TUTTOSCIENZE 17 maggio 95


Esperimento I lettori potenziali? 40 milioni
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: INFORMATICA, EDITORIA, ELETTRONICA, COMUNICAZIONI
ORGANIZZAZIONI: TUTTOSCIENZE, INTERNET
LUOGHI: ITALIA
NOTE: TUTTOSCIENZE SULLA RETE TELEMATICA INTERNET TEMA: TUTTOSCIENZE SULLA RETE TELEMATICA INTERNET

DA oggi «Tuttoscienze» è su Internet, e quindi - almeno potenzialmente - ha quaranta milioni di lettori sparsi in tutto il mondo, dall'Atlantico al Pacifico, dall'Alaska all'Antartide. L'avverbio «potenzialmente» dovrebbe indicare che non siamo in preda a un delirio di onnipotenza, a un preoccupante attacco di megalomania. Sappiamo bene che, se sono 40 milioni gli utenti di Internet, questo non vuole affatto dire che sarà una percentuale significativa a richiamare queste pagine sullo schermo del computer. Non solo. Sappiamo bene che i «navigatori» di Internet sono una popolazione molto speciale e - soprattutto - ci è chiaro che hanno a disposizione una quantità quasi illimitata di mete verso le quali dirigere la loro rotta: in questa enorme offerta di porti e porticcioli a cui approdare noi siamo soltanto un piccolissimo attracco. Pur senza megalomania, ci piace però l'idea di fare ancora una volta da apripista all'avanzata del nostro giornale verso nuovi territori. «Tuttoscienze» è il primo nato tra i supplementi scientifici dei giornali italiani. Le sue raccolte hanno inaugurato le collane dei libri de «La Stampa». «Tuttoscienze» per primo si è trasformato in Cd- Rom entrando nell'universo multimediale e preparando la strada alle intere annate del giornale. Ora è logico che siano le sue pagine le prime ad avventurarsi nel serraglio elettronico, avanguardia di altri servizi che gradualmente «La Stampa» immetterà sulla Rete. Chi, dotato di un computer, un modem e un allacciamento a Internet, proverà da oggi pomeriggio a leggere «Tuttoscienze» sullo schermo anziché sulla carta scoprirà la «filosofia» che ispira la nostra operazione. Il giornale su carta è insostituibile. Solo lui permette di iniziare e smettere la lettura come, quando e dove si vuole portando in tasca appena 50 grammi di... hardware. D'altra parte solo le autostrade informatiche permettono di allacciarsi istantaneamente a una fonte di informazioni anche se ci si trova in California o in Australia, senza aspettare che qualcuno porti - giorni dopo o più probabilmente mai - quei 50 grammi di carta in una edicola vicina. Questo vuol dire che editoria su carta e editoria elettronica hanno una specificità di cui bisogna tenere conto: sono attività complementari e non reciprocamente cannibali. La specificità deve essere ben interpretata. La grafica elettronica non è quella del giornale su carta, nè ha senso mettere in forma elettronica l'intero testo del giornale. Noi cercheremo di rispettare la diversità dei due mezzi di comunicazione, ciò che vuol dire anche permettere al lettore di ricavare il meglio dall'uno e dall'altro. Certo, il mondo dei prossimi anni sarà sempre più telematico. L'informazione diventerà il vero valore aggiunto di ogni attività umana. Computer, televisore e giornale in qualche modo confluiranno. Ma per poi di nuovo divergere in tanti modi di leggere e di ritagliare, nella soffocante offerta di informazione, ciò che davvero ci interessa, e nel modo che ci piace. Piero Bianucci


SBARCO SU INTERNET Da oggi «Tuttoscienze» è in rete
AUTORE: MEZZACAPPA LUIGI
ARGOMENTI: INFORMATICA, EDITORIA, ELETTRONICA, COMUNICAZIONI
ORGANIZZAZIONI: TUTTOSCIENZE, INTERNET
LUOGHI: ITALIA
NOTE: TUTTOSCIENZE SULLA RETE TELEMATICA INTERNET TEMA: TUTTOSCIENZE SULLA RETE TELEMATICA INTERNET

CHI ha prestato orecchio al fenomeno Internet le avrà già sentite tutte: la biblioteca di Babele, il Grande Fratello, il Villaggio Globale, la democrazia reale, la Madre di tutte le reti, Internet avvolge il pianeta, Internet è un pianeta a sè. Come spesso capita, in mezzo a tante affermazioni ve ne sono anche di vere e, secondo noi, ve ne sono in particolare due più vere delle altre. La prima: Internet è, in tutti i sensi, un fenomeno cresciuto in modo eccezionale e destinato a crescere ancora. La seconda: la popolazione del mondo virtuale è, in questo preciso istante, ancora molto diversa da quella del mondo reale. E' fuori di dubbio: la telematica cambierà il nostro modo di vivere, lavorare e pensare, foss'anche solo per la grande facilità di contatto che regala. L'azzeramento dei tempi morti conferirà altissimo rendimento alla conduzione dei progetti in cooperazione tra Paesi diversi, ma anche tra diversi apparati di una stessa organizzazione, e la qualità della vita non potrà che guadagnarne. Sorta inizialmente con obiettivi militari e poi utilizzata soprattutto in campo scientifico, da qualche tempo, con l'entrata in gioco degli operatori commerciali, Internet si propone come portatore di innumerevoli servizi di utilità spicciola che sono potenzialmente in grado di scatenare positivi riflessi sul piano sociale. Si pensi all'home banking e shopping, alla prenotazione dei voli e al trasferimento di documenti tra un ente e l'altro degli apparati burocratici. C'è chi dà a Internet un significato sociale anche superiore a quello dei grandi mezzi di comunicazione, e forse c'è da crederci: con un modem e un computer abbiamo tutti pari opportunità, libertà e facilità di espressione, di scelta, di aggregazione. Con radio e tv possiamo scegliere chi stare a sentire; su Internet possiamo scegliere con chi parlare. Speriamo che duri. Durerà fino a quando una multinazionale dell'informatica e una dell'informazione non si metteranno insieme (qualcosa del genere sta già accadendo) per colonizzare il mondo virtuale. Si dirà: «Per assorbire le richieste del mercato», ma l'effetto sarà quello. C'è chi dice che questo disegno non sarà di facile realizzazione per nessuno con Internet, nata com'è all'insegna del più ostinato spontaneismo, del più sano non pro fit. Staremo a vedere, vien da dire, ma non è l'atteggiamento più giusto: starne fuori non si può, non si deve. Il fatto è che il fenomeno Internet, affascinante e suggestivo se visto dalla parte di chi i servizi li cerca, non è affatto banale dalla prospettiva di chi i servizi li vuole fornire. Fatta eccezione per alcuni particolari settori che troveranno molto naturale lo sbocco nella telematica, l'aspetto più complicato di questo mercato è l'interpretazione della domanda per stabilire l'offerta più adeguata. Il mondo virtuale è ancora popolato da «strani individui»: oltre a chi la usa per necessità professionali, troviamo su Internet solo sacerdoti dell'informatica - i bittaroli - e utenti evoluti - gli esigenti - che anche senza uno specifico retroterra informatico hanno un'eccellente padronanza del mezzo. Un prodotto telematico che nasca oggi, per quanto facile possa risultare l'uso di Internet, non è ancora fruibile da tutti. A complicare le cose si aggiungono questioni tecniche e commerciali: è vero che bastano un semplice computer e un modem, ma quanti sono i computer nelle famiglie in grado di visualizzare la grafica? Ammettiamo pure che siano tutti, ma sono tollerabili, ad esempio, la consultazione di una mappa o la lettura di un giornale su un video a 14 pollici? Si è disposti a pagare per questo servizio? Si può sempre stampare, si dirà; ma quanti hanno una stampante laser? In ogni caso, uno dei tanti meriti di Internet è quello di aver fatto salire l'attesa di servizi telematici. «Prima» era tutto chiaro: il telefono agli utenti non professionali, le Banche Dati agli utenti professionali. «Dopo», l'ordine costituito è stato polverizzato dalla ricchezza di informazioni e dai costi incredibilmente bassi di Internet. Sul fronte più generale dell'evoluzione tecnologica, poi, il costante avvicinamento tra televisione e computer è un ulteriore scossone agli equilibri esistenti. Conviene capirlo, questo fenomeno, piuttosto che rifiutarlo. Senza sacri terrori, senza allarmismi e senza neppure voler seguire una moda a tutti i costi: il processo di trasformazione, per fortuna, non è così veloce. Come spesso capita, ci accorgeremo di quanta strada abbiamo fatta solo voltandoci indietro fra dieci anni, ma domani, giovedì, sarà ancora molto simile a oggi, mercoledì. Per i giornali è importante capire questo fenomeno dal di dentro. E' importante per capire quali opportunità si aprono, se la presenza su Internet è un nuovo modo per cementare il legame con i lettori, per non perdere con loro una sola occasione di sana complicità. E' importante essere presenti con convinzione se si crede al futuro di questo fenomeno, ma dovrà essere una presenza misurata perché non sembri una moda un po' snob, per non istituire percorsi pericolosamente discriminanti, per il rispetto che un giornale deve avere verso i suoi lettori, tradizionali o cibernetici che siano. E perché siamo fermamente convinti che solo l'informazione su carta può garantire una lettura meditata con tempi e ritmi scanditi dalle esigenze individuali e non dai palinsesti o dalle e-mail. E' chiaro, a questo punto, che non conta tanto essere i primi o i più bravi, quanto fare qualcosa che abbia senso, che possa valere come esperimento per i lettori e per il giornale. Ecco perché si comincia da Tutto scienze: per il collaudato rapporto con i suoi lettori, per l'affinità con il potenziale pubblico telematico di Internet, perché si presta a una fruizione elettronica migliore di quella possibile per il notiziario, perché rivolto anche e soprattutto alle scuole, dove vivono i potenziali utenti telematici di domani. Tuttoscienze su Internet è raggiungibile all'indirizzo http://www.lastampa.it, ed è il primo dei servizi che «La Stampa» andrà via via proponendo nei prossimi mesi e che sarà felice di verificare con i giudizi dei lettori, a mezzo lettera o e-mail all'indirizzo tut toscienzelastampa.it. Luigi Mezzacappa


