TUTTOSCIENZE 23 giugno 93


INFARTO E tu, sogni? La fase Rem del sonno sembra essere associata agli attacchi cardiaci subito dopo il risveglio
Autore: GIACOBINI EZIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, PSICOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 100

CI aveva già avvertito Shakeskpeare nell' Amleto sulla pericolosità di dormire e sognare. Si è creduto che il grave incidente della petroliera Exxon Valdez, arenatasi sulle coste dell ' Alaska, fosse dovuto a un problema di alcolismo del capitano. Non così dice il rapporto della commissione d' indagine. Il vero problema era «l' estrema fatica e la sonnolenza» del timoniere. La spesa enorme per ripulire un tratto di costa è minimo al confronto dei 50 miliardi di dollari che la sonnolenza ed altri problemi correlati al sonno costano annualmente alla società americana. Il problema è di tali dimensioni che il Comitato nazionale sui disturbi del sonno ha chiesto a Clinton di approvare l' istituzione di uno speciale istituto di ricerca come parte del National Institute of Health. Circa 40 milioni di americani soffrono di disturbi cronici correlati al sonno. Circa 250 mila sono afflitti da un particolare disturbo chiamato narcolessia, un attacco irresistibile di sonno che dura 10 15 minuti e che spesso si accompagna ad altri sintomi, come le allucinazioni di tipo visivo spesso a contenuto terrifico. Altri 15 milioni soffrono di apnea, episodi di soffocamento che costringono l' individuo a svegliarsi ripetutamente durante la notte. Nel 1989 un gruppo di ricercatori della Harvard scopriva che certi individui molto spesso soffrono di attacchi cardiaci al mattino subito dopo il risveglio. Si sa che una fase particolare del sonno associata ai sogni, chiamata Rem (con movimenti rapidi degli occhi), si verifica proprio nelle prime ore del mattino e si associa spesso a un' attività speciale del sistema nervoso simpatico che regola il flusso cardiaco e la pressione arteriosa. Recentemente all' Università dell' Iowa è stato possibile registrare direttamente l' attività del sistema simpatico di otto individui sani durante una notte intera. Si è scoperto così che proprio durante i periodi di sonno Rem accompagnato da sogni si ha la massima attività del simpatico, con abbassamento del flusso di sangue al cuore e caduta della pressione. L' aspetto più saliente di questi episodi di ischemia cardiaca in concomitanza con i sogni è l' altissima attività del sistema simpatico. Secondo gli autori dell' articolo nel New England Journal of Medicine, esisterebbe un legame diretto tra sonno Rem e rischio di attacchi cardiaci. La reazione simpatica accelererebbe il processo di ischemia producendo uno spasmo dei vasi del cuore già parzialmente otturati dai processi aterosclerotici. Il sonno Rem sarebbe l' inizio e la causa di un processo che inizia con la formazione, durante la notte, di un trombo che solo dopo diverse ore, quando l' individuo si affretta ad arrivare al posto di lavoro, produce una chiusura totale del vaso cardiaco e l' attacco. Per chi credesse che la soluzione stia semplicemente nello spendere meno tempo a letto, gli specialisti ammoniscono che la perdita di sonno può produrre proprio un aumento compensatorio di sonno Rem. Pare quindi meglio fare l' opposto e dormire il necessario evitando lunghi periodi di Rem. Esistono dati positivi sulla funzione del sonno Rem? Certamente. Il ricercatore Avi Karni del Weizmann Institute in Israele spiega che il sonno Rem è importante per la nostra memoria Svegliare un individuo nel mezzo di un sogno produrrebbe un danno al consolidamento della memoria e dei fatti appresi qualche ora prima di andare a letto. Il sonno Rem è come una colla che cementa le memorie tra di loro, dice Karni. Rimane da vedere come tutte le medicine che consumiamo ogni notte per dormire influenzino la memoria. Ma questo è un altro discorso. Intanto il Congresso americano ha chiesto a Clinton di approvare un bilancio di 56 milioni di dollari per ricerche sul sonno umano. Proposta che certamente turberà il sonno del Presidente americano. Ezio Giacobini Università del Sud Illinois


CORSA ALL' AVORIO C' era una volta l' elefante Nei parchi del Kenya la strage continua
Autore: LATTES COIFMANN ISABELLA

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ANIMALI, CACCIA, STATISTICHE
LUOGHI: ESTERO, AFRICA
TABELLE: T. Dati sulla popolazione degli elefanti africani
NOTE: 097

