TUTTOSCIENZE 12 maggio 93


La vita a strati A ogni specie la sua nicchia ecologica
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D. T. Ecosistema legato ad un albero, flora e fauna
NOTE: 076

Ogni albero ospita un'intera comunità di piante, come i muschi e i funghi che crescono sulla corteccia e animali. Ognuno è indispensabile alla sopravvivenza dell'altro. Gli insetti e gli altri piccoli organismi, ad esempio, vanno su e giù lungo le radici, la corteccia e le foglie, fornendo cibo agli uccelli. I frutti invece vengono mangiati da piccoli mammiferi come gli scoiattoli e i topi.


L' INQUINAMENTO DEI FIUMI Ma è acqua? Fotografia di un disastro
Autore: RAVIZZA VITTORIO

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ACQUA, INQUINAMENTO, INCHIESTA
LUOGHI: ITALIA, ITALIA
TABELLE: T. G. Dati sull' inquinamento idrico, precipitazioni e comparazione dei costi dell' acqua potabile in alcuni paesi europei
NOTE: 073

DA molti anni ormai i fiumi italiani hanno alzato bandiera bianca; anzi molte bandiere bianche, miliardi di bandiere. Bandiere di plastica. Sul greto del Po o dell' Adige, su quello del Tevere o del Sele, lungo le sponde del placido Ticino come lungo quelle dei torrenti siciliani, ogni ramo che lambisce l' acqua, ogni arbusto reca in cima il suo straccio di plastica (una borsa del supemercato un frammento della copertura di una serra? ) saldamente avvinghiato, catturato a una vecchia piena e ora inalberato come uno stendardo della vergogna. Forse questo pavese di plastica non è il peggiore di tutti i mali, ben più pericolose insidie si celano nelle acque e lungo le sponde dei fiumi italiani, frutto avvelenato di uno sviluppo economico e urbanistico senza criterio. Ma è una spia eloquente, un segno visibile della nostra insipienza. I fiumi italiani hanno acque avvelenate o putride, fondali divorati dalle draghe, sponde che sono trincee di cemento; sono assediati da migliaia di discariche, costruzioni selvagge, attività inquinanti. (Un esempio: nel greto del torrente Impero, in Liguria, negli ultimi 15 anni sono stati costruiti decine di stabilimenti, supermercati, magazzini; come se tutti, poteri pubblici e imprenditori, avessero dimenticato le piene furiose, anche recenti, di questo bizzoso corso d' acqua). La gente (esclusi i pescatori, sempre più emarginati) ignora i fiumi, li ha rimossi dal proprio orizzonte a mano a mano che divenivano impraticabili. Sembra aver dimenticato che le più antiche società civili sono figlie dei fiumi e che gran parte delle vicende dell' umanità si sono dipanate lungo i corsi d' acqua. Più di cinquemila anni fa la «terra tra i due fiumi», il Tigri e l' Eufrate, vedeva sorgere la prima civiltà umana, quella sumera, e non molti secoli dopo nella valle del Nilo fioriva quella egiziana; e poi i colli lungo il Tevere diventavano luogo di unificazione delle tribù del Lazio e davano origine alla potenza di Roma. Ancora: tra Sette e Ottocento fiumi e torrenti fornirono l' energia per la nascente era industriale. E' stato da questo momento in poi che ha cominciato a guastarsi il rapporto tra l' uomo e i suoi fiumi. Adesso tutti i misfatti contro i corsi d' acqua d' Italia sono elencati in uno studio della Fondazione Agnelli, uscito da poco, «Manuale per la difesa dei fiumi», di Pier Francesco Ghetti. Uno dei più vistosi va sotto il nome innocente di «sistemazione idraulica». Argini naturali, anse e gerbidi dove le acque potevano espandersi sono stati eliminati, la corrente è stata imbrigliata, torrenti di montagna ricchi di vita sono stati trasformati in condotte forzate di cemento in cui le piene corrono con la velocità di una palla di cannone minacciando il fondovalle. Questi interventi di sistemazione sono stati (e sono) fatti in genere sotto l' assillo dell' ultima piena disastrosa, senza interventi a monte. E' lecito il sospetto che in molti casi gli interventi siano stati gonfiati per ingrossare il business. «L' Italia dice Ghetti è un Paese con una antica e prestigiosa cultura idraulica, ma non per questo tutti gli idraulici sono dei martiri votati al sacrificio di rinunciare a laute parcelle quando si presenta l' occasione di progettare la sistemazione di qualche chilometro di fiume». Così «i fiumi italiani si sono trasformati in potenti calamite, sparse su tutto il territorio, in grado di attirare migliaia di miliardi». Vogliamo scommettere che, se solo si gratta un po', saltano fuori innumerevoli grandi o piccole tangentopoli? E la faccenda, da noi, continua benché all' estero qualcuno si sia già pentito: in Germania sono stati demoliti gli argini in cemento di una cinquantina di corsi d' acqua, in Assia e in Baviera ci sono decine di progetti per riportare i fiumi allo stato naturale. In Italia esistono 526 grandi bacini artificiali e altrettante dighe, altri 50 sono in costruzione; senza contare una quantità di serbatoi più piccoli, forse 9 10 mila, tanto che per individuarli e tenerli sotto controllo è stato necessario ricorrere al rilevamento da satellite tutti questi invasi hanno modificato radicalmente il corso dei fiumi e ridotto la loro portata. Negli ultimi anni, a caccia di nuove risorse idroelettriche, l' Enel sta captando acqua sempre più in alto sulle montagne con imponenti condotte sotterranee che stravolgono il corso dei torrenti fin dalle sorgenti. Poi ci sono le cave. Per costruire un chilometro di autostrada occorrono 62 mila metri cubi di sabbia e pietrisco, per un chilometro di viadotto 30 mila metri cubi, per un chilometro di massicciata ferroviaria 2600 metri cubi. Fino al 1960 le cave di ghiaia installate direttamente sull' alveo hanno prodotto danni ridotti perché il fiume stesso riusciva con i nuovi apporti a guarire le ferite che gli causavano le draghe; poi però la domanda di sabbia e ghiaia è cresciuta vertiginosamente, l' estrazione è diventata un affare enorme. Nel 1980 c' erano in Italia 1659 cave regolarmente censite; in vent' anni, dal ' 64 all' 84, sono state sottratte ai fiumi italiani due miliardi e mezzo di tonnellate di materiale. I risultati: «Molti fiumi dice l' indagine di Ghetti sono stati progressivamente svuotati dalle ghiaie, al punto che oggi l' acqua scorre su un substrato argilloso e limoso». Le sessanta cave attive tra Piacenza e il delta del Po provocano un abbassamento dell' alveo di dieci centimetri l' anno; per questo negli ultimi vent' anni il fiume si è abbassato di tre metri. Questo fenomeno, tra l' altro, ha fatto sentire i suoi effetti addirittura sulle spiagge dell' alto Adriatico, dove ha dato il via a una vistosa erosione delle coste e provocato la risalita dell' acqua salata nel delta. Solo dopo la delega alle Regioni di questa materia all' inizio degli Anni 80 la situazione è un po' migliorata, aiutata anche dal rallentamento dell' edilizia. Fiumi che diventano canali, curve e golene eliminate per far posto alle colture (in particolare ai pioppi), l ' acqua che scorre sempre più velocemente erodendo a sua volta il fondo, scalzando i piloni dei ponti, creando una costante minaccia di alluvione per i territori circostanti. Danni irreversibili riguardano la falda acquifera. Quando il fiume è in piena alimenta la falda, quando è in secca la falda alimenta il fiume. Ma se questo scorre troppo profondo la falda, drenata ma non più rifornita, finisce per esaurirsi. Si è fatto un calcolo per il Magra: ogni metro di abbassamento della superficie freatica significa la perdita di tre milioni di metri cubi di acqua dolce. Il Magra nel tratto in pianura si è abbassato di oltre tre metri provocando, tra l' altro, una imponente infiltrazione di acqua del mare, che è risalita fino a quasi nove chilometri dalla foce. I pozzi dell' acquedotto di Amelia sono stati chiusi già diciotto anni fa, ora sono in pericolo gli acquedotti di La Spezia e Marina di Carrara. Per proteggere le spiagge della Versilia dall' erosione sono state costruite lunghe scogliere e investiti molti miliardi. Ma i fiumi, umiliati e offesi, si vendicano. Nell' ultimo mezzo secolo in Italia ci sono state 280 piene «anomale»; mai in passato erano state così frequenti e disastrose. Vittorio Ravizza


