TUTTOSCIENZE 16 febbraio 94


A 80 METRI DI PROFONDITA' Il robot che parla genovese Sta esplorando i fondali del mare antartico
Autore: RAVIZZA VITTORIO

ARGOMENTI: TECNOLOGIA, RICERCA SCIENTIFICA, MARE
ORGANIZZAZIONI: ENEA, TECNOMARE, AUV, CNR, MAST AMADEUS
LUOGHI: ITALIA, GENOVA
NOTE: 025

DA alcuni mesi è in Antartide come componente della spedizione italiana; pesa un centinaio di chilogrammi, corpo tondeggiante, altezza un metro e venti; viene calato in mare a 80 metri di profondità (ma può arrivare a 200) dove si sposta agilmente a pochi centimetri dal fondale esplorandone gli anfratti con i suoi occhi elettronici (due telecamere ad alta definizione) e con i numerosi sensori. E' un sistema «Auv», sigla che sta per Autonomous underwater vehi cle, un robot sottomarino uscito dai laboratori dell'Istituto per l'automazione navale di Genova del Consiglio nazionale delle ricerche. Questo prototipo è il frutto di un programma cominciato nel 1988 insieme con l'Enea e la società Tecnomare; e mentre fa le sue prove nel continente di ghiaccio a Genova già si lavora al progetto Mast-Amadeus che dovrà fornirgli un braccio manipolatore. Oggi è guidato da una nave appoggio, alla quale arrivano le immagini dalle due telecamere, ma si lavora per renderlo sempre più «intelligente» con l'obiettivo di arrivare alla completa autonomia. Il robot può essere considerato una sorta di simbolo del Cnr di Genova, del suo inevitabile, stretto rapporto con il mare e con il contesto culturale e produttivo della città. Come confermano i numerosi altri programmi «marini» su cui si lavora. L'Istituto per l'automazione navale ha una posizione di leader in numerosi progetti di ricerca di rilievo nazionale e internazionale nel campo dei sistemi per la sicurezza della navigazione, per la protezione delle coste, per il controllo del'ambiente marino. Attualmente lavora a sistemi automatici di campionamento delle acque d'altura, tra cui il prototipo della boa meteo-oceanografica Odas-Italia: ancorata su un fondale di 1200 metri al largo di capo Corso è in grado di fornire in continuazione dati riguardandi l'altezza delle onde, le correnti, i parametri chimico- fisici dell'acqua. Una serie di queste boe collocate strategicamente al largo consentirebbe di avere sempre sotto controllo, in tempo reale, tutto l'alto Tirreno. Il mare è anche il principale (ma non l'unico) campo dell'Istituto per la corrosione marina del metalli. Tre i temi principali di studio e cioè la corrosione a umido dei materiali metallici, l'affidabilità dei sistemi di protezione, i meccanismi di adesione del biofouling, cioè dei piccoli organismi marini incrostanti delle strutture immerse. Problemi di enorme rilievo, anche economico; i danni causati dalla corrosione equivalgono al 4 per cento del prodotto interno lordo, qualcosa come 70-80 mila miliardi l'anno. Importanza crescente, come sottolinea il direttore dell'area genovese, Carlo Wrubl, hanno i danni causati dalla corrosione alle strutture in cemento armato; un'attenzione particolare viene data ai materiali non tradizionali e alla protezione con rivestimenti metallici come zinco, alluminio e nichel. Il sospetto, risalente a vent'anni fa, che il biofilm, cioè la patina batterica che ricopre rapidamente ogni superficie a contatto con l'acqua di mare, aumentasse le probabilità di innesco della corrosione, ha portato i ricercatori genovesi ad approfondire questo aspetto; l'intuizione iniziale è stata confermata e oggi l'istituto guida un programma europeo di ricerca cui collaborano istituti di Francia, Svezia, Norvegia. Anche qui i danni, specie a impianti come gli scambiatori di calore di vario tipo, dissalatori, centrali elettriche, sono ingenti, pari allo 0,50 del Pil. Mentre si cerca di capire come e perché il biofilm provoca la corrosione l'obiettivo immediato dei ricercatori è di ottimizzare i trattamenti correnti, a base di biocidi in modo da ottenere il massimo risultato con il minimo danno all'ambiente. Dal mare allo spazio. Nell'area genovese le attività di ricerca che utilizzano i veicoli spaziali sono numerose. L'Istituto per l'automazione navale aveva preparato un esperimento con il satellite Tethered, il «satellite al guinzaglio» italiano; si trattava di rilevare segnali elettromagnetici e il relativo rumore di fondo, a basse e bassissime frequenze, irradiate dal lungo filo (20 chilometri) tra satellite e shuttle con lo scopo di verificarne le possibilità di impiego sia nelle telecomunicazioni sia nell'ambiente marino; l'esperimento è risultato impossibile per il mancato srotolamento del filo ma sarà riproposto sul prossimo volo. Utilizza invece sistematicamente le condizioni di microgravità nello spazio l'Istituto di chimica fisica applicata dei materiali; sulla piattaforma Eureca dell'Agenzia spaziale europea, lanciata e recuperata dopo alcuni mesi lo scorso anno, erano collocati due forni realizzati dall'Istituto che sono serviti per studiare il comportamento di leghe di metalli che sulla Terra non si mescolano ma si mescolano nello spazio, a contatto con il loro contenitore ceramico; un esperimento analogo è stato compiuto sul laboratorio orbitale Spacelab nella primavera dell'anno scorso: questa volta si trattava di osservare la solidificazione di una lega «immiscibile» rame-piombo. Ora la ricerca verte in particolare sui detersivi: si vuole vedere come agiscono i tensioattivi, cioè in pratica come avviene l'azione pulente, cosa favorita dalle condizione di microgravità. Vittorio Ravizza


PRONTA LA NUOVA SEDE Il Cnr va all'ombra della Lanterna
Autore: V_RAV

ARGOMENTI: TECNOLOGIA, RICERCA SCIENTIFICA, MARE
ORGANIZZAZIONI: ENEA, TECNOMARE, AUV, CNR, MAST AMADEUS
LUOGHI: ITALIA, GENOVA
NOTE: 025

L'AREA genovese del Cnr sta prendendo possesso in questi mesi della nuova sede, la Torre di Francia, un grande palazzo dalla facciata di vetro nel centro direzionale San Benigno, a due passi dalla Lanterna; entro giugno tutti i laboratori avranno lasciato la vecchia sede presso il dipartimento di scienze dell'università. All'area di Genova (175 dipendenti, di cui un centinaio di ricercatori) fanno capo questi Istituti: per l'automazione navale, di cibernetica e biofisica, per i circuiti elettronici, di chimica fisica applicata dei materiali, per la corrosione marina dei metalli, per la matematica applicata, per le tecnologie didattiche, di studi chimico-fisici di macromolecole sintetiche e naturali. Questo, già Centro di studi che si appoggiava all'area, è stato l'ultimo a entrarvi formalmente. Si occupa di studi sulle proprietà di catene di molecole: quindi da un lato i materiali polimerici sintetici che comprendono le plastiche e le gomme, dall'altro i polimeri di origine biologica come le proteine e il Dna. Lo studio e il perfezionamento di nuovi materiali vede progetti congiunti con le maggiori imprese del settore, dalla Montedison all'Eni; le ricerche sulle proteine hanno come referenti l'industria farmaceutica mentre il gruppo che studia la struttura del Dna partecipa a ricerche sul cancro. (v. rav.)


