TUTTOSCIENZE 27 luglio 94

TURISMO VERDE Viaggiatori o cavallette? Impatto disastroso sui paradisi naturali
Autore: MORETTI MARCO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, TURISMO, INQUINAMENTO, AMBIENTE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: Ecoturismo

IL desiderio di trascorrere le vacanze fra la natura incontaminata è, paradossalmente, uno dei maggiori pericoli per l'ambiente. I milioni di turisti che visitano le Alpi dell'Europa, i parchi nazionali degli Stati Uniti, le paludi del Brasile, le vette dell'Himalaya, le savane africane o la Grande Barriera Corallina australiana provocano sempre più spesso un pesante impatto sull'ambiente. E' un paradosso, ma il crescente interesse per attività genericamente definibili di ecoturismo sposta in aree protette (spesso per la fragilità, oltre che per la peculiarità del luogo) masse di visitatori attratti dal birdwatching, dall'alpinismo, dalla fauna, dalla foresta pluviale o dagli abissi corallini. In un mercato mondiale regolato dalla legge della domanda e dell'offerta, s'innesca un meccanismo perverso: l'affluenza turistica impone la costruzione di strutture di ricezione alberghiera e di distribuzione. Nascono i primi problemi di smaltimento dei rifiuti e dei liquami biologici senza inquinare. E con l'aumento dei visitatori, il problema s'ingrandisce fino a minacciare lo stesso ecosistema del parco. Così l'ecoturismo, nato nei primi Anni Ottanta negli Stati Uniti come modo di viaggiare ambientalmente consapevole, in reazione allo stile banale e spesso irresponsabile della vacanza tutto compreso, diventando di massa scopre i propri limiti. Un congresso su questo tema, che ha avuto luogo lo scorso inverno a Hobart, ha quantificato questo aumento nel 30 per cento all'anno a partire dal 1990. Un boom che riguarda soprattutto i tre giganti anglosassoni: Stati Uniti, Canada e Australia. In quest'ultimo Paese, il richiamo naturalistico rappresenta il 18 per cento dell'intero settore turistico. Ma anche in Europa si moltiplicano le proposte di vacanze verdi: salvare le tartarughe Caretta-caretta a Lampedusa, osservare il falco pellegrino nel paradiso ornitologico delle isole Frisone in Olanda, vedere i bufali in Polonia o inseguire stambecchi e marmotte sulle nostre Alpi. Alla base dell'ecoturismo ci sono alcune regole di fondo. Il viaggio ha un fine educativo: l'ecoturista si muove nell'ambiente attento a non alterarlo e cercando d'interpretarlo. «Immerge i sensi nella natura, libero dalle distrazioni della tecnologia moderna, per scoprire un nuovo tipo di ego: migliore di ciò che esiste nel mondo di tutti i giorni», spiega Bob Brown, il leader del movimento ecologista della Tasmania, sostenitore nei primi Anni Ottanta dell'ecoturismo come alternativa economica al disboscamento e alla costruzione di dighe che modificano irreversibilmente il corso dei fiumi e il paesaggio dell'isola. L'ultima, ma importantissima regola, è che questa forma di turismo dev'essere ecologicamente sostenibile: deve evitare di innescare processi di erosione e di inquinamento. La soluzione di un fenomeno di così vaste dimensioni richiede interventi sia individuali sia collettivi. E' importante che il turista ecologicamente consapevole lasci l'altrove visitato così come lo trova. Dalle montagne dietro casa al più esotico dei parchi nazionali, ciò significa non disperdere nulla nell'ambiente, camminare solo sui sentieri per non alimentare l'erosione del suolo, rispettare i divieti d'ingresso nelle aree destinate alla riproduzione della fauna, non dare cibo agli animali selvatici (il cambio di dieta può provocare malattie e in luoghi ad altra frequenza turistica può impedire ai cuccioli di imparare a procurarsi il cibo autonomamente), non accendere fuochi e osservare tutte le norme per la conservazione ambientale dettate dalle autorità preposte alla tutela del parco. Infine, non richiedere un livello di comfort superiore a quello proposto: rapportarsi con la natura significa anche liberarsi dalle proprie schiavitù quotidiane. Pretendere in mezzo alla foresta amazzonica le stesse comodità di casa propria vuol dire incoraggiare la cementificazione di quel luogo. L'autodisciplina individuale è importante quanto le iniziative di gruppo: la spedizione di Reinhold Messner di alcuni anni fa, per ripulire le alte quote himalayane dalle bombole d'ossigeno scariche e dal più svariato materiale alpinistico abbandonato in decenni di ascensioni, è stata importante come lo sono gli incontri organizzati dalle Pro loco di montagna per pulire una valle o tenere aperti i sentieri. Perché la consapevolezza ambientale non si misura con il numero di meraviglie naturali e di animali esotici che si è riusciti a vedere, ma con un corretto comportamento nella vita di tutti i giorni. E non sono giustificabili dall'interesse ambientale i safari fotografici stile Kenya, dove nello Tsavo National Park i Land Rover assediano i leoni nascosti fra i cespugli facendo rombare i motori per farli uscire allo scoperto e offrirli agli zoom affamati dei turisti. Sono invece in linea con i principi dell'ecoturismo le attività di alcune game-farm di Zimbabwe, Namibia e Sud Africa, dove si curano gli animali feriti, si allevano i cuccioli abbandonati dalla madre e si proteggono esemplari di specie in pericolo d'estinzione. E per finanziare tutte queste attività vengono ospitati anche i turisti attratti dagli animali della savana. In molti casi è però fondamentale l'intervento dei governi per controllare l'impatto ambientale del turismo verde e delle strutture a esso destinate. Un esempio positivo viene dall'Australia, dove negli ultimi vent'anni è aumentato di dieci volte il numero di turisti che visitano la Grande Barriera Corallina, il più vasto ecosistema marino del pianeta. Un'espansione che ha provocato pericolosi fenomeni di inquinamento causati dagli scarichi degli alberghi. Per arginare il problema, molti resort situati su isole e atolli corallini sono stati attrezzati con impianti di autosmaltimento dei rifiuti solidi e dei liquami biologici. In molte isole è stato anche introdotto il numero chiuso, per evitare i guasti alla fauna e alla flora prodotti da sovraffollamento umano. La costruzione di nuove strutture è stata vincolata alla compatibilità con il paesaggio e con l'habitat delle diverse specie animali che popolano il luogo. E per limitare l'erosione sono state finalmente vietate le passeggiate turistiche con scarpette di gomma sui banchi corallini. Iniziative analoghe sono state prese, in ambienti molto diversi, anche in Canada, Stati Uniti e Nuova Zelanda. In quest'ultimo Paese è stato imposto il numero chiuso e vietato il campeggio sul Milford Track, uno dei più famosi trekking del mondo, un itinerario di quattro giorni attraverso foresta pluviale, laghi e cascate fino a un fiordo dove vivono delfini, foche e pinguini. Il numero chiuso è arrivato persino alle Seychelles: questo mito vacanziero, fatto di scogliere coralline e spiagge di sabbia bianca fissate dalle palme da cocco, è stato limitato a 100 mila visitatori all'anno per evitare che il sovraffollamento alimenti l'erosione. E un'attenta politica del paesaggio ha vietato le costruzioni più alte di una palma. Marco Moretti


