TUTTOSCIENZE 8 aprile 92


BENESSERE E ALIMENTAZIONE Dieci e lode per la linea Le italiane sono le più magre d' Europa
Autore: CALABRESE GIORGIO

ARGOMENTI: ALIMENTAZIONE, MEDICINA E FISIOLOGIA, STATISTICHE
ORGANIZZAZIONI: CERIS
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 049. Dieta, peso

LE donne italiane sono le più magre d' Europa: lo ha stabilito il Ceris, Comité europeen de recherche et d' information sur le surpoids. In uno studio eseguito su un campione di mille donne italiane, francesi, tedesche e inglesi, le nostre signore sono risultate le più in forma. Dunque nonostante la credenza popolare ritenga le donne inglesi alte e magre, quelle tedesche giunoniche, le francesi tonde e le italo mediterranee grasse e basse, queste ultime sono risultate quelle più vicine al corretto rapporto tra struttura fisica e peso corporeo e quindi dedite ad una corretta alimentazione. La donna europea è alta, in media, 1, 63 m e pesa 67, 3 chilogrammi. Tra i 52 e i 58 anni quasi metà delle donne europee sono obese. I dati, censiti per l' Italia dal professor Genazzani, direttore della Clinica ostetrica e ginecologica dell' Università di Modena, indicano che il periodo a rischio per il peso è quello della menopausa. La media di aumento in questo periodo è di 8 chili ed è simile a quello della gravidanza. Un' altra causa da non trascurare è l' operazione di isterectomia, cioè di asportazione dell' utero, che comporta un ingrassamento di circa 10 chili, mentre le varie terapie ormonali, molto frequenti nella donna negli scompensi endocrini, provocano un aumento di 6 chili. Per contro, determinano un netto dimagrimento il lutto, il divorzio, l' allattamento molto prolungato, l' ansia eccessiva e la depressione nervosa. Per queste cause la donna dimagrisce da 4 a 8 chili. Come si comporta la donna di fronte a un aumento di peso? Tenta di dimagrire o di non aumentare ulteriormente; così almeno ha dichiarato il 67 per cento delle donne intervistate, nei due anni prima di iniziare questa ricerca. Le più impegnate in questo tentativo di dimagrimento sono state le tedesche e le inglesi, con una media che va dal 68 al 73 per cento, mentre le francesi (60 per cento) e le italiane (58 per cento) sono state le meno attive. La cosa più curiosa delle italiane è stata che queste, più che a dimagrire, si sono impegnate a mantenere il peso che avevano. Quel 50 per cento delle nostre signore, invece, che intendeva dimagrire, addirittura ha preferito non mangiare, mentre le inglesi e le tedesche si sono adoperate a seguire la dieta e a far molto esercizio fisico. Le francesi sono una via di mezzo tra le italiane e le altre: tendono a bere molta acqua minerale e a fare un moderato esercizio fisico. Il 53 per cento delle donne tedesche e inglesi cerca di dimagrire cambiando abitudini alimentari e muovendosi; soltanto il 34 per cento delle francesi e addirittura solo il 29 per cento delle italiane cerca di comportarsi allo stesso modo. Il 90 per cento delle intervistate cerca di dimagrire soprattutto per salvaguardare lo stato di piena salute. Il 60 per cento dimagrisce perché vuole essere più affascinante e seducente, mentre solamente il 35 per cento circa lo fa per migliorare la propria immagine ai fini lavorativi, soprattutto le donne manager, che raggiungono una media più alta pari al 50 per cento circa. C' è un 24 per cento di donne a cui non interessa assolutamente dimagrire; questo atteggiamento prevale in Francia e un po' in Germania. Ci sono poi le «dilettanti», che sono il 16 per cento: quelle cioè che vogliono dimagrire solamente prima dell' estate, per non vergognarsi al momento di farsi vedere in costume da bagno. Di queste la maggioranza è in Inghilterra. Quindi è la volta delle «motivate» il 17 per cento, che ci tengono molto ad essere magre, per cui seguono rigidamente la dieta e fanno molto sport. Queste donne abbondano in Germania, dove sono il triplo di tutte le donne degli altri Paesi in studio. Segue un 23 per cento di donne «attente», che seguono un regime alimentare dietetico, non tanto per dimagrire quanto per mantenersi continuamente in peso forma e fra queste le più numerose sono le italiane. Infine, ci sono «le vigilanti attive» , il 20 per cento, che affrontano qualunque sacrificio pur di dimagrire. La maggioranza di questa classe è rappresentata da donne italiane. Questo studio segnala una nuova strategia dimagrante che dovrà essere combinata fra una giusta dieta di tipo italiano e un equilibrato esercizio fisico come fanno le inglesi, le tedesche e le francesi. Anche da questo potremo accertare l' avvenuta unione europea. Giorgio Calabrese


IN ITALIA 2000 ULTRACENTENARI La longevità è donna Uomini battuti 4 a 1, perché
Autore: PINNA LORENZO

ARGOMENTI: DEMOGRAFIA E STATISTICA, BIOLOGIA, ANZIANI
NOMI: PASSERI MARIO, MARIGLIANO VINCENZO, FRANCESCHI CLAUDIO, BELLOMO GIORGIO
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: T Attesa di vita delle donne in Italia e nel mondo
NOTE: 049

IN Italia vivono più di 2000 ultracentenari, con un rapporto 4 a 1 a favore delle donne. La loro longevità ha attirato in questi ultimi anni l' attenzione di medici e biologi. Qual è il loro segreto? E' scritto solo nel codice genetico o anche lo stile di vita, le abitudini, la dieta hanno il loro peso? Non si tratta di semplici curiosità. Se si pensa che gli ultracentenari hanno evitato il cancro, i disturbi circolatori, la demenza e hanno resistito alle infezioni più varie (malattie che hanno falciato il 99, 9 per cento dei loro coetanei), scoprire questo segreto significa, forse, trovare il modo per far vivere tutti non solo più a lungo, ma in ottima forma. Il Gruppo Italiano di Studio sulla Longevità (formato da medici e biologi di varie Università: Modena, Parma, Padova, Venezia, Pisa, Pavia, Roma, Palermo; coordinamento della Società italiana di Gerontologia) ha già cominciato a svelare almeno una parte del segreto della lunga vita. Secondo Claudio Franceschi, ordinario di Immunologia all' Università di Modena e coordinatore della parte biologica dello studio sulla longevità (la parte clinica è coordinata da Mario Passeri dell' Università di Parma e Vincenzo Marigliano dell' Università di Roma), uno dei punti chiave è il sistema immunitario. Questo, infatti, insieme con quello endocrino e nervoso, è un po' la chiave di volta di tutte le regolazioni dell' organismo. L' analisi del sistema immunitario degli ultracentenari ha riservato grosse sorprese. I segni dell' invecchiamento sono evidenti anche nel loro sistema, ma questo processo sembra avvenire in un modo armonico, che non lascia aperti grossi varchi nelle difese immunitarie. Per esempio le varie popolazioni di linfociti, come i T o B, risultano diminuite (come in genere negli anziani), ma la vitalità di queste cellule è nettamente maggiore della media. La capacità di dividersi e di proliferare, sotto lo stimolo di particolari sostanze, è ancora molto elevata. Non solo. Una sottopopolazione di linfociti, i «natural killer», che potremmo considerare la prima linea difensiva sia contro le aggressioni esterne sia contro le degenerazioni tumorali, è numerosa come quella di un ventenne. Mancano invece (secondo una ricerca di Aldo Pinchera e Stefano Mariotti dell' Università di Pisa) nel sangue degli ultracentenari gli auto anticorpi e le cellule che li producono: i linfociti B autoreattivi. Questa scoperta è illuminante: fa capire perché gli ultracentenari sfuggano a quelle malattie degenerative (diabete, artriti reumatoidi... ), comuni nella vecchiaia, causate dallo stesso sistema immunitario. Può infatti succedere che gli anticorpi attacchino le cellule sane dell ' organismo non riuscendo più a distinguerle da un agente patogeno esterno. Altri test hanno messo in evidenza che i linfociti degli ultracentenari sono più resistenti a diversi agenti danneggianti. Ad esempio le lesioni provocate dai «radicali liberi» dell' ossigeno vengono riparate più rapidamente dai linfociti degli ultracentenari che da quelli dei gruppi di controllo. E alcuni risultati preliminari sembrano indicare che anche la stabilità cromosomica di queste cellule, cioè l' abilità nel riaggiustare il Dna, sia negli ultracentenari più alta della media. Insomma, benché il loro sistema immunitario non sia sfuggito all' azione del tempo, alcune compensazioni (aumento dei natural killer, mantenimento di una buona vitalità nelle altre cellule) hanno controbilanciato l' inesorabile deterioramento. Un sistema immunitario ben funzionante, nonostante gli acciacchi dell' età, è molto importante ma non è tutto. Perché negli ultracentenari l' aterosclerosi (formazione della placca nelle arterie, all' origine di molte malattie cardio circolatorie) non è mai così drammatica come in altri anziani? Una ricerca condotta all' Università di Pavia da Giorgio Bellomo indica che le lipoproteine, ovvero le molecole che trasportano il colesterolo, si rivelano negli ultracentenari più resistenti all' ossidazione. L' ossidazione è il processo chimico che innesca, attraverso vari e complessi passaggi, la formazione della placca nella parete dei vasi sanguigni. Naturalmente una miglior resistenza all' ossidazione delle lipoproteine si traduce in una minore incidenza dell' arteriosclerosi e di molte malattie cardiocircolatorie. Ma il mistero della longevità è solo in parte decifrato. Perché le donne ultracentenarie battono gli uomini 4 a 1? Forse le differenze ormonali fra uomo e donna influiscono sulla longevità ? O più semplicemente molti potenziali ultracentenari sono morti nelle due guerre mondiali, in incidenti stradali o per il fumo? Una risposta potrebbe venire dal congresso «Longevità della donna in un mondo che invecchia» che si terrà a Genova dal 26 al 30 aprile. Se la genetica ha un ruolo preciso nell' assicurare una lunga vita (alcuni studi statistici collegano la presenza di certi geni del complesso Hla al superamento dei cento anni) cosa dire dello stile di vita e della dieta? Proprio in questi giorni il Nia (National Insitute for Aging) americano sta pubblicando una ricerca sulle scimmie che conferma precedenti studi su topi soprannominati «Matusalemme». Una riduzione del 40 per cento delle calorie giornaliere prolunga del 50 per cento la vita di questi topi, che invece di 800 giorni, ne vivono, in media 1200, e con una salute migliore dei loro compagni cui è consentita l' abbuffata. Lorenzo Pinna