IL LANCIO NEL 1995 Con Sax l'Italia scopre il cielo in raggi X Un satellite farà diventare i «buchi neri» un po' meno neri
Autore: BIANUCCI PIERO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA, AERONAUTICA E ASTRONAUTICA
NOMI: SCARSI LIVIOO
ORGANIZZAZIONI: ASI SAX
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 025

SARA' il primo satellite a scrutare il cielo in tutta la gamma dei raggi X, a caccia di buchi neri, stelle di neutroni, galassie con nuclei che sprigionano misteriosamente enormi quantità di energia. Il «padre» scientifico, Livio Scarsi - direttore dell'Istituto di fisica cosmica del Cnr di Palermo -, e la «madre» industriale, Alenia Spazio, hanno presentato a Torino qualche giorno fa questa loro creatura: Sax, da «Satellite per Astronomia in raggi X». Le dimensioni sono imponenti: 1400 chili, mezza tonnellata di sofisticatissimi «telescopi» per raggi X, 8700 celle fotovoltaiche che producono tremila Watt. Commissionato ad Alenia dall'Agenzia spaziale italiana, Sax interessa però l'intera comunità scientifica europea, non solo perché a bordo ha uno strumento di osservazione olandese e si accinge a svolgere una ricerca astronomica in prima mondiale, ma anche perché davanti all'Agenzia spaziale europea è una prova generale della maturità tecnologica italiana in vista della costruzione del futuro satellite europeo «Xmm», che rappresenterà la terza generazione degli strumenti per osservare il cielo in questa radiazione. L'azienda capocommessa di «Xmm» verrà scelta il 15 marzo: Alenia dovrà gareggiare con colossi spaziali come la Dornier tedesca e la Matra francese, ma a proprio favore ha l'esperienza di aver già coordinato per Sax il lavoro di Laben (tre strumenti), Fokker (pannelli solari), Bpd (razzi di assetto), Fiar (distribuzione di potenza). Sax è ad uno stadio molto avanzato. Superata una serie di severi test tecnologici, si procede al montaggio dell'unità di volo. Una data incombe sui 150 tecnici che ci lavorano: il 22 dicembre 1995 un razzo «Atlas 1» deve metterlo in orbita. La puntualità è importante perché - spiega Livio Scarsi - fino al 1999 Sax sarà l'unico satellite in grado di tenere sotto controllo il cielo nell'intera banda dei raggi X, da quelli di bassa energia (0,1 KeV) a quelli di energia altissima (300 KeV), cosa che non è ancora stata fatta da nessun altro strumento. «Le emissioni X che ci arrivano dal cosmo - aggiunge Scarsi - sono molto variabili, anche in periodi brevi: un'altra specialità di Sax sarà la capacità di cogliere queste variazioni di luminosità nei raggi X, ed è proprio di lì che contiamo di ricavare le notizie più interessanti sui meccanismi di funzionamento di questi oggetti celesti». L'idea di costruire Sax risale all'inizio degli Anni 80. Sulla sua strada però si sono frapposti molti ostacoli, incluse le liti in seno all'Agenzia spaziale italiana, ora giunte alla carta bollata. Una svolta decisiva fu imposta dal terribile incidente del «Challenger». La Nasa stabilì allora che non avrebbe più messo a disposizione lo shuttle per il lancio del nostro satellite. Il ricorso a un razzo, d'altra parte, ha permesso di aumentare il peso del satellite migliorandone le prestazioni. Si spiega così anche l'aumento del costo, che è ora di 418 miliardi. Su questa cifra sono state fatte molte polemiche. Ma a ben guardare - come hanno documentato l'amministratore delegato di Alenia Andrea Pucci e il condirettore generale Paolo Piantella - il costo per chilogrammo di Sax è circa la metà di quello di qualsiasi altro satellite comparabile per complessità e funzioni. E chi parla di cifre ben più alte - 700 miliardi - dimentica di chiarire che in quella somma sono inclusi anche il costo del razzo e delle operazioni di lancio e la raccolta e gestione dei dati che giungeranno a terra nei 2-4 anni di funzionamento del satellite. Quanto al ritardo, si giustifica con la completa riprogettazione resa necessaria dal venir meno della disponibilità dello shuttle e con il fatto che alcuni strumenti sono alla frontiera della tecnologia attuale. «Uno di questi strumenti - spiega Scarsi - è un rivelatore costituito da gas alla pressione di 5 atmosfere: una parete di berillio deve lasciar passare i raggi X ma essere impermeabile al gas, e una differenza di potenziale di 30 mila volt deve produrre un'accelerazione degli elettroni del gas rimossi dai fotoni X, in modo da dare un segnale forte e visibile: è evidente la difficoltà di mettere insieme apparecchi così sofisticati». Sax porterà in orbita equatoriale una batteria di telescopi progettata per coprire, con qualche utile sovrapposizione, tutti i «colori» della banda X, un po' come il nostro occhio copre tutti i colori della luce dal rosso al violetto. I precedenti telescopi, invece, vedevano un solo «colore» per volta, sia pure con una maggiore sensibilità. Due camere a largo campo predisposte dagli olandesi permetteranno di cogliere al volo ogni fenomeno interessante e di puntare su di esso gli altri telescopi. Insomma, dopo Sax, i buchi neri saranno meno neri. Piero Bianucci


TURBOLENZE IN VOLO Un Lidar stana il vento assassino La lotta contro la maggior causa di incidenti aerei
Autore: BOFFETTA GIAN CARLO

ARGOMENTI: TECNOLOGIA, AERONAUTICA E ASTRONAUTICA, TRASPORTI, AEREI
ORGANIZZAZIONI: TDWR, LIDAR
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026. Turbolenze in volo, vento

