TUTTOSCIENZE 31 agosto 94

SCAFFALE Autori vari: «I segreti dell'acqua», Ed. Di Renzo
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: CHIMICA, LIBRI
NOMI: PICCARDI GIORGIO
LUOGHI: ITALIA

Giorgio Piccardi (1895-1972) fu professore di chimica all'Università di Firenze. Il suo lavoro in qualche caso sembrò quasi eretico rispetto alla scienza ufficiale, eppure oggi nessuno può negare che Piccardi con i suoi studi sui fenomeni fluttuanti e con l'introduzione del tempo come coordinata nella sperimentazione chimica, ci appare un precursore delle ricerche di Prigogine sulle reazioni reversibili, con tutto ciò che ne segue per la moderna concezione della termodinamica. Un gruppo di allievi tra i quali Giancarlo Masini, Manzelli Paolo, Costa Mariagrazia e Bordi Silvano, rievoca ora in questo volume la figura del maestro.


Ecologia marina Le guerre dei pescatori Tra i litiganti la vera perdente è la natura
Autore: RAVIZZA VITTORIO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ZOOLOGIA, AMBIENTE, MARE, SONDAGGIO, STATISTICHE, CONFLITTO, ECONOMIA, LEGGI, COMMERCIO
NOMI: WEBER PETER
ORGANIZZAZIONI: WORLDWATCH INSTITUTE
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: G. 1975-1993: Prezzi per tonnellata esportata. G. 1950-1993: La pesca nel mondo
NOTE: Pesca, diminuzione del pesce

QUEST'ESTATE i pescatori spagnoli hanno scatenato un'aspra guerra contro i colleghi francesi, accusati di usare reti più lunghe del lecito; nel mese di maggio il Parlamento canadese ha approvato una legge che consente alle autorità marittime di sequestrare qualsiasi peschereccio straniero sorpreso a pescare sui Grandi Banchi anche fuori dal limite delle 200 miglia delle acque territoriali. Due esempi, su migliaia che restano ignorati, di quella «guerra delle reti» che rischia di diventare endemica in tutto il mondo. Causa: la diminuzione dei pesci, contro una crescente richiesta del mercato. Secondo uno studio del Worldwatch Institute pubblicato nelle scorse settimane, la quantità di pesce è diminuita in 13 delle 15 principali zone di pesca del globo e in quattro di esse la diminuzione è stata di oltre il 30 per cento. Principale causa di questo fenomeno (oltre all'inquinamento e alla distruzione delle coste) è proprio la pesca, che estrae dal mare più risorse di quanto questo sia in grado di ricostituire. Non solo ci sono più pescatori, ma si usano metodi e strumenti molto più efficienti e distruttivi, capaci di creare nei mari e sui fondali vuoti che la natura non riesce più a colmare. Dall'inizio del secolo, secondo l'autore dello studio, Peter Weber, la quantità di pesce pescato nel mondo è aumentata da 3 milioni di tonnellate a circa 82 milioni del 1989. Poi è cominciato il declino, stimato in circa il 5 per cento. Alcune specie, come il merluzzo del Nord Atlantico, secondo Weber, possono considerarsi «commercialmente estinte», nel senso che le quantità catturate non compensano più i costi della pesca industriale. La diminuzione del pesce minaccia di avere conseguenze disastrose in varie direzioni. Si calcola che nel mondo da 15 a 21 milioni di persone lavorino direttamente nella pesca (e già 100 mila hanno perduto il posto) mentre 200 milioni dipendono dalle attività connesse; nell'Asia di Sud-Est 5 milioni di persone sono occupate a tempo pieno di questo settore; nel Nord del Cile la pesca concorre per il 40 per cento al reddito della regione dando lavoro a 18 mila persone; in Islanda la pesca concorre per il 17 per cento al reddito nazionale e al 12-13 per cento dei posti di lavoro. La decadenza della pesca in queste regioni avrebbe l'effetto di mettere in crisi l'economia e la cultura legate al mare e di ridurre grandi centri pescherecci allo stato di città morte, paragonabili ai villaggi fantasma dei cercatori d'oro del secolo scorso. In Asia si stima che i prodotti della pesca costituiscano la principale fonte di proteine per un miliardo di persone; la stessa dipendenza dal mare si riscontra su molte coste dell'Africa e in molte isole. Ma la ricerca di mari ancora ricchi per la pesca industriale porta i pescherecci delle nazioni più avanzate ad aggredire le riserve di popolazioni che da sempre hanno attinto ad esse per vivere usando metodi e strumenti tradizionali e a costi molto bassi. Per queste popolazioni la concorrenza con la pesca industriale è insostenibile perché questa sottrae risorse e fa salire i prezzi del pesce. Lo studio del Worldwatch Institute cita il caso dello Stato indiano del Kerala, dove il prezzo dei gamberetti è balzato dai 50 dollari per tonnellata del '61 a 1300 dollari dell'81 e di conseguenza il consuno locale è precipitato da 19 a 9 chili per persona. «Se gli Stati continueranno a favorire le 250 mila grandi imprese di pesca operanti in tutto il mondo metteranno a rischio la sopravvivenza degli altri 14- 20 milioni di piccoli pescatori», sostiene Weber. Secondo l'autore dello studio il declino mondiale della pesca può essere frenato vietando metodi e strumenti distruttivi, intervenendo sull'inquinamento e sullo sconvolgimento delle coste, e soprattutto impedendo che l'attività di pesca superi la capacità di ricostituzione delle risorse. Ciò sarebbe attuabile con una politica concordata tra gli Stati e concedendo una larga autonomia alle comunità locali per l'attuazione concreta dei provvedimenti. Vittorio Ravizza


CONFERENZA DEL CAIRO Demografia etica e cifre
Autore: CHIARELLI BRUNETTO

ARGOMENTI: DEMOGRAFIA E STATISTICA, ANTROPOLOGIA E ETNOLOGIA, CONFERENZA, MONDIALE, MEDICINA, ABORTO, BIOETICA, RELIGIONE, POLITICA
LUOGHI: ESTERO, EGITTO, IL CAIRO
NOTE: CONFERENZA INTERNAZIONALE SU POPOLAZIONE E SVILUPPO