LEGA AMBIENTE Un' indagine che conferma l' allarme
Autore: V_RAV

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ACQUA, INQUINAMENTO, INCHIESTA
ORGANIZZAZIONI: LEGA AMBIENTE
LUOGHI: ITALIA, ITALIA
TABELLE: T. G. Dati sull' inquinamento idrico, fiumi, laghi, precipitazioni e comparazione dei costi dell' acqua potabile in alcuni paesi europei
NOTE: 073

NUMERO di prelievi 330; campioni fuori limite della legge Merli 127 campioni fuori limite per la balneazione 288. Questa, nella drammatica evidenza dei numeri, la sintesi scoraggiante della «Operazione fiumi» compiuta dalla Lega Ambiente su Adda, Ticino, Dora Baltea, Bormida, Po, Tevere, Arno, Brenta, Reno, Chienti, Pescara, Tirso, Simeto, Neto, Basento, Ofanto e Volturno. L' Adda è inquinato «anzi inquinatissimo» già tra Bormio e Sondrio, il cento per cento dei campioni è risultato fuori dei limiti per la balneazione. Il Ticino va un po' meglio ma la Dora Baltea è irrimediabilmente fuori legge tra Aosta e Ivrea. Lasciando da parte il Bormida, ucciso da decenni dall' Acna di Cengio, va sottolineato lo stato del Po, che concentra su di sè tutti i veleni di origine agricola, industriale e civile delle sette regioni attraversate, con punte di inquinamento insostenibili in particolare a valle di Torino, tra Casale e Ostiglia, allo sbocco del Lambro. E poi il dissesto idrogeologico: «Il ripetersi di condizioni meteorologiche simili a quelle dell' ottobre 1951 secondo la Lega Ambiente porterebbe a un' onda di piena in Polesine del 20 per cento maggiore di quella di allora». Nel Tevere 19 prelievi su 21 hanno mostrato un inquinamento microbiologico altissimo, a valle di Perugia e di Roma la concentrazione di coliformi totali supera i limiti della Merli; l' Arno oltre che inquinato è pesantemente cementificato (25 per cento del bacino). Si difende il Brenta, da tempo ko il Reno a valle di Bologna. L' inquinamento è minore al Sud, le condizioni del Tirso sono «gravi ma non disperate»; ma crescono i problemi causati dal selvaggio prelievo delle acque e da pesanti interventi di canalizzazione che interessano Simeto, Neto, Basento, Ofanto e Volturno. (v. rav. )


MONITORAGGIO & CURA Con gli indici biotici si fa la cartella clinica dei nostri fiumi malati
Autore: PAVAN DAVIDE

ARGOMENTI: ECOLOGIA, ACQUA, INQUINAMENTO, INCHIESTA, TECNOLOGIA
ORGANIZZAZIONI: LEGA AMBIENTE, PROGETTO MARIUS
LUOGHI: ITALIA, ITALIA
TABELLE: T. G. Dati sull' inquinamento idrico, fiumi, laghi, precipitazioni e comparazione dei costi dell' acqua potabile in alcuni paesi europei
NOTE: 073

I fiumi italiani sono malati: l' inquinamento dovuto agli scarichi urbani, industriali e agricoli sta avvelenando il Po, ma anche gli altri fiumi, quando giungono in pianura, subiscono un drastico peggioramento del loro stato di salute. Tutti sono d' accordo sulla necessità di una cura, ma il costo è così alto rispetto alle risorse economiche che le possibilità di recupero sono remote. Per controllare il decorso della malattia di un fiume bisogna disporre di adeguati strumenti di rilevazione della qualità delle acque. Il concetto di «qualità delle acque» ha subito, negli ultimi anni, una trasformazione sostanziale: non è soltanto uno stato chimico, fisico e microbiologico che ne consente l' utilizzo nelle diverse attività umane ma è la condizione, positiva o negativa, in cui versa l' ambiente idrico a seconda che possa ospitare o meno il maggior numero possibile di diverse forme di vita. La prima garanzia per valutare se un' acqua è di buona qualità è, quindi, quella di verificare se essa è in grado di non nuocere agli organismi che vivono normalmente in questi ambienti. La natura sa però essere nello stesso tempo complicata ed essenziale: le stagioni, ad esempio, si annunciano con una vegetazione che cambia colori e forme in modo clamoroso, mentre il più piccolo degli organismi è più complesso di qualsiasi calcolatore elettronico e predisposto per ricevere informazioni, elaborarle e rispondere. Il problema è saperle interpretare. Ci sono segnali nascosti e segnali di assoluta evidenza: ad esempio, la morte o la scomparsa di certe specie. Forse è la nostra civiltà che ci ha disabituato a guardare e a capire queste cose. La società contadina regolava i giorni e le attività dei campi sugli indicatori biologici: il canto del gallo, il volo degli uccelli, la profondità dei lombrichi nella terra, lo spuntare delle gemme sui rami. Poi sono arrivati l' orologio, le previsioni del tempo, gli igrometri e gli agronomi. Questi hanno imparato a miscelare i fertilizzanti e a dosare i pesticidi, ma i più bravi sono ancora quelli che nella cura dei campi sanno anche seguire i segnali della natura. Quando sulla superficie dei sassi di un fiume compaiono macchie nere lucide, questo indica che l' acqua è povera di ossigeno e le macchie non sono altro che il prodotto dell' attività di batteri che vivono in condizioni di forte carenza di ossigeno. Le filacciature biancastre che fluttuano nella corrente sono colonie batteriche chiamate «funghi di fogna». Si può anche fare di meglio andando a curiosare nei sedimenti di un fiume con un retino. Troviamo allora larve di insetti, crostacei, molluschi, sanguisughe, vermi: ogni tratto di fiume ospita una comunità bene organizzata, con organismi che vivono attaccati al fondo per un anno e più e che vivono a spese dell' acqua che passa sopra di loro. Quando la qualità dell' acqua peggiora, prima scompaiono le specie più sensibili e via via le altre, mentre riescono a vivere le più resistenti, che anzi proliferano in questa condizione di non competizione. Queste comunità funzionano quindi come nastri registratori: uno scarico tossico saltuario potrà forse sfuggire al controllo chimico, ma lascerà una cicatrice evidente nelle comunità di organismi che vivono in quest' acqua e costituiscono la più sofisticata rete di controllo dislocata su ogni metro quadrato del fiume. Se siamo in grado di interpretare questi segnali e di tradurli in una scala di qualità possiamo disporre di un ottimo strumento diagnostico. Da qualche tempo anche in Italia molti programmi di monitoraggio si avvalgono di questi «indici biotici», come il Progetto Marius finanziato dal ministero dell' Ambiente e dalla Regione Piemonte, avviato nel gennaio ' 92. La tecnica richiede competenza, ma il principio su cui si basa è semplice. L' operatore campiona il corso d' acqua nel tratto che gli interessa e verifica quali specie di macroinvertebrati riescono a vivere. Per definire il giudizio di qualità si serve di una tabella a due entrate, nella quale individua in orizzontale la riga comprendente il gruppo più sensibile che riesce a vivere in quelle acque e in verticale la colonna il cui intervallo comprende il numero totale di specie catturate: la congiungente individua un valore numerico che rappresenta il giudizio di qualità. Questi valori di Indice Biotico (o E. B. I., secondo la terminologia anglosassone) possono essere raggruppati in cinque classi di qualità, ciascuna rappresentabile con un colore. La qualità di un fiume o di vari reticoli idrografici può essere così visualizzata in una mappa. E le mappe colorate forniscono un quadro d' insieme dello stato di qualità dei fiumi, utile per la progettazione delle soluzioni di risanamento e per controllarne l' efficacia. Davide Pavan