VINCITORI E VINTI Dopo il voto tutti dallo psicologo Così reagiscono i partiti allo shock dell' urna
Autore: BLANDINO GIORGIO

ARGOMENTI: PSICOLOGIA, ELEZIONI, POLITICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 049

SE consideriamo la lotta elettorale tra partiti come un tipo di competizione tra gruppi organizzati finalizzato all' acquisizione di una posta in palio, che è il potere, possiamo già prevedere, sulla base di classiche ricerche prodotte dalla psicologia sociale, alcune delle reazioni a cui assisteremo in questo dopo elezioni. Naturalmente queste reazioni (che in parte abbiamo già potuto vedere nei commenti delle prime ore durante lo spoglio dei voti) si manifestano con una veste politica specifica, ma in realtà sono, prima ancora che politiche, psicologiche, e si verificano in ogni gruppo sociale dopo che una competizione ha stabilito dei vincitori e dei vinti: si pensi, ad esempio, alle squadre sportive, alle grandi organizzazioni industriali, ai gruppi professionali concorrenti o anche agli Stati dopo una guerra. Innanzi tutto nel gruppo vincitore la coesione si conserva, anzi si rafforza; le tensioni tra i sottogruppi, che nei partiti sono le correnti, si allentano e i rapporti all' interno e all' esterno si fanno più rilassati con aumento dei flussi di comunicazione e degli scambi; il grado di cooperazione sale e il clima psicologico diventa più aperto, democratico, comprensivo. Il gruppo vincente, che al momento della competizione era tutto teso sull' obbiettivo della vittoria, ora abbassa il livello di competitività e limita lo spirito combattivo: in effetti quando un gruppo vince tende più facilmente ad abbandonare gli atteggiamenti difensivi e, quindi, ad assumere una posizione più conciliante e benevola non solo verso i propri membri, ma anche verso gli avversari. Quando però questo non succede perché il gruppo vincente vuole stravincere o perché è realmente violento c' è da aspettarsi un nuovo conflitto dietro l' angolo. Per fortuna non ci sono molti esempi del genere nella nostra giovane democrazia, ma nei conflitti tra nazioni questo fatto è all' ordine del giorno. Già Kant nel 1795 (Per la pace perpetua ) ricordava come il modo migliore per prevenire le guerre fosse la moderazione e la benevolenza dei vincitori verso i vinti. I modelli di comportamento e gli atteggiamenti precedentemente adottati (nei partiti: il programma politico) si stabilizzano e si rafforzano perché il successo nella competizione viene vissuto come verifica della loro validità. Contemporaneamente, e questo si può mettere in bilancio come aspetto negativo della vittoria, i precedenti stereotipi su se stessi e sugli avversari vengono dati per confermati e quindi si radicano ancora di più a scapito di un riesame critico delle reciproche posizioni. Le difficoltà a cambiare che vengono imputate ai partiti di governo si potrebbero spiegare come dovute alla permanenza di uno stereotipo positivo su se stessi che, a sua volta, deriva dal fatto che da quarant' anni questi vincono sempre. In un gruppo vincente, infine, la struttura e l' organizzazione interna, che nel momento della competizione si erano irrigidite, diventano più flessibili e così anche i problemi di relazione trovano spazio e c' è voglia di occuparsi dei bisogni dei singoli membri. Al contrario del vincitore, il partito perdente si scompone, può iniziare a disintegrarsi, al suo interno si riattivano i conflitti intestini prima rimossi o risolti. Una conseguenza della sconfitta, che invece può essere giudicata positiva, consiste nel fatto che il gruppo perdente è portato, quasi costretto, a realizzare dei cambiamenti, sia dei propri modelli comportamentali, che delle proprie e altrui percezioni: cade l' immagine positiva che il gruppo perdente aveva su di sè, ma cade anche quella negativa sull' avversario e, imponendosi la necessità di correggere i precedenti punti di vista, si può procedere a un esame della realtà più adeguato. Un po' come dire che non tutti i mali vengono per nuocere e spesso una sconfitta può esser più salutare di una vittoria. Dal punto di vista psicosociale, dunque, non è vero che, come dice Andreotti, «il potere logora chi non ce l' ha»: logora anche chi ce l' ha perché non invoglia a cambiare nè a rivedere criticamente le proprie posizioni. Ma affinché sia possibile dare avvio al mutamento necessario per adeguarsi alle nuove condizioni, è necessario che il gruppo perdente accetti realisticamente la sconfitta, altrimenti aumenterà l' odio nei confronti degli avversari vincitori e la preoccupazione principale del gruppo sarà solo di prepararsi a un nuovo, più violento conflitto per ottenere una rivincita. In tal caso però il rischio di nuovi insuccessi sarà ancora più forte. Proprio qui del resto sta la difficoltà maggiore, perché il desiderio di ridimensionare o disconoscere la sconfitta è molto naturale, come appare chiaro dalle tribune elettorali post elezioni in cui, come ben sappiamo, sembra che tutti i partiti abbiano vinto e non ci sia nessun perdente. Se però la sconfitta è troppo evidente e non può essere ignorata, ma al tempo stesso non la si vuole accettare, allora si va alla ricerca di giustificazioni o si cercano scappatoie accusando o l' arbitro della contesa gli elettori di incomprensione ( «non ci hanno capito» ), o altri fattori che hanno costituito delle interferenze ostili, come ad esempio i mass media «manipolatori delle coscienze». Gli allenatori e i tifosi delle squadre di calcio sono maestri in questi scaricabarile. Giorgio Blandino


CARTOGRAFIA L' atlante cambia faccia Le nuove carte geografiche usano le immagini dei satelliti gestite dal computer Una tecnica di origine militare che consente mappe continuamente aggiornate
Autore: SERRA CARLA