IL dibattito che si sta sviluppando tra leader religiosi e di governo in questi giorni che precedono la conferenza internazionale su «Popolazione e sviluppo» promossa dalle Nazioni Unite al Cairo (5-12 settembre, 183 Paesi rappresentati), ha acquistato toni di particolare intensità, con approfonditi riferimenti di natura etica. Forse però non si tiene abbastanza conto di due fatti che pure fanno parte integrante dello stesso contesto socio-economico oggetto della conferenza. Il primo è l'impatto umano sull'ecosistema Terra. Forse non sempre i leader di oggi riflettono sul fatto che all'epoca di Cristo l'umanità per intero ammontava a non più di 250 milioni. Ci vollero 1500 anni prima che questa si raddoppiasse all'epoca della scoperta dell'America; ci vollero ancora 400 anni prima che l'umanità per intero raggiungesse il miliardo intorno al 1835. I due miliardi furono raggiunti 90 anni dopo, nel 1925. Da allora ad oggi, nel volgere della vita stessa di molti di noi l'umanità è triplicata, raggiungendo praticamente i 6 miliardi. L'impatto ecologico di questa massa umana va valutato anche per il più grande consumo che oggi si fa dei prodotti naturali rispetto ad un passato relativamente recente. Esiste poi il problema degli squilibri economico-riproduttivi esistenti nelle diverse parti del mondo con conseguenze anche legate al differente tasso di incremento della popolazione, che è molto più alto nelle regioni meno produttive rispetto a quelle industrializzate. Ma allarmante è principalmente l'incremento demografico per l'immediato futuro (il prossimo quarto di secolo) che ad avviso di diversi pensatori mette a rischio la futura esistenza della stessa umanità. Le previsioni vedono infatti 8,5 miliardi di esseri umani nel 2025 e 12,7 miliardi nel 2050. Per questa massa umana non è prevedibile una sussistenza dignitosa sul pianeta. Il secondo aspetto trascurato in questa contesa è la rivalorizzazione che la donna ha acquisito nella seconda metà del secolo nella civiltà occidentale in molti campi, ma principalmente in quelli legati alla riproduzione, che è diventata sempre più responsabile e non legata alla occasionalità degli incontri con il partner, riducendo notevolmente il numero delle maternità subite e non volute. Le conoscenze acquisite sulla biologia della riproduzione aprono all'uso di metodi atti ad una riproduzione responsabile in cui la donna deve essere pienamente cosciente e consenziente. Il controllo demografico è pertanto prima di tutto un problema di educazione e di senso di responsabilità che deve venire a far parte della cultura di una popolazione. E' quindi opportuno che i leader politico-religiosi di un Paese, se non vorranno essere sconfessati e ignorati, abbiano la sensibilità di tener conto anche di queste esigenze e di queste realtà. Vi è poi un altro aspetto da tenere presente in questo dibattito che sembra condizionare scelte responsabili per il futuro dell'umanità. Anche se nessuno intende utilizzare l'aborto come metodo di controllo demografico, l'embrione è una entità biologica, un progetto di individuo, affidato alla cura dell'utero materno. Il completamento di un progetto compete al senso di responsabilità e alla volontà della gestante, in accordo con l'altro genitore, benché la corresponsabilità del partner sia stata omessa nella attuale legislazione italiana. Il concetto di sacralità della vita nascente, tanto ribadita in molte suadenti informazioni proposte da leader politici e religiosi dovrebbe, a mio avviso, prima di tutto promuovere interventi etici correttivi per le biotecnologie della riproduzione assistita, che opera selezionando gli embrioni e non rispetta i limiti naturali e fisiologici dell'età della madre, con danni reali allo sviluppo dell'individuo nascente. E' quindi prima di tutto importante investire in educazione, come saggiamente hanno sollecitato gli scienziati dell'Accademia Pontificia. Una educazione che intenda valorizzare la procreazione responsabile per la dignità della donna, dalla quale consegue una dignitosa esistenza dei figli e in ultima analisi la futura sopravvivenza stessa dell'umanità. Il documento prodotto dagli scienziati dell'Accademia Pontificia è chiaro sul principio di una urgente riduzione della esplosione demografica («Ineluttabile un globale contenimento delle nascite») anche se non fornisce indicazioni sul modo, affermando però i principi da osservare «sia con tutte le energie intellettuali e morali dell'umanità, sia assicurando contemporaneamente il rispetto della giustizia sociale e della equità tra aree del pianeta e tra generazioni presenti e future». L'Accademia Pontificia ha quindi indicato direttive completamente concordanti con i principi generali contenuti nel documento predisposto dalle Nazioni Unite per la conferenza del Cairo. I metodi di attuazione di queste direttive è bene siano lasciati alle etiche tradizionali dei diversi Paesi, anche nel rispetto delle culture che tanto abbiamo soffocato in un recente passato con le nefaste conseguenze che ci troviamo ora a dover correggere. Brunetto Chiarelli Ordinario di Antropologia ed Etnologia Università di Firenze


STERMINIO NEGLI OCEANI Tutti i mari dalle acque contese Intanto l'Onu cerca di limitare l'arrembaggio

CONFLITTO, ECONOMIA, LEGGI, COMMERCIO^# ^$ORGANIZZAZIONI WORLDWATCH INSTITUTE, ONU^# ^$LUOGHI ITALIA^# ^$TABELLE T. Dove infurira la «battaglia del pesce» (dati nel testo) ^# ^$NOTE Pesca, diminuzione del pesce ^#

DOVE infuria la guerra del pesce: questi sono i principali punti di attrito. Atlantico nord-occidentale: il Canada, per contenere la pesca del merluzzo sui Grandi Banchi che circondano l'Isola di Terranova ha autorizzato la cattura dei pescherecci stranieri anche oltre la propria «zona di interesse economico», che si estende per 200 miglia nautiche dalla costa (370 chilometri). Atlantico nord-orientale: vi sono controversie aperte tra Norvegia, Islanda, Gran Bretagna e Groenlandia. Piattaforma della Patagonia: Argentina e Gran Bretagna sono in contrasto sullo sfruttamento della piattaforma che si estende dalle coste argentine fin oltre le isole Falkland e che è ricca soprattutto di calamari. Pochi giorni fa la Gran Bretagna ha deciso di ampliare la zona a pesca limitata, provocando una dura reazione di Buenos Aires. Africa Occidentale: le flotte dei Paesi della Cee, quelle dell'Europa orientale e dell'ex Urss che pescano intensamente sulla piattaforma continentale dell'Africa occidentale devono fare i conti con le rivendicazioni dei Paesi rivieraschi. Namibia: dopo che nel '90 il Paese africano ha ottenuto l'indipendenza ha rivendicato la propria autorità sul tratto di Oceano Atlantico percorso dalla ricca corrente fredda di Benguela ed ha fortemente ridotto le quote di pesca concesse alle flotte straniere. Asia sud-orientale: Cina, Taiwan, Vietnam, Malaysia, Filippine e Brunei avanzano pretese tra loro contrastanti sul Mar della Cina meridionale. Dopo che nel Mare di Bering le flotte straniere hanno quasi spopolato l'area situata fuori dalle «zone di interesse economico» di Usa e Russia questi due Paesi anno raggiunto con Cina, Giappone, Corea e Polonia un accordo per sospendere la pesca in tale area. La Russia protesta per le incursioni dei pescherecci cinesi, coreani o con bandiere ombra, specie panamensi, nella regione del Mare di Okhotsk compresa nella propria fascia delle 200 miglia. Nonostante una moratoria imposta dall'Onu sull'uso delle reti derivanti di lunghezza superiore ai 2,5 chilometri vi sono ancora alcuni Paesi che le permettono, tra cui l'Italia.


PROGETTO INTERNAZIONALE Verso Marte tutti insieme
Autore: DI MARTINO MARIO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA, AERONAUTICA E ASTRONAUTICA, PROGETTO, PROGRAMMA
ORGANIZZAZIONI: MARS TOGETHER, MARS SURVEYOR, MARS 94
LUOGHI: ITALIA

