TUTTOSCIENZE 26 aprile 95


TRATTATIVE ALL'ONU Il peccato nucleare Per una ricetta anti-proliferazione
Autore: CANUTO VITTORIO

ARGOMENTI: ARMI, NUCLEARI, TRATTATIVE, PRODUZIONI, COMMERCIO, ENERGIA, MILITARI, DISARMO, RELAZIONI, INTERNAZIONALI, POLITICA ESTERA
ORGANIZZAZIONI: ONU, UE UNIONE EUROPEA, NATO
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: C.T. TAB. LA PROLIFERAZIONE NUCLEARE ============================================ CLUB DI LONDRA -------------- Fondato nel 1975 dalle sei grandi potenze occidentali: Stati Uniti, Canada, Germania Federale, Gran Bretagna, Francia e Giappone --- Obiettivi: evitare il trasferimento di tecnologie e meterie prime necessarie allo sviluppo del nucleare militare -------------------------------------------- AIEA Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica ---- Fondata nel 1957 --- Obiettivi: impedire l'utilizzazione del nucleare civile a scopi militari --- Procede a ispezioni nei luighi sospetti -------------------------------------------- MTCR Regime di controllo della tecnologia dei missili ---- Fondato nel 1987 da Stati Uniti, Canada, Francia, Italia, Germania Federale, Giappone --- Obiettivi: limitare la proliferazione di missili con una gittata superiore a 300 Km e un carico oltre i 550 Kg --- I Paesi aderenti si impegnano a limitare le esportazioni di materiali sensibili --- Paesi che hanno aderito in tempi successivi: Spagna, Lussemburgo, Olanda, Australia, Danimarca, Norvegia, Belgio, Austria, Finlandia, Svezia, Grecia, Nuova Zelanda, Irlanda, Portogallo, Svizzera, Islanda, Ungheria e Argentina ============================================
NOTE: Ntp Trattato di non proliferazione nucleare. Trattato Abm del 1972

CON il permesso del tormentato principe di Helsingor, proporrò un'aggiunta alla sua famosa frase: «essere o non essere... nucleari». Forse questo è il modo più succinto di definire quanto accade nelle sale dell'Onu dove si discute l'Ntp, il Trattato di non proliferazione nucleare. Il 12 maggio si concluderà la Conferenza vera e propria. Quella preparatoria, la quarta, ha lasciato il problema in sospeso. Nel '95 cade anche il 50I' anniversario di Hiroshima e Nagasaki. Su questo sfondo si discute l'Ntp, un trattato che contrariamente ad altri, per esempio il Trattato Abm del 1972 (che proibisce difese nazionali contro missili balistici e che è di durata illimitata), deve essere rivisto dopo 25 anni, come sancisce l'articolo 10. Siamo all'anniversario. Quali sono i problemi, quali le soluzioni? Prima di rispondere è bene ricordare alcuni fatti. Il seme dell'Npt si deve ricercare nel programma del presidente Eisenhower «Atomi per la Pace», con il quale si offrivano i benefici della tecnologia nucleare civile a quei Paesi che avessero rinunziato a sviluppare armi nucleari. L'Ntp è un Trattato di 11 articoli e un Preambolo che sanciscono un patto fra le nazioni che hanno armi nucleari e quelle (la maggioranza) che non le hanno. Fu firmato a Washing ton, Mosca e Londra il 1I' luglio 1968 ed entrò in vigore il 5 marzo 1970. Negli anni che precedettero il 1970, gli Stati Uniti, l'allora Urss, la Cina, la Francia e il Regno Unito, i P5 (i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu), allarmati dalla corsa agli armamenti, stipularono un patto con i Paesi aspiranti affinché rinunziassero a sviluppare queste armi. Da parte loro, i P5 si impegnavano a mettere a disposizione dei Paesi che accettavano, la tecnologia dei reattori nucleari per la produzione di energia elettrica e strumenti per la medicina. Questo processo sarebbe stato sorvegliato con grande cura dall'Agenzia dell'Onu Iaea di Vienna. Si divise così il mondo in due club: quelli che hanno e quelli che non hanno, si intende, armi nucleari. Ci sono due aspetti importanti dell'Ntp: impedire la proliferazione orizzontale (ai Paesi che non hanno ancora tali armi) e impedire quella verticale. Quest'ultima è chiaramente indicata nel Preambolo dell'Ntp che dice testualmente: «Perseguire la cessazione di tutti i test di armi nucleari per sempre (for all time)»; nel paragrafo seguente si parla di «liquidazione» e di «eliminazione dagli arsenali nazionali delle armi nucleari». Poiché solo i P5 hanno tali armi, è logico che tali impegni riguardano i P5 e solo loro. E qui cominciano i problemi o quanto meno le critiche di quelli che non hanno. Ritorniamo per un attimo all'articolo 10. Ci saranno tre opzioni: estensione indefinita del Trattato, estensione per un periodo fisso o per periodi fissi. La prima opzione conta sull'appoggio di Usa, Nato, Unione Europea, segretario generale dell'Onu e altri. Un argomento spesso addotto è che l'Npt è l'unico trattato nel campo nucleare che non abbia una durata illimitata e questa opzione servirebbe ad ovviare a tale asimmetria. L'ostacolo maggiore però è lo scetticismo degli stati non nucleari, secondo i quali gli stati nucleari non hanno cambiato in modo sostanziale le loro abitudini. Mentre è vero che questi Paesi si sono impegnati a ridurre i loro arsenali, non hanno, secondo i non nucleari, sviluppato una precisa tabella di marcia per tale processo. In termini semplici, i Paesi non nucleari temono che tale opzione equivarrebbe a un rinvio illimitato del disarmo, che invece è richiesto dal Trattato. In base all'ammonimento «Melius abundare quam deficere», i P5 hanno ammassato un arsenale complessivamente equivalente a forse 500 mila Hiroshima] Seconda opzione: un'astensione unica per un periodo prefissato. Qui si corre il rischio che, se non si arrivasse a un nuovo trattato durante tale periodo, si finirebbe senza trattati, e quindi senza uno strumento legale per frenare sia la proliferazione orizzontale sia quella verticale. La cosa entusiasma ben pochi, probabilmente nessuno. Terza opzione: la appoggiano i Paesi non nucleari poiché vedono in tale processo uno strumento per fare un check-up nucleare periodico e constatare se gli impegni stabiliti nel preambolo sono stati soddisfatti dai P5. In mancanza di entusiasmo per la opzione 2 e vista la poca simpatia che circonda l'opzione 1, questo rimane il cammino forse più agibile. C'è un punto chiave in tutta questa discussione: il Preambolo parla di cessazione di «tutti» i test nucleari. Nel 1963 si firmò il Test Ban Treaty che proibì le esplosioni nell'atmosfera e nei mari, e da allora tali prove vengono fatte sotto terra. A partire dal 1991, gli Usa, la Russia, la Gran Bretagna e la Francia hanno osservato una moratoria volontaria di tali test. Benissimo, dicono i Paesi non nucleari, ma non basta, bisogna rendere la moratoria permanente perché solo così si adempiranno i dettami dell'Npt. Qualora i P5 si dimostrassero a favore del Ctbt, Comprehensive Test Ban Treaty, le cose cambierebbero di molto, perché cambierebbe la percezione da parte dei Paesi non nucleari delle vere intenzioni dei Paesi per il nucleare. Bill Clinton ha deciso non solo di estendere la moratoria sulle esplosioni sotterranee a tutto il 1996, ma ha dato istruzioni alla delegazione americana a Ginevra di lavorare verso un Cbtb. Come disse acerbamente Oppenheimer il giorno dello scoppio della bomba atomica, «gli scienziati hanno conosciuto il peccato». Non possiamo sperare in un'amnesia cosmica che ci faccia scordare come si fissiona un nucleo atomico, lo sappiamo e lo sapremo per sempre. Secondo il premio Nobel Gabor «non si può prevedere il futuro ma si possono inventare dei futuri». Sta a noi decidere come saranno. Siamo custodi di una terribile scoperta. Chi custodirà i custodi? Forse i trattati come l'Abm, Npt e in futuro il Ctbt. Diceva Churchill: è la peggior soluzione, ad eccezione di tutte le altre. Vittorio Canuto