UN APPELLO DA GINEVRA Il clima mondiale, problema politico L' Italia deve impegnarsi di più nella ricerca
Autore: COLACINO MICHELE

ARGOMENTI: METEOROLOGIA, ECOLOGIA, CONFERENZA, GEOGRAFIA E GEOFISICA
ORGANIZZAZIONI: PCM PROGRAMMA CLIMATICO MONDIALE, ORGANIZZAZIONE METEOROLOGICA MONDIALE
LUOGHI: ESTERO, SVIZZERA, GINEVRA
TABELLE: C. Zone minacciate dall' innalzamento del livello del mare
NOTE: 074

IN aprile si è svolta a Ginevra, sotto l' egida della Organizzazione Meteorologica Mondiale, agenzia delle Nazioni Unite, la Conferenza «The Climate Agenda». Obiettivo: l' aggiornamento e il rilancio del Programma Climatico Mondiale (Pcm). Quest' ultimo era stato varato dopo la prima Conferenza Climatica del 1979 ed era articolato su quattro sottoprogetti riguardanti rispettivamente: 1) il monitoraggio e la raccolta dei dati; 2) le applicazioni ed i servizi per il clima; 3) la valutazione di impatto climatico e 4) le ricerche di climatologia. Per poter procedere in modo più efficace molti Paesi, ma non il nostro, si erano dotati di programmi climatici nazionali ai quali, oltre allo svolgimento delle attività prima dette, era demandato anche il compito di mantenere i contatti con le strutture e gli organismi internazionali. Un tema particolarmente studiato è stato quello della previsione dell' evoluzione del clima nel prossimo secolo in relazione alla crescita dei gas serra. Si è poi tentata anche una valutazione delle conseguenze che il previsto cambiamento può determinare dal punto di vista sia fisico (scioglimento dei ghiacciai e innalzamento del livello del mare), sia biologico (modifiche degli ecosistemi terrestri e marini), sia socio economico (impatto sulle attività produttive). Una analisi di questo tipo coinvolgeva inevitabilmente tutte le altre componenti del sistema climatico, e cioè l' ambiente nella sua globalità. In questa ottica il Consiglio Internazionale delle Unioni Scientifiche promuoveva nel 1986 il programma di ricerca sul cambiamento globale (International Geosphere Biosphere Program) che si presenta come complementare del Programma sul clima in quanto pone la sua attenzione prevalentemente sui cambiamenti che hanno luogo nella biosfera. Queste iniziative, apparentemente asettiche, hanno in realtà importanti implicazioni di carattere politico e sociale: le strategie di risposta, che vengono adottate per evitare o ridurre i rischi connessi all' eventuale cambiamento del clima, influiscono o possono influire, infatti, sui problemi dello sviluppo. Non a caso, quindi, nella Conferenza di Rio su «Ambiente e Sviluppo» (Unced) uno degli argomenti più dibattuti è stato quello relativo alla Convenzione sul Clima, mentre la salvaguardia delle qualità dell' ambiente atmosferico rientra tra i temi all' ordine del giorno dell' Agenda 21. Era naturale che dopo il vertice di Rio de Janeiro si avvertisse la necessità di una revisione del Programma Climatico Mondiale, finalizzata a una maggiore rispondenza alle questioni poste dalla Conferenza Unced. Al convegno ginevrino, dopo un' ampia rassegna delle attività svolte nell' ambito del Pcm e dell' Igbp, sono state discusse le prospettive di aggiornamento del programma climatico sia sul piano scientifico per definire nuove linee di attività, sia su quello organizzativo per ottenere un più efficace coordinamento delle diverse iniziative portate avanti a livello nazionale ed internazionale. I temi individuati come prioritari al fine di rendere il programma più rispondente alle nuove esigenze riguardano: 1) i servizi climatici per lo sviluppo sostenibile; 2) le nuove frontiere nella scienza e nella previsione del clima; 3) le osservazioni dedicate al sistema climatico e 4) gli studi di impatto climatico e le strategie di risposta per ridurre la vulnerabilità. Da tutti i partecipanti è stata espressa l' opinione che un progresso significativo nelle conoscenze climatiche non possa essere conseguito senza un adeguato sviluppo dei sistemi di monitoraggio del clima. Il progetto da mettere in opera, denominato Global Climate Observing System (Gcos), dovrebbe essere costituito da componenti diverse in grado di misurare parametri climatici sia da terra che dallo spazio e dovrebbe consentire di ottenere informazioni non solo nelle aree continentali, ma anche sugli oceani, per i quali la raccolta di dati significativi e attendibili ha ancora gravi carenze. Naturalmente un' impresa di questo genere ha costi molto elevati migliaia di miliardi ed è ovvio che ponga un problema di risorse. Queste ultime dovrebbero essere, secondo i Paesi in via di sviluppo, «nuove e addizionali», mentre per i Paesi «ricchi» potrebbe essere un buon avvio per una più oculata e trasparente gestione delle disponibilità esistenti tramite le varie agenzie dell' Onu. Va sottolineato che il Pcm fallirebbe completamente il suo obiettivo se dalle attività di monitoraggio dovessero essere esclusi i Paesi in via di sviluppo che, oltre ad occupare vastissime aree delle terre emerse, spesso coincidono con le regioni del globo climaticamente più interessanti (aree desertiche, monsoniche). Sul piano organizzativo si è sottolineata l' opportunità di un migliore coordinamento tra le diverse iniziative al fine di sviluppare sinergie, evitare duplicazioni, ridurre gli sprechi. Un più stretto coordinamento è richiesto anche tra le attività nazionali e gli organismi internazionali: a questo fine viene raccomandata la costituzione di specifici comitati nazionali destinati a interagire con le istituzioni internazionali. Il nostro Paese è, purtroppo, in forte ritardo. Benché il Cnr abbia istituito delle Commissioni ad hoc che hanno formulato proposte di partecipazione al Pcm ed all' Igbp, in realtà nessuna iniziativa si è concretizzata. Esistono nel settore varie attività svolte da Cnr, Enea, università, ma manca un reale coordinamento ed ogni organismo marcia per proprio conto, rendendo scarsamente significativa la nostra presenza in ambito internazionale. Questa assenza è tanto più grave se si tiene conto sia che l' Italia è uno dei Paesi sviluppati che dovrebbe, quindi, assumere un ruolo guida, sia che la regione mediterranea di cui l' Italia è centro, è una delle aree campione che dovrebbe essere studiata, sia, infine, che dopo il vertice di Rio l' Italia è stata eletta alla «Commissione ad alto livello per lo sviluppo sostenibile». Si può solo sperare che il rilancio in campo mondiale del Programma climatico sia l' occasione per l' avvio di un progetto nazionale che consenta al nostro Paese un ruolo più incisivo e più visibile rispetto a quello finora svolto. Michele Colacino Cnr, Istituto di fisica dell' atmosfera