MARTE è il pianeta dove le condizioni ambientali sono più simili a quelle della Terra ma le ultime flebili speranze sull'esistenza di qualche forma di vita furono spazzate via dai dalle missioni americane «Viking» 1 e 2 (1976- 1980). Queste sonde, oltre a effettuare una ricognizione fotografica di parte del pianeta, sganciarono due «lander» che inviarono immagini di un suolo arido costituito da rocce e sabbia di color ruggine. Nonostante la bassissima densità dell'atmosfera (1/100 di quella terrestre) erano evidenti i segni di potenti tempeste di vento che periodicamente si scatenano su Marte. Furono anche fatte analisi del suolo, senza rivelare alcuna traccia di forme di vita, neppure primordiali. Sono ormai trascorsi 14 anni da quando quella missione si è conclusa e da allora Marte sembra voler custodire gelosamente i suoi segreti. Nel 1988 delle due sonde sovietiche gemelle, «Phobos» 1 e 2, soltanto una riuscì a svolgere una piccola parte del programma previsto, a causa del cattivo funzionamento della strumentazione di bordo, mentre l'altra si perse per un comando errato inviato da Terra. Una sorte analoga è toccata lo scorso anno alla sonda americana «Mars Observer» quando era ormai giunta a destinazione. Nonostante gli eccezionali risultati ottenuti dalle sonde Viking, soltanto il 15 per cento della superficie marziana è stato fotografato ad alta risoluzione (circa 400 metri), per cui, nonostante i recenti fallimenti, la Russia, gli Stati Uniti e l'Agenzia spaziale europea (Esa) hanno in programma una serie di missioni che permettano di fornire un quadro completo della superficie e delle condizioni fisico-chimiche del pianeta in vista della sua esplorazione umana, prevista per i primi decenni del prossimo secolo. Quest'anno, nel mese di ottobre, sarebbe dovuta partire la missione russa «Mars 94», che prevedeva tra l'altro la discesa su Marte di due lander, ma l'appuntamento non potrà essere rispettato a causa dei gravissimi ritardi nella preparazione della complessa operazione. Altri Paesi coinvolti nel progetto sono la Francia, l'Italia e la Finlandia. Dopo l'annullamento del lancio la Russia sta cercando di coinvolgere le nazioni partner per un allargamento del progetto originario con la costruzione di un altro veicolo spaziale che dovrebbe essere lanciato insieme all'originale «Mars 94» nel 1996. L'incremento totale di spesa si aggirerebbe tra i 30 e i 70 milioni di dollari. Ma la notizia che fa bene sperare è quella dell'incontro avvenuto in giugno tra i responsabili delle agenzie spaziali americana e russa per definire gli aspetti di un programma congiunto, denominato «Mars Together» (Marte insieme), che dovrebbe sfociare in una complessa missione, i cui partecipanti, oltre agli Stati Uniti e alla Russia sarebbero anche Francia, Germania e Italia. Il lancio è previsto per il 1998 e si tratterebbe del primo volo verso Marte di una sonda realizzata con elementi prodotti da una vasta comunità internazionale. Il programma «Mars Together» rappresenta la prima seria proposta di un volo veramente internazionale verso il pianeta rosso. E' ovvio che al di là dell'aspetto politico, certamente di tutto rilievo, sono soprattutto i fattori economici ed in particolare la cronica mancanza di fondi delle agenzie spaziali dei Paesi partecipanti all'impresa che hanno portato alla concretizzazione di questo ambizioso programma. Mars Together dovrebbe combinare insieme i principali e più importanti elementi tecnologici che le singole nazioni stanno mettendo a punto indipendentemente: - un «orbiter» internazionale, che dovrebbe combinare componenti previsti per Mars 94 e per la missione americana «Mars Surveyor». La sonda Mars Surveyor, se il suo finanziamento verrà approvato dal Congresso, dovrebbe anch'essa essere lanciata nel 1996. Le decisioni finali sul programma Mars Together verranno prese il prossimo ottobre ed il successo dell'iniziativa dipenderà molto dall'approvazione o no della missione Mars Surveyor; - il «rover» russo previsto per «Mars 96» potrebbe essere sistemato a bordo di Mars Together. La vettura marziana sarebbe dotata di un braccio manipolato costruito dagli americani e dovrebbe trasportare un altro mini-rover costruito dal Jet Propulsion Laboratory di Pasadena (California). - la Francia caricherebbe sul rover la strumentazione per lo studio dell'atmosfera marziana, che verrebbe lanciata dalla superficie del pianeta per mezzo di un pallone; - la Germania e l'Italia dovrebbero provvedere alla realizzazione di strumenti scientifici; in particolare in Italia si sta studiando uno speciale trapano che potrebbe essere sistemato a bordo del rover, il cui compito sarà di prelevare campioni della superficie marziana. I risultati ottenuti da questa missione saranno di fondamentale importanza per avviare l'esplorazione e la conquista da parte dell'uomo del pianeta rosso. A questo riguardo sarà anche di cruciale importanza lo sviluppo di sistemi di propulsione spaziale che permettono di ridurre in maniera consistente i tempi del viaggio Terra-Marte che con i mezzi attuali sono superiori all'anno. Negli Stati Uniti e in Russia sono già a buon punto gli studi per la costruzione di propulsori alimentati dall'energia nucleare. I principi su cui si basano sono essenzialmente due. Il primo, denominato propulsione termonucleare, sfrutta il calore prodotto da un reattore a fissione per riscaldare dell'idrogeno a temperature comprese tra 2400 e 3000 gradi Kelvin. Il gas così surriscaldato fuoriuscendo da un ugello genera la spinta. Nel secondo caso, denominato propulsione elettronucleare, dell'argon o dell'idrogeno, riscaldati ad elevatissime temperature utilizzando energia nucleare, verrebbero trasformati in plasma che sarebbe quindi accelerato per mezzo di forze elettrostatiche o elettromagnetiche. Quello che sino a pochi anni fa apparteneva ancora al mondo della fantascienza si sta trasformando in realtà. Mario Di Martino Osservatorio Astronomico di Torino


PREVISIONI Il futuro? E' il passato Scoperto nei macrosistemi un andamento ciclico
Autore: PAPULI GINO

ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA, BIOLOGIA, ENERGIA
NOMI: MARCHETTI CESARE, VOLTERRA VITO, LOTKA ALFRED
ORGANIZZAZIONI: IIASA ISTITUTO INTERNAZIONALE PER L'ANALISI DEI SISTEMI APPLICATI
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: G. Andamento ondulatorio dei grandi sistemi
NOTE: Andamento storico dei fenomeni

CHIROMANTI, astrologi, maghi e altri venditori di fumo si sforzano, spesso non richiesti, di rivelarci il futuro. Ma l'esercizio della previsione - che è antico come l'uomo - costituisce, oggi, un fattore essenziale per la buona gestione di ogni impresa: e ad esso fa ricorso con sempre maggiore frequenza il mondo economico industriale, certo non con le sfere di cristallo ma chiedendo aiuto a teorie scientifiche e matematiche. Di particolare utilità, a questo riguardo, sono gli studi che prendono in esame lunghi periodi di tempo, analizzando su scala mondiale l'andamento storico di fenomeni socialmente importanti considerati come «sistemi». Una strada possibile per avvicinarsi alla logica dei sistemi è quella di studiare i processi biologici, dato che questi sussistono da milioni di anni e sono un modello di solido fondamento statistico. Un concetto essenziale che li distingue è quello della «nicchia biologica»: rappresenta la capacità del sistema esterno di ospitare una certa popolazione definendone, anche, il massimo livello di crescita in relazione alla competizione con altre specie viventi. Sfruttare tale concetto come modello analogico per capire altri fenomeni (ad esempio, l'andamento della «popolazione» delle energie primarie) può costituire un efficace mezzo di previsione. Già negli Anni Venti, due studiosi - Vito Volterra e Alfred Lotka - espressero questo modello sotto forma di equazioni matematiche e lo utilizzarono con successo per spiegare alcuni eventi del mondo animale tra i quali i cambiamenti verificatisi nella composizione del pescato nel Mare Adriatico. Un ulteriore passo avanti si è avuto attraverso elaborazioni logistiche che hanno mostrato come, negli ultimi 150 anni, le innovazioni si siano verificate «a pacchetti», ossia a ondate ben definite caratterizzate da tempi di crescita simili tra loro e dal raggiungimento della saturazione entro quattro o cinque decenni dalla nascita. Questa constatazione è stata espressa mediante equazioni che sono soluzione delle formulazioni algebriche di Volterra e che valgono tanto per una specie vivente che si espande in una nicchia, quanto per un prodotto che penetra in un mercato. Così, ad esempio, lo sviluppo delle auto ha un comportamento analogo a quello di batteri che crescono nel loro brodo. Chi è giunto a questi risultati è l'italiano Cesare Marchetti dello Iiasa («Istituto Internazionale per l'Analisi dei Sistemi Applicati» di Laxenburg, Austria) il quale si è dedicato per anni allo studio dell'andamento dei fenomeni, prendendo in esame circa tremila sottosistemi di ogni dove e di ogni tempo, tra i quali - curiosamente - i roghi delle streghe nel Medioevo, la diffusione dei francobolli, gli omicidii in periodi di diverso benessere economico. Mediante questa analisi, si può calcolare con buona probabilità il comportamento futuro di sistemi industrialmente e socialmente rilevanti. Dal suo lungo lavoro, Marchetti ha tratto una suggestiva conclusione: il mondo si comporta come una «entità unica» (infatti, tutti i fenomeni di una certa categoria possono essere rappresentati a livello mondiale, da una sola equazione); per di più, tale entità è soggetta a «pulsazioni». Le coordinate temporali di questo andamento ondulatorio richiedono un «orologio»: Marchetti ha adottato, allo scopo, le curve di evoluzione del mercato delle energie primarie negli ultimi 130 anni, curve che sono facili da costruire e da leggere e che costituiscono, ormai, uno strumento classico delle teorie previsionali. La chiave di lettura che se ne ricava si presta molto bene a una interpretazione deterministica dei sistemi. Questa interpretazione ci dice molte cose: ad esempio, che la recessione è un fatto strutturale di transizione tra due configurazioni produttive, così rigido da aver fatto fallire i tentativi di ieri e di oggi per accelerarne l'evoluzione. Ci dice anche che un cambiamento di tendenza dell'attuale periodo recessivo potrà avvenire, sia pure con incrementi modesti, nei prossimi due o tre anni; mentre una ripresa dell'occupazione richiederà tassi di crescita superiori al 3 per cento e non si verificherà prima del Duemila. Ci dice, inoltre, che il combustibile del prossimo cinquantennio è il metano; che una nuova ondata di innovazioni è già partita e si svilupperà intensamente nel prossimo decennio. Gino Papuli


