TUTTOSCIENZE 26 febbraio 92


PRIME MISURE CON IL RADIOCARBONIO Rebus di ghiaccio L' Uomo del Similaun ha finalmente una data attendibile: 3255 avanti Cristo Ma perché aveva con sè una scure di rame «inventata» alcuni secoli dopo?
Autore: FEDELE FRANCESCO

ARGOMENTI: ANTROPOLOGIA E ETNOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 029. Mummia della Val Senales

L' UOMO del Similaun, affiorato nello scorso settembre dai ghiacci sul confine tra l' Alto Adige e l' Austria, ha una data. Campioni del corpo sono stati datati da quattro laboratori con il metodo del radiocarbonio. Il risultato è una sorpresa e una sfida. La sorpresa: la «mummia» risulta più antica di quanto non si credesse in base agli oggetti. Il divario sembra essere di alcuni secoli ma potrebbe anche salire a mille anni. La sfida: come è possibile che un uomo del 3000 avanti Cristo porti con sè una scure di bronzo «inventata» secoli dopo? In fondo, stupirebbe un po' scoprire che Carlo Magno guidava l' automobile. Gran parte della stampa ha accolto la notizia con entusiasmo, come se maggiore antichità volesse dire maggiore importanza. Nulla di più sbagliato. L' archeologia non è una caccia al sempre più vecchio, le date del passato non sono giocattoli. La datazione del Similaun andrebbe accolta, invece, con fastidio perché qualcosa non quadra. Solleva un problema che può essere imbarazzante e stimolante a seconda dei punti di vista. Anzitutto, come va letta una data radiocarbonica? Le date del Similaun sono in realtà quattro, misurate indipendentemente dai laboratori di Zurigo, Oxford, Uppsala e Gif sur Yvette presso Parigi. Per fortuna concordano abbastanza ed è lecito combinarle. L' età della straordinaria «mummia» è stata appena annunciata come 3255 avanti Cristo più o meno 273 anni. Un uomo che si aggira nell' intervallo 3528 2982 a. C. è un figlio dell' estrema Età della pietra o di quella del rame, anziché della successiva Età del bronzo, che intorno alle Alpi inizia verso il 2400 a. C. Ma, attenzione, che cosa significa quel «più o meno» ? E' l' errore statistico, cioè un' espressione di probabilità. Come ogni misura fisica, anche una data radiocarbonica porta con sè un «più o meno» che non solo non ne sminuisce il valore, ma ne sottolinea la precisione in termini di probabilità. Nel nostro caso vi sono circa due probabilità su tre (68 per cento) che l' uomo sia proprio vissuto tra il 3528 e il 2982, ma sussiste una probabilità del 32 per cento che la data vera cada fuori di tale intervallo. La probabilità di avere in pugno la data vera aumenta se l' intervallo si allarga. Una data tecnicamente buona non è per questo automaticamente vera. D' altra parte, la data del Similaun ispira fiducia. Il dosaggio del carbonio radioattivo superstite è una tecnica collaudata, un pilastro delle scienze applicate al passato. La variante utilizzata in questo caso si avvale della spettrometria di massa con acceleratore, che permette di misurare campioni organici di una frazione di grammo. I laboratori scelti sono fra i più seri del mondo e le loro misure concordano. La data è stata corretta per tenere conto delle variabili che controllano il tenore di carbonio nell' atmosfera. Come misura fisica è impeccabile. Il problema del Similaun non sta dunque nel significato archeologico e storico della data. Qui urtiamo nel problema degli oggetti. Pensare che gli oggetti e il cadavere abbiano età diversa e siano finiti insieme per caso è un' idea piuttosto assurda, date le circostanze. Uno scavo in programma per l' estate prossima dovrebbe dirimere la questione. Intanto la data ottenuta da un frammento di legno nel laboratorio di Magonza, circa 2700 a. C., è sufficientemente vicina all' età del corpo. Riesaminiamo quindi i manufatti. Il manufatto più «datante» è la scure. In un recente articolo sulla rivista Archaologie in Deutschland Konrad Spindler, che coordina le ricerche archeologiche sul Similaun all' Università di Innsbruck, ha ripetuto ciò che tutti avevamo subito visto: avendo margini rialzati la lama metallica apparterrebbe al tipo «Neyruz» dell' ini zio dell' Età del bronzo. Ma è proprio così ? La sfida della datazione radiocarbonica costringe a non dare nulla per scontato. Già prima del 3000 a. C. circolavano nei Balcani e ai margini orientali delle Alpi scuri di rame. Erano tipi piatti e relativamente squadrati che imitavano le forme di pietra. Per meglio sagomarle i fabbri dovevano batterne i bordi, tanto che si parla di asce a margini ribattuti. Il rame conteneva spontaneamente impurità che lo rendevano un bronzo naturale. La scure del Similaun può essere una di queste? Una prima analisi metallografica mostra appunto che la lama è di rame «orientale». Dunque le gradazioni cronologiche e regionali che portarono dalle scuri piatte ai veri modelli a bordi rialzati vanno forse comprese meglio. Così, domanda su domanda, qualcuno ha cominciato a ipotizzare per l' Uomo del Similaun scenari finora taciuti. Una scure che nel 2400 a. C. sarebbe stata banale costituiva, nel 3000 o prima, un oggetto raro e costoso. Forse quest' uomo non era proprio una persona comune. Anche altri oggetti mostrano stranezze a un rinnovato esame. Il dischetto di marmo bianco ricorda gli «specchi da indovino» usati per pratiche di divinazione nel Nord dell' Eurasia. Alcuni pezzi di cuoio su legni a U non saranno resti di un tamburo? E perché vestire da Arlecchino? Non doveva essere da tutti una casacca fatta con un centinaio di ritagli di pelle, alcuni di forma ovale, cuciti laboriosamente insieme. La conclusione: non saremo di fronte a uno sciamano, allo «stregone» della tribù, salito o sacrificatosi lassù per colloquiare con gli spiriti ancestrali della sua gente? Personalmente non credo si debba pensare a tanto. Ma guardare scoperte nuove con occhi nuovi è doveroso e farsi domande mai fatte può servire. Per ora la morale della scomoda storia del Similaun è che essa impone, a chi ne coglie la sfida, nuove e provocatorie curiosità. Francesco Fedele Ordinario di Antropologia e Paleontologia umana Università di Napoli


ANNUNCIO NEGLI STATI UNITI Neandertal in clinica Si farà un esame del sangue su resti umani di centomila anni fa Forse permetterà di chiarire l' evoluzione in base a dati genetici
Autore: FEDELE FRANCESCO

ARGOMENTI: ANTROPOLOGIA E ETNOLOGIA, RICERCA SCIENTIFICA
NOMI: LOY THOMAS
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 029