EROSIONE DELLE COSTE Spiaggia mia dove sei finita
Autore: CABIATI IRENE

ARGOMENTI: GEOGRAFIA E GEOFISICA, MARE, AMBIENTE, INCHIESTA, STATISTICHE
NOMI: LUPIA PALMIERI ELVIDIO, FIERRO GIULIANO
ORGANIZZAZIONI: ADNKRONOS
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: C. Le regioni d'Italia che maggiormente soffrono le conseguenze dell'erosione delle coste

LULI, operatore turistico nella zona di Sanremo, ogni anno, come un piantatore di alberi tropicali, allineava con orgoglio una bella fila di ombrelloni su una piccola spiaggia coperta di minuscola ghiaia. Oggi al posto della ghiaia c'è una striscia di grossi ciotoli scaricati a riva dalle mareggiate. Qui Luli ha costruito, secchio dopo secchio, una piattaforma di sabbia: apre ogni giorno tre o quattro ombrelloni in attesa di improbabili bagnanti. A poco è servita la diga di massi sistemati a pochi metri dalla battigia. Il mare ha divorato tutto. Centinaia di chilometri di arenile subiscono ogni anno la stessa sorte. Il fenomeno è diffuso su tutti i litorali dove è forte la presenza umana. In Italia, secondo un'indagine del ministero dell'Ambiente pubblicata dall'agenzia AdnKronos, dei circa 3300 chilometri di spiagge il 42 per cento subisce riduzioni. In alcuni casi, l'arenile non esiste più. A forza di rosicchiare, il mare non sta soltanto portando via lo spazio prendisole dei bagnanti, ma compromette anche l'equilibrio della costa. Con la demolizione del litorale, talvolta riesce a far giustizia di costruzioni abusive, ma minaccia anche la stabilità di opere utili. Come fa notare Elvidio Lupia Palmieri, ordinario di Geografia Fisica all'Università di Roma e vicepresidente del comitato scientifico del ministero dell'Ambiente, «le spiagge, nei tempi geologici, si sono modificate frequentemente. I tre quarti delle terre emerse sono coperti da rocce sedimentarie di origine marina». Perché i litorali si «muovono»? Oltre all'attività postvulcanica in alcune zone (lungo la costa di Napoli, in certi periodi, le acque del mare sono arrivate ad aumentare anche di 2 millimetri al giorno) c'è un normale aumento che si verifica sin dall'ultima glaciazione (20 mila anni fa): la crescita per fusione glaciale attualmente è di 1,1 millimetri all'anno, per un totale di 110-120 metri. Nel Mediterraneo il valore è più elevato, 1,6 millimetri annui. In questo caso intervengono anche fattori non naturali che derivano dall'attività estrattiva di fluidi dal sottosuolo (acqua e metano) e che determinano subsidenza (abbassamento del territorio): in meno di un secolo il litorale adriatico si è abbassato di 30 centimentri a Rimini, 80 a Ravenna, 170 ad Ariano Polesine. Il fenomeno della subsidenza è rilevante anche in Liguria. La costa di Albenga tende ad abbassarsi per il continuo prelievo di acqua utile alle coltivazioni orticole. «Ma il pericolo più grave viene dal litorale - denuncia Giuliano Fierro, ordinario di Geologia marina all'Università di Genova e curatore dell'Atlante dell'erosione delle spiagge (in via di pubblicazione a cura di Cnr e Università) -. Se, come è in programma, verrà spostata la linea ferroviaria, verrebbe a mancare automaticamente l'opera di difesa costituita dai costosissimi tetrapodi (manufatti di cemento frangiflutti). Non ci illudiamo. I Comuni difficilmente potranno permettersi il costo di quei manufatti. In questo caso il mare avrebbe via libera e potrebbe invadere la conca di Albenga con danni alle colture a alle falde acquifere già inquinate dai materiali chimici usati per l'agricoltura». Non va dimenticato infine l'intervento umano con l'asportazione di materiali sabbiosi e ghiaiosi dai letti dei fiumi e dagli arenili o la realizzazione di opere lungo le coste e nei bacini fluviali. «Lo sbarramento di molti corsi d'acqua - spiega Lupia Palmieri - implica la cattura dei materiali trasportati dal fiume e generalmente scaricati in mare, che vengono quindi a mancare alla zona costiera. Anche le opere di rimboschimento, utili a frenare l'erosione dei suoli, talvolta producono lo stesso effetto». L'apertura di strade litoranee ha favorito la distruzione di cordoni dunari sabbiosi, serbatoi naturali per la ricostituzione delle spiagge dopo le mareggiate. Anche le opere marittime a difesa dei litorali - frangiflutti, pennelli e scogliere artificiali - hanno effetti negativi se sono fatte senza criterio: riforniscono alcuni tratti di spiaggia, ma ne impoveriscono altri. Lo stesso vale per i porti. Come fa notare Giuliano Fierro, la spiaggia di Lavagna è ancora a rischio per gli stessi motivi che avevano causato l'interruzione della linea ferroviaria Roma-Parigi qualche anno fa. In seguito alla costruzione dei due porti di Lavagna e Chiavari, i detriti trasportati dal fiume Entella vengono deviati e depositati in un fondale troppo ripido, a profondità elevate, dove le correnti non riescono a prelevarli e deporli a riva. Occorrerebbe costruire una barriera sottomarina adeguata, parallela alla costa. Non esiste una ricetta miracolosa o economica per far fronte ai danni già fatti, ma sicuramente sarebbe utile, nel pianificare alti interventi, considerare il territorio nella sua globalità e non soltanto per l'area interessata. Gli esperti dell'Universtià sono al lavoro per cercare soluzioni intelligenti. Qualcuno ne terrà conto o finiremo con il prendere la tintarella su sterili blocchi di cemento? Irene Cabiati


