TUTTOSCIENZE 16 novembre 94


CON I SATELLITI La tv batte la pellicola Il telecinema ad alta definizione
Autore: RAVIZZA VITTORIO

ARGOMENTI: COMUNICAZIONI, AERONAUTICA E ASTRONAUTICA, TECNOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: ALCATEL ITALIA, ALENIA SPAZIO, TELECOM ITALIA TELESPAZIO, EUTELSAT, HOT BIRD 2, ITALSAT
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Come funzionerà il telecinema

A che punto è la televisione ad alta definizione? Per certi versi si può dire che è già qui, pronta all'uso (a certi usi) ma per altri che è ancora lontana dall'essere un prodotto di massa. Lo standard europeo a 1250 linee (il doppio della tv convenzionale) è ormai pronto e collaudato ed è alla pari con quello a 1125 linee di Giappone e Usa (sono pronte anche le macchine di trascodifica che consentono di passare dall'uno all'altro senza che l'immagine perda di qualità). Tutta la filiera produttiva, dalle telecamere ai videoregistratori e alle altre apparecchiature sono disponibili; anche i problemi relativi al trasporto delle immagini (via satellite, via ponte radio terrestre o fibra ottica) sono stati risolti; anzi, per quanto riguarda il trasporto via satellite in forma digitale, recentemente sono stati fatti grossi progressi: quattro anni fa, quando la tv ad alta definizione fece il suo debutto in Italia ai campionati mondiali di calcio Italia '90, per la trasmissione attraverso il satellite Olympus erano necessari 70 megabyte il secondo mentre oggi, grazie soprattutto al lavoro svolto da Alcatel Italia (ex Telettra) si è scesi a 34 con l'effetto di dimezzare la capacità necessaria o, se si vuole, di raddoppiare la capacità della banda del satellite. All'«International Workshop on HDTV '94», che si è svolto a Torino, Centro incontri della Camera di commercio dal 26 al 28 ottobre, era possibile vedere una dimostrazione di tv ad alta definizione che rapprenta il punto di arrivo, fino a questo momento, della nuova tecnologia. Una tecnologia, va sottolineato, che in questo caso era tutta italiana. Alla dimostrazione hanno partecipato la Rai, che ha messo a punto l'intera catena di produzione, Telecom Italia-Telespazio che ha curato il segmento satellite e le stazioni terrene in banda 20-30 gigahertz di trasmissione- ricezione, Alenia Spazio che ha costruito il satellite Italsat usato in questa occasione, Alcatel Italia che ha progettato il codificatore-decodificatore, la Seleco che ha fornito il proiettore su grande schermo, e Videocolor che ha fornito un monitor a 47 pollici ad alta definizione a colori. La trasmissione partiva dal centro sperimentale della Rai di Torino a 30 gigahertz, passava per Italsat in orbita geostazionaria a 36 mila chilometri di altezza, e veniva ricevuta a 20 gigahertz da un'antenna di un metro e 20 centimentri all'esterno del Centro incontri. Risultato spettacolare: alcune immagini della partita premondiale di calcio Italia-Portogallo, girate dagli operatori Rai, corredate dal sonoro in digitale e in stereofonia, apparivano così incise che si aveva la sensazione di essere addirittura sul campo, in mezzo ai giocatori. Oggi con questa tecnologia sono ormai possibili servizi commerciali di tipo professionale: riversamento di programmi da un centro di produzione a un altro, diffusione di eventi dal vivo, telemedicina, teleeducazione professionale; un impiego molto promettente è il telecinema, dove la pellicola e le macchine da proiezione situate nelle varie sale possono essere sostituite da un'unica copia del film in forma digitale trasmessa via satellite da un unico centro a più sale. Telecom Italia-Telespazio ha già un progetto per sviluppare questa opportunità. Tra l'altro diventerebbe possibile anche trasmettere nelle sale cinematografiche eventi dal vivo (ad esempio manifestazioni sportive) su grande schermo e con immagini di elevata qualità. Per ora, invece, non è praticabile una tv ad alta definizione per uso domestico, e questo perché non ci sono ancora gli schermi adatti; per apprezzare i vantaggi dell'alta definizione occorre uno schermo grande, da 38-40 pollici, e uno schermo grande vuol dire inevitabilmente un tubo catodico lungo; per questo i ricevitori attuali sono ingombranti, pesanti e non essendo prodotti in serie ancora molto costosi. Si sta però lavorando intorno a display a cristalli liquidi, piatti, leggeri e a basso costo, che dovrebbero essere disponibili entro pochi anni. Nella tv ad alta definizione il satellite ha un ruolo fondamentale; e a proposito di satelliti a metà novembre sarà lanciato il satellite «Hot Bird 1» del consorzio europeo Eutelsat, specializzato per la televisione diretta. Un secondo satellite, «Hot Bird 2», sarà lanciato all'inizio del '96. Si tratta di un evento importante sia per le caratteristiche dei satelliti sia perché questi saranno posti a 13 gradi Est, cioè esattamente sull'Italia, invece che a 10 gradi come altri già in orbita. Questo significa che il nostro Paese sarà al centro della zona di irradiazione dei programmi e che per captare le trasmissioni basteranno antenne molto piccole. I satelliti, inoltre, elimineranno le zone di ombra che ancora esistono in varie regioni, specie di montagna. E' un'opportunità importante per le tv italiane, Rai, Fininvest o altre, dopo che Olympus, satellite tv sperimentale in cui l'Italia era presente, è andato fuori servizio anzitempo. Tra l'altro questi satelliti prevedono a trasmissione in simul-cast, cioè sia in analogico sia in digitale, in vista di una progressiva diffusione della tecnologia digitale, ormai matura per l'introduzione da satellite entro il '95-96. Essa consentirà di quadruplicare la capacità dei satelliti. Vittorio Ravizza


CONTRO LA CALVIZIE Macchina pianta-capelli Si meccanizza la tecnica manuale
Autore: BUTTAFARRO FRANCO

ARGOMENTI: TECNOLOGIA, MEDICINA E FISIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: Chirurgia estetica del cuoio capelluto