MINI-GUIDA Vocabolario (e graffiti) per iniziati
AUTORE: VALERIO GIOVANNI
ARGOMENTI: INFORMATICA, EDITORIA, ELETTRONICA, COMUNICAZIONI
ORGANIZZAZIONI: TUTTOSCIENZE, INTERNET
LUOGHI: ITALIA
NOTE: TUTTOSCIENZE SULLA RETE TELEMATICA INTERNET TEMA: TUTTOSCIENZE SULLA RETE TELEMATICA INTERNET

SETTA i dati, clicca, poi formatta pure il dischetto. Quante volte abbiamo sentito frasi come questa? Il gergo informatico, con i suoi (brutti) neologismi è ormai entrato a far parte della lingua parlata. Ma la nuova frontiera è il linguaggio telematico. Qualche termine è già uscito oltre i confini del ciberspazio. «Chattare», ovvero «conversare per via telematica», è comparso anche sui quotidiani. «Navigare», cioè muoversi tra le migliaia di informazioni di una rete, ha assunto un significato diverso anche per gli italiani, popolo di navigatori. Queste parole non sono che la punta dell'iceberg di un vocabolario telematico, nato in rete più di 20 anni fa. Lo testimonia il monumentale «Jargon File», che raccoglie le espressioni gergali degli hacker, i «pirati» e i patiti dell'informatica. Tutto è cominciato alla metà degli Anni '70, nei laboratori di ricerca di Intelligenza Artificiale del Mit e di Stanford. Ora i termini contenuti nel vocabolario (disponibile in Internet nel sito //www.ccil.org/retro/jargon.htmil) sono circa duemila, continuamente aggiornati. Il «Jargon File» è qualcosa di più di un comune dizionario tecnico. I programmatori di computer, i surfisti del cyberspazio, gli hacker hanno una buona dose di humour. E molta autoironia. Per cominciare, hanno storpiato i nomi dei comuni Personal Computer: «Amoeba» (ameba) al posto di Amiga. Macintosh è diventato Macintoy, poco più di un giocattolo (toy), ma c'è anche chi lo chiama, senza rispetto, Macintrash. E l'Aids non è solo la peste del millennio, ma l'acronimo di «Apple Infected Disk Syndrome». Si parla di P-mail (Physical Mail), per distinguerla dalla ormai comune e-mail (posta elettronica). «Control-C» vuol dire «fermati subito, qualunque cosa tu stia facendo]». Ma non ci sono solo modi di dire e giochi di parole dalle origini informatiche. Cinema, fantascienza, fumetti, tv sono le muse ispiratrici del «Jargon File». Qualche esempio? Morgan Burke ha proposto di usare i prefissi «groucho» (10 elevato alla meno 30) e «harpo» (10 alla meno 27), in omaggio ai fratelli Marx. In rete, «sagan» significa «miliardi e miliardi», proprio come ripeteva lo scienziato Carl Sagan dalla serie tv «Cosmos». E via citando. Questi cambiamenti non stanno passando inosservati. Se n'è accorta anche «Wired», la rivista alla moda delle nuove tecnologie, che ospita la rubrica «Jargon Watch». Tra le ultime parole segnalate, c'è «Nooksurfer» (da «nook»: angolino, cantuccio), per indicare chi si collega solo per rispondere alla posta elettronica, senza mai avere il coraggio di avventurarsi nelle acque profonde della rete. Lì, tra i «sagan» di dati che corrono lungo tutto il pianeta, il linguaggio è veloce. E spesso è impossibile rappresentare toni e umori di chi parla. Per alzare la voce si usano le maiuscole. Le espressioni onomatopeiche, proprio come nei fumetti («mumble», «sigh», «groan»), sono i rumori della silenziosa posta elettronica. Ma sono ancora insostituibili le «emoticon», o «faccine». La più semplice si costruisce con due punti, un trattino e una parentesi chiusa per esprimere la classica faccia sorridente:-) Ma si può anche fare l'occhiolino '-) stupirsi o piangere:"( o dare un bacio sulla punta del naso;*) Molte faccine sono raccolte nel volumetto «Cyberfacce», Apogeo, Milano 1993. Scopriamo così che si possono disegnare celebrità come Topolino 8(: o) o Ronald Reagan 7:Y Per restare in Italia, i politici della Prima Repubblica sono ben rappresentati, da Craxi (8ll)* con tanto di garofano, fino ad Andreotti, visto da dietro «EY» o di fronte «EI'I'Y» Giovanni Valerio


Sì, c'è anche «Playboy» In visita all'edicola elettronica
AUTORE: MERCIAI SILVIO
ARGOMENTI: INFORMATICA, EDITORIA, ELETTRONICA, COMUNICAZIONI
ORGANIZZAZIONI: TUTTOSCIENZE, INTERNET
LUOGHI: ITALIA
NOTE: TUTTOSCIENZE SULLA RETE TELEMATICA INTERNET TEMA: TUTTOSCIENZE SULLA RETE TELEMATICA INTERNET