LAGO D'ARAL, SALE E DUNE Terribile vendetta dei fiumi snaturati
Autore: RAVIZZA VITTORIO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ACQUA, AGRICOLTURA, AMBIENTE
LUOGHI: ESTERO, CSI, UZBEKISTAN, LAGO D'ARAL
NOTE: Sistema di irrigazione

NEGLI Anni 60 i pianificatori sovietici vararono un faraonico piano per irrigare le steppe dell'Uzbekistan con le acque dei fiumi Amu Dar'ya e Sir Dar'ya. In questo modo condannarono a morte il lago Aral, sesta superficie idrica interna della Terra. Oggi, al posto delle acque verde-azzurro, un tempo pescosissime, avanzano le dune. Se non si troverà rapidamente un rimedio, il lago scomparirà. Prima del progetto di irrigazione, l'Aral si stendeva per 66.100 chilometri quadrati, conteneva 1064 chilometri cubi d'acqua, la salinità era appena di dieci grammi per litro. I due principali affluenti, alimentati dai monti del Pamir, gli portavano ogni anno cinquanta chilometri cubi d'acqua. Oggi la terra coltivata nel bacino dell'Aral è passata da 3 milioni a 7,5 milioni di ettari; il 90 per cento del cotone dell'ex Unione Sovietica, il 40 per cento del riso, il 25 per ento degli ortaggi, il 32 per cento della frutta e dell'uva sono prodotti dalla steppa uzbeka trasformata dall'acqua. Ma a quale prezzo? Dall'inizio degli Anni 70, il Sir Dar'ya ha smesso di alimentare il lago (salvo una parziale ripresa negli anni 1974-1975 particolarmente piovosi) e nell'86 si è inaridito anche l'Amu Dar'ya. A causa dell'evaporazione, il livello del lago si è abbassato di oltre tredici metri. Poiché l'Aral è poco profondo, l'abbassamento del livello dell'acqua ha scoperto il fondo sabbioso per decine di chilometri lungo tutto il perimetro, tanto che numerosi centri abitati, un tempo porti di pesca con importanti industrie conserviere, sono oggi lontanissimi dall'acqua. Si calcola che già alla fine del secolo la superficie sarà ridotta all'otto per cento di quella del '60 e che la salinità raggiungerà i 140 grammi per litro, uccidendo qualsiasi forma di vita. Le immagini riprese dai satelliti e le osservazioni fatte da astronauti russi e americani ci mostrano come periodiche tempeste sollevino dalla parte prosciugata del lago nubi di sabbia e polvere frammiste a sale (oltre quaranta milioni di tonnellate l'anno) che sono depositate sui campi coltivati a centinaia di chilometri di distanza. L'irrigazione stessa, fatta con una tecnica approssimativa che provoca la dispersione del 60 per cento dell'acqua prima che arrivi a destinazione, minaccia di creare il deserto proprio là dove aveva consentito di sostituire i campi alla steppa. E' infatti in corso un rapido processo di salinizzazione del suolo che si lascia dietro terreni divenuti a mano a mano incoltivabili. La tecnica dell'allagamento dilava i campi caricandosi di fertilizzanti, diserbanti e insetticidi che finiscono nei canali di scolo e di qui nei fiumi ridotti a miseri rivoli inquinati, oppure nelle depressioni naturali dove la forte evaporazione provoca il deposito dei sali minerali e dei metalli di cui le acque sono sature, creando estesi depositi velenosi. L'effetto di questo sconvolgimento ecologico è stato drammatico anche sulle scarse zone umide di una regione che nel complesso già era una delle più aride della Terra. Gli oltre cinquanta laghi del delta dell'Amu Dar'ya si stanno prosciugando, i canneti e gli acquitrini che li circondano, estesi un tempo per 550 mila ettari, si sono ridotti a poco più di ventimila e stanno morendo. La stessa sorte stanno subendo le esigue foreste che fiancheggiavano i due grandi fiumi. Delle 178 specie animali che vivevano nella regione, ne sono rimaste appena 38. Praticamente distrutta la fiorente attività di pesca, che dava cinquantamila tonnellate di pesce e da vivere a cinquantamila persone. Davanti al disastro ormai evidente provocato da una pianificazione assurda, a un certo punto si è fatta strada un'ipotesi di «salvataggio» dalle proporzioni distruttive forse ancora maggiori: deviare verso l'Aral morente le acque del fiume Irtysh, che nasce dai monti Altai e che scorre verso il Mar Glaciale Artico unendosi all'Ob. D'altra parte, rinunciare alle acque dell'Amu Dar'ya e del Sir Dar'ya significherebbe togliere la linfa vitale alle coltivazioni e condannare a una inevitabile decadenza fattorie, industrie di trasformazione e i centri abitati sorti negli ultimi decenni, insieme con lo sviluppo della coltivazione del cotone e degli ortaggi. Una decisione su questo o su altri progetti per l'Aral comporta in ogni caso rischi enormi: l'uomo, come un apprendista stregone, non sa più che fare davanti alle forze distruttive che lui stesso ha scatenato. Vittorio Ravizza