DA due anni anche la chirurgia estetica del cuoio capelluto ha un proprio congresso internazionale, occasione di incontro e dibattito fra ricercatori che si occupano di uno dei problemi più discussi e sentiti degli ultimi tempi, quale è, appunto, quello della calvizie. Dopo il congresso di Dallas del 1993, nell'incontro svoltosi quest'anno a Toronto sono state presentate le nuove tecnologie applicate alla chirurgia del cuoio capelluto, e particolare attenzione è stata riservata a una apparecchiatura progettata per automatizzare la tecnica dell'autotrapianto. Il problema della calvizie, che affligge milioni di individui adulti, in maggior parte uomini ma ultimamente in misura crescente anche donne, mobilita da anni i laboratori di ricerca medica e chirurgica, impegnati nell'individuare un rimedio efficace e duraturo per infoltire di capelli le zone diventate prematuramente calve. Quando risultano inefficaci i trattamenti locali (massaggi, lozioni) e le terapie a base di medicinali, interviene la chirurgia, qui più appropriatamente detta microchirurgia poiché utilizza strumenti e tecniche che permettono di operare sul singolo bulbo pilifero. Le metodologie più avanzate in questa direzione sono importate dalla ricerca sperimentale americana e hanno nomi come «micro graft» e «mini graft». Il principio è semplice: si trapiantano capelli singoli o gruppi di 2-3 capelli per volta, prelevandoli da aree folte (solitamente la nuca) e reimpiantandoli in zone calve. E' una tecnica complessa dal punto di vista dell'esecuzione, che richiede una preparazione professionale specifica per intervenire su sezioni microscopiche di cute, ma è attualmente uno dei metodi più efficaci e meno traumatici per il paziente. Più efficace perché elimina ogni rischio di incompatibilità o rigetto, quello che avviene inevitabilmente impiantando capelli artificiali. Con la tecnica dell'autotrapianto si «spostano» semplicemente i capelli da aree folte ad aree calve trapiantando il bulbo vivo, così che non si interrompe il naturale processo di crescita del capello. E' inoltre meno traumatico perché si interviene su piccolissime porzioni di cute, con intervento ambulatoriale e anestesia locale: i segni dell'operazione sono appena visibili e scompaiono del tutto in pochi giorni. I risultati? Se la tecnica è applicata correttamente si possono ottenere coperture definitive e assolutamente naturali di aree calve anche molto estese. Evidentemente ci deve essere una zona folta da cui prelevare i capelli, per questo si interviene soprattutto in casi di alopecia o calvizie circoscritta. Il microtrapianto può essere efficace per coprire anche vaste aree di cute: questo naturalmente va valutato caso per caso, ed è in stretta relazione con la quantità di capelli che è possibile prelevare dalla zona donatrice: un'area piccola ma molto folta di capelli può permettere la copertura di zone calve anche molto estese. Se non ci si trova in questa condizione favorevole, si possono comunque utilizzare altre tecniche chirurgiche quali ad esempio la riduzione dell'area da trapiantare, e poi procedere con il trapianto di capelli. A Toronto in occasione del 2 Congresso della International Society of Hair Restoration Surgery è stata presentata una apparecchiatura progettata per automatizzare la tecnica dei graft. Fasi progressive di incisione, aspirazione, prelievo e trapianto vengono eseguite in tempi rapidissimi con estrema precisione e in ambiente totalmente sterile, attraverso due manipoli che possono essere utilizzati, contemporaneamente, da due chirurghi. In effetti, la tecnica tradizionale dei mini e micro graft richiede sedute di applicazione molto lunghe, oltre 3 ore per trattamento, e la presenza di cinque assistenti, oltre al chirurgo che opera. Con la nuova apparecchiatura, ideata e sperimentata in Francia, la durata della seduta è ridotta a meno di due ore: questo significa anche minore affaticamento del paziente e dello staff chirurgico, ridotto a due medici, che può operare con più rapidità e precisione. Vediamo ora come viene eseguita la procedura automatizzata di micro e mini graft. Innanzi tutto viene «preparata» la zona in cui verrà effettuato il trapianto: microscopici fori - che ospiteranno i capelli trapiantati - vengono praticati sull'area calva mediante l'utilizzo di un manipolo con microtestina forante e aspirante governato da motore pneumatico comandato da un doppio pedale. Poi, con un secondo manipolo, vengono aspirati e inseriti automaticamente i micro graft (gruppi di 2-3 capelli) preparati precedentemente incidendo piccole strisce di cute dalla zona donatrice poi suddivise con estrema precisione da un microtomo a lame. Le operazioni manuali sono ridotte al minimo, i tempi estremamente abbreviati e rispettato al massimo l'ambiente sterile di tutte le operazioni. L'estrema precisione con cui occorre operare per garantire un ottimo risultato finale è, con questo metodo, assicurata. La macchina riproduce, ottimizzandola, una tecnica chirurgica finora eseguita manualmente, ma non ne modifica il concetto di base, che rimane il solo attualmente considerato efficace e definitivo. La tecnica dell'autotrapianto sembra l'unica in grado di restituire chiome, gradevolezza estetica e ottimismo al grande esercito dei calvi. Certamente ci sarà ancora chi spera di poter vedere ricrescere capelli nuovi e sani là dove la natura ha deciso di interrompere la fornitura, senza ricorrere alla chirurgia estetica del cuoio capelluto. Ma questo traguardo è ancora nelle mani di chi si occupa di ricerca e sperimentazione, e non sembra così vicino. «Spostare» capelli sani da una zona all'altra della testa non sarà la soluzione miracolosa tanto attesa, ma è sicura, efficace e duratura. E questo, per chi vive la calvizie come un piccolo dramma, non è poco. Franco Buttafarro


L'ANNUNCIO IL 22 NOVEMBRE In cielo c'è l'asteroide «Verbano» Astronomi russi regalano un pianetino al Piemonte
Autore: P_B

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
NOMI: ZAPPALA' VINCENZO, CARUSI ANDREA, SCHMADEL LUTZ, HELIN ELINOR
LUOGHI: ITALIA

GLI astronomi russi hanno regalato al Piemonte un asteroide: un pianetino scoperto da Chernykh, astronomo dell'Osservatorio di Crimea, è stato battezzato «Verbano». A proporre il nome all'Unione astronomica internazionale è stato, come di solito succede, lo scopritore. Ma perché proprio «Verbano»? Semplice: nel giugno dell'anno scorso a Belgirate, sul Lago Maggiore, si è svolto un congresso mondiale di tutti i ricercatori che si occupano di asteroidi, comete e in genere «corpi minori» del sistema solare: 300 scienziati di 38 Paesi. Già in quell'occasione due pianetini ricevettero il nome di «Piemonte» e di «Belgirate». I russi, ora, hanno voluto dimostrare concretamente la loro gratitudine per l'ospitalità avuta in Italia: ed ecco che in cielo abbiamo «Verbano» . Regione Piemonte, Provincia di Novara e Comune di Belgirate possono essere soddisfatti: dando il loro sostegno al convegno non hanno sbagliato investimento. Il battesimo di «Verbano» verrà annunciato ufficialmente durante un workshop che si terrà il 22 e 23 novembre a Villa Carlotta a Belgirate. Tema dell'incontro, quegli asteroidi che si avvicinano pericolosamente alla Terra. Chiamati tecnicamente «Earth crossing», questi appartengono a tre famiglie: gli «Amor», che si spingono fin quasi alla nostra orbita e poi tornano tra Marte e Giove, gli «Apollo», che incrociano l'orbita terrestre, e gli «Aten», la cui orbita è quasi tutta interna a quella del nostro pianeta. Tra i russi, oltre a Chernykh, parteciperanno all'incontro Sokolsky dell'Osservatorio di S. Pietroburgo e Lupishko, direttore dell'Osservatorio di Kharkov. Tra gli italiani ci saranno Andrea Carusi, presidente del Gruppo di lavoro sugli Earth crossing dell'Unione Astronomica internazionale (Uai) e Vincenzo Zappalà, vicepresidente della commissione Uai per lo studio fisico dei piccoli corpi del sistema solare. Non mancheranno alcuni rappresentanti dell'Alenia Spazio, interessata come azienda spaziale ad eventuali missioni per lo studio di questi pianetini. L'ultima edizione del «Dictionary of Minor Planet Names» di Lutz Schmadel (Springer, 1994) registra 5655 asteroidi, di cui 4512 hanno ricevuto un nome. Grazie a nuove tecniche di ricerca, negli ultimi tempi le scoperte si sono moltiplicate. Ed Bowell ne ha trovati ben 341. Lo segue Elinor Helin con 154. Ma anche gli italiani (astrofili inclusi) si difendono. Walter Ferreri, dell'Osservatorio di Torino, direttore della rivista «Orione», ne ha identificati una quarantina. (p. b.)


SCIMPANZE' Guarda e fà come me Una noce, un sasso e un'incudine
Autore: VISALBERGHI ELISABETTA