UNA recente inchiesta del Kelsey Group (fonte: Internet and Comms Today, aprile 1995) ha stimato che circa 3200 giornali americani offrono una qualche edizione elettronica disponibile in rete (erano 42 nel 1989 e si tratta per lo più di quotidiani). Questa scheda, quindi, è inevitabilmente parziale: mi limiterò a qualche indicazione. Il punto di partenza migliore, secondo me, è The Electronic Newsstand, l'Edicola elettronica: http://www.enews.com/ un servizio in precedenza su gopher e che sta pian piano trasferendosi in ipertesto HTML: si autodefinisce come «la più ampia rassegna di articoli tratti dai più prestigiosi quotidiani, riviste, cataloghi e pubblicazioni in genere del mondo» e si articola nelle seguenti sezioni: Business - Computers - Entertainment - Health - Travel - Sports - Renaissance Room - Automotive - Books and CD's - News Services - Catalogues - Newspa pers - All Titles. Un altro punto di partenza assai utile e aggiornato è http://marketplace.com/e-papers.list.www/ e-papers. links.html che mantiene una lista con legami ipertestuali (cioè, basta cliccare con il mouse e vi trovate trasportati alla locazione richiesta) dei quotidiani presenti sul WWW. Vi trascrivo qui di seguito, per vostra comodità, la lista dei quotidiani europei, prelevata l'11 aprile: http://www.aftonbladet.se/aftonbladet/ start. html Aftonbladet (Stockholm, Sweden) http://www.oslonett. no/home/bent Aftenposten (Oslo, Norway) http://nic.nordnett.no/ba/ Bronnoysunds Avis (Bronnoysund, Norway) http://www.telepost. no/dagbldet.no/ Welcome.html Dagbladet (Oslo, Norway) http://www. derstandard.co.at/DerStandard/ Der Standard (Vienna, Austria) http: //www.drammensnett.no/dtbb/ Drammens Tidende - Buskeruds Blad (Drammen, Norway) http://dse.iaehv.nl.kiosk/ed/ Eindhovens Dagblad (The Netherlands)http://info.fuw.edu.pl/gw/0/gazeta.html Gazeta Wyborcza (Poland) gopher://gopher.cyf.kr.edu.pl/11/info-krako w/gazeta Gazeta w Krakowie gopher://gopher.cyf.kr.edu. pl/11/info-krako w/gazeta-k Komputery i Biuro (Krakow, Poland) http: //www.gold.net/online/ The Guardian (London, England) gopher: //gopher.almac.co.uk/11/herald The Herald (Glasgow, Scotland) NO LONGER IN SERVICE http://vol.vol.it:80/ruggiero/GIORNO/ Il Giorno (Milano, Italy) http://www.mir.it/ il manifesto (Rome, Italy) http: //www.ieunet.ie/ois/irishtimes/ index.shtml Irish Times (Dublin, Ireland) http://www.crs4.it/ruggiero/unione.html L'Unione Sarda (Italy) http://www.mclink.it/unita/index.html l'Unità (Rome, Italy) http://WWW.KR.kommorg.no Municipal Reporter (Oslo, Norway) http: //www.marktplatz.ch/tages-anzeiger Tages-Anzeiger (Zurich, Switzerland) http://www.telegraph.co.uk/ The Telegraph (London, England) http://www.timeshigher.newsint.co.uk/ The Times Higher Education Supplement (Essex, England). Un terzo buon punto di partenza è quello del servizio The Omnivore a: http://ukanaix.cc. ukans.edu/carrie/news- main.html che si presenta come «un servizio giornaliero omnicomprensivo di notizie raccolte per dare informazioni rapidamente e concisamente sugli eventi del mondo man mano che essi si verificano». Un analogo servizio è offerto su: http://www.nando.net/epage/htdocs/links/ newspapers.html Infine un'altra lista, vicina a casa, è mantenuta sul server di Inrete a: http://gopher.inrete.it:70/1/editoria Ancora qualche indirizzo in cui mi sono imbattuto e che ho trovato significativo: http://alpha. acast.nova.edu/usatoday.html Usa Today http://nytimesfax.com Times (richiede un lettore particolare, Acrobat della Adobe Corp., che potete procurarvi seguendo le istruzioni che trovate a questo stesso indirizzo) http://www.iol.it/default.htm Il Sole 24 Ore http://www. Citinv.it/cuore Cuore http://www.hotwired.com/ Wired http://www. playboy.com Proprio lui, Playboy] http://www.ziff.com Le celebri riviste di informatica del gruppo Ziff (The Cobb Group Computer Gaming World, Computer Life, Computer Shopper, Interactive Week, MacUser, MacWeek, PC Computing, PC Magazine, PC Week, Windows Sources) ftp://ftp.uu.net/published/byte Byte http://www.futurenet. co.uk/computing/ pcplus PcPlus http://www.mecklerweb.com/mags/iw Internet World. Ma, naturalmente, il mio preferito è: http://www. lastampa.it/ Silvio A. Merciai


SCAFFALE Autori vari: «Conoscenze scientifiche e trasferimento tecnologico», Einaudi
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA, LIBRI
NOMI: GALLUZZI PAOLO, COSMACINI GIORGIO, SIRONI VITTORIO, LOSANO MARIO
LUOGHI: ITALIA

LA «Storia delle scienze» diretta da Paolo Galluzzi e pubblicata da Einaudi è giunta al quinto volume, centrato sulla transizione dalle conoscenze scientifiche alle applicazioni tecnologiche. Rinunciando a un panorama organico, il volume punta su alcuni temi esemplari o strategici. Federico Filippi racconta l'avventura del volo da Leonardo al lancio del primo satellite artificiale. Giorgio Cosmacini e Vittorio Sironi si occupano delle tecnologie in campo medico. Mario Losano fa la storia delle macchine da calcolo. Catherine Bertho tratta le telecomunicazioni. Bernardette Bensaude- Vincent i materiali, dai convenzionali ai più innovativi. Vittorio Marchis prende in esame i sistemi di produzione di energia. Gli altri capitoli sono di carattere più filosofico. Lo stesso Marchis introduce il volume e lo conclude accennando al problema della big science della complessità dei sistemi tecnologici contemporanei. Diffusione e tutela delle innovazioni sono il tema di Michelangelo Vasta e Luisa Dolza. Anna Guagnini e Robert Fox seguono i percorsi della cultura tecnica in Europa. Paolo Brenni analizza il ruolo divulgativo delle esposizioni universali e dei musei tecnico-scientifici. Sui testi, domina la ricca iconografia.


SCAFFALE Autori vari: «Manuale di psichiatria», Utet; Autori vari: «Bioetica», Utet
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: PSICOLOGIA, MEDICINA, PSICHIATRICA, LIBRI
NOMI: CASSANO GIOVANNI
LUOGHI: ITALIA

La Utet conferma la sua storica vocazione alle grandi opere in due manuali, uno dedicato alla psichiatria e uno, attualissimo, dedicato alla bioetica. Curato da Giovanni Cassano dell'Università di Pisa, il «Manuale di psichiatria» si avvale di quasi cento collaboratori e, oltre ad affrontare sistematicamente tutti gli aspetti clinici e terapeutici, comprende anche una parte che tratta di prevenzione, epidemiologia, organizzazione dei servizi sanitari e di psichiatria forense. «Bioetica», con una settantina di collaboratori coordinati da Carlo Romano e Goffredo Grassani, presenta un inventario dei numerosi problemi bioetici che gli sviluppi della scienza più recente hanno sollevato: rapporti medico-malato, tutela dell'embrione, procreazione assistita, diritti del bambino, terapia di pazienti terminali, trapianti, sperimentazione sull'uomo. Altri capitoli riguardano la criminologia e i delicati rapporti tra bioetica, diritto, filosofia e religione.


SCAFFALE Ferreri Walter: «Come osservare il cielo col mio primo telescopio», ed. Il Castello; Lippincott Kristen: «L'astronomia», De Agostini
AUTORE: P_BIA
ARGOMENTI: ASTRONOMIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

In questo manuale per gli astrofili alle prime esperienze, Walter Ferreri - direttore della rivista «Orione» e scopritore di numerosi pianetini - ricorda una saggia affermazione del grande astronomo William Herschel: l'osservazione del cielo è un'arte che si impara, e per impararla bene è sufficiente una sola astuzia: la perseveranza. Niente di più vero. A ciò si può aggiungere che alcuni errori all'inizio sono inevitabili. Ci vogliono anni di osservazioni per sapere che cosa è lecito chiedere a un dato telescopio e per imparare a guardare, cosa che non è affatto istintiva come molti suppongono. Se però si ha una buona guida, l'esperienza altrui può diventare una solida base per costruirci sopra la nostra. Da questo punto di vista l'ultimo libro di Ferreri è utilissimo. Risponde, infatti, a una quantità di domande che tutti gli esordienti si pongono: quale telescopio acquistare in base alla propria disponibilità economica, come metterlo in stazione e orientarsi nel cielo, che cosa osservare in funzione dello strumento. Una lettura complementare può essere la storia illustrata dell'astronomia scritta da Kristen Lippincott e pensata soprattutto come strumento didattico per genitori e insegnanti che vogliano accompagnare figli e studenti nell'affascinante scoperta del cielo. Ep. bia.Y


ASTRONOMIA Saturno perde gli anelli Il 21 maggio si ripete un evento curioso
Autore: GABICI FRANCO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
NOMI: HUYGENS CHRISTIAN
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. La struttura degli anelli di Saturno