TORINO E MILANO Una laurea in Scienza dei materiali
Autore: V_RAV

ARGOMENTI: DIDATTICA, UNIVERSITA', LAUREE
LUOGHI: ITALIA, TORINO (TO), MILANO (MI)

PER ora gli studenti saranno solo quaranta perché le strutture non consentono di accoglierne di più, ma nei prossimi anni cresceranno sicuramente. Il corso di laurea in Scienza dei materiali che partirà con il prossimo anno accademico alla facoltà di Scienze dell'università di Torino ha infatti tutte le caratteristiche per un rapido decollo: i giovani sono alla ricerca di studi che portino a sbocchi professionali non inflazionati (o addirittura illusori), le imprese hanno necessità di addetti altamente qualificati e il campo dei nuovi materiali è in rapidissima evoluzione. Accanto al corso di laurea inizierà anche un corso di diploma in Scienza del materiali, o laurea breve, aperto a 20 studenti. L'idea di un corso di questo genere è nata a Torino nell'86; punto di partenza, un'indagine svolta dalla facoltà di Scienze insieme con l'Associazione per Tecnocity e la Fondazione Agnelli. Ci sono voluti otto anni ma infine l'idea ha fatto breccia: il corso partirà, oltre che all'Università di Torino, anche a quella di Milano, e l'anno successivo in quella di Padova. Per l'università italiana si tratta del primo corso del genere. Per la verità al Politecnico di Torino, ad esempio, esiste un corso di ingegneria dei materiali. «Ma - spiega il professor Zecchina, animatore, con il preside prof. Borello, del nuovo corso di laurea - vi sono differenze notevoli; il corso del Politecnico è di natura eminentemente applicativa, quello dell'università ha carattere di base. Per fare un esempio: un ingegnere usa le fibre di carbonio per farne un oggetto tecnologico, l'università si occupa di preparare la tecnologia e i tecnologi per produrre le fibre. Tra noi e loro ci sono collaborazioni in corso e ce ne saranno ancor più in futuro». Il corso di laurea avrà una durata di 5 anni (un triennio di formazione di base e un triennio di indirizzo), 25 esami e come base le discipline fondamentali di matematica, fisica e chimica. L'ammissione avverrà mediante una prova di selezione prevista per il 14 settembre (preiscrizione entro il 31 agosto). L'obiettivo, dice il piano di studi, è di formare ricercatori, esperti in processi e tecnologie avanzate e manager di ricerca, in grado di affrontare le moderne tematiche relative allo sviluppo di materiali innovativi per applicazioni in settori come i materiali metallici, i semiconduttori, i polimerici, i materiali funzionali per applicazioni elettroniche. «Sarà un corso piuttosto duro» ammettono gli ideatori. I laureati, infatti, dovranno conseguire un'ottima preparazione in chimica, fisica e matematica, una specifica formazione teorica e sperimentale nella scienza dei materiali, un accurato addestramento all'uso di tecniche sperimentali di sintesi, di caratterizzazione dei materiali e di controllo della loro produzione e qualità, nonché all'uso di tecniche di simulazione per la progettazione di nuovi materiali. Considerazioni analoghe si devono fare per il corso di diploma. Esso dura tre anni, prevede 14 corsi e relativi esami per la formazione di base e 5 per la formazione professionale, compreso un tirocinio di sei mesi in un'industria o in un centro di ricerca. I corsi partono tra non poche difficoltà, grazie più che altro alla grande disponibilità dei docenti. Questi infatti saranno gli stessi della facoltà di Scienze che già si occupano a vario titolo di scienza dei materiali; si accolleranno l'onere di tenere i nuovi corsi e di seguire i laboratori del tutto gratuitamente, nell'attesa di essere affiancati da altri insegnanti. Mancano i laboratori per cui si useranno quelli dell'Istituto Avogadro. La stessa situazione generale dell'economia non induce certo all'ottimismo (e nemmeno alla generosità, se un appello rivolto a industrie, enti e banche ha fruttato appena un centinaio di milioni). Ma, dicono i promotori dei due corsi, proprio queste difficoltà sottolineano la necessità per l'economia (per quella piemontese in particolare) di prepararsi a competere su terreni nei quali nei Paesi più sviluppati si è già più avanti di noi. (v. rav.)