SCAFFALE Gleick James: «Genio. La vita e la scienza di Richard Feynman», Garzanti
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA, LIBRI
NOMI: FEYMAN RICHARD
LUOGHI: ITALIA

RICHARD Feynman, morto settantenne nel 1988, è stato tra i fisici teorici più brillanti del nostro secolo. Il suo lavoro va dal Progetto Manhattan che portò alla prima bomba atomica alla commissione di inchiesta che stabilì le cause dell'incidente allo shuttle Challenger. Passando per il premio Nobel. Ma la personalità dell'uomo Feynman scavalca quella dello scienziato. Feynman rimane memorabile anche per il suo humour, la sua poliedricità e il suo anticonformismo. Il dono di saper applicare l'intelligenza ai campi più diversi fa di lui ciò che di più simile al genio eclettico del Rinascimento può consentire la superspecializzazione della ricerca moderna. Vale dunque la pena di leggere la biografia di Feynman che ha scritto James Gleick, anche se è un po' ridondante (un centinaio di pagine in meno le avrebbero giovato) e la traduzione lascia talvolta a desiderare («inconvenzionale», per esempio, non esiste in italiano). Gli aneddoti si sprecano. Ne ricordiamo due soli, emblematici. Cadendo il suo anno sabbatico ma non avendo voglia di viaggiare, Feynman decise di rimanere in California ma di viaggiare in un'altra disciplina. Si dedicò per un anno alla biologia: e fece una scoperta da Nobel anche in quel campo. Altro episodio. Una volta gli fu affidato il corso di fisica generale del primo anno di università. Alla fine c'erano meno studenti ma gli assenti erano compensati da altrettanti professori universitari.


SCAFFALE Autori vari: «Il futuro della ra dio», Cselt, Torino
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: COMUNICAZIONI, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

Sono vicine le celebrazioni per il centenario del primo esperimento di telegrafia senza fili di Marconi e lo Cselt, Centro studi e laboratori telecomunicazioni (gruppo Stet) pubblica «Il futuro della radio»: due volumi un po' specialistici ma di grande interesse su tutti gli sviluppi di questa tecnologia che ha letteralmente cambiato il mondo e continuerà a cambiarlo (basti pensare agli imminenti telefonini satellitari).


SCAFFALE Jacobson Linda: «Realtà virtuale con il personal computer», Ed. Apogeo
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: ELETTRONICA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

La Realtà virtuale attrae sempre di più la curiosità del grande pubblico, tanto più che in alcune sue applicazioni non sono più necessari computer con potenza e costi proibitivi. In questa direzione vanno i volumi «Realtà virtuale: progetti immediati» di Joseph Gradecki e «Realtà virtuale con il personal computer» di Linda Jacobson. Presso lo stesso editore è uscito anche «Nel ciberspazio con Internet» di Gabriele Gianini, un manuale che guida all'uso della prima rete mondiale per la posta elettronica e la trasmissione di dati.


SCAFFALE Autori vari: «Il colore», Ed. Le Scienze
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: BIOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA

Dietro un fenomeno in apparenza semplice come quello dei colori si nascondono molte discipline complesse: fisica classica e quantistica, biologia, psicologia. Di grande fascino è dunque il Quaderno di «Le Scienze» curato da Andrea Frova e dedicato ai meccanismi del colore e della sua percezione.


IN CALIFORNIA Arriva il vetro a opacità variabile La corrente elettrica lo fa diventare trasparente
Autore: FURESI MARIO

ARGOMENTI: TECNOLOGIA, CHIMICA
LUOGHI: ESTERO, USA
NOTE: «Varilite Vision Panel»

IN California, a Sunnivale, hanno inventato un vetro a doppio uso: normalmente opaco, può acquistare una totale trasparenza sotto l'azione della corrente elettrica. Registrato con il nome di «Varilite Vision Panel», può funzionare da paravento, da parete divisoria, da vetro di finestra. Il segreto della sua doppia prestazione sta nella sua complessa struttura chimica: lo strato più interno è costituito da una sottile pellicola di ossido di indano con le pareti tappezzate di cristalli liquidi e il tutto ricoperto da uno strato di butyral polivinile; il sottile pannello così ottenuto viene posto tra due lastre di vetro termicamente trattato. Se alla piastra si applica un elettrodo di rame e la si elettrizza, essa perde la sua naturale opacità per acquistare una limpida trasparenza. Il cambiamento è provocato dalle molecole del cristallo liquido alle quali l'elettricità fa perdere il perfetto allineamento e assumere una disposizione disordinata, facendo diventare trasparente il pannello. Se poi si toglie la corrente, le molecole del cristallo liquido riprendono il loro perfetto allineamento e il vetro torna opaco. Il costo di un pannello di vetro varilite di 32 centimetri di lato si aggira sulle 170 mila lire. Ma si prevede che il costo calerà di molto con la diffusione che non potrà mancare dati i molti, diversi impieghi possibili: dagli interni di fabbriche, cliniche, alberghi e ospizi alle pareti esterne degli edifici. Diminuendo il costo, l'impiego potrà estendersi alle abitazioni private e specialmente a quelle di campagna, difendendone l'intimità. Ancora negli Stati Uniti, nel Texas, è stato inventato un altro speciale tipo di vetro che ha grande importanza per i Paesi esposti alla apocalisse degli uragani. Si tratta di un vetro che grazie a una lamina interna, fatta con una plastica appositamente studiata, non va in frantumi se colpito con grande violenza da oggetti trasportati dalle raffiche violente degli uragani. Numerosi collaudi hanno provato l'eccezionale resistenza di queste lastre che hanno resistito all'impatto di pezzi di legno aventi la velocità di 91 chilometri orari e a sferette metalliche alla velocità di 141 chilometri l'ora. Gli oggetti trasportati dal vento degli uragani fanno cadere in frantumi i pannelli delle finestre fatti di vetro comune, aprendo il varco alle raffiche che distruggono tutto quanto esiste nell'abitazione. I vetri laminati, invece, anche se colpiti con eccezionale violenza, perdono la propria integrità ma non fanno penetrare il vento rimanendo i frantumi strettamente attaccati l'uno all'altro. Nè la forte pressione può sradicare l'intero pannello dagli infissi impedendolo la fortissima colla al silicone con la quale vi è stato fissato. Va infine notato che queste finestre antiuragano sono dotate di intelaiatura eccezionalmente resistente allo sfondamento come dimostrato nelle recenti prove affrontando senza danno le più forti pressioni registrate nel corso degli uragani. Mario Furesi


IN FLORIDA Cebi di laboratorio ritorno alla natura
Autore: VISALBERGHI ELISABETTA

ARGOMENTI: ETOLOGIA, ZOOLOGIA, ANIMALI, PROGETTO
LUOGHI: ESTERO, USA
NOTE: «Monkey Jungle»