FIN dai primi voli commerciali la turbolenza è un serio problema per i piloti, i costruttori di aerei, i controllori del traffico aereo e, non ultimi, i passeggeri, che vedono illuminarsi la scritta «Allacciare le cinture» mentre aumentano le vibrazioni dell'aereo. Per decenni non si è potuto fare molto per prevedere questi movimenti di gigantesche masse d'aria, se non far tesoro delle segnalazioni di altri aerei in volo. Ma negli ultimi anni le ricerche sono aumentate perché ora si sa che molti incidenti la cui causa era rimasta sconosciuta, in realtà si devono imputare a questo fenomeno, e soprattutto al «wind shear», un vento di direzione pressoché verticale diretto verso il basso che vicino al suolo si apre, come un ombrello rovesciato, in tutte le direzioni. Solamente negli Stati Uniti tra il '64 e il '75 ben 183 incidenti con perdite di vite umane sono stati provocati dalla turbolenza, mentre tra il '75 e l'85 - sempre in Usa - questi incidenti sono scesi a 14, causando tuttavia la morte di 400 persone. La diminuzione si deve ai radar meteorologici che segnalano al pilota almeno le aree da evitare per la presenza dei fenomeni più violenti (come il cumulonembo). Ma molto resta da fare per fornire ai piloti dati sicuri sia sulle turbolenze in cieli senza nuvole ai vari livelli di volo, sia sulla presenza del «wind shear» presso l'aeroporto e, soprattutto, per fornire questi dati prima che il velivolo ne venga coinvolto. La turbolenza in aria serena pone problemi per il comfort e la sicurezza del volo: i costruttori degli aerei devono valutare fattori di fatica dei materiali e di rottura, i controllori del traffico aereo vengono sovraccaricati di lavoro quando tutti gli aerei in volo chiedono rotte e livelli più tranquilli. Ma è il «wind shear» il fenomeno più pericoloso, specialmente quando si presenta in aria serena sulla direttrice della pista dell'aeroporto. Mentre un osservatore a terra non percepisce altro che un vento, più o meno violento, vediamo cosa avverte il pilota che, non allertato, entra nel «wind shear» in atterraggio (ma il fenomeno è analogo nella fase di decollo). L'aereo incontra prima un vento frontale che aumenta rapidamente causando un incremento della velocità indicata al pilota (velocità rispetto all'aria) e una tendenza dell'aereo a salire rispetto al sentiero ideale di discesa. Il pilota è quindi indotto a ridurre i motori per diminuire la velocità e ad abbassare il muso dell'aereo per riportarlo sul sentiero. Questa manovra, perfetta nel caso di un vento frontale, può rivelarsi drammatica nel «wind shear» perché in pochissimi istanti il vento frontale sparisce e la corrente verticale preme verso terra il velivolo, sostituita immediatamente dopo da un forte vento in coda che può portare a zero la velocità indicata con conseguenze tragiche. Oggi vi sono apparati, la cui installazione è obbligatoria sugli aerei omologati dopo il 1 gennaio '91, che confrontando molti parametri relativi alla prestazione dell'aereo emettono un segnale d'allarme. Usano cioè l'aereo stesso come strumento di misura: ma in questo caso è necessario esser già entrati nel «wind shear» e il pilota, che si trova nel momento di maggiore impegno di tutto il volo, ha pochi secondi di tempo per reagire deviando e aumentando la spinta dei motori. Gli studi attuali, che usano in volo un Convair 580 e il 737 della Faa, tendono allo sviluppo di un sistema che allerti il pilota prima che l'aereo entri nella turbolenza. I nuovi sistemi sono di due tipi, a terra e a bordo. A terra sono stati installati su alcuni aeroporti i Llwas (Low Level Wind Shear Alert System) consistenti in una rete di anemometri disposti intorno all'aeroporto che inviano segnali a un computer che li analizza, si accorge del pericolo e lo segnala via radio agli aerei nella zona. Un altro sistema a terra, in prova a Denver (Colorado), l'aeroporto preferito dal «wind shear», è il Tdwr (Terminal Doppler Weather Radar), che riesce a vedere, o per ora cerca di vedere, le turbolenze in aria serena. Vi sono in prova diversi Doppler radar: quelli a microonde come il Nexrad sembrano offrire le migliori speranze anche se «vedono» molto meglio il wind shear che le turbolenze ad alta quota. Altri Doppler radar che operano nella gamma Uhf riescono invece a «vedere» anche alle quote normali di volo, ma in un volume d'aria molto limitato. A bordo dell'aereo sembra invece migliore il Lidar, un Doppler radar che riesce a vedere davanti all'aereo (per ora fino a 6 chilometri) con grande accuratezza ogni tipo di turbolenza. Utilizza poca energia elettrica ma è molto costoso e il raggio che emette è fortemente attenuato dalla pioggia. Ora però lo sviluppo del Lidar avrà un forte impulso perché la Faa ha emesso una nuova legge: dal 1 dicembre '95 nessun aereo commerciale con più di 30 passeggeri potrà atterrare su un aeroporto in Usa se non sarà dotato di un rivelatore di turbolenze capace di avvertire il pilota almeno 30 secondi prima di penetrarvi. La Lockheed pare la meglio piazzata nella corsa al Lidar che, naturalmente, promette grandi soddisfazioni economiche a chi lo metterà sul mercato prima della fine '95. Ha ultimato il mese scorso le prove «private» in Colorado del suo Altos (Airbone Laser Turbolence Observation) che viene in questi giorni installato sul «737» della Faa. Tra poco inizieranno le prove in volo sull'aeroporto di Langley in Virginia e quasi sicuramente all'inizio del 1996 anche i passeggeri che ancora conservano un po' di preoccupazione per il volo si imbarcheranno più serenamente sugli aerei, che rimangono il mezzo di trasporto con il più alto livello di sicurezza, ma impongono comunque continue ricerche per migliorarlo ulteriormente. Gian Carlo Boffetta


IN BREVE Leschiutta presidente all'Asi e all'Ien
ARGOMENTI: AERONAUTICA E ASTRONAUTICA
NOMI: LESCHIUTTA SIGFRIDO
ORGANIZZAZIONI: ASI, IEN
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

Sigfrido Leschiutta, professore al Politecnico di Torino, è il nuovo presidente dell'Istituto elettrotecnico nazionale Galileo Ferraris (Ien). Resterà in carica per 4 anni. Pochi giorni prima Leschiutta era stato nominato presidente del Comitato scientifico dell'Agenzia spaziale italiana (Asi). Nel suo ricco curriculum scientifico, molti studi ed esperimenti compiuti per mezzo di satelliti artificiali.


IN BREVE Fine settimana con la natura
ARGOMENTI: ECOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: CREA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

Il Crea (Centro ricerche in ecologia applicata) organizza una serie di fine-settimana naturalistici nel Parco Orsiera-Rocciavrè: tre giorni in cascine o baite per studiare la fauna della regione. Da marzo a giugno. Per informazioni, tel. 011-912.921.


IN BREVE Conferenza su rete multimediale
ARGOMENTI: ELETTRONICA
ORGANIZZAZIONI: CERN
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

Dal 14 al 18 marzo si svolgerà a Firenze, nel Centro studi di San Miniato, una conferenza sulla rete multimediale World Wide Web. Organizzata con il gruppo del Cern che ha progettato la rete, la conferenza vedrà la partecipazione di fisici, astrofisici, biologi, medici e utenti tecnici. Tra le aziende coinvolte, Olivetti, Ibm, Apple, Sip.


IN BREVE La geografia è un puzzle
ARGOMENTI: DIDATTICA
ORGANIZZAZIONI: RAVENSBURGER
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

Un atlante e un puzzle: ecco un modo divertente che permette ai bambini di imparare la geografia. L'iniziativa è della De Agostini in collaborazione con Ravensburger. Tre le versioni: Italia, Europa e Mondo. In vendita a 25 mila lire in negozi di giocattoli e grandi magazzini.


IN BREVE Torino: corso di astronomia
ARGOMENTI: ASTRONOMIA, DIDATTICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

Università di Torino, Alenia Spazio, Scuola Zagar, Regione Piemonte e la rivista «Nuovo Orione» organizzano un corso di astronomia aperto a tutti: 36 ore in 4 settimane a partire dal 7 marzo, presso l'Istituto di Fisica. Le iscrizioni si aprono il 24 febbraio. Per informazioni rivolgersi a Walter Ferreri, Osservatorio astronomico, Pino Torinese, tel. 011-461.9025.


IN BREVE Sulle tracce di Alessandro
ARGOMENTI: ARCHEOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

Un gruppo di ricercatori italiani ha individuato il percorso seguito da Alessandro il Macedone nel deserto egiziano nel 331 avanti Cristo quando si recò da Menfi all'Oasi di Siwa per fare un sacrificio all'oracolo di Amon ed essere proclamato figlio del dio. Lo annuncerà nel suo numero di marzo la rivista


IN BREVE Terapia tumorale con protoni
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

Il progetto di terapia tumorale con protoni (adroterapia), la realtà virtuale in medicina, le nuove tecnologie di medicina nucleare e la risonanza magnetica sono alcuni dei temi di «Eutech '94», primo «tavolo della scienza e dell'industria biomedica» che si terrà a Genova il 23-24 febbraio.


IN BREVE Energetica un corso a Torino
ARGOMENTI: DIDATTICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

Il Politecnico di Torino organizza un corso di perfezionamento in energetica per laureati. Le iscrizioni si chiudono il 25 febbraio. Tel. 011-56.444.03


IN BREVE Mezzo miliardo al «Mario Negri»
ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

L'Istituto di ricerche farmacologiche «Mario Negri» fondato e diretto da Silvio Garattini ha ricevuto una donazione di mezzo miliardo da un ignoto benefattore. L'ufficio stampa dell'Istituto ha diffuso la notizia in segno di ringraziamento.


IN BREVE Questo 144 è per i tumori
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, COMUNICAZIONI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

Componendo il 144.11.43.27, si possono ascoltare messaggi registrati a cura della Scuola europea di oncologia, nei quali si spiega tutto quanto c'è da sapere sulle forme di tumore più comuni.