ARGOMENTI: ETOLOGIA, ZOOLOGIA, ANIMALI
NOMI: GOODALL JANE
LUOGHI: ITALIA

SEBBENE le prime osservazioni di Jane Goodall sull'uso di strumenti negli scimpanzè (Pan troglodytes) di Gombe (Tanzania) risalgano agli Anni 60, poco si sa di come gli individui imparino questi comportamenti e in quale misura il contesto sociale favorisca la loro acquisizione. I dati migliori oggi a disposizione a questo riguardo provengono da uno studio condotto nel Parco Nazionale di Tai, in Costa d'Avorio, iniziato nel 1979 sotto la guida del ricercatore svizzero Christophe Boesch. In questa foresta tropicale gli scimpanzè utilizzano sassi o pezzi di legno per rompere il guscio di alcune specie di noci come la Coula edulis e la Panda oleosa, comportamento assente in altre popolazioni di scimpanzè, ad esempio in quella di Gombe. Le noci sono un'ottima risorsa alimentare durante la stagione in cui c'è grande scarsità di cibo. Ma, per accedervi, sono necessari una serie di passaggi obbligati: oltre alle noci, occorre trovare un substrato adatto che serva da incudine (il terreno della foresta è troppo morbido), uno strumento adatto (una radice, un pezzo di legno o meglio ancora un sasso, che però nella foresta sono rarissimi) e naturalmente occorre mettere a punto il corretto comportamento. Sembra facile, ma non lo è, come dimostra il fatto che gli scimpanzè imparano questa tecnica molto più tardi di quanto non avvenga per altri comportamenti che richiedono l'uso di strumenti. Mentre già verso i quattro anni sanno usare dei bastoncini per estrarre le termiti dal termitaio, è solo alcuni anni più tardi che iniziano a padroneggiare la tecnica di rottura delle noci. Secondo Boesch, la rottura delle noci è il comportamento di uso di strumenti più complesso che sia mai stato osservato. Che cosa fanno le madri scimpanzè per favorire l'acquisizione da parte dei loro piccoli di questo difficile comportamento, che permette di accedere a una importante fonte di nutrimento? Sicuramente molto, e con modalità che differiscono a seconda delle competenze dei figli. Inizialmente, la madri spartiscono le noci con i loro piccoli, cui possono cederne anche il 40 per cento. Poi, a mano a mano che i figli crescono, diventano meno inclini a dare le noci già aperte e preferiscono lasciar loro gli strumenti del mestiere, mentre vanno alla ricerca di nuovi frutti. I piccoli scimpanzè utilizzano queste occasioni soprattutto per giocare in un modo che è, almeno inizialmente, molto poco «fruttuoso». Il loro comportamento manca spesso di qualche elemento fondamentale: a volte battono con il sasso sull'incudine senza averci messo sopra la noce, altre volte battono il sasso sulla noce, ma senza averla posizionata su qualcosa di duro, altre ancora battono con grande convinzione ma tenendo la noce in mano! Gradualmente però appaiono anche i comportamenti giusti e ogni tanto qualche Coula - le noci più facili da aprire - viene rotta e mangiata. Con anni di accanito esercizio, gli scimpanzè riescono a ottenere dai loro sforzi più energia di quanta ce ne mettano: finalmente, il bilancio fra costo energetico e calorie ottenute dalle noci diventa positivo. Ma senza una madre disposta a pareggiare il bilancio nei molti anni in cui esso è negativo, nessun giovane scimpanzè di Tai potrebbe mai apprendere questo elaborato comportamento di rottura delle noci. Tutto fa pensare che la madre scimpanzè punti ad accelerare il processo di acquisizione; in effetti, è proprio in questo contesto che sono stati osservati episodi di vero e proprio insegnamento. Ma che cosa significa esattamente insegnare? Nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli si legge la seguente definizione: «Esporre e spiegare in modo progressivo una disciplina, un'arte, mestiere e simili a qualcuno perché li apprenda». Questa definizione implica che ci sia un adeguamento fra ciò che si insegna e ciò che chi impara ancora non sa e che, senza insegnamento, il processo di apprendimento debba essere più lungo, oppure non avvenire affatto. Boesch ha osservato due episodi in cui la madre ha corretto l'errore che il piccolo stava facendo e gli ha mostrato il comportamento corretto. In un caso il piccolo aveva circa sei anni e il suo errore consisteva nel non aver ruotato - dopo aver estratto il primo dei tre gherigli di Panda - la noce in modo tale da poter battere sopra il lato che conteneva il secondo gheriglio. L'intervento della madre è consistito nell'interrompere ciò che il figlio stava facendo, cambiando lentamente la posizione della noce e lasciandolo poi proseguire da solo. Nel secondo episodio osservato da Boesch un'altra femmina, dopo aver osservato gli sforzi ripetuti della sua piccola di cinque anni alle prese con una noce, ha interrotto il suo riposino, le si è avvicinata, le ha preso lo strumento e, quasi al rallentatore, l'ha ruotato in modo tale da farle vedere come doveva essere tenuto in mano per funzionare. Poi, dopo aver rotto una decina di noci (sei delle quali date alla figlia) tenendo lo strumento in quella posizione, glielo ha lasciato. A questo punto la piccola mantiene la stessa presa della madre e, così facendo, riesce finalmente a rompere le noci da sola. Per quanto strano possa sembrare, questi sono i soli casi in cui si può parlare, a ragion veduta, di insegnamento attivo nel mondo animale e in cui appaiono evidenti sia un vantaggio da parte di chi insegna (rendere il proprio piccolo autosufficiente), sia una comprensione della difficoltà incontrata dall'altro individuo (scorretta posizione della noce, scorretta presa dello strumento). Inoltre, almeno nel secondo caso, vi è stato un miglioramento della prestazione di chi impara. Elisabetta Visalberghi Istituto di Psicologia, Cnr


A MILANO SI PARLA DI DAY-SURGERY Ti tolgo l'ernia e ti dimetto subito Molte patologie non richiedono più lunghe degenze
Autore: LUBRANO TOMMASO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, SANITA'
LUOGHI: ITALIA, MILANO (MI)
NOTE: Chirurgia ambulatoriale

L'espressione «day-surgery», o chirurgia ambulatoriale, definisce la possibilità di effettuare interventi o altre procedure diagnostiche o terapeutiche su pazienti che vengono dimessi nella stessa giornata di ammissione; una pratica già in vigore nell'Inghilterra del secolo scorso. In base a queste esperienze, verso la metà degli Anni 50 l'inglese Farquharson sottopone a intervento chirurgico in anestesia locale 485 pazienti con ernia inguinale che vengono dimessi in giornata. La dimostrazione scientifica dei vantaggi di una precoce deambulazione (soprattutto la prevenzione delle complicanze tromboemboliche) apre la porta alla cura chirurgica giornaliera. Gli anni successivi dimostreranno che questo nuovo modello ha efficacia pari alla chirurgia tradizionale e che i progressi nel decorso post-operatorio dei pazienti dimessi in giornata sono praticamente uguali a quelli dei pazienti dimessi a sei giorni dall'intervento. Nonostante il grande contributo inglese, la day-surgery si sviluppa a partire dagli Anni 70 quasi esclusivamente negli Usa. I vantaggi psicologici per il paziente, quelli sociali, legati alla possibilità di una rapida ripresa dell'attività lavorativa dopo l'intervento e la necessità di contenere costi sanitari sempre più alti, sono stati i presupposti per la rapida diffusione di questa chirurgia su tutto il territorio americano. Anche in Italia sono sorti alcuni centri per la day-surgery. Poiché l'attività si è svolta finora in modo autonomo, non vi sono dati precisi circa la reale diffusione di questa metodica. E' di questi giorni la notizia della fondazione della Società italiana di chirurgia ambulatoriale e di day-surgery, che ha lo scopo di diffondere e promuovere la ricerca nei settori tecnico-scientifici correlati, collegare e coordinare l'attività dei vari centri, realizzare banche dati, programmare e progettare strutture sanitarie per lo svolgimento della chirurgia di giorno. Questo modo completamente nuovo di gestire il paziente che necessita del chirurgo è però condizionato da una serie di rigorosi criteri da seguire. La selezione delle patologie o malattie da trattare è fondamentale. La cura delle emorroidi e delle ernie crurali e inguinali è l'esempio più tipico per quanto riguarda la chirurgia generale. L'intervento per l'ernia oggi può essere effettuato in regime ambulatoriale e in anestesia locale utilizzando protesi a forma di reti e tappi dotati di alta biocompatibilità, che hanno la caratteristica di generare una reazione fibrosa dell'organismo e di aderire ai tessuti circostanti. La peculiarità di tale tecnica, definita dagli inventori americani «tension free», è di non determinare alcuna tensione nè stiramento tra i tessuti per la mancanza di punti di sutura tra muscoli e apparati legamentosi (che si hanno invece negli interventi tradizionali) e che possono essere causa di recidiva erniaria. L'anestesia locale consente al chirurgo di verificare l'efficacia della riparazione chiedendo al paziente, sveglio e collaborante, di dare un colpo di tosse. Al termine della seduta operatoria, il paziente può camminare e lasciare l'ospedale immediatamente senza rischi. Il secondo criterio da seguire riguarda la selezione dei pazienti. Devono essere prese in considerazione le sue condizioni generali, le eventuali malattie associate e il fattore età; attualmente il frequente uso degli anestetici locali nella chirurgia ambulatoriale ha permesso una elevazione del limite di età consentito. Anche i fattori logistici e familiari sono importanti. Secondo i chirurghi inglesi, il domicilio del paziente non deve distare più di un'ora di viaggio dall'ospedale. Al momento della dimissione, sarà informato dei possibili inconvenienti e dovrà essere assistito nelle prime 24 ore da un familiare. Fondamentale sarà anche la collaborazione del medico di base. Il successo della day-surgery dipende dalla idoneità della struttura in cui l'intervento viene eseguito, dalla scrupolosa organizzazione dell'attività chirurgica, dall'amministrazione del servizio stesso, infine dalla preparazione e dall'affiatamento del personale medico e infermieristico. La qualità delle prestazioni fornite in day-hospital è collegata non solo alle capacità professionali dello specialista, ma anche alle sue doti manageriali. La necessità di introdurre logiche di tipo manageriale nelle funzioni proprie del medico ospedaliero, è ciò che si prefigge l'Istituto di ricerca e formazione per la gestione medico ospedaliera, promotori un gruppo di medici specialisti. L'importanza dei criteri manageriali nel settore chirurgico, in un Paese come il nostro nel quale vengono eseguiti ogni anno 200 mila interventi per l'ernia inguinale, vedrà a confronto chirurghi ed economisti della «Bocconi» il 19 novembre nell'aula magna dell'ospedale Niguarda «Cà Granda» di Milano nell'ambito di un corso di aggiornamento dal tema: «Costi ed efficacia della chirurgia erniaria in day-hospital». Lo scopo è di coniugare, in un futuro prossimo, la massima efficacia della cura e il massimo benessere per il paziente con vantaggi in termini di risparmio sia sul piano umano che su quello economico. Tommaso G. Lubrano


SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA Manca un enzima, cervello indifeso Una mutazione genetica intossica le cellule neuromotorie
Autore: GIACOBINI EZIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, SANITA'
ORGANIZZAZIONI: NORTHWESTERN UNIVERSITY DI CHICAGO
LUOGHI: ITALIA

POCHE malattie del sistema nervoso rendono incapace il paziente quanto la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Per questo negli ultimi 10 anni si è rinnovato l'attacco contro questa malattia in tutti i laboratori che si occupano di malattie degenerative del sistema nervoso. La SLA è caratterizzata da una progressiva degenerazione dei due tipi di cellule nervose che controllano i movimenti, non solo degli arti ma di tutta la muscolatura: lingua, palato molle, farigne e laringe. Il malato in piena lucidità assiste all'evoluzione progressiva della malattia, per la quale purtroppo non c'è alcuna terapia efficace. Fino a poco tempo fa non esisteva spiegazione alla progressiva distruzione dei motoneuroni, sia quelli che risiedono nel cervello sia quelli localizzati nel midollo spinale. Il primo spiraglio si è aperto un anno fa, quando uno studio americano esteso a diversi centri clinici ha scoperto che alcuni casi di SLA, ricorrenti in certe famiglie, presentavano una mutazione di un gene che codifica l'espressione di un enzima particolare, chiamato dismutasi. Tale enzima ha il compito di impedire l'accumulo nel sistema nervoso di sostanze provenienti dal metabolismo cellulare, che potrebbero essere tossiche. Queste sostanze fanno parte del gruppo dei cosiddetti radicali liberi, capaci di danneggiare praticamente ogni costituente cellulare. Tale osservazione portò a formulare l'ipotesi che l'insorgere della SLA, per lo meno nella sua forma ereditaria, fosse scatenata da un danno provocato dai radicali liberi formatisi in eccesso nel cervello dei pazienti di SLA. Tale ipotesi venne convalidata da una scoperta immediatamente successiva, che dimostrava come la mutazione riducesse l'attività dell'enzima dismutasi, esponendo così il cervello all'attacco dei radicali liberi formati. Nei casi ereditari la malattia viene trasmessa in modo dominante (50% dei figli) e per trasmetterla basta una sola copia del gene anormale. Quando una malattia è trasmessa da un solo gene, si tende a credere che non sia provocata semplicemente da una deficienza dell'enzima in questione, ma piuttosto dalla presenza di un enzima anormale. Per verificre tale ipotesi bastava fare un esperimento: trapiantare i geni malati di un paziente di SLA in un topolino sano, producendo così un eccesso dell'enzima dismutasi (chiamato SOD1) e osservarne l'effetto nell'animale. Tali esperimenti sono ora possibili grazie alle nuove tecniche di genetica molecolare. Un gruppo di ricercatori della Northwestern University di Chicago (Gurney et al) ha annunciato nella rivista Science che l'esperimento è riuscito in pieno. Gurney e colleghi hanno prodotto dei topolini che producono, oltre a una quantità nornale di Sod1 (quella propria), anche una quantità eccessiva di enzima umano grazie al trapianto dei geni malati da un paziente. Già a tre mesi i topolini infettati con il gene umano malato cominciano a dimostrare una certa difficoltà motoria, specialmente agli arti posteriori. Tale debolezza si estende progressivamente a tutta la muscolatura, portando l'animale a una paralisi totale e alla morte. Questi sintomi sono molto simili a quelli della Sla umana. Poiché la quantità dell'enzima Sod1 è maggiore nel topo malato portante i geni umani che in quello sano è difficile pensare che la causa della malattia stia in una deficienza enzimatica. Pare anche improbabile che la malattia sia dovuta semplicemente a un eccesso dell'enzima, mentre sembra che la mutazione abbia conferito delle proprietà neurotossiche particolari all'enzima. Ezio Giacobini Università del Sud Illinois


OROLOGI IERI E OGGI Pendoli tuttofare Dopo Galileo venne Huygens...
Autore: BO GIAN CARLO

ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA, TECNOLOGIA
NOMI: GALILEI GALILEO, MARSENNE MARIN, CLAIRAUT ALEXIS CLAUDE, HUYGENS CHRISTIAAN
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Orologio di Galielo

MI sono ricomprato un orologio da tasca del tipo di quello che mi è stato rubato in Kenya quest'estate e per un po' l'ho palpato e rimirato. Appeso per la catena ci ho giocato facendolo oscillare come un pendolo. Galileo Galilei nel 1581 scoprì la famosa legge dell'isocronismo, cioè il fatto che un pendolo di una data lunghezza compie un'oscillazione, sempre in uno stesso tempo, indipendentemente dall'ampiezza dell'oscillazione. Nel duomo di Pisa c'è ancora la storica lampada, ma vi fu appesa soltanto nel 1584. Il celebre aneddoto, quindi, risulta infondato. La genialità di Huygens diede all'umanità il primo orologio moderno. Applicò, agli ingranaggi d'un orologio, il pendolo; la costanza del moto rese preciso il funzionamento. Il periodo di oscillazione dipende dalla lunghezza e dalla forza di gravitazione. L'oscillazione semplice della durata di un secondo avviene al livello del mare con un pendolo della lunghezza di 0,993 metri. Il matematico francese Marin Mersenne, allievo di Galileo, aveva scoperto il fatto nel 1644 e ciò diede grande aiuto alle ricerche sulle irregolarità della superficie terrestre. Il pendolo di Mersenne, «preciso al secondo» al mare, in montagna impiega più di un secondo per oscillazione, data la maggiore distanza dal centro della Terra. Qualcuno ricorderà la spedizione francese del 1673 in Sud America vicino all'equatore: lì il pendolo andava più piano, anche se era al livello del mare. Che cosa stava succedendo? Newton mise il fatto in relazione alla presunta (allora) esistenza del rigonfiamento della Terra all'equatore: il pendolo, risultando più lontano dal centro della Terra, doveva sentire una forza di gravità minore. Newton ebbe naturalmente ragione; spedizioni in Lapponia e Perù confermarono la sua teoria. Il matematico francese Alexis Claude Clairaut ideò metodi per il calcolo dello schiacciamento della Terra impiegando le oscillazioni del pendolo e così squadre di spendolatori percorsero il globo alla ricerca del tempo perduto. Ma anche delle distanze perdute. Soltanto con una buona conoscenza della forma della Terra è possibile tracciare mappe accurate. Trent'anni fa molte isole del Pacifico erano collocate con approssimazioni di vari chilometri; la stessa distanza Londra-New York era conosciuta con un errore di due chilometri. C'è uno strumento molto preciso e semplice, il gravimetro: un corpo pesante appeso a una molla molto sensibile. Le variazioni della forza di gravità vengono rilevate dallo spostamento del peso, letto su una scala graduata. Per mettere al posto giusto città e montagne e isole del Pacifico siamo dovuti arrivare al 17 marzo 1958 con il lancio del Vanguard I, satellite per il rilevamento della superficie terrestre. Così, in un paio di anni dal lancio, senza pendolo ma con rilievi astronomici (la rivoluzione del Vanguard avveniva in due ore e mezzo), punti conosciuti con errori di chilometri vennero risistemati con sbagli dell'ordine dei cento metri. Da allora finalmente possiamo tirarci dei missili in tutta tranquillità e senza doverci scusare coi vicini per avere rovinato i gerani. Mentre mi sentivo assai più tranquillo circa l'incolumità dei gerani, la mia preoccupazione cresceva per l'ora segnata dal mio nuovo orologio; nel frattempo avevo appeso anche il vecchio precisissimo cipollone del nonno e i due non andavano affatto d'accordo. Il nuovo anticipava e il vecchio ritardava; forse segnava il buon tempo antico? Neanche sul nuovo potevo avere dubbi perché l'orologiaio è un mio vecchio amico. Come spiegare questo fenomeno? Le frequenze di risonanza delle oscillazioni dell'orologio sono vicine alle oscillazioni del bilanciere. Così può succedere che la cassa dell'orologio oscilli con una frequenza un po' maggiore e un po' minore di quella del bilanciere. Se la frequenza della cassa è maggiore, cassa e bilanciere oscillano in opposizione di fase e l'orologio va avanti (quello che succedeva al mio orologio nuovo). Se invece la frequenza della cassa è minore, e cassa e bilanciere sono in fase, allora l'orologio va indietro (quello di mio nonno). Invidio un mio amico Turkana che vive nel deserto. Gli basta guardare il Sole per dire «le quattro» o «le sei e un quarto» oppure «fa caldo» e «fa fresco» senza bisogno di strumenti. La sua mi sembra una vita molto più regolare. Gian Carlo Bo