NELLA notte del 21 maggio Saturno sarà protagonista di un fenomeno interessante ma rilevabile soltanto con un telescopio. A quella data, infatti, la Terra inizia ad attraversare il piano degli anelli: quindi questi non saranno visibili perché si mostreranno di taglio, e il loro spessore è appena di dieci chilometri, mentre noi li osserviamo da un miliardo e mezzo di chilometri. Non è un fenomeno eccezionale, perché in media si ripete quasi ogni 15 anni, cioè a ogni semirivoluzione di Saturno attorno al Sole (il prossimo appuntamento è per il 2009), ma è pur sempre una curiosità intrigante (Saturno, il 21 maggio, sorge poco dopo le 3). Il fenomeno si ripeterà anche il 10 agosto e l'11 febbraio del 1996. A partire dal 21 maggio, inoltre, è possibile osservare la zona Sud degli anelli. La «sparizione» degli anelli di Saturno ci offre l'occasione per ricordare un grande scienziato olandese, Christian Huygens, morto tre secoli fa il 9 luglio del 1695 a 66 anni. Fu lui, infatti, a spiegare per primo quei fenomeni che Galileo non era riuscito a comprendere. Galileo, notando delle gibbosità in Saturno, aveva pensato a un satellite, ma non riuscì a spiegare come mai questo presunto satellite a volte fosse visibile e a volte no. Huygens, invece, scopre la vera natura di quel fenomeno affermando che intorno al pianeta doveva esistere un anello. Aveva allora 26 anni e, come era di moda ai suoi tempi, annunciò la scoperta sotto forma di anagramma. In seguito un altro giovane scienziato, James Clerk Maxwell, dimostrò che gli anelli non potevano essere solidi, ma dovevano essere composti da una infinità di piccole particelle in orbita attorno al pianeta secondo le leggi di Keplero. Nato a L'Aia il 14 febbraio 1629 Huygens dimostrò subito grande genialità al punto che suo padre lo chiamava con orgoglio «il mio Archimede», per sottolineare la sua genialità inventiva. Giunse, infatti, alla scoperta degli anelli di Saturno grazie a un cannocchiale che si era costruito in casa con l'aiuto di uno dei suoi fratelli, Costantino. Ma la fama di Huygens è legata agli orologi a pendolo. Già Galileo, nel 1637, aveva avuto la geniale intuizione di applicare il pendolo ai meccanismi degli orologi per aumentarne la precisione, problema assai sentito perché alla precisione degli orologi era legata l'esatta determinazione della longitudine. E si trattava di una questione della massima importanza perché saper calcolare la longitudine significava garantirsi una navigazione sicura anche in mare aperto. A questo proposito Huygens scrisse anche il manuale «Istruzione per i piloti». L'idea di Galileo, che non ebbe seguito, venne poi ripresa e modificata da Huygens, che nel 1606 realizzò un orologio a pendolo con l'orologiaio olandese Salomon Coster, il cui margine di errore era di 10-15 secondi al giorno. Fu un vero successo, perché gli orologi del tempo avevano un margine di errore di ben 15 minuti al giorno. Col successo però arrivarono anche le accuse. Leopoldo dè Medici, appassionato di orologi, e l'Accademia del Cimento di Firenze accusarono Huygens di aver plagiato Galilei e a causa di queste accuse, che Huygens respinse sempre, lo scienziato riuscì a ottenere il brevetto solamente in Olanda. Dopo tante controversie, però, a Huygens venne riconosciuta la buona fede. Quando mandò a Leopoldo una copia del suo «Horologium oscillatorium» il duca gli rispose con queste parole: «Credo fermamente che non abbiate mai saputo che Galileo aveva avuto l'idea di adattare un pendolo a un orologio (...) e sono certo che se ne foste giunto a conoscenza non lo avreste negato». Un'altra grande innovazione di Huygens fu l'idea di introdurre la molla a spirale dentro agli orologi portatili, idea che funziona ancora oggi negli orologi meccanici. Oltre all'astronomia, Huygens studiò la meccanica, giungendo alla formulazione della forza centrifuga prima di Newton. Si interessò della quadratura del cerchio dimostrando l'inconsistenza di alcune soluzioni apparse ai suoi tempi. Criticò anche alcune tesi «meccaniche» del pensiero di Cartesio, che pure stimava moltissimo, al punto che alla sua morte compose un sonetto in sua memoria. Lo scienziato olandese scoprì anche il fenomeno della doppia rifrazione della luce nello «spato d'Islanda», intuì che la luce poteva essere intepretata come un fenomeno ondulatorio e dedusse i concetti di «risonanza» e di «lunghezza d'onda». Si racconta che questi due ultimi concetti gli venissero suggeriti dal rumore dell'acqua di una fontana amplificato dai gradini mentre stava scendendo la scalinata del parco di Chantilly. Franco Gabici Planetario di Ravenna


A BOLOGNA E VERONA In laboratorio con Marconi La radio al centro di due mostre
Autore: P_BIA

ARGOMENTI: COMUNICAZIONI, TECNOLOGIA, MOSTRE
NOMI: MARCONI GUGLIELMO
LUOGHI: ITALIA

NON si contano, a cent'anni dai primi esperimenti di Marconi, le mostre dedicate alla radio. Ne segnaliamo due attualmente in corso. La prima è a Bologna ed è particolarmente interessante perché presuppone un visitatore attivo, che diventa sperimentatore, come quel ragazzo di 21 anni che pasticciava a Villa Griffone nell'estate del 1895 con fili di rame e rozzi rivelatori di onde elettromagnetiche a limatura di ferro. «Da Marconi alla musica delle stelle» è il titolo di questa mostra, che rimarrà aperta nel Palazzo di Re Enzo (piazza San Petronio) fino al 4 giugno (per informazioni, tel. 051-239.810). Rivolta specialmente alle scuole, la mostra bolognese propone innanzi tutto una iniziazione al mondo dei suoni, con tutti i suoi molteplici messaggi. Qui si scoprirà come il senso dell'udito sia spesso sottovalutato, mentre probabilmente ha un valore informativo ed evocativo addirittura superiore a quello della vista. I visitatori impareranno i trucchi dei rumoristi, le tecniche di registrazione e come diventare più consapevoli della propria percezione uditiva. Una seconda sezione introduce il concetto di onda, fondamentale per la fisica. Si parte dalle onde meccaniche che si producono in uno stagno, poi si passa a quelle sonore e infine a quelle elettromagnetiche, chiarendo il fenomeno dell'interferenza, per il quale due onde possono sommare i loro effetti o neutralizzarsi a vicenda. Ci sono poi i laboratori veri e propri, dove si impara a costruire una radio rifacendo le esperienze di Marconi. Ma la cosa importante è che questi laboratori sono divisi per età: bambini di 4-7 anni, di 8-11, di 12-15 e oltre i 16. Il tutto supportato da alcuni ipertesti. Insomma, una mostra che dà prova di grande sensibilità didattica, puntanto sul gioco e sul «fare» manualmente per trasmettere informazioni e concetti in modo facile e divertente. Il merito dell'ideazione va a Giuliano Pancaldi, Paola Pacetti, Anna Guagnini, Massimo Marcolin, Gabriele Falciasecca e a un folto gruppo di altri consulenti. Molto diversa, ma altrettanto interessante, è la «Mostra della radio d'epoca» in corso a Palazzo della Gran Guardia a Verona, piazza Bra (per informazioni: 045-59.16.88). Qui sono raccolti 400 apparecchi di valore storico tuttora funzionanti, affiancati da una esposizione fotografica (varie centinaia di immagini) dedicata a Marconi e da filmati dell'epoca. La mostra chiude i battenti il 21 maggio: converrà quindi affrettarsi. Madrina è stata Elettra Marconi, figlia del grande inventore. Gli apparecchi radiofonici esposti provengono dalla collezione privata del maresciallo Alberto Chiantera, grande appassionato di queste preziose testimonianze della storia delle telecomunicazioni. Si va da prototipi di laboratorio di fisica ad apparecchi a galena o a valvole, fino a radio d'epoca dal curioso design. Ep. bia.Y


IN BREVE «Phoenix», rivista sulla disabilità
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, HANDICAP, EDITORIA
ORGANIZZAZIONI: PHOENIX
LUOGHI: ITALIA

Compie un anno la rivista «Phoenix», dedicata ai problemi della disabilità in un'ampia accezione interdisciplinare, dagli aspetti neurologici a quelli genetici, fisiatrici, endocrini, di apprendimento. «Phoenix», che ha una tiratura di 10 mila copie ed è sostenuta dall'associazione «Anni Verdi» di Roma, si rivolge al mondo della ricerca, dell'università e degli istituti specializzati. Nel '94 «Phoenix» ha pubblicato 127 riassunti di articoli sulla disabilità apparsi in riviste internazionali. Per informazioni: 06-397.40.919.