IL PROGETTO SMES Accumuliamo energia ma senza le vecchie batterie I materiali superconduttori offrono una soluzione efficiente e del tutto pulita
Autore: VOLPE PAOLO

ARGOMENTI: ENERGIA, TECNOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 074

TUTTE le forme di energia rinnovabile fotovoltaica, eolica e, se vogliamo, anche quella delle onde marine sono soggette ai capricci della meteorologia, cioè forniscono energia quando vogliono e non quando ce n' è bisogno. In Italia, ad esempio, il soleggiamento giornaliero medio è di 6, 5 ore (con estremi di 7 ore in Sicilia e 4, 5 in Trentino). Il vento è distribuito ancora più casualmente e ha una certa regolarità in poche zone: Bocche di Bonifacio, coste della Liguria e della Calabria; ma anche qui non si può definire costante. Forme di energia così intermittenti non possono esser prese in considerazione per la grande utenza se l' impianto non ha un sistema di accumulo dell' energia raccolta nei momenti di maggior produzione per distribuirla poi in quelli di maggior richiesta, momenti che di solito non coincidono. Vi sono molti modi per accumulare energia, tutti già ben collaudati. Il più banale è l' uso di accumulatori al piombo o al nichel cadmio, che però nelle operazioni di grandi dimensioni presentano notevoli inconvenienti: per accumulare l' energia prodotta in un giorno da una media centrale eolica o fotovoltaica (20 MW) sarebbero necessarie decine di migliaia di batterie da automobile, con grandi problemi di manutenzione e di inquinamento (piombo, cadmio, acido solforico). Dove ci sono acqua e rilievi montuosi, l' accumulo di energia si può anche ottenere riempiendo bacini ad alta quota, che rendono poi a comando l' energia sotto forma idraulica. Il sistema su cui sempre più ci si orienta è l' impiego dell' energia in eccesso, nei momenti di scarsa richiesta, per produrre idrogeno per via elettrolitica: questo gas è un buon combustibile, ecologicamente pulito e può esser usato in una centrale termica abbinata a quella fotovoltaica o eolica. Tutti questi metodi hanno tuttavia in comune, quale più quale meno, lo spreco di energia dovuto ai bassi redimenti di conversione nei vari passaggi. Una soluzione futuribile, non si può dire se dietro l' angolo o molto lontana perché basata su una ricerca che ha già precedenti per colpi di scena, è quella che si affida alla superconduttività. Un superconduttore è un materiale nel quale la corrente elettrica non incontra resistenza e quindi, a differenza dai conduttori tradizionali dove si verifica l' effetto Joule, non si consuma fino a quando non viene interposto un utilizzatore. Un circuito chiuso di materiale superconduttore, ad esempio un anello, può ospitare una corrente elettrica che vi circola praticamente all' infinito, finché non ne viene prelevata. Tutto ciò è concretizzato nel progetto Smes (Superconductive Magnetic Energy Storage), che si propone di realizzare grandi anelli da una spirale di materiale superconduttore, destinati ad esser caricati di energia durante i periodi di bassa domanda per restituirla in quelli di maggior necessità. I superconduttori oggi già in uso, quelli della prima generazione, funzionano a temperature bassissime, circa 265C, temperature che si possono mantenere solo con elio liquido, un refrigerante ad alto costo; nonostante ciò, si calcola che raffreddare l' intero anello di supercoduttore richiederà solo l' 1 per cento dell' energia immagazzinabile e il rendimento complessivo sarà dunque altissimo. L' energia verrà immessa e prelevata dall' anello attraverso una connessione consistente in una combinazione reversibile di raddrizzatori tipo «ponte di Graetz». Che il sistema funzioni è certo perché è stato dimostrato su modelli di laboratorio. La realizzazione di Smes commerciali, enormi anelli di almeno un chilometro di diametro, in grado di immagazzinare 5000 MWh, dovrà probabilmente attendere che ve ne sia una indilazionabile necessità (cioè una grande diffusione di centrali eoliche e solari) e che si rendano disponibili i superconduttori della nuova generazione, quelli ad alta temperatura (si fa per dire trattandosi di 196C), già funzionanti in elementi di piccole dimensioni in laboratorio e con i quali anche il piccolo dispendio di energia per il raffreddamento sarà ridotto ulteriormente. Paolo Volpe Università di Torino


IL PORCOSPINO Amore spinoso E corteggiamenti «soffiati»
Autore: VISALBERGHI ELISABETTA

ARGOMENTI: ETOLOGIA, ZOOLOGIA, ANIMALI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 075

GLI spinosi... noi li mangiamo, sono buonissimi] Così mi diceva tanti anni fa un cacciatore di Tolfa riferendosi a istrici e porcospini, due specie che in Italia è ancora possibile incontrare In passato i porcospini (Erinaceus europaeus) hanno dato origine a una lunga serie di tradizioni e superstizioni. Durante il Medio Evo se ne utilizzavano varie parti del corpo per curare la cecità e la calvizie e i pastori credevano che i porcospini, che si nutrono di lumache, bruchi e altri piccoli animali, si attaccassero al capezzolo delle mucche per prenderne il latte. Oggi, sebbene l' aspetto grazioso abbia reso il porcospino una delle bestiole selvatiche più amate basta guardare al numero di favole che li vedono protagonisti, e le tante versioni di peluche che si trovano nei negozi esistono nuovi problemi per la sua sopravvivenza. Quando questo mammifero insettivoro, con zampe corte e muso appuntito, si trova in pericolo, non fugge e non contrattacca ma si raggomitola su se stesso. Diventa così una palla con cui Lewis Carroll fa giocare a croquet la sua Alice nel paese delle meraviglie. I porcospini sono solitari e poco territoriali. Anche se molte persone sono pronte a giurare che nel loro giardino viene a mangiare sempre lo stesso porcospino, i risultati di ricerche in cui gli animali venivano marcati o in cui si utilizzavano radiocollari hanno mostrato come, in realtà, la periodicità delle visite fosse piuttosto il risultato di più animali che in momenti diversi frequentano la stessa area, che non di uno stesso affezionato individuo. Durante la stagione riproduttiva i maschi aumentano le probabilità di incontrare una femmina allargando il raggio delle loro peregrinazioni. Così, con un po' di fortuna, se i due si incontrano, il maschio inizia a corteggiare la femmina girandole intorno, soffiando forte e ritmicamente sino a quando lei non abbassa le spine e gli permette il contatto (ecco svelato il mistero di come fanno l' amore i porcospini] ). Il nome inglese del porcospino, hedgehog, la dice lunga sul suo habitat ideale. Hedge significa bordo e indica la striscia di alberi e cespugli, spesso usata come confine, che separa terre coltivate, o zone di pastura e bosco fra campi coltivati. Questi sono microhabitat, estremamente vari, ricchi di insetti, che possono offrire protezione e cibo per piccoli animali notturni come i porcospini. Peccato che le moderne tecniche agricole abbiano tentato il più possibile di limitarli. Recenti ricerche condotte in Gran Bretagna hanno dimostrato che la densità di popolazione dei porcospini riflette il tipo di agricoltura: dove esistono grandi estensioni coltivate non ci sono porcospini. Al contrario, le periferie di villette costituiscono al momento la loro fortuna. Lì non solo ci sono tanti hedge fra giardino e giardino, ma chi ci abita è di solito estremamente affezionato e ben disposto a proteggere e nutrire il proprio delizioso porcospino. Elisabetta Visalberghi Istituto di Psicologia Roma, Cnr


DEPRESSIONE Quella gran fame interiore che ci fa divorare di tutto anche quando non occorre
Autore: CALABRESE GIORGIO