TROPPO FOSFORO NEL MASSACIUCCOLI Soffoca il lago di Puccini Un'alga prospera e fa strage di pesci
Autore: NERI GIOVANNI

ARGOMENTI: ECOLOGIA, AMBIENTE, ACQUA
NOMI: MAESTRELLI STEFANO
LUOGHI: ITALIA

SE non fosse per Puccini e per quella villa un po' in rovina, probabilmente sarebbe uno dei laghi meno conosciuti d'Italia. Una pozza d'acqua scura, profonda pochi metri, piena di canne e di memorie di antiche battute di caccia. Destinato geologicamente a prosciugarsi - come del resto è successo nei secoli ai suoi gemelli, che punteggiavano l'entroterra di molte coste italiane - il lago di Massaciuccoli deve fare i conti adesso con un nuovo nemico: il «Prymnesium parvum fitoflagellato endemico», un'alga microscopica che secondo l'Usl di Lucca ha già ucciso migliaia di pesci. L'allarme è scattato all'inizio dell'estate: muggini, ragni, pesci gatto e anguille sono finiti sulle sponde o a intasare i canali. Una strage. Una strage che si era già preannunciata in passato con puntuali morie molto più contenute e che quest'anno ha assunto invece proporzioni eccezionali a causa del caldo. Vietate la pesca e la balneazione, è stata così avviata la pulizia e anche i canali sono stati dragati da alghe e pesci morti. A favorire il proliferare dell'alga - secondo le analisi dell'Usl - sono state una sempre maggiore salinità delle acque e i nutrienti portati da alcuni fossi altamente inquinanti, in particolare il Pantaneto e il canale Burlamacca. Come nell'Adriatico delle mucillaggini, la presenza dell'alga è direttamente proporzionale alla quantità di inquinamento. Un inquinamento che tocca direttamente anche il Parco di Migliarino. «Tutta colpa del fosforo che favorisce la fioritura dell'alga - dice Stefano Maestrelli, commissario straordinario dell'ente - fosforo, tanto fosforo che arriva dagli scarichi e dagli impianti di depurazione che funzionano male». Sotto accusa, secondo le analisi dell'Usl, le reti fognarie di Viareggio e Massarosa, insufficienti e mal funzionanti. Sulla sponda del lago nel territorio di Vecchiano esiste un impianto di depurazione dotato di defosforatore, che però non ha eliminato i problemi. Proprio il fosforo depositato sul fondo è diventato una bomba a orologeria per l'equilibrio ambientale e da un pezzo sono sparite anatre e folaghe che nel Massaciuccoli da tempo non trovano più nulla da mangiare. Giovanni Neri


PINATUBO, TRE ANNI DOPO Polveri e gas del vulcano riducono l'ozono E la temperatura media della Terra, che si era abbassata, torna a salire
Autore: TIBALDI ALESSANDRO

ARGOMENTI: GEOGRAFIA E GEOFISICA, METEOROLOGIA, VULCANO, ERUZIONI
LUOGHI: ESTERO, FILIPPINE

RACCONTA un contadino delle Filippine, che viveva alle pendici del vulcano Pinatubo, esploso nel giugno del 1991: «Raccolsi a tentoni poche cose e corsi attraverso i campi nel buio. Mia moglie e i bambini continuavano a inciampare, finché arrivammo alla strada e ci mettemmo a seguire i più vicini a noi. Improvvisamente scorsi i fari accesi di un camion. L'autista non riuscì a vedere un gruppo di persone e le investì. Erano le due del pomeriggio». La mancanza totale di luce in questa regione, durante le varie esplosioni che si sono succedute per giorni e giorni nell'estate di tre anni fa, può essere spiegata con le immense quantità di ceneri molto leggere, e quindi in grado di ristagnare nell'aria, eruttate dal vulcano. Questi prodotti sono poi lentamente ricaduti su un'area di diverse centinaia di chilometri quadrati con spessori fino a un metro. Le ceneri più fini e i gas, invece, sono stati scagliati in aria fino a un'altezza di trenta- quaranta chilometri, entrando in una zona dell'atmosfera, chiamata stratosfera, dove sono stati presi in carico dai venti e sparsi per decine di migliaia di chilometri. E' come se la Terra fosse stata circondata da una sfera invisibile che si è sovrapposta tra noi e il Sole. Ma questa sfera, che effetti ha prodotto o sta producendo in Italia e nel resto del mondo? Il principale effetto è stato un abbassamento della temperatura media globale nel 1992, dopo due anni di temperature alte da record. Nella primavera dell'anno scorso le polveri e i gas del Pinatubo, dispersi dai venti nella stratosfera, si sono estesi dai Tropici fino a quasi tutto il resto del mondo. Alcuni gas si sono infatti combinati con il vapore acqueo, formando particelle di acido solforico, le quali hanno la proprietà di aumentare la percentuale di radiazione solare riflessa nello spazio. La dispersione graduale di questi materiali e la loro ricaduta hanno fatto tornare all'inizio di quest'anno i valori di riflessione uguali a quelli pre-eruzione. Ma le persone particolarmente «calorose» non devono farsi illusioni: l'abbassamento della temperatura della superficie terrestre nel 1992, se inquadrata a più ampia scala temporale, rappresenta in realtà un semplice rallentamento momentaneo del trend generale di continuo innalzamento della temperatura, e non un'inversione di tendenza. Dopo episodi alterni tra il 1951 e il 1971, le ultime due decadi vedono un chiaro e continuo aumento della temperatura media annuale misurata alla superficie del suolo. L'anomalia positiva massima di mezzo grado centigrado è stata raggiunta nel 1990, valore apparentemente piccolo se si pensa che un innalzamento della temperatura di due o tre gradi sarebbe sufficiente a sciogliere vaste porzioni delle calotte glaciali, con conseguente innalzamento del livello del mare, e a sconvolgere il sistema di precipitazioni associato al clima attuale. Un altro effetto delle polveri e dei gas emessi dal Pinatubo è stato di ridurre le concentrazioni di ozono nelle regioni polari. Nella stratosfera antartica, infatti, sono state osservate le più basse quote di ozono mai misurate, mentre contemporaneamente il buco nello strato di ozono presentava il diametro più grande mai registrato: più grande del cinquanta per cento, ad esempio, rispetto al 1991. Alessandro Tibaldi Università di Milano