INFORMATICA Arriva il virus benigno In aiuto dei nostri computer
Autore: SCARUFFI PIERO

ARGOMENTI: INFORMATICA, TECNOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: GENERAL MAGIC
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

I virus dei computer sono una delle invenzioni più catastrofiche dell'informatica: sono programmi che si nascondono nei dischetti o nelle reti e sono in grado di auto-replicarsi nei computer che entrano in contatto con quei dischetti o che sono collegati a quelle reti. Il «contagio» ha effetti devastanti, talvolta la perdita di tutti i dati e i programmi del computer. Da qualche tempo però si è cominciato a ragionare sulla possibilità di creare virus «benigni», virus cioè che siano in grado di auto-replicarsi sulle reti di computer, ma per compiere azioni utili. In realtà è da tempo che in quasi tutti i computer (ovvero in quasi tutti i loro sistemi operativi) esistono agenti nascosti che si moltiplicano a seconda della necessità per compiere operazioni indispensabili al funzionamento: questi agenti (talvolta chiamati demo ni) sono fabbricati dal sistema operativo in modo un po' simile agli anticorpi del sistema immunitario, in misura proporzionale allo stress causato dall'ambiente. Si è però sempre trattato di demoni locali, che si moltiplicano in un computer solo. L'idea è adesso quella di produrre agenti simili in grado di propagarsi sulle reti di computer interconnessi in giro per il mondo. Un protagonista delle cronache informatiche del 1994 sarà l'apparecchio della General Magic (una società formata da Apple, AT&T, Matsushita, Motorola, Philips e Sony), un «personal digital assistant», insomma un computer-telefono tascabile. Ebbene, il suo sistema operativo «Telescript» riesce a compiere operazioni a distanza trasmettendo ad altri computer non una serie di messaggi sull'operazione desiderata, ma l'agente - in certo senso la persona - in grado di eseguire l'operazione. Nella vita reale l'idea di sostituire il movimento dei messaggi con il movimento di persone sembra un ritorno al Medioevo. Nel mondo dei computer, invece, nel quale il costo dell'«agente» è nullo (non ha bisogno nè di dormire in albergo nè di mangiare al ristorante) diventa importante soprattutto ridurre la quantità di messaggi scambiati sulle reti di telecomunicazione (quelli sì molto cari). Ecco allora che ha senso pensare di spedire un agente in grado di compiere un certo mestiere su un computer remoto, invece che trasmettere le centinaia di messaggi necessari per spiegare al computer remoto in cosa consista quel mestiere. Telescript è nato per avvantaggiarsi della caotica rete di computer che si è venuta formando in questi ultimi anni e che congiunge ormai centinaia di milioni di computer. Oggi l'utente di un computer può spostarsi di computer in computer alla ricerca del dato di cui ha bisogno, ma deve sapere dove andarlo a cercare e come cercarlo. L'utente di Telescript, invece, potrà creare un agente per compiere quella ricerca per conto proprio. L'agente si spargerà nella rete alla ricerca del dato. I virus benigni e intelligenti finiranno con il produrre una mezza rivoluzione nel mondo dell'informatica: invece di dire al computer «fa ciò che ti dico di fare», diremo al computer «fa ciò di cui ho bisogno». Oggi gli diciamo «collegami al computer di Wall Street, entra nell'archivio elettronico degli scambi di oggi, leggi qual è stato il volume di azioni». Domani gli diremo: «ho bisogno di sapere il volume delle azioni di Wall Street di oggi» e sarà lui (o, meglio, l'agente così generato) a capire come e dove reperire quel dato. Naturalmente il rischio che sistemi come Telescript, destinati a diffondersi a macchia d'olio, vengano usati per scopi criminali (cioè per immettere milioni di virus maligni nelle reti di tutto il mondo) è molto forte. Per questo gli agenti di Telescript potranno spostarsi soltanto fra computer che sono «omologati» da un apposito «interprete». Ogni virus benigno porterà insomma una sorta di salvacondotto per farsi riconoscere dal computer, proprio come i messaggeri di un tempo; e ogni computer avrà un programma che fungerà da sentinella contro i virus maligni. Piero Scaruffi


ASTRONOMIA Plutone in un gelido inferno Quando una sonda visiterà il pianeta più lontano?
Autore: BATALLI COSMOVICI CRISTIANO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

NELL'ASSEGNARE i nomi mitologici ai pianeti gli astronomi non sono stati gentili con il più lontano pianeta del sistema solare e il suo satellite abbinando loro i nomi del dio degli inferi, Plutone, e del suo barcaiolo, Caronte. Ma c'è una strana analogia fra il pianeta della «vita», la Terra, e il pianeta dei «morti», Plutone. Essi sono infatti gli unici pianeti del sistema solare che, pur avendo una storia completamente differente, posseggono un solo satellite e di dimensioni gravitazionalmente determinanti. Infatti la Terra è 3,7 volte più grande della Luna, mentre Plutone (diametro di 2400 chilometri) è esattamente il doppio di Caronte. Plutone dista in media circa 6 miliardi di chilometri dal Sole e in 248 anni compie una rivoluzione intorno ad esso. Con i mezzi attuali una sonda impiegherebbe circa 7 anni per arrivarvi e un segnale radio 6 ore per stabilire il contatto. Vi è una notevole incertezza sul diametro e la densità del sistema binario Plutone-Caronte. Il Telescopio Spaziale indica per Caronte una densità di 1,3 grammi per centimetro cubo, mentre le misure eseguite con telescopi terrestri forniscono una densità di 2 grammi per centimetro cubo. Questa differenza può avere importanti implicazioni per l'origine del sistema binario. Una bassa densità di Caronte favorirebbe l'ipotesi di una origine dovuta a un impatto catastrofico su Plutone, così come si crede sia avvenuto per il sistema Terra-Luna. Le incertezze riguardano anche la temperatura superficiale di Plutone, valore importante per la chimica dei ghiacci volatili. Il satellite infrarosso Iras ha registrato una temperatura di 50 K, mentre misure eseguite da Terra e il valore dell'albedo (potere riflettente) abbasserebbero la temperatura sotto 30 K. Le eclissi del sistema binario (Caronte dista solo 19.400 chilometri da Plutone) hanno permesso di eseguire misure di occultazione: si è così riusciti a determinare l'albedo di Plutone con una scala di appena 100 chilometri, evidenziando una calotta polare luminosa e una macchia scura nell'emisfero Nord. Sembra che, malgrado la grande distanza di Plutone dal Sole e quindi il basso irraggiamento, vi sia una meteorologia assai attiva. La storia dinamica del sistema Plutone-Caronte è un potenziale indicatore per l'evoluzione dei piccoli corpi che hanno popolato il sistema solare esterno 4,5 miliardi di anni fa. Benché l'orbita di Plutone intersechi quella di Nettuno, un complicato gioco di risonanze protegge i due pianeti da eventuali collisioni. La più importante è la risonanza 3: 2 (il periodo orbitale di Plutone è esattamente 1,5 volte il periodo di Nettuno), la quale assicura che le congiunzioni di questi pianeti avvengano lontano dal perielio di Plutone, quando Plutone si trova più vicino al Sole di Nettuno. Un'altra condizione di risonanza assicura che al perielio Plutone sia sempre molto al di sopra del piano dell'orbita di Nettuno, aumentando così ulteriormente la distanza del massimo avvicinamento. Si è anche pensato che Plutone sia un «gemello» del grande satellite retrogrado di Nettuno, Tritone, per via della somiglianza in dimensioni, densità e composizione superficiale. Sulla superficie di entrambi i corpi infatti vi sono azoto, ossido di carbonio e metano. L'anidride carbonica si trova solo sulla superficie di Tritone, mentre finora i ghiacci d'acqua sono stati identificati solo su Caronte. Sia Tritone sia Plutone possiedono sottili atmosfere di azoto e metano. Plutone è però meno denso di Tritone e molto più scuro: Caronte è ancora più scuro, quasi come il nucleo della cometa di Halley, il che ci fa pensare a materiale organico sulla sua superficie. Una missione verso Plutone aiuterebbe enormemente a comporre l'intricato mosaico riguardante l'origine del Sistema Solare esterno, origine connessa alla formazione di Comete giganti nella fascia di Kuiper. Essa potrebbe contribuire a risolvere molti quesiti. Plutone ha mai avuto un'attività geologica? Cosa ci può dire questo sistema binario riguardo alla nebulosa solare esterna? Come si formarono i pianeti in questo ambiente così freddo e distante dal Sole? La missione verso il dio degli inferi e il suo barcaiolo per poter arrivare alla meta in sette anni dalla partenza, dovrà basarsi su nuove tecnologie e su strumentazione molto leggera. Una cosa è certa: Plutone-Caronte è un sistema che potrà riservarci molte sorprese. Cristiano Batalli Cosmovici Cnr, Istituto di Fisica dello Spazio