SI RIMEDIA CON GLI ALLEVAMENTI Un patrimonio per avere la farfalla Cometa Insetti contesi dai collezionisti rischiano l'estinzione
Autore: STELLA ENRICO

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ECOLOGIA
NOMI: GRUNER LUCAS, CHALUMEAU FORTUNE'
LUOGHI: ITALIA

GLI scienziati considerano gli insetti come i futuri dominatori del pianeta: la loro capacità di adattamento alle più difficili condizioni di vita, la robusta corazza costituita da uno scheletro esterno resistente agli urti, a molte sostanze chimiche aggressive e perfino alle radiazioni, li pongono in una situazione di privilegio rispetto a qualsiasi altro animale. Si ritiene che neanche una catastrofe nucleare riuscirebbe a sterminarli. Quelli che hanno maggiori possibilità di salvarsi sono i meno specializzati, in grado di nascondersi meglio e di nutrirsi di qualsiasi rifiuto, o di sopportare a lungo il digiuno, come le blatte, i volgarissimi «scarafaggi»: proprio i blattoidei, esapodi arcaici per eccellenza, erano già abbondanti nelle foreste del Carbonifero, 350 milioni di anni fa, e le forme attuali non sono molto diverse. Per altri insetti invece l'apocalisse è iniziata da quando l'uomo ha devastato i loro ambienti esclusivi o li ha inquinati con micidiali veleni. Le specie localizzate in una ristretta area geografica risultano più vulnerabili di quelle ampiamente diffuse, e alcune rischiano di estinguersi, anche perché richieste dai collezionisti e perciò oggetto di caccia spietata e di traffici internazionali. In questi ultimi anni, però, sono state messe a punto tecniche di riproduzione e di allevamento i cui risultati sembrano incoraggianti. Così, per il leggendario scarabeo Ercole, perseguitato dai mercanti d'insetti, si prepara forse un futuro migliore. Ce lo lasciano sperare due entomologi francesi, Lucas Gruner e Fortunè Chalumeau, che nella Stazione Zoologica di Petit-Bourg in Guadalupa (Piccole Antille) hanno condotto una serie di ricerche sulla sua biologia. Ben si addice al gigantesco coleottero il nome Dynastes hercules, evocatore di forza: infatti il maschio raggiunge misure spettacolari (17 centimetri di lunghezza) e dispone di un enorme corno toracico, con apice rivolto in basso, che ha la forma di una sciabola, e di un vistoso prolungamento frontale, curvo verso l'alto. Le due appendici funzionano come le branche di una pinza per afferrare ramoscelli e altri oggetti, e sono un'efficace arma nei feroci duelli tra individui del medesimo sesso: uno dei contendenti può rimanere letteralmente tagliato in due. Questa superba specie, innocua per l'uomo, oltre che nelle Piccole Antille vive nelle foreste umide delle regioni settentrionali del Sud America, fino al Guatemala. La larva si sviluppa lentamente nel legno fradicio di vecchie ceppaie, mentre l'adulto si nutre della linfa che sgorga dagli alberi e di frutti maturi, come banane e manghi. Il chiaro di luna favorisce il volo degli scarabei Ercole in amore, che sono anche attratti da luci artificiali, tanto da accorrere, in gruppi composti dai due sessi, verso finestre illuminate e lampioni, non lontano dalla foresta. Perciò è facile adescarli con trappole luminose, e di conseguenza le frequenti catture minacciano la sopravvivenza della specie. Fino a qualche anno fa i listini dell'Insektenborse (la «borsa degli insetti» pubblicata a Essen, in Germania) quotavano gli esemplari più grandi da collezione 250 marchi ciascuno, ma il prezzo è irrisorio se confrontato con i 1000 marchi (più di un milione di lire italiane) del raro Dynastes satanas della Bolivia. Oggi il mercato è clandestino. Per riprodurre in laboratorio l'hercules, in vista di una missione di salvataggio, Gruner e Chalumeau nutrono le sue larve con una miscela di legno in decomposizione e sterco bovino, alla temperatura di 25I' C. Così la metamorfosi si compie entro quindici mesi, anziché in due anni, con una sopravvivenza del 66 per cento degli esemplari allevati: un successo, dato che in natura il tasso di mortalità larvale è assai più alto. Anche la bellissima farfalla Cometa (Argema mittrei) del Madagascar, un altro gigante del mondo degli insetti, per il momento non corre il rischio di scomparire. Sono trascorsi quasi vent'anni da quando le autorità malgasce, seriamente preoccupate per le sorti del lepidottero, decisero di proteggerlo e di porre fine alle speculazioni di commercianti senza scrupoli che facevano razzia dei bozzoli, grossi come uova di gallina, per venderli ad amatori e collezionisti. I controlli e le misure adottate contro i trasgressori hanno avuto buon esito e l'insetto continua a moltiplicarsi in zone circoscritte, sia lungo le coste (come a Foulpointe e a Nosy-Bè), sia sugli altopiani dell'isola (Ambositra, Isalo e altre località). La Cometa appartiene alla famiglia Attacidae che comprende le più grandi falene esistenti: tanto per intenderci, è parente della nostra Saturnia del pero, scambiata spesso per un pipistrello. Deve il suo nome a due prolungamenti delle ali inferiori, a forma di coda, che nel maschio assumono uno sviluppo straordinario: almeno una dozzina di centimetri, mentre l'apertura alare ne misura diciotto. Il colore è giallo ambra, con una delicata sfumatura verdastra e una serie di macchie rosso ruggine; su ogni ala spicca un disegno variopinto a cerchi concentrici. Chi ha visto volare un'Argema, nella tiepida notte tropicale, tra gli alberi superstiti di antiche foreste, afferma di aver provato una singolare emozione: è difficile immaginare forme più eleganti e slanciate. Queste farfalle non si spostano dal territorio in cui sono nate, dove le condizioni ambientali ne favoriscono lo sviluppo. L'enorme bruco vive su alberi della famiglia mirtacee (come Eugenia cuneifolia) e su alcune mimose, e tesse un bozzolo ovoide, sospeso ai rami della pianta nutrice: un autentico capolavoro, per la complessa struttura a maglie larghe e per il colore argenteo della seta. Anche in questo caso l'allevamento in laboratorio, con l'impiego delle moderne tecniche di accoppiamento manuale evita il prelievo di esemplari in natura e in caso di emergenza potrebbe contribuire a salvare dall'estinzione questo splendido rappresentante della fauna malgascia. In cattività le larve accettano foglie di Rhus e Li quidambar, piante disponibili nei nostri vivai, e attualmente alcuni ceppi del lepidottero sono mantenuti anche in Europa. Ma il futuro della Cometa dipende soprattutto dalla difesa dell'ambiente originario silvestre nell'isola africana. Enrico Stella Università «La Sapienza», Roma


UNA MOSTRA A TORINO Disegnare secondo natura Un esempio: scarpe di plastica riciclata
Autore: BIANUCCI PIERO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, CHIMICA
ORGANIZZAZIONI: MUSEO DELL'AUTOMOBILE
LUOGHI: ITALIA, TORINO (TO)
NOTE: «Torino Design: dall'automobile al cucchiaio»