TELEDIDATTICA Come studiare con Nettuno
Autore: SCAPOLLA TERENZIO

ARGOMENTI: DIDATTICA, COMUNICAZIONI, ELETTRONICA, LEZIONI, UNIVERSITA'
ORGANIZZAZIONI: NETWORK PER L'UNIVERSITA' OVUNQUE, RAI, CONSORZIO NETTUNO
LUOGHI: ITALIA

DA un paio d'anni Nettuno non è più soltanto il nome di un pianeta del sistema solare: Nettuno significa anche «Network per l'Università Ovunque». Dietro l'acronimo si nasconde un consorzio che ha come finalità lo svolgimento di attività didattiche e scientifiche tramite tecnologie delle telecomunicazioni e dell'informazione. Chi avesse avuto l'occasione di vedere le trasmissioni di Rai 2 dalle due alle sei di notte (!) avrebbe visto all'opera professori di matematica, fisica, chimica, informatica, elettronica. Si tratta di lezioni relative a corsi di diploma universitario, ma un diploma un poco speciale perché ottenuto con la teledidattica. In altre parole: le lezioni sono trasmesse sui canali televisivi, lo studente registra le lezioni, studia ascoltando e utilizzando libri, affronta poi gli esami nel modo tradizionale. Alla fine di un ciclo che prevede un determinato numero di esami si ottiene un diploma universitario analogo a quello ottenuto attraverso i corsi ordinari. I corsi di diploma universitario (spesso chiamati corsi di «laurea breve») sono stati attivati da pochi anni in Italia. Sono corsi di durata generalmente triennale che si collocano tra la scuola secondaria e il tradizionale corso di laurea (di durata quadriennale o quinquennale) e sono orientati alla preparazione di figure ad alto tasso di professionalità. La realizzazione dei corsi di diploma universitario a distanza è l'obiettivo principale del Consorzio Nettuno, promosso dal ministero dell'Università e della Ricerca scientifica. I soci fondatori del consorzio sono: i Politecnici di Milano e di Torino, l'Università di Napoli, la Rai, la Confindustria, l'Iri, la Sip e Telespazio. Numerose università si sono in seguito associate (Bologna, Firenze, Genova, Parma, tra le altre). Per l'espletamento delle attività previste il Consorzio si avvale di un centro nazionale che ha il compito di coordinare le varie attività e di poli tecnologici presso i quali gli studenti possono recarsi per svolgere esercitazioni con l'assistenza di personale qualificato. Si tratta di un mix tra didattica tradizionale e nuove tecnologie che consente a persone che lavorano di qualificare ulteriormente la loro preparazione. Molto spesso le attività tutoriali sono concentrate nelle ore serali e nella giornata di sabato, in moda da rendere maggiormente fruibile il servizio. Le lezioni possono essere videoregistrate ma c'è anche la possibilità per gli iscritti di acquistare, a prezzi contenuti, i singoli corsi completi. Presso i poli tecnologici è spesso possibile contattare telefonicamente i docenti per consultazioni. Da una indagine statistica il numero di coloro che guardano in diretta le lezioni è risultato al di là di ogni aspettativa. Certo si tratta di un pubblico composito che trova ora nella chimica ora nella matematica motivo di interesse. Gustosa la richiesta di un teleascoltatore a uno dei docenti impegnati nelle lezioni trasmesse in tarda nottata (e ovviamente registrate in precedenza): «Ma lei, professore, si alza tutte le notti a quell'ora per insegnare?». Un docente è stato invitato a recarsi in Albania da un gruppo di studenti dell'Università di Scutari (potenza del mezzo televisivo!). L'esperienza è ormai al terzo anno di attività. I poli tecnologici attivi sono a Torino (Politecnico), Alessandria, Parma, Siena, Roma, Camerino e Napoli. Presso i poli è possibile effettuare le pratiche di iscrizione, la visione di lezioni arretrate, le esercitazioni, il noleggio o l'acquisto di cassette. Spesso è possibile, previo contatto telefonico, richiedere moduli, programmi, iscrizione agli esami e ogni genere di informazione. Sono già operativi i corsi in ingegneria informatica e automatica e ingegneria delle telecomunicazioni. A partire da quest'anno saranno attivati i corsi in ingegneria elettrica, elettronica e meccanica. Ogni corso è di tre anni ed è articolato in trenta moduli didattici. Ciascuno modulo ha una durata di quaranta ore di lezioni videoregistrate ed è accoppiato con trenta ore di esercitazioni effettuate presso il polo tecnologico. Lo scorso anno era possibile solo l'iscrizione che prevedeva tutti i dieci moduli annuali. A partire da quest'anno sarà possibile l'iscrizione ad un numero di moduli da tre a dieci, in modo da consentire una sorta di personalizzazione del percorso educativo che tenga conto della disponibilità di tempo. Precedute da un corso propedeutico di matematica i corsi ufficiali hanno avuto inizio il 3 ottobre con i primi due moduli. Matematica 1 e Fondamenti di Informatica 1. A seguire, sino a giugno '95, tutte le altre materie. Terenzio Scapolla Cnr, Pavia


STRIZZACERVELLO L'incertezza dei fiammiferi
LUOGHI: ITALIA

Un gruppo di boy scout è rimasto a corto di fiammiferi: ne ha a disposizione soltanto sei. Per di più, i fiammiferi sono caduti in acqua e sono bagnati. Le probabilità che si accendano sono 2/3. Quanti tentativi dovranno fare i boy scout prima di riuscire ad accendere il fuoco? La soluzione domani, accanto alle previsioni del tempo.


LA PAROLA AI LETTORI CHI SA RISPONDERE? Piedi lunghi perché il baricentro è alto
LUOGHI: ITALIA

