentgen, premiato nel 1901 con il Nobel, scoprì i raggi X. Questa radiazione elettromagnetica, dalla lunghezza d'onda compresa fra 01 e 0,001 nanometri, è generata dal frenamento di elettroni ad alta energia che colpiscono un ostacolo, come l'anticatodo dei tubi a raggi X. L'ostacolo può essere anche un gas: in questo caso gli atomi (o le molecole) che lo costituiscono emettono raggi X per un fenomeno fisico noto come «fluorescenza». Le prime misure per la rilevazione di raggi X solari furono eseguite nel 1958 da Friedmann tramite razzi stratosferici, in quanto la radiazione X, per nostra fortuna, viene assorbita dall'alta atmosfera terrestre. In seguito Riccardo Giacconi eseguì le prime misure da satellite, consentendo la scoperta di una vasta gamma di sorgenti celesti. Il 27 marzo, il satellite tedesco per raggi X «Rosat», puntando la cometa Hyakutake, ha avuto la fortuna di fare una scoperta rivoluzionaria nel campo della fisica cometaria: la chioma della cometa emette raggi X con una intensità 100 volte maggiore rispetto a qualsiasi ottimistica previsione. «E' stato un attimo di enorme emozione», hanno detto gli scienziati tedeschi, «quando abbiamo visto apparire sullo schermo una semiluna di circa 250.000 chilometri di diametro che circondava il nucleo cometario ed emetteva raggi X». Nelle 24 ore seguenti si sono osservate continue emissioni di raggi X di intensità e forma variabili. Il nucleo solido di questa cometa, secondo i rilevamenti fatti con i radar, dovrebbe avere un diametro da 1 a 3 chilometri (Halley: 15). Intorno al nucleo si estende una chioma di gas neutro e polvere di circa 200. 000 chilometri (nel visibile). Inoltre questa cometa si è avvicinata alla Terra a una distanza di appena 15 milioni di chilometri (Halley: 150) permettendo di osservare particolari normalmente non visibili dalla Terra. A questo si aggiunge che non si era mai puntata una cometa con un satellite a raggi X presumendo che fosse impossibile rivelare tali radiazioni in quanto la loro intensità (se presenti) sarebbe stata di gran lunga inferiore alla sensibilità della strumentazione. Vediamo ora di capire quale processo può aver portato a queste osservazioni. La forma della nuvola emittente mostra una forte concentrazione di raggi X a 20 mila chilometri dal nucleo in direzione solare, concentrazione che varia nel tempo come se venisse pulsata. Come in quasi tutte le comete, anche nella Hyakutake sono stati osservati forti getti di gas e polvere provenienti dal nucleo, ma questa cometa sembra mostrare anche una pulsazione in questi getti, paragonabile a quella delle eruzioni vulcaniche terrestri. I getti sono generati dalla differenza di pressione fra l'interno del nucleo e lo spazio vuoto che provoca la fuoriuscita di materiale attraverso crepe nella superficie ghiacciata. Attualmente gli scienziati americani sono propensi a credere che l'emissione di raggi X sia dovuta ad assorbimento di raggi X solari da parte delle molecole di acqua della chioma cometaria con conseguente riemissione. In questo caso si avrebbe il fenomeno della «fluorescenza» spiegato prima. Una seconda possibilità è l'interazione del vento solare (elettroni ad alta energia) con la chioma cometaria. Non escluderei, però, vista l'incredibile attività interna della cometa, che vi sia del materiale radioattivo nel nucleo, proveniente dalla nebulosa presolare o da nebulose interstellari. Se ciò fosse vero, avremmo una sorgente di «calore» all'interno del nucleo che porterebbe a una fase liquida del ghiaccio di cui esso è costituito. Ciò favorirebbe la presenza del cosiddetto «brodo primordiale» e rafforzerebbe la teoria bioastronomica che ipotizza le comete quali inseminatrici di vita nell'universo. Poiché la cometa arriverà al perielio il 1o maggio, aumentando enormemente la sua produzione di gas e polvere, essa potrebbe fornire al nostro satellite a raggi X «Sax» un'occasione unica per di completare le scoperte del satellite «Rosat». Cristiano B. Cosmovici Cnr, Istituto di fisica dello spazio


STRIZZACERVELLO Il compleanno di Mafalda
ARGOMENTI: GIOCHI
LUOGHI: ITALIA

Mafalda è a cena con un gruppo di amici e un ragazzo le chiede quale sia il giorno del suo compleanno. «Devi indovinarlo - risponde Mafalda -, ti dirò soltanto che l'altro ieri avevo 18 anni, e che l'anno prossimo ne avrò 21». La soluzione domani nelle Cronache italiane de «La Stampa», accanto alle previsioni del tempo.




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