VIVIAMO un'epoca nella quale il bello ha abbandonato l'opera d'arte (dove prima si concentrava in esiti alti, rari e esclusivi) e ha conquistato l'oggetto di uso quotidiano (dove il bello è certo meno alto, ma è diffuso e «democratico»). Per convincersene basta visitare la mostra «Torino Design: dall'automobile al cucchiaio», che rimarrà aperta fino al 30 giugno al Museo dell'Automobile di Torino e poi diventerà itinerante. I prodotti di consumo sono (anche) mezzi di comunicazione di massa, che parlano con la loro forma e il loro colore. Ma differiscono da tutti gli altri mezzi perché il loro messaggio deve tener conto di vari condizionamenti intrinseci. Il prodotto di consumo deve essere funzionale, economico, seriale, e, oggi, rispettoso dell'ambiente. Soddisfatte queste caratteristiche, deve anche comunicare tramite forma e colore, conquistarsi uno spazio estetico. I 400 oggetti esposti a «Torino design», tutti nati negli ultimi 25 anni, stanno sotto una specie di motto araldico di Giovanni Klaus Koenig: «Il design è un pipistrello: mezzo topo e mezzo uccello». Mezzo topo perché deve attenersi a esigenze concrete, arrivare al formaggio. Mezzo uccello perché deve volare, accendere fantasia ed emozioni. Scienza, tecnologia e creatività sono gli ingredienti di base. Se c'è qualcosa che unisce fino in fondo le «due culture» è proprio il design: qui sta il fascino della mostra diretta da Giorgio De Ferrari e curata da Vittorio Jacomussi, Giuliana Chiappo Jorio, Roberto Piatti e Claudio Germak. Ciò che per alcuni sarà sorprendente è che Torino, città geometrica, si dimostra una delle più straordinarie fucine mondiali per far cooperare scienza, tecnologia e creatività. Passi per le prime due: sappiamo di Lagrange, di Avogadro e del mitico Politecnico. Ma la creatività? Non la pensavamo tutta dedicata al disegno delle automobili? Errore. Torino e il Piemonte parlano poco ma disegnano molto, spesso con una insospettata vena di follia. La poltrona di Fantozzi-Fracchia, il «Sacco», è opera di Gatti-Paolini- Teodoro per Zanotta (1970); la Marille, napoletanissima pasta Voiello, è stata disegnata da Giugiaro; di Giulia Moselli è una speciale lampada per sala operatoria; le macchine fotografiche Nikon e la valigia giapponese Echolac sono disegnate a Torino. L'elenco potrebbe essere lungo ed eterogeneo: dalle caffettiere ai rubinetti, dalle posate alle sedie, dai lampadari all'arredo urbano, dalle biciclette agli elicotteri, dalle scarpe alla macchina per fare le tagliatelle casalinghe. Oggi il Cad, Computer Aided Design, è arrivato un po' dappertutto. Serve a simulare il prodotto finito, a esplorare rapidamente molte strade prima di scegliere quella definitiva, a rendere più rapida ed efficiente la progettazione. Ma senza creatività il Cad sarebbe sterile. Così come la creatività non sarebbe così originale nelle sue soluzioni estetiche se non dovesse fare i conti con i vincoli della funzionalità, dell'economia, della produzione di serie e della compatibilità ambientale. Proprio l'eco-design, curato per la mostra da Carla Lanzavecchia, riserva le sorprese maggiori: scarpe sportive Superga fatte con bottiglie di plastica riciclate (quelle dell'acqua minerale) o con tomaia in puro cotone; contenitori per archivio fatti con carta di recupero; occhiali Persol che contengono cascami di cotone; penne in plastica biodegradabile; un osso per cani disegnato da Franca Leo e realizzato in Mater-Bi della Novamont (Montedison) ma ingeribile, e anche trasformabile in fertilizzante... A proposito di riciclaggio: l'alluminio di recupero (secondario) non solo non si degrada rispetto a quello primario, ma ha un costo energetico dieci volte inferiore; e la fibra di cotone è rinnovabile ogni anno, contro i 25 anni che occorrono per far crescere un albero da cui ricavare cellulosa. Sono dati di cui oggi il design deve tener conto, così come deve aver presenti la smontabilità dei prodotti, il riutilizzo dei materiali in cascata, l'usa-e-getta che talvolta è più ecologico del prodotto di lunga durata. L'epoca in cui la progettazione mirava solo alla vendita dell'oggetto per poi disinteressarsene è finita. Oggi si disegna pensando all'intera vita del prodotto, fino al suo smaltimento. Possibilmente in un altro prodotto. Piero Bianucci


ASTRONOMIA Su Titano laghi di idrocarburi
Autore: COSMOVICI CRISTIANO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
NOMI: SAGAN CARL
LUOGHI: ITALIA

DOPO le sonde spaziali Giotto e Galileo, la prima ibernata nello spazio dopo due incontri cometari, la seconda in viaggio verso Giove, altre due missioni spaziali con nomi italiani avranno lo scopo di far luce sul fondamentale quesito dell'evoluzione prebiotica nel sistema solare: Cassini e Roset ta. Cassini verrà lanciata nel 1997 ed esplorerà per la prima volta il satellite di Saturno Titano a partire dal 2004, mentre Rosetta, che dovrebbe decollare nel 2003 andrà a eseguire analisi chimiche sulla cometa Wirtanen nel 2011. Sia Titano sia le comete assumono un ruolo sempre più importante per lo studio dell'evoluzione prebiotica a causa dell'enorme quantità di materiale organico rivelatovi nelle precedenti missioni spaziali e tramite le osservazioni spettroscopiche da Terra. Poco più piccolo di Marte, Titano, che dista 1,4 miliardi di chilometri dal Sole, è l'unico corpo del sistema solare, oltre alla Terra, che può mantenere degli oceani ed essere soggetto a fenomeni piovosi, liquidi formati però da etano e metano invece che da acqua. Si sospetta che l'ambiente di Titano, malgrado la temperatura estrema (_ 179I'), sia molto simile a quello della Terra miliardi di anni fa, prima che le piante cominciassero a pompare ossigeno nell'atmosfera tramite la fotosintesi. L'atmosfera di Titano, 4 volte più densa di quella terrestre, è composta al 95 per cento di azoto (Terra: 78%) misto a metano, etano e idrocarburi che formano una densa coltre di colore arancione e che è stata impenetrabile alle telecamere delle sonde Pioneer e Voyager. La «nebbia» si forma quando il metano atmosferico viene dissociato dalla luce, producendo uno smog di idrocarburi simile a quello che si trova sulle grandi città terrestri, ma molto più denso. Recentemente gli astronomi tedeschi, usando il radiotelescopio da 30 metri nella Sierra Nevada (Spagna), hanno scoperto nell'atmosfera di Titano il cianuro di metile. Nel 1985 con lo stesso telescopio era stato scoperto l'acido cianidrico, un altro composto fondamentale per l'evoluzione prebiotica rivelato anche nelle comete. Nell'ottobre del 1994 un gruppo di astronomi dell'Università dell'Arizona sono riusciti, utilizzando la «Wide Field Planetary Camera» del telescopio spaziale, a lunghezze d'onda di 0,85 e 1,05 micron a ottenere le prime immagini della superficie di Titano in quanto a queste lunghezze d'onda la coltre di idrocarburi risulta essere trasparente. Si è così ottenuta una mappa di contorni chiari e scuri per tutto il periodo di rotazione di Titano (16 giorni) ed è stata rilevata una superficie molto chiara, grande quasi come l'Australia, usando una risoluzione spaziale di 360 miglia. Gli scienziati hanno sospettato in passato, in base a considerazioni di carattere termodinamico e fotochimico, che la superficie di Titano fosse coperta totalmente da un oceano di metano-etano. Le immagini acquisite mostrano che vi dovrebbe essere invece della superficie solida, ma non si capisce che cosa le regioni chiare e scure possano rappresentare (continenti, oceani, crateri?). L'alta eccentricità orbitale di Titano pone un limite a questa interpretazione in quanto gli effetti dell'attrito di marea avrebbero reso, nel tempo, l'orbita di Titano circolare. Recentemente Carl Sagan, in un articolo su Nature, ha presentato un modello topografico più realistico secondo il quale gli idrocarburi liquidi sarebbero confinati in mari non collegati fra loro o in laghi da cratere. In questo modello viene pure ipotizzato che l'eccentricità di Titano non sia originaria, ma sia stata causata dall'impatto «recente» (meno di 1 miliardo di anni) con un corpo celeste di circa 1000 chilometri di diametro a una velocità relativa rispetto a Saturno di 15 chilometri al secondo. Dai dati dello Space Telescope non vi è però evidenza di un simile cratere da impatto. La soluzione dei numerosi e affascinanti quesiti riguardanti la storia e la composizione chimica di Titano è quindi affidata alla sonda Huygens che verrà paracadutata da Cassini nell'atmosfera di Titano nel 2005. Cristiano B. Cosmovici Cnr, Istituto di fisica dello spazio


IN BREVE In orbita «Ers 2» l'eco-satellite
ARGOMENTI: AERONAUTICA E ASTRONAUTICA
LUOGHI: ITALIA

Il satellite ambientale dell'Agenzia spaziale europea «Ers- 2» è andato in orbita con un lancio perfetto dalla base di Kourou. A bordo ha uno strumento che per la prima volta fornirà dati globali e in continuità sull'ozono stratosferico. Al satellite ha contribuito notevolmente l'industria italiana (Alenia-Laben).