ARGOMENTI: GEOGRAFIA E GEOFISICA, INFORMATICA
ORGANIZZAZIONI: IGMI ISTITUTO GEOGRAFICO MILITARE ITALIANO
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: T G Le facce di Chernoff in Italia
NOTE: 049

VECCHIE carte geografiche addio. La cartografia si mette al passo dei tempi e si affida all' occhio del satellite per il rilevamento ed al computer per la gestione di una serie di dati che arricchiscono la topografia di contenuti solitamente non visibili, come il sottosuolo, la struttura demografica, le destinazioni d' uso. E' così possibile visualizzare informazioni contenute in un data base riferendole ad un punto preciso del territorio. Come dicono i tecnici, i dati sono georiferiti. Per esempio, si può sapere quanti beni monumentali ci sono in una città, dove è la maggior presenza di bambini e quanti asili ci sono in quell' area, quanti incroci ci sono tra una strada statale e le provinciali e quanti sono regolati da semafori. L' immagine è indubbiamente la forma più diretta di comunicazione, il modo più efficace per leggere e interpretare masse ingenti di dati, che raccolti in tabelle non spiegherebbero chiaramente il problema. Per una lettura immediata, si possono rappresentare su una stessa carta 6 7 variabili, ma ci sono soluzioni, come le facce di Cernoff, che arrivano a 20 variabili contemporaneamente. L' anagrafe, per esempio, contiene un volume enorme di dati che rappresentano fenomeni di difficile lettura se non rappresentati in forma grafica e posti in relazione al territorio. Oggi è possibile una gestione di diversi archivi correlati ad attributi geometrici e topologici su un seplice personal computer. E' questa la grande svolta consentita dai software sviluppati negli Anni 80 negli Stati Uniti e commercializzati anche in Italia a prezzi contenuti (intorno ai due milioni e mezzo di lire). Le nuove carte numeriche sono di facile utilizzo e soprattutto sono multifunzionali. Le carte sono sempre state disegnate soprattutto per scopi militari. Solo più tardi sono diventate di largo uso per turisti e automobilisti. Ancora più recente è l' utilizzo delle carte per la pianificazione e la tutela del territorio. L' Istituto Geografico Militare Italiano (Igmi) ha prodotto, specie verso la fine dell' Ottocento, una grande quantità di carte. La maggior parte però non è più stata aggiornata negli ultimi 30 anni. L' esigenza militare di disporre sempre di carte aggiornate e precise ha dato impulso alla ricerca cartografica. Si è così passati dalla cartografia tradizionale, affidata all' abilità ed alla pazienza dei disegnatori, alla cartografia automatica. Il disegno era memorizzato su computer come un insieme di coordinate tracciate sui fogli da un plotter. Il volume di informazioni e il rilevamento erano gli stessi di prima, ma si potevano produrre tante copie in breve tempo. Con l' evoluzione informatica, si passa alla cartografia numerica, che permette la lettura automatica della codifica di ogni oggetto; diventa possibile effettuare operazioni automatiche come classificazioni, selezioni, statistiche. Per esempio estrarre tutti i ponti sul fiume Po e suddividerli per provincia. La carta diventa denominatore di riferimento per tutte le informazioni che possono essere collocate nello spazio. La carta era però una fotografia datata e certo poco affidabile per strumenti sofisticati come i cosiddetti missili intelligenti. E così per soddisfare esigenze militari sono stati messi in orbita i satelliti che trasmettono di continuo dati sulla terra. Queste informazioni sono ormai di uso civile e l' elaborazione delle immagini da satellite permette un continuo aggiornamento della carta. Sono già state realizzate in sede regionale carte sull' utilizzo del suolo, sul sistema idrografico, scoprendo per esempio che il Po ha perso negli ultimi 30 anni 15 chilometri per effetto di rettificazioni del percorso e tagli di meandri. La precisione dei rilevamenti è tale, fino a dimensioni di 10x10 metri con il satellite americano Landsat, che è possibile l' analisi delle colture, distinguendo per esempio il granturco dalla soia. La Comunità Europea ha stabilito criteri standard di classificazione dei rilevamenti dei satelliti, individuando 40 classi fra cui gli edifici delle città, le industrie, gli aeroporti, le discariche, le aree verdi, le strutture sportive, le strade e le aree in costruzione. Anche l' Istat per il censimento ' 91 ha utilizzato il satellite per perimetrare con precisione i nuclei abitati e suddividerli poi in sezioni di censimento. Sempre utilizzando il telerilevamento è possibile l' aggiornamento della viabilità, le modifiche delle aree urbane, la verifica dei piani regolatori, il controllo sulla salute dei boschi e delle diverse forme di inquinamento. Il Politecnico di Milano sta infatti monitorando l' inquinamento atmosferico della città attraverso le immagini inviate dal satellite. La diversa presenza di ossido di carbonio viene documentata sull' intera area metropolitana e non solo nei punti dove sono collocate le centraline di rilevamento. E' nato anche un mercato dei dati territoriali. Queste banche dati vengono spesso offerte assieme al software. Specie in America una larga fascia di utenti preferisce comprare i dati cartografici piuttosto che acquistarli personalmente. In Italia l' offerta di dati cartografici numerici è ancora poco organizzata. Funzionano in alcune regioni degli sportelli dove acquistare per poche migliaia di lire informazioni cartografiche numeriche. Per esempio in Piemonte è in funzione dal 1991 uno sportello sulla cartografia del dissesto idrogeologico della regione. Migliaia di tavole sono già state distribuite a professionisti e Comuni. Quest ' anno è stato aperto al pubblico un altro sportello che fornisce dati cartografici sul suolo, la fertilità, la densità abitativa, la mappatura dei piani regolatori, i vincoli e tutto quanto legato ai problemi ambientali. Carla Serra


RIVOLUZIONE NELLE TELECOMUNICAZIONI Il laser, la tua voce Moltiplicate per cento le telefonate incanalabili in un nuovo tipo di fibra ottica grazie a impulsi di luce che durano un milionesimo di miliardesimo di secondo
Autore: BIANUCCI PIERO

ARGOMENTI: COMUNICAZIONI, TECNOLOGIA
NOMI: DESURVIRE EMMANUEL
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: T Fibre a erbio amplificano il segnale ottico. Fibre ottiche
NOTE: 050