L'ARTEMIA SALINA Crostacei in salamoia
Autore: LATTES COIFMANN ISABELLA

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ANIMALI, MARE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 027

BEN poche specie animali riescono a vivere negli stagni salati dove la salsedine è dieci volte superiore a quella del mare. Fra queste la più resistente è indubbiamente l'Artemia salina, un minuscolo crostaceo lungo da un centimetro a un centimetro e mezzo, ben noto perché le sue piccole uova brune sono il mangime ideale per i pesci d'acquario. Il peggior pericolo che minaccia gli animali in un ambiente acquatico supersalino è la disidratazione. Per effetto della pressione osmotica, infatti, l'acqua salata tende a estrarre l'acqua contenuta nel corpo dell'animale. Ma l'Artemia salina è racchiusa in una corazza o esoscheletro, come si dice in gergo tecnico, assolutamente impermeabile. In questo modo il pericolo della disidratazione è scongiurato. Inoltre l'Artemia ha la capacità di espellere l'eccesso di sale, che inevitabilmente ingerisce insieme con il cibo, attraverso le appendici a forma di lamina che possiede sulle prime dieci paia di zampe. La cosa più straordinaria di questo crostaceo lillipuziano è il fatto che da milioni di anni si riproduce esclusivamente per partenogenesi. Si succedono cioè ininterrottamente generazioni di sole femmine. L'assenza di riproduzioni sessuate e del conseguente apporto di geni maschili farebbe supporre un'esasperante monotonia di individui tutti uguali, che si succedono per clonazione da una generazione all'altra. E invece, stranamente, non è così. Il biologo Robert A. Browne della Wake Forest University (Carolina del Nord), che ha studiato l'Artemia salina negli stagni salati della Camargue, ha trovato sessanta ceppi genetici differenti l'uno dall'altro. E allora sorge spontanea la domanda: come si spiega che la popolazione di Artemia sia così variabile? Si è notato inoltre che mentre le artemie saline del Vecchio Mondo si riproducono per partenogenesi, quindi asessualmente, quelle del Nuovo Mondo si riproducono invece sessualmente. Perché questa differenza? Per rispondere a questi interrogativi, Browne ha condotto una ricerca nel delta del Rodano, dove esistono un centinaio di lagune di dimensione, profondità e salinità diverse, che offrono l'ambiente ideale per studiare l'Artemia salina. I piccoli crostacei prosperano soprattutto negli stagni dove l'alta salsedine rende la vita impossibile ai pesci, loro principali predatori. Molti laghi salati si prosciugano nella stagione secca per mesi, ma possono rimanere asciutti anche per anni. Ci sono parecchie specie di Artemia che sono in grado di sopravvivere in condizioni ambientali così ostili, grazie alla loro capacità di produrre larve di due tipi. Mentre normalmente, se c'è acqua a sufficienza, producono larve che si sviluppano regolarmente, se l'acqua viene a mancare producono larve capaci di arrestare il loro sviluppo. In tal modo l'embrione viene incapsulato in una cisti che rimane in uno stato di vita latente, la cosiddetta criptobiosi, per tutto il tempo che occorre. Salvo a riprendere lo sviluppo quando le condizioni ambientali lo consentono. Durante i recenti scavi per la ricerca petrolifera nel Grande Lago Salato, sono state ritrovate sepolte in profondità cisti di Artemia vecchie di diecimila anni. La cosa più straordinaria è che alcune di queste cisti - poche per la verità - erano ancora vitali e, messe in acqua, hanno ripreso lo sviluppo. Le cisti rimangono vive anche quando vengono mangiate dagli uccelli, specie dai fenicotteri che frequentano i laghi salati. Attraversano intatte il lungo intestino e vengono emesse insieme con le feci, contribuendo in questo modo a una larga diffusione delle artemie da un lago all'altro. Si è notato che nelle località dove convivono specie sessuate e specie asessuate, le specie sessuate si moltiplicano nei freddi mesi invernali, mentre quelle partenogenetiche si moltiplicano in estate quando fa più caldo, l'evaporazione è maggiore e aumenta la salinità del lago. Tutte le forme partenogenetiche vengono riunite nell'unica specie Artemia parthenogenetica. La metà circa di queste artemie asessuate sono poliploidi, cioè posseggono tre o più serie di cromosomi anziché due come la maggior parte degli organismi (uomo compreso), invece che diploidi. La poliploidia è una condizione relativamente rara nel mondo animale (mentre è abbastanza comune in quello vegetale). Avendo un maggior numero di cromosomi, le cellule degli organismi poliploidi sono più grandi di quelli diploidi e più grandi sono quindi anche gli animali. La cosa curiosa è che alcune artemie partenogenetiche diploidi possono generare figli geneticamente diversi sia dai genitori sia tra di loro. Usando un trucco genetico noto con il nome di "automixaggio" riescono a compensare l'assenza di una riproduzione sessuale. Pur non dando origine a tanta variabilità genetica come la combinazione sessuale, l'automixaggio rimescola il materiale genetico, producendo una considerevole variabilità. Nelle sue ricerche di laboratorio e sul campo, Browne, come si è detto, ha scoperto che questa ricombinazione genetica può dare origine ad almeno sessanta genotipi diversi, ciascuno dei quali ha le proprie modalità di vita. Alcuni genotipi, ad esempio, producono un'alta percentuale di cisti, altri producono embrioni che si sviluppano regolarmente senza formare cisti, alcuni sono adatti alle alte temperature e alla salinità elevata, mentre altri sono più adatti agli stagni più freddi, dove più bassa è la salinità. Secondo i genetisti Alberto Abreu-Grobois e James Beard more dell'University College di Swansea (Galles), che hanno studiato la filogenesi delle artemie partenogenetiche, sembra che il ramo asessuale si sia distaccato da quello sessuale 5,6 milioni di anni fa. Se questo dato è sicuro, l'Artemia salina asessuale che vive nel Vecchio Mondo sarebbe la più antica specie animale che ha fatto a meno del sesso. Isabella Lattes Coifmann


ALLARME OMS Tubercolosi, record di vittime In Italia ventimila casi di tisi all'anno
Autore: AMANDOLA GIAN PIERO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, DEMOGRAFIA E STATISTICA
ORGANIZZAZIONI: OMS
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: C. Stima del numero di morti per tubercolosi prevedibili nel decennio 1990 1999
NOTE: 027