IN BREVE Fare scienze alle elementari
ARGOMENTI: DIDATTICA
LUOGHI: ITALIA

Da dieci anni le scuole elementari hanno come compito specifico non tanto la trasmissione di un determinato patrimonio di conoscenze (anche) quanto l'«alfabetizzazione culturale», cioè la formazione della capacità di entrare in rapporto con il mondo e di interpretarlo. In questa prospettiva nelle scuole elementari l'insegnamento delle scienze ha acquisito una sua autonomia e anche una sua esemplarità, in quanto il metodo scientifico (osservazione, ipotesi, verifica, teoria) è di per sè un paradigma del lavoro che si compie, comunque e sempre, ai livelli più diversi, per interpretare il mondo. «Il senso di fare scienze» è un progetto Irrsae-Università di Torino dedicato a questo tema, e ora è diventato anche un libro pubblicato da Bollati Boringhieri e curato da Fiorenzo Alfieri, Maria Arcà e Paolo Guidoni. Se ne discute domani all'Accademia delle Scienze di Torino, ore 17. Per altre informazioni: tel. 011- 81.70.670.


IN BREVE Una pedagogia per la ricerca
ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA
LUOGHI: ITALIA

Scienze umane e scienze naturali a confronto per individuare un'etica nuova della ricerca e ridefinire le responsabilità di chi la pratica: è il tema del convegno «Una pedagogia nuova per la ricerca scientifica» che si terrà il 4-5 maggio all'Accademia delle Scienze di Torino. Tra i partecipanti, Edgar Morin, Ruggero Pierantoni, Tullio Regge, Carlo Augusto Viano, Giulio Giorello, Alberto Conte.


IN BREVE Trieste: la luce di sincrotrone
LUOGHI: ITALIA

Si conclude oggi a Trieste un workshop della Nato sulle utilizzazioni della luce di sincrotrone con la partecipazione dei maggiori esperti mondiali. Da qualche mese a Trieste è entrato in funzione il sincrotrone «Elettra», una sorta di «microscopio» che, accelerando elettroni in un anello di magneti, produce fasci di raggi X usati per studiare la struttura dei materiali e molecole biologiche.


PROTEZIONE CIVILE Simulato in Francia un caso Cernobil Ispra, ricerche europee su incidenti e alluvioni
Autore: VICO ANDREA

ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA, METEOROLOGIA, INFORMATICA
NOMI: GIRARDI FRANCESCO
ORGANIZZAZIONI: UE UNIONE EUROPEA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: Progetto «Ambiente e clima», «Progetto Etex»

L'Europa dichiara guerra alle alluvioni. Dopo le recenti drammatiche esperienze delle inondazioni in Piemonte e nel Nord Europa, l'Unione europea ha deciso di lanciare un nuovo programma di ricerca comune, battezzato «Ambiente e clima», che dovrà portare all'elaborazione di nuovi modelli informatici capaci di studiare le evoluzioni delle precipitazioni atmosferiche per prevedere le inondazioni. Il progetto coinvolgerà almeno 250 ricercatori (ieri, 25 aprile, c'è stata la prima riunione tecnica) e, da oggi al 1998, si prevede uno stanziamento di 10- 15 milioni di Ecu (al cambio attuale 22-33 miliardi di lire). Tenendo conto della popolazione e delle attività economiche interessate, i primi due modelli ad essere sviluppati riguarderanno due bacini particolarmente a rischio, quello del Reno e quello della Mosa. Subito dopo si elaboreranno modelli informatizzati in grado di aiutare gli scienziati e la protezione civile anche per tutti gli altri grandi bacini idrografici europei, tra cui quello del Po. Il progetto «Ambiente e clima» ricalca, in perfetta sintonia d'intenti, le orme di un altro analogo esperimento europeo, il progetto Etex (European Tracer Experiment), che, dopo due anni di intensa attività preparatoria, il 23 ottobre 1994 ha iniziato la sua fase sperimentale. Etex ha come obiettivo la realizzazione di modelli atmosferici computerizzati destinati a prevedere, con un raggio di oltre mille chilometri e con una validità di almeno tre giorni, l'evoluzione di una nuvola di contaminante gassoso. In questo caso l'antefatto è stato l'incidente accaduto alla centrale nucleare di Cernobil il 26 aprile 1986. Allora gli scienziati si sentirono impotenti e le indicazioni date alla popolazione furono spesso contraddittorie perché nessuno riuscì a prevedere come quella immensa nuvola radioattiva si sarebbe spostata sull'Europa. Da una località della Bretagna (Francia) il 23 ottobre scorso, per 12 ore, è stata rilasciata una nuvola tracciante di un composto gassoso assolutamente innocuo (perfluorornetilcicloesano). Nel medesimo istante un gruppo di 25 istituti di 21 Paesi che avevano aderito al progetto è stato messo in allarme e, tramite oltre 170 stazioni meteorologiche, si è messo all'opera per individuare la nube e acquisire tutte le informazioni per calcolarne l'evoluzione nelle 60 ore successive. Appena pronti, i modelli elaborati e le rivelazioni meteo sono stati inviati al Centro di ricerca comunitario di Ispra (Varese) che li confronterà con i dati acquisiti da tre aerei che erano stati particolarmente attrezzati per seguire in volo il reale percorso del tracciante. «E' la prima volta al mondo che si tenta un esperimento così complesso e raffinato», spiega Francesco Girardi, ricercatore a Ispra e responsabile del progetto Etex. «Abbiamo ricevuto 28 modelli e oltre 10 mila risultati di altrettante analisi dei campioni di aria e abbiamo analizzato un buon 80 per cento di questo materiale. Non posso ancora pronunciarmi (i risultati definitivi li presenteremo a Praga il 23 e 24 ottobre prossimi), ma siamo decisamente soddisfatti. Non tutti i modelli hanno previsto lo stesso tipo di evoluzione della nube di tracciante, ma anche chi non è stato troppo preciso ha comunque avuto una preziosa occasione per fare esperienza in questo genere di previsioni». L'esperimento si concluderà nel 1996 con la diffusione (anche su Internet) di tutti i risultati, comprese le considerazioni finali sui modelli elaborati e su quali di essi potrebbero essere i più affidabili in caso di allarme. Saranno gli stessi scienziati a suggerire al Parlamento europeo le modalità di realizzazione e le caratteristiche per una futura struttura transnazionale di protezione civile da attivare per questo tipo di calamità. Andrea Vico


PREVENZIONE Tuona il cannone, cade la valanga Una miscela di gas per telecomandare il distacco
Autore: MINETTI GIORGIO

ARGOMENTI: TECNOLOGIA, METEOROLOGIA
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Schema di funzionamento del sistema GAZ. EX.