IN BREVE Come pulire l'aria urbana
ARGOMENTI: ECOLOGIA, TECNOLOGIA
NOMI: CIRILLO FRANCESCO
LUOGHI: ITALIA

«Mac 2000» è il primo depuratore autotrasportabile per aria urbana: progettato da Francesco Cirillo della facoltà di ingegneria dell'Università di Roma «La Sapienza», questo apparecchio consente di togliere dall'aria ogni tipo di inquinante, inclusi gli idrocarburi incombusti e le polveri. Il dispositivo può essere portato di volta in volta nelle zone cittadine e negli ambienti dove l'aria è più inquinata. Può trattare duemila metri cubi di aria all'ora. Per informazioni: 06-321.5624.


IN BREVE Guida astronomica di «Orione»
ARGOMENTI: ASTRONOMIA, EDITORIA
ORGANIZZAZIONI: NUOVO ORIONE
LUOGHI: ITALIA

La rivista mensile «Nuovo Orione» ha appena pubblicato in collaborazione con l'Unione Astrofili Italiani una «Guida pratica all'astronomia» che potrà essere utile a tutti i dilettanti di questa scienza. La pubblicazione, supplemento del numero di «Orione» di marzo, costa 25 mila lire e può essere richiesta allo 02-204. 6510.


IN BREVE Rifiuti solidi Che farne?
ARGOMENTI: ECOLOGIA
LUOGHI: ITALIA

Il problema dei rifiuti solidi urbani è stato discusso a Roma nella prima Conferenza nazionale su questo tema, promossa da Legambiente. Sotto accusa le discariche sparse su tutto il territorio, spesso in violazione delle norme di sicurezza.


IN BREVE L'urina come farmaco?
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
NOMI: TAL SCHALLER CHRISTIAN
LUOGHI: ITALIA

In India si dice «amaroli», da noi, eufemisticamente, «acqua dorata». Tecnicamente, urina. Secondo una medicina alternativa, comunque si voglia chiamare questo liquido organico, esso avrebbe virtù terapeutiche. Così sostiene in un libro intitolato «Amaroli, o l'acqua di vita» Christian Tal Schaller. Il volume è edito in Italia da Blu International Studio.


LE CABINE «MOSAICO» Nuovi telefoni: Pronto, mi vedi? Sul filo corrono immagini, fax e certificati
Autore: GIORCELLI ROSALBA

ARGOMENTI: COMUNICAZIONI, TECNOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Schema di una cabina telematica pubblica

E' la prima realizzazione europea di telematica pubblica per servizi al cittadino. Nelle maggiori città italiane sono in arrivo le cabine telematiche pubbliche, cabine telefoniche che diventano punti di accesso alla rete di telecomunicazioni: per telefonare e per «videotelefonare», per inviare e per ricevere fax, per richiedere e ottenere subito la stampa di un certificato anagrafico o per controllare la propria situazione previdenziale, per consultare un catalogo o una banca dati. Più che di cabine si dovrà parlare di terminali telematici che oltre al telefono comprendono un personal computer con video, una stampante, un fax, uno «scanner», una telecamera. I terminali «Mosaico», presentati all'aeroporto Marco Polo di Venezia, stanno facendo la loro comparsa nelle grandi città, anche se non tutti già in funzione (è il caso di Torino) in attesa del definitivo ok da parte delle pubbliche amministrazioni. Questi terminali saranno istallati nei luoghi più frequentati (aeroporti, stazioni ferroviarie, posti telefonici pubblici) e forniranno servizi di interesse generale, come informazioni turistiche, gli orari dei mezzi di trasporto, pernottamenti in alberghi, noleggio autovetture, ma anche servizi professionali (la consultazione di banche dati giuridiche, tributarie e finanziarie), servizi per il cittadino (certificati anagrafici, posizioni contributive Inps) e naturalmente servizi di telefonia (telefono, fax, videotelefono, messaggistica). Il tutto è possibile grazie al collegamento in rete telefonica commutata Isdn dei terminali con un Centro di Integrazione Servizi, che rende disponibili in formato standardizzato le informazioni da parte dei vari fornitori. I costi di utilizzo dipendono dal tipo di servizio, e sono strettamente legati al numero degli scatti per quanto riguarda fax e videotelefonia: la stampa dei certificati anagrafici con Mosaico costerà 2000 lire più il bollo. Si potrà pagare con scheda telefonica o carta di credito, telefonica e non. Si accede al «menu» delle possibili scelte di Mosaico toccando lo schermo o con la tastiera, seguendo le indicazioni che via via compaiono. Sono allo studio adattamenti per facilitare ulteriormente l'utilizzo del sistema da parte dei disabili. La fase di sperimentazione prevede l'istallazione di 23 postazioni a Roma, Milano, Torino e Venezia, in aeroporti, autogrill, stazioni ferroviarie, centri commerciali e congressuali, alberghi, posti telefonici pubblici. Rosalba Giorcelli


WHALE-WATCHING T'inseguo solo per guardarti Ma ancora non è chiaro come reagisce la balena
Autore: NOTARBARTOLO DI SCIARA GIUSEPPE

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ACCORDO, INTERNAZIONALI, CACCIA, TURISMO
NOMI: AGNELLI SUSANNA
ORGANIZZAZIONI: IWC INTERNATIONAL WHALING COMMISSION, WWF, WHALE AND DOLPHIN CONSERVATION SOCIETY, GREENPEACE
LUOGHI: ITALIA