SI parla tanto di Aids, ma la principale causa di morte da agente infettivo è il bacillo di Koch, la vecchia tubercolosi, ma più aggressiva, a volte incurabile e in crescita sostenuta. Nel mondo una persona su tre è infettata (anche se non sempre sviluppa la malattia attiva) dal bacillo tubercolare: lo dicono le statistiche dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Finché la tisi uccideva solo nel Terzo Mondo i giornali la ignoravano. Però adesso si muore di tbc anche nei Paesi industrializzati, e allora ecco i gridi di allarme. Attualmente i nuovi casi sono 10 milioni all'anno, 3 milioni i morti per il micobatterio tubercolare. Queste cifre però sottostimano sicuramente il fenomeno per l'inesistenza di controlli nel Terzo Mondo, ma anche, tanto per fare un esempio, in Italia, dove un'indagine sulla prescrizione di farmaci anti-tbc ha mostrato che i casi di tubercolosi sono sette volte quelli notificati ufficialmente (i soli iscritti in quei 195 mila casi di tbc nei Paesi industrializzati). E così si scopre che fra le nostre piaghe una è la tisi: 20 mila casi l'anno. Ma la mostruosità di questo ritorno della morte per mal sottile non è che il bacillo di Koch sia spesso diventato resistente ai farmaci. Mostruoso è che lo sia diventato per decisione umana, per quanto possa sembrare paradossale, per scelte economiche dei governi. La tbc attuale è malattia «reaganiana», malattia da fine dello stato sociale. Il taglio dell'assistenza sanitaria pubblica negli Usa ha fatto sì che i malati, quelli indigenti ma non solo loro, tendessero a smettere le cure appena superato l'attacco acuto. Così il batterio non debellato diveniva anche farmaco-resistente. Un'indagine negli ospedali di New York rivela un 49,2 per cento di casi di tbc incurabile in soggetti con questi trascorsi. E poi, ancora, la lesina degli interventi sanitari nei Paesi del Terzo Mondo ha reso le terapie brevi, troppo brevi, per malati che magari poi, in fuga dalla miseria africana, entrano come clandestini nei nostri Paesi. Che non li vogliono e ovviamente neppure li curano. Inoltre la tubercolosi dei Paesi industrializzati ha un alleato: l'Aids. Chi ha questo virus spesso riattiva una tubercolosi che era latente e che diventa inarrestabile. Se poi si considera che oggi si viaggia di più anche in località ad alti livelli di tbc e che le strutture sanitarie sono tutt'altro che allertate contro il bacillo di Koch, si ha il ritratto del mal sottile del 2000. Una sorta di «nuova tbc» che si trasmette però nel vecchio modo: quando le vie aeree entrano a contatto con catarro o goccioline di saliva infette. E per il 2000, le statistiche danno 12 milioni di tubercolotici nel mondo (tenendo solo conto dei riduttivi dati ufficiali). Per curare seriamente, per 6 mesi, un soggetto, sono necessari fra i 40 e 50 dollari. Può inquietare che in Italia il prezzo sia 10 volte tanto. Ma, si è detto finora, l'Italia è un mercato piccolo e le aziende farmaceutiche devono fare prezzi più alti. Per fronteggiare l'offensiva della tbc all'Oms si guarda al modello dei vecchi, italiani, Centri provinciali antitubercolari, istituiti durante il fascismo e, dopo qualche metamorfosi, aboliti nel '78. E in Italia se ne propone la ricostituzione per controllo e cura dei casi di tbc all'interno di una, finora trascurata, funzione generale di prevenzione delle patologie ambientali e del lavoro. Gian Piero Amandola


Antibiotici Una continua rincorsa dei farmaci contro ceppi virali sempre più resistenti
Autore: BASSI PIA

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, SANITA'
ORGANIZZAZIONI: OMS
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 027

MILLE studiosi di tutto il mondo si sono riuniti a Venezia per la Seconda conferenza internazionale sugli antibiotici e hanno lanciato un allarme: mentre le malattie infettive aumentano, molti antibiotici sono diventati inefficaci. Da qui la necessità di combattere ogni gruppo di batteri con nuovi antibiotici specifici. Soprattutto è importante la conoscenza del giusto modo d'impiego dell'antibiotico, per non indebolire le difese immunitarie dell'uomo con un uso massiccio e irrazionale. Vecchie malattie infettive che si pensava fossero debellate almeno nei Paesi industrializzati (meningite, Tbc, gonorrea, difterite, polmonite, setticemia) si stanno diffondendo nuovamente e in modo più virulento, per non parlare delle malattie sessuali, per le quali l'Oms già da anni denuncia la grave situazione. Colpevoli del rapido diffondersi delle malattie infettive da un continente all'altro sono le «migrazioni» turistiche: enormi masse di persone che vivono brevi periodi lontano dal loro Paese e che ritornandovi portano, inconsapevolmente, i germi di malattie come la malaria, già sconfitta in Occidente da decenni e che ora la classe medica non sempre sa riconoscere prontamente. Secondo Stephen Zinner, dell'Istituto Nazionale per la salute degli Stati Uniti, «è urgente arginare i germi emergenti con qualcosa di alternativo e potente, se non si vuole essere sconfitti». Si è parlato anche delle modalità di somministrazione degli antibiotici. All'Italia va il primato della somministrazione per iniezioni con un 48 per cento, contro il 2 per cento della Germania, il 4 della Gran Bretagna, il 10 della Spagna e il 2 degli Stati Uniti. Nel nostro Meridione la percentuale è addirittura del 65 per cento mentre nel centro-nord è del 35. All'estero si preferisce nettamente la somministrazione per via orale, perché è più sicura dal punto di vista delle infezioni (epatite, Aids) e costa da 3 a 6 volte di meno: lo ha ricordato Carlo Grassi, direttore dell'Istituto di fisiopatologia respiratoria dell'Università di Pavia.Pia Bassi


IMMUNOLOGIA Colpisci dentro, colpisci prima Una nuova generazione di anticorpi sintetici
Autore: DEAGLIO SILVIA, MALAVASI FABIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, SANITA'
ORGANIZZAZIONI: DANA FABER CANCER INSTITUTE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 027

UN gruppo di immunologi del Dana Farber Cancer Institute di Boston ha prodotto una serie di anticorpi in grado di riconoscere una molecola bersaglio situata all'interno della cellula, e non sulla sua superficie esterna, come avviene di norma. Gli anticorpi, o immunoglobuline, sono proteine che circolano nel sangue e nei liquidi dell'organismo, generate attraverso un meccanismo estremamente complesso, al termine del quale sono in grado di riconoscere e legare la quasi totalità degli antigeni esterni (virus, batteri e così via) e di quelli interni. Date le notevoli dimensioni della molecola anticorpale, il suo passaggio attraverso la membrana cellulare è in genere impossibile. Gli anticorpi quindi si limitano a reagire solo con le molecole esposte sulla membrana esterna della cellula. Il gruppo di Wayne Marasco si è proposto di usare anticorpi per bloccare il virus Hiv responsabile dell'Aids, nel momento in cui questo è all'interno della cellula infettata. Scartata la scelta di anticorpi convenzionali per i loro limiti di ingombro, il gruppo di Boston ha smontato i geni di anticorpi anti-virus Hiv, ricorrendo a tecniche di ingegneria genetica. Si sono ottenuti così anticorpi costruiti in laboratorio, enormemente più piccoli di quelli da cui derivano ma con la stessa capacità di legare il bersaglio per cui sono specifici. L'idea non è nuovissima ed è stata a lungo fonte di frustrazioni per molti ricercatori americani e inglesi. Infatti numerosi laboratori avevano osservato che è alquanto difficile trattenere gli anticorpi all'interno delle cellule secernenti o di altre cellule, data la loro tendenza a risalire verso la superficie ed essere da qui secreti nei liquidi biologici. Nel disegnare le nuove molecole ricombinanti, il gruppo di Wayne Marasco è partito da un anticorpo già esistente in grado di legare la molecola gp 120/160, una proteina che il virus Hiv usa per attaccare i recettori espressi dai linfociti, il CD4 e - come si è visto recentemente - il CD26 (vedi «Tuttoscienze» del 3-11- 1993). In sostanza, l'interazione gp 120/CD4 rappresenta la porta di ingresso del virus nella cellula. La tappa successiva è stata quella di isolare il tratto di Dna che codifica per quella parte dell'anticorpo che direttamente si lega al bersaglio: ai geni della proteina ricombinante è stata aggiunta una sequenza leader, che ha lo scopo di far avvenire la sintesi della proteina modificata nel reticolo endoplasmatico. Il reticolo endoplasmatico è una struttura della cellula in cui vengono fabbricate molecole complesse: qui transita, nel momento in cui viene assemblato come particella virale, anche il virus dell'Hiv. Come ulteriore misura di sicurezza, alla proteina è stata aggiunta una sequenza che funziona da segnale di ritenzione, una sorta di ancora cellulare. Dopo avere inserito il gene dell'anticorpo ricombinante nella cellula infettata, i ricercatori sono andati a verificare gli effetti di questa particolare terapia genica. I risultati ottenuti sono andati al di là delle previsioni: anche nella sua versione semplificata, l'anticorpo reagisce con il virus nel distretto cellulare programmato. Si è visto che l'anticorpo lega la gp 160 (precursore della gp 120), con il conseguente effetto che la comparsa della forma matura del virus è notevolmente ridotta. In sostanza, questa forma di terapia genica riduce fortemente la formazione di nuove particelle virali all'interno delle cellule infettate. Inoltre le stesse particelle che si formano sono cento volte meno infettive di quelle normali. L'altro dato molto incoraggiante, e con ripercussioni che vanno oltre il caso specifico, è che la produzione di anticorpo ricombinante nei distretti interni non sembra avere effetti tossici per le cellule. Il trasferimento di queste osservazioni sperimentali alla pratica clinica è tuttavia ancora lontano: la tecnica è stata provata solo su cellule in coltura e non su organismi, non inibisce del tutto la formazione di particelle virali e presenta tutti i problemi tecnici che si incontrano ogni volta che si interviene direttamente sul Dna. I ricercatori del Dana Farber Cancer Institute si dicono sicuri che in un futuro non troppo lontano sarà possibile costruire anticorpi distrettuali, in grado cioè di funzionare in ogni parte della cellula. Le molecole ricombinanti potranno essere usate non solo nel caso di malattie virali, quali l'Aids, ma forse in maniera più determinante anche per bloccare la sintesi e l'assemblaggio di oncoproteine, responsabili dell'avvio dei processi di trasformazione neoplastica. Silvia Deaglio Fabio Malavasi Università di Torino