IL tepore primaverile accentua il rischio di valanghe in quanto, sciogliendo le masse nevose, riduce la stabilità dei loro ancoraggi al terreno. Oggi i danni che questo fenomeno può provocare si sono molto ridotti rispetto al passato per vari motivi: lo spopolamento della montagna, il calo delle precipitazioni e i mezzi di prevenzione: paravalanghe, gallerie ed altre opere di contenimento. Tuttavia il problema delle valanghe rimane sempre oggetto di studi, alla ricerca di migliori misure di sicurezza. Molti frequentatori di stazioni sciistiche oltralpe saranno stati spettatori di cariche esplosive fatte brillare sulla neve. Lo scopo di questi interventi è il distacco artificiale di valanghe per evitare che il fenomeno naturale causi perdite di vite umane, centri abitati e attrezzature turistiche. Vari sono i metodi adottati, da quello manuale a quello meccanico, fino a esplosivi e artiglierie. L'uso degli esplosivi è il migliore tra tutti i sistemi finora adottati ma questa pratica comporta precauzioni e procedure poco usuali. Mentre all'estero questi metodi sono molto semplificati, in Italia esistono precise disposizioni restrittive circa l'uso degli esplosivi in genere. Ora però la difficoltà di trasporto, immagazzinamento e impiego degli esplosivi è stata superata da un sistema totalmente nuovo, già impiegato all'estero e in alcune località italiane, chiamato Gaz. ex. E' un metodo di facile applicazione, senza restrizioni legali, poiché non utilizza materiali intrinsecamente esplosivi come il Tnt ma due sostanze comuni, poco pericolose e trasportabili senza particolari precauzioni: l'ossigeno e il propano, da miscelare al momento dell'uso. Il «Gaz. ex.» nella sua disposizione più semplice è composto da uno o più «cannoni» (struttura metallica a imbuto), che vengono fissati al suolo sul pendio da bonificare, disposti parallelamente al terreno a una conveniente altezza da terra. Attraverso tubi flessibili interrati ed elettrovalvole, viene inviata nel «cannone» una miscela dei due gas, immagazzinati separatamente in un piccolo deposito. I gas possono essere acquistati o custoditi separatamente senza particolari normative e immagazzinati durante l'autunno. Quando sono separati non reagiscono tra di loro: ciò avviene solo quando, miscelati nella camera di scoppio del cannone, vengono attivati dalla scintilla di un accendino piezo- elettrico. Quando la miscela esplosiva ha raggiunto le caratteristiche volute, l'operatore posto a distanza lo rileva da strumenti appositi e, premendo un pulsante, provoca l'esplosione. Ciò può avvenire a mezzo cavo elettrico per brevi distanze o via radio per distanze più lunghe. L'onda di pressione che si genera agisce direttamente sul terreno provocando il distacco delle masse nevose. Tra i numerosi vantaggi che presenta questo sistema, oltre alla velocità di intervento, c'è la sicurezza in caso di mancata esplosione, in quanto si può facilmente disinnescare la miscela, aprendo la valvola e disperdendo nell'aria questi gas, che non sono tossici. Una stazione automatica vicino al deposito esplosivi, che rivela i principali dati meteo-nivologici idonei allo studio del piano d'intervento, completa il complesso antivalanga. Con questo sistema il distacco preventivo delle valanghe si può ottenere anche in Italia (esiste già a Champoluc e a Cervinia) senza essere condizionati dai severi e antiquati limiti legislativi. Questa tecnica potrebbe essere adottata per risolvere il problema della pista di sci del Pavillon di Courmayeur, chiusa dal 1991 quando perirono 11 sciatori per valanga. Due o tre cannoni Gaz. ex., installati sulle pendici Nord-Est del Colle del Gigante e comandati dal Rifugio Torino, controllerebbero facilmente l'anfiteatro innevato sotto il ghiacciaio del Frety, provocando il distacco delle masse nevose accumulate che furono e sono origine di valanghe. Giorgio Minetti


SOS MEDITERRANEO Mare monstrum Sempre più fragile e aggredito
Autore: RAVIZZA VITTORIO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, MARE
ORGANIZZAZIONI: CIESM COMMISSION POUR L'EXPLORATION SCIENTIFIQUE DE LA MER MEDITERRANEE
LUOGHI: ITALIA

IL Mediterraneo è minacciato? Da che cosa? In quale misura? E quali sono i rimedi? Intorno a queste domande ha ruotato il 34I' congresso della Ciesm, la Commission Internationale pour l'Exploration Scientifique de la Mer Mediterranee, organizzazione intergovernativa (23 Paesi, tra i quali anche l'Italia) con sede nel Principato di Monaco, che si è svolto a Malta negli ultimi giorni di marzo. La minaccia viene da più parti. A Malta si è sentito parlare, per esempio, di «fragilizzazione» del Mediterraneo, un bacino ristretto e quasi chiuso, con una densità di popolamento sulle sue coste che non ha eguali sulla Terra (e che è in forte crescita, specie sulla sponda africana), una concentrazione industriale fortissima e un traffico petrolifero da incubo. Da ultimo si è aggiunto l'inquinamento biologico. Al congresso della Ciesm è stato affrontato in particolare il problema dei contatti con il Mar Nero. Una medusa introdotta accidentalmente in questo bacino in passato, la Mnemiopsis, specie particolarmente vorace per le larve dei pesci, dopo aver causato un catastrofico declino della pesca e gravi sconvolgimenti dell'ecosistema, si sta ora trasferendo nella parte nord-ovest del Mediterraneo; a Malta è stata sottolineata l'urgenza di coordinare gli interventi con i Paesi del Mar Nero (Turchia, Ucraina) per impedire che la medusa si espanda in altre zone lagunari, come il delta del Nilo, il Golfo del Leone e l'alto Adriatico. Dal Mar Nero preoccupa anche l'afflusso di inquinanti che possono attraversare il Bosforo; nell'ex Unione Sovietica le questioni ecologiche erano state gravemente trascurate e si sa che purtroppo i nuovi Paesi nati dalla sua disgregazione hanno troppi problemi immediati per dedicarvi l'attenzione che meriterebbero. Un altro focolaio di inquinamento biologico è il Canale di Suez; in più di un secolo attraverso questo varco circa 300 specie animali e vegetali (definite lessepsiane dal nome dell'ideatore del canale, Ferdinand de Lesseps) sono passate dal Mar Rosso al Mediterraneo; alcune hanno ormai spazzato via quelle autoctone lungo le coste di Israele e del Libano. Il problema è aggravato dal fatto che in questa regione profondamente divisa dalle vicende politiche è praticamente impossibile fare una ricerca complessiva, che comprenda tutte le coste interessate. Infine vi è sempre la questione della Caulerpa Taxifolia, la cosiddetta «alga assassina» (la sua vittima principale è la posidonia), la cui diffusione è partita proprio dal Principato di Monaco una decina di anni fa. Al congresso di Malta non è rimasto che constatare una volta di più l'irrefrenabile vitalità di questa intrusa importata dagli oceani tropicali. Essa coprirebbe oggi nell'alto Mediterraneo circa 1500 ettari tra i 2 e i 30 metri di profondità; in alcune zone, come la Costa Azzurra tra Mentone e Villefranche, ha addirittura cessato di espandersi perché ha ormai occupato tutti i fondali favorevoli, mentre in altre, come la Liguria, si moltiplica per sei ogni anno. Il professor Jean Joubert, direttore dell'Osservatorio oceanografico europeo di Monaco, ha sostenuto che l'eutrofizzazione (cioè la presenza di inquinanti- fertilizzanti, come i fosfati) favorisce lo sviluppo della Caulerpa. Questo spiegherebbe perché essa si fissi in certe zone del Mediterraneo e non in altre, come le isole Lerins, di fronte alla Costa Azzurra dove il mare è particolarmente pulito. L'alga, sotto questo punto di vista, potrebbe in qualche modo tornare utile come marcatore biologico. Un argomento di studio molto importante emerso dal congresso di Malta è quello degli stock planctonici. Il plancton, composto da una grande quantità e varietà di organismi microscopici galleggianti nell'acqua, è la base della catena alimentare del mare, quindi dell'intera vita animale, dai pesci ai grandi cetacei. Sapere come si evolve la disponibilità del plancton significa dunque tenere sotto controllo l'intero ecosistema. Purtroppo ciò non è facile perché l'area da controllare è molto vasta e ha caratteristiche molto diverse. Il programma Hercules lanciato dalla Ciesm nel '92 al congresso di Trieste (25 istituti finora collegati) punta a creare una catena di laboratori che dovrebbe in futuro essere in grado di tenere sotto osservazione il plancton e, più in generale, le variazioni biologiche di tutto il Mediterraneo. Vittorio Ravizza


Cavallucci d'allevamento Un progetto per ripopolare il Tirreno
Autore: V_RAV

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ECOLOGIA, ANIMALI, INQUINAMENTO
ORGANIZZAZIONI: FONDAZIONE OMEGA SEAMASTER
LUOGHI: ITALIA
NOTE: Cavallucci marini