NOTTE di plenilunio nell' immenso Parco Nazionale Tsavo, in Kenya. Una miriade di stelle nel cielo. Spettacolo fantastico. Improvvisamente una serie di spari secchi squarcia l' aria. Sono colpi di kalashnikov sparati dai razziatori clandestini di zanne d' avorio. Scivolano in battelli lungo i fiumi, il mezzo più silenzioso e sicuro per arrivare nel cuore del parco e colpire il bersaglio, il gigante grigio, così potente quando sradica gli alberi, così fragile quando si trova di fronte al piccolo uomo armato di fucile. I bracconieri procedono indisturbati. Non c' è l' ombra di un gurdiano nel raggio di chilometri. Si affollano intorno al grande corpo abbattuto e con un cigolio sinistro gli segano le zanne, abbandonando a sciacalli e avvoltoi la carcassa insanguinata. Poi nascondono il bottino dove capita. Torneranno più tardi a riprenderlo con un camion e lo trasporteranno sulla costa Una nave lo porterà a Dubai, negli Emirati Arabi, il più grosso centro di lavorazione dell' avorio grezzo. Da qui l' oro bianco raggiungerà Hong Kong e verrà poi smistato nei Paesi importatori, soprattutto Giappone, Taiwan, Cina. Ma come? si chiederà qualcuno Queste cose accadono ancora oggi, dopo che nel 1989 la Cites (Convenzione sul Commercio Internazionale delle specie minacciate) ha deciso di bloccare il commercio dell' avorio e ha riconfermato il blocco per due anni nella recente riunione di Kyoto? Purtroppo sì Il prezzo dell' avorio è diminuito, il bracconaggio si è ridotto, ma esiste ancora, specialmente nei Paesi che non riescono a controllare il territorio perché hanno solo pochi ranger malamente equipaggiati. Basta leggere qualche cifra. Nel decennio 1981 1991 la popolazione dell' elefante africano si è ridotta alla metà. In Tanzania si è passati da 184. 872 esemplari a 87. 088. Nello Zaire da 376. 000 a 112. 000. Nello Zambia da 160. 000 a 32. 000. Nel Kenya da 65. 000 a 16. 000. Gli elefanti sono giustamente terrorizzati dall' «odore d' uomo», che con la loro prodigiosa memoria non dimenticano mai. Perché, nonostante le misure pro elefante invocate dai movimenti protezionistici, il massacro clandestino continua. Ci sono però due Afriche. Una è quella dei Paesi incapaci di reprimere il bracconaggio, dove l' elefante, come sostiene uno dei maggiori esperti del mondo, lo scozzese Iain Douglas Hamilton, rischia di estinguersi alla fine del secolo. E un ' altra, dove invece il bracconaggio è scomparso e, sembra incredibile, la popolazione degli elefanti è aumentata. Aumentata al punto tale da diventare una minaccia per l' ambiente. Un esempio. Il Parco Nazionale Kruger, nella Repubblica del Sud Africa Quasi ventimila chilometri quadrati. Un' estensione enorme di boschi, savane, praterie, pianure, colline. Da tre lati, confini naturali: la catena dei monti Lebombo a Est, i fiumi Luvuvhu e Limpopo a Nord, il fiume Crocodile a Sud. Solo a Ovest lo separa dall' attiguo Mozambico una recinzione creata dall' uomo che taglia la pista migratoria degli animali e blocca il flusso dei bracconieri che in passato entravano nottetempo nel parco per far strage di elefanti. Qui i grossi proboscidati sono diventati troppi. Pur avendo un basso tasso di prolificità (l' elefante ha una gestazione di 22 mesi e mette al mondo un figlio ogni quattro anni), i 135 elefanti che popolavano il parco Kruger nel 1917 sono diventati 7700 nel 1968. Un numero incompatibile con le risorse naturali del parco In altri tempi, quando gli africani non si scannavano tra loro in guerre sanguinose e non circolavano ancora per il Paese tante armi sofisticate, gli elefanti erano liberi di spostarsi da un luogo all ' altro. Quando avevano esaurito le risorse di un territorio, migravano verso pascoli più ricchi. Oggi non lo possono più fare. Sono prigionieri dei parchi, proprio di quei parchi che erano stati creati per tutelare la loro sopravvivenza. Ed ecco quindi il rovescio della medaglia: le devastazioni che compiono i bulldozer viventi. Alberi che tendono verso il cielo i rami scheletriti privi di foglie, alberi che giacciono a terra con le radici divelte, vegetazione rasa al suolo. Da qui la necessità di prendere misure urgenti. E dopo conciliaboli, tentennamenti, discussioni a non finire, si arriva nel l967 alla sofferta decisione di adottare il sistema del «culling», l' abbattimento selezionato degli elefanti in soprannumero. Così, nel parco Kruger, come nei parchi dello Zimbabwe, si assiste ogni anno al crudele sacrificio di una quota di elefanti. Il metodo non è paragonabile alla carneficina che fanno i bracconieri, ma è pur sempre un elefanticidio che ci turba. Il «culling» si pratica con discrezione, nelle zone più remote del parco, dove i turisti non possano vederlo. Un elicottero sorvola i branchi di elefanti. Per isolare quelli da abbattere dal resto del branco (l' operazione di morte è riservata a non più di dieci quindici individui per volta) scende a bassa quota. Il rumore del motore spaventa gli animali che fuggono all' impazzata disperdendosi. E' quello che si vuole. I prescelti vengono sospinti verso una radura lontana. Solo allora li si colpisce con cartucce di narcotico e i giganti crollano al suolo addormentati. A questo punto interviene il killer ufficiale che spara al cervello dei giganti. Gli elefanti passano così dal sonno alla morte. Poi i grandi corpi vengono smembrati, le varie parti inviate alle rispettive destinazioni e i proventi utilizzati per il miglioramento dei servizi del parco e il benessere delle popolazioni locali. L' avorio delle zanne viene immagazzinato in attesa del momento in cui ne sarà liberalizzato il commercio. Cosa che auspicano i governi di Sudafrica, Zimbabwe, Botwana, Malawi e Namibia che vantano tutti un incremento numerico dei loro elefanti. Ma è possibile che non ci siano alternative alla pratica disumana del «culling» ? Al simposio tenutosi recentemente in Kenya sul tema «Demografia e controllo sulla fertilità dell' elefante» è emersa la proposta del biologo Roger Short della Monash University di Melbourne. Perché non somministrare una pillola abortiva alle femmine gravide? Attenzione però ] Bisogna andarci piano. Si è notato che in natura quando avviene l' aborto spontaneo di un feto quasi a termine, la madre ne rimane letteralmente sconvolta. Per giorni e giorni rimane accanto al cadaverino, tentando di sollevarlo con le zanne quasi per ridargli la vita. Per evitare questo shock, secondo Short bisognerebbe somministrare la pillola a metà gravidanza, quando il feto pesa solo undici chili (il neonato ne pesa più di cento) e sarebbe troppo piccolo per suscitare la crisi d' angoscia materna. Ma la soluzione pillola, ancora allo studio, presenta non poche difficoltà e non si sa se potrà mai diventare di applicazione pratica. E intanto? Intanto forse qualcuno si domanderà: se gli elefanti stanno scemando di numero in maniera allarmante in alcuni Paesi africani, mentre in altri ce ne sono troppi, perché non trasportare il surplus di popolazione dai secondi ai primi? Sembra l' uovo di Colombo, almeno in teoria. Certo non è facile trasportare a così grande distanza bestioni che pesano anche più di sette tonnellate, e allora c' è chi ha proposto di creare corridoi che colleghino i Paesi sovrappopolati con quelli depauperati. Ma anche questa è un' utopia bella e buona. Perché quei corridoi plurichilometrici, difficili da sorvegliare ancor più dei parchi, diventerebbero magnifiche piste di tiro a segno. Una pacchia per i bracconieri. E allora? Continuano le polemiche fra gli scienziati per la sorte dell' elefante africano. Ma fino a questo momento, bisogna confessarlo, siamo ancora in alto mare. E purtroppo, come spesso succede, mentre i medici discutono, il malato muore. Isabella Lattes Coifmann


ECCEZIONALE ESPERIMENTO IN USA Il topo Einstein creato in provetta Rispetto ai suoi simili ha il doppio di cervello
Autore: CALISSANO PIETRO

ARGOMENTI: RICERCA SCIENTIFICA, BIOLOGIA, ANIMALI
ORGANIZZAZIONI: UNIVERISTA' DI PENNSYLVANIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 097