DALLE 7000 telefonate oggi incanalabili su una fibra ottica sottile come un capello stiamo per balzare a 600. 000. Quasi 100 volte di più. Si spalanca la strada a servizi di Tv ad alta definizione su cavo, videotelefono, teleconferenza. Nuovissime fibre di silicio drogato con erbio e alimentate da minuscoli laser integrati su chip ultima frontiera dei mezzi di trasmissione sono la tecnologia che apre queste rivoluzionarie prospettive. Ci lavorano i ricercatori dei Bell Laboratories AT& T. Ma l' Italia, che da sempre grazie allo Cselt è all' avanguardia in questo settore, non sta a guardare. Anzi, sono già in vista applicazioni industriali: la Pirelli Cavi nel suo laboratorio ha appena realizzato un prototipo di sorgente laser di minime dimensioni e capace di produrre potenti impulsi ultracorti. La brevità degli impulsi permette di far viaggiare sulla fibra ottica una maggior quantità di informazione: si potrà passare, appunto, da settemila canali telefonici per fibra a seicentomila. Procede rapidamente, inoltre, il telefono cellulare su scala planetaria, che ci consentirà di parlare con chiunque, in qualunque luogo, da un deserto come da un oceano o da un iceberg alla deriva. Qui il lavoro da fare non è soltanto tecnico scientifico ma anche, per così dire, diplomatico, dato che le lunghezze d' onda disponibili sono molto contese e le Nazioni Unite hanno le loro difficoltà nel gestirle. Ora però la World Administrative Radio Conference svoltasi in marzo a Torremolinos, in Spagna, ha assegnato lo spettro di frequenza a livello mondiale per radiocomunicazioni personali tramite satelliti a bassa quota. La banda fissata va da 1610 a 1626, 5 MHz, poco meno del doppio della frequenza dei cellulari europei. A questo punto la società Iridium, una creatura della Motorola (Usa), ha la via spianata verso la realizzazione del suo progetto di telefono cellulare globale, basato sul lancio di 77 satelliti (tanti quanti sono gli elettroni dell' atomo di iridio, per cui la Terra, con questi satelliti somiglierà a un atomo ingigantito: di qui il marchio). Il progetto dovrebbe diventare operativo già nel 1994, sempre che si trovino i partner per mettere insieme i 3, 5 miliardi di dollari necessari. Se le telecomunicazioni via satellite avranno un nuovo impulso grazie al telefono cellulare globale, le fibre ottiche rimangono la tecnologia più promettente per tutte le altre esigenze di trasmissione di voce, immagini e dati. Torniamo quindi al risultato ottenuto dai ricercatori della Pirelli Cavi. I progressi sono su due fronti: la fibra e i laser. Le nuove fibre ottiche drogate con erbio, un elemento chimico piuttosto esotico, hanno la straordinaria caratteristica di incorporare l' amplificatore del segnale ottico da esse trasportato: la fibra ottiene questa amplificazione perché gli atomi di erbio assorbono la radiazione e trasferiscono la loro energia, ottenuta con un sistema di pompaggio ai segnali. Essenziale però è avere a disposizione un laser dagli impulsi brevissimi, perché le informazioni sono codificate in linguaggio binario (1 0, impulso assenza di impulso). La durata degli impulsi laser è stata ridotta, ancora con la tecnologia delle fibre ad erbio, ad appena 75 femtosecondi (il femtosecondo è un milionesimo di miliardesimo di secondo), mentre nei migliori laser a semiconduttore oggi in uso la durata degli impulsi non scende sotto il miliardesimo di secondo, cioè diecimila volte di più di quanto ottenuto nei laboratori Pirelli. Un articolo di Emmanuel Desurvire, della Columbia University, su «Le Scienze» del marzo scorso fa il punto sulle enormi possibilità di sviluppo aperte dalle fibre ottiche drogate con erbio. Qualche dato ricavato dal suo scritto: nel 1989 la Ntt realizza le prime fibre all' erbio e trasmette due gigabit (miliardi di informazioni elementari) al secondo su una distanza di 212 chilometri senza ripetitori; oggi siamo a cinque gigabit su novemila chilometri. E domani? Piero Bianucci


TECNOLOGIA E FINANZA Un «sistema esperto» ci aiuta a capire gli umori della Borsa
Autore: RAVIZZA VITTORIO

ARGOMENTI: INFORMATICA, TECNOLOGIA, BORSA
NOMI: CARAMELLO LUIGI, LENCI OLIVIERO
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 050

DI computer che in Borsa danno ordini di vendere o di comprare si è sentito parlare spesso negli ultimi tempi, specie in Usa. Ma si trattava sempre di operazioni che erano state programmate in precedenza, il computer non faceva altro che eseguirle nel momento in cui sul mercato si presentavano certe condizioni predeterminate. In sostanza nient' altro che un intervento puramente esecutivo. Ma in Borsa il computer può fare molto di più, sostengono Luigi Caramello e Oliviero Lenci: «Grazie all' intelligenza artificiale dicono si fa strada la possibilità di utilizzare gli elaboratori anche come supporti decisionali capaci di fornire soluzioni ai problemi del management». Insomma, si può affidare a una macchina il compito di decidere quando è ora di comprare o di vendere? Si può, risponde Franco Cellino, agente di cambio in Torino. «Up down Forecast» è un «sistema esperto decisionale per l' analisi previsionale di Borsa». Si può definire sistema esperto quello che dispone di una base di conoscenza sulla quale agisce un insieme di regole deduttive, detto motore inferenziale, il cui processo elaborativo viene innescato dalle informazioni ricevute dall' utente. Caramello e Lenci, esperti di informatica e di statistica, titolari della Eos di Mondovì, lo hanno realizzato negli ultimi sei anni in collaborazione con analisti del settore finanziario. Come può una macchina, sia pure dotata di intelligenza artificiale orientarsi nel mondo così volatile ed emotivo del mercato borsistico? Come può, ad esempio, tenere conto di eventi imprevedibili come guerre, crisi politiche, crack finanziari? In effetti il sistema non può prevedere eventi di questo genere; anzi il concetto stesso di «previsione» gli è estraneo. La logica che sta alla sua origine consiste nella ricerca del trend che si cela dietro le irregolarità del mercato; nel ridurre la complessità alla semplicità; nell' ammortizzare i sobbalzi passeggeri per lasciare emergere l' alternarsi di rialzi e ribassi di più lungo periodo; sul piano pratico, nel sostituire la razionalità dei suoi segnali all' emotività che guida l' operatore uomo. Questo compito è stato affidato inizialmente a un modello matematico «in cui trovano espressione tutte le componenti del mercato ritenute rilevanti il cui controllo è stato affidato a un algoritmo, creato appositamente, che ha permesso di estendere le ricerche alla comprensione globale del movimento dei prezzi». In seguito sono stati ideati più modelli matematici operanti in parallelo; le conclusioni proposte sono successivamente analizzate da una «rete neuronale» che attribuisce a ciascuna di esse un peso decisionale e su questa base seleziona quella ottimale. Il sistema si basa su dati oggettivi, in particolare sui prezzi di chiusura, sui minimi e sui massimi; esso non può prevedere guerre, rivoluzioni e crack finanziari ma li può «sentire» appunto tramite i prezzi i quali in un certo senso contengono in sè tutti questi eventi, nel senso che riflettono le attese degli operatori e il loro conseguente comportamento. Secondo i suoi creatori e secondo l' agente di cambio che lo ha sperimentato prima in via teorica e che oggi lo usa nella sua normale attività, «Up down Forecast» è in grado di dare l' andamento di fondo del mercato e di segnalare in particolare i momenti di inversione di tendenza sia per quanto riguarda singoli titoli sia dei titoli di settori specifici nel loro complesso. Esso invia all' operatore tre tipi di segnale: rialzo, ribasso, liquido. Fino ad ora le operazioni compiute secondo le indicazioni del sistema esperto sono state positive per l' 80 per cento. Vittorio Ravizza


SCAFFALE Jacob Margaret «Il significato culturale della rivoluzione scientifica», Einaudi
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 050

COME ha fatto la scienza a diventare, nel ' 700 e nell' 800, parte integrante della cultura occidentale? Alla fine del ' 600 la visione del mondo naturale, così com' era enunciata negli scritti di Aristotele e poi di Tolomeo, era assai screditata all' interno della cultura di elite. Un secolo dopo, tutto è ribaltato: l' astronomia produce alcune innovazioni filosofiche e matematiche che rivalutano la scienza e le implicazione pratiche ne favoriscono naturalmente la buona accoglienza. Già all' inizio dell' 800, però, il processo è concluso: la scienza ha ripreso ad allontanarsi dal sapere comune. Margaret C. Jacob ricostruisce, nel suo bel «Il significato culturale della rivoluzione scientifica», questo percorso di solito raccontato in maniera eroica i pionieri, il progresso, le conquiste ma non soddisfacente. Resta infatti da capire che cosa avesse indotto alcuni individui prima, un' intera cultura poi, a fare proprie nuove visioni dell' ordine naturale e ad applicarle in modi sempre più vantaggiosi. Per la Jacob la spiegazione sta in alcuni eventi storici più generali e contestuali come la riforma protestante, l' invenzione della macchina da stampa lo sviluppo di Stati nazionali centralizzati. Solo così si spiega perché un' elite culturale abbia fatto proprie le nuove visioni dell' ordine naturale, applicandole poi nei modi ritenuti più vantaggiosi per se stessa.


SCAFFALE «Noia e apatia», «Rabbia e vendicatività », «Il carattere» , «I sentimenti del terapeuta», Bollati Boringhieri
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: PSICOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 050

Piccoli nel formato e nel prezzo, ecco i primi quattro volumi di una nuova collana Bollati Boringhieri «L' osservazione psicoanalitica» dedicata agli affetti. Non si tratta di testi inediti ma dell' estrapolazione, dalle grandi opere, delle pagine più acute e pertinenti intorno ai sentimenti. La serie sarà abbastanza ampia da abbracciare tutto il mondo degli affetti, con la loro dinamica e le trasformazioni indotte dalle vicissitudini della vita. Una lettura tecnica per gli psicanalisti, ma appassionante anche per i lettori curiosi, che in queste descrizioni possono conoscersi e riconoscersi.