Perché gli uomini, a parità di altezza, hanno i piedi più lunghi delle donne? Un uomo - e un animale in generale - ha le ossa tanto più grandi quanto maggiore è il carico che queste devono sopportare. Pertanto, poiché il peso corporeo di un individuo di sesso maschile è, normalmente, maggiore di quello di un individuo di sesso femminile, il maschio ha anche le ossa più grandi della femmina. Tutte le ossa sono quindi più lunghe e più larghe, ma soprattutto quelle delle gambe e dei piedi, in quanto su queste ricade il peso maggiore del corpo. Antonio Vecchia Gorizia La risposta al quesito sta nella valutazione della morfologia del corpo dell'uomo e della donna, ovviamente diverse. L'uomo possiede una maggior massa corporea all'altezza del tronco, le donne all'altezza dei fian- chi. Per l'uomo è quindi più difficile mantenere l'equilibrio, essendo il suo baricentro più in alto. Questo determina la maggior lunghezza del piede dell'uomo. Luigi Vallino Saluggia (VC) Perché, se il nostro calen dario trae origine dalla na scita di Gesù, l'anno non inizia il 25 dicembre? La suddivisione dell'anno in mesi solari è anteriore alla nascita di Gesù. Fu Giulio Cesare, nel 46 a.C., a fare del 1 gennaio il primo giorno dell'anno, trasformando il calendario romano da lunare a solare (calendario giuliano). I romani dedicarono questo giorno al loro dio Giano: non è un caso dunque che le celebrazioni di Capodanno siano spiccatamente pagane. Gesù, comunque, non era nato affatto il 25 dicembre. L'usanza di calcolare il tempo dalla nascita di Gesù risale solo al 533 d.C., quando il monaco Dionigi propose un nuovo sistema per calcolare gli anni, non più dalla fondazione di Roma ma dalla nascita di Gesù. Per quanto riguarda il giorno, Dionigi accettò passivamente un'erronea usanza della Chiesa primitiva, che cercava di opporre alle feste pagane agricole e solari del solstizio d'inverno una festa cristiana che si celebrasse nello stesso periodo. Nel mondo romano, infatti, il 17 dicembre ricorreva la festa dei Saturnali e il 25 dicembre quella dedicata a Mithra, «il giorno natale del sole invitto», che rinasceva dopo il solstizio invernale. Perciò la scelta del 25 dicembre come giorno della nascita di Cristo fu arbitraria e non si basa nè sulle Sacre Scritture nè su documenti storici. Angelo Quaranta, Bari Il calendario attualmente in vigore nel mondo occidentale è definito «gregoriano» in quanto imposto dal papa Gregorio XIII, in base a un progetto preventivamente sottoposto all'esame dei matematici. Per ovvi motivi di ordine religioso, lo zero di riferimento venne posto nell'anno in cui gli studi, benché sbagliati, fissavano la nascita di Gesù Cristo. Il giorno fissato - 25 dicembre - è una data del tutto simbolica, che continuava l'antica festa pagana del solstizio d'inverno nel mondo mediterraneo. Gilberto Palmieri Torino Le farfalle esotiche con servate sotto vetro posso no sbiadire, se esposte al la luce intensa o ai raggi del sole? Occorrono parti colari precauzioni per conservarle inalterate nel tempo? Tutte le farfalle, se esposte ai raggi solari, subiscono un deterioramento dovuto all'alterazione dei pigmenti presenti sul- le ali sotto forma di minuscole particelle polverose. Il vetro elimina in parte questo effetto e prolunga la conservazione, ma con il tempo le ali si deteriorano comunque e si scoloriscono. I maggiori responsabili sono i raggi ultravioletti del Sole. Purtroppo anche certe lampade a incandescenza e i tubi fluorescenti emettono ultravioletti. Il modo migliore per evitare inconvenienti è quello di tenere le farfalle al buio, esponendole il meno possibile alla luce. Esistono anche luci che non contengono molti raggi ultravioletti, ma non rendono giustizia alle meravigliose tonalità e sfumature di questi stupendi lepidotteri. Lorenzo Mighetto, Asti


BOTANICA Colori d'autunno La chimica dipinge le foglie
Autore: VIETTI MARIO

ARGOMENTI: BOTANICA, AMBIENTE, ECOLOGIA, CHIMICA
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: T. Piante particolarmente decorative in autunno

SE la primavera porta i fiori, l'allegria e la voglia di vivere in un risveglio di tutta la natura, l'autunno è la stagione più suggestiva per i colori delle foglie, delle cortecce e dei frutti che si fondono con la nebbia e la rugiada. Nell'ultima fase della loro vita le foglie assumono spesso una colorazione più calda, con toni che vanno dal giallo al rosa fino al rosso-bronzo. Succede perché con l'invecchiamento e le basse temperature autunnali si attivano dei processi biochimici che portano a queste tinte inconsuete. Il fenomeno si potrebbe così riassumere: prima di perdere le foglie, ormai inutili in quanto il freddo non consente più la fotosintesi clorofilliana, la pianta riassorbe gli amminoacidi provenienti dalla demolizione delle proteine, gli zuccheri della cellulosa, il magnesio della clorofilla. Invece i carotenoidi e le xantofille richiederebbero troppa energia per essere recuperati, e quindi rimangono nelle lamine foliari donando quei colori stupefacenti. La colorazione di questi pigmenti ha molte sfumature determinate dai componenti che possono essere di diversa natura. Talvolta piante della stessa specie assumono tonalità leggermente diverse senza una spiegazione evidente. Forse ciò è dovuto a un diverso chimismo specifico dei soggetti osservati o a piccole variazioni che differenziano piante apparentemente identiche. Queste caratteristiche delle piante a foglia caduca devono essere tenute in attenta considerazione dai paesaggisti nella progettazione delle aree verdi: la colorazione autunnale è un grande pregio della pianta, che in molti casi può portare alla sua scelta. Un buon architetto dei giardini deve conoscere le epoche di fioritura, il colore delle foglie e l'altezza che raggiungeranno le piante nell'età matura: deve sapere scegliere le specie in relazione al terreno, all'esposizione e al tipo di giardino che vuol realizzare. Per ottenere risultati superiori deve anche tenere conto dei colori autunnali, degli accostamenti e delle sfumature. Un magnifico effetto creano le foglie delle betulle ingiallite che cadono sul prato. Straordinario è lo spettacolo che ci regalano un boschetto di Liqui dambar styraciflua dal colore rosa-porpora, i Liriodendron tulipifera, i Ginkgo biloba, che si colorano in toni di giallo stupendi. Nei giardini piccoli non possiamo permetterci di inserire macchie di piante che hanno come unico pregio quello di colorarsi in autunno, ma dobbiamo scegliere tra quelle che sono decorative per la maggior parte dell'anno e possibilmente assumono un bell'aspetto nell'autunno. Un cenno meritano la Parrotia persica, il Cercidi phyllum japonicum e l'Acer ja ponicum aconitifolium che come colorazione autunnale sono imbattibili. Molto interessante anche una novità botanica uscita di recente: il platano nano (Platanus x acerifolia «Mir kovec») che assume una bella colorazione da settembre a novembre. Non perdetevi questa stagione così bella, e appena potete fate una passeggiata in un parco pubblico; assaporerete tutto il fascino della natura prima del riposo invernale. Se siete appassionati di piante è il momento di visitare i vivai, potrete così individuare le specie dai colori più suggestivi. Mario Vietti


RICERCHE IN CANADA Fiore mio, sei bello ma quanto mi costi!
Autore: LATI MELISSA

ARGOMENTI: BOTANICA, BIOLOGIA, AMBIENTE
NOMI: ASHMAN TIA LYNN, SHOEN DANIEL
ORGANIZZAZIONI: MCGILL UNIVERSITY DI MONTREAL, NATURE
LUOGHI: ITALIA

UN solo giorno vive il fiore del semplice convolvolo, pianta comune dei nostri campi; per diverse settimane, invece, rimangono aperte le affascinanti orchidee tropicali. Perché tanta differenza? Secondo uno studio condotto dai biologi Tia Lynn Ashman e Daniel Shoen, del Dipartimento di Biologia della McGill University di Montreal, in Canada, che è stato pubblicato da Nature il 27 ottobre, la durata di un fiore dipende da quanto e come la pianta «vuole» investire nella generazione successiva. Lo scopo del fiore è quello di garantire il successo evolutivo della specie, consentendo la disseminazione del polline e la fertilizzazione dell'ovulo, e tra le angiosperme (cioè le piante in grado di produrre fiori), la durata della fioritura varia tra i due estremi del convolvolo e dell'orchidea secondo la strategia scelta: ciascuna specie affina col passare delle generazioni il proprio sistema per un'oculata gestione delle risorse energetiche a sua disposizione. Rimanere aperti e mantenere la propria bellezza per attirare gli insetti pronubi ha infatti una contropartita: il fiore è un forte consumatore di energia, carbonio e acqua. E la pianta sfiorisce quando la possibilità di fecondare gli ovuli ancora disponibili nell'ovario diminuisce al punto che è più conveniente investire nella costruzione di un nuovo fiore. Ricominciando da zero, con polline fresco e molto abbondante, si aumentano infatti le probabilità di fertilizzazione. Si tratta però di una scelta difficile, che ogni pianta compie in base a calcoli diversi: tra le undici specie studiate dai due ricercatori canadesi, quasi tutte provenienti dalle Montagne Rocciose, i due estremi erano rappresentati dal Sedum lanceolatum, una succulenta alpina alla quale ogni giorno di apertura del fiore costa solo il 2 per cento - in termini di energia - di quanto sarebbe invece necessario per aprirne uno nuovo, e dal Gera nium cespitosum, che per mantenere aperta una corolla già esistente spende molto di più: il 9 per cento di quel che gli occorrerebbe per ripartire da zero. In generale vale la regola per cui se le piante fanno pochi fiori, grandi e vistosi, questi devono durare il più a lungo possibile. E' il caso delle orchidee. Per queste piante è più conveniente investire in un solo fiore, che ha un fascino irresistibile per le poche specie di insetti impollinatori disponibili. Il fiore di orchidea riproduce perfettamente l'addome della femmina. L'insetto maschio non ha dubbi: si posa sopra la femmina finta e compie il suo dovere. Esca perfetta, ma cara. Per capire il meccanismo che determina nelle diverse piante la longevità dei fiori, i ricercatori hanno messo a punto un modello teorico, partendo dal presupposto che la pianta, per la fioritura, dispone di una quantità limitata di risorse; una sorta di investimento bancario utilizzato per la riproduzione. I fattori considerati ai fini del modello sono il costo di mantenimento del fiore, quello per la creazione di una nuova corolla, il numero di fiori prodotti per pianta, il tasso di fertilizzazione degli ovuli e quello di disseminazione del polline. Di solito vale la regola che quanto maggiore è il numero dei fiori tanto più effimera sarà la loro vita. La previsione della durata della fioritura è risultata abbastanza precisa, anche se nelle osservazioni sul campo i fiori sono appassiti regolarmente in anticipo rispetto a quanto calcolato dal modello teorico: nel conto economico i due ricercatori si sono accorti di aver trascurato le energie per la «manutenzione», che comporta per esempio la produzione del nettare. Quanto alle foglie, cadono per una serie di cambiamenti che avvengono in una zona specifica alla base del picciolo, la zona di abscissione. Quando la temperatura si abbassa, qui si formano due strati cellulari. Uno, verso il fusto, per chiudere la ferita provocata dalla caduta della foglia. L'altro, verso la foglia, per indurre il distacco. Melissa Lati