UN gruppo di ricercatori americani dell' Università di Pennsylvania ha indotto una sintesi sovrabbondante di un fattore di crescita simile all' insulina in topi transgenici. Il cervello di questi topi a sviluppo ultimato aveva dimensione, peso, numero di cellule nervose e altre proprietà morfologiche superiori del 50 per cento rispetto ai topi normali. L' importante scoperta è annunciata sul numero di aprile della rivista Neuron. Con quale meccanismo evolutivo si è formato il cervello dell' Homo sapiens? Il problema riguarda in particolare la dimensione della corteccia del nostro encefalo rispetto a quella delle altre specie e non concerne la questione ancor più complessa della natura delle funzioni cognitive che ne scaturiscono e che sono alla base di processi mentali come pensiero e coscienza. Ma è evidente che i due problemi sono fortemente collegati. Ricorrendo all' abusato, ma in questo caso pertinente, paragone con gli elaboratori elettronici, le loro prestazioni (ad esempio la capacità di memoria) sono legate a filo doppio con il numero e l' organizzazione dei microchip (hardware) che li formano. Sarà poi il programma (software) che inseriamo nel computer (nel cao del cervello di un animale corrisponde all' insieme delle sue esperienze passate) a fornire le istruzioni specifiche per l' esecuzione dei compiti assegnati. La domanda, dunque, è con quale meccanismo evolutivo si è passati dall' hardware cerebrale di uno scimpanzè a quello dei primi ominidi assimilabili alla nostra specie. La questione è duplice poiché sottende un problema quantitativo (il meccanismo che ha portato all ' aumento della massa dei neuroni e delle cellule gliali che fanno loro da supporto fisico e funzionale) e uno qualitativo: il meccanismo che ha modulato l' organizzazione di questi elementi cellulari a formare i centri nervosi che sono tipici del cervello dell' uomo. Gli esperimenti condotti dal gruppo americano che lavora nell' Università di Pennsylvania ha fornito in questi ultimi mesi una prima risposta molto interessante almeno al problema quantitativo. Ricorrendo alle tecniche di ingegneria genetica ormai in uso in numerosissimi laboratori questi ricercatori hanno modificato il genoma (l' insieme dei geni depositari dei caratteri ereditari di ogni animale) di un ceppo di topi in modo tale che i neonati sintetizzassero maggiori quantità di un ormone denominato con l' acronimo di IGF I, o fattore di crescita insulino simile. Si tratta di una proteina che ha una struttura simile all' insulina e che, come abbiamo anche di recente dimostrato nel nostro Istituto, esercita un' azione trofica e differenziativa sui neuroni cerebellari e ne previene la morte quando all' interno di essi venga attivato, per cause varie, un programma di «suicidio» cellulare (sulla natura di questi programmi cellulari si veda Tuttoscienze del 20 novembre ' 91). Una volta raggiunta l' età adulta, il cervello dei topi così «ingegnerizzati», cioè che esprimevano maggiori quantità di IGF I nei loro liquidi organici, è stato analizzato in termini di massa, peso, contenuto di Dna, numero di neuroni e di cellule gliali, nonché entità di mielina presente. La mielina è una guaina lipidica che rivestendo ogni fibra nervosa la isola dalle altre circostanti; una sua perdita si riflette in malattie come la sclerosi multipla. Queste analisi hanno dimostrato che grazie a un raddoppio nella quantità di IGF I negli animali trattati, tutti i parametri cui si è accennato risultavano molto aumentati. Il cervello dei topi superdotati di IGF I pesava il 50 per cento di più del normale per via di un aumento sia nella quantità che nelle dimensioni dei neuroni e delle cellule gliali. La maggior parte delle varie strutture cerebrali era interessata da questi aumenti e il contenuto di mielina era aumentato di ben il 130 per cento. Perché questi risultati ci sembrano di particolare interesse in relazione al problema che si è posto? Perché forniscono una prima risposta sui probabili meccanismi che hanno generato il consistente aumento della massa cerebrale verificatosi nel corso dell' evoluzione, uomo compreso. E' possibile che qualche modificazione simile a quella introdotta dai biologi americani nei topi da laboratorio abbia colpito il gene dell' IGF I o di altri fattori di crescita analoghi fra i quali lo stesso Ngf scoperto dalla Levi Montalcini permettendo un incremento numerico dei neuroni e delle cellule gliali. Qualche altra mutazione analoga potrebbe essere stata responsabile della particolare organizzazione dei neuroni nei milioni di elementi colonnari che caratterizzano talune parti della corteccia dell' uomo (area frontale, centri del linguaggio e così via) e che la distinguono da quella degli scimpanzè. In sostanza la nascita del nostro encefalo potrebbe essere la conseguenza di poche, bene assestate mutazioni, i cui geni saranno forse presto identificabili. Pietro Calissano Istituto di Neurobiologia, Cnr, Roma


UN TEST Scienza divulgata sui banchi di scuola
Autore: P_B

ARGOMENTI: DIDATTICA, SCUOLA, SCIENZA, INCHIESTA, STATISTICHE
ORGANIZZAZIONI: DOXA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 097. Settimana della cultura scientifica

L' inchiesta della Doxa presentata in aprile all' apertura della Settimana della cultura scientifica forniva dati preoccupanti sulla preparazione dei giovani italiani in fisica, biologia, fisiologia e via elencando. Per esempio, solo 77 ragazzi su cento conoscono la velocità della luce, soltanto 57 sanno che cosa sia l' ipofisi (mentre il 17 per cento pensa che sia una malformazione e il 6 una specie vegetale), appena 29 hanno un' idea di che cosa siano le biotecnologie. E il 68 per cento crede che la pressione atmosferica sia più alta in montagna che al mare... E' interessante mettere a confronto questi dati con quelli elaborati dall' organizzazione del premio letterario «Grinzane Cavour», che anche quest' anno ha promosso l' iniziativa «Scrivere il giornale». In breve, 1440 studenti di 48 scuole superiori sono stati invitati a scrivere articoli giornalistici. Dei 1084 articoli presentati 238 erano su temi culturali, 203 di scienza, altrettanti di cronaca, 199 su spettacoli, 128 di sport, 113 di economia. La scienza, dunque è ben piazzata negli interessi dei giovani, e lo è ancora di più se si va a vedere la qualità di quegli articoli, quasi sempre più che discreta. Quanto alle preferenze, vanno a ecologia e biologia (56 articoli), medicina (41), informatica (30), astronomia (16), energia (7), seguite da matematica, epistemologia, storia della scienza. Una conclusione? La domanda d' informazione scientifica è forte e, se ben coltivata, i frutti si vedono.


NUOVI MATERIALI E il silicio si accese Quando l' elemento principe dell' elettronica acquista una struttura porosa può emettere luce, aprendo il campo a interessantissime applicazioni
Autore: BISERO DIEGO

ARGOMENTI: ELETTRONICA, PROGETTO
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. Microprocessore
NOTE: 098

IL silicio, elemento principe della microelettronica e dell' informatica, si aggrega allo stato solido in strutture diverse. Può formare un unico cristallo di dimensioni macroscopiche o essere costituito da microscopici cristallini o ancora presentare un' architettura complessa, nella quale gli atomi riempiono regioni di spazio filiformi, separate l' una dall' altra da zone vuote che occupano quasi tutto il volume. E' questa la struttura del silicio poroso. Se un uomo potesse passare attraverso la struttura atomica del silicio poroso, vedrebbe qualcosa di simile a un insieme di grotte intercomunicanti, nelle quali stalattiti e stalagmiti siano unite a formare sottili colonne e da queste ultime si dipartono complesse ramificazioni. Gli scienziati parlano di filamenti quantistici, perché le dimensioni caratteristiche del sistema sono così piccole (milionesimi di millimetro), che la fisica classica non è adatta a descriverlo, ma si deve ricorrere alla meccanica quantistica, che implica notevoli difficoltà da un punto di vista teorico. «Le caratteristiche fisiche di un filamento quantistico sono poco note e la sua struttura è ancora oggetto di indagini e di controversie», spiega il professor Bisi, uno dei maggiori esperti del settore, titolare della cattedra di Struttura della materia presso il dipartimento di fisica dell' Università di Trento. Il silicio poroso si ottiene per dissoluzione elettrochimica di silicio cristallino. E' noto fin dal 1956, ma negli ultimi due anni l' interesse della comunità scientifica internazionale nei suoi confronti è cresciuto a dismisura. Si è scoperto, infatti, che il «nuovo» silicio, sottoposto a eccitazione ottica o elettronica, emette luce nello spettro visibile a temperatura ambiente, al contrario di quanto non faccia il silicio cristallino, costituente principale delle unità centrali di elaborazione dei moderni calcolatori. Di qui l' entusiasmo degli studiosi, che vedono prospettarsi la possibilità sorprendente di integrare su uno stesso dispositivo di silicio funzioni ottiche e funzioni elettroniche e di realizzare, quindi, progetti innovativi nell' ambito della optoelettronica. I risultati ottenuti fino a questo momento vanno considerati preliminari e lasciano aperti alcuni problemi, primo fra tutti quello dell' ottenimento di valori sodddisfacenti dell' efficienza di elettroluminescenza. E' questo un punto chiave. Il silicio poroso, infatti, trasforma in luce parte dell' energia ricevuta dall' esterno. Esistono in natura altri processi di cessione dell' energia competitivi con l' emissione di luce, che dominano nel silicio cristallino e policristallino, ma devono fare i conti con la luminescenza nel silicio poroso. L' efficienza di elettroluminescenza è il parametro che indica quanto l' emissione di luce prevalga sugli altri meccanismi possibili di diseccitazione quando l' eccitazione è di tipo elettrico. «Oggi spiega Bisi all' interno dei circuiti i segnali viaggiano prevalentemente sotto forma elettrica, con numerosi inconvenienti (bassa velocità, riscaldamento per dissipazione Joule). Se il silicio poroso risulterà un buon materiale elettroluminescente, sarà possibile far viaggiare i segnali sotto forma di luce». La ricerca italiana sta ottenendo ottimi risultati in questo settore e dimostra di essere competitiva rispetto ai grossi laboratori internazionali, in particolare quelli americani e giapponesi, come conferma Bisi, che da qualche mese dirige il progetto Poesia (un acronimo derivato da Porosity Effects in Silicon for Applications): «Esiste e funziona bene un coordinamento nazionale. In aprile si è tenuto a Trento il primo incontro sulla emissione di luce dal silicio ed in questi giorni stiamo preparando un "Progetto Speciale" al Cnr, per finanziare, almeno in parte, la ricerca italiana in questo campo. Numerosi risultati sono già stati ottenuti: fabbrichiamo campioni di silicio poroso dalle caratteristiche volute e li studiamo con diverse tecniche. Inoltre costruiamo dispositivi elettroluminescenti, anche se sappiamo ancora troppo poco sulle caratteristiche di questo materiale per pensare di avere dispositivi efficienti. Due aspetti appaiono decisivi da questo punto di vista: la stabilità del materiale, anche in presenza di correnti notevolmente elevate, e la formazione di buone interfacce tra il silicio poroso e il contatto elettrico». Diego Bisero Università di Modena