SCAFFALE Jaspers Karl, «Il medico nell' età della tecnica», Raffaello Cortina Editore
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 050

Da cent' anni la condizione del medico subisce un progressivo decadimento: l' accrescimento delle capacità tecniche, non più bilanciato da una consapevolezza professionale, produce professionisti che sanno moltissimo, che hanno acquisito una particolare destrezza, ma con una capacità minima di indagare e di sondare i propri malati. Così scrive Karl Jaspers in uno dei suoi cinque saggi sulla condizione medica, raccolti per la prima volta in un unico volume da Raffaello Cortina, con una bella introduzione dello psicanalista Umberto Galimberti. Laureato in legge e in medicina, docente di psicologia e poi di filosofia, Karl Jaspers ha scritto pagine molto profonde sul rapporto tra medico e paziente e sulla possibile grandezza di questa professione. Purché non si riduca la visita del malato a una congerie di risultati di laboratorio e si facciano valere i metodi diagnostici nei loro limiti, senza smarrire la capacità di giudizio.


SCAFFALE Tanner James, «Dal feto all' uomo» a cura di Federico Signorile, A. S. Macor editori
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 050

La crescita dei bambini può essere qualcosa di più di un indicatore di buona salute: è lo specchio di una società. Per questo la scienza che se ne occupa l' auxologia si è conquistata rapidamente uno spazio all' interno della pediatria. Di James Tanner, il medico inglese che ha fondato questi studi e da cinquant' anni vi si dedica, è uscito ora in edizione italiana «Dal feto all' uomo»: lo sviluppo dei tessuti, la differenziazione sessuale, la maturazione, il cervello. E, soprattutto, le celebri «curve di crescita».


ARMI D' ATTACCO A colpi di spray Grande varietà di liquidi: caustici, maleodoranti, irritanti alcuni già pronti per l' uso, altri fabbricati all' istante Aracnidi, serpenti scarafaggi coleotteri vaporizzano veleni sul muso dei nemici
Autore: LATTES COIFMANN ISABELLA

ARGOMENTI: ETOLOGIA, ZOOLOGIA, ANIMALI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 051

STRANO è il destino delle parole. Alcune rimangono circoscritte alla lingua cui appartengono, altre invece hanno grande successo e varcano le frontiere del Paese d' origine per diventare dovunque di dominio pubblico. Fa parte di questa seconda categoria il vocabolo inglese «spray», che letteralmente significa spruzzo o getto vaporizzato. In natura gli spray esistono da tempo immemorabile sotto le forme più diverse e non ci risulta che abbiano in qualche modo danneggiato la composizione dell' atmosfera o provocato comunque dei guai. Dipende dal tipo di gas che emettono. Non contengono evidentemente quei dannosissimi clorofluorocarburi che si sprigionano dalla miriade di bombolette spray in uso nel mondo civilizzato. Ma è interessante conoscerli. Ce n' è un assortimento incredibilmente vasto. Gli scarafaggi nordamericani del genere Eleodes, per poco che vengano molestati, fanno un subitaneo dietrofront, puntano la testa in basso e sollevano l' addome per spruzzare addosso al disturbatore il getto vaporizzato di un liquido caustico e maleodorante fabbricato da speciali ghiandole addominali Alcuni miriapodi tropicali studiati dallo zoologo Thomas Eisner della Cornell University, come il Narceus gordanus della Florida, si difendono emettendo una secrezione spray estremamente irritante. Fanno di peggio quei coleotteri che a giusta ragione vengono chiamati «bombardieri». L' arma chimica non ce l' hanno già pronta per l' uso, ma la fabbricano lì per lì al momento del bisogno. Se li si molesta, i reagenti chimici, prima separati tra loro, vengono a contatto e si sviluppano sostanze particolarmente caustiche che vengono spruzzate a distanza con una piccola esplosione, come fa il più noto dei nostri bombardieri, il Brachinus crepitans. Nei bombardieri africani e sudamericani la reazione sviluppa anche calore al punto tale che lo spray difensivo raggiunge una temperatura di cento gradi. Lo Stenactinus, un bombardiere del Kenya lungo due centimetri e mezzo, reagisce a una situazione di pericolo scaricando dall' estremità dell' addome un getto vaporizzato di liquido bollente e urticante. A toccarlo, ci si scotta. Ci sono persino dei serpenti che, anziché inoculare il veleno con il morso dei denti veleniferi, lo sputano a distanza. Così fanno il cobra dal collo nero (Naja nigricollis), lo sputatore del Sudafrica (Haemachatus haemachatus) e una sottospecie indonesiana del cobra dagli occhiali (Naja naja sputatrix). E' buona norma avvicinarsi a questi serpenti muniti di occhiali, perché il loro spray velenoso arriva facilmente a due o tre metri di distanza e stranamente si suddivide in due raggi sottili che vanno infallibilmente a colpire gli occhi del disturbatore, provocando una cecità temporanea nell' uomo e permanente nei predatori non umani. Ma forse lo spray più singolare è quello di un aracnide, che non è un ragno e nemmeno uno scorpione. Appartiene all' ordine dei pedipalpi. Lo chiamano «scorpione dalla frusta» e gli studiosi gli hanno affibbiato il nome pomposo di Mastigoproctus giganteus. In realtà non ha nulla di gigantesco. Misura in tutto una decina di centimetri. Il suo spray, che funziona dalla bellezza di trecento milioni di anni, gli consente di spruzzare un liquido irritante ogniqualvolta un importuno turba la sua pace. La sua particolarità consiste nel fatto che il getto di liquido è orientabile, perché il foro di uscita si trova su un pomello rotante posto all' estremità posteriore del corpo, che funziona come la mitragliatrice di un carro armato. Il pomello fa da impugnatura a una specie di frustino o flagello che ruota insieme con lui. Sicché, quando lo scorpione orienta il suo spray su un aggressore, il frustino si punta contro di lui. Il vero scorpione, quando affronta un aggressore, inarca al di sopra del corpo il postaddome, la cosiddetta «coda», che porta nell' ultimo segmento un' ampolla velenifera munita di pungiglione, che viene conficcato nelle carni del nemico. Il Mastigoproctus invece fa un brusco voltafaccia all' avversario, in modo da puntargli contro lo spray. Poi, presa la mira, gli lancia un getto ben assestato di liquido vaporizzato che può giungere anche a sessanta centimetri di distanza, sei volte la lunghezza del corpo. Le ghiandole che fabbricano la sostanza irritante hanno una capacità considerevole: lo scorpione dalla frusta è capace di spruzzare per dieci o più volte successive, eccezionalmente fino a 20 volte. Bersagliato dallo spray, in genere l' aggressore batte in ritirata. Ma se dopo qualche minuto vuole tornare all' attacco, l' attende la stessa accoglienza, sicché alla fine rinuncia all' impari lotta. Il lungo flagello che sporge posteriormente dall' addome dello scorpione dalla frusta e accompagna il movimento rotatorio del pomello aveva fatto pensare a una specie di antenna dislocata all' estremità posteriore del corpo con funzioni sensorie. Ma gli esperimenti hanno dimostrato che gli scorpioni amputati del flagello sanno dirigere il loro spruzzo con immutata precisione. L' esatta funzione del flagello rimane perciò ancora da chiarire. L' analisi chimica del liquido irritante ha rivelato che è costituito in prevalenza da acido acetico (l' 84 per cento), per il resto da acqua (l' 11 per cento) e da acido caprilico (il 5 per cento). La presenza dell' acido caprilico, ottimo solvente, spiega l' efficacia della sostanza nel penetrare attraverso la spessa cuticola di chitina che riveste il corpo degli insetti, dei ragni e di altri artropodi. Isabella Lattes Coifmann


ALLERGIE DI PRIMAVERA Nel caos dei pollini Cresce il numero delle sostanze irritanti e quello di chi soffre di asma, rinite e congiuntivite Le cure sono quelle di sempre: test per individuare l' allergene, poi immunoterapia
Autore: GALLESIO MARIA TERESA

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, SANITA', BOTANICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 051