PUO' capitare a tutti di ferirsi mentre si maneggia un coltello. Molto meno comune è che le macchie di sangue vi restino per 100 mila anni e qualcuno riesca ancora a studiarle. E' ciò che ha annunciato pochi giorni fa a Chicago il canadese Thomas Loy all' annuale megariunione dell' Associazione americana per il progresso della scienza. Ma c' è di più: sangue di centomila anni fa vuole dire, quasi certamente, sangue di un essere umano diverso da noi. Uomo di Neandertal? Homo erectus? Chi? Non lasciamoci ipnotizzare dalla notizia, che prima o poi farà chiasso. Tutto sommato, riconoscere sangue più o meno vecchio, o altri liquidi ed essudati organici in minime tracce, è ormai un fatto quotidiano in qualsiasi laboratorio di polizia scientifica. Loy, che adesso lavora in Australia all' Università Nazionale di Canberra, è partito da queste tecniche per esplorare le infinitesime tracce della preistoria. E', questa, una terra sconosciuta in cui fino a pochi anni fa quasi nessuno, tra i ricercatori che lavorano in paleoantropologia, aveva osato avventurarsi. In un decennio lui e pochi altri sono riusciti a dimostrare che pelo, piume, sangue, cellule della pelle,, persino corpuscoli silicei dell' epidermide delle erbe, possono aderire alla superficie degli antichi oggetti di pietra. Più fantastico ancora è che questi resti si conservino non di rado per tempi lunghissimi, ormai invisibili o al limite del visibile. E la tecnologia attuale, con un armamentario di procedure microscopiche, fisiche e biochimiche, è in grado di scorgerli e spesso di identificarli. Conobbi Tom Loy quando era ancora al Museo della British Columbia a Victoria, presso Vancouver: un topo di laboratorio, disciplinato ma dotato d' immaginazione. Discutemmo i suoi esperimenti un paio di volte. Aveva appena cominciato ad avere dei risultati. Ma allora lavorava su punte di freccia di indiani del Nordamerica, cercando di scatenare reazioni immunitarie in microgoccioline rinsecchite di sangue di bisonte o di cervo risalenti a pochi secoli fa. Da allora ha allungato il tiro. Anno dopo anno è venuto identificando sangue e peli di animali su manufatti di 1000, 5000, 10. 000 anni fa provenienti da diverse parti del mondo. Di recente ha annunciato di avere riconosciuto sacrifici umani su una lastra di pietra di una delle prime «città » del mondo, abitata in Anatolia 7 8000 anni fa. Ora è la volta di Barda Balka, un accampamento paleolitico di almeno 100 mila anni fa nell' Iraq settentrionale, ai piedi dei monti Zagros. Gli americani che lo scavarono nel 1948 49 notarono una piccola scheggia triangolare macchiata di marrone su un lato. Tanti anni dopo l' archeologo si è ricordato del pezzo e, insospettito, l' ha mandato a Loy. La striscia marrone è risultata fatta di sangue umano mescolato e micro trucioli di legno di pino. Loy ha anche visto dei leucociti, i globuli bianchi del sangue, dai quali cercherà di estrarre Dna, ossia materiale genetico primario. Lo si può giustificare se, incoraggiato dalla calda accoglienza del pubblico, ha dichiarato un po' avventatamente che questa operazione fornirà le prime notizie dirette circa la tanto discussa parentela dei neandertaliani con noi. In teoria è possibile, e prima o poi vi arriveremo, ma di solito è bene non vendere la pelle dell' orso prima di averlo preso. Con ricerche del genere, fino a poco tempo fa considerate fantascientifiche, siamo nel campo di quella che alcuni amanti delle etichette chiamano «archeologia genetica». Se l' etichetta fa ridere, la sostanza della ricerca costituisce uno dei più affascinanti sviluppi della bioarcheologia attuale. Anche in assenza di «vita» certe sostanze chimiche sopravvivono nel tempo come singole e inerti molecole: fra queste l' importante Dna. Rimesse in contatto con identiche molecole di specie animali diverse (uomo compreso) esse reagiscono e in un certo senso risuscitano, rivelando per reazione immunologica l' affinità genetica delle specie. Allo stesso congresso di Chicago, Jerry Lowenstein, dell' Università di California, uno dei pochi autentici colleghi di Loy, non solo ha confermato i risultati di Loy usando anticorpi con marcatori radioattivi, ma ha illustrato i suoi più recenti tentativi di far parlare geneticamente le ossa. Vale a dire, le ossa non come ossa ma come involucro di paleoresidui molecolari di proteine e di sangue. Non c' è dubbio che in futuro i fossili parleranno anche così.


DIECI ANNI D' ORO Esplosione di scoperte sul cervello
Autore: GIACOBINI EZIO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, RICERCA SCIENTIFICA
NOMI: LEVI MONTALCINI RITA
ORGANIZZAZIONI: UNESCO, SOCIETA' DI NEUROSCIENZA
LUOGHI: ESTERO, USA
NOTE: 029

IL periodo 1990 2000 è stato dichiarato dall' Unesco «il decennio del cervello». Solo l' esplosione di scoperte avvenute negli annì 50 ' 60 in fisica nucleare può essere paragonata ai successi nel campo delle scienze che studiano il cervello, le neuroscienze. Il più recente è il premio Nobel per la medicina a due scienziati tedeschi, Neher e Sakmann, per la scoperta di una nuova tecnica che permette di esplorare i microcanali delle cellule nervose attraverso ai quali passano singoli ioni. La Società di Neuroscienze americana conta quasi 20. 000 membri, anche europei e asiatici, 16. 500 dei quali erano presenti a New Orleans in novembre a quello che è stato definito «il più grande congresso scientifico mondiale». Negli ultimi dieci anni sono sorte negli Stati Uniti 20 industrie specializzate in biotecnologie dirette a sviluppare test o terapie per malattie del sistema nervoso. Le maggiori industrie farmaceutiche americane e il governo federale spenderanno nel 1991 oltre 1, 5 miliardi di dollari in ricerche sul cervello. Nell' ultimo decennio si sono scoperte 160 malattie del sistema nervoso legate a fattori ereditari alle quali è già stato assegnato un cromosoma. Dei 100. 000 geni che costituiscono il patrimonio genetico umano (genoma) quasi 60.000 sono presenti nelle cellule nervose. Un guasto o un errore a livello di un solo gene può provocare disastri funzionali irreparabili. Individuare i geni responsabili ecomprenderne la funzione rappresenta una delle più alte ambizioni dei neuroscienziati. La scoperta di un legame genetico sicuro è l' inizio di una lunga via che può portare a una terapia. Nel campo di nuove terapie lo stesso gruppo di neurochirurghi messicani che per primo usò cellule fetali umane nel tentativo di riparare i danni del Parkinson ha annunciato a New Orleans il primo trattamento di un paziente affetto da Huntington (il gene del quale venne identificato tre anni fa). La prima paziente è stata una donna di 37 anni (età comune dell' esordio) che presentava movimenti incontrollabili degli arti e della faccia. Poche migliaia di cellule nervose prelevate da un feto umano abortito di 13 settimane rappresentavano il materiale per il trapianto. La paziente ora è sotto osservazione per verificare se il miglioramento ottenuto nel primo periodo sia duraturo o no. Per evitare scogli morali e pratici nel trapianto di cellule umane si è discusso molto a New Orleans di trapianti di cellule coltivate in vitro e trasformate geneticamente prima dell' operazione. Una tecnica del genere produrrebbe materiale praticamente illimitato per i trapianti. Si è visto infatti che tali cellule sopravvivono per mesi incapsulate e trapiantate nel cervello ospite. Altri neurochirurghi dell' Università dell' Illinois hanno trapiantato del tessuto prelevato dalle ghiandole surrenali di cadaveri in un gruppo di pazienti affetti da tumori in stadio avanzato per alleviare dolori non riducibili con normali terapie. Il trapianto è stato collocato in vicinanza del midollo spinale con un intervento di due minuti in anestesia locale. Una nuova forma di terapia è stata proposta per i bambini autistici, che manifestano sia una attività esagerata (iperattività ) sia una grave mancanza di attenzione. La terapia proposta da un gruppo di psicologi del Children National Hospital di Washington si basa sull' uso del naltrexone, una sostanza usata per bloccare l' effetto dell' eroina La terapia è solo all' inizio. Nuovi assai positivi risultati ottenuti nel trattamento di lesioni sperimentali del sistema nervoso in animali fanno sperare in un uso prossimo di quei fattori di accrescimento che si sono moltiplicati dopo la prima scoperta di Rita Levi Montalcini. I prossimi candidati sono i pazienti affetti da Alzheimer (già in trattamento sperimentale a Stoccolma), i lesionati al midollo spinale e i pazienti affetti da neuropatie periferiche gravi causate dall' uso di sostanze antitumorali. Ezio Giacobini Università del Sud Illinois


IPOTESI DI ASTRONOMI ITALIANI CONFERMATA IN USA Vesta racconta la sua catastrofe Questo asteroide (il secondo per dimensioni) avrebbe subito uno scontro distruttivo: i rottami ora incrociano l' orbita della Terra
Autore: ZAPPALA' VINCENZO