INFORMATICA I giornali clandestini dei cyberpunk Un fenomeno culturale che dilaga in California
Autore: SCARUFFI PIERO

ARGOMENTI: INFORMATICA, EDITORIA, TECNOLOGIA
NOMI: SUGARMAN PETER, BRANWYN GARETH
LUOGHI: ESTERO, USA
NOTE: 098. Posta elettronica

NEGLI Stati Uniti, e in particolare nella californiana Silicon Valley, il tempio dell' alta tecnologia, la novità editoriale di questi mesi non è una nuova rivista d' informazione, ma un nuovo «modo» di fare informazione. Esiste un retroterra culturale, poco noto ai media ufficiali, che parte dagli uffici dei programmatori e passa per le grandi sale di calcolo, dilaga negli istituti di Informatica delle Università e penetra persino nei centri di ricerca super segreti della Difesa. Si tratta del mondo dei «cyberpunk», che poi sarebbero semplicemente la versione intellettuale del tradizionale «hacker», il programmatore invasato che passa tutto il suo tempo libero a studiare il computer, trovando talvolta il modo di sabotare quelli degli altri. Questa popolazione «sotterranea» ha i propri mezzi di informazione, che sono un misto di stampa e di trasmissione dati. La posta elettronica (in gergo, «e mail» ) consente di scambiarsi messaggi da un computer all' altro indipendentemente dal luogo fisico in cui ci si trova (soprattutto se il proprio computer è collegato alla gigantesca Internet). Fra le tante cose che ci si può scambiare ci sono i «file» di testo. E fra i tanti tipi di testo ci sono i testi di informazioni, notizie, annunci e così via. Nel giro di pochi anni si è così sviluppata un' infrastruttura imponente di riviste elettroniche, tutte disponibili via e mail. Il «lettore» le riceve gratuitamente sul proprio computer. Alcune si trovano anche in edicola, come «bOING bOING», fondata nel 1989 da Mark Frauenfelder. Moltissime sono trasmesse soltanto via e mail all' interno di uno specifico «ciberspazio» (ovvero di una comunità di utenti della Internet). Per esempio la rivista «Whole Earth Review» di Howard Rheingold (attiva dal 1973 a Sausalito) ha creato nel 1985 un «Whole Earth Lectronic Link» (o «WELL» ), una comunità virtuale che è frequentata soprattutto da cyberpunk, artisti, critici, attivisti, pensatori e all' interno della quale circola ogni sorta di notiziari. Altre non vengono invece trasmesse via e mail, ma soltanto duplicate a mano di dischetto in dischetto, e queste ultime non sono proprio stampabili: si tratta di «ipertesti», di grovigli di immagini, suoni e testi che il «lettore» può scorrere al computer (in genere un Macintosh) in un ordine qualsiasi, come se avesse a disposizione una radio, un televisore e un giornale collegati fra di loro dagli argomenti di cui trattano. E' il caso di Beyond Cyberpunk, inaugurata nel gennaio di quest' anno da Peter Sugarman e Gareth Branwyn, dedicata alla narrativa contemporanea; o di «Cyber Rag», nata come tesi di laurea di Jaime Levy, che iniziò le «pubblicazioni» nel 1990. La qualità grafica di queste invisibili riviste è centinaia di volte superiore alla qualità grafica della più sofisticata rivista d' arte. Questi mezzi d' informazione non hanno bisogno delle edicole, dei distributori, degli stampatori e creeranno forse qualche preoccupazione agli operatori del settore. Preoccupazione giustificata, poiché si stanno diffondendo a macchia d' olio. Piero Scaruffi


DIDATTICA In visita al Museo Virtuale Arte e scienza stanno in un dischetto interattivo
Autore: CONTIGIANI BRUNO

ARGOMENTI: DIDATTICA, ELETTRONICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 098. «Virtual Museum» (museo virtuale)

UN modo di rappresentare parte delle conoscenze umane ci proviene dai «Kunsthammer» di origine rinascimentale. Questo termine tedesco che potrebbe essere tradotto in italiano con «emporio della conoscenza», indica le raccolte di oggetti e di strumenti miniaturizzati che consentivano all' osservatore di sbizzarrirsi a spostare su di un fondale dipinto le diverse parti che lo arricchivano. A questo concetto si rifà il «Virtual Museum» un sistema interattivo elettronico che, utilizzando un computer, consente di navigare in un museo immaginario attraverso oggetti rappresentati in maniera tridimensionale. Il «Museo» di cui stiamo parlando è raccolto su di un semplice disco Cd Rom (i compact disc che raccolgono immagini suono e software), che però richiede un computer Macintosh piuttosto potente (con almeno 6 Mega Byte di memoria Ram) munito di un lettore per Cd Rom fornito di schermo a colori. Si tratta di un titolo sperimentale nato dalla collaborazione di «ricercatori Apple, della New York University del Massachusetts Institute of Tecnology e dell' Università di Regina. Al visitatore seduto al proprio computer si presenta l' atrio di un museo visto con un «effetto sguardo». A mano a mano che decide di procedere verso una sezione, gli oggetti della stanza si ingrandiscono, e contemporaneamente rimbombano i passi di avvicinamento. I padiglioni per ora «aperti» riguardano la medicina le piante, l' astronomia e l' ambiente. Giunto davanti al reperto che lo interessa, il visitatore può cliccare con la freccia del mouse su quell' oggetto: nella parte sinistra dello schermo gli sarà consentita una manipolazione dell' oggetto scelto. Se ad esempio sceglierà un fiore potrà, agendo sul mouse, farlo crescere dalla fase di germoglio fino a farlo sbocciare, dischiudere, appassire, o farlo ruotare per osservarlo meglio. Nel frattempo gli giungeranno ulteriori informazioni sonore. Non tutti gli oggetti e le sale possono essere visitate allo stesso modo. Nella zona astronomia viene simulato un volo in astronave su alcuni pianeti, con la possibilità di zoomare sulle parti interessate. I pianeti possono ruotare secondo diversi assi come fossero globi galleggianti nel vuoto. In alcuni casi le immagini sono ottenute con sistemi computer grafici, in altri con elaborazioni di filmati o di sequenze fotografiche. La caratteristica peculiare di «Virtual museum» consiste non tanto nei contenuti proposti, quando nelle grandi potenzialità didattiche di uno strumento così concepito: effetti tridimensionali, possibilità di muovere gli oggetti, manipolarli, farli ruotare, attingere a ulteriori informazioni. Bruno Contigiani