ARGOMENTI: ALIMENTAZIONE, PSICOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 075. Disturbo Affettivo Stagionale (SAD)

CI sono periodi in cui il nostro umore è sotto terra e vediamo tutto nero. E la depressione ci fa mangiare tanto, pur non avendone molto bisogno. A questo proposito è stata recentemente individuata una sindrome molto particolare, detta SAD (Seasonal Affectival Disorder), cioè Disturbo Affettivo Stagionale, che associata alla Sindrome Premestruale (PMS, i dolori e l' eccessiva irritabilità che si hanno prima delle mestruazioni) e alla Obesità da eccessivo Consumo di Carboidrati (CCO), determinano disturbi dell' umore e della fame. La SAD consiste in una forma di depressione ciclica associata a fame ansiosa di carboidrati, al pomeriggio e alla sera. I ricercatori affermano che quando questa sindrome si instaura, se non viene corretta, persiste per molti anni. La SAD inizia in autunno e migliora con l' avvio della primavera. Inoltre cambia in base al cambiamento della latitudine, perché c' è una stretta relazione tra la SAD e il ciclo luce buio. I suoi sintomi recedono con l' esposizione a cicli di fototerapia di almeno 2500 lux e con trattamenti che fanno aumentare la quantità di serotonina. Ciò dimostra un legame diretto tra il fotoperiodismo e il metabolismo della serotonina o 5HT. Sia la sede anatomica sia la sostanza chimica implicata nella reazione hanno un' azione inibitrice e una stimolante a seconda dei singoli nutrienti, cioè le proteine, i carboidrati e i grassi. La nor adrenalina (NA) ha, ad esempio, un' azione inibitrice sulle proteine e stimolante sui carboidrati, la serotonina (5HT) invece inibisce i carboidrati e stimola le proteine; la dopamina (DA) inibisce le proteine, mentre i peptidi oppiacei endogeni (POE) inibiscono i carboidrati e stimolano le proteine e i grassi. Nelle tre sindromi sopra descritte esiste un cattivo funzionamento del meccanismo retroattivo serotoninico, che informa il cervello dell' avvenuta introduzione di carboidrati. Lo si deduce dal fatto che i sistemi neuroregolatori sono in grado di determinare la composizione qualitativa e quantitativa della dieta. A loro volta, sia la qualità sia la quantità di cibi introdotti influenzano le reazioni neuro biochimiche del nostro comportamento alimentare. Si è visto, ad esempio, che in autunno una persona affetta da SAD introduce ogni giorno circa 3200 calorie di cui 1200 circa con spuntini extra pasto. In primavera, invece, la stessa persona ne introduce 1900, di cui 400 circa con gli spuntini. Inoltre, si è visto che in autunno questa persona introduce circa 140 grammi di carboidrati, di cui circa 120 con gli spuntini, mentre in primavera ne assume 100 grammi, di cui 40 con gli spuntini. I pasti composti da molte proteine provocano subito un aumento della concentrazione, nel sangue, di aminoacidi neutri, fra cui la tirosina e la fenilalanina, che attraversano la barriera ematoencefalica e iniziano il processo di sintesi della dopamina e della nor adrenalina. Essendoci più adrenalina, aumenta il consumo di carboidrati, creando un circuito chiuso. Se invece mangiamo molti carboidrati, si ha un passaggio, attraverso la barriera ematoencefalica, del triptofano, un aminoacido neutro da cui vengono sintetizzati gruppi di neuroni che sintetizzano la serotonina. Una volta che quest' ultima aumenta di concentrazione, si instaura un meccanismo di retro reazione che influenza la quantità di carboidrati ingerita. Giorgio Calabrese


ANIMALI DOMESTICI Sette milioni di cani E oltre la metà sono «cittadini»
Autore: GABICI FRANCO

ARGOMENTI: ZOOLOGIA, ANIMALI, STATISTICHE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 075

ALTRO che vita da cani] Ogni anno attorno a questi animali domestici ruotano affari per 3 miliardi di lire in cure e alimenti. E' il punto di arrivo di un' amicizia antichissima. I paleontologi hanno scoperto tracce di convivenza fra Homo erectus e Canis lupus variabilis in reperti che risalgono ad almeno 400 mila anni fa. E a riprova di queste attenzioni, ma soprattutto di come il rapporto uomo cane subisca un processo evolutivo che va di pari passo con il progresso sociale e le nuove esigenze che questo comporta, si è tenuto recentemente al Planetario di Ravenna un convegno, il primo del genere, organizzato dall' Ente nazionale della cinofilia italiana (Enci) e dalla Hill' s Pet Products. Al convegno si sono dati appuntamento i maggiori esperti di cinofilia, che per cinque giorni hanno discusso e dibattuto sulla nuova identità di questo animale, che si modifica con quella dell' uomo. Oggi, ad esempio, dei 7 milioni di cani censiti nel nostro Paese, più della metà vivono in città e sta definendosi sempre più per questo animale il ruolo di sostegno psicologico e di una presenza affettiva fedele e intelligente per combattere i malesseri e le frustrazioni indotte nell' uomo dalla vita delle grandi città. Dagli Stati Uniti, poi è arrivata la «dog therapy», che si rivela di grande aiuto per i disabili o per quanti sono affetti da problemi psicotici. Dei sette milioni di cani che vivono in Italia (per i quali si sta pensando di istituire zone verdi recintate e riservate nelle principali città italiane) un milione è costituito da cani da caccia. Duemila guidano i ciechi, mentre 650 sono al servizio di esercito e polizia La protezione civile può contare sull' aiuto di 300 unità, mentre i cani atleti sono 650. Interessanti anche gli interventi sulla presenza del cane nelle arti figurative; e dal momento che il convegno aveva come sede un Planetario, per l' occasione è stato sottolineato che il cane, in cielo, dà il nome a ben tre costellazioni: i Cani da caccia, il Cane Maggiore e il Cane Minore. Inoltre Sirio, la stella del Cane Maggiore che brilla come un diamante nelle notti invernali, è la stella più luminosa di tutto il cielo. Quasi un segno di riconoscenza dell' uomo verso questo suo inseparabile amico. Franco Gabici


MONOSSIDO DI CARBONIO Che ci fa del gas nel cervello? Un neurotrasmettitore rompicapo per gli scienziati
Autore: GIACOBINI EZIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, RICERCA SCIENTIFICA, CHIMICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 075