ARGOMENTI: ASTRONOMIA, RICERCA SCIENTIFICA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 030

Questo asteroide (il secondo per dimensioni) avrebbe subito uno scontro distruttivo: i rottami ora incrociano l' orbita della Terra L' IPOTESI sull' origine di alcune speciali meteoriti formulata da ricercatori dell' Osservatorio Astronomico di Torino è stata recentemente confermata da osservazioni spettroscopiche eseguite nel Michigan e nelle Hawaii. Da qualche anno gli esperti del sistema solare, che operano presso l' Osservatorio di Torino, si stanno occupando dei meccanismi fisici che hanno guidato l' evoluzione della fascia asteroidale a partire dal momento in cui il processo accrescitivo tipico dei pianeti maggiori ha subito una brusca e misteriosa interruzione, vietando la «costruzione» di un vero pianeta tra Marte e Giove e lasciandovi invece una miriade di piccoli oggetti orbitanti attorno al Sole. Si è stabilito che la vita degli asteroidi è stata scandita e regolata dagli scontri più o meno catastrofici che hanno coinvolto questi piccoli corpi, le cui dimensioni vanno da circa 1000 chilometri a poche centinaia di metri o ancora meno. A causa dell' alta velocità d' incontro (in media sui 5 chilometri il secondo), l' energia che si libera quando un proiettile vagante colpisce un bersaglio anche 1000 volte più massiccio è tale che non è improbabile una completa distruzione di entrambi gli asteroidi con conseguente dispersione dei loro frammenti, che continueranno indipendentemente la loro corsa attorno al Sole. A volte questi urti sono stati così violenti che risulta impossibile riconoscere, gli oggetti che originariamente costituivano il bersaglio andato distrutto: le orbite dei vari frammenti non hanno più niente in comune. Altre volte, vuoi per la grandezza dell' asteroide colpito, vuoi per l' energia non eccessiva liberata nell' urto, la dispersione dei frammenti è stata evitata e questi ultimi sono ricaduti sul loro progenitore per autogravitazione. Ma, qualche volta, l' energia è stata sufficiente a disperdere i frammenti, ma non tale da far differire sensibilmente le loro orbite. In questi casi uno studio accurato delle perturbazioni causate dai pianeti maggiori permette ancora di risalire ai parametri orbitali originari e di individuare con metodi statistici quei frammenti che hanno una grande probabilità di essere nati da una singola collisione. Siamo allora in presenza delle cosiddette famiglie di asteroidi, gruppi particolarmente densi di oggetti che compaiono qua e là nello spazio individuato dai tre parametri orbitali meno sensibili alle perturbazioni, e cioè il semiasse maggiore, l' eccentricità e l' inclinazione. Lo studio delle famiglie è interessante. Da un lato permette di «vedere» direttamente l' interno di un corpo planetario (alcuni frammenti possono infatti provenire dalle zone più interne, altri da quelle più esterne dell' asteroide distrutto), dall' altro permette di porre dei grossi vincoli al numero di eventi catastrofici avvenuti durante la vita del sistema solare e di aiutare perciò a ricostruire la popolazione originaria degli asteroidi. Ma a volte l ' esistenza di una famiglia può anche collegare con un filo diretto la nostra Terra con un piccolo pianeta distante più di 400 milioni di chilometri. E' il caso delle meteoriti dette eucriti, piccoli pezzi di lava basaltica che sporadicamente vengono a cadere sul nostro pianeta. Da dove provengono? Generalmente i vari tipi di meteoriti sono associati agli asteroidi Apollo Amor, ossia a quel gruppo particolare in grado di intersecare le orbite dei pianeti più interni tra cui la Terra. Questi ultimi sono poi, a loro volta da considerare per lo più frammenti prodottisi nella fascia principale e trasferiti nelle regioni più interne da complessi meccanismi dinamici. Vi è perciò una ben definita relazione tra meteoriti, asteroidi Apollo Amor e asteroidi della fascia principale. Così, ad esempio, le cosiddette condriti carbonacee sono da collegare ad Apollo Amor di tipo tassonomico C, assai frequente negli oggetti più primitivi orbitanti tra Marte e Giove, mentre le condriti ordinarie si possono invece riferire a quelli più evoluti di tipo S. Ma dove sono nella fascia principale gli oggetti simili alle eucriti, ossia coperti da uno strato di lava basaltica? Esistono tre oggetti Apollo Amor che mostrano le volute caratteristiche, ma tra le centinaia di oggetti della fascia principale di cui sia disponibile uno spettro o quantomeno di cui si abbia anche solo una vaga idea del tipo tassonomico, ne esiste solo uno con la composizione chimica simile alle eucriti. Questo è Vesta, che con il suo diametro di oltre 550 chilometri è secondo per grandezza solo a Cerere. Ma come poter collegare Vesta, che si trova in una posizione ben stabile nella fascia asteroidale, a quei tre asteroidi del tipo Apollo Amor e alle eucriti? I ricercatori dell' Osservatorio di Torino hanno proposto il seguente meccanismo: Vesta sarebbe stato colpito, probabilmente in tempi assai lontani, da un proiettile vagante, che avrebbe causato non solo un enorme cratere ma che avrebbe scagliato centinaia di piccoli frammenti di crosta basaltica nello spazio attorno all' asteroide in questione. Avrebbe, in altre parole, originato una famiglia essenzialmente composta da oggetti in composizione chimica simile alle eucriti. Se questa ipotesi fosse vera non sarebbe allora difficile dimostrare statisticamente che un numero non indifferente di frammenti potrebbe aver raggiunto una qualche zona dinamicamente instabile della fascia asteroidale, dove ben definiti meccanismi dinamici avrebbero poi in pochi milioni di anni trasferito i malcapitati intrusi nelle regioni più interne del sistema solare, producendo così gli Apollo Amor e le meteoriti basaltiche. Il vero problema a questo punto rimane quello di dimostrare l' esistenza di una famiglia di Vesta, di definirne i membri e infine di provarne l' autenticità mediante osservazioni spettroscopiche, che evidenzino le caratteristiche proprie delle eucriti. L' anno scorso, durante il Congresso internazionale Asteroids, Comets, Meteors 1991 tenutosi a Flagstaff in Arizona, i ricercatori dell' Osservatorio di Torino hanno presentato ufficialmente questa ipotesi alla comunità internazionale, dimostrando la validità statistica della famiglia di Vesta e distribuendo l' elenco dei «candidati» meritevoli di osservazioni specifiche. E' stata una vera e propria scommessa, a cui hanno partecipato colleghi del Massachusetts Institute of Technology e dell' Università delle Hawaii. Recentemente sono arrivati i primi risultati: tutti e quattro gli oggetti osservati nel Michigan e al Mauna Kea sono risultati essere proprio del giusto tipo tassonomico, veri e propri frammenti di lava basaltica del tutto simili alle eucriti. La notizia di questa scoperta è stata data lo scorso ottobre all' annuale Congresso della Società Astronomica Americana, sollevando un notevole scalpore. Si apre ora uno studio interdisciplinare per definire meglio il modello della famiglia di Vesta e la sua evoluzione dinamica. Sicuramente ciò permetterà di comprendere con maggiore accuratezza i processi di tipo catastrofico attivi nel sistema solare e i meccanismi di trasporto delle meteoriti e degli asteroidi della famiglia Apollo Amor. Vincenzo Zappalà Osservatorio Astronomico di Torino


METEOROLOGIA DI STAGIONE Il caldo vento che viene dai monti E' nell' Europa centrale la fabbrica del Foehn
Autore: MINETTI GIORGIO