LA PAROLA AL GEOLOGO Ricetta inglese: più boschi e meno cemento La scienza davanti all'alluvione che ha travolto il Piemonte
Autore: TIBALDI ALESSANDRO

ARGOMENTI: GEOGRAFIA E GEOFISICA, ALLUVIONI, FRANE, AMBIENTE, ECOLOGIA
LUOGHI: ITALIA, TORINO (TO)

IN Italia, dopo ogni calamità naturale, immancabilmente ci si domanda se gli interventi di emergenza sono stati tempestivi e sufficienti. Spesso queste polemiche vengono lette come denunce di opposizione al governo di turno. In realtà è necessario interrompere questa sequenza viziosa di interpellanze e dare voce finalmente a coloro che da decenni chiedono la prevenzione. Gran parte del mondo scientifico concorda nel ritenere molto probabile un aumento generalizzato delle precipitazioni piovose nel futuro immediato. Lo dicono i dati, presentati in queste settimane sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, sui cambiamenti della portata naturale di migliaia di fiumi americani negli anni 1941-1988. Questi dati rappresentano il primo sforzo di analisi su grande scala degli effetti delle variazioni climatiche sul ciclo delle acque superficiali. Purtroppo si è scoperta una netta tendenza all'aumento della portata mensile dei fiumi; questa tendenza avalla l'ipotesi che l'incremento della temperatura media globale, collegato al famoso effetto serra, produca una crescita del ciclo idrologico, cioè di tutti quei processi collegati fra loro quali precipitazioni, evaporazione, quantità di acqua immagazzinata nel terreno o che scivola verso valle in fiumi e torrenti. I dati sono stati raccolti dal Servizio geologico americano in bacini fluviali che non hanno mai subito «regolazioni» o diversioni del corso d'acqua ad opera dell'uomo, e il cui territorio è stato soggetto ad una insignificante antropizzazione. I risultati quindi dovrebbero rappresentare il dato più fedele possibile delle variazioni naturali di portata dei corsi d'acqua. La scoperta più preoccupante è che tutte le regioni degli Usa hanno subito l'aumento della portata media dei fiumi, nessuna esclusa, e che questo è da collegare non solo a una crescita delle precipitazioni, ma anche a un aumento della persistenza della nuvolosità con conseguente diminuzione dell'evaporazione e quindi maggiore quantità di acqua che permane nel terreno. In pratica tutto ciò significa che se l'andamento non si inverte, ma è molto difficile viste le condizioni ambientali mondiali, gli Usa dovranno aspettarsi nei prossimi decenni sempre più acqua nei fiumi con possibilità crescenti di inondazioni. Anche in Italia abbiamo intrapreso questo tipo di studi riscontrando un aumento della temperatura media e delle precipitazioni negli ultimi decenni, precipitazioni che tendono a concentrarsi in rovesci sempre più intensi con il risultato di contrapporsi al lento assorbimento del suolo e di aumentare la quantità d'acqua che scivola a valle. A questo bisogna aggiungere la cementificazione di numerosi alvei fluviali con conseguente aumento dello scorrimento dell'acqua verso le pianure o le zone costiere. Se qualcuno è ancora scettico su questi argomenti, sappia che in Germania hanno iniziato a smantellare il cemento dai fiumi. La prevenzione deve instradarsi verso le soluzioni più naturali ed economicamente compatibili. Il rimedio deve inoltre avere effetto nell'arco di pochi anni e richiedere la minima manutenzione possibile. Bisogna invertire subito la tendenza al disboscamento agendo letteralmente a monte del problema: è necessario ripiantare le foreste che noi e i nostri antenati abbiamo tolto e vietare il taglio di alberi in zone montuose anche in assenza di vincolo idrogeologico, che comunque grazie a leggine varie viene spesso disatteso. Vediamo ad esempio che anche un altro Paese europeo, assieme alla Germania, ha invertito la tendenza. In Scozia nell'ultimo decennio è stato compiuto un grande sforzo di rimboschimento capillare che coinvolge le colline e montagne di tutta la Gran Bretagna settentrionale. Quest'esempio di lungimiranza è tanto più emblematico se si considera che l'economia inglese non è certo molto più florida della nostra e che il dissesto idrogeologico è molto inferiore a quello italiano. Da un punto di vista tecnico, un bosco italiano di montagna mediamente assorbe 45 mila litri di acqua per ettaro al giorno. In più rallenta la caduta della neve o dell'acqua con i rami, trattiene il terreno con le radici e crea un microambiente che permette lo sviluppo di vegetali in grado a loro volta di trattenere molta acqua. Se non si procede sulla strada del rimboschimento, o peggio si persiste a tagliare o bruciare, una quantità d'acqua sempre più grande non verrà trattenuta o rallentata, cioè distribuita poi nel tempo, sulle nostre montagne e colline e scenderà rapidamente a valle ingrossando i fiumi e i laghi. Alessandro Tibaldi Università di Milano


A SCUOLA DI CATASTROFI
Autore: P_B

ARGOMENTI: GEOGRAFIA E GEOFISICA, ALLUVIONI, FRANE, AMBIENTE, SCUOLA, LEZIONI
NOMI: FUMAGALLI CARULLI OMBRETTA
ORGANIZZAZIONI: PROTEZIONE CIVILE
LUOGHI: ITALIA, TORINO (TO)

L'ALLUVIONE che ha travolto mezzo Piemonte incomincia con un fax di allerta della Protezione civile e finisce con le carte che il pretore Raffaele Guariniello sta mettendo insieme per accertare se ci troviamo di fronte a un omicidio colposo plurimo. Tra questi due atti formali stanno quasi cento morti, danni per diecimila miliardi, centomila posti di lavoro perduti e migliaia di persone senza casa. Sullo sfondo, due realtà contrapposte: da un lato la generosità dei volontari in gara con la coraggiosa voglia di ricostruzione degli alluvionati, dall'altro lo scaricabarile dei politici (alluvione del governo o dell'opposizione, della prima o della seconda Repubblica, delle autorità centrali o di quelle periferiche?). E poi, ancora, una retorica mielata (le «scuse» di Scalfaro) e una retorica aggressiva (Ombretta Fumagalli Carulli che vanta la moderna tecnologia dei suoi fax). La Giustizia stabilirà se ci sono responsabilità penali. E' certo, però, che sarebbe bastato dire qualche ora prima alle popolazioni minacciate quanto stava accadendo per dimezzare vittime e danni. Non ci vuol molto a portare i mobili del pian terreno al primo piano, a spostare su un'altura i trattori e il bestiame, a evitare che ci si metta in viaggio verso strade allagate e ponti caduti. Che c'entra questo discorso con «Tuttoscienze»? C'entra, perché anche l'amministrazione pubblica è un problema di razionalità, di organizzazione, di tecnica. Tant'è vero che in Francia una Scuola di amministrazione forma «scientificamente» funzionari professionisti. Noi invece preferiamo reclutarli tra le clientele dei partiti, vecchi o nuovi è lo stesso. Non stupiamoci poi se gli allarmi vengono dati con comodo. E come c'è una scienza dell'amministrazione, c'è anche una cultura dell'emergenza alla quale tutti i cittadini dovrebbero essere educati. La legge prevede che i Comuni abbiano piani di evacuazione: perché la scuola non insegna almeno le più elementari norme di comportamento in caso di calamità naturali?(p. b.)