CON la primavera tornano più gravi i problemi delle manifestazioni allergiche, patologie in netto aumento, anche se accanto alle forme strettamente allergiche ce ne sono molte che con l' allergia non hanno nulla da spartire. Cresce non soltanto il numero delle persone sofferenti di allergie (il 15 per cento circa della popolazione) ma anche il numero delle sostanze con funzione di allergeni. Inoltre dalla pratica quotidiana risulta che è in diminuzione l' età in cui si comincia a soffrire di allergia: si possono manifestare fin dai primissimi anni gravi forme asmatiche o dermatite atopica su buona parte della cute. Il termine «allergie» nel linguaggio scientifico, si riferisce alle forme cliniche in cui risulta coinvolto il sistema immunitario che, se normalmente opera a difesa dell' organismo, in particolari condizioni si trasforma in nemico dell' organismo stesso, attaccandolo. Continue ricerche di immunologia permettono di conoscere sempre meglio i meccanismi patogenetici che stanno alla base di questi fenomeni e consentono di porre diagnosi sempre più circostanziate, anche se ci restano ancora molti interrogativi. La rinite, l' asma e la congiuntivite, da sole o associate tra di loro, stanno diventando un vero problema sociale. Gli allergeni capaci di scatenare queste patologie sono costituiti da particelle non visibili a occhio nudo e dall' apparenza innocua, che vanno dai comuni pollini ai dermatofagoidi (acari della polvere di casa), ai peli animali, ai più rari micofiti, polveri vegetali (frumento, soia, ricino), larve di mosca carnaria, zecche di piccione. I dati aerosporologici, ricavati dai continui rilevamenti effettuati nell' atmosfera, confermano come anche la presenza dei pollini stia cambiando in relazione al cambiamento della vegetazione presente sul territorio, legato a sua volta al cambiamento delle condizioni climatiche e delle abitudini di vita o mode (impiantimenti a scopo ornamentale o coltivo). Quando un allergene viene a contatto con un organismo, già precedentemente sensibilizzato dallo stesso allergene, si innescano reazioni ormai ben note, che conducono alla comparsa immediata delle manifestazioni, anche se non sono infrequenti le riacutizzazioni nelle ore successive, di cui va tenuto conto nell' impianto terapeutico. La diagnosi è il risultato di una visita pignola e di esami mirati, eseguibili sia sul paziente (test cutanei e di provocazione) sia sul sangue, in laboratorio. L' anamnesi è necessaria per mettere in evidenza un eventuale rapporto tra il contatto con l' allergene e la comparsa delle manifestazioni cliniche; si tratta di un' indagine che a volte richiede molto tempo e la compilazione di un diario sintomatologico Gli esami servono per identificare con certezza l' allergene e confermare il sospetto anamnesico. E' possibile trovare in uno stesso soggetto più allergeni che danno risposta positiva: in questo caso i dati clinici e il confronto fra i risultati di indagine possono consentire l' individuazione dell' allergene più significativo. Focalizzato l' allergene, si possono impostare diverse strategie terapeutiche: per gli allergeni inalanti e per i veleni di imenotteri, studi controllati in doppio cieco hanno dimostrato che l' immunoterapia specifica (Its) dà risultati soddisfacenti anche se non definitivi. L' Its, che consiste nella somministrazione, a dosi crescenti, di estratto dell' allergene in causa, ha il vantaggio di attenuare i sintomi e, aspetto molto importante, diminuire la reattività del sistema immunitario, limitando l' evolversi della malattia. La metodica di somministrazione più utilizzata è quella sottocutanea, che è anche la più nota negli aspetti sia positivi che negativi. Nell' ultimo decennio sono state introdotte anche le somministrazioni per via orale e inalatoria: apparentemente più gradite perché più facili, non permettono di raggiungere dosi elevate, pena effetti collaterali. Data la necessità dell' autogestione, queste somministrazioni vanno riservate a casi ben individuati e devono essere accompagnate da istruzioni dettagliate e controlli frequenti Le recenti scoperte di geni che regolano la comparsa dell' asma e di fattori immunomodulati (come le citochine o i neuropeptidi) permettono di avere ulteriore notizia su queste patologie complesse e multifattoriali. La loro gestione, tuttavia, allo stato attuale, si basa essenzialmente su alcuni capisaldi: la clinica, i test diagnostici, l' esperienza e molto buon senso. Maria Teresa Gallesio


SORDITA' Gli impianti cocleari soluzione delicata che non va bene per tutti
Autore: R_S

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, ACUSTICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 051

CON una vena di sensazionalismo, stampa e televisione si sono recentemente occupate dell' impianto cocleare: un dispositivo che viene applicato chirurgicamente nell' orecchio interno del sordo totale per riabilitarlo. Secondo quei servizi giornalistici si tratterebbe di una novità quasi sconosciuta nel nostro Paese e che verrebbe da oggi, costi a parte, messa a disposizione dei non udenti. Questa informazione è inesatta. Già da dieci anni esiste una rigorosa e documentata esperienza italiana sull' impianto cocleare. Nel 1983, con il primo intervento per impianto cocleare eseguito dal professor Babighian a Trento, e poche settimane dopo con un secondo paziente operato dal professor Zini, venivano acquisite esperienze dirette in materia. Fino ad allora in Europa solo il francese Chourad e il viennese Burian avevano elaborato e applicato un loro tipo di impianto cocleare. In Italia inizialmente si era adottato un dispositivo monopolare (Impianto House/3M), allora il più diffuso negli Stati Uniti, che consentiva al paziente operato un buon reinserimento acustico nella vita sociale e lavorativa, permettendogli di udire suoni e rumori ambientali e anche, con l' ausilio della lettura labiale, parole e frasi. Dato non trascurabile, l' impianto House aveva superato i rigidi criteri di approvazione dell' Agenzia di controllo americana, la Food and Drug Administration. A Trento furono trattati con questo sistema nove soggetti adulti sordi totali postlinguali, frutto di una selezione particolarmente impegnativa tra una cinquantina di potenziali candidati. Dal 1983 è operante la fondazione del Gruppo Impianti Cocleari Italia, un gruppo pilota di specialisti, coinvestigatori della House Ear Institute di Los Angeles, che eseguì con successo negli Anni Ottanta circa venticinque interventi, acquistando una preziosa esperienza sul complesso procedimento riabilitativo. All' inizio degli Anni 90, la situazione italiana è ulteriormente progredita ponendosi su di un piano di parità con quanto si fa in altri Paesi sia europei sia extraeuropei. Il gruppo di equipes che lavorano sull' impianto cocleare si è allargato. Attualmente ai 25 pazienti con impianto 3M si sono così aggiunti altri 27 pazienti: 17 operati a Venezia, 7 a Bergamo, 2 a Varese e uno a Parma. E' prevista fra breve una fase di approccio, molto delicata, al bambino sordo. L' impianto di gran lunga più utilizzato è il Nucleus a 22 elettrodi, particolarmente sofisticato e affidabile, già approvato dalla Food and Drug Administration, ma sono stati applicati anche l' impianto a due canali Med E1, l' impianto monocanale Mxm e l' impianto Ineraid. L ' elemento oggi forse di maggiore interesse è rappresentato dal fatto che l' impianto multipolare, come appunto il Nucleus, consente la comprensione della parola e di frasi non predeterminate senza l' ausilio della lettura labiale. Resta un problema l' alto costo dell ' impianto, che viene normalmente a gravare sulla struttura pubblica. Una precisa conoscenza dell' argomento da parte dei potenziali utilizzatori e dei loro familiari consente un più consapevole approccio all' impianto cocleare, contenendo al massimo le attese eccessive e non realistiche ed evitando anche il possibile conseguente discredito di un metodo obiettivamente e provatamente efficace. Per questo motivo l' impianto cocleare è una materia delicata che richiede una elevata tensione etica nel medico che lo prescrive e lo applica. E si pensi poi a quando, agli oltre duecento bambini sinora operati negli altri Paesi Europei, si aggiungeranno i bambini italiani. (r. s. )


EMICRANIA Addio, dolorose crisi acute c' è un nuovo farmaco che agisce senza strascichi
Autore: LEVI MARINA

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, SANITA'
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 051. Medicine, medicinali