VACANZE NEI PAESI ESOTICI Poi non dite: non lo sapevo! Premunirsi contro tutti i rischi per la salute
Autore: LEVI MARINA

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, TURISMO, VIAGGI, SANITA'
LUOGHI: ITALIA
NOTE: Tipi di malattie che si possono contrarre durante viaggi all'estero. Prevenzione

BAMBINI piccoli, donne in gravidanza, persone anziane o malati cronici, non fatevi suggestionare dai paesi esotici, troppo caldi e con cattive condizioni igienico-sanitarie. Ve ne pentireste. Per affrontare quei climi e quei disagi, occorre essere in buona forma - anche psicologica - e informarsi bene, presso il più vicino Ufficio d'Igiene, delle malattie locali e delle eventuali misure profilattiche da prendere. Obbligatoria per entrare in alcuni Paesi africani e asiatici è la vaccinazione contro la febbre gialla, documentata da un Certificato di vaccinazione internazionale valido 10 anni. Alcuni Stati richiedono, in particolare a certe categorie di lavoratori, la certificazione di non essere affetti da Aids. Febbre gialla E' una malattia virale, trasmessa da zanzare, presente in Africa Centrale e in alcune zone dell'America Centrale e Meridionale. Si presenta con febbre, malessere, mal di testa. Può essere mortale. Il vaccino è sicuro ed efficace. Unica controindicazione: l'allergia alle uova. Febbre tifoide E' provocata da un batterio della famiglia delle salmonelle; si trasmette attraverso acqua e cibi infetti. Si presenta con febbre, mal di testa, dolori muscolari e addominali, in seguito compare diarrea. Guarisce se curata prontamente con antibiotici, altrimenti può dare anche gravi complicazioni. Il vaccino è dato per via orale, si prende un giorno sì e uno no per 3 volte, ma dà una protezione solo del 70%, per cui è indispensabile l'igiene alimentare. Colera E' provocato da un bacillo; si trasmette con acqua e cibi infetti; endemico in alcune regioni dell'Asia, Medio Oriente, Africa e America Meridionale, periodicamente provoca epidemie in alcune regioni. Causa diarrea, vomito con conseguente grave disidratazione. Il vaccino è scarsamente efficace (40%) e quindi sconsigliato dalla stessa Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Consigliata l'igiene alimentare. Epatite A Malattia virale, trasmessa con acqua e cibi. Colpisce il fegato, causando un lungo periodo di malessere e ittero (colorito giallo della pelle). Guarisce comunque senza lasciare residui. Recentemente è stato messo a punto il vaccino, che tuttavia non è ancora disponibile in commercio in Italia. Consigliata l'igiene alimentare. Epatite B Malattia virale, si trasmette con scambio di sangue infetto (siringhe, trasfusioni), ma anche attraverso rapporti sessuali. Sintomi analoghi a quelli dell'epatite A, ma la malattia è più grave perché può cronicizzarsi e alla lunga provocare cirrosi epatica. Il vaccino è sicuro ed efficace. Consiste in due iniezioni a distanza di un mese e un richiamo dopo sei mesi. La protezione è assicurata dopo la terza dose. I portatori anche sani sono più frequenti in Paesi poveri, ma sono presenti anche nei nostri Paesi, per cui la vaccinazione è consigliabile anche indipendentemente dai viaggi. Tetano Malattia causata dalla tossina di un bacillo, contro cui conviene comunque essere vaccinati, quindi iniezione di richiamo se non sono passati più di 10 anni dall'ultima vaccinazione, altrimenti si ricomincia il ciclo (due fiale a distanza di un mese, poi una dopo un anno). Morbillo In Paesi tropicali e in via di sviluppo il rischio è più alto e la malattia può complicarsi, per cui vaccino consigliato a chi non ha superato la malattia. La vaccinazione contro la meningite e la rabbia deve essere effettuata solo se ci si reca in zone particolarmente a rischio per periodi prolungati. Alimentazione Numerose malattie batteriche, virali, parassitarie, si trasmettono attraverso cibi e acqua infetti. Oltre a quelle potenzialmente più pericolose, come tifo, colera, epatite, esiste un disturbo comunissimo che colpisce un'alta percentuale di turisti che si recano in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina: la cosiddetta «diarrea del viaggiatore». Essa è dovuta a varie specie di batteri e virus presenti nel luogo, contro cui gli abitanti dei Paesi industrializzati non hanno sviluppato difese naturali. Durante la prima settimana di viaggio compare diarrea, accompagnata o no da dolori addominali, vomito, disidratazione, malessere, febbre. I disturbi durano 3, 4 giorni poi regrediscono; se continuano è bene consultare un medico. Sono più a rischio bambini, anziani e persone che assumono farmaci che riducono l'acidità dello stomaco o che sono stati sottoposti a resezione gastrica. In questi casi occorre cercare di rimpiazzare le perdite di liquidi bevendo molto, assumere un farmaco antidiarroico ed eventualmente un antibiotico specifico per i germi intestinali. Sono molto importanti le misure di igiene alimentare: _evitare verdure crude e frutta non sbucciata, frutti di mare, carne cruda, salse, creme, latte non bollito, gelati sfusi; anche i cibi cotti possono essere un rischio se sono serviti freddi o scaldati dopo una precedente cottura, perché a