SISMOGRAFI Terremoto! Valutare l'intensità
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D.
NOTE: 028

UN sismografo è uno strumento che localizza l'origine e l'energia di un terremoto. Ce ne sono di vario tipo, ma tutti sono basati sullo stesso principio: una parte fissa e una mobile, che oscilla con le oscillazioni del suolo. I terremoti generano onde che viaggiano attraverso la Terra e fanno vibrare il suolo quando arrivano in superficie: sono le cosiddette onde sismiche. Per localizzare l'epicentro di un terremoto, occorrono sismografi dislocati in punti diversi. Mettendo a confronto i tempi di arrivo delle diverse onde, si può individuare il punto in cui ha avuto origine il terremoto.


INFORMATICA Un fischio segnala l'errore Quindicesima puntata
Autore: MEO ANGELO RAFFAELE, PEIRETTI FEDERICO

ARGOMENTI: INFORMATICA, DIDATTICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 028

SUPPONIAMO di volerci fare interrogare dal calcolatore, per vedere se ricordiamo le capitali dei più importanti paesi del mondo. Scriviamo per questo un programma del tipo seguente: SUPPONIAMO di volerci fare interrogare dal calcolatore, per vedere se ricordiamo le capitali dei più importanti paesi del mondo. Scriviamo per questo un programma del tipo seguente: 10 REM PRIMA DOMANDA 20 PRINT "Qual è la capitaledella Francia?" 30 INPUT R$ 40 IF R$ = "PARIGI" THEN GOTO 130 50 REM SEGNALAZIONE DI ERRORE 60 PRINT CHR$(7); CHR$(7) 70 PRINT "La risposta è errata!" 80 FOR N = 1 TO 1000 90 NEXT N 100 PRINT "Studia di più!" 110 GOTO 200 120 REM MESSAGGIO DICONGRATULAZIONI 130 PRINT "Bravo, la risposta èesatta!" 140 FOR N = 1 TO 1000 150 NEXT N 200 REM SECONDA DOMANDA 210... ecc. Il programma contiene alcune novità che non sono di grande importanza. La prima è la PRINT CHR$(7), che compare nell'istruzione 60. CHR$(7) è il carattere che ha codice uguale a 7 nella tabellina standard dei cosiddetti "codici ASCII". Questo codice non corrisponde a un carattere alfabetico, ma a un ordine elementare per il calcolatore, ossia all'ordine di emettere un "beep", un breve fischio. L'istruzione 60 serve quindi a produrre due fischi consecutivi, che saranno emessi per dare maggior risalto alla segnalazione di errore. Le istruzioni 80 e 90 costituiscono un ciclo "senza corpo", ossia un ciclo che viene descritto 1000 volte senza fare alcuna attività oltre all'aggiornamento del contatore N. Lo scopo di queste due istruzioni è semplicemente quello di perdere tempo, per intervallare la visualizzazione del messaggio di errore e la formulazione della domanda successiva. Il tempo necessario per l'esecuzione completa del ciclo delle istruzioni 80 e 90 è molto variabile e dipende dalla velocità del calcolatore su cui gira il programma. Un 486 a 66 MHz è almeno cento volte più veloce degli elaboratori personali della prima generazione. Chi ha la fortuna di possedere un gioiello dell'ultima generazione dovrò quindi sostituire il numero 1000 dell'istruzione 80 con un numero più grande, mentre chi è rimasto alle prime macchine lo sostituirà con un numero più piccolo. Il gioco della regolazione dell'istruzione 80 sarà molto utile anche al fine di comprendere meglio quale sia la velocità di lavoro del calcolatore che si sta usando. Il programna di interrogazione che stiamo discutendo sarà probabilmente molto lungo e sarà costituito da tanti blocchi, uno per ciascuna domanda, e ogni blocco sarà composto da sezioni, come abbiamo visto nell'unico blocco che abbiamo trascritto: la sezione di interrogazione (istruzioni da 10 a 40), la sezione di errore (da 50 a 110) e la sezione di congratulazioni (da 120 a 150). Capitale della Francia? I blocco Errore Congratulazioni Capitale della Spagna? II blocco Errore Congratulazioni ecc. Nel programma la sezione di errore comparirà, sempre uguale, in tutti i blocchi. Analogamente, la sezione di congratulazioni comparirà sempre nella stessa identica forma, tante volte quante sono le domande che si intendono porre. Appare così evidente la convenienza di organizzare il programma nel modo indicato nella figura seguente. La sezione di errore e quella di congratulazioni compaiono una volta sola, con notevole riduzione della lunghezza del programma. Interrogazione sulla capitale della Francia. Se errore GOTO 1000. Se non errore GOTO 1200 Interrogazione sulla capitale della Spagna. Se errore GOTO 1000. Se non errore GOTO 1200........ 1000: ERRORE ...... 1200: CONGRATULAZIONI......... Le sezioni "errore" e "congratulazioni" sono due primi esempi di "sottoprogrammi". Provi il lettore a riscrivere il programma nella nuova forma, usando le istruzioni di salto condizionato: IF...GOTO... L'esercizio è difficile perché occorre inventare un meccanismo per ricordare, quando si salta all'istruzione 1000 oppure 1200, dove ritornare dopo aver eseguito il sottoprogramma. L'esercizio sarà comunque molto utile perché ci aiuterà a comprendere il concetto di sottoprogramma, uno dei più importanti dell'informatica. Nella prossima scheda torneremo sull'argomento e vedremo una coppia di istruzioni che il BASIC, come tutti gli altri linguaggi di programmazione, mette a disposizione del programmatore per risolvere in modo facile il problema di saltare a un sottoprogramma e di ritornare, dopo la sua esecuzione, nella posizione corretta. (continua)


LE DATE DELLA SCIENZA Per gli astronauti un nuovo zaino a razzi dopo quello esibito alle Olimpiadi del 1984
Autore: LO CAMPO ANTONIO

ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA
NOMI: MCCANDLESS BRUCE
ORGANIZZAZIONI: SAFER
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 028