NOVITA' per chi soffre di emicrania: è stato messo in commercio un nuovo farmaco capace di interrompere le crisi e quasi privo di effetti collaterali. Attenzione, parliamo di «emicrania», non di mal di testa in generale: è proprio sulla precisione della diagnosi che si basa l' efficacia del medicinale. Quasi tutti hanno qualche volta mal di testa e le cause possono essere le più varie. Il problema diventa più serio quando questo disturbo si presenta con frequenza e diventa una vera e propria malattia. In questi casi occorre cercare di chiarirne le origini per poter impostare un trattamento. Prima di tutto bisogna escludere tutte le patologie delle strutture del cranio, come sinusiti, otiti, tumori, o problemi più generali come la pressione alta o disturbi digestivi. Eliminate queste ipotesi, restano altre due possibilità: la cosiddetta «cefalea muscolo tensiva» (90 per cento dei casi), dovuta a prolungata contrattura dei muscoli e dei tendini del capo per tensione emotiva o vera e propria emicrania (10 per cento). Non sempre la distinzione tra le due forme è del tutto agevole, anche perché spesso esse si associano. L' emicrania ha comunque alcune caratteristiche particolari che la fanno riconoscere: il dolore è localizzato in una sola metà del capo, che può cambiare di volta in volta nella stessa persona, ma non è mai diffuso. Molto spesso chi soffre di emicrania sente arrivare la crisi: si sente strano, depresso o euforico, dorme male, ha alterazioni dell' appetito. Possono poi comparire disturbi visivi: lampi, scintille, linee a zig zag (la cosiddetta «aura» ). Infine scoppia il dolore, sovente localizzato sopra una tempia, più raramente alla nuca, intenso, pulsante, magari accompagnato da nausea e vomito. La luce e i rumori danno fastidio, mentre si sente sollievo stando sdraiati in una camera scura, silenziosa. Se non si prende alcun medicinale, l' attacco può durare da qualche ora fino a due o tre giorni. Al termine ci si sente abbattuti, molto deboli e dura per qualche tempo una certa insofferenza per luce e rumore. Ormai sono abbastanza chiari i fenomeni fisici che determinano le crisi dolorose, così è stato possibile compiere passi avanti nella terapia dell' attacco acuto. Esiste, nelle persone colpite, una predisposizione genetica che determina una ipersensibilità a stimoli di vario tipo, la stanchezza, lo stress, il poco sonno, il troppo sonno, alcune variazioni ormonali del ciclo mestruale, alcuni cibi o medicinali e così via. Essi sono all' origine, inizialmente, di un restringimento dei vasi cerebrali, che si accompagna a una diminuzione in circolo di un importante mediatore chimico che regola l' attività nervosa, la serotonina. In questa fase compaiono i sintomi premonitori. In seguito i vasi si dilatano restando compressi nella scatola cranica e provocando un lieve stato di infiammazione nei tessuti circostanti: a questo punto compare il dolore. Finora i farmaci usati erano antidolorifici di tipo antiinfiammatorio, purtroppo non sempre efficaci, e l' ergotamina, che restringe i vasi ma determina sovente sintomi collaterali come nausea, vomito, abbassamento della pressione. Il nuovo farmaco è invece una molecola simile alla serotonina e quindi capace di restringere i vasi cerebrali, ma senza altri effetti. Abbrevia la durata dell' attacco acuto, ma non cura la malattia nelle sue origini. Marina Levi


IN BREVE Chirurgia in videocassetta
ARGOMENTI: DIDATTICA
NOMI: FERRARIS GERMANO
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 051

L' insegnamento della chirurgia si avvale ormai da anni delle tecniche video, che permettono di trasmettere nozioni di tecnica operatoria in modo rapido ed efficace, anche grazie alla possibilità di rivedere molte volte i minimi dettagli di un intervento. Questo tipo di didattica si estende ora a un nuovo campo: il primo «Corso di videochirurgia ginecologica», organizzato da Germano Ferraris, si terrà a Stresa, Palazzo dei congressi, il 9 e 10 aprile, con la partecipazione di esperti italiani e francesi. Tra questi, Paletto, Mellier, Gonzalez e Crepin. Telefono segreteria: 011 639. 6512.


IN BREVE Come esplorare 28 oasi del Wwf
ARGOMENTI: ECOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 051

Con uno stanziamento di sei miliardi è partito il progetto «Conosci la natura», una iniziativa didattica sponsorizzata dalla Conad per far conoscere i problemi ambientali e attrezzare con strutture didattiche le 28 oasi ecologiche gestite dal Wwf Italia (Fondo mondiale per la natura).


IN BREVE Anche l' ambiente nelle Pagine Gialle
ARGOMENTI: ECOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 051

In occasione di Sep Pollution, il Salone internazionale delle tecnologie contro l' inquinamento, la Seat ha presentato le sue «Pagine Gialle elettroniche Ambiente». E' una banca dati telematica contenente informazioni sulle duemila aziende che operano per lo smaltimento dei 100 milioni di tonnellate di rifiuti che producono gli italiani in un anno.


LA FISICA DELLA VELA Nel regno del vento Perché una barca riesce a navigare in direzione opposta al flusso d' aria La portanza, fenomeno studiato in aeronautica. I «mostri» di Coppa America
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D
NOTE: 052

L E moderne barche a vela avanzano non solo spinte ma anche tirate dal vento. Più precisamente, una barca può procedere controvento (in termini tecnici: di bolina) con un angolo di circa 30 ripetto al vento. Per renderci conto di come ciò possa avvenire possiamo prendere a prestito alcune nozioni dall' aeronautica. Quando l' aria incontra il profilo dell' ala di un aereo che avanza è costretta a dividersi in due parti; quella che passa sotto l' ala mantiene la sua velocità, quella che passa sopra deve accelerare perché a causa della curvatura del dorso dell' ala è costretta a percorrere una distanza maggiore. L' accelerazione produce una forte depressione sul dorso dell' ala, che viene come «risucchiata» verso l' alto. Questo fenomeno è stato descritto dal fisico svizzero Bernoulli, nel ' 700, ed è sintetizzabile così: in un fluido liquido o aeriforme se la velocità aumenta la pressione diminuisce (l' illustrazione è tratta da «Tutti piloti» di Maurizio Majone, Longanesi). Un fenomeno analogo avviene sulla parte convessa di una vela. Il risultato è sempre la formazione di una depressione che tende a risucchiare la vela (e quindi la barca) nella direzione sottovento. Diciamo tende, perché in realtà la deriva e il timone oppongono una resistenza a questa forza laterale scomponendola e trasformandola in spinta velica che fa avanzare la barca e in scarroccio, che la spinge lateralmente. Lo scarroccio viene poi corretto con il timone. Queste nozioni di fisica possono esserci utili a seguire con maggior conoscenza di causa le ultime appassionanti fasi della «Coppa America», in corso a San Diego, California. Le barche che partecipano alla sfida sono le più avanzate sul terreno tecnologico, veri «laboratori» nei quali si sperimentano materiali, strumentazioni e tecniche. Tutto è studiato con assoluta precisione, compresa la sequenza delle manovre, la posizione dei componenti l' equipaggio e il compito di ciascuno di essi.