CON UNA MINISONDA Il Giappone ha toccato il suolo della Luna E' terzo dopo ex Urss e Usa
Autore: LO CAMPO ANTONIO

ARGOMENTI: AERONAUTICA E ASTRONAUTICA, ASTRONOMIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 098

DAI primi giorni di maggio il Giappone in sordina è diventato ufficialmente il terzo Paese che sia riuscito a inviare un proprio veicolo spaziale sulla superficie della Luna. Non è stato un atterraggio morbido, nè del resto i piani prevedevano che lo fosse Protagonista dell' impatto sul nostro satellite è stata la piccola sonda «Hiten», che a conclusione della sua missione di studio del campo magnetico terrestre mentre era in viaggio verso il nostro satellite naturale, e dopo varie osservazioni dall' orbita lunare, si è schiantata sul suolo selenico. Questa sonda aveva già contribuito a portare il Giappone al terzo posto, dopo Stati Uniti ed ex Unione Sovietica, tra le nazioni che hanno immesso un proprio satellite in orbita lunare. C' è stata un po' di confusione intorno a questa notizia, passata quasi inosservata nonostante il suo interesse tecnologico e scientifico; alcuni mezzi di informazione hanno parlato di «lancio di una sonda nipponica verso la Luna», forse riprendendo una notizia riportata male da agenzie di stampa. Certe fonti hanno persino fornito particolari sul razzo e sulle caratteristiche della «Hiten», le quali, guardacaso, erano le stesse della sonda «Muses A», partita il 24 gennaio ' 90 dal Centro di Kagoshima. Ed ecco risolto il giallo: il veicolo che ha impattato la superficie lunare più di un mese fa, non è altro che il piccolo satellite di 35 centimetri di diametro che la «Muses» aveva sganciato tre anni fa in orbita lunare. A complicare le cose si sono poi messi gli stessi ricercatori del Sol Levante che, nel frattempo, avevano ribattezzato questa sonda «Hiten». Dopo il lancio per mezzo di un vettore «M3S 2», la sonda fu «catturata» dal campo gravitazionale lunare il 2 ottobre 1991; il sub satellite fu separato il 20 marzo 1990, mentre il veicolo spaziale transitava nei pressi della Luna percorrendo un' orbita molto allungata. L' ente spaziale giapponese ha in programma altri lanci lunari di sonde più attrezzate della «Muses A» (o «Hiten» ), che pesava complessivamente 200 chilogrammi, per missioni ben più ambiziose. La prima nazione a raggiungere la Luna fu l' Unione Sovietica, con lo «schianto» della «Luna 2» avvenuto il 14 settembre 1959, mentre la Nasa vi giunse con la «Ranger 4» il 26 aprile 1962. Antonio Lo Campo


SCAFFALE Weinberg Steven: «Il sogno dell' unità dell' universo», Mondadori
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: ASTRONOMIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 098

Noto al grande pubblico per quello che ormai è un classico della divulgazione della cosmologia moderna, «I primi tre minuti», Premio Nobel nel 1979 per i suoi contributi alla teoria di unificazione delle forze fondamentali, Steven Weinberg riflette ora su alcune recenti acquisizioni scientifiche per trarre le sue valutazioni sull' effettiva possibilità di giungere a una visione «totale» della natura grazie a concetti potenti ma apparentemente lontani dalla scienza come quelli di simmetria e di bellezza.


SCAFFALE Asimov Isaac: «Dai confini dello spazio», Mondadori
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 098

Una ventina di ampi articoli di Asimov sui temi più diversi: dall' antropologia al magnetismo alla biologia. Nulla di sistematico, come spesso accade nelle raccolte postume. Ma non importa. Intatto è il gusto della scoperta del nuovo, intatto il senso dell' umorismo del più prolifico divulgatore di tutti i tempi. Si legge con divertimento e anche con rimpianto per la scomparsa dell' autore.


SCAFFALE Geddes Marco: «La salute degli italiani. Rapporto 1992», Nuova Italia Scientifica
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 098

Si direbbe che in Italia la «speranza di vita» (per usare l' espressione degli esperti di statistica e di assicurazioni) cresce nella stessa misura in cui diminuisce la speranza di assistenza sanitaria. Battute a parte, questo «Rapporto 1992» sulla salute degli italiani è una miniera di dati non solo su alcuni problemi emergenti (Aids, tossicodipendenze) ma anche sulle strutture terapeutiche e su alcuni temi curiosi oltre che interessanti. Come l' aumento della statura: oltre 10 centimetri dall' unità d' Italia a oggi. Piero Bianucci


SCAFFALE Godoli Giovanni: «Sfere armoniche: storia dell' astronomia», Utet
AUTORE: BIANUCCI PIERO
ARGOMENTI: ASTRONOMIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 098

SINTETIZZARE l' intera storia dell' astronomia in un solo volume è impresa che richiede molto coraggio oltre che solida preparazione scientifica. Dopo l' eccellente ma ormai datato lavoro di Giorgio Abetti per l' editore Vallecchi (una versione abbreviata entrò anche nella «Storia delle scienze» Utet), mancava in Italia un' opera aggiornata e di larga circolazione. La risposta a questa esigenza arriva ancora una volta dall' Osservatorio di Arcetri: di rincalzo ad Abetti, ecco Giovanni Godoli alle prese con il lungo cammino dell' uomo alla scoperta del cielo, dagli assiro babilonesi alle più recenti conquiste dell' astrofisica. Trattare con un assoluto rispetto per la cronologia le decine di ramificazioni dell ' astronomia moderna è praticamente impossibile. Perciò Godoli, con una soluzione originale, giunto alla rivoluzione copernicana e al trionfo della meccanica celeste di Newton, ha scelto di procedere per filoni di ricerca: il sistema planetario, il Sole e le altre stelle, la materia interstellare, la nostra Galassia, l' universo extragalattico, la cosmologia, la bioastronomia. Nella trattazione di ognuno di questi campi ritroviamo l' ordinamento cronologico: così il procedere delle scoperte osservative e delle teorie interpretative risulta molto più chiaro e coerente e il lettore, oltre a una «storia» dell' astronomia, ha a disposizione anche un aggiornato «compendio» di questa scienza. Infine, dopo la vastissima panoramica retrospettiva, Godoli affronta, negli ultimi due capitoli, l' organizzazione della ricerca astronomica ciò che gli permette anche di delineare le vicende dei maggiori Osservatori mondiali e italiani e quelli che potranno essere i futuri sviluppi della ricerca grazie ai nuovi strumenti che stanno per entrare in funzione al suolo e nello spazio. In conclusione: una lettura davvero affascinante per gli orizzonti che apre. Perché l' astronomia non è soltanto la più antica delle scienze, ma trascina con sè anche la matematica, la fisica, gran parte della chimica e della biologia, nonché le domande fondamentali che l' uomo si pone sul significato del cosmo e della vita.