L'ITALIA ha avviato ufficialmente le pratiche per aderire alla Convenzione internazionale che regola la caccia alle balene. Questa decisione, annunciata dal ministro degli Esteri Susanna Agnelli, rende felice chi ha a cuore la sopravvivenza dei grandi cetacei di tutto il mondo, ma richiede qualche spiegazione per i non addetti ai lavori. L'Italia, si sa, non ha mai avuto una tradizione di caccia alla balena. Quindi il problema di aderire alla Convenzione non si pose finché le nazioni aderenti erano tutte direttamente coinvolte in attività di baleneria industriale. Tuttavia nei decenni che seguirono la firma della Convenzione, avvenuta a Washington nel 1946, molte cose sono cambiate. Ci si rese conto che il mare non è infinito e le sue risorse sono pesantemente depauperate ovunque; le balene, che non si sono ancora riprese dalla caccia dissennata di cui furono oggetto nella prima metà del secolo, sono diventate nel frattempo il simbolo universale di questo concetto. Fu per questo motivo che a far parte della Commissione Baleniera Internazionale o Iwc (International Whaling Commission: l'organo della Convenzione) entrarono via via nazioni strenuamente contrarie alla caccia, per lo meno quella condotta secondo gli schemi predatori ancora oggi propugnati dagli unici due Paesi balenieri rimasti, la Norvegia e il Giappone. Questo sentimento è oggi più vivo che mai, dopo che indagini ambientaliste hanno svelato l'esistenza di imponenti intrighi internazionali - complici le nazioni baleniere - per far confluire sul mercato nero di Tokyo impressionanti quantità di carne di balena proveniente da specie e popolazioni protette. Nel frattempo in Italia si è sviluppata una grande passione per le balene, dovuta in gran parte anche alla inaspettata scoperta che lungo le sue coste nordoccidentali vive una nutrita popolazione di balenottere comuni - uno dei cetacei più giganteschi - forte di alcune migliaia di esemplari, e per di più geneticamente differente dalle balenottere dell'oceano. Questa recente consapevolezza contribuisce a spingere l'Italia verso l'ingresso nella Iwc, al fianco di numerose altre nazioni prive di moderna tradizione baleniera, come la Svizzera, la Francia, Monaco, la Germania, la Gran Bretagna e l'Australia, in uno sforzo congiunto per far cessare una volta per tutte questa attività anacronistica, inutile, crudele e in realtà alimentata unicamente da una ristretta cerchia di orientali pronti a sborsare qualsiasi cifra per una bistecca di balena. Esiste inoltre oggi un secondo motivo, più convincente di qualsiasi considerazione ideologica, che induce l'Italia a interessarsi alle vicende dell'Iwc. In questi anni si va facendo strada in tutto il mondo, e anche nel Mediterraneo, il whale-watching o ceto- turismo, cioè l'osservazione dei cetacei. Il whale-watching non consuma il proprio oggetto, è decisamente più redditizio, interessa una gamma assai più vasta di lavoratori e di utenti, è incruento e ha importanti funzioni educative. Con una sola riserva: per essere davvero sostenibile, il whale-watching va condotto con estrema prudenza e buon senso, perché troppa attenzione da parte di troppe barche, in competizione tra loro per portare i propri clienti il più vicino possibile alle balene, procurerebbe ai cetacei livelli intollerabili di disturbo. Esistono già numerosi esempi nel mondo - uno dei quali non troppo lontano da noi, sull'isola di Tenerife - di come il ceto-turismo non debba essere condotto. Nel caso specifico della balenottera mediterranea, c'è di che preoccuparsi seriamente. Infatti durante l'estate le balenottere si assembrano tra il Mar Ligure occidentale e il Mar di Corsica, perché questa è l'unica stagione in cui si alimentano e l'unica zona del Mediterraneo occidentale dove possono alimentarsi. Se dovesse spuntare dal nulla una intera flotta di barche dedicata al ceto-turismo, in perenne inseguimento delle balenottere, priva di qualsiasi forma di controllo, il rischio di danneggiare irrimediabilmente la popolazione è concreto. Due sono i principali problemi da affrontare con urgenza: il primo è di carattere scientifico e riguarda la mancanza di conoscenze sulle reazioni delle balene al disturbo da parte delle imbarcazioni; il secondo, di tipo legislativo, concerne l'attuale inesistenza nel Mediterraneo di una regolamentazione delle attività di whale- watching. Troppo poco ancora si sa, in fatto di comportamento delle balene, per poter valutare l'impatto delle barche sulla loro sopravvivenza. Rotta, velocità, manovre, distanza di avvicinamento, numero di barche, rumore prodotto, frequenza delle interazioni, il tutto combinato con i differenti stati comportamentali degli animali, e con differenze di suscettibilità dovute al sesso, all'età, o anche solo alla variabilità individuale, possono arrecare maggiore o minor disturbo, secondo meccanismi ancora ignoti. Peggio ancora, nessuno è oggi in grado di dire quanto ciò possa influire nel lungo termine sulla vitalità della popolazione. Proprio per iniziare ad affrontare questo problema nel Mediterraneo, il programma di conservazione della natura Care for the Rare - un'iniziativa della casa britannica J&B in collaborazione con Cinzano - ha deciso di finanziare una ricerca, che verrà condotta quest'estate nel Mar Ligure dall'Istituto Tethys. La necessità di corroborare con salde basi scientifiche la regolamentazione del ceto- turismo è oggi più che mai sentita anche e soprattutto al di fuori del Mediterraneo. Il whale-watching è un fenomeno in rapidissima crescita, perfino in Norvegia o in Giappone, dove questa attività pacifica deve contendere all'arpione le proprie balene. In numerosi Paesi, tra cui gli Usa, il Canada, l'Australia, la Nuova Zelanda e il Sud Africa, sono state introdotte leggi apposite per la regolamentazione del whale-watching; ma tutte queste leggi sono puramente empiriche, differenti tra Paese e Paese (malgrado le balene siano le stesse), e rischiano di favorire, a seconda dei casi, una delle due componenti (balene oppure whale-watching), ai danni dell'altra. Per affrontare questo problema su iniziativa di tre organizzazioni da tempo interessate alla sua soluzione (l'International Fund for Animal Welfare o Ifaw, l'Istituto Tethys e Europe Conservation), e con il patrocinio dell'Unione Europea, del ministero dell'Ambiente e di numerosi enti locali, nell'aprile 1995 si sono riuniti a Montecastello di Vibio i maggiori esperti mondiali dell'argomento. Dopo 5 giorni di workshop con la partecipazione del Gotha della cetologia internazionale (tra cui i rappresentanti dell'Iwc, del Wwf, della Whale and Dolphin Conservation Society, della Fondazione Bellerive, di Greenpeace e ricercatori provenienti da 12 Paesi), è stata preparata una sintesi del problema, arricchita da una serie di raccomandazioni, che verrà inviata alla Iwc in occasione della sua prossima riunione a Dublino. Nei lavori si è messo in risalto che non c'è una prova conclusiva che il whale- watching possa provocare nel lungo termine rilevanti effetti negativi sulle popolazioni di cetacei, ma anche che in realtà non sono mai stati effettuati studi in grado di evidenziare simili effetti. Il workshop di Montecastello ha fornito inoltre l'occasione per sottolineare l'importanza dell'ingresso dell'Italia nell'Iwc, e della definitiva istituzione del Santuario per i Cetacei del Mar Ligure, proprio per fornire lo strumento di gestione indispensabile a contenere le future attività di whale-watching entro limiti accettabili, tanto per le balene quanto per chi vuole andare ad ammirarle. E' stato anche firmato un appello ai governi di Italia, Francia e Monaco perché al più presto attuino il Santuario, mantenendo così l'impegno preso a Bruxelles il 22 marzo 1993, quando ne firmarono la dichiarazione istitutiva. G. Notarbartolo di Sciara


SALUTE Polvere d'aglio Togli l'odore lasci l'effetto
Autore: PELLATI RENZO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, BOTANICA
NOMI: NEIL ANDREW, SILAGY CHRISTOPHER, GRUNWALD JORG, KIESWETTER HOLGER
LUOGHI: ITALIA

GLI storici dicono che, nell'antico Egitto, l'aglio veniva dato agli schiavi, impegnati nel lavoro delle piramidi, per difenderli dalle malattie. I Greci invece, facevano assumere aglio con generosità agli atleti prima che iniziassero le Olimpiadi. Oggi, grazie alle moderne tecnologie (disidratato, polverizzato, confettato con un rivestimento che libera le sostanze attive nell'ambito intestinale) viene raccomandato per combattere le malattie cardiovascolari. Andrew Neil e Christopher Silagy, dell'Università di Oxford (Journal of the Royal College of Physicians of London) hanno condotto una esauriente revisione dei più accreditati trial clinici condotti con dosi elevate di aglio. Le conclusioni derivano da una meta-analisi su oltre 1400 pazienti, divisi in due gruppi: circa 950 persone con ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia, oltre 400 con ipertensione. I risultati dicono che un trattamento di tre mesi (6 confetti al giorno da 100 mg, pari a un bulbo intero fresco pro- die) può ridurre del 12 per cento i valori della colesterolemia, del 13 per cento i trigliceridi, oltre a normalizzare i valori pressori arteriori con riduzioni del 12 per cento (sistolica e diastolica). I farmaci oggi impiegati per ridurre la colesterolemia (statine) danno delle percentuali di successo più elevate (49%). Bisogna però considerare che queste molecole possono dare effetti collaterali, soprattutto per quanto riguarda la funzionalità epatica. L'assunzione di aglio invece può essere protratta senza fenomeni di assuefazione. Il problema dell'alito scostante viene notevolmente ridotto dalle attuali preparazioni farmaceutiche. Si può abbinare l'aglio in alta concentrazione standardizzata con altre terapie (antiaggreganti), riducendo però le dosi. Secondo Jorg Grunwald e Holger Kieswetter, direttore dell'Istituto di Medicina e Immunoematologia dell'Università Humboldt a Berlino, la caratteristica dell'aglio va ricercata in un aminoacido (alliina) contenuto nelle sue cellule. Tagliando l'ortaggio si frantumano le cellule e l'alliina si trasforma in allicina, dall'odore caratteristico. L'aglio cinese è più ricco di sostanze farmacologicamente attive (3-4 volte in più, rispetto a quello italiano). L'allicina è dotata di attività antiossidante, in grado di neutralizzare la formazione di radicali liberi, responsabili di processi degenerativi a livello cardiovascolare. A livello epatico l'allicina contrasta la sintesi endogena di colesterolo, favorendo la formazione di colesterolo Hdl. Sulla parete arteriosa contrasta la formazione di trombossano A2, potente vasocostrittore, e contrasta l'adesione delle piastrine. Avevano ragione i nostri nonni. L'aglio in cucina non va trascurato: aiuta a mantenere una buona salute. Renzo Pellati