temperatura ambiente vi può essere sviluppo di agenti patogeni contaminanti; _bere solo acqua bollita, sotto forma di caffè e té caldi, o acqua minerale, bibite, birra, vino conservati in bottiglia e senza ghiaccio, che può essere contaminato. L'acqua può essere facilmente sterilizzata anche per il lavaggio dei denti, facendola bollire immergendo l'apposita spirale elettrica nel recipiente che la contiene o aggiungendo cloro o iodio (10 gocce di tintura di iodio al 2% in 1 litro di acqua o le apposite compresse o soluzioni a base di cloro vendute in farmacia); _evitare i cibi venduti per la strada, attraenti ma potenzialmente pericolosi; _lavarsi frequentemente le mani, possibilmente con un sapone disinfettante. Malaria E' causata da un protozoo, chiamato Plasmodio, che può essere di 4 specie: Falciparum, Vivax, Ovale, Malariae. Il Falciparum è il più grave e resistente alle cure. Esso si trasmette attraverso la puntura di zanzare Anopheles. Sono allo studio vaccini, che però non sono ancora disponibili. Poiché si tratta di una malattia potenzialmente mortale e molto diffusa in Africa, nell'America Meridionale e in Paesi del Sud- Est Asiatico, è bene essere molto rigorosi nelle misure di prevenzione. Prima di tutto occorre evitare le punture di zanzara: _la zanzara punge di solito di notte, quindi cercare di non uscire dopo il tramonto o coprirsi con abiti e pantaloni lunghi, di colore scuro; _evitare profumi e applicare invece sulla pelle repellenti a base di dimetilftalato o N N- dietil-m-toluamide; _dormire in camere con finestre e porte chiuse, possibilmente con condizionatore d'aria o con zanzariere alle finestre e sul letto, controllando bene che le zanzare non siano penetrate; _usare spray insetticidi o diffusori a batteria o a corrente di insetticidi al piretro. Se ci si reca in zone a rischio, bisogna assumere i farmaci consigliati per la profilassi esattamente alle dosi indicate e per il tempo necessario, anche dopo il ritorno. Malgrado questo, però, occorre sapere che nessun farmaco è efficace al 100%, per cui se compaiono febbre, malessere, dolori muscolari, diarrea, vomito, tosse, è bene rivolgersi comunque a un medico; alcuni farmaci usati per la profilassi e la terapia possono dare effetti collaterali o allergie. Il mondo è stato suddiviso dall'Oms in zone di 4 tipi: _zone con rischio assente; _zona A (Medio Oriente, America Centrale) con rischio basso, stagionale, assente nelle aree urbane. Profilassi consigliata: Clorochina o nessuna profilassi; _zona B (Sub Continente Indiano, Borneo) con rischio abbastanza basso. Profilassi consigliata: ClorochinapiùProguanil; _zona C, rischio alto (Africa, Bacino Amazzonico, Sud- Est Asiatico). Profilassi con Meflochina o Clorochina e Proguanil, Cocicartina. Malattie sessuali I viaggi sono spesso occasione di rapporti sessuali occasionali, a volte anche con prostitute. L'Aids è la malattia che negli ultimi anni ha creato maggior allarme, e a ragione, in quanto in particolare in Africa e nei Paesi in via di sviluppo ha una diffusione sempre maggiore, non solo attraverso rapporti omosessuali, uso di siringhe infette, ma anche attraverso rapporti eterosessuali. Tuttavia non bisogna dimenticare altre malattie che nei nostri Paesi sono meno diffuse: sifilide, gonorrea, herpes, papilloma virus (causa di condilomi acuminati). Non è quindi superfluo raccomandare prudenza e uso del profilattico (meglio fornirsene prima di partire). Marina Levi E se la partenza per le vacanze fosse l'occasione per fare il punto sul proprio stato di salute con il medico curante? Con il suo aiuto, ad esempio, si potrebbe preparare una piccola borsa di medicinali di scorta per ogni evenienza. Indicativamente, essa deve contenere: le eventuali medicine che si prendono abitualmente; materiale per piccole medicazioni (salviettine imbevute di disinfettante, cerotti medicati, pomata per distorsioni e contusioni, una benda elastica), un antibiotico a largo spettro a cui si sia sicuri di non essere allergici (da usare in caso di ascessi dentari, faringiti, otiti, sinusiti), un farmaco antidolorifico, antifebbrile (aspirina, paracetamolo), un antispastico (per eventuali dolori addominali), un antidiarroico, un antibiotico specifico per l'intestino. Se è il caso, creme di protezione solare e repellenti per gli insetti. E se, malgrado tutto, ci si ammala? La propria Ussl fornisce un modulo chiamato «E 111» che dà diritto, nei Paesi della Cee, alle prestazioni sanitarie del Paese ospite. Per Austria, Brasile, Svezia, Monaco, San Marino, esiste un modulo analogo. Negli altri Paesi bisogna pagare, per cui può essere utile stipulare un contratto assicurativo prima della partenza. Utilissimo è il cosiddetto «Passaporto sanitario». Si tratta di un documento facoltativo, reperibile presso alcune farmacie, in cui si possono annotare i propri dati, il gruppo sanguigno, una sintesi della propria storia clinica, le terapie seguite, eventuali allergie, il tutto tradotto in varie lingue. I medici stranieri potranno scrivere eventuali annotazioni in francese o inglese e voi stessi potrete segnalare disturbi o problemi da riferire al ritorno.(m.l.)