IPPOTERAPIA In groppa] Un' efficace riabilitazione
Autore: VALPREDA MARIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, EQUITAZIONE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 099

UN medico chiamato cavallo: si diffondono e acquistano sempre maggior dignità scientifica l' ippoterapia e l' equitazione terapeutica riabilitativa. I riconoscimenti arrivano soprattutto dagli Stati Uniti, dove esistono scuole specializzate, ma questa pratica sussidiaria si sta diffondendo anche in Europa. Una prima indicazione è rivolta ai portatori di gravi handicap motori: emiparetici, emiplegici, cerebrolesi. Si pone il paziente in sella e il cavallo viene condotto al passo, un' andatura che costringe il malato a utilizzare muscoli normalmente poco esercitati, mentre i sussulti ritmici impressi al bacino provocano il coinvolgimento passivo di entrambe le metà del corpo. I vantaggi sono presto evidenti e, secondo i medici, sono dovuti alla risposta inconscia ai movimenti del cavallo. Migliorano il tono muscolare generale e il controllo della testa e del tronco, si riducono le contrazioni muscolari involontarie, vengono stimolati i riflessi regolatori dell' equilibrio. Molti programmi di equitazione terapeutica comprendono anche un ruolo attivo del paziente, con esercizi specifici, eseguiti con l' aiuto di un fisioterapista, per stirare muscolatura e legamenti, rafforzare o rilassare specifici gruppi muscolari. I vantaggi principali, quando il cavaliere affina le sue capacità, riguardano non solo l' equilibrio e la coordinazione motoria, la decontrazione dei muscoli spastici e una maggior prontezza di riflessi, ma anche l' aumentata fiducia dei pazienti nelle proprie capacità di recupero. Secondo i ricercatori, durante l' esercizio del cavalcare il cervello è continuamente sollecitato da informazioni, forse subliminali, che stimolano il sistema nervoso centrale a fornire sollecitazioni per compensare i vari handicap. Le patologie che traggono benefici dall' equitazione terapeutica, da eseguirsi sempre sotto controllo di un medico specializzato, sono molte: sclerosi multipla, paralisi di origine cerebrale, affezioni dell' apparato cardio circolatorio, distrofie e atrofie muscolari. Un discorso a parte merita l' uso del cavallo come strumento di riabilitazione per pazienti Down, autisti o affetti da problemi psichici e comportamentali. Poiché il movimento del cavallo è tipicamente ben organizzato, l' handicappato è portato ad adeguare il suo comportamento per bilanciare i movimenti dell' animale. Viene quindi utilmente stimolata la funzione mnemonica, di solito poco esercitata, e i ritardati mentali, abituati a essere assistiti in tutto, imparano, occupandosi del cavallo, ad accudire se stessi. Sono aspetti positivi evidenti in particolare nei soggetti autisti: i rapporti materiali con l' animale rappresentano un concreto contatto con il mondo esterno e facilitano il processo di partecipazione e socializzazione. Il fatto curioso, rilevato dagli istruttori, è che il cavallo terapeuta si comporta con particolare pazienza con l' handicappato, quasi si rendesse conto delle limitazioni del cavaliere: si ferma di colpo quando l' allievo cade a terra, oppure sposta un arto posteriore per aiutare un paziente che sta perdendo l' equilibrio. D' altra parte il cavallo addestrato è portato a non obbedire al cavaliere che non esegue correttamente un esercizio: trasmette quindi al paziente un insegnamento continuo. Infine, un beneficio psicologico non trascurabile: il cavallo fornisce il senso del movimento fisico a molti handicappati che avevano dimenticato questa piacevole sensazione. Mario Valpreda


BIENNALE Quella serra è la mia opera d' arte
Autore: GIORCELLI ROSALBA

ARGOMENTI: TECNOLOGIA, ARTE, MOSTRE
NOMI: AVITAL GHEVA
LUOGHI: ITALIA, VENEZIA
NOTE: 099. «Spazio del Pensiero»

ARTE tecno ecologica? Tra le stranezze di questa XLV Biennale di Venezia, un' opera d' arte sembra destinata a far discutere a lungo a rappresentare Israele non ci sono quadri o sculture, ma una grande serra di 1700 metri quadrati, dove si coltivano cetrioli, frumento selvatico medicinale, piante ornamentali. E idee, che si materializzano nel «Thinking Space», lo spazio per pensare, un' area riservata alle riunioni del gruppo di lavoro, al riposo, alla conversazione. Tra lo «Spazio del Pensiero» e i cetrioli in fiore c ' è una grande vasca per l' allevamento di molte varietà di pesci tutte insieme: l' acqua piove dall' alto, fine fine, filtrata e depurata. Le apparecchiature per il ricambio dell' acqua a ciclo continuo, l' irrigazione e il controllo della temperatura sono alimentare dall' energia solare. Si utilizzano solo nutrienti organici, in dosi ottimali stabilite dal computer. Utopia nella realtà, cibernetica nella natura, sollievo nell' afa: ricercatori di prestigiosi istituti scientifici lavorano a fianco di ragazzi dei «kibbutzim», coordinati dal maggiore esponente dell' avanguardia artistica israeliana. Avital Gheva da anni è alla ricerca di soluzioni artistiche che vadano al di là del godimento estetico. Un particolare: le colonne di metallo traforato da cui spuntano ciuffi di frumento riportano la memoria ad un altro metallo, alle punte acuminate di morte e disperazione che Israele esponeva nello stesso luogo lo scorso anno. Ma questo è il trionfo della vita. Per Avital Gheva l' artista è un educatore. E infatti definisce quest' opera una «serra educativa»: ha preteso che potesse essere smontata in pochi giorni, per essere trasportata e ricostruita cosi ' com' è in Israele. Lui così potrà continuare le sue sperimentazioni e i suoi studi. «La Serra» è la riproduzione ingrandita di altre strutture simili in funzione nei «kibbutzim», ed è un vero luogo di lavoro in cui la disposizione degli elementi è concepita per essere gradevole ma soprattutto funzionale. Ma è il cervello del «Thinking Space» a dar valore alla Serra, a portarla dal livello della natura a quello del pensiero, della cultura. Secondo Gheva, il progetto sperimentale della Serra è come «un cavallo di Troia, che senza alcuna volontà di conquista cerca di insinuare dei dubbi, di proporre un' idea: portare la vita e la scienza dentro l' opera d' arte. Non ho mai fatto differenze tra arte e utilità sociale». Dopo tanta arte di denuncia, un po' di arte della costruzione. Rosalba Giorcelli


LE GALLE Levati tu che mangio anch' io Aggressioni multiple degli insetti alle piante
Autore: MONZINI VITTORIO

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ANIMALI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 099