UNA soluzione che viene spesso proposta per svuotare zoo e laboratori è quella di riportare gli animali nel loro ambiente naturale. Altre volte ho discusso le difficoltà inerenti a operazioni di questo genere - già tentate per alcune specie, come ad esempio l'orice d'Arabia, il condor della California, lo scimpanzè - difficoltà che vanno dai costi elevatissimi, all'alta mortalità dei soggetti reintrodotti, ai pericoli di portare malattie ai conspecifici che ancora vivono nell'habitat naturale. Recentemente ho partecipato a un'operazione che ha coinvolto le scimmie che conosco meglio, i cebi dai cornetti (Cebus apella). Si tratta di un progetto di introduzione di quattro esemplari di questa specie - prima sempre vissuti in laboratorio - in una foresta tropicale ricreata ad hoc vicino a Miami (Florida). Questo parco, che è una specie di zoo dove gli animali sono liberi e sono gli uomini, a volte, ad essere in gabbia, si chiama Monkey Jungle ed è stato creato negli Anni 30 dai coniugi DuMond. In un ambiente già rigoglioso di per se stesso, per ricreare un ambiente ancora più lussureggiante sono stati piantati 185 alberi ed essenze tipiche delle foreste amazzoniche peruviane. Qui sono stati introdotti alcuni esemplari di primati sudamericani fra cui le scimmie ragno (Ateles pani scus), le scimmie scoiattolo (Saimiri sciureus) e scimmie urlatrici (Alouatta seninculus) e una specie notturna, l'Aotus. Il tutto procedeva a gonfie vele fino a quando, all'improvviso, il 24 agosto 1992, è arrivato Andrew, un uragano che in pochi minuti ha spazzato via tutto ciò che esisteva a Sud di Miami, compresi moltissimi dei grandi alberi della foresta. Uno spettacolo desolante, che ancora oggi, a due anni di distanza, è chiaramente visibile, nonostante che vortici di rampicanti (dopo aver formato a terra un tappeto profondo un paio di metri) si inerpichino sui tronchi rimasti come pali alla memoria dei tanti che, prima di Andrew, svettavano ad oltre venti metri di altezza. Alcuni di questi per fortuna stanno ributtando pennacchi rigogliosi. E' da questa disgrazia naturale che è sorto il bisogno di ripopolare di scimmie la foresta e soprattutto di dare compagni alle scimmie rimaste senza. Fra i superstiti c'erano appunto due femmine di cebo di due e sei anni. Il processo di introduzione di Erna, Jill, Willie e Paul è stato graduale. Dopo un periodo di familiarizzazione di circa un mese in cui continuavano a vivere in una grande gabbia in mezzo alla foresta, le scimmie hanno trovato la porta aperta. Mentre inizialmente se ne sono andate a spasso con cautela e curiosità, dopo alcuni giorni non si sono più allontanate dalla gabbia e in particolare Erna non è più voluta uscire nonostante che la porta fosse costantemente aperta. In un secondo tempo è stato addirittura necessario chiudere le scimmie fuori perché mostrassero una maggiore intraprendenza. L'individuo più esplorativo, che si è spinto in zone dalle quali la gabbia non era più visibile, e che ha subito familiarizzato con i due cebi residenti, è stato Paul, il maschio subordinato che, se fosse vissuto in condizioni naturali, sarebbe sicuramente migrato dal gruppo natale per cercare fortuna altrove. Paul è stato anche l'unico a camminare subito e con estrema disinvoltura su substrati naturali e ad esibire una serie di comportamenti di ricerca del cibo simili a quelli tipici di questa specie. Paul, ad esempio, ha scortecciato vecchi alberi per trovare insetti di cui nutrirsi o ne ha catturati al volo, e ha staccato foglie di filodendro (le piante da appartamento che noi gelosamente custodiamo) per mangiarne il tenero midollo. Le altre scimmie, chi più chi meno, hanno invece mostrato una notevole resistenza ad arrampicarsi sugli alberi e a camminare sui tronchi. Dovunque fosse possibile, hanno scelto per muoversi pali, reti e qualsiasi struttura artificiale l'uragano avesse divelto e trasportato a portata di zampa. L'incontro coi residenti è stato particolarmente emozionante. Da un primo approccio guardingo da ambedue le parti, si è passati, con grande sollievo di tutti noi osservatori, ai comportamenti tipici del corteggiamento a distanza - dondolio della testa, smorfie, gridolini, strofinii del petto con le zampe, scambi prolungati di occhiate - per poi passare a quelli sessuali veri e propri con monte e abbracci in tutte le possibili combinazioni. Dopo tutto ciò, c'è stato chi come Paul passa molto del suo tempo in compagnia della femmina residente più grande e chi come Erna continua ancora timorosa e preoccupata a stare su una rete. Ricercatori e studenti stanno tenendo tutto sotto osservazione per riuscire a trarre da questa esperienza la migliore lezione possibile per il futuro. Questa di Monkey Jun gle è infatti una situazione particolarmente adatta per analizzare il proccesso di adattamento alla vita semi-selvatica di animali vissuti sempre in laboratorio. Elisabetta Visalberghi Cnr, Istituto di psicologia, Roma


IN BREVE Un «buco nero» divora stelle
ARGOMENTI: ASTRONOMIA, FISICA
NOMI: CAMPBELL-WILSON DUNCAN
LUOGHI: ESTERO, AUSTRALIA

Un'esplosione pulsante ritenuta un «buco nero» nell'atto di divorare una stella, è stata registrata da una rete di radiotelescopi australiani coordinata da Duncan Campbell-Wilson dell'Università di Sydney (che fu il primo a individuare le emissioni radio della supernova del 1987 nella Grande Nube di Magellano). E' l'evento più energetico della nostra galassia dall'inizio dell'astronomia moderna.


IN BREVE Installato al Cern nuovo supercomputer
ARGOMENTI: ELETTRONICA, INFORMATICA
ORGANIZZAZIONI: CERN
LUOGHI: ESTERO, SVIZZERA, GINEVRA

Il Cern (Centro europeo ricerca nucleare, Ginevra) ha un nuovo supercomputer: può analizzare centomila eventi fisici all'ora.


IN BREVE Aria inquinata come prevederla
ARGOMENTI: ECOLOGIA, INQUINAMENTO, ATMOSFERA
ORGANIZZAZIONI: ENEA
LUOGHI: ITALIA

L'Enea ha messo a punto un sistema informativo chiamato «Atmosfera» per il controllo e la previsione dell'inquinamento atmosferico. Verrà presentato il 13 settembre a Milano.


IN BREVE Realtà virtuale il «Chi è» 1994
ARGOMENTI: ELETTRONICA, RASSEGNA, LIBRI
PERSONE: GALINETTA WALTER
NOMI: GALINETTA WALTER
LUOGHI: ITALIA, ROMA
NOTE: «Il Chi è della realtà virtuale nel mondo»

Si svolgerà a Roma all'Ergife Palace Hotel dal 29 settembre al 2 ottobre la manifestazione «Realtà Virtuale Expo'», su un'area espositiva di 1500 metri quadrati. Per l'occasione, il Gabi Centro Librario Internazionale (Roma, telefono 06- 70.45.24.98) ha pubblicato «Il Chi è della realtà virtuale nel mondo», a cura di Walter Galinetta: una guida contenente più di 300 voci e un glossario. Prezzo: 150 mila lire.


IN BREVE Tecnologia Ada workshop a Torino
ARGOMENTI: TECNOLOGIA, INFORMATICA, INCONTRO
ORGANIZZAZIONI: ALENIA SPAZIO
LUOGHI: ITALIA, TORINO (TO)

Si terrà il 9 settembre a Torino, presso Alenia Spazio, un work shop sulla tecnologia informatica Ada, molto utilizzata in campo spaziale (per esempio sullo Shuttle, nella stazione spaziale, nei satelliti per telecomunicazioni, nel radar X-Sar) ma anche in campo bancario e nella telefonia cellulare. Per informazioni: 011-7180.201.