IL MAL DI MOVIMENTO Sto malissimo, fatemi scendere Vertigini e vomito quando l'oscillazione supera certi limiti
Autore: U_D_A

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, TRASPORTI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: Mal di mare, mal d'auto, mal d'aereo

IL male di movimento, o chinetosi (dal greco), è un insieme di disturbi che si manifestano quando si viaggia in mare, in auto, in treno, in aereo. Quasi tutti possono esserne colpiti quando si superano certi limiti di movimento, oscillazione, inclinazione. I sintomi sono penosi: vertigini, vomito, prostrazione che rende abulici, inerti, indifferenti a tutto. Per chi è in mare i consigli sono: stare al centro della nave, in ambiente ventilato, evitare gli odori, il tabacco, il caffè, gli alcolici, i pasti abbondanti; bere acqua minerale fresca e frizzante; cercare di distrarsi passeggiando o con svaghi sportivi, fissare la lontana linea dell'orizzonte che non segue i movimenti della nave, non stare vicini a sofferenti perché il contagio psichico ha grande forza suggestiva. In automobile, mettersi sul posto anteriore, seduto comodamente, con la testa appoggiata, il collo libero, vicino al finestrino aperto per evitare gli odori e l'aria viziata, non stare rigidi ma cercare di seguire i movimenti dell'auto. Il guidatore non vada troppo veloce, non guidi a strappi e cerchi di distrarre il compagno con la conversazione. In aereo situarsi al centro, fare ampie espirazioni quando l'aereo si abbassa, lente inspirazioni quando si innalza, portare occhiali scuri. Quale che sia il mezzo di trasporto, prima della partenza evitare ogni affaticamento, dormire a sufficienza, non mangiare cibi grassi, non fare un pasto abbondante ma neppure digiunare, non bere alcolici. In ogni modo conviene sempre ricorrere a particolari medicamenti. Ben noti sono gli anti- istaminici, da prendere almeno mezz'ora prima della partenza e poi successivamente secondo le istruzioni. Provocano sonnolenza, ma per i bambini sono l'ideale. Evitare alcolici e tranquillanti, che potrebbero rendere eccessivo l'effetto. Inoltre c'è il cerotto alla scopolamina, farmaco efficace contro nausea e vomito. E' un dischetto color pelle, che si applica due ore prima del viaggio: l'effetto, che si manifesta appunto dopo due ore, si mantiene per tre giorni.(u.d.a.)


DIALISI E OSSIGENOTERAPIA In viaggio con la prenotazione Le zone turistiche prevedono sempre posti supplementari
Autore: U_D_A

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, VIAGGI, TURISMO, SANITA'
LUOGHI: ITALIA

CHI ha necessità di emodialisi, cioè deve sottoporsi al periodico trattamento con il cosiddetto rene artificiale, può andare in vacanza. Il medico che si occupa di lui aiuta sempre il dializzato a mantenere un regime di vita il più possibile normale, e nella vita normale sono comprese le vacanze. Poiché le sedute di dialisi devono avvenire ogni due o tre giorni, qualsiasi viaggio di durata superiore ai tre giorni è possibile solo avendo a disposizione un posto in un centro di dialisi. Nelle zone ad alto turismo di solito esistono posti supplementari per accogliere appunto coloro che desiderano trascorrere un periodo di vacanza. Nelle zone meno frequentate non è difficile trovare posto, nel limite delle locali disponibilità. Il dializzato chieda al suo centro gli indirizzi dei centri più vicini al luogo nel quale desidera recarsi, o consulti l'annuario dei centri di dialisi. In genere dopo un primo contatto telefonico i centri chiedono una conferma scritta della richiesta e i dati sul soggetto e sulle condizioni di dialisi. Chi fa la dialisi a domicilio potrà trovare facilmente posto in un centro, dato che possiede un buon grado di autonomia. Vi sono infine soggetti trattati con la dialisi peritoneale. Il peritoneo è un'estesa membrana attraverso la quale possono avvenire scambi fra la soluzione medicamentosa introdotta e le sostanze tossiche che così sono rimosse. Per questi soggetti le cose sono più semplici poiché hanno bisogno di un centro di dialisi ma non di un posto rene- artificiale. Sono possibili viaggi e vacanze anche per chi ha necessità di ossigenoterapia senza interrompere la somministrazione, ricorrendo a ossigeno gassoso o liquido. Potranno viaggiare in auto, dove non è difficile trasportare l'occorrente (lasciare un finestrino socchiuso, non fumare), in treno (scompartimento per non fumatori), in aereo e su nave (prendere accordi col servizio medico). (u.d.a.)




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