ARGOMENTI: METEOROLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 030

SPESSO sull' Italia settentrionale, in particolare a fine inverno sulla pianura padana, si abbattono venti fortissimi provenienti da Ovest Nord Ovest che, a seconda della stagione, si presentano caldi, freddi o temperati. Cerchiamo di individuare la genesi di queste correnti. Quando sull' Europa centrale, ma anche sul bacino del Mediterraneo settentrionale, si instaurano situazioni di circolazione con marcato gradiente barico, la presenza di consistenti ostacoli orografici, quali le Alpi e gli Appennini, può provocare la formazione di correnti sotto vento. Una situazione tipica di questo genere si ha quando sull' Europa centrale e nord orientale staziona una consistente depressione (B), che determina un gigantesco vortice a tutte le quote dell' atmosfera senza fronti di perturbazioni direttamente collegati. Contemporaneamente a latitudini settentrionali ruota l' anticiclone delle Azzorre (A) che costituisce un centro d' azione molto robusto di tutte le masse d' aria che investono l' Europa. Tra le due configurazioni bariche, cioè tra il movimento rotatorio in senso orario della circolazione anticiclonica (A) ed il movimento antiorario della circolazione ciclonica (B), si instaura un vento discendente che dalla costa atlantica spira sulle regioni della foce del Rodano, tra Avignone e Marsiglia. Questo vento fortissimo, freddo e secco, con raffiche di oltre 100 chilometri l' ora e che può durare da poche ore a 3 4 giorni, è il Mistral. Irrompendo sul Golfo del Leone può fare risentire i suoi effetti marginali sulle valli laterali alpine; proseguendo poi la sua corsa sulle coste della Sardegna, della Sicilia e su quelle tirreniche, assume la denominazione di Maestrale; pur conservando le stesse caratteristiche del Mistral è meno violento ma pur sempre tale da dare filo da torcere ai marinai Contemporaneamente la depressione (B) sull' Europa centrale provoca l' afflusso di forti venti settentrionali con aria umida proveniente dall' Atlantico che, convogliati contro l' arco alpino, determinano un accumulo di masse d' aria sopravvento alla catena montuosa. Quest' aria tenterà di aggirare l' ostacolo associandosi al Mistral oppure cercherà di superarlo risalendo le pendici da un lato e scendendo lungo il versante opposto. Si ha così quel fenomeno atmosferico noto come Stau sui versanti a Nord, dovuto all ' addensamento di nubi con piogge o nevicate persistenti; sui versanti a Sud avremo invece un vento forte e caldo chiamato Foehn o Favonio (dal latino Favonius, vento da Ovest) che scendendo verso la pianura padana si riscalda per compressione. Le conseguenze indirette del Foehn, forte e caldo sono: dissolvimento delle nubi in pianura, scioglimento della neve e distacco di valanghe sui versanti meridionali; situazione favorevole all' incendio dei boschi; dispersione del materiale inquinante in sospensione. Qualcuno potrebbe obiettare che il Foehn, vento tipico delle vallate alpine, non è poi così caldo come potrebbe sembrare. In effetti il rialzo termico durante lo scavalcamento delle montagne è notevole, ma non è tanto forte da dissolvere l' aria umida, fredda e pesante che ristagna sulla pianura in quanto si tratta di aria calda ma leggera L' aria fredda verrà rimossa invece per effetto di un movimento ondulatorio creato dalle montagne che, rimescolandola con quella calda, darà la sensazione di trovarsi in presenza di correnti fredde. Infine l' instaurarsi di correnti fredde provenienti da Nord con cielo limpido e sereno trae origine dalla particolare configurazione barica assunta da un' area di alta pressione presente sull' Europa. Infatti quando l' anticiclone delle Azzorre si espande con un promontorio verso le regioni orientali, sviluppandosi secondo i paralleli, il suo moto vorticoso favorisce la discesa di venti freddi polari verso le regioni mediterranee ed i Balcani. Si crea così una situazione di Tramontana, vento freddo; esso è all' origine di tempo perturbato sul centro Mediterraneo per contrasto termico con le correnti calde africane. Giorgio Minetti


IL NOSTRO ESPERIMENTO DI I. A. Eloisa: c' è chi telefona per domandare al computer «Secondo te Dio esiste? »
Autore: LENTINI FRANCESCO

ARGOMENTI: INFORMATICA, TECNOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 030

ELOISA, l' esperimento di intelligenza artificiale (I. A. ) che abbiamo proposto il 5 febbraio su Tuttoscienze, ha ormai tre settimane di vita. Possiamo dunque farne un primo bilancio. Intanto ricordiamo che: 1) E. LO. I. S. A. (Easy Logic Intelligent Software Automa) è una macchina che può essere «intervistata» su determinati argomenti; 2) Eloisa non conversa a voce, ma solo via modem; 3) Eloisa può essere contattata componendo il numero 0965 44 214 e usando i parametri di comunicazione 300 1200 baud, 8 N 1. Nei primi tre giorni di funzionamento Eloisa ha ricevuto più di 300 telefonate, provenienti da tutta Italia e perfino dalla Svizzera. In 10 giorni ha sostenuto oltre 100 conversazioni della durata media di 14 minuti. La registrazione su disco di queste conversazioni è lunga circa 360. 000 caratteri (come dire 200 cartelle dattiloscritte o un libro di 150 pagine), per un totale di 867 domande poste dall' uomo alla macchina. Domande che potrebbero costituire materia di studio per sociologi ed esperti di mass media Si parte con i soliti convenevoli: come ti chiami, come stai, quanti anni hai, eccetera. Si prosegue con una serie di interrogativi che mirano a soddisfare una naturale curiosità: che tipo di computer sei, che microprocessore usi, chi è il tuo creatore, e così via. Poi la conversazione si fa più serrata: che cos' è l' amore? «Ti riferisci all' amore platonico? ». Sì. «L' amore platonico è un' invenzione del signor Platone». Chi è il signor Platone? «Platone: antico filosofo, noto omosessuale». Che cosa pensi degli omosessuali? «Non ho molta simpatia per gli omosessuali». Come «carattere» non c' è male. Eloisa non sfigurerebbe nelle vesti di opinionista in tv con Vittorio Sgarbi e Roberto D' Agostino. Ma proprio quando l' aspetto ludico sembra prendere il sopravvento, ecco la domanda fatidica: che rapporto c' è tra l' uomo e Dio? Eloisa perde ben 7 secondi nella vana ricerca di una risposta; poi suggerisce una serie di domande alternative. Tra queste vi è la classica: secondo te Dio esiste?, che l' utente sceglie senza esitare. Ora domandiamoci: che cosa potrebbe rispondere un computer, sia pure dotato di intelligenza artificiale a un interrogativo del genere? E' chiaro che l' utente si aspetta una risposta precisa, altrimenti non insisterebbe sullo stesso tema chi è Dio, chi sono io, perché esistiamo, perché esiste Eloisa ? Ecco dunque il primo, fondamentale risultato del nostro esperimento: l' uomo si rivolge alla macchina (anzi alla Macchina) per avere una risposta ai suoi dubbi esistenziali. Il matematico inglese Roger Penrose ha appena pubblicato un saggio di seicento pagine dal titolo La nuova mente dell' imperatore. Seicento pagine spese per sostenere che il chip non pensa e non potrà mai pensare, dal momento che non è costruito con il materiale adatto. A me sembra, dopo l' esperienza fatta con Eloisa, che Penrose abbia costruito uno schiacciasassi per rompere una noce. Tuttavia Eloisa conversa con gli esseri umani e si permette anche il lusso di farli arrabbiare (con conseguente abuso di parolacce da parte loro). Il suo futuro? Il sistema sarà liberamente accessibile fino alle ore 24 del 29 febbraio 1992, dopodiché occorrerà una «password» che sarà rilasciata a un limitato numero di utenti (non più di 100). Grazie ad essi l' accrescimento della base di conoscenza (una specie di contenitore dell' esperienza finora accumulata) continuerà fino ai limiti consentiti dall' hardware in dotazione. Nella segreta speranza che si verifichi quell' effetto di sinergia per cui, ad un certo punto, il tutto dovrebbe risultare maggiore della somma delle parti: si tratta dell' affascinante ipotesi di una macchina «creativa», cioè che fornisca più informazioni di quante ne siano state immesse. Francesco Lentini


SCAFFALE Illich Ivan, «Nemesi medica: l' espropriazione della salute» , Red
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 030

LA corporazione medica è diventata una grande minaccia per la salute: la sua imperizia sta scatenando una nuova epidemia, la iatrogenesi. Con questa provocazione quindici anni fa Ivan Illich apriva il suo famoso e discusso «Nemesi medica» e la frase sembra modernissima, riletta oggi nella riedizione che del libro ha fatto la Red. Il danno paradossale provocato dalle cure e i poteri patogeni della diagnosi e della terapia sono diventati infatti sempre più acuti con il progredire delle tecniche e il regredire del rapporto confidenziale con il medico. E gli ambigui voltafaccia dei luminari della medicina disorientano sempre di più la gente. Illich analizza la crisi di sfiducia che incombe sulla medicina ufficiale moderna (ben evidente nel massiccio ricorso alle medicine alternative), i suoi effetti direttamente negativi per la salute, le incongruenze dei sistemi sanitari. La sua proposta è che i profani tolgano ai medici il monopolio terapeutico e imparino a difendersi dalle forzature di un sistema che, più che sanitario, è culturale e politico.