IL cavalluccio marino è il simbolo stesso de mare. Ma quanti ne hanno mai visto uno? Il fatto è che questo pesce (Hippocampus hippocampus e Hippocampus guttulatus) dalla forma molto particolare, quella che gli ha fatto meritare il nome, in Mediterraneo è diventato ormai rarissimo a causa dell'inquinamento e della pesca. Ora da Napoli parte un programma per la sua reintroduzione nel golfo partenopeo e, in seguito, in altre zone. Il progetto è supportato dalla Fondazione Omega Seamaster e condotto da due ricercatrici della Stazione Zoologica A. Dohrn di Napoli, le dottoresse Bentivegna e Paglialonga. Si prevede di prelevare una certa quantità di cavallucci marini da zone a rischio, farli riprodurre nelle vasche dell'acquario di Napoli e poi reintrodurli in zone protette, tra Baia e Bacoli nel Golfo di Napoli e nei pressi di Positano in quello di Salerno, due zone ricche di posidonia e in cui non viene praticata la pesca a strascico. Intanto si dovrebbero individuare altre zone per allargare il raggio d'azione dell'iniziativa.Ev. rav.


LO «STUDIO DI PORDENONE» Aterosclerosi già a sei anni
Autore: DI AICHELBURG ULRICO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
NOMI: ANTONINI CANTERIN ANTONIO, MARCHESINI FRANCESCO, CIGNACCO GIAN BATTISTA, GHERSETTI MICHELA
LUOGHI: ITALIA

TUTTI ormai sanno che cos'è l'aterosclerosi e la associano essenzialmente all'infarto. L'aterosclerosi è un processo patologico che colpisce le medie e grandi arterie, nelle quali si formano placche in rilievo, precedute sovente da strie dette lipidiche. Queste lesioni compaiono assai presto: ricordo l'inattesa e sconvolgente notizia del ritrovamento dell'aterosclerosi nelle salme di ventenni soldati americani nella seconda guerra mondiale. L'arteria più precocemente colpita è l'aorta, seguono le coronarie, le iliache, le femorali, le carotidi. Legate all'aterosclerosi sono malattie che colpiscono il cuore, gli arti inferiori, la circolazione cerebrale. Gli studi epidemiologici e clinici hanno rivelato che l'aterosclerosi e le sue manifestazioni sono associate a fattori di rischio. La nozione di fattori di rischio deriva dalla dimostrazione di un legame statistico fra certi elementi clinici e biologici e certe abitudini di vita, e la comparsa dei sintomi. Si conoscono oggi molti fattori di rischio: sesso, età (4I'-5I' decennio nell'uomo, 6I'-7I' decennio nella donna), tasso di colesterolo, ipertensione, uso del tabacco, diabete (parliamo di quello dell'età matura, non insulino-dipendente), sovrappeso, tipo psicologico, carattere familiare. Quest'ultimo è difficilmente valutabile, dato che anche altri fattori come colesterolo, diabete, ipertensione sono legati a fattori genetici, nondimeno si può dire in linea generale che la probabilità d'una cardiopatia coronarica è maggiore quando vi sia un antecedente familiare dello stesso genere. Da parecchi anni si è constatata una diminuzione della frequenza della patologia cardiocircolatoria legata all'aterosclerosi. A questo proposito l'importanza degli studi epidemiologici per la prevenzione è innegabile. Appunto di uno di questi vogliamo parlare perché unico nel suo genere in Italia e uno dei primi nel mondo, di particolare ampiezza e di indiscutibile valore. E' lo «Studio di Pordenone sui precursori dell'aterosclerosi nell'infanzia e nei giovani adulti», monografia fresca di pubblicazione, autori Antonio Antonini Canterin e collaboratori (Gian Battista Cignacco, Francesco Marchesini, Miriam Rovere, Giuseppe Zanata, Michela Ghersetti) del Centro cardioreumatologico dell'ospedale di Pordenone, e Cesare Dal Palù dell'Università di Padova. Fu nel centro di Pordenone che una schiera di medici e paramedici iniziarono nel 1976 lo studio dei fattori di rischio dell'aterosclerosi su 1054 soggetti dai 6 ai 15 anni, e lo proseguirono periodicamente potendo fornire oggi i dati, riferentisi al 1992, su circa 900 soggetti ormai in maggioranza trentenni. In sostanza un'osservazione della durata di 16 anni, che copre per il momento l'arco di età dai 6 ai 33 anni. Lo studio continuerà nei prossimi anni. I primi risultati però sono già molto interessanti: dimostrano infatti che l'aterosclerosi, contrariamente a quanto normalmente si pensava, è un problema pediatrico, poiché le lesioni delle arterie hanno inizio già nell'infanzia, e dunque nell'infanzia deve avere inizio la prevenzione, fondata sulla conoscenza dei fattori di rischio e su come evitarli. Prevenzione molto precoce, insomma, il che richiede un radicale mutamento di mentalità, dell'abitudine di cominciare a pensarci a quarant'anni. Ulrico di Aichelburg


Cuore L'infarto è ancora un problema maschile
Autore: PELLATI RENZO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: OMS
LUOGHI: ITALIA

L'OMS ha pubblicato i risultati del più grande studio oggi esistente sulle malattie cardiovascolari. E' stato effettuato in 26 Paesi, su 39 gruppi di popolazione, nella fascia di età 35-64 anni (progetto Monica, da Monitoring-Cardiovasculaires: per l'Italia, Friuli e Brianza). La classifica è stata redatta in base ai tassi di crisi cardiache, o infarto del miocardio, per 100 mila abitanti (75 mila casi esaminati). I risultati sono stati pubblicati su «Circulation» la rivista dell'American Heart Association. Il record di eventi coronarici appartiene agli uomini finlandesi (Karelia del Nord) e alle donne scozzesi (Glasgow). I meno esposti sono gli uomini della Cina (Beijng) e le donne della Spagna residenti nella Catalogna. Gli uomini residenti nel Nord della Svezia hanno un rischio di crisi cardiache più elevato di quelli abitanti in Italia, in Brianza. Lo stesso dicasi per gli abitanti a Staford, negli Usa, rispetto a quelli abitanti in Svizzera (Friburgo). Per le donne residenti in Danimarca (Glostrup) e in Polonia (Varsavia) il rischio è analogo, ma è doppio rispetto alle abitanti a Lille (Francia) e a Gand (Belgio). La maggior parte delle morti coronariche sono improvvise, ma colpiscono di preferenza gli uomini prima di arrivare alle Unità coronariche. Forse c'è una tendenza a diagnosticare meno facilmente le malattie di cuore alle donne rispetto agli uomini. I tassi di crisi cardiache che colpiscono gli uomini di età 35- 64 anni sono 4-5 volte più elevati rispetto alle donne della stessa età, ma le donne di Glasgow e di Belfast hanno dei tassi più elevati di crisi cardiache rispetto agli uomini dell'Europa del Sud. Fra le popolazioni studiate esistono notevoli differenze nell'uso del tabacco, pressione arteriosa, tasso di colestorolo, abitudini alimentari. Renzo Pellati


IL RISCHIO-SALUTE Non fumi? Sconto sull'assicurazione Tariffe differenziate secondo la quantità e il tipo di sigarette
Autore: ALBERTI GIUSEPPE

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, TARIFFE, ASSICURAZIONI, STATISTICHE
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: T.TAB. I MOTIVI PER CUI SI SMETTE DI FUMARE (Italia - popolazione maschile) ================================================== MALATTIA O DISTURBO 46,6 % -------------------------------------------------- DANNOSITA' FUMO 37,5 % -------------------------------------------------- CESSAZIONE DESIDERIO 6,4 % -------------------------------------------------- ALTRI MOTIVI 9,4 % ==================================================