TORNANO di moda gli «uomini-missile». Esattamente dieci anni dopo il primo collaudo del primo zaino a razzi, la Nasa sta mettendo a punto un nuovo apparecchio che permetterà all'astronauta di allontanarsi dallo shuttle e di soccorrere un collega nel caso in cui si rompesse il cordone di collegamento alla navetta. Il sistema, denominato «Safer», verrà applicato sotto lo zaino di sopravvivenza che l'astronauta indossa durante le passeggiate spaziali, e sarà collaudato entro la fine di quest'anno durante un volo dello Shuttle. Rivedremo, insomma, uomini-razzo come quello che inaugurò le Olimpiadi a Los Angeles nel 1984. Quest'anno è stato anche l'unico nel corso del quale gli astronauti americani hanno potuto provare il vecchio zaino-razzo, molto efficace e avanzato, ma costoso (86 milioni di dollari). Il primo collaudo fu durante la storica passeggiata di Bruce Mc Candless, il 7 febbraio '84, subito denominato «il primo satellite umano»: egli giunse fino a 100 metri di distanza dalla navetta Challenger. Spinto da 24 piccoli getti alimentati ad azoto, e con un'autonomia di 10 chilometri l'Mmu (sigla che sta per Unità Manovrata Manualmente), fu provato anche da Robert Stewart. Nell'aprile successivo, fu la volta di George Nelson, che tentò di aggrapparsi al satellite «Solar Max» vagante nello spazio, mentre nel novembre '84 toccò a Joe Allen e Dale Gardner, che recuperarono i satelliti «Palapa B-2» e «Westar 6», anch'essi inutilizzabili su orbita errata. I sovietici hanno sviluppato un sistema del tutto simile a quello americano: lanciato verso la stazione Mir con il modulo «Kvant 2» nel 1989, lo «scooter spaziale» russo «Oomk Ikaro», 220 chili, spinto da 36 motori ad aria compressa, è stato usato il 1 febbraio '90 da Aleksandr Viktorenko e da Aleksandr Serebrov, durante una passeggiata di 5 ore intorno a Mir. In assoluto, il primo prototipo di uno zaino a razzi fu fatto funzionare non nello spazio ma nello Skylab da Jack Lousman, nel 1973. Il modello, era stato sviluppato dall'equipe specializzata della Nasa, di cui faceva parte il futuro primo «satellite umano» Bruce Mc Candless. Antonio Lo Campo


STRIZZACERVELLO Un nuovo sportello automatico
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 028

Un nuovo sportello automatico Una ditta vuole lanciare sul mercato un nuovo modello di sportello bancario automatico che consenta di prelevare con la tessera qualsiasi cifra compresa tra 10.000 e 1.270. 000 lire. C'è l'inconveniente di aver il denaro tutto in banconote da 10.000, ma il vantaggio di essere assolutamente liberi nella scelta dell'importo desiderato. Il problema è quello di trovare il minor numero di cassetti che permetta, mediante la semplice somma dei contenuti di ciascuno, di ottenere uno qualunque degli importi compresi tra i limiti indicati. Esempio: se uno dei cassetti contiene sempre 3 banconote da 10.000, un altro ne contiene 5 e un terzo 7, le varie combinazioni possibili forniscono le somme pari a 3, 5, 7, 8, 10, 12 e 15 banconote. Per aiutarvi diciamo che non vi sono cassetti che debbano contenere la stessa quantità di banconote da 10.000. La soluzione domani, accanto alle previsioni del tempo.


LA PAROLA AI LETTORI CHI SA RISPONDERE? Che disdetta avere un padre calvo!
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 028

Come mai gli uomini sono più soggetti alla calvizie delle donne? E perché le donne hanno molto meno peli degli uomini? La calvizie è un carattere ereditario, influenzato dal sesso. E' dominante nel maschio e recessivo nella donna. La presenza di peli è invece un carattere sessuale secondario, limitato dal sesso: si manifesta in presenza di certi ormoni, ma non di altri. La donna non presenta questo carattere, pur portando i geni capaci di determinarlo. Michele Costamagna Torino Due fattori noti e indiscutibili alla base della calvizie maschile e sono l'ereditarietà e gli ormoni. Un individuo il cui padre sia calvo ha cinquanta probabilità su cento di perdere anche lui i capelli. La probabilità aumenta se la calvizie è comune anche fra i componenti maschili della famiglia materna. Per quanto riguarda il ruolo degli ormoni, si deve ricordare che il testosterone, l'ormone sessuale maschile, oltre a stimolare la sintesi proteica, la formazione delle ossa e il potenziamento muscolare, è responsabile dell'eccessiva produzione e secrezione di grasso da parte delle ghiandole sebacee della cute. La seborrea quindi rende i follicoli piliferi particolarmente vulnerabili, incidendo in modo determinante sulla calvizie (alopecia seborroica). Il testosterone, inoltre, ha la funzione di sviluppare i caratteri sessuali maschili primari e secondari, fra cui la caratteristica distribuzione dei peli sul corpo. Di conseguenza nelle donne la distribuzione e la quantità di peli sono diverse. Roberta Ercole Quattordio (Al) Come funziona la macchina «casalinga» del caffè espresso? E' diversa da quella dei bar? L'acqua riscaldata da una caldaia passa nella coppetta dove sono contenuti il filtro e il caffè macinato. La cosa più importante è avere caffè macinato della grana giusta, e fresco. Questo genere di macchina funziona esattamente come quella del bar. Maria Grazia Cortese Agliano (At) Perché New York è detta «La grande mela»? La città di New York è chiamata anche «Grande Mela» perché è una metropoli ricca e piena di possibilità di successo per chiunque voglia «morderla» come una grande e appetitosa mela. Federico Dallera Torino Gli americani dicono «avere una mela in gola» per definire l'emozione che provano gli artisti al debutto. Il debutto a Broadway è il massimo dell'emozione, «la grande mela», appunto. E così New York è diventata, prima nel linguaggio degli artisti, poi in quello comune, «The Big Apple». Renzo Camozzi, Bolzano La definizione deriva da una battuta che correva nell'ambiente jazz all'inizio del secolo: «There are many apples on the tree, but when you pick up New York City, you pick the big apple» («Ci sono molte mele sull'albero, ma quando cogli la città di NY, cogli la gande mela») Paolo Gilardini Ivrea (To) Fu la popolazione nera a chiamare New York «The Big Apple» negli Anni 20. Con questa espressione volevano spiegare che qualsiasi cosa, in quella città, era veramente «Big-Rich-Great» (Grande-Ricca-Importante). Andrea Mussone Gaglianico (Biella) New York è definita «La Grande Mela» in quanto rappresenta la tentazione, l'opportunità, proprio come la mela aveva rappresentato una tentazione per Adamo nel paradiso terrestre. Corrado Devalle Vinova (To) Non vi pare che la forma di NY ricordi una mela? Marco Begliardo Busca (Cn)


CHI SA RISPONDERE?
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 028

QSe l'acqua è un buon conduttore di elettricità: perché quando piove non si verifica una scarica tra la linea aerea e le rotaie di un tram, attraverso il tram stesso, che è bagnato? E perché i passeggeri, salendo e toccando il tram, con i piedi ancora a terra, non prendono la scossa? QQuali combustibili, oltre alla benzina, producono il letale ossido di carbonio? QQual è l'etimologia del nome scientifico «Unionidi» con cui vengono indicate le cozze di fiume? QE' vero che le cascate più alte non sono quelle del Niagara? _______ Risposte a: «La Stampa-Tuttoscienze», via Marenco 32, 10126 Torino. Oppure al fax numero 011-65.68.688


In breve Sviluppo sostenibile e industria chimica
ARGOMENTI: CHIMICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 026

«L'industria chimica: sclte per lo sviluppo sostenibile» è il tema di un seminario che Giuseppe Sironi terrà il 24 febbraio a Pisticci (Matera) su iniziativa di Snia Research (BPD)




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