RISPOSTA A LEGAMBIENTE Attenti alla frutta d'importazione Che si fa per ridurre i residui di fitofarmaci
Autore: GARIBALDI ANGELO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ALIMENTAZIONE, AGRICOLTURA, IMPORTAZIONI, AMBIENTE, INQUINAMENTO, CHIMICA
ORGANIZZAZIONI: LEGA AMBIENTE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: Residui di fitofarmaci e pesticidi nei prodotti agricoli

VORREI intervenire nel dibattito aperto da Tutto scienze sui residui nei prodotti agricoli di fitofarmaci (preferisco usare questo termine d'origine greca piuttosto che pesticidi, infelice adattamento dall'inglese pesticides, che non ha nessun significato nella lingua italiana). Mi pare che sia il ministro delle Risorse agricole sia Donn hauser della Lega Ambiente abbiano dalla loro parte ragioni nel sostenere posizioni che, in realtà, sono meno contrastanti di quanto il secondo vorrebbe far credere. I campioni «irregolari», cioè con residui superiori a quelli massimi ammessi per legge, che per il responsabile di Lega Ambiente costituiscono il 4,4 per cento su un totale di circa 8000 provenienti da tutte le aree produttrici mondiali, per il ministero delle Risorse agricole risultano pari al 2,5 per cento su un totale di circa 16.000 campioni analizzati, prelevati in aziende agricole italiane, sottoposte o no a lotta integrata. A proposito di queste percentuali di campioni irregolari vorrei fare, con intento costruttivo, alcune osservazioni. 1) I valori, benché ancora troppo elevati rispetto a quanto tutti noi desidereremmo, sono però allineati con quelli in media riscontrati in tutto il mondo occidentale. 2) Anche se il segretario della Lega Ambiente non fornisce elementi sufficienti per valutare a quale livello si instauri la differenza tra i dati da lui riportati e quelli del ministero, mi pare di estremo interesse che lo stesso autore citi tra i campioni più frequentemente irregolari quelli prelevati da merci provenienti dall'estero. Questo è un elemento di cui sono ben consci tutti gli addetti ai lavori e che dovrebbe consigliare ai responsabili del settore commerciale e ai consumatori di rivolgersi sempre più a prodotti ortofrutticoli nazionali, di solito dotati di una migliore qualità complessiva. Mi pare necessario sottolineare che tra i campioni irregolari sono anche compresi gli impieghi «scorretti», nel senso che si è utilizzato, ad esempio, sull'albicocco un fitofarmaco autorizzato soltanto sul pesco. E' chiaro che l'impiego non autorizzato è da evitare, ma è altrettanto evidente che in questi casi le quantità di residui rinvenuti sono normalmente inferiori a quelle ammesse sulla coltura riportata in etichetta e quindi non possono essere giudicate pericolose per la salute del consumatore, almeno sulla base delle attuali conoscenze tossicologiche. Ancora due considerazioni che ritengo utili per risolvere alla radice l'annoso problema dei residui di fitofarmaci. La prima riguarda la necessità di incrementare la ricerca mirata all'impiego, nella difesa delle colture da parassiti e infestanti, di strategie di lotta alternative rispettose dell'ambiente e del consumatore. Non si può dimenticare quanto il ministero delle Risorse agricole ha fatto in passato in tale settore varando un piano quinquennale di lotta integrata, con l'obiettivo primario di ridurre l'uso di fitofarmaci. Questo piano ha dato risultati interessanti, ma andrà proseguito perché si tratta di ricerche assai complesse e a medio-lungo termine, su cui si impegnano i migliori gruppi di ricerca nel settore a livello nazionale. Non è questa la sede idonea per delineare i risultati più innovativi conseguiti, ma vorrei almeno citare quanto è stato ottenuto da un gruppo di ricercatori della mia facoltà. Partendo dall'obiettivo di eliminare i trattamenti fungicidi in post-raccolta, riducendo uno degli interventi più rischiosi, questi ricercatori hanno messo a punto un trattamento biologico (immersione della frutta in lieviti isolati dalla carposfera della frutta stessa e dotati di notevole attività antagonistica nei confronti degli agenti fungini di marciumi in conservazione), che pare fornire interessanti prospettive per un futuro impiego pratico. L'altra considerazione è legata alla mia funzione di preside della facoltà di Agraria di Torino. Questa facoltà, preoccupata di un impiego più consapevole e ridotto dei fitofarmaci - basta ricordare l'impegno profuso dal compianto professor Carlo Vidano nella lotta biologica ai parassiti animali - ha attivato a partire da questo anno accademico un diploma universitario (laurea breve) in «Difesa integrata delle colture». Si è ritenuto, infatti, che fosse primario l'obiettivo di preparare tecnici intermedi fortemente specializzati, a livello teorico e pratico, nel settore della lotta ai parassiti e perciò in grado di assistere con competenza e assiduità gli agricoltori. Non a caso la sede di tale diploma sarà Saluzzo, città che può a buon titolo essere considerata la «capitale frutticola» del Piemonte. Angelo Garibaldi Università di Torino


TRASMETTE MALATTIE Identikit della zanzara tigre Giunta in Liguria, sta ora invadendo altre regioni
Autore: VALPREDA MARIO

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, MEDICINA E FISIOLOGIA, SANITA', ANIMALI
LUOGHI: ITALIA, GENOVA (GE)

RONZANO minacciosi gli sciami della zanzara tigre, turbando gli ultimi scampoli della calda estate ligure. La crescente psicosi è forse in parte legata al roboante nome di fantasia che evoca le mangiatrici d'uomini di salgariana memoria. In realtà, Aedes albopic tus, sottogenere Stegomyia, insediata a Genova da almeno quattro anni ma segnalata anche in Lombardia, Toscana e Veneto, è una zanzara pericolosa: punge infatti con decisa preferenza l'uomo ed è uno dei principali vettori di trasmissione di malattie virali, come la temuta Dengue, una grave febbre tropicale finora assente in Italia. E' inoltre implicata nella diffusione delle filarie, tra cui Dirofilaria repens, responsabile nell'uomo di casi di parassitismo occasionale, denunciati anche nel nostro Paese. Aedes albopictus, presumibilmente giunta nel porto genovese dal Sud-Est asiatico, si è subito ottimamente adattata all'ambiente, riuscendo a superare, allo stadio di uovo, anche temperature invernali comprese tra 0 e 4 C. L'habitat della zanzara tigre è rappresentato dalle acque chiare. Si riproduce attivamente nei sottovasi dei balconi, nei piccoli contenitori di plastica o nelle lattine che si trovano nelle discariche, nell'acqua piovana all'interno di copertoni abbandonati, nelle piccole pozze che si formano dopo i temporali. Curiosamente, a Genova, viene segnalata come a rischio l'area del cimitero di Staglieno, dove la presenza di migliaia di piccoli depositi d'acqua nei vasi portafiori rappresenta un terreno ideale di riproduzione per l'insetto. Il ciclo biologico di Aedes albopictus non differisce sostanzialmente da quello delle zanzare italiane a sviluppo estivo. Ogni femmina emette circa cento uova dopo ogni pasto di sangue e il ciclo gonotrofico (intervallo tra suzione del sangue e ovodeposizione) avviene ogni 2-3 giorni. Le uova vengono depositate sulla superficie umida sopra il livello dell'acqua; una femmina può vivere anche due mesi, pungendo e deponendo più volte le uova. La caratteristica principale delle zanzare tigre è che, a differenza delle altre zanzare, pungono preferibilmente di giorno. Gli esperti le distinguono senza particolari difficoltà: la femmina presenta l'addome a punta ed ha colorazione nera, con una caratteristica striscia bianca che attraversa longitudinalmente la faccia dorsale del torace. Anche gli arti presentano zone bianche. Come si combatte la zanzara tigre? Si interviene essenzialmente bloccando lo sviluppo larvale con l'irrorazione di insetticidi a bassa nocività, tenendo presente il forte insediamento urbano dell'insetto. Per i contenitori d'acqua dovrebbero bastare pochi cristalli di solfato di rame a rendere l'ambiente tossico per le larve. In stagni e laghetti un forte contributo alla bonifica lo danno pesci ed altri insetti, voraci predatori di larve. Metodo efficace ma più inquinante è quello di mettere un leggero strato di petrolio o naf ta nelle pozzanghere. I liquidi oleosi occludono le appendici respiratorie delle larve che salgono per respirare, facendole morire per asfissia. Il ministero della Sanità ha ripetutamente invitato le autorità sanitarie portuali ad un aumento della sorveglianza su merci stoccate che possono raccogliere acqua piovana, specialmente su quelle che provengono da Paesi dove la Dengue è endemica. Va comunque ribadito che, al momento della schiusa, le zanzare tigre non sono infette; se non ci sono uomini o animali ammalati, il rischio sanitario è limitato alle pur fastidiose punture. Mario Valpreda


RICERCA SU TREMILA CASI I rischi del bambino obeso Da adulto sarà più esposto a varie malattie
Autore: TRIPODINA ANTONIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, GENETICA, BAMBINI, STATISTICHE
NOMI: MUST AVIVA
ORGANIZZAZIONI: TUFT UNIVERSITY
LUOGHI: ESTERO, USA, BOSTON