CERVELLO Se ascolti Mozart capirai i numeri Nuove conferme al legame tra la musica e la matematica
Autore: GIACOBINI EZIO

ARGOMENTI: PSICOLOGIA, MUSICA, MATEMATICA, RELAZIONI
LUOGHI: ITALIA

L'ESISTENZA di un legame tra musica e matematica non è certo una scoperta. Anche la coesistenza di genio musicale e capacità matematiche (e viceversa) non è singolare, come dimostrano Pitagora e Mozart. Se veramente esiste un nesso tra la capacità di comporre musica, giocare a scacchi, e risolvere complesse equazioni, allora il cervello dovrebbe usare meccanismi analoghi per queste tre attività e possedere a sua volta un tipo di organizzazione delle cellule nervose che permetta tali operazioni in modo interscambiabile. Il biografo Devenport scriveva di Mozart che «la sua mente era occupata dalla musica interamente fino al giorno in cui scoprì i rudimenti dell'aritmetica. Improvvisamente la casa fu invasa da numeri e calcoli scritti dappertutto, su muri, pavimento, tavoli e persino sedie. La sua passione per l'aritmetica aumentava di pari passo con quella per la musica e la sua facilità per il contrappunto». Nella lista dei più grandi matematici indiani si nota la provenienza geografica dal Sud del Paese, dove la musica cosiddetta carnatica, conosciuta per il suo carattere preciso e matematico, è particolarmente diffusa. Questo sfondo storico principalmente aneddotico e senza basi scientifiche ha stimolato l'interesse di un gruppo di neuroscienziati dell'Università di California a Irvine. I neurobiologi americani hanno formulato la seguente ipotesi: poiché la musica è universalmente apprezzata sin dalla nascita, potrebbe costituire un mezzo per sviluppare o affinare quel tipo di comportamento definito come «ragionamento spaziale». Esso ci permette di percepire il mondo intorno a noi e trasformarlo, dopo elaborazione nel cervello, in entità reale e cosciente. Così si formerebbero l'immagine degli oggetti fisici e il riconoscimento delle loro differenze. Tale proprietà è essenziale per le funzioni cerebrali più alte. Alcuni psicologi considerano la musica come un «prelinguaggio» che usa centri cerebrali distinti. La relazione matematica-musica non è tuttavia così chiaramente dimostrabile e diversi studi non sono riusciti a ottenere buone correlazioni tra abilità musicale e facilità al calcolo nei bambini. Ipotizzando che l'esperienza musicale faciliti lo sviluppo del ragionamento spazio-temporale negli adulti, i ricercatori californiani si sono spinti fino a prospettare l'idea che il solo ascolto della musica possa facilitare la maturazione, nei soggetti giovani, di facoltà matematiche. Per appoggiare tale ipotesi a un substrato funzionale e anatomico, il neurobiologo Rauscher propose una relazione con un modello formulato dal neurobiologo americano Mountcastle, il «trion», basato sulle scoperte che hanno fruttato a Hubel e Wiesel il Premio Nobel per la medicina. Il modello trion si basa su un'organizzazione funzionale della corteccia cerebrale in colonne di cellule nervose. Le colonne costituiscono l'unità fondamentale per il funzionamento della rete nervosa centrale. A sua volta esse sono costituite da miniunità, i cosiddetti trion, formati da centinaia di neuroni. Ogni colonna, a seconda dell'area cerebrale in cui è collocata, presenta una sensibilità particolare per stimoli specifici (luce, suono, colore, movimento) e reagisce in modo specifico ad essi in termini di spazio e tempo. Nel più recente studio californiano furono selezionati 36 studenti universitari ai quali venne fatto ascoltare per dieci minuti un brano della Sonata di Mozart per due pianoforti K448. La seduta d'ascolto venne ripetuta per cinque giorni consecutivi. A un primo gruppo venne fatta ascoltare solo la Sonata di Mozart, al gruppo di controllo Mozart venne alternato con musica di altri autori. Il test di ragionamento spaziale era una variante di un esame molto usato in psicologia umana sperimentale per valutare il livello di intelligenza (Stanford Binet Intelligence Scale): si trattava di scegliere un foglietto di carta ripiegato e ritagliato diversamente in cinque varianti. All'esaminando venivano mostrate le linee di ripiegamento e ritaglio, poi lo si invitava a scegliere tra cinque sagome quella che corrispondeva alle operazioni descritte. I risultati di tale studio dimostrarono che l'ascoltare anche una sola volta il brano di Mozart aumentava l'abilità di ragionamento spazio-temporale in modo significativo. Il risultato non era però migliorato da ascolti successivi. Tale studio confermava i risultati di uno precedente, che dimostrava che un aumento della capacità di ragionamento si può ottenere già in un gruppo di bambini di tre anni a cui venga insegnato per otto mesi canto e musica. Ezio Giacobini Università del Sud Illinois


STORIA DELLA SCIENZA I curiosi dell'aria Tutti italiani gli strumenti del meteorologo
AUTORE: ANFOSSI DOMENICO
ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA, METEOROLOGIA, FISICA, TECNOLOGIA
NOMI: FERDINANDO II DE' MEDICI, LEOPOLDO DE' MEDICI, GALILEI GALIELO, TORRICELLI EVANGELISTA, VIVIANI VINCENZO, ALBERTI LEON BATTISTA, CASTELLI BENEDETTO, CUSANO NICOLO'
ORGANIZZAZIONI: ACCADEMIA DEL CIMENTO
LUOGHI: ITALIA