IL monossido di carbonio (CO) è legato a tristi storie di suicidi, di tubi che perdono, di smog. Ora però questo gas ha un' occasione per riabilitarsi. Un gruppo di farmacologi della Johns Hopkins University di Baltimora ha scoperto che si tratta di un gas indispensabile per l' organismo e ha localizzato il centro di produzione nel cervello. L' enzima responsabile della sua formazione si chiama ossigenasi ed è contenuto in molti tessuti, ad esempio la milza, l' organo deputato alla distruzione dei globuli rossi. La molecola dell' ossigeno è di per sè pigra a reagire per cui deve esser attivata con catalizzatori organici quali appunto le ossigenasi. Una delle più importanti «catture» di ossigeno è certamente quella dell' emoglobina per produrre l' ossioemoglobina. L' emoglobina fissa però non solo l' ossigeno ma anche il monossido di carbonio, formando la famigerata carbossiemoglobina. Il CO del cervello non sarebbe un prodotto di scarto, bensì una parte attiva di quel sistema di segnali chimici che trasmette messaggi da una cellula all' altra. In altre parole, un neurotrasmettitore. Tutta la storia è molto simile a quella del gas cugino, il monossido di azoto (NO), generato anch' esso dal cervello. In effetti CO e NO sono molto simili. Sono entrambi dei contaminanti tossici che diventano pericolosi quando si legano al gruppo dell' emoglobina che contiene il ferro. Una funzione più benevola dell' NO è quella di regolare l' ampiezza dei vasi sanguigni rilassandoli. Di qui la funzione fisiologica dell' NO nell' erezione e la possibilità di future terapie basate su questo nuovo meccanismo. L' idea che dei gas possano agire come messaggeri a livello del cervello è apparsa dapprima sorprendente. I gas sono ben diversi dai classici neurotrasmettitori come la noradrenalina o l' acetilcolina o la dopamina, sostanze che si formano all' interno delle cellule nervose dove vengono immagazzinate in microcontenitori, le vescicole, pronte ad esser rilasciati al prima arrivo dell' impulso nervoso. Secondo il premio Nobel Axelrod, CO e NO formerebbero una nuova classe di trasmettitori cerebrali. E' noto che anche il CO è in grado di dilatare i vasi sanguigni, inclusi quelli cerebrali. Pare inoltre che agisca anche sulle cellule nervose olfattive. Queste cellule rispondono sia al CO che agli odori: bloccando le ossigenasi con un farmaco, si blocca anche questo effetto. In un' altra zona del cervello, l' ippocampo, importante per l' apprendimento e la memoria, il CO costituirebbe il primo «messaggero inverso», una molecola collegata a un processo che fa parte della memoria. Il mistero più grande è però quello della sua produzione, cioè di quale sia il segnale che dà inizio alla sua formazione a livello del cervello. Ezio Giacobini Università del Sud Illinois


UNA MOSTRA A ROMA Una sola grande famiglia Tutti uguali, la scienza demolisce il mito della razza
Autore: FERRANTE ANNALINA

ARGOMENTI: GENETICA, ANTROPOLOGIA E ETNOLOGIA, MOSTRE
ORGANIZZAZIONI: MUSEO NAZIONALE PREISTORICO ETNOGRAFICO «LUIGI PIGORINI»
LUOGHI: ITALIA, ROMA
NOTE: 075

LA razza ha un fondamento biologico? Le recenti acquisizioni della genetica e della biologia molecolare dicono di no, e la mostra «Me stessi/Noi stesso», al Museo Nazionale Preistorico Etnografico «Luigi Pigorini» di Roma, vuole appunto proporre una riflessione sui concetti di diversità e uguaglianza nella specie umana. Due nozioni storicamente oggetto di sostanziali confusioni che hanno portato alle discriminazioni razziali alimentate dalle culture dominanti. Questa rassegna, versione gemella della mostra francese «Tous parents, tous differents», attualmente al Musee de l' Homme di Parigi, è stata realizzata da Musis, Museo della Scienza e dell' Informazione scientifica di Roma, un' organizzazione che, in attesa di un vero e proprio Museo della Scienza, propone una serie di iniziative di divulgazione scientifica utilizzando strutture e opportunità già esistenti. La mostra è composta di una sezione introduttiva e di sette sezioni tematiche e propone tre livelli di lettura: uno per un pubblico adulto; uno di approfondimento, mettendo a disposizione materiale didattico per realizzare ricerche scolastiche; uno per bambini, attraverso domande stimolo. Il suo itinerario racconta come la storia della moderna specie umana sia la storia di un' unica famiglia. Una famiglia incredibilmente numerosa distribuita su tutti i continenti e i cui componenti sono tutti uguali dal punto di vista dell' origine. Lo dice la storia dell' evoluzione della vita sulla terra che oggi, per biologi e antropologi, non costituisce più solo un' ipotesi. Proposta all' inizio dell' 800 da Lamarck, che però non riuscì a far accettare la sua teoria dai contemporanei, e resa popolare dagli studi di Darwin cinquant' anni dopo, l' evoluzione è oggi la sola interpretazione possibile della storia della vita. Tutti gli esseri viventi piante, batteri, pesci, insetti, scimpanzè e l' uomo son fatti con le stesse sostanze chimiche, a loro volta organizzate nello stesso modo in cellule viventi, costruite e coordinate da un codice genetico universale. Il Dna, dunque, rende simili gli attuali cinque miliardi di uomini e donne, tutti discendenti da quella lontana popolazione che doveva occupare un territorio che andava dall' Etiopia all' Africa settentrionale e alla Palestina. Tutti uguali ma anche tutti «irrimediabilmente» differenti. La variabilità biologica si misura non solo attraverso caratteri visibili come il colore della pelle o i tratti del volto, ma soprattutto da quelle infinite combinazioni invisibili genetiche e molecolari, che rendono diversi anche individui uniti geograficamente o da caratteri linguistici. Differenze a cui si sovrappongono migrazioni storiche e rapporti con ambienti differenti. Annalina Ferrante


SCAFFALE «State of the World 1993/Rapporto sul nostro pianeta del Worldwatch Institute», Isedi
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: ECOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 075

SE la popolazione continuerà a crescere con i ritmi attuali e i modelli di lavoro non cambieranno, scienza e tecnologia non potranno impedire il degrado irreversibile dell' ambiente nè una vita di stenti per la maggior parte delle popolazioni. Questa affermazione, che risale a un anno fa, passerebbe inosservata, non fosse per la doppia firma che porta in calce: National academy of sciences degli Stati Uniti e Royal society di Londra. Due tra i principali organismi scientifici al mondo che abbandonano l' ottimismo tecnologico e ammettono la necessità di invertire la rotta] C' è di che restare strabiliati. E infatti questa citazione è stata scelta dall' ambientalista Lester Brown per aprire l' edizione ' 93 di State of the World, l' annuale rapporto sul nostro pianeta del World watch Institute. Come sempre, è un libro amaro. Perché ogni tendenza anche solo accennata nel corso dei dieci anni di vita di questo osservatorio mondiale, puntualmente ha trovato conferma in brevissimo tempo. E' accaduto con le prime piogge acide sui boschi della Germania e adesso vediamo che le foreste europee si sono ridotte del 16 per cento. Si è ripetuto con i primi segnali di un assottigliarsi del buco dell' ozono, nell' 85. E poi con i deserti che si espandono e la terra coltivabile che perde l' humus. Per non parlare dell' aumento della popolazione e dell' assurdità di certi stili di vita, causa prima dell' attuale crisi ambientale del pianeta. Come scrive Lester Brown, sarebbe bello che State of the World avesse una volta tanto un lieto fine. Invece non ce l' ha neppure questa volta. Il concetto di «società sostenibile», cioè un adattamento dei sistemi economici alle risorse naturali, è considerato bello ma impraticabile. Legare la contabilità economica a quella ecologica è un passo che nessuno vuole fare per primo. Finora, privatizzare i guadagni e scaricare sugli altri i costi ambientali è stata una politica che ha pagato bene. Nessuno vuol sentirsi dire che in futuro non pagherà più.


Scaffale Lindauer Martin: «Sulle tracce dell' altruismo: il funzionamento delle società animali», Feltrinelli
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: ETOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 075

Lo chiamano altruismo «obbligato», in quanto imposto dalle circostanze: solo condividendo con gli altri cibo, riparo, cura dei figli e magari anche la difesa dai predatori una coppia o un intero branco riesce a sopravvivere. Un' ape o una formica, ad esempio, anche di fronte a montagne di cibo facilmente accessibile non vivrebbero che un breve periodo. L' altruismo obbligato non è però una nuova versione della teoria del «gene egoista», su cui da più di dieci anni litigano i biologi. E' la lunga riflessione di uno dei più brillanti etologi della nuova generazione, Martin Lindauer (allievo di Karl von Fritsch), che da anni segue le tracce di comportamento disinteressato in natura. Lindauer riconosce l' influsso enorme che il «gene egoista» esercita sui comportamenti sociali, ma lo considera una molla che non pregiudica successive azioni disinteressate. Le regole fisse della convivenza sociale impongono la rinuncia a molte cose che sarebbero vantaggiose e gradevoli per il singolo. E' vero che in cambio ne danno altre, ma la vita non si può spiegare solo con una contabilità spietata. L' idea di Lindauer è che altruismo ed egoismo vadano a braccetto più che uno contro l' altro. Dall' egoismo può scaturire un altruismo reciproco, forse ambivalente, ma certamente positivo per tutti.