SCAFFALE Franceschi Dusi Francesca, «Scelgo il respiro: il trattamento del soggetto asmatico con le psicoterapie brevi», Edizioni Lint
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 030

La maggior parte delle diagnosi di asma si conclude con un sintetico «Chi ha l' asma se la tiene» e la prescrizione di un broncodilatore per una terapia sintomatica che elimini lo spasmo. Che cosa si nasconda dietro questo sintomo è invece raramente preso in considerazione, sebbene l' asma sia chiaramente una malattia psicosomatica. Una proposta per un trattamento diverso viene dalla psicologa Francesca Franceschi Dusi, che per dieci anni ha sperimentato, presso il reparto di Pneumologia dell' Ospedale di Padova, psicoterapie brevi che hanno avuto ottimi risultati. E nel bel «Scelgo il respiro» racconta la storia dei suoi pazienti che si sono liberati dalla farmacodipendenza e hanno imparato a gestire da soli l' ansia e le sue manifestazioni respiratorie.


SCAFFALE Gould Stephen Jay, «Un riccio nella tempesta», Feltrinelli
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: DIDATTICA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 030

Stephen Jay Gould, brillantissimo biologo dell' Università di Harvard, è anche collaboratore abituale della «New York Review of Books», sulla quale pubblica recensioni che sono praticamente dei piccoli saggi. Per lui, infatti, presentare il contenuto e i meriti di un libro è un dettaglio insignificante. E' convinto che usare il libro come centro focale per una discussione di caratttere generale sia molto più interessante per il lettore e tutto sommato faccia piacere anche all' autore. «Un riccio nella tempesta» è appunto la raccolta di una ventina di questi saggi, disparati nei soggetti ma coerenti nell' ottica evoluzionistica con cui Gould cerca di interpretare le vie spesso curiose della storia.


SCAFFALE Gioppatto Luisella, «Timsel, favole per educare», Editrice Italia Letteraria
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: DIDATTICA, PSICOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 030

Dieci favole per bambini difficili, ognuna centrata su un problema di relazione personale. Scritte da una psicologa, si devono leggere almeno in due e completare con esempi dalla propria vita.


SCAFFALE «L' automa spirituale: menti, cervelli e computer» a cura di Giulio Giorello e Piergiorgio Strata, Biblioteca di Cultura Moderna Laterza
AUTORE: VERNA MARINA
ARGOMENTI: PSICOLOGIA, LIBRI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 030

Che cos' è il pensiero? Quali processi le idee, i sentimenti, le sensazioni sviluppano nel nostro cervello? E' davvero possibile realizzare una macchina pensante? Questi gli interrogativi al centro di «L' automa spirituale», raccolta di quattordici saggi presentati nel corso del 27 Premio Europeo Cortina Ulisse.


AI LIMITI DELLA BIOLOGIA Vivere nell' inferno dei cento gradi Il record assoluto (105) è detenuto da un batterio che abita in vicinanza di sorgenti calde sottomarine
Autore: ZULLINI ALDO

ARGOMENTI: BIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 031. Forme di vita nel mare

SUL fondo dell' oceano, a migliaia di metri di profondità, regna il buio assoluto e le acque sono gelide (circa 2 C). Non vi crescono alghe nè alcun' altra forma vegetale. Le uniche forme viventi sono alcuni animali e, naturalmente, microscopici batteri. Il fondo marino, freddo e inospitale, è quasi un deserto. Ma nel 1977, in un fondale del Pacifico a 2600 metri sotto il livello del mare, alcuni scienziati scoprirono, per mezzo di un batiscafo, alcune «oasi» pullulanti di vita. Scoprirono cioè una sorta di cespugli costituiti da ciuffi di bianchi tubi, alti anche un metro, abitati da lunghi e stranissimi vermi sconosciuti. Erano Anellidi tubicoli, intorno ai quali vive una ricca fauna comprendente molluschi simili a cozze, gamberi, granchi e pesci. Il rifiorire di questi organismi è legato alla presenza di sorgenti sottomarine d' acqua caldissima (sorgenti idrotermali) presso le quali si formano zone più tiepide favorevoli alla vita animale. Queste sorgenti calde sono legate alle aree vulcaniche sottomarine situate presso i margini dei grandi blocchi, o zolle, della crosta terrestre. In queste zone la temperatura dell' acqua, a causa della forte pressione, può salire ben al di sopra dei cento gradi centigradi. Poiché tali condizioni sono sempre esistite nel nostro pianeta, non farà meraviglia sapere che in tale ambiente hanno avuto il tempo di evolvere organismi molto particolari. Nell' ultimo decennio sono state fatte scoperte clamorose. Ma procediamo con ordine e riassumiamo brevemente quanto è noto sugli organismi che vivono negli ambienti caldi. La temperatura media della superficie del Mar Rosso e di altri mari tropicali è di 30 C. Noi giudichiamo scottante l' acqua di una doccia quando supera i 45 gradi. Il nostro corpo si riscalda sopra i 37 C solo quando si ammala, ma cinque o sei gradi di troppo sono già letali. Altri esseri viventi, come certi insetti, sopravvivono fino a un riscaldamento di circa 46 gradi. Ciò che impedisce la vita a queste temperature è la denaturazione di certe proteine e cioè il blocco di certi sistemi enzimatici che fanno funzionare il complesso e delicato apparato biochimico del vivente. Tuttavia esistono anche organismi, detti termofili, che sono perfettamente adattati alle alte temperature. Si può citare l' esempio dei piccoli crostacei, lunghi 2 3 millimetri che vivono in una sorgente calda presso Gabes, in Tunisia. Questi animaletti, di colore bianco pallido, vivono in acque a 45 48 gradi Scoperti nel 1923, sono stati chiamati con il nome significativo di Termosbenacei. In ambienti con simili temperature sono stati segnalati molti altri organismi (persino pesci) in varie parti del mondo. Per quanto riguarda l' Italia, citiamo la Monhystera thermophila, microscopico verme nematode scoperto nel 1953 nelle sorgenti a 38 C delle fumarole di Ischia. Non si deve confondere la temperatura in cui un organismo vive, cresce e si riproduce, con quella massima che può sopportare (senza accrescersi) per periodi più o meno lunghi. Non è questa la temperatura di cui parliamo, e perciò qui non c' interessa il fatto che, per esempio, alcuni uomini siano stati capaci di sopportare per alcune ore i 93 gradi centigradi in aria secca e turbolenta. Ciò premesso, è interessante sapere che anche gli animali pluricellulari più termofili trovano un limite invalicabile nei 52 C. Intorno a questo limite, invece, possono prosperare alcune specie di protozoi. Il limite termico massimo per le alghe e i funghi è posto a circa 60 gradi. Al di sopra di queste temperature prosperano solo poche specie di organismi molto primitivi: batteri e cianobatteri. Recentemente è stato isolato un microbo che si sviluppa in condizioni veramente terribili e cioè alla temperatura di 90 gradi in un ambiente sulfureo più acido del succo di limone. Non a caso il suo nome scientifico è Acidianus infernus. A seconda che ci sia o no ossigeno, questo microrganismo produce acido solforico o idrogeno solforato. Il record assoluto è detenuto da un batterio che vive presso le sorgenti calde sottomarine. Dal termine greco pyr (fuoco) è stato chiamato Pyrodictium occultum. E ben a ragione: la sua temperatura ottimale è addirittura sui 105 gradi centigradi. Sotto i 100 gradi l' acqua risulta troppo fredda per il suo sviluppo] Anche questa specie «si nutre» di idrogeno e zolfo producendo idrogeno solforato. Nel 1983 è stata pubblicata sull' autorevole rivista inglese «Nature» la notizia secondo la quale esisterebbero batteri capaci di vivere e di riprodursi a più di 250 C. Negli anni successivi si sono alternati dubbi e conferme, e ancor oggi la questione non è stata chiarita. Ma allo stato attuale delle conoscenze resta pur sempre il fatto che almeno alcune specie vivono oltre la soglia dei cento gradi centigradi. Ciò pone problemi nuovi alla scienza: quali meccanismi molecolari permettono il funzionamento delle proteine alle alte temperature? I microrganismi termofili derivano, per evoluzione, da batteri originati a temperature più basse o, al contrario, gli esseri viventi si sono evoluti a partire da forme arcaiche nate negli ambienti caldi? Gli studiosi sono divisi sull' argomento, ma è probabile che nei prossimi anni si potranno chiarire molte cose al riguardo. Tutto ciò sarà utilissimo per capire meglio il funzionamento degli esseri viventi. Aldo Zullini Università di Milano