L' INSETTO «spara» una sostanza ed ecco la foglia deformarsi, gonfiarsi, formare una vistosa escrescenza, cambiare colore. Gli attacchi degli insetti ai vegetali si verificano in un' infinità di modi, ma uno dei più singolari è senz' altro la formazione delle galle. Una delle piante abitualmente aggredite è l' Acer pseudoplatanus, sulle cui foglie interviene per primo un Imenottero Cinipide, il quale alterna due diverse generazioni: una bisessuale che produce galle foliari, l' altra partenogenetica che agisce sulle radici, tant' è che gli studiosi hanno considerato per anni i due tipi di galle come appartenenti a specie diverse. A questo punto entra in scena un altro parassita, un Calcidide, che uccide la larva del Cinipede per poter usufruire della sua galla, dove depone le proprie uova. La galla cambia aspetto: era sferica, cava e monocolore, ma diventa irregolare, carnosa e multicolore e triplica le sue dimensioni passando da 5 a 14 millimetri di diametro. Qui interviene un insetto recentemente scoperto, il Curculio vicentinus il quale per un certo periodo mangia le foglie dell' Acer pseudoplatanus, ma verso la fine di aprile, con il formarsi delle galle modificate dal Calcidide, passa al più carnoso parenchima delle galle. In questo periodo avvengono anche gli accoppiamenti seguiti a breve dalle ovodeposizioni che hanno luogo negli strati immediatamente sotto la superficie delle galle, una piccola ferita praticata per inserirvi il singolo uovo, che cicatrizza molto rapidamente divenendo pressoché invisibile. A distanza di cinque o sei giorni le uova si schiudono e compaiono le larve che si dirigono in profondità, formando gallerie che raggiungono le zone più interne, dove si sviluppano rapidamente passando attraverso quattro stadi intervallati da tre mute. L' abbandono della galla avviene attraverso un piccolo foro circolare, dal quale ogni singola larva fuoriesce lasciandosi poi cadere al suolo, dove affonda per qualche centimetro e si costruisce con terriccio agglutinato una celletta, all' interno della quale si trasforma prima in ninfa, poi in assetto adulto. E le larve di Calcidide soppiantate da quelle del Curculio ? E' probabile che queste ultime, molto più grandi delle prime, le divorino, ma può essere anche che semplicemente muoiano in quanto il rapido accrescimento delle larve di Curculio sottraggono loro ogni disponibilità di cibo. Ma le vicissitudini della galla non sono ancora finite: altre specie di insetti parassitano a loro volta le larve di Curculio vicentinus, come dimostrano la presenza, all' interno delle galle, di larve diverse dalle specie finora considerate, accanto a quelle del Curculio, morte. Vittorio Monzini


ANIMALI DA COMPAGNIA Anche Fido si ammala di tumore Una ricerca comparata sugli agenti cancerogeni
Autore: BURI MARCO

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, MEDICINA E FISIOLOGIA, ANIMALI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 099. Cani, gatti, animali domestici

I ricercatori del settore oncologico umano e veterinario incominciano a confrontare i loro dati in vista di un ambizioso programma di ricerca contro il nemico comune. Gli animali da compagnia sono colpiti da una vasta gamma di tumori, alcuni dei quali «maligni» e corrispondenti a quelli riscontrabili nell' uomo. Cane e gatto, caratterizzati da un ciclo vitale più breve rispetto all' uomo (in media 10 12 anni), possono facilitare l' interpretazione dei meccanismi di insorgenza di alcuni tumori in quanto raggiungono un' avanzata età biologica (invecchiamento) in un tempo limitato e risultano per gran parte della loro vita esposti agli stessi fattori ritenuti cancerogeni per l' uomo. Gli animali sono oggi sottoposti, in caso di neoplasie gravi, ad approfondite e sofisticate indagini diagnostiche e, quando indicato, a specifiche terapie i cui effetti sono periodicamente controllati per avere informazioni sull' efficacia dei trattamenti e dei farmaci utilizzati. Possiamo così parlare di «oncologia veterinaria comparata», in cui il termine «comparato» significa non solo lo sfruttamento di una popolazione al fine di definire «modelli animali» utili per l' acquisizione di nuove conoscenze applicabili in medicina umana ma, più propriamente, l' identificazione di animali colpiti da neoplasie «spontanee» che, per caratteristiche biologiche e ambientali, risultino il più possibile confrontabili con i tumori umani. Le neoplasie animali «spontanee» in genere si sovrappongono meglio a quelle umane rispetto alle patologie indotte sperimentalmente in laboratorio. La condivisione di patologie omologhe aumenta in aree fortemente industrializzate e urbane ed è certamente influenzata da fattori come l' alimentazione, l' habitat l' inquinamento e vari tipi di stress, non ultimo il sovraffollamento. Anche se non esiste ancora un' esatta relazione interspecifica, si è notato che l' esposizione di cane e gatto all ' azione chimica di alcune sostanze tossiche è in grado di provocare la comparsa di tumori alla vescica o in altre sedi e che l' esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti può causare neoplasie cutanee negli animali poco pigmentati così come nell' uomo. Di qui l' importanza di un Registro tumori animali (già in atto negli Stati Uniti da 12 anni attraverso la cooperazione di molte Scuole di Medicina veterinaria) al fine di standardizzare sintomi clinici, procedure diagnostiche, protocolli terapeutici, fattori prognostici e risultati clinici da poter confrontare, in stretta attualità, con la casistica umana. Proprio per creare una banca dati italiana stanno svolgendo un intenso lavoro numerosi ricercatori appartenenti alle facoltà di Medicina veterinaria di Torino e di Milano e all' Istituto per la Ricerca sul cancro di Genova (Ist), in alcuni casi finanziati anche dall' Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc). Presso il Dipartimento di patologia animale della Facoltà di Veterinaria di Torino, Paolo Buracco ha da alcuni anni iniziato uno studio sui tumori ossei maligni degli arti del cane al fine di evitare l' amputazione. L' osteosarcoma (tumore maligno osseo) si sviluppa sia nell' uomo sia nel cane caratterizzandosi in entrambi per la stessa malignità; colpisce di preferenza cani maschi di grossa mole e di media età, mentre nell' uomo la neoplasia appare più tipica del periodo adolescenziale. Si localizza in entrambi prevalentemente alle ossa lunghe, con metastasi ai polmoni piuttosto precoci. Di pari importanza sono gli studi condotti sul gatto, che può essere colpito, oltre che dal virus della leucemia felina, anche da un virus non trasmissibile all' uomo che causa sintomi simili all' Aids, cioè immunodepressione e possibile sviluppo di tumori maligni secondari. La diagnosi precoce dei tumori è il risultato più auspicabile per la terapia di questa gravissima forma patologica; ci si augura perciò che, oltre agli studi specifici, la collaborazione intensa dei due settori porti la ricerca avanti sulla strada lenta ma vincente della salute umana e animale. Marco Buri


LA CHIMICA DEL FUMO Sigaretta, quanta strada] Non risparmia nessuna parte dell' organismo
Autore: DI AICHELBURG ULRICO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, SANITA'
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 100. Fumo, fumatori, tumore, cancro, malattie