Scaffale Jaccard/Thevoz: «Manifesto per una morte dolce», Edt
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: BIOETICA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 075

Questo «Manifesto per una morte dolce» può sembrare una provocazione. Invece è un libro stoico, che parte da Bettelheim e Freud, e difende chi non vuole essere trattato come vile quando rivendica il suo diritto a scegliere come e quando morire, rifiutando, se il caso, l' accanimento terapeutico, a favore di una morte dolce.


ASTRONOMIA Riprendiamoci le stelle Una «giornata» contro le luci parassite
Autore: BIANUCCI PIERO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA, RICERCA SCIENTIFICA
NOMI: VANIN GABRIELE, DI SORA MARIO
ORGANIZZAZIONI: UNIONE ASTROFILI BRESCIANI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 074. Giornata sull' inquinamento luminoso

ASTRONOMI professionisti e dilettanti scendono in campo per difendere il buio della notte, e con il buio il loro diritto a puntare lo sguardo nelle profondità dell' universo: sabato 18 settembre si celebrerà la prima «Giornata nazionale sul problema dell' inquinamento luminoso». L' iniziativa, che si ripeterà poi ogni anno intorno all' equinozio d' autunno, ha lo scopo di far arrivare all' opinione pubblica e agli amministratori comunali un messaggio che è di interesse generale e non soltanto della comunità scientifica: il cielo stellato è un bene naturale da proteggere, non diversamente dal verde dei boschi o dalla purezza dell' aria; una illuminazione pubblica eccessiva e tecnicamente sbagliata attenta a questo bene naturale. Organizzata dall' Unione Astrofili Bresciani a nome delle associazioni che riuniscono gli astronomi professionisti e dilettanti, la «Giornata» contro l' inquinamento luminoso non vuol essere una battaglia platonica. Gli obiettivi sono concreti e realistici. Per il 18 settembre verranno diffusi una scheda con informazioni sul problema e un elenco dei migliori luoghi di osservazione astronomica del nostro Paese; verrà lanciata la proposta di costituire «parchi delle stelle» dove il buio della notte è tutelato; si organizzeranno mostre e serate di osservazione aperte al pubblico; in collaborazione con Greenpeace si promuoverà un programma di risparmio energetico che mira a sostituire in ogni casa almeno due lampadine a incandescenza con le nuove lampadine ad alto rendimento, operazione che si calcola dovrebbe portare una riduzione di 7 milioni e 280 mila kilowattora nel consumo annuale di elettricità, risparmiando all' ambiente 5678 tonnellate di anidride carbonica. Il tutto in collegamento con l' International Dark Sky Association con sede a Tucson, in Arizona storicamente la prima associazione che si sia battuta per la tutela del cielo stellato dagli eccessi dell' illuminazione pubblica e privata. Nessuno pensa a oscurare le città. Lo scopo della manifestazione è semplicemente di sollecitare una illuminazione razionale: cioè senza sprechi e ottenuta con lampade schermate verso l' alto in modo da diffondere la luce soltanto sulle strade, dove effettivamente serve. Le lampade migliori, quanto a tipo di luce e al rapporto consumo/luminosità sono quelle al sodio a bassa pressione. Dove queste non possono essere usate in quanto la loro luce gialla rende difficile la percezione dei colori, sono consigliabili le lampade al sodio ad alta pressione. Negli ultimi trent' anni l' illuminazione pubblica nei paesi sviluppati è raddoppiata ogni dieci anni, non sempre in risposta a esigenze reali. E' di poche settimane fa la polemica per l' illuminazione della cupola di San Pietro, visibile fino a 30 chilometri da Roma. . La tutela del cielo notturno è un fatto culturale ed estetico che riguarda tutti. E' chiaro però che gli studiosi dei fenomeni celesti sono i più interessati a questa battaglia ecologica. Quanti siano realmente gli astrofili in Italia è difficile dirlo. Ottomila, se consideriamo i più assidui, i possessori di buoni telescopi, gli iscritti alle 150 di associazioni sparse dall' Alto Adige alla Sicilia. Trentamila, se pensiamo ai simpatizzanti della scienza del cielo che leggono libri di divulgazione e riviste diffuse in edicola come «Orione» e «l' Astronomia» passando ogni tanto una serata con il binocolo puntato alle stelle. Centomila, se mettiamo nel conto anche i semplici curiosi, gli astrofili potenziali che, per esempio, acquistano dispense astronomiche Fabbri o Curcio. Sugli astrofili iscritti ad associazioni, dati interessanti si ricavano da un censimento promosso da Gabriele Vanin e ora pubblicato a cura dell' Uai, Unione astrofili italiani. In esso troviamo le schede di tutti i gruppi di dilettanti, l' elenco degli Osservatori amatoriali (sono più di cinquanta) e dei planetari (54). L' inchiesta, che ha comportato un lavoro di tre anni, ci dà il quadro di un hobby sempre più diffuso, pur non potendo mettere nel conto gli astrofili solitari, che forse non sono meno numerosi di quelli riuniti in gruppi organizzati. Qualche curiosità tratta dal lavoro di Vanin. In Valle d' Aosta c' è il più alto numero di appassionati di astronomia ufficialmente iscritti a un' associazione: uno ogni 751 abitanti. Poi viene il Friuli Venezia Giulia, con uno ogni 2117. Seguono le Marche con uno ogni 2172 abitanti. Ultima è la Calabria, con un astrofilo ogni 81 mila persone, mentre la media italiana è di uno su 6900. Il più grande telescopio per uso amatoriale è quello di Campo Catino: 80 centimetri di apertura. Le associazioni di astronomi dilettanti si sono moltiplicate negli ultimi anni: erano una ventina nel 1970, oggi sono 150. Nessuna scienza tranne forse l' informatica può vantare altrettante legioni di fedeli e agguerriti cultori «esterni». Molti di essi hanno dato contributi preziosi anche all' astronomia professionistica. Per esempio Vittorio Zanotta, milanese geometra, due anni fa ha legato il proprio nome alla scoperta di una cometa. Ermes Colombini, anche lui geometra e impiegato presso una banca, passando migliaia di notti insonni all' Osservatorio San Vittore, vicino a Bologna, ha scoperto una trentina di asteroidi, quei piccoli pianeti che hanno le loro orbite tra Marte e Giove. Guido Cossard, di Aosta, si divide tra insegnamento e attività politica ma è anche autore di software per uso astronomico e ha compiuto scoperte di archeoastronomia sulle Alpi. Mario Di Sora, avvocato di Frosinone, ha promosso un accurato studio sull' inquinamento luminoso del cielo italiano, studio su cui si basa un disegno di legge per proteggere gli Osservatori astronomici. Per scoprire comete, asteroidi, nove e supernove, un cielo buio è la condizione fondamentale. Finora, nonostante tutto, gli astrofili italiani si sono difesi bene. Ma certo gli australiani e gli americani, quanto a tutela del buio notturno, sono avvantaggiati. Con iniziative come la «Giornata» contro l' inquinamento luminoso si spera di far sì che la competizione non diventi insostenibile. Piero Bianucci