SCAFFALE «Atlante d'Italia», Istituto Geografico De Agostini; «Il nuovo atlante di Gaia», Zanichelli
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: GEOGRAFIA E GEOFISICA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

L'OTTIMO «Atlante d'Italia» della De Agostini ritorna in versione più snella (alleggerita delle parti storico-artistiche), più economica e accuratamente aggiornata. Rimane l'impianto originale, con le mappe dell'intera Penisola riprese dallo spazio con i satelliti per telerilevamento «Landsat» 4 e 5 e acquisite dalla Telespazio (scala 1/650.000) e le carte tradizionali (scala 1/300. 000). Di grande interesse le cartine tematiche, dalle quali è facile ricavare in modo immediato un completo quadro socio-economico del nostro Paese negli Anni 90: si va dal commercio estero alla produzione libraria, dai beni culturali all'assistenza medica, dall'agricoltura alla climatologia. Un altro aggiornamento di cui si sentiva il bisogno è quello che ci viene offerto dalla Zanichelli con «Il nuovo atlante di Gaia». Non c'è aspetto dell'evoluzione del nostro pianeta che non venga trattato, testi ricchi di dati e con illustrazioni efficaci: una base indispensabile per qualsiasi valutazione ecologica su scala globale. A quasi 10 anni dalla prima edizione, il lavoro curato da Norman Myers con prefazione di Gerald Durrell è ormai un «classico» che ci aiuta a capire gli equilibri mondiali.


SCAFFALE Tobias Sheila: «Come vincere la paura della matematica», Longanesi: Krauss Lawrence: «Paura della fisica», Raffaello Cortina Ed.
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: DIDATTICA, LIBRI, MATEMATICA, FISICA
LUOGHI: ITALIA

Capita spesso di incontrare persone colte e intelligenti che ammettono candidamente di non aver mai capito nulla di matematica. Se si scava, si scopre che sotto c'è una vera e propria fobia per una disciplina che chiede di esercitare essenzialmente la logica e il ragionamento astratto. In realtà il problema è di natura didattica. La matematica può diventare amichevole se ci si accosta ad essa non tanto con il ragionamento astratto quanto con un po' di fantasia, voglia di giocare, visualizzazioni grafiche. E' questa la proposta di Sheila Tobias: utile agli insegnanti, ma anche a tutti coloro che con la matematica hanno un conto aperto. Un discorso analogo si può fare per la fisica. E in effetti ce lo fa, con acutezza e humour, l'astronomo Lawrence Krauss in un saggio tradotto con grande cura da Alberta Rebaglia (autrice anche della postfazione a sfondo epistemologico) per una collana diretta da Giulio Giorello. Krauss ha fatto la scelta di evitare la semplice divulgazione di questa o quella teoria fisica. Ha preferito invece fornire al lettore, con esempi concreti, le idee chiave per muoversi con disinvoltura in una scienza altamente creativa che «come l'arte e la musica ha contribuito a forgiare la nostra esperienza culturale».


SCAFFALE Autori vari: «L'età dell'acciaio», Bollati Boringhieri
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: TECNOLOGIA, LIBRI, STORIA DELLA SCIENZA
LUOGHI: ITALIA

Nella riedizione della «Storia della tecnologia» (Clarendon Press, Oxford), Bollati Boringhieri ci presenta i due tomi che trattano «L'età dell'acciaio». Tra i temi affrontati, i nuovi processi di estrazione dei metalli sviluppati nel secolo scorso, l'uso del petrolio, della macchina a vapore e dell'elettricità, lo sviluppo dell'industria chimica, dei trasporti e dell'ingegneria civile. Tra le tecnologie, la tessile, la vetraria e la fotografica, culminata un secolo fa nell'invenzione del cinema.


SCAFFALE Levine Arnold J.: «Virus», Zanichelli
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

Tutto sui virus dalla loro scoperta nel 1892 all'Aids, passando per le patologie degli herpes, dell'influenza, del morbillo e dell'epatite B: è il libro di Arnold J. Levine, direttore del Dipartimento di biologia molecolare della Princeton University che molto opportunamente la Zanichelli ci presenta in versione italiana. Senza dubbio la più completa e accessibile sintesi divulgativa che tratti queste strutture che segnano il confine tra la materia vivente e quella inanimata.


IN BREVE Sindrome X-fragile Associazione italiana
ARGOMENTI: GENETICA, MEDICINA E FISIOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: ASSOCIAZIONE ITALIANA SINDROME X-FRAGILE
LUOGHI: ITALIA, MILANO (MI)

La sindrome della X-fragile, una condizione genetica causata da una mutazione sul cromosoma X che si trasmette per via ereditaria, colpisce un bambino ogni mille nati, provocando diversi gradi di disabilità, con problemi di apprendimento e grave ritardo mentale. Le famiglie delle persone colpite da questa sindrome hanno costituito un'associazione, che intende promuovere gli incontri tra genitori, aiutandoli ad accettare i loro figli e consigliandoli in tutti i problemi della vita quotidiana. Fra i progetti, anche una rete di consulenti e la divulgazione di ogni informazione sulla natura e il trattamento delle sindromi con ritardo mentale legate al cromosoma X. Per informazioni, Associazione Italiana Sindrome X- fragile, via Abano 8, Milano, tel. 02.23.61.261.


IN BREVE Premi Balzan per le scienze
ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA, PREMIO
NOMI: HOYLE FRED, SCHWARZSCHILD MARTIN, COUTEAUX RENE'
ORGANIZZAZIONI: PREMIO BALZAN
LUOGHI: ITALIA

Oggi l'Accademia Nazionale dei Lincei consegna il Premio Balzan 1994 all'inglese Fred Hoyle e all'americano Martin Schwarzschild «per i loro contributi innovativi alla teoria dell'evoluzione stellare» e al francese Renè Couteaux «per i suoi fondamentali studi strutturali e ultrastrutturali sulla giunzione neuromuscolare e altre sinapsi del sistema nervoso». Ciascun premiato riceve 350 mila franchi svizzeri, oltre 420 milioni di lire.


IN BREVE Un cavo sottomarino collega mezzo mondo
ARGOMENTI: COMUNICAZIONI, TECNOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: FRANCE TELECOM, SINGAPORE TELECOM
LUOGHI: ITALIA

Con una videoconferenza a Parigi, Singapore, Giacarta e Bombay è stato inaugurato il cavo sottomarino Sea-Me-We 2, il più lungo del mondo in fibra ottica. In 18.190 chilometri, collega Marsiglia con Singapore, servendo tredici Paesi in tre continenti. Il costo complessivo del sistema, lanciato nell'88 con lo studio di fattibilità tra France Telecom e Singapore Telecom, è di 1.143 miliardi di lire. L'Italia è collegata attraverso una diramazione installata a Palermo.


IN BREVE Milanomedicina in televideoconferenza
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, CONFERENZA, TECNOLOGIA
LUOGHI: ITALIA, MILANO (MI)

Dieci città italiane saranno collegate in televideoconferenza sabato 19 novembre in occasione di due tavole rotonde organizzate da Milanomedicina, l'unico congresso medico- scientifico di aggiornamento per i medici di base, sui temi «La sanità e l'informazione» e «Il cittadino e la sanità».


CHI SA RISPONDERE?
LUOGHI: ITALIA

QPerché molti uomini diventano calvi e le donne in genere no? Riccardo Comollo QE' vero che le particelle elementari, oggetto di studio nella fisica dei quanti, possono apparire in luoghi in cui, secondo le leggi dell'universo così come le conosciamo, non dovrebbero trovarsi? Andrea Giordano QPerché in montagna la temperatura scende e non sale, pur essendo più vicini al Sole? Massimo Piscetta _______ Risposte a «La Stampa-Tuttoscienze», via Marenco 32, 10126 Torino. Oppure al fax 011-65.68.688




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