FORSE pochi sanno che la moderna fisica dell'atmosfera nacque in Italia nell'ambito dell'Accademia del Cimento, istituita a Firenze dal Granduca di Toscana Ferdinando II dè Medici e da suo fratello Leopoldo e attiva negli anni 1657-67. In Italia, infatti, furono ideati quasi tutti gli strumenti meteorologici di base e nacque la prima rete internazionale di misure. L'invenzione del termometro è comunemente attribuita a Galileo e sembra essere avvenuta a Padova intorno al 1593. Una parte di storici preferisce attribuire l'invenzione a Santorre Santorio, professore di medicina a Padova (1561-1636) che di sicuro realizzò, ma non per primo, un igrometro ad allungamento e un anemometro a stadera. A Santorio si deve la prima applicazione del termometro alla medicina. Il termometro di Galileo era costituito da un cannello di vetro sormontato da un bulbo di vetro, ed aperto all'altra estremità. Quest'ultima era immersa in un recipiente pieno d'acqua. Al variare della temperatura dell'aria contenuta nel bulbo di vetro l'acqua saliva o scendeva nel cannello e queste variazioni venivano lette su di una scala arbitraria. Benché questo strumento sia comunemente chiamato termometro, esso in realtà misurava una variazione di livello che dipendeva anche dalle variazioni della pressione atmosferica. Secondo la tradizione fu Ferdinando II ad apportare al termometro di Galileo la miglioria decisiva, colmandolo di alcol di vino e sigillandolo da ambo i lati per renderlo indipendente dalla pressione atmosferica. Prese il nome di «termometro fiorentino» e dal 1646 Ferdinando II ne avviò la produzione in serie. Nel Museo di Storia della Scienza di Firenze ce ne sono 13 esemplari funzionanti. E' noto che fu Evangelista Torricelli (1608-1647) a inventare il barometro: concepì l'idea della famosa esperienza del barometro nel 1643 e Vincenzo Viviani la realizzò tra il 1643 e il 1644. L'anemometro, strumento per la misura della direzione e velocità del vento, consta, nella sua versione classica, di due strumenti accoppiati. Per avere una indicazione della direzione di provenienza del vento si è usata, fin da tempi antichissimi, la cosiddetta banderuola. La prima descrizione di uno strumento per valutare l'intensità del vento si deve, verso il 1450, a Leon Battista Alberti; attorno al 1500 Leonardo da Vinci ne disegna uno simile. Lo strumento era costituito da una banderuola sulla cui parte terminale era vincolata una piccola piastra libera di ruotare attorno alla coda della banderuola stessa. La banderuola tiene la piastra ortogonale al vento. L'entità della rotazione della piastra, dipendente dalla forza del vento, era letta su di un arco di cerchio graduato. L'invenzione del pluviometro è antichissima (i primi documenti scritti risalgono al 400 a.C. in India), comunque il primo europeo a descriverlo, e ad usarlo con intendimenti scientifici, fu l'abate cassinese Benedetto Castelli (1577-1643). Era un recipiente di vetro cilindrico su cui annotava, con opportune linee, il livello raggiunto dall'acqua piovana. Da una lettera che scrisse a Galileo nel 1639, si apprende che, trovandosi a Perugia, studiò con tale strumento l'aumento del livello del lago Trasimeno in seguito a piogge di notevole intensità. Da un'altra lettera a Galileo si viene a sapere che fu ancora Castelli a ideare l'evaporimetro: lo stesso strumento utilizzato come pluviometro veniva esposto all'aria colmo d'acqua: a tempi prestabiliti veniva annotata la diminuzione di livello dovuta all'evaporazione. Infine, il primo strumento in grado di misurare la quantità di vapor d'acqua nell'atmosfera, l'igrometro, fu realizzato dal vescovo tedesco di Bressanone Nicolò Cusano (1401-64). Era costituito da una bilancia: su uno dei piatti veniva messa una grande quantità di lana secca, il cui peso veniva bilanciato da sassolini. La bilancia veniva poi esposta all'aria ambiente. La quantità di sassolini che si dovevano aggiungere dopo che era passato un certo tempo dava la misura dell'umidità dell'aria. Ferdinando II e l'ambiente culturale dell'Accademia del Cimento diedero origine anche alla prima rete di misure meteorologiche: comprendeva Firenze, Pisa, Vallombrosa, Cutigliano, Bologna, Milano, Parma, Parigi, Osnabruck (Bassa Sassonia), Innsbruck e Varsavia. L'importanza di questa impresa sta nel fatto che gli Accademici del Cimento si resero conto che per studiare i fenomeni meteorologici e prevederne gli sviluppi era indispensabile avere misure eseguite con la stessa strumentazione in luoghi diversi e agli stessi tempi. Di qui la necessità di produrre in serie strumenti affidabili. Le osservazioni di pressione, temperatura, umidità, direzione del vento e stato del cielo vennero fatte per vari anni con regolarità e poi inviate a Firenze. Purtroppo l'Italia non seppe tenere il passo degli altri Paesi europei, nei secoli successivi. Ancora oggi, a differenza di quanto avviene in quasi tutte le nazioni del mondo, gli insegnamenti di meteorologia e di fisica dell'atmosfera nelle nostre Università sono in numero limitatissimo. Qualcosa però sta cambiando in meglio: oltre al Servizio meteorologico nazionale dell'aeronautica militare, sono sorti (e stanno sorgendo) Servizi meteorologici regionali (il Servizio dell'Emilia ne è il miglior esempio) in grado di specializzare la previsione a livello locale, con ovvi vantaggi all'agricoltura, turismo, viabilità e protezione civile. Domenico Anfossi Cnr, Istituto di Cosmogeofisica, Torino


STRIZZACERVELLO Moltiplicare e sommere
LUOGHI: ITALIA

Moltiplicare e sommare Trovare tre numeri il cui prodotto sia uguale alla somma dei tre prodotti parziali ottenuti moltiplicando i numeri fra loro a due a due. La soluzione domani, accanto alle previsioni del tempo.


LA PAROLA AI LETTORI Non sempre conviene avere ruote più grandi
LUOGHI: ITALIA

La risposta sull'immagine riflessa dal cucchiaio fornita da Paolo Barrella di Chiusi Scalo non ha soddisfatto un lettore di Roma, Michele Berionne, il quale per la verità contesta indirettamente anche la domanda e precisa: «Non è vero che l'immagine riflessa da un cucchiaio risulta sempre da una parte diritta e dall'altra girata. Infatti se consideriamo la superficie concava, si possono verificare tre casi: si ha un'immagine dritta se l'oggetto è posto tra il vertice e il fuoco; un'immagine capovolta, se posto oltre il fuoco; mentre l'immagine non si forma, tendendo all'infinito, se l'oggetto è collocato esattamente sul fuoco». E ora passiamo alle domande presentate la settimana scorsa. Se montassi sulla mia auto pneumatici più grandi del 30 per cento, ad ogni giro di ruo ta farei il 30 per cento di stra da in più. Questo vuole dire anche che la macchina consu merebbe il 30 per cento in meno per percorrere una data distanza? Se monto su un'automobile pneumatici più grandi del 30 per cento ho fondamentalmente due vantaggi: 1) minor attrito volvente; maggior braccio, quindi migliore resa a parità di sforzo; sarebbe come se viaggiassi con un rapporto di cambio superiore. Dovrei quindi, a pari velocità, consumare il 30 per cento di benzina in meno; ma questo solo in teoria, perché in realtà la soluzione al quesito è abbastanza complessa e soprattutto la risposta è variabile in funzione di alcuni parametri che bisognerebbe conoscere: 1) caratteristiche del motore, e in particolare della curva della coppia motrice in relazione al numero dei giri del motore; velocità da prendere in considerazione; numero di giri del motore (alla velocità da considerare) sia con le ruote normali sia con quelle più grandi. E' chiaro che se a una data velocità, montando le ruote più grandi, il regime del motore cala fino a raggiungere il regime di coppia massima (regime di massima efficienza del motore), il consumo di carburante diminuirà; più si allontana questa condizione, minore diventa il risparmio di carburante, fino ad arrivare a una situazione in cui il consumo addirittura incomincerà ad aumentare. Franco Alfano, Anzio (Roma) Esistono aerei che funzionano con carburante verde per ri durre l'inquinamento nei cie li? Rispondo in qualità di «inquinatore», cioè di utilizzatore di velivoli che sono passati sui tavoli dei progettisti negli Anni 70, ma sarebbe bene se si aggiungesse anche la risposta di un progettista. Allo stato attuale i principali carburanti per l'aviazione sono quattro: il kerosene (per i reattori); la benzina rosa (ottani 80/87); la benzina blu (ottani 100 LL); la benzina verde (ottani 100/130). La benzina più usata dagli aerei con motore a scoppio è quella blu. La benzina verde automobilistica, quella che tutti conosciamo, non è utilizzabile in aviazione per il suo scarso potere antidetonante (indice di ottani troppo basso) e perché, per essere ecologica, richiede la marmitta catalitica. Quest'ultima a sua volta, oltre all'assenza di piombo, richiede una temperatura di esercizio costante. Il motore a scoppio per uso aeronautico, pur essendo simile a quello delle auto, differisce per il basso numero di giri a regime (circa 3000 al minuto) e per il sistema di raffreddamento, che è ad aria. Poiché la potenza sviluppata dal motore a scoppio è più o meno proporzionale al prodotto tra il numero di giri e la quantità di carburante bruciato, per ottenere la potenza necessaria (ad esempio 200 hp per un quadriposto a elica) occorrono una cilindrata molto alta e condotti di aspirazione e di scarico molto larghi. L'assenza del liquido di raffreddamento mette in evidenza la normale variazione di temperatura delle camere di scoppio e, in particolare, la temperatura dei condotti di scarico, che varia enormemente (da 100 a 500 gradi centigradi circa) secondo la potenza sviluppata dal motore. La necessità di avere condotti larghi e le variazioni di temperatura sono di ostacolo per l'uso della marmitta catalitica. I cieli sono quindi abbastanza inquinati, se si considera che un piccolo aereo da turismo consuma, in crociera, più di 30 litri all'ora, mentre un aereo di linea viaggia al ritmo di migliaia di litri di kerosene all'ora. Enrico Fico, Sanremo


CHI SA RISPONDERE ?
LUOGHI: ITALIA

Q - Perché la molecola a doppia elica del Dna è avvolta a sinistra e non esiste un Dna avvolto nella direzione opposta? Q - Come si può fare per vedere meglio al buio (o quasi)? In altre parole, c'è un modo per scorgere oggetti scarsamente luminosi o scarsamente illuminati? Q - Perché il sistema nervoso è organizzato in modo che la parte destra del cervello comanda la parte sinistra del corpo e la parte sinistra quella di destra? _______ Risposte a «La Stampa-Tuttoscienze», via Marenco 32, 10126 Torino. Oppure al fax numero 011-65.68.688




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