FALSO ALLARME Ormone della crescita, via libera I casi di encefalopatia causati da un lotto contaminato
Autore: BENSO LODOVICO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 031

RECENTEMENTE è stata divulgata dai mass media la notizia, di provenienza francese, che il trattamento con l' ormone della crescita estrattivo (in uso fino ad alcuni anni fa) ha causato, in pochissimi casi, una grave cerebropatia nota come malattia di Creutzfeldt Jacob (Cjd). Si tratta di una encefalopatia spongiforme che si presenta con l' incidenza di un nuovo caso per milione di abitanti ogni anno e che finora colpiva preferibilmente in età senile e presenile. Il gravissimo decorso consiste in demenza subacuta progressiva associata a svariate forme di compromissione neurologica. All' origine della malattia c' è un virus lento, con un periodo di incubazione lunghissimo, che appartiene a un gruppo di virus definiti «non convenzionali» o «prioni», nei quali non è stato finora evidenziato alcun acido nucleico. I meccanismi di trasmissione sono solo parzialmente conosciuti, ma sicuramente è importante l' introduzione, nell' organismo, di materiali umani contaminati, specialmente se derivati dal sistema nervoso centrale nel cui ambito è situata la ghiandola ipofisi. Un rischio, peraltro di minima entità, può essere rappresentato anche da sangue, emoderivati, trapianti di organi e di midollo. Fin dal 1985 era noto a tutti i livelli che preparazioni di ormone della crescita estratto da ipofisi di cadavere avevano trasmesso la malattia a quattro dei soggetti ai quali era stato somministrato, perché affetti da difetto ipofisiario. I casi descritti in tutto il mondo fino al 1991, prima della segnalazione francese, ammontano a sedici, nessuno dei quali in Italia. Da noi infatti l' ormone è sempre stato prodotto a livello industriale con particolare cura e con attenta purificazione. Dopo il 1985 in tutti i Paesi i sistemi di purificazione sono diventati così accurati da rendere del tutto improbabile la trasmissione del virus. La segnalazione francese ha riproposto il problema del rischio che la Cjd, che come si è detto ha un periodo di incubazione molto lungo, possa ancora manifestarsi nei pazienti trattati con ormone della crescita estrattivo prima del 1985. Per gli anni successivi, e soprattutto per i soggetti trattati, a partire dalla fine degli Anni Ottanta, con ormone ricombinante, non si pongono problemi. L' ormone ricombinante, infatti, è prodotto con tecniche di ingegneria genetica e non proviene da ipofisi umane, per cui è impossibile che possa essere contaminato dal virus della malattia di Cj. Anche per i soggetti trattati negli anni a rischio, la situazione italiana pare essere tranquillizzante. Occorre infatti ribadire che i casi descritti in tutto il mondo sono 16 più i 10 recenti nella sola Francia (3 certi e 7 definiti altamente probabili) il che fa pensare che nella produzione francese vi sia stato qualche passaggio poco affidabile. In quegli anni la maggior parte dell' ormone francese non veniva prodotto da complessi industriali di alto livello e la provenienza delle ipofisi usate per l' estrazione dell' ormone stesso era piuttosto dubbia; per la distribuzione dell' ormone, inoltre, non era stata pretesa alcuna autorizzazione ministeriale. Il professor Job, eminente endocrinologo francese, sostiene che probabilmente un solo lotto di ormone contaminato sarebbe responsabile dell' aumento del numero di casi di malattia di Cj in Francia. Una volta tanto la situazione italiana pare essere migliore. Come si è detto, la qualità produttiva e l' approvvigionamento delle ipofisi erano di livello qualitativamente superiore a quello di molti altri Paesi. La mancata segnalazione di casi, ormai a molti anni di distanza da quando sono iniziate queste terapie, rappresenta un altro elemento tranquillizzante, anche perché, data la gravità della malattia e le caratteristiche dei pazienti, è praticamente impossibile che qualche caso sia sfuggito Anche se occorrerà aspettare altri anni per avere delle certezze assolute, si può tranquillamente affermare che l' essere stato trattato con ormone della crescita estrattivo in Italia non dovrebbe modificare il rischio basale di morte che ogni individuo corre per il fatto di essere vivo, viaggiare e interagire con altri esseri umani. Lodovico Benso Università di Torino


EPIDEMIOLOGIA Il Nord Sud delle diete e dei tumori
Autore: VINEIS PAOLO

ARGOMENTI: MEDICINA E FISIOLOGIA, DEMOGRAFIA E STATISTICA, SANITA'
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: T
NOTE: 031

LE popolazioni migranti sono state uno dei soggetti preferiti di indagine da parte degli epidemiologi che studiano la frequenza dei tumori e la sua relazione con l' ambiente e le abitudini di vita. Per esempio, i giapponesi emigrati alle Hawaii hanno fornito interessanti osservazioni: il cancro allo stomaco tra i maschi residenti in Giappone aveva un' incidenza annua, nel 1968 72, di circa 1300 casi per milione di persone, mentre tra i bianchi americani era di 200 casi; al contrario, per il cancro della mammella nelle donne l' incidenza era rispettivamente di 300 casi per milione tra le residenti in Giappone, e di 1900 tra le americane. Ebbene, nei giapponesi emigrati alle Hawaii i tassi erano per il cancro allo stomaco pari a 400, e per il cancro della mammella pari a 1200 casi per milione, cioè molto più vicini a quelli degli americani che a quelli dei giapponesi residenti in Giappone. Questi semplici dati hanno indotto a interpretare il cancro come una malattia in cui la componente ambientale è più importante di quella genetica, come numerosi altri indizi portano a ritenere. Nel caso specifico dei due tumori considerati, inoltre, è molto verosimile che ciò che costituiva la differenza tra le diverse popolazioni (native e migranti) fossero le abitudini alimentari. Anche in Italia vi sono considerevoli differenze sia per la frequenza dei tumori sia per le abitudini alimentari. Se analizziamo la mortalità per tumori dell' intestino degli uomini di età compresa tra i 45 e i 64 anni, suddivisi secondo l' area di residenza e quella di nascita, appare evidente che la mortalità è circa doppia nelle regioni del Nord rispetto a quelle meridionali. E, tra i residenti al Nord, per coloro che vi sono nati rispetto agli immigrati dalle regioni del Sud. Quali siano le ragioni di queste differenze non è chiaro. E' lecito pensare tuttavia che una causa, almeno nel caso dei tumori intestinali, possano essere le diverse abitudini alimentari. In effetti, sia secondo un' indagine dell' Istituto Nazionale della Nutrizione, sia in base a uno studio svolto a Torino e a Varese, i residenti al Sud e gli immigrati al Nord hanno abitudini alquanto diverse rispetto ai nati al Nord. In particolare, nel campione di 1300 persone analizzato vi erano tra gli immigrati di origine meridionale consumi molto più elevati di frutta fresca e verdura fresca (elementi considerati protettivi nei confronti di diversi tipi di tumori) e di olio di oliva, mentre minore era il consumo di burro e carne. Nel complesso, gli immigrati avevano introiti di colesterolo e acidi grassi saturi (di origine animale) nettamente inferiori, e consumi superiori di acidi grassi insaturi. Paolo Vineis Epidemiologia dei Tumori Università di Torino


LA NEVROSI DELLA STERILITA' Genitori a qualunque costo Il vero problema non è la gravidanza
Autore: ANGLESIO ALBERTO

ARGOMENTI: PSICOLOGIA, MEDICINA
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 031