UN futuro pieno di rischi attende il bambino obeso. Questa previsione, scientificamente già da tempo acquisita, ha ricevuto una ulteriore autorevole conferma da uno studio statistico, unico nel suo genere, recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine. Un gruppo di ricercatori della Tufts University di Boston, coordinati dalla epidemiologa Aviva Must, ha analizzato sessant'anni di vita di 3000 soggetti che da adolescenti erano stati «misurati» secondo vari parametri morfologici nell'ambito del terzo Harvard Growth Study, svoltosi dal 1922 al 1936. E' risultato, come ci si attendeva, che i giovani che erano inizialmente in sovrappeso sono andati incontro ad eventi morbosi (ipertensione arteriosa, dislipidemia, aterosclerosi, infarto del miocardio, diabete mellito) in una percentuale di gran lunga superiore a quella dei loro compagni di peso normale; e i maschi ancor più delle femmine, in accordo con la nota maggiore pericolosità dell'obesità «androide» (di tipo maschile) rispetto a quella «ginoide» (di tipo femminile). Ma nonostante tutte le evidenze scientifiche, la consapevolezza dei rischi insiti nell'obesità infantile è ancora ben lontana dall'essere sufficientemente diffusa nella cultura popolare, se è vero, come è vero, che il fenomeno è in rapido e costante aumento in tutti i Paesi ad alto tenore di vita e che in Italia una recente indagine ha evidenziato, nella fascia di età tra i 10 e i 14 anni, un'incidenza di obesità del 7,7 per cento fra i maschi e del 5,3 per cento fra le femmine, e di sovrappeso del 33 per cento fra i maschi e del 27,4 per cento fra le femmine. Quando molte giovani donne in gravidanza danno soddisfazione alle loro «voglie» e quando molte giovani mamme guardano con orgoglio alla «floridezza» dei loro bambini, certamente non sospettano che tali inconsapevoli atteggiamenti possono creare un grosso handicap per tutta la vita alle loro inconsapevoli creature: ben l'ottanta per cento delle obesità infantili persiste in età adulta. E sono certamente i casi più difficili da trattare. Si ritiene che esistano due periodi di maggiore sviluppo del grasso corporeo: un periodo che va dal terzo trimestre di vita intra-uterina al diciottesimo mese di vita post-natale, simile nei due sessi, e un periodo che comprende la prepubertà e la pubertà, durante la quale incomincia a manifestarsi una diversa distribuzione del grasso corporeo nei due sessi, più localizzato a livello del tronco nei maschi, più a livello dei fianchi nelle femmine. Il primo periodo è il più critico, poiché è quello in cui più facilmente si innesca il processo della moltiplicazione delle cellule adipose, gli adipociti, venendosi così a creare una eccessiva e irreversibile «cellularità» , che sarà «il problema» di tutta la vita. Il numero degli adipociti è geneticamente determinato in ogni individuo (da 20 a 40 miliardi); tuttavia, quando queste cellule raggiungono un volume critico per un eccessivo accumulo di grassi a sua volta conseguenza di una iper-alimentazione, avviene il «reclutamento» di cellule ancora non completamente differenziate, i pre-adipociti, fino a raggiungere un numero che può essere cinque volte superiore a quello predeterminato. Una volta differenziatesi in adipociti, queste cellule saranno ineliminabili per tutto il resto della vita. E' questo il modo in cui si forma l'obesità «iperplastica», di prevalente, ma non esclusiva, insorgenza in età infantile, ben distinta dall'obesità «ipertrofica», di quasi esclusiva insorgenza in età adulta, in cui all'aumento di volume degli adipociti non consegue il reclutamento di altre cellule. L'obesità iperplastica è difficile da trattare, perché se pur si riuscisse a svuotare del contenuto adiposo ogni singola cellula (anche al di sotto dei valori normali), l'eccessiva massa cellulare non consentirebbe comunque il raggruppamento di una «silhouette» corrispondente ai canoni estetici agognati e permane un'estrema facilità a riprendere gli eventuali chili perduti. Ecco perché la lotta all'obesità e alle patologie ad essa connesse deve essere spostata dall'adulto al bambino, ancor prima che nasca. Ecco l'importanza di una corretta alimentazione, in senso quantitativo e qualitativo, della donna in gravidanza e del bambino nei primissimi anni di vita, in modo particolare se vi è una familiarità per malattie metaboliche. E' uno dei tanti motivi per non escludere senza validi motivi l'alimentazione al seno materno, che non determina iper-nutrizione, sia per la composizione del latte nel corso della poppata, sia per l'autocontrollo del lattante, che partecipa attivamente al suo pasto. E' proprio nel primo periodo della vita che viene orientato il metabolismo energetico di tutta la vita successiva e si instaurano condizionamenti, anche psicologici, che si traducono in abitudini alimentari permanenti. Si pensa che nei primi dodici mesi di vita possa avvenire una sorta di «impressionabilità» ipotalamica, come è già stato dimostrato sperimentalmente nel topo. I disturbi del comportamento alimentare del bambino sono in gran parte influenzati dalla interrelazione con la madre, in un circuito di nevrosi possessiva, per cui si è anche parlato di «bambino sintomo». Antonio Tripodina


STUDIO NORVEGESE Anche il luogo di nascita influisce nel determinare le malformazioni congenite
Autore: GIACOBINI EZIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, GENETICA, BAMBINI, STATISTICHE
ORGANIZZAZIONI: NEW ENGLAND JOURNAL OF MEDICINE
LUOGHI: ESTERO, USA, BOSTON

OGNI anno nascono in Italia 30 mila bambini con gravi malformazioni congenite. Negli Stati Uniti le statistiche parlano di 150 mila casi. Quasi mai si conoscono le cause di questi difetti. Si parla di trasmissione ereditaria attraverso geni multipli (poligenica), cause ambientali non meglio identificate, medicine prese dalla madre durante i primi mesi di gravidanza, una combinazione di fattori genetici e ambientali. E' però provato un maggiore rischio per questi difetti in fratelli o sorelle dei bambini colpiti. Supponiamo ora che una coppia abiti a Torino e abbia un figlio con una malformazione congenita, ad esempio una fessurazione parziale o totale del palato osseo (palatoschisi) o un difetto cardiaco o dello sviluppo di un arto. Se la coppia si trasferisce a Roma e ha un secondo figlio, il rischio di malformazioni nel secondogenito è il medesimo del primogenito o aumenta rispetto a una coppia che abbia continuato a risiedere a Torino o nel caso la madre abbia cambiato il partner? Si sa che tra le donne che hanno avuto un primo figlio con la palatoschisi il rischio che un secondo figlio nasca con il medesimo difetto è del 4 per cento, cioè trenta volte più alto che nella popolazione generale. In uno studio condotto in Norvegia su 372 mila madri che avevano avuto due figli tra il 1967 e il 1989 si sono per l'appunto posti questi quesiti. La Norvegia è nota tra gli epidemiologi per l'accuratezza dei dati registrati dall'anagrafe, che contengono tra l'altro anche informazioni di carattere medico e genetico. Lo studio è stato pubblicato sul New En gland Journal of Medicine. Non fu una sorpresa la verifica del rischio più alto di malformazioni nei secondogeniti, come predetto da studi precedenti. Non solo il rischio è maggiore, ma esiste una relazione diretta con il tipo di difetto riscontrato nel primogenito. Sorprese, invece, a proposito della residenza. Se il rischio di avere una malformazione grave anche nel secondogenito era dell'11 per cento, questa probabilità diminuiva della metà (5 per cento) se la coppia si era trasferita in altra località dopo la nascita del primogenito. Questo dato suggerisce l'importanza di fattori ambientali nel facilitare l'insorgere di malformazioni. Quali potrebbero essere questi fattori? Sono in relazione all'ambiente immediato cioè la casa, il lavoro e l'ambiente esterno? Non dimentichiamoci dell'influenza dell'uso dell'alcol o della droga nella madre, denutrizione o malnutrizione, particolari farmaci o effetto di sostanze chiniche negli alimenti (mercurio ad esempio o nickel). Un'ipotesi legittima è quella che in certi individui particolarmente predisposti (fattori genetici) sia più facile che in altri scatenare certe reazioni in presenza di fattori ambientali dannosi e tossici. Per quanto riguarda l'influenza del partner, questa sembra esser meno chiara. La probabilità di malformazioni nel secondogenito sembra essere diminuita con il cambiamento, ma i dati non sono molto significativi dal punto di vista statistico. Ezio Giacobini Università del Sud Illinois