SI era scelto un sabato (11 gennaio 1964) per la presentazione di uno studio sui riflessi sulla salute legati al consumo di tabacco. Questo perché, in altri giorni, la notizia avrebbe fatto traballare Wall Street, tanti erano gli interessi economici subordinati, appunto, al consumo di tabacco. Un quarto di secolo più tardi venne pubblicato un Report del Dipartimento di Stato per la Sanità i cui dati davano un netto miglioramento della salute pubblica grazie alle campagne di sensibilizzazione intraprese dalle autorità competenti: non solo si registravano forti cali nel numero dei fumatori, ma si evidenziava una netta diminuzione di nuovi fumatori, specie fra i giovani. Nello stesso anno, evidentemente sulla scia di questi dati, venne messa per la prima volta in commercio una polizza sulla vita il cui «premio» da pagare si differenziava fra cittadino fumatore e non. Da allora le società che hanno rivisto i costi di queste polizze non sono poche. In pratica, non si voleva far pagare una tariffa assicurativa uguale per tutti, ma far spendere di meno a chi rientrava nei soggetti non a rischio. Negli Stati Uniti le società assicuratrici hanno dato inizio agli sconti in base a dati statistici omogenei, ricchi di elementi che mettevano le imprese di assicurazioni in grado di preventivare, con una certa precisione, il futuro probabile rapporto fra premi incassati e sinistri da risarcire. Vediamo, per esempio, che l'Istat, in un'indagine del 1989, rilevava che le donne fumatrici erano il 16,3 per cento, mentre la percentuale degli uomini risultava del 37,9. Sempre stando ai dati anzidetti, l'indice di mortalità per i fumatori si determina anche in base a diversi fattori: la qualità del tabacco, l'età alla quale si è iniziato a fumare, da quanto tempo si fuma. Anche la profondità dell'inalazione ha la sua importanza, così come lo ha la quantità di nicotina e di catrame della sigaretta. Ai fini del rischio, gioca anche il numero di boccate per sigaretta e a quale lunghezza si getta la cicca. Si è anche appurato che è più longevo chi fuma la pipa o il sigaro poiché rinuncia ad aspirare il fumo. Tale circostanza influisce meno negativamente sull'apparato circolatorio e in quello cardio-vascolare. Vi è qualche operatore del settore assicurativo-vita che ipotizza la possibilità di applicare, come avviene per le auto, una tariffa diversa secondo la provincia di residenza dell'assicurato, sempre in relazione al fumo. Risulta, infatti, che in talune regioni, come la Campania e il Piemonte, la percentuale dei maschi fumatori supera il 40 per cento. Mentre altrove, ad esempio nel Triveneto, si scende al 31 per cento. Fra le donne si ha il 19,5 per cento di fumatrici e il primato va all'Emilia Romagna e al Lazio, mentre si scende a meno dell'8 per cento in Calabria e Basilicata. Nel nostro Paese non vi sono studi statistici così approfonditi come negli Usa, dove risulta che la mortalità tra i fumatori di sigarette è del 70/80 per cento più alta, a pari età, rispetto ai non fumatori. I ribassi tariffari sono già stati offerti ai non fumatori da parecchi anni nei Paesi anglosassoni e ora qualche società nostrana si sta adoperando in proposito. Il problema delicato è quello della definizione di fumatore, perché le imprese americane tengono conto anche del fatto che non si sia mai fumato o che si sia smesso, e in questo caso da quanti anni e per quale ragione. Molto spesso si è rinunciato al fumo per motivi di salute, ma si tratta, in questo caso, di soggetti a «rischio» per altre ragioni. L'assicurando deve dichiarare le sue condizioni di salute, anche con riguardo al fumo, e la compagnia potrà chiedere accertamenti medici, specialmente l'esame delle urine. Vi è poi da considerare che, secondo le nostre leggi, le dichiarazioni false o inesatte possono comportare l'annullamento del contratto, la riduzione delle somme da versare ai beneficiari e, nei casi più gravi di malafede, anche il rifiuto di pagare le somme pattuite. A quanto possono ammontare gli sconti di tariffa per chi non fuma? Le riduzioni variano secondo la compagnia: qualche società prevede il 20 per cento, altre il 25. Sta di fatto che, finalmente, i rischi-vita vengono selezionati con maggior cura e ciò favorisce le persone a rischio ridotto. Ad esempio, il fumatore pagherebbe 315 mila lire per 100 milioni di garanzia (età 35 anni, durata della polizza anni 10). Il «premio» si riduce a 263 mila se non è un fumatore. Altro elemento che agevola certe iniziative delle assicurazioni private è la libertà tariffaria entrata in vigore nel luglio scorso e, quindi, certe valutazioni di rischio possono essere combinate con quelle commerciali, specie se, come concorrenti, vi sono imprese estere che già beneficiano i non fumatori. Giuseppe Alberti


L'ELICOTTERO Immobile nell'aria I segreti del volo stazionario
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Come funziona un elicottero

L' elicottero è comparso tardi nella storia dell'aviazione, quando l'aereo era ormai una macchina matura e sofisticata. Il primo velivolo capace di sollevarsi verticalmente «appeso» a una sorta di grande elica fu realizzato dall'ingegner D'Ascanio (lo stesso versatile tecnico che qualche anno dopo avrebbe progettato la «Vespa» ) nel 1930. Purtroppo le forze armate italiane, al quale fu presentato, non riconobbero l'enorme potenziale di quello che allora appariva poco più di un instabile trabiccolo e la Piaggio di Genova, la società di cui D'Ascanio era capo progettista, fu costretta ad abbandonare l'idea. Il primo elicottero realmente funzionante fu invece il Focke-Achgelis Fa-61, che volò per la prima volta nel 1936; era in pratica un aereo al quale erano state tolte le ali (ma non l'elica) sostituite da due rotori, uno per lato. Ma l'elicottero che aprì un nuovo capitolo della storia dell'aeronautica fu il Vought-Sikorsky VS-300 che volò per la prima volta nel settembre 1939.


STORIA DELLA SCIENZA Enrico Fermi visto da vicino
Autore: DIDIMO

ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA, FISICA
NOMI: FERMI ENRICO
LUOGHI: ITALIA