IPERTESTI Educazione ambientale al computer
Autore: CONTIGIANI BRUNO

ARGOMENTI: DIDATTICA, ECOLOGIA, SCUOLA
ORGANIZZAZIONI: PROGETTO 92, INTEL
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 076

L' educazione ambientale è uno dei settori della scuola in cui maggiormente si sviluppano nuove esperienze e progetti di sperimentazione. In particolare, il ministero della Pubblica Istruzione, per quanto riguarda le scuole professionali, si è trovato ad affrontare il problema della formazione di un vasto numero di insegnanti che nell' ambito della sperimentazione «Progetto ' 92» devono inserire educazione ambientale, materia in molti casi non oggetto di studio all' Università. Gestire la formazione del più di un migliaio di persone sparse in tutta la penisola in una situazione in cui non si poteva bloccare la macchina scuola, ha praticamente obbligato il ministero a far ricorso a un processo di formazione a distanza. Una volta fatta questa scelta, il dilemma fra supporti didattici tradizionali, come le videocassette corredate da manuali, o soluzioni tecnologiche più sofisticate che consentivano maggiore interattività e flessibilita ' di utilizzo, è stato risolto a favore di queste ultime. E nato così, grazie alla collaborazione con Elemedia (Gruppo Olivetti), il programma multimediale «Energia per la natura», per il cui utilizzo sono necessari un personal computer di media potenza (meglio se 386) e un lettore di cd rom. La versione definitiva del corso è frutto di una sperimentazione di due anni in 25 scuole pilota e i materiali sono stati pensati per poter essere utilizzati anche dagli studenti. Un sistema multimediale consente di disporre, grazie a un computer, di immagini in movimento (filmati), suono, testi, tabelle, animazione grafica e, nel nostro caso, anche di esercizi di verifica che devono essere superati per poter accedere agli argomenti successivi. La parte più suggestiva di «Energia per la natura» è quella riguardante i filmati, che possono essere frutto direttamente sullo schermo del computer e che sono tratti da documentari Rai, Nasa, Image Bank e dalla Sfrs (una società francese di ricerca). Tutto il materiale può essere percorso, o meglio «navigato», in modo guidato o libero; la navigazione guidata è molto più rigida e prescrittiva, mentre una volta acquisita un po' di confidenza, gli insegnanti si possono costruire un percorso personale utilizzabile nelle lezioni con gli allievi. I diversi elementi del corso sono legati fra loro da un software, ipertestuale, e la tecnologia di sviluppo è basata su DVI (Digital video interactive) della Intel, che ha consentito di risolvere l' annoso problema della comprensione delle immagini in movimento in modo da poterle memorizzare su di un cd rom. I contenuti riguardano il sistema solare, l' atmosfera, gli ecosistemi, l' Universo, la Terra, l' Energia e la Vita, per la cui consultazione complessiva sono necessarie circa 14 ore. Bruno Contigiani


STRIZZACERVELLO Una vecchia fotografia
Autore: PETROZZI ALAN

ARGOMENTI: GIOCHI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 076

In una vecchia foto, gli amici sono allineati da sinistra a destra in un rigoroso ordine decrescente di anzianità. A partire dal più anziano, il primo, il secondo e il sesto non hanno la giacca. Allo stesso modo, ma questa volta contando a partire dal più giovane, anche l' ottavo non porta la giacca. Tra il sesto partendo dal più anziano e l' ottavo partendo dal più giovane, ci sono tre persone con la giacchetta. Tutte le persone a cui non mi sono riferito espressamente portano un cappello. Qual è il numero delle persone ritratte nella foto? E quanti sono gli amici con il cappello? La soluzione domani, accanto alle previsioni del tempo. (A cura di Alan Petrozzi)


LA PAROLA AI LETTORI I neri? Galleggiano male e corrono bene
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 076

Perché non ci sono campioni di colore nel nuoto? Non ci sono campioni di nuoto nella razza nera perché queste popolazioni possiedono scarsa galleggiabilità, ovvero il peso specifico delle ossa e dei muscoli, a differenza di altri gruppi etnici, è molto elevato. Silvia Fornaciari Livorno Il peso specifico superiore a quello dei bianchi è dovuto a una massa muscolare più potente. Infatti i neri primeggiano in tutte le altre discipline fuori dall' acqua. Claudio Barbero Sanremo (IM) Il fisico degli uomini neri è caratterizzato da una bassa percentuale di grassi, in rapporto al peso complessivo del corpo, e dalla lunghezza degli arti, in particolare quelli inferiori. Entrambe queste caratteristiche penalizzano la galleggiabilità: la prima perché alza direttamente il peso specifico, la seconda perché lo alza indirettamente. In altre parole, l' uomo di colore (ovviamente anche la donna) deve impiegare una forza muscolare (e quindi un lavoro complessivo) maggiore per ottenere maggiore galleggiabilità e quindi idrodinamicità, parametro fondamentale per primeggiare nel nuoto. Ma quelle stesse caratteristiche che impediscono di diventare grandi campioni nel nuoto, diventano utilissime fuori dell' acqua. Per questo gli atleti di colore sono così straordinari nell' atletica leggera e nel basket. Antonio Lai Rivoli (TO) Perché in molte persone barba e capelli diventano bianchi, mentre le sopracciglia restano nere? La spiegazione sta nella differenza della struttura chimica che caratterizza le sostanze che danno il colore ai capelli e alle sopracciglia. Per spiegarne la differenza, basti pensare che è possibile decolorare per ossigenazione barba e capelli, i cui pigmenti sono ossidabili, ma non le sopracciglia, che non lo sono. I pigmenti dei capelli e della barba vengono prodotti con continuità dalle cellule predisposte, e questa produzione può cessare per ragioni genetiche o psicosomatiche. I pigmenti delle sopracciglia sono invece persistenti e poiché queste crescono molto più lentamente, non è necessaria una loro produzione continua. Massimo De Luca Torino In quali composti chimici si degradano gli elementi inquinanti emessi dalle automobili ancora prive di marmitta catalica? Un motore di autoveicolo privo di marmitta catalica può produrre, per ogni dieci litri di benzina, 3, 37 chilogrammi di sostanze inquinanti che degradano nei composti dell' ossido di carbonio, dell' anidride carbonica e delle anidridi solforosa e solfidrica. Riccardo Cannavina Torino E' vero che l' energia necessaria per costruire e poi smantellare una centrale nucleare è superiore a quella prodotta? Le centrali termoelettriche, di qualunque tipo siano, lavorano con un rendimento dell' ordine di 1: 3, cioè richiedono tre unità di energia (kwh) per ogni kwh prodotto, mentre due kwh vengono dispersi nell' ambiente. Di fronte all' energia totale in gioco durante i trenta e più anni previsti per la vita economica della centrale, le quantità necessarie per il primo impianto e lo smantellamento finale sono del tutto trascurabili. Non si vede come per le centrali elettronucleari le cose possano andare diversamente, sia dal lato fisico che da quello economico, a meno che nella costruzione della centrale nucleare non si comprenda anche il combustibile nucleare necessario per la prima carica e per tutta la vita della centrale, ipotesi poco verosimile e che comunque altera i termini della domanda. Paolo Andrietti Milano


CHI SA RISPONDERE
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 076

Perché in tutti i grandi magazzini il reparto profumeria è al pianterreno, subito dopo l' ingresso principale? A parità di tutto il resto, come varia, in pianura su strada asciutta, il consumo di un' automobile al variare della pressione atmosferica? Daniela Cattani E' più pesante la carta bianca o la carta scritta? Franco Montaldo I forni a microonde possono risultare dannosi per la salute dell' uomo? Gianluca Marocco




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