UNA gravidanza desiderata non è implicita premessa di vita ideale per il nascituro perché, quando il desiderio di maternità è intenso, il prodotto dell' appagamento del desiderio è sottomesso al bisogno di soddisfare il desiderio stesso. Si dimentica così che il bambino è un essere cui si devono dare, con la vita, gli strumenti per viverla in modo adeguato ed egli si trasforma in vittima ignara di una situazione, ridotto a oggetto di desiderio, parto di egoismo inconscio. La piena consapevolezza dell' egoismo permetterebbe di capire che la conseguenza dell' appagamento del desiderio consiste nel dare la vita a un essere, che ha buone probabilità di diventare un adulto nevrotico e infelice e cambierebbe il corso degli eventi prodotti dal desiderio. L' analisi delle dinamiche inconsce di chi presenta una motivazione nevrotica alla gravidanza convalida quello che può sembrare un paradosso: quanto più grande è il desiderio di gravidanza, tanto maggiore è il rischio di distorsioni nel rapporto con il figlio, con effetti negativi sulla sua maturazione psicologica. Una motivazione nevrotica si riscontra con maggiore frequenza nelle coppie sterili che richiedono un trattamento, ma non riguarda solo loro. L' atteggiamento di fronte all' infertilità dipende dallo «stile di vita» e oscilla tra i due estremi della rinuncia rimozione e della lotta per la conquista del «figlio ad ogni costo». La «lotta» spinge a ricorrere a trattamenti sofisticati come la fecondazione in vitro, costringendo a non recedere di fronte a ripetute sconfitte. Il figlio assume la dimensione psicologica di meta fittizia e viene caricato di significati diversi dalla sua esistenza. Queste ' finzionì sono idee, consce o inconsce, che non hanno un riscontro nella realtà, ma consentono di gestirla meglio; nelle nevrosi le finzioni servono a mantenere l' equilibrio psichico. L' affermazione «non posso essere felice senza figli» è una finzione; se fosse vera, tutte le coppie sterili dovrebbero essere infelici. L' individuo che la pronuncia, non essendo appagato e in equilibrio con se stesso, non ricerca il figlio come soggetto cui «dare» ma come oggetto felicità da cui «avere». Tale dinamica crea i presupposti per una relazione genitore bambino distorta. Questa distorsione rivela un disturbo della personalità conseguente alla mancata maturazione psicologica dell' individuo. I teorici delle varie scuole psicoanalitiche sono concordi nel ritenere che, alla base delle patologie della psiche, c' è l' insicurezza legata a una carente stima di sè. Secondo Adler, il bambino ha un sentimento d ' inferiorità fisiologico, che gli deriva dal confronto con l' adulto e lo rende insicuro. Se il processo di crescita e di maturazione è incompleto, l' insicurezza si mantiene e il sentimento d' inferiorità si trasforma in complesso. La ricerca di una motivazione che giustifichi il complesso indirizza l' attenzione verso elementi personali vissuti come difetti: la statura, l' aspetto o eventuali imperfezioni fisiche. Quando la sterilità diventa un complesso, la meta della gravidanza sembra la soluzione più ovvia per rimuoverlo e l' intensità della forza che spinge verso questa meta è direttamente proporzionale alla gravità del complesso. Paradossalmente, la gravidanza è una soluzione fittizia perché libera dal complesso della sterilità ma non dall' insicurezza. La nascita del figlio può perciò generare un nuovo complesso: l' idea di non essere adeguati al compito di genitori. Questa sensazione di inadeguatezza può manifestarsi con disturbi d ' ansia. In altri casi il figlio può essere identificato come causa del «malessere» derivante dall' insicurezza. Ne consegue un rapporto patogeno, perché il genitore è incapace di educare in modo corretto, in quanto debole e disturbato oppure ambivalente. Il quadro è più complesso quando la nevrosi del genitore si accompagna a carenze affettive che lo spingono alla ricerca compensatoria di un rapporto appagante con il figlio. Questa esigenza è all' origine di una distorsione della dinamica relazionale perché le richieste affettive presentate non sono adeguate alla qualità del rapporto tra genitore e bambino. Se all ' insicurezza si accompagnano frustrazioni per il lavoro, la condizione sociale, le ristrettezze economiche e così via, si può sviluppare una ricerca di compensazione proiettata sulla realizzazione del figlio. Ne deriva un rapporto disturbante, in quanto le richieste del genitore, legate alle proprie aspettative deluse, mettono il figlio in una situazione di conflitto tra il bisogno di appagare le istanze personali o quelle del genitore. Accanto alle distorsioni scatenate da dinamiche nevrotiche, esiste una situazione meno evidente ma altrettanto pericolosa perché causa errori educativi. Quando la nascita è evento inatteso e insperato, può accadere che il neonato venga collocato su di un piedistallo dorato e protetto sotto una campana di vetro. Secondo la psicologia adleriana, la posizione di «bambino viziato» è una delle cause più frequenti di nevrosi, conseguenza dell' incapacità di cooperare e della mancanza di sentimento sociale. Un individuo che nell' infanzia è stato viziato continuerà a cercare, nella vita sociale di adulto, quel rapporto privilegiato vissuto all' interno della famiglia, che però non gli sarà possibile trovare nell' interazione con il mondo esterno. Per una maturazione psicologica corretta che consenta lo sviluppo di una personalità libera da insicurezza e da nevrosi, il genitore deve saper assumere un atteggiamento che gli consenta di dare al figlio quello di cui ha bisogno: un caldo affetto e l' appagamento dei bisogni nella primissima infanzia e l' incoraggiamento verso l' autonomia nell' adolescenza. Alberto Anglesio


APPARECCHI ACUSTICI Orecchi di riserva Invecchiamento, rumore, malattie intaccano il delicato meccanismo uditivo Un costante progresso dal vecchio cornetto ai moderni impianti cocleari
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D
NOTE: 032. Sordità

ETA', malattie, malformazioni congenite o sopravvenute possono danneggiare in modo più o meno serio l' udito. L' età, in particolare, è responsabile della maggior parte delle disfunzioni uditive. Con l' invecchiamento si perde normalmente la capacità di udire i suoni più acuti. E' la coclea (o chiocciola), che fa parte dell' orecchio interno, che converte le onde sonore in impulsi elettrici riconoscibili dal cervello. Ma le cellule sensoriali filiformi situate nella coclea degenerano con l' età cominciando appunto da quelle che captano le frequenze più alte. Ciò crea problemi che emergono soprattutto nella conversazione. Un' altra causa di sordità è la lunga esposizione al rumore, per esempio in fabbrica. Un modo per compensare i difetti dell' udito consiste nell' aumentare l' intensità del suono che raggiunge l' orecchio. Il cornetto acustico è un mezzo molto semplice per raggiungere questo scopo. In questo modo viene accresciuta la pressione che le onde sonore esercitano sul timpano. Un' amplificazione assai maggiore può essere ottenuta con un apparecchio acustico i cui elementi fondamentali sono un microfono, un amplificatore e un auricolare. Nel caso di difetti molto gravi un certa capacità uditiva può essere ristabilita con un impianto cocleare, un apparecchio acustico che, invece di amplificare i suoni, genera impulsi elettrici; questi agiscono sui nervi uditivi che portano gli stimoli al cervello. Gli impianti cocleari sono una tecnica recente che in alcuni pazienti ha raggiunto risultati eccezionali. Un radioricevitore viene impiantato sotto la pelle dietro l' orecchio; negli apparecchi più semplici i segnali sonori sono convertiti in onde radio e l' auricolare è sostituito da una radio trasmittente. Le onde radio passano attraverso la pelle e il ricevitore le converte in impulsi elettrici che stimolano i nervi uditivi. Malattie e invecchiamento diminuiscono in genere anche la capacità di udire i suoni più deboli. Ma amplificare semplicemente e in modo indiscriminato tutti i suoni può non essere utile. Così si è trovato il modo amplificare i suoni più deboli in misura maggiore di quelli alti che, se fossero potenziati nella stessa misura supererebbero la soglia del dolore. Allo stesso modo può essere accresciuta la capacità di amplificazione in presenza di certi suoni, come ad esempio la voce umana. Quando invece vi è un rumore continuo che potrebbe disturbare (come quello del traffico o quello di un condizionatore d' aria) la potenza dell' apparecchio può essere ridotta.