PIU' uomini di scienza, premi Nobel e no, ebbi modo di avvicinare e intervistare per i giornali. Così il fisico e biologo torinese Salvador E. Luria, persona quanto mai affabile e gentile, Nobel 1969 per le scoperte sulla genetica dei virus, autore di una preziosa opera, La Vita, un esperimento non finito (in italiano presso Zanichelli, Bologna, 1974); Emilio Segrè, Nobel 1959, scopritore del tecnezio e dell'antiprotone; poi Giulio Natta, Nobel per la chimica 1963, inventore di nuove molecole e di preziose materie plastiche; nonché Robert Oppen heimer, il quale non ebbe il Nobel, ma guidò la schiera di Nobel che prepararono la bomba atomica (e ci parve, quel pozzo di sapienza scientifica e umanistica, un poco impaziente, al caffè di piazza San Marco, a Venezia, dove ci aveva concesso un incontro, di doversi intrattenere con un pozzo d'ignoranza come il sottoscritto). Questi e altri; ma non il grande Enrico Fermi, che dimorava negli Stati Uniti. Ogni tanto però, nel dopoguerra, faceva una scappata in Italia, dove era assalito con richieste di conferenze e lezioni. Ad alcune di queste fui tra gli ascoltatori. La prima, se ben ricordo, fu a Cernobbio, a Villa d'Este. Non rammento bene quel che dissero, lui ed altri oratori; se non che c'era nella sala una festosa aria di ben tornato al figlio illustre, che negli Stati Uniti aveva aggiunto ai meriti, che già gli avevano guadagnato il Nobel 1938, l'invenzione del reattore nucleare (o pila atomica, come la chiamò lui). Rammento che il ministro italiano dei Trasporti volle portargli un saluto speciale, legato alla circostanza che il padre del fisico era stato ispettore delle ferrovie. Al che Fermi si levò per ringraziare; ma forse questa mozione degli affetti non era di suo gusto, tanto che chiuse in fretta il discorso, passando dall'italiano all'inglese, per andarsene subito con aria seccata. Poi Fermi e i suoi colleghi d'Italia e d'America si ritrovarono a un ristorante all'aperto, a Brunate, al sommo della funicolare da Como, festosi e un poco imbarazzati. Ad altre conferenze di Fermi, questa volta di fisica atomica, fui presente, tra quelle tenute a Roma e a Milano, nel 1949, su invito dell'Accademia dei Lincei e della Fondazione Donegani. Questa volta ero incaricato di riferire in breve sul «Corriere della Sera» sulle tre tenute a Milano. Trattava, una di esse, delle particelle elementari (e notava l'oratore che il termine «elementare» si riferisce alle particelle di cui non si conosce la struttura e che pertanto possono essere considerate come punti). Un'altra conferenza aveva per tema l'origine degli elementi chimici, e tentava l'oratore una spiegazione (ipotetica) della loro abbondanza relativa nell'universo. Erano discorsi per specialisti, che vertevano altresì sulle orbite nucleari, sui nuovi sviluppi della meccanica quantistica, sulle proprietà del neutrone, particella sulla quale molto aveva lavorato Fermi negli anni della Scuola Romana e poi in America (essa è tramite della reazione a catena nei reattori e nelle bombe nucleari); e infine su una particella ipotetica, dotata, anziché di una carica elettrica, di una carica magnetica elementare. Essa era stata ideata, senza che mai fosse trovata in natura, dal fisico teorico inglese Dirac. Come è noto, il magnetismo si presenta sempre con due polarità, Nord e Sud, inseparabili: se si spezza una calamita i frammenti di essa risultano altrettanti magneti, ciascuno con i suoi due poli. Ma in quella conferenza Fermi si divertì (e non sappiamo quanto ne fossero divertiti gli ascoltatori) a immaginare una carica magnetica unipolare, un monopolo. Come «inviato speciale» sunteggiai come potei questa conferenza ed il pezzo comparve il giorno appresso sul «Corriere», sotto il titolo Conferenza di Fermi sui Mo nopoli. A pochi venne in mente che quel Monopoli fosse il plurale di Monopolo; si pensò invece che si riferisse al Monopolio (come quello sul sale e tabacchi). Al quale equivoco Fermi alluse sorridendo nella conferenza del giorno dopo. Un professore, venuto accanto a me, sapendomi autore del testo, me ne fece un garbato rimprovero. Io mi strinsi nelle spalle: i titoli li mettono in redazione. Ultima delle conferenze da me ascoltate fu da Fermi tenuta a Varenna, in lingua inglese, per un corso sulla fisica dei pioni. Ne ricordo appena lo spesseggiare del vocabolo ha miltoniano (simbolo H: è un operatore della meccanica quantistica). L'oratore sembrava in buona salute, ed era ben abbronzato: nella pausa di mezzogiorno con una macchina fotografica scendeva a riprendere vedute panoramiche sul lago. Qualche mese dopo moriva a Chicago, a soli cinquantatrè anni. Didimo


STRIZZACERVELLO
ARGOMENTI: GIOCHI
LUOGHI: ITALIA

Otto monete in quattro pile Ci sono otto monete in fila e se ne devono spostare quattro con un movimento di ogni moneta definito dal salto di altre due monete, in modo che alla fine risultino quattro pile, ciascuna di due monete. Ad esempio, se spostiamo la moneta 1 su 4 e la 8 su 5, abbiamo bloccato il gioco poiché non sono più possibili altri salti secondo la regola data. La descrizione degli spostamenti verrà pubblicata domani, accanto alle previsioni del tempo.


LA PAROLA AI LETTORI Un fiore da record: pesa 12 chilogrammi]
LUOGHI: ITALIA

Dove si trovano i fiori e le foglie più grandi del mondo? Appartengono a una stessa pianta o a piante diverse? Nel sottobosco paludoso della Malaysia vivono due piante dai fiori giganteschi, la Rafflesia e l'Armophophallus. La Rafflesia ha fiori carnosi rosso-violacei, che possono pesare dagli 8 ai 12 Kg e avere un metro di diametro. Essa vive da parassita sulle radici degli alberi. L'Armophallus produce invece un fiore giallo di forma allungata, il cui cono centrale può oltrepassare i due metri di altezza. Mentre la Rafflesia è priva di foglie, l'Armophallus le ha grandi e decorative. Le foglie di dimensioni maggiori appartengono invece allla Raphia Taidigera, una palma che vive in Brasile e in Madagascar: hanno uno stelo di 3-4 metri e raggiungono anche i 20 metri di lunghezza. Rossella Pellerino Borgo San Dalmazzo (CN) E' proprio vero che gli uomini preferiscono le bionde? La risposta va cercata nei tempi remoti, quando per la maggior parte degli uomini il bene più prezioso era la prole. Questo spingeva il sesso maschile a preferire le bionde di carnagione chiara alle more, soprattutto nelle regioni con clima ad alternanza stagionale caratterizzato da periodi di scarsa illuminazione: le donne con i capelli biondi assorbivano infatti una quantità maggiore di raggi ultravioletti, che sono alla base di una corretta formazione ossea. Al contrario, le brune di carnagione scura andavano incontro a quella deformazione dello scheletro che prende il nome di rachitismo. Questo, oltre a farle apparire assai poco attraenti (gambe storte, difetti alla dentatura ecc), determinavano una grave alterazione del bacino che le rendeva inadatte alla gravidanza. Oggi, grazie a una corretta alimentazione, all'assunzione di vitamine e alla possibilità di esporsi al sole con viaggi e lampade, il problema è stato superato. Ciononostante in alcuni uomini forse è rimasta questa inconscia preferenza come ricordo del comportamento dei loro progenitori. IV Igea A, ITC «Ferrini» Verbania/Pallanza (NO) Dove vanno a finire i colpi di arma da fuoco sparati in aria? Sono anch'essi pericolosi? Sicuramente a terra, ma nessuno sa dove. O meglio, potrebbe saperlo con buona approssimazione il tiratore, perché il proiettile percorre una traiettoria i cui parametri più significativi sono la velocità iniziale e l'angolo di tiro (angolo che l'asse della canna forma con l'orizzonte dell'arma al momento dello sparo). «Sparare in aria» sta quindi a indicare genericamente traiettorie caratterizzate da angoli di tiro prossimi ai 90 gradi. E' pericoloso un proiettile sparato in aria? Per fornire qualche ordine di grandezza si può ricordare che un proiettile calibro 9 parabellum (velocità iniziale 330 m/s, peso 8,5 g) nel tiro verticale (angolo di tiro 90 gradi) raggiunge un'altezza massima di 1143 metri. Dopo il vertice ricade, acquistando accelerazione per effetto della forza di gravità alla quale si oppone la resistenza dell'aria. E' stato sperimentato che ha una velocità di caduta che non supera i 30-40 m/s (non sufficiente a ledere una persona) se cade con il fondello, mentre arriva anche a 100 m/s se cade di punta. In quest'ultimo caso può perforare la cute e produrre ferite superficiali. Pier Giorgio Fedeli, Piacenza Un proiettile sparato verticalmente verso l'alto percorre una traiettoria rettilinea pari a circa il 70 per cento della gittata massima (e quindi circa 1000 metri per un proiettile di pistola e circa 2,5 chilometri per un proiettile di fucile). Quando la sua velocità si annulla, ricade verso il suolo senza capovolgersi e quindi apponendo all'aria la resistenza della superficie piatta della base; perde la sua stabilizzazione ed entra in una rotazione vorticosa che crea un percepibile ronzio. Dopo un certo tratto di caduta libera, la resistenza dell'aria equilibra l'accelerazione e il proiettile continua a cadere alla velocità limite costante di circa 30-40 m/s. A tale velocità non è più pericoloso di un sasso di eguale peso e può solo lacerare la cute. Esso cade entro un raggio di 10 metri dallo sparatore dopo oltre 30 secondi dallo sparo. Edoardo Mori, Bolzano


CHI SA RISPONDERE ?
LUOGHI: ITALIA

Q Come si riproducono i pitoni e i serpenti a sonagli? Q Perché il cielo è azzurro quando è sereno e bianco quando è coperto? Q E' vero che la velocità del suono non è costante? E quella della luce? ______ Risposte a «La Stampa-Tuttoscienze», via Marenco 32, 10126 Torino. Oppure al fax numero 011-65.68.688




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