PRO & CONTRO Sperimentazione animale Ecco le ragioni tecniche di chi la vuole fuori legge
Autore: FRANCONE MARCO

ARGOMENTI: BIOETICA, MEDICINA E FISIOLOGIA, ANIMALI, LEGGI
NOMI: ZBINDEN GERHARDT
LUOGHI: ITALIA
NOTE: Sperimentazione animale, vivisezione

COME si forma e come si perfeziona un chirurgo se non con la vivisezione? Con l'esercitazione sul cadavere e imparando da un altro chirurgo. Uno dei più brillanti chirurghi della fine del diciannovesimo secolo fu Lawson Tait, al quale dobbiamo molte delle nostre attuali tecniche chirurgiche. Nel 1868, ancora ventitreenne, egli eseguì la sua prima ovariotomia e nel 1872 il suo nome passò alla storia come Tait's Operation (rimozione delle appendici uterine in casi di ovarite cronica). Nel 1878, a soli 34 anni, effettuò per la prima volta con successo in Europa la colecistectomia (un'operazione alla cistifellea). Nel 1880 eseguì con successo la prima operazione di asportazione dell'appendice, una operazione relativamente comune al giorno d'oggi. Questi non sono che alcuni dei successi di Tait ed è fuori dubbio che negli anni a venire molte persone dovranno la loro vita al suo talento innovatore. Tait era quindi un chirurgo esperto, ma non doveva la sua abilità agli esperimenti sugli animali. Al contrario, era un feroce critico della vivisezione, che considerava «inutile e fuorviante». Egli riteneva che «nell'interesse della vera scienza il suo impiego dovrebbe essere sospeso, di modo che l'energia e l'abilità dell'investigazione scientifica siano dirette verso strade migliori e più sicure». Nel 1882 con riferimento all'ovariotomia Tait scrisse: «Io affermo senza esitazione che sono stato portato fuori strada dai risultati pubblicati sugli esperimenti animali, e ho dovuto scartarli completamente». Uno dei più noti tossicologi mondiali, Gerhardt Zbinden dell'Istituto di Tossicologia di Zurigo, nel 1966, ha affermato: «La maggior parte delle reazioni negative che si verificano nell'uomo non possono essere dimostrate o evitate grazie agli esperimenti abituali sulla tossicità subacuta e cronica» . Zbinden ha dimostrato che solo tre dei 45 farmaci più comuni hanno effetti collaterali che possono essere predetti tramite gli esperimenti sugli animali. Negli altri 42 casi gli effetti negativi «solo in casi eccezionali vengono scoperti durante gli usuali esperimenti di tossicità». Così è un grave errore quello di fare affidamento sui test animali e di trarne conclusioni che concernano la salute umana. Solo una seria ricerca, senza ricorso alla sperimentazione animale, alla quale venga riconosciuta pari dignità (e che sicuramente ha maggiore scientificità) e soprattutto vengano riconosciuti pari mezzi finanziari e umani, potrà dare la dimostrazione, non solo che gli animali non servono alla ricerca medica, ma anzi che la difesa della salute umana richiede di sbarazzarsi di questi metodi del passato. In Italia sta muovendo i primi passi la legge 12-10-'93 n. 413 dal titolo «Norme sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale» che consente ai medici, ai ricercatori, al personale sanitario dei ruoli professionisti laureati, tecnici ed infermieristici, nonché agli studenti universitari di non prendere parte ad ogni atto connesso alla sperimentazione animale. Negli ultimi anni sono sorte, in Francia, in Italia, in Germania, in Svizzera e in Giappone, società scientifiche che aggregano la comunità di ricercatori che opera con modelli non-animali nel campo della tossicologia e della farmacologia. Nell'ottobre 1991 la Commissione delle Comunità Europee ha istituito l'Ecvam (European Centre for Validation of Alternative Methods) con sede a Ispra (Varese). L'impegno di organismi istituzionali a livello sovrannazionale (Cee, Ocse, Oms), fa sperare che i metodi alternativi alla sperimentazione aninale avranno una sempre maggiore attenzione da parte degli organismi deputati alla ricerca e alla regolamentazione. Marco Francone Lega Anti Vivisezione


ALIMENTAZIONE Dal latte un effetto morfina Scoperte nuove doti di questo cibo fondamentale
Autore: PELLATI RENZO

ARGOMENTI: ALIMENTAZIONE, MEDICINA E FISIOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: ISTITUTO NAZIONALE DELLA NUTRIZIONE
LUOGHI: ITALIA

NELLA nutrizione umana il latte è importante per due apporti fondamentali: proteine e sali di calcio. Le proteine del latte (caseina, lattalbumina) contengono tutti gli aminoacidi definiti «essenziali» per la sintesi dei tessuti, degli ormoni, dell'emoglobina, degli enzimi. Anche altri cibi, come la carne e le uova, contengono gli aminoacidi essenziali, ma nel latte sono in proporzioni più favorevoli. Recenti ricerche presentate all'Istituto Nazionale della Nutrizione hanno documentato ulteriori caratteristiche positive del latte vaccino. Nel corso della digestione della caseina, si formano diverse molecole proteiche di minori dimensioni: dipeptidi, tripeptidi, oligopeptidi. Questo processo si svolge nel lume intestinale. Il seguito avviene a livello dell'orletto a spazzola delle cellule intestinali. Qui sono contenute delle peptidasi che frammentano i di-tri-oligopeptidi nei singoli aminoacidi costituenti, i quali sono poi assorbiti dalla cellula stessa e immessi in circolazione. Fino a poco tempo fa si pensava che gli oligopeptidi rimanessero tali e quali, in attesa che l'azione enzimatica provocasse un ulteriore formazione di aminoacidi. Schlimme, dell'Università di Kiel (Germania), ha dimostrato invece che alcuni di questi peptidi sono dotati di specifiche attività. Questi peptidi infatti (alfa-beta-caseomorfine) riescono a superare la barriera ematoencefalica e si legano ai recettori degli oppiacei, dando così una spiegazione al fatto che il neonato, dopo la poppata, è soddisfatto e si addormenta. Appena cessato l'effetto delle caseomorfine, il bambino torna ad essere facilmente eccitabile. Si può formulare l'ipotesi che questo meccanismo costituisca una specie di sistema d'allarme con cui il neonato (dotato di scarse riserve energetiche) riesce a segnalare in tempo i suoi bisogni. Le alfa-beta-caseomorfine hanno anche effetti importanti sulla motilità gastro-intestinale, riducendo i fenomeni diarroici (evidenti nel neonato) e contribuendo a mantenere un ottimale equilibrio acqua-elettroliti (agirebbero sui recettori intestinali). Le alfa-beta-caseomorfine sono chiamate esorfine, a causa della loro origine esogena e per distinguerle dai peptidi oppioidi endogeni, chiamati endorfine, che hanno invece altre mansioni (trasmissione del dolore). Le attività fisiologiche dei peptidi derivati dalla caseina coinvolgono anche la stimolazione di alcuni ormoni (insulina), alcune fasi del processo della coagulazione del sangue, le difese immunitarie. E' interessante anche l'attività di alcuni aminoacidi presenti nel latte in quantità più elevata che in altri cibi di origine animale. In particolare è stato studiato il triptofano, l'aminoacido deputato alla sintesi di serotonina, un neurotrasmettitore la cui carenza può provocare aumento dell'aggressività, diminuzione del sonno e fenomeni depressivi transitori. Per chi si trova nella necessità di moderare il consumo dei derivati del latte, la tecnologia moderna oggi ha messo a punto dei prodotti innovativi che uniscono, a un minor contenuto lipidico, un maggior apporto proteico, grazie all'incorporazione di siero di latte (ricco di lattoalbumina e lattoglobulina), fermenti selezionati e sostanze naturali aromatizzanti (per esempio: il diacetile) tipiche della produzione casearia tradizionale. Renzo Pellati




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