STRIZZACERVELLO La scacchiera
Autore: PETROZZI ALAN

ARGOMENTI: GIOCHI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 032

Nell' illustrazione è rappresentata una normale scacchiera, una figura che è spesso oggetto di problemi di matematica ricreativa. Oggi ve ne proponiamo due che presentano un risvolto finale piuttosto impegnativo. A) quanti quadrati differenti (come collocazione, non come dimensione) riuscite a individuare nella figura? B) quanti sono invece i rettangoli diversi che si riescono a distinguere? Per entrambe le ricerche esistono poi delle formule di carattere generale che consentono risposte rapide. Sapreste trovarle? La soluzione domani, accanto alle previsioni del tempo. (Alan Petrozzi)


LA PAROLA AI LETTORI
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 032

Quale distanza copre mediamente un pallone in una partita di calcio ? Il problema può essere risolto soltanto con un' analisi statistica su un campione rappresentativo di partite, ma possiamo ricavare un valore di stima partendo da alcune ipotesi. Suddividiamo la durata regolamentare (90' ) di una partita in tre fasi caratterizzate da diverse velocità medie del pallone. Fase a): interruzioni degli arbitri e tempi morti durante la rimessa in gioco. Velocità 0 m/s. Fase b): avanzamento «con palla al piede» Velocità di 1. 5 m/s (5. 4 Km/h). Fase c): passaggi e tiri in porta. Velocità di 16 m/s (58 Km/h). Assegniamo queste durate percentuali alle fasi descritte: a) 15%, cioè 13'; b) 35%, cioè 32'; c) 50%, cioè 45'. Si ricava così un percorso «medio» del pallone di 46 chilometri. (Giuseppe Toso Pagnacco, Ud) Due sciatori ugualmente bravi si sfidano nella discesa libera. Uno pesa 95 chili l' altro 70. Chi farà il miglior tempo? Se non consideriamo le forze di attrito, teoricamente dovrebbero arrivare insieme. Qualora le considerassimo, lo sciatore più pesante farà una maggiore resistenza all' aria, essendo sicuramente di dimensioni maggiori rispetto allo sciatore più leggero. In secondo luogo, gli sci del primo tenderanno ad affondare di più nella neve e opporranno una maggiore resistenza allo scivolamento. Il più leggero dovrebbe quindi vincere. (Piero Soardo, Viering, Ao) A parità di condizioni della pista e degli sci, il coefficiente di attrito f sarà lo stesso. La forza che spinge i singoli sciatori sarà allora data dal prodotto del proprio peso per la spinta causata dalla forza di gravità meno la forza d' attrito. Quindi lo sciatore più pesante sarà anche il più veloce. (Federico Tosini, Torino) Supponendo di schematizzare la pista con un piano inclinato, se scomponiamo la forza peso nelle direzioni tangente e perpendicolare al piano, mentre quest' ultima incide sull' attrito (che sulla neve è minimo ), la prima agisce sullo sciatore: quello più pesante è soggetto a una forza maggiore, che gli imprime maggior velocità. (Cristiano Leone, Trecate) Faranno lo stesso tempo, visto che due corpi di massa qualsiasi in caduta libera, a parità di pendenza, di spazio percorso e con dispersioni di energia cinetica proporzionali alle loro masse, hanno la stessa velocità. (Marcello Ceriani, Cuneo) In condizioni ideali (senza attriti) i tempi saranno uguali, perché i due atleti sono spinti dalla stessa accelerazione gravitazionale. Nella realtà influiscono le resistenze passive. L' attrito radente degli sci, essendo proporzionale al peso, determinerà la stessa decelerazione per i due sciatori. Supponendo invece che l' aria eserciti la stessa forza sui due atleti, lo sciatore con massa maggiore subirà una minore decelerazione e farà il tempo migliore (Walter Perotto, Torino) Perché idrogeno e ossigeno a temperatura ordinaria stanno vicini senza diventare acqua? Perché sono presenti allo stato gassoso e quindi, combinati insieme, formano vapore acqueo. Possono passare allo stato liquido, solo a una temperatura molto più alta. (Gloria Pagliano Torino) Durante la reazione chimica di produzione dell' acqua, i due atomi che compongono le singole molecole di idrogeno e ossigeno (biatomiche allo stato gassoso) devono rompere i propri legami e urtarsi (nel rapporto di due molecole di idrogeno per una di ossigeno) con una certa velocità. Il numero di atomi con velocità utile (detta anche Energia cinetica) aumenta con l' aumentare della temperatura: a temperatura ambiente questo numero è così basso che la reazione avviene in tempi non direttamente osservabili. (Riccardo Clerici Romentino, No) La reazione chimica tra idrogeno e ossigeno, a temperatura ordinaria, è possibile dal punto di vista termodinamico, nel senso che l' energia posseduta dalla molecola di acqua è minore rispetto a quella dei componenti liberi. Essa però non avviene perché, per attivare la reazione, è necessario un sovrappiù di energia che permetta di vincere le forze di repulsione intermolecolari, raggiungibile solo a determinate temperature o pressioni. A reazione avvenuta, questa energia in eccesso verrà restituita. (Walter Scaramuzza Palestro, Pv) Che cosa causa la scintilla elettrica negli abiti di lana? Avvicinando la mano a un oggetto con carica elettrica diversa, si verifica l' induzione elettrostatica: i punti più vicini fra i due accumulano cariche tutte positive per l' uno, tutte negative per l' altro. Si crea così un «vincolo» detto differenza di potenziale o tensione. Se la tensione è sufficientemente alta (dipende dai materiali e dalla distanza) l' aria si polarizza (conduce corrente) e fa passare la scarica elettrica all' improvviso. Questo processo è simile a un «fulmine microscopico». (Fabrizio Galia Torino)


LE DATE DELLA SCIENZA Il «signore dell' anello»
AUTORE: GABICI FRANCO
ARGOMENTI: STORIA DELLA SCIENZA
PERSONE: GRAVESANDE WILLEM JACOB
NOMI: GRAVESANDE WILLEM JACOB
LUOGHI: ITALIA
NOTE: 032

DUECENTOCINQUANTA anni fa, il 28 febbraio del 1742, moriva a Leida, in Olanda, Willem Jacob Gravesande. Era nato nel 1688. Nella storia della fisica Gravesande è considerato «il signore dell' anello». Tutti, infatti, nei laboratori scolastici, abbiamo assistito al fenomeno della sferetta di metallo che a temperatura ambiente passa facilmente attraverso un anello il cui diametro è di pochissimo superiore al suo, mentre, una volta riscaldata alla fiamma, non riesce più a passare oltre. Gravesande è stato un abile costruttore di strumentazioni scientifiche, ma il suo «anello» (ancora oggi conosciuto come anello di Gravesande), resta lo strumento più noto per dimostrare il fenomeno della dilatazione dei corpi. Amico ed estimatore di New ton, Gravesande fu nominato professore di matematica e di astronomia all' Università di Leida e nella sua opera, accanto alla curiosità dello scienziato per le leggi della natura, emerge l' importanza della matematica per la trattazione dei problemi. La sua opera principale, in quattro parti, uscì negli anni 1720 21 col titolo «Physices elementa mathematica, experimentis confirmata sive introductio ad philosophiam newtonianam» , un' opera che si affermò ottenendo un grande successo. Curiosità: Gravesande non fu solo un fisico ma svolse anche una intensa attività in altri campi; negli anni giovanili si era laureato in Diritto e aveva fondato a l' Aia il «Giornale letterario» , che poi sarebbe divenuto il «Giornale storico della repubblica delle lettere». Franco Gabici


LA CHITARRA ELETTRICA Uno strumento mito Il suo cuore è la testina magnetica
LUOGHI: ITALIA
TABELLE: D
NOTE: 032

L' INVENZIONE della chitarra elettrica risale agli Anni 20. Ciò che la differenzia dalla chitarra acustica è soprattutto la cassa: l' una è vuota, l' altra in legno massiccio. Senza l' amplificatore, il suono di una chitarra elettrica è debolissimo. Benché la cassa possa influire sulla tenuta delle note, la sua funzione principale è quella di fornire un supporto ai microfoni e al cavalletto che sostiene le corde. Le chitarre elettriche hanno spesso due o più microfoni che possono essere combinati per produrre sonorità diverse. Le corde, vibrando, modificano i campi magnetici prodotti dai microfoni. Questi campi generano un segnale elettrico variabile nella bobina del microfono, che in questo modo trasforma direttamente la vibrazione di ogni corda in un segnale elettrico, le cui variazioni seguono quelle della corda. Una volta amplificato, il segnale fa vibrare l' altoparlante e si produce il suono.




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