L' OFFENSIVA contro il tabagismo è sempre più intensa. Il tabacco è uno dei maggiori tossici della nostra epoca, basti pensare che il tabagismo è la prima causa di morbilità e mortalità nei Paesi occidentali, e la più diffusa e pericolosa delle tossicomanie. Non è una malattia ma un comportamento cui sono legate molte malattie quali tumori, insufficienza coronarica, arteriti periferiche, episodi circolatori cerebrali, enfisema polmonare, bronchiti croniche. Tutto questo è noto da tempo sotto l' aspetto epidemiologico, ma oggi conosciamo anche quasi tutte le azioni biologiche del tabacco, il cui fumo è composto da una fase gassosa (ossido di carbonio, anidride carbonica ecc. ) e da un fase particolare aerosolica molto fine, contenente oltre 4 mila sostanze I principali tossici sono l' ossido di carbonio, la nicotina e i composti catramosi. L' ossido di carbonio forma con l' emoglobina la carbossiemoglobina (l' affinità dell' emoglobina per l' ossido di carbonio è 200 volte maggiore di quella per l' ossigeno), fattore essenziale di scarsità di ossigeno e di incidenti circolatori. La nicotina raggiunge in pochi secondi il cervello fissandosi su recettori specifici, donde la dipendenza psichica e fisica. I composti catramosi contengono sostanze (idrocarburi aromatici, derivati nitrosi, composti fenolici, elementi radioattivi quale il polonio) aventi azione cancerogena sia locale sulle vie respiratorie e digerenti, sia generale giacché, assorbite per via polmonare, possono indurre tumori a distanza. Nel fumo si trovano infine sostanze irritanti (acroleina, formaldeide ecc. ) e ossidanti (il fumo di tabacco è l' inquinante atmosferico di gran lunga più ricco di sostanze ossidanti), responsabili delle bronchiti croniche e dell' enfisema. Il fumo inalato penetra rapidamente nei bronchi, nei bronchioli, negli alveoli polmonari. I fumatori di sigarette hanno un rischio di tumori polmonari 10 15 volte più elevato dei non fumatori. Si ha inoltre importante rischio di tumori della faringe, laringe, esofago, vescica urinaria, reni. Alcuni studi epidemiologici hanno messo in evidenza un rischio per tumori del pancreas, non confermato però da altri studi. Nel fumo di tabacco vi sono tutti gli elementi della cancerogenesi: iniziatori (trasformazione in cellule maligne) come il benzopirene, promotori e cocancerogeni come i derivati fenolici. Ma interviene anche il «terreno» individuale: il rischio è doppio, ad esempio, se esiste un fattore familiare. Ciò potrebbe essere legato ad anomalie enzimatiche quale un' eccessiva attività d' una idrossilasi capace di trasformare certi idrocarburi in cancerogeni più attivi. Per quanto riguarda l' apparato circolatorio, gli alcaloidi del tabacco la nicotina in particolare, stimolano una liberazione di catecolamine (adrenalina, noradrenalina ecc. ) e conseguente aumento del numero dei battiti cardiaci e della pressione arteriosa, e pertanto del bisogno d' ossigeno da parte del cuore. Inoltre questa stimolazione adrenergica (del sistema nervoso simpatico) innalza le resistenze coronariche. Si hanno anche lesioni delle cellule endoteliali (rivestimento interno dei vasi sanguigni) sia per un effetto tossico diretto sia per una tossicità immunologica delle glicoproteine liberate dalla combustione del tabacco. L' insieme di questi e altri fattori favorisce l' aterosclerosi, le trombosi (nel sangue il tabacco fa aumentare la viscosità, il fibrinogeno, il trombossano A2), lo spasmo coronarico. Nel sangue del fumatore il colesterolo Hdl (quello «buono» ) diminuisce, i trigliceridi aumentano. E' pur vero che molti studi anatomici non hanno trovato strette correlazioni tra il fumare e l' aterosclerosi delle coronarie, tuttavia è indiscutibile che per i grandi fumatori (più di 20 sigarette al giorno) il rischio è almeno il triplo rispetto ai non fumatori. La patologia respiratoria cronica legata al tabacco è caratterizzata da un' ostruzione permanente dei bronchi e conseguente broncopneumopatia ostruttiva, della quale le due principali entità cliniche sono la bronchite cronica e l' enfisema polmonare. Negli Stati Uniti si valuta che l' 80 90 per cento delle broncopneumopatie croniche siano conseguenza del tabacco. Gli studi istopatologici dimostrano che il tabacco provoca lesioni polmonari di questo tipo molto prima della comparsa dei sintomi clinici: infiltrazione di cellule infiammatorie, distruzione delle normali cellule dell' epitelio, alterazioni degli alveoli polmonari, riduzione del numero delle piccole arterie, accresciuta produzione di radicali liberi. L' enfisema è legato a uno squilibrio fra gli enzimi proteolitici ed i loro inibitori (sistema proteasi antiproteasi): il fumo di tabacco aumenta l' attività delle proteasi e riduce quella delle antiproteasi. Ulrico di Aichelburg


TEST DI LABORATORIO Il topo inalò e fu un altro Come si misura l' effetto cancerogeno
Autore: U_D_A

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, RICERCA SCIENTIFICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 100. Fumo, fumatori, sigarette, tumore, cancro, malattie

I metodi di studio della tossicità del tabacco possono essere diretti o indiretti. Gli studi sperimentali condotti in vivo sugli animali hanno dimostrato gli effetti nocivi del tabacco, e particolarmente quello cancerogeno, ricorrendo all' inalazione sia del fumo totale sia della fase gassosa (anidride carbonica, ossido di carbonio, composti organici volatili quali aldeidi, chetoni, idrocarburi vari). Le sostanze della fase particolare, ossia la nicotina, le sostanze cancerogene, le sostanze irritanti, i metalli come il nichelio e il cadmio, i radicali liberi, vengono deposte sotto forma di condensati disciolti sulla pelle o sulle mucose degli animali utilizzati per gli esperimenti. Sempre le sostanze condensate sono servite anche per una serie parallela di studi in vitro. L' azione cancerogena è dimostrabile in colture cellulari o in colture di specifici organi come il polmone embrionale. Si osservano mutazioni genetiche, precisamente riguardanti i nucleotidi (costituenti degli acidi nucleici), in cellule di mammiferi, batteri, miceti, e si è potuto così dimostrare l' azione mutagena dell' urina dei fumatori. Anomalie dei cromosomi si sono riscontrate in cellule isolate, anche nei linfociti e negli spermatozoi dei fumatori. I metodi di studio indiretti della tossicità del fumo sono quelli epidemiologici, che hanno stabilito la drammatica nocività del tabacco e specialmente della sigaretta. La conferma è giunta dalle osservazioni fatte dopo la cessazione dell' uso del tabacco: riduzione del rischio per i tumori, miglioramento della prognosi per le malattie circolatorie e le bronchiti croniche. (u. d. a. )


NUOVI RISCHI Adesso tocca alle donne Cambiano le abitudini e quindi le malattie
Autore: U_D_A

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, DEMOGRAFIA E STATISTICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 100. Fumo, fumatori, sigarette, tumore, cancro, malattie

LA donna giovane è apparsa per molto tempo non interessata dalla malattia coronarica, ma il recente e importante aumento del tabagismo femminile ha modificato la situazione. Il rischio di una complicazione coronarica nella giovane è venti volte più importante in colei che fuma oltre 20 sigarette al giorno che nella non fumatrice (da un articolo del 1992 di J. B. Lakier in Am. J. Med. ). Tale rischio è stato ben dimostrato dal Nurses Health Study riguardante circa 120 mila infermiere fra i 30 ed i 55 anni, fumatrici e non, senza segni di malattia coronarica all' inizio della ricerca, seguite per sei anni. Vi furono 242 infarti del miocardio e 65 decessi per malattia coronarica. Si calcolò, per più di 25 sigarette, un rischio 5, 5 di morte, un rischio 5, 8 di infarto, un rischio 2, 6 di angina pectoris rispetto alle non fumatrici. Anche un consumo più modesto, da una a 15 sigarette, era associato ad un aumento del rischio coronarico. Rilevante inoltre l' effetto sinergico della combinazione del tabagismo con altri fattori di rischio quali l' ipertensione, il colesterolo, il diabete, antecedenti famigliari coronarici. Molto importante il rischio dell' associazione tabagismo anticoncezionali per bocca. Si parla anche di un rapporto tra fumo e tumore del collo dell' utero, da interpretare tuttavia con prudenza poiché sia l' attività sessuale sia alcuni virus possono aumentare il rischio del tumore. Altro rischio specificamente femminile legato al tabagismo è l' osteoporosi e conseguenti fratture. Infine il tabagismo è associato a problemi della riproduzione riguardanti la fecondità, gli aborti spontanei, il peso del neonato, la morte improvvisa del lattante, la patologia respiratoria e lo sviluppo generale del bambino. (u. d. a. )




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