RIPETIAMO UN ESPERIMENTO DI GALILEO L' acqua e il vino Messi in due recipienti sovrapposti comunicanti attraverso un piccolo foro e alla temperatura di 4 gradi, passano dall' uno all' altro senza mescolarsi
Autore: MANZELLI PAOLO

ARGOMENTI: CHIMICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 052

SE prendiamo una boccia colma d' acqua, alla temperatura di circa 4C, e, dopo averla capovolta, la colleghiamo tramite un piccolo foro (7 millimetri) a un recipiente pieno di vino rosso, potremo osservare un fenomeno interessante: un sottile filo rosso emergerà dalla boccia di vino e si staglierà netto nella boccia di acqua; il vino rosso raggiungerà a poco a poco, senza mescolarsi con l' acqua, l' estremità superiore del contenitore e l' acqua di quest' ultimo passerà gradualmente nella boccia inferiore. Questo singolare esperimento, noto nella tradizione popolare fiorentina, è comunemente attribuito a Galileo Galilei (1564 1642). Ma l' illustre fondatore della scienza moderna pensò veramente a un esperimento così strano? Sulla base delle ricerche bibliografiche fatte al Museo di Storia della Scienza di Firenze, abbiamo accertato che Galileo in una sua opera parla esplicitamente di questa esperienza. Galileo si è occupato di studi sui liquidi ed in particolare sull' acqua. Nei «Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica» (1634), all' interno della «Giornata prima» (si ripete la divisione in «giornate » e la presenza dei tre personaggi Simplicio, Sagredo e Salviati, del «Dialogo sopra i massimi sistemi» ), Salviati (che rappresenta le posizioni dell' autore), discutendo della «tenacia interna» dell' acqua e osservando una grande «dissezione» tra l' aria e l' acqua, dice che riempiendo d' acqua una palla di cristallo che abbia un foro sottile «quant' è la grossezza di un fil di paglia» e poi capovolgendola, nè l' acqua scende, nè l' aria sale dentro la boccia, restando «amendue ritrose e contumaci». E continuando dice «All' incontro poi, se io presenterò a questo foro un vaso con del vino rosso, che quasi insensibilmente è meno grave dell' acqua lo vedremo subito con tratti rosseggianti lentamente ascendere per mezzo l' acqua, e l' acqua con pari tardità scender per il vino, senza mescolarsi, sin che finalmente la palla si empirà tutta di vino e l' acqua calerà tutta nel fondo del vaso di sotto». Evidentemente Galileo aveva osservato il fenomeno, ma la descrizione dell' esperienza è quanto meno incidentale, dal momento che il «proposito» della discussione era quello di dimostrare il noto principio secondo cui la differenza di velocità nella caduta dei gravi dipende dal mezzo in cui essi si muovono e cioè che «se si levasse totalmente la resistenza del mezzo come Galileo fa dire poche righe più sotto a Salviati tutte le materie descenderebbero con eguali velocità ». Galileo nelle «Due nuove scienze» non si pronuncia sulla spiegazione dell' esperienza che, se pur riproducibile, risulta molto strana anche oggi. Che cosa determina una invisibile barriera al miscelamento di due liquidi così simili come l' acqua e il vino? L' esperimento di Galileo, già ripetuto dal professor Domenico Priori dell' Istituto «Volta» di Fano, verrà riproposto l' 8 maggio a Firenze per celebrare il trecentocinquantesimo anniversario della morte di Galileo, durante il Chemistry Day 1992, manifestazione organizzata, nel quadro della Settimana della cultura scientifica in Italia, dal Laboratorio di ricerca educativa Dipartimento di Chimica dell' Università di Firenze. Paolo Manzelli


STRIZZACERVELLO Problemi d' età
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 052

Problemi d' età Nella matematica ricreativa, uno degli argomenti più ricorrenti è certamente quello che fa ricorso alle varie età di involontari protagonisti. Oggi ve ne proponiamo due abbastanza originali. a) Moltiplichiamo due numeri scritti nell' ordine, dove il primo rappresenta l' età di Mario e il secondo quella di suo padre Carlo. Il risultato dell' operazione sarà composto dalle stesse cifre utilizzate per scrivere le età in questione, ma lette esattamente nel senso inverso rispetto all' ordine iniziale. b) La somma delle età di Gianni e dei suoi lontani cugini è esattamente di 50 anni e le età addizionate sono tutte rappresentate da numeri primi. Sapendo che in questo caso il numero 1 non viene considerato primo, dovete essere univocamente in grado di trovare le età richieste. Le soluzioni domani, accanto alle previsioni del tempo. (a cura di Alan Petrozzi)


LA PAROLA AI LETTORI Acqua dolce nell' iceberg, il sale torna al mare
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 052

Gli iceberg e gli icefield sono formati da acqua dolce o salata? Gli iceberg sono formati da acqua dolce perché quella salata non solidifica a causa del contenuto di cloruro di sodio (sale) che ne ostacola l' aggregazione tra le molecole, pur avendo una temperatura inferiore a quella dell' iceberg stesso. (Giuseppe Bignolio Rivoli, To) Anche l' acqua di mare, come ogni soluzione, a una temperatura più bassa del punto di congelamento del solvente comincia a scindersi in solvente puro (acqua) che solidifica e soluto (sale più impurità ) che entra nuovamente in soluzione con altra acqua di mare allo stato liquido. (Francesco Roccavilla Torino) Perché la notte è buia, nonostante le stelle? L' oscurità della notte è dovuta all' espansione dell' Universo: la sua velocità è tanto più elevata quanto più grande è la distanza, pertanto sulla Terra arrivano solo i fotoni (le particelle che costituiscono la luce) di un numero finito di stelle e in quantità inferiore a quelli inviati dal Sole. I fotoni emessi dalle stelle più lontane non raggiungeranno mai la Terra, a causa della velocità di allontanamento. Se l' Universo fosse stazionario o in contrazione, non ci sarebbe il fenomeno della notte buia. (Bianca Maria Franchi Ascoli Piceno) Il mistero della notte buia è noto come «paradosso di Olbers»: se l' Universo avesse un' estensione infinita (come si pensava all' inizio di questo secolo) e fosse pieno, in modo uniforme, di stelle fisse con luminosità costante (ed età infinita), allora la notte dovrebbe splendere con una luminosità pari a quella della Sole. La spiegazione sta nell' espansione dell' Universo, scoperta da Hubble nel 1929. (Paolo Barrella Chiusi Scalo Si) Perché gli esseri viventi hanno come elemento base il carbonio e non, ad esempio, il silicio? Secondo la teoria dell' evoluzione, ogni vivente deriva da un altro vivente e tutti derivano da un batterio unicellulare. Questo processo non è basato su continue innovazioni, ma su rimaneggiamenti di pochi, fondamentali elementi, combinati in modo vario. Essi devono unirsi in modo da originare molecole molto lunghe (macromolecole) per permettere il maggior numero possibile di combinazioni. A disposizione della natura doveva dunque esserci un elemento estremamente duttile, capace di dare un elevato numero di composti stabili in grado di determinare l' innumerevole variabilità degli esseri viventi. Il carbonio, per le sue proprietà (configurazione elettronica esterna raggio atomico, potenziale di ionizzazione, elettronegatività, temperatura di fusione e di ebollizione, energia di legame) aveva tutte le chances per riuscire in questa eccezionale impresa. Il silicio, pur essendo strutturalmente simile al carbonio (appartengono entrambi al IV gruppo del sistema periodico) ha diversa energia di legame, perciò non è in grado, unendosi con atomi della stessa specie, di costruire macromolecole nè di instaurare legami doppi o tripli. Deve quindi accontentarsi di essere il costituente fondamentale del mondo minerale. (Graziella Borsani Verbania Intra) Come si formano i buchi nel formaggio Emmenthal? Questi buchi altro non sono che bolle di anidride carbonica prodotta dall' azione dei batteri propionici inoculati artificialmente nella forma di formaggio. Essi svolgono la fermentazione propionica che, a partire dall' acido lattico e lattoso, produce acido propionico, anidride carbonica e acido acetico, causando la nota occhiatura e il caratteristico sapore. Per facilitare il processo ed evitare la formazione di gonfiori anomali la forma (che pesa una settantina di chili) viene sottoposta a forte pressatura e a stufatura di circa un mese a 20 25. Inoltre il formaggio viene messo a stagionare sei mesi a 12 14. L' Emmenthal viene chiamato erroneamente Groviera, storpiatura del Gruviere, un formaggio simile ma più piccolo. (Stefano Sibilia Baldissero Torinese)


CHI SA RISPONDERE?
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 052

& Perché le gocce d' acqua che cadono a volte fanno un buco, altre invece stalattiti e stalagmiti? (Marco Bertolotti) & Perché Mendel per i suoi esperimenti, scelse proprio le piante di pisello? & Perché il latino è stato considerato la lingua ideale per la classificazione degli organismi? & Il «verde bottiglia» e il «rosso mattone» sono dovuti entrambi alla presenza del ferro. Come si spiega questo diverso effetto dello stesso elemento? (Federico Pavan) _______ Risposte a: «La Stampa, Tuttoscienze», via Marenco 32, 10126 Torino, o al fax 011 65 68 504, indicando «